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Melone Cartucciaru di Paceco, l’antico melone siciliano - Valfrutta Magazine
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Melone Cartucciaru di Paceco, l’antico melone siciliano - Valfrutta Magazine
In questo periodo, le campagne di Paceco si preparano a ospitare le piante del delizioso Melone Cartucciaru, una prelibatezza unica al mondo che è possibile assaporare solo in questa zona d’Italia… e pensare che fino a pochi anni fa questa coltura era andata…
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L’Elefante di Catania#leggenda
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"U Liotru", simbolo della città "semprerifiorente” • Isolani per caso • Sapevate che...?
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"U Liotru", simbolo della città "semprerifiorente” • Isolani per caso • Sapevate che...?
Perché l’Elefante è simbolo della città di Catania? Tra storia e leggende, una città distrutta nei secoli da eventi bellici, terremoti, sepolta dalle lave ma “semprerifiorente”, come la definisce il professor Santi Correnti, che è stato docente universitario…
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Perché a Messina si dice “Lupu i mala cuscenza, comu opira penza”? La propria disonestà vista anche negli altri.
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Le origini e il significato del detto “Lupu i mala cuscenza comu opira penza”: l’animale, simbolo per eccellenza della cattiveria, indica che il vero cattivo è proprio colui che, disonesto, pensa male degli altri.
Gli animali sono da sempre l’espediente perfetto per narrare vizi e virtù dell’essere umano, attraverso le metafore. Del resto, diversi comportamenti (per esempio l’istinto) e alcune caratteristiche psico-fisiche sono facilmente associabili tanto a una persona, quanto a un animale. La prova viene dalle tante espressioni comuni della lingua parlata che associano un aggettivo a un animale “fiero come un Leone”, oppure dei termini derivanti direttamente dalla bestiola in questione come “pavoneggiarsi
Anche il dialetto prende in prestito diverse figure della fauna per dispensare modi di dire e proverbi che racchiudono importanti insegnamenti. Una particolare espressione usata tanto a #Messina quanto nel resto della Sicilia, ha come protagonista il lupo, eternamente descritto come malvagio, violento e ingannevole. In questo caso, la bestia serve a descrivere uno strano comportamento umano. Il detto recita: “lupu i mala cuscenza, comu opira penza”, tradotto in italiano “il lupo con una cattiva coscienza, pensa allo stesso modo in cui opera”. Il significato è facilmente intuibile: l’uomo che ha la coscienza sporca, che è abituato a fregare il prossimo, pensa che sia normale comportarsi come fa solitamente e che anche gli altri facciano lo stesso.
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Gli animali sono da sempre l’espediente perfetto per narrare vizi e virtù dell’essere umano, attraverso le metafore. Del resto, diversi comportamenti (per esempio l’istinto) e alcune caratteristiche psico-fisiche sono facilmente associabili tanto a una persona, quanto a un animale. La prova viene dalle tante espressioni comuni della lingua parlata che associano un aggettivo a un animale “fiero come un Leone”, oppure dei termini derivanti direttamente dalla bestiola in questione come “pavoneggiarsi
Anche il dialetto prende in prestito diverse figure della fauna per dispensare modi di dire e proverbi che racchiudono importanti insegnamenti. Una particolare espressione usata tanto a #Messina quanto nel resto della Sicilia, ha come protagonista il lupo, eternamente descritto come malvagio, violento e ingannevole. In questo caso, la bestia serve a descrivere uno strano comportamento umano. Il detto recita: “lupu i mala cuscenza, comu opira penza”, tradotto in italiano “il lupo con una cattiva coscienza, pensa allo stesso modo in cui opera”. Il significato è facilmente intuibile: l’uomo che ha la coscienza sporca, che è abituato a fregare il prossimo, pensa che sia normale comportarsi come fa solitamente e che anche gli altri facciano lo stesso.
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Il marmo verde di #Taormina è estratto nell’omonima località, ai piedi dei Monti Peloritani.
La superficie, caratterizzata da un singolare verde brillante, è resa ancora più vivida da inaspettate venature di quarzo che regalano ulteriore bellezza a questo marmo spettacolare.
È utilizzato per rivestimenti e sculture.
Il verde di Taormina è famoso e ricercato sin dall'antichità, i romani si contendevano le rare lastre a suon di sesterzi per poter realizzare statue di questo verde così particolare.
Ancora oggi è apprezzato sui mercati nazionali ed internazionali , per i suoi colori caldi ed avvolgenti, viene estratto dall'unica cava ancora attiva e produttiva in San Marco D'allunzio prov. di Messina , contrada Santa Marina ,dalla società " CAVA MARMI ORITI ANTONINO ".
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La superficie, caratterizzata da un singolare verde brillante, è resa ancora più vivida da inaspettate venature di quarzo che regalano ulteriore bellezza a questo marmo spettacolare.
È utilizzato per rivestimenti e sculture.
Il verde di Taormina è famoso e ricercato sin dall'antichità, i romani si contendevano le rare lastre a suon di sesterzi per poter realizzare statue di questo verde così particolare.
Ancora oggi è apprezzato sui mercati nazionali ed internazionali , per i suoi colori caldi ed avvolgenti, viene estratto dall'unica cava ancora attiva e produttiva in San Marco D'allunzio prov. di Messina , contrada Santa Marina ,dalla società " CAVA MARMI ORITI ANTONINO ".
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Pare che esista un motivo che spieghi perchè il marmo abbia tale colore da ricercare in un antico cuntu ….
Cunta lu cuntu ca nella città di Taormina ai tempi quando gli animali parlavano ancora con gli uomini viveva un giovane che si chiamava Sicisberco .
Sicisberco era il segreto figlio del re di Sicilia nascosto dal padre per evitare che venisse ammazzato da qualche intrigo di corte.
Poco prima che compisse 21 anni il ragazzo cadde da uno dei dirupi che circondano la città dei tori, fu portato con grande velocità dal padre per avere le migliori cure possibili.
I cerusici di corte le provarono tutte ma il destino del giovane pareva ormai segnato, allora il re si rivolse al grande mago Malagiggi .
Il mago dopo attento e magico consulto decretò che per salvare l'erede al trono l'unica era mischiare il sangue del giovane con quello di un drago che volontariamente volesse donarlo.
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Cunta lu cuntu ca nella città di Taormina ai tempi quando gli animali parlavano ancora con gli uomini viveva un giovane che si chiamava Sicisberco .
Sicisberco era il segreto figlio del re di Sicilia nascosto dal padre per evitare che venisse ammazzato da qualche intrigo di corte.
Poco prima che compisse 21 anni il ragazzo cadde da uno dei dirupi che circondano la città dei tori, fu portato con grande velocità dal padre per avere le migliori cure possibili.
I cerusici di corte le provarono tutte ma il destino del giovane pareva ormai segnato, allora il re si rivolse al grande mago Malagiggi .
Il mago dopo attento e magico consulto decretò che per salvare l'erede al trono l'unica era mischiare il sangue del giovane con quello di un drago che volontariamente volesse donarlo.
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Chi sa di storie antiche, sapi pure che tra uomini e draghi le cose non sono mai andate bene, un giorno un cavaliere ne ammazza uno, un altro giorno un drago si ammucca un villaggio picciriddri compresi.
Trovare un drago disposto a donare sangue era cosa difficile assai, comunque sia il mago Malagiggi ne conosceva uno con cui si poteva venire prudentemente a patti.
Il drago Meladonte l'unico tra i draghi che ancora credeva nella convivenza tra umani e bestie volanti.
Accompagnato dal mago, il re andò nell'oscura caverna dei Peloritani dove viveva il drago.
La cosa era pericolosissima in quanto il re aveva dato anni prima ordine di sterminare i draghi e sicuramente non era ben visto dalla comunità draghesca.
Comunque sia i due trovarono un accordo, Meladonte avrebbe donato il suo sangue legandosi per la vita a Sicisberco, ma in cambio il giovane avrebbe dovuto tenere un contegno morale impeccabile e seguire lezioni di comportamento ed educazione tenute dallo stesso drago. Inoltre in Sicilia da quel momento i draghi sarebbero stati sempre ben accolti.
Con le spalle al muro il re dovette accettare le condizioni.
Fu così che Sicisberto si salvò, dopo quattro anni morì il padre e il giovane divenne il re.
L'anima di Sicisberto divenne però ogni giorno più nera, paranoico vedeva traditori ovunque ed era pronto ad ammazzare chiunque non lo riverisse e accondiscendesse alle sue voglie.
A nulla valevano le lezioni di Meladonte, anzi una sera di solstizio quando i draghi sono più deboli, lo fece mettere in catene.
Quella stessa notte diede ordine a tutto l'esercito siciliano di cacciare i draghi e sterminarli.
Il cuore di Meladonte si frantumò per il dispiacere, era l'ultima volta che un drago credeva di poter convivere con gli uomini.
Spinto dalla rabbia spezzò le catene e scappò, in quel di Taormina dove Sicisberto era cresciuto, devastò bestie e genti e con una fiamma verde che si vedeva pure da Malta sfidò in duello il re.
Sicisberto grazie alla trasfusione era diventato il più forte guerriero di Sicilia, arrogante come era accettò la sfida.
Si recò con l'esercito a Taormina e proprio dentro il teatro greco si tenne il più grande duello tra uomini e draghi mai avvenuto nella storia.
Per quanto forti se non si è nobili di cuore, un drago è un avversario imbattibile.
Sicisberto dopo un quarto d'ora di duro pugnare era sfinito e il drago pareva ormai aver vinto, ma infame come era il re aveva preparato una trappola per Meladonte, una grande balestra nascosta, al momento giusto ne scoccò un dardo fatto di ferro delle stelle contro il drago, che fu colpito mortalmente .
Quello che Sicisberto non sapeva era che le vite dei due dalla trasfusione erano legate, morto il drago moriva pure lui.
Fu così che il sangue del re e del drago si mischiarono nella morte, penetrando nelle viscere della montagna.
Morirono insieme e a ricordo dei fatti la montagna di Taormina conservò nelle sue cavità per l'eternità un marmo di colore verde che conosciamo ancora oggi.
Fonti : miglioratimarmi. It ; Nonno Billa che mai ebbe a bere acqua nella sua lunga vita, ma solo bevande alcooliche a chilometro zero e che certe notti di solstizio riusciva a parlare con lo spirito del Mago Malagiggi (cosa si dicessero i due non è dato saperlo).
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Trovare un drago disposto a donare sangue era cosa difficile assai, comunque sia il mago Malagiggi ne conosceva uno con cui si poteva venire prudentemente a patti.
Il drago Meladonte l'unico tra i draghi che ancora credeva nella convivenza tra umani e bestie volanti.
Accompagnato dal mago, il re andò nell'oscura caverna dei Peloritani dove viveva il drago.
La cosa era pericolosissima in quanto il re aveva dato anni prima ordine di sterminare i draghi e sicuramente non era ben visto dalla comunità draghesca.
Comunque sia i due trovarono un accordo, Meladonte avrebbe donato il suo sangue legandosi per la vita a Sicisberco, ma in cambio il giovane avrebbe dovuto tenere un contegno morale impeccabile e seguire lezioni di comportamento ed educazione tenute dallo stesso drago. Inoltre in Sicilia da quel momento i draghi sarebbero stati sempre ben accolti.
Con le spalle al muro il re dovette accettare le condizioni.
Fu così che Sicisberto si salvò, dopo quattro anni morì il padre e il giovane divenne il re.
L'anima di Sicisberto divenne però ogni giorno più nera, paranoico vedeva traditori ovunque ed era pronto ad ammazzare chiunque non lo riverisse e accondiscendesse alle sue voglie.
A nulla valevano le lezioni di Meladonte, anzi una sera di solstizio quando i draghi sono più deboli, lo fece mettere in catene.
Quella stessa notte diede ordine a tutto l'esercito siciliano di cacciare i draghi e sterminarli.
Il cuore di Meladonte si frantumò per il dispiacere, era l'ultima volta che un drago credeva di poter convivere con gli uomini.
Spinto dalla rabbia spezzò le catene e scappò, in quel di Taormina dove Sicisberto era cresciuto, devastò bestie e genti e con una fiamma verde che si vedeva pure da Malta sfidò in duello il re.
Sicisberto grazie alla trasfusione era diventato il più forte guerriero di Sicilia, arrogante come era accettò la sfida.
Si recò con l'esercito a Taormina e proprio dentro il teatro greco si tenne il più grande duello tra uomini e draghi mai avvenuto nella storia.
Per quanto forti se non si è nobili di cuore, un drago è un avversario imbattibile.
Sicisberto dopo un quarto d'ora di duro pugnare era sfinito e il drago pareva ormai aver vinto, ma infame come era il re aveva preparato una trappola per Meladonte, una grande balestra nascosta, al momento giusto ne scoccò un dardo fatto di ferro delle stelle contro il drago, che fu colpito mortalmente .
Quello che Sicisberto non sapeva era che le vite dei due dalla trasfusione erano legate, morto il drago moriva pure lui.
Fu così che il sangue del re e del drago si mischiarono nella morte, penetrando nelle viscere della montagna.
Morirono insieme e a ricordo dei fatti la montagna di Taormina conservò nelle sue cavità per l'eternità un marmo di colore verde che conosciamo ancora oggi.
Fonti : miglioratimarmi. It ; Nonno Billa che mai ebbe a bere acqua nella sua lunga vita, ma solo bevande alcooliche a chilometro zero e che certe notti di solstizio riusciva a parlare con lo spirito del Mago Malagiggi (cosa si dicessero i due non è dato saperlo).
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Troppo caldo a Messina: la statua del Nettuno abbandona la fontana e si tuffa in mare.
Ideatore del filmato già virale sui social è Fabrizio Adamo, 54 anni, 3d artist della Pomona Pictures.
Questo video ha richiesto una settimana di lavoro partendo ...
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A Messina il Nettuno lascia il suo trono per tuffarsi nello Stretto: il video diventato virale
Il Nettuno che lascia la sua storica location e si prende un attimo di relax con un tuffo nelle acque dello Stretto. E' il video che sta diventando virale in queste ore sui social network e che sta strappando più di un sorriso a tanti, messinesi e non.
A realizzarlo è stato Fabrizio Adamo, 54 anni, 3d artist della Pomona Pictures, società di comunicazione messinese che lavora prevalentemente con l’estero, realizzando anche documentari per BBC e NBC.
«Si tratta di un nuovo tipo di comunicazione che sta andando molto di moda in questo periodo, si chiama Fake out of home», spiega Fabrizio che di questo video, realizzato così per gioco, ha curato tutto il processo produttivo, dalle riprese al tracking della scena, alla rimozione del Nettuno e poi all’integrazione mentre corre e si tuffa al mare.
«Quanto tempo per un lavoro del genere? Una settimana circa, soprattutto di lavoro in compositive».
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Il Nettuno che lascia la sua storica location e si prende un attimo di relax con un tuffo nelle acque dello Stretto. E' il video che sta diventando virale in queste ore sui social network e che sta strappando più di un sorriso a tanti, messinesi e non.
A realizzarlo è stato Fabrizio Adamo, 54 anni, 3d artist della Pomona Pictures, società di comunicazione messinese che lavora prevalentemente con l’estero, realizzando anche documentari per BBC e NBC.
«Si tratta di un nuovo tipo di comunicazione che sta andando molto di moda in questo periodo, si chiama Fake out of home», spiega Fabrizio che di questo video, realizzato così per gioco, ha curato tutto il processo produttivo, dalle riprese al tracking della scena, alla rimozione del Nettuno e poi all’integrazione mentre corre e si tuffa al mare.
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Festa patronale con "sacrificio" di un vitello nel Messinese, istanza al sindaco
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Festa patronale con "sacrificio" di un vitello nel Messinese, istanza al sindaco
ROCCAVALDINA – Un vitello portato in processione bendato per poi essere “sacrificato” e mangiato dai cittadini in una festa patronale dedicata a San Nicola di Bari in una cittadina del Messinese, Roccavaldina. La “Festa del Convito” è ben descritta nel sito…
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