A ROCCAVALDINA c'è la farmacia più antica della Sicilia!
Appartenente al XVI secolo, è rimasta praticamente intatta a Roccavaldina, una Farmacia che rappresenta un vero e proprio museo di vasi farmaceutici.
La cittadina messinese nella Valle del Niceto, è famosa per il suo paesaggio caratteristico ma la sua attrattiva principale è la Farmacia Museo, risalente al 1628, che conserva una collezione comprendente 238 vasi farmaceutici di varia forma, dimensione e vari ornamenti.
Al suo interno troviamo una ricca collezione di ceramica, la seconda al mondo in quanto al numero di pezzi: 238 tra albarelli grandi, fiasche raffiguranti scene bibliche e maioliche che traggono ispirazione dai disegni di Raffaello Sanzio.
Le farmacie, nel XVI secolo, utilizzavano speciali vasi di ceramica per contenere sciroppi, unguenti, oli, grassi e acque medicamentose. Molte collezioni sono però andate distrutte mentre a Roccavaldina i vasi sono stati conservati nei secoli mantenendo ancora oggi l’effetto d’insieme del loro utilizzo originario.
Il corredo di Roccavaldina, quasi unico del suo genere, rappresenta un’interessante occasione per lo studio e la comprensione della storia della ceramica.
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Appartenente al XVI secolo, è rimasta praticamente intatta a Roccavaldina, una Farmacia che rappresenta un vero e proprio museo di vasi farmaceutici.
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Al suo interno troviamo una ricca collezione di ceramica, la seconda al mondo in quanto al numero di pezzi: 238 tra albarelli grandi, fiasche raffiguranti scene bibliche e maioliche che traggono ispirazione dai disegni di Raffaello Sanzio.
Le farmacie, nel XVI secolo, utilizzavano speciali vasi di ceramica per contenere sciroppi, unguenti, oli, grassi e acque medicamentose. Molte collezioni sono però andate distrutte mentre a Roccavaldina i vasi sono stati conservati nei secoli mantenendo ancora oggi l’effetto d’insieme del loro utilizzo originario.
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La Chiesa più grande della Sicilia è un capolavoro dell’ incompiuto italiano.
È la Chiesa di San Nicolò l’Arena, si trova a Catania ed è frutto di una storia lunga e complessa fatta di ordini religiosi, eruzioni dell’Etna con colate laviche epiche, terremoti e architetti fra i più celebri d’Italia del loro tempo.
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Durante il suo soggiorno in Sicilia, tra il 1608 e il 1609, Caravaggio ha realizzato alcune delle sue opere più significative, che continuano a lasciare un'impronta indelebile nella storia dell'arte. La Sicilia divenne, per un breve periodo, un palcoscenico privilegiato per il suo talento, che mescolava il sacro e il profano in un modo straordinariamente realistico.
A Siracusa, Caravaggio dipinse Il Seppellimento di Santa Lucia, un'opera che cattura la tensione emotiva del momento con una drammatica intensità. La luce soffusa e le figure potenti, immerse in una scena di dolore e pietà, sono la chiave della sua maestria.
A Messina, il pittore realizzò due capolavori: La Resurrezione di Lazzaro e L'Adorazione dei Pastori. Nel primo, il miracolo della resurrezione è colto in un momento di grande potenza espressiva, mentre nel secondo, l'intimità della scena di Natale è resa con una luce calda e accogliente, che dona al soggetto un senso di vicinanza umana.
Tuttavia, l'opera che ha segnato in modo indelebile la storia dell'arte siciliana è La Natività, dipinta per l'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Questo dipinto, uno dei più celebri di Caravaggio, rappresenta la scena della nascita di Gesù con una forza drammatica che sfida le convenzioni del tempo, conferendo a ogni figura una realtà tangibile e terrena.
Purtroppo, La Natività è anche protagonista di una tragica vicenda: nel 1969 fu rubata e da allora non è mai stata ritrovata. Per l'FBI, è il dipinto più ricercato al mondo, un enigma che continua a suscitare mistero e speranze di un possibile recupero. Oggi, nell'Oratorio di San Lorenzo, al posto dell'originale si trova una copia, ma il ricordo del capolavoro perduto persiste come un monito del valore inestimabile di questa opera e della sua scomparsa.
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A Messina, il pittore realizzò due capolavori: La Resurrezione di Lazzaro e L'Adorazione dei Pastori. Nel primo, il miracolo della resurrezione è colto in un momento di grande potenza espressiva, mentre nel secondo, l'intimità della scena di Natale è resa con una luce calda e accogliente, che dona al soggetto un senso di vicinanza umana.
Tuttavia, l'opera che ha segnato in modo indelebile la storia dell'arte siciliana è La Natività, dipinta per l'Oratorio di San Lorenzo a Palermo. Questo dipinto, uno dei più celebri di Caravaggio, rappresenta la scena della nascita di Gesù con una forza drammatica che sfida le convenzioni del tempo, conferendo a ogni figura una realtà tangibile e terrena.
Purtroppo, La Natività è anche protagonista di una tragica vicenda: nel 1969 fu rubata e da allora non è mai stata ritrovata. Per l'FBI, è il dipinto più ricercato al mondo, un enigma che continua a suscitare mistero e speranze di un possibile recupero. Oggi, nell'Oratorio di San Lorenzo, al posto dell'originale si trova una copia, ma il ricordo del capolavoro perduto persiste come un monito del valore inestimabile di questa opera e della sua scomparsa.
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Stromboli...spunta un caldissimo sole di primavera...
Buongiorno ☀️☕️🌻💋
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