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È uno dei castelli più nascosti di Sicilia, di quella ‘Sicilia dimenticata’ che non è fatta solo di preistoria ma anche di tanto medieovo!
Il castello di Mongialino si trova nel calatino, a livello amministrativo fa parte del territorio di Mineo (CT), ma si trova in realtà in una valle occidentale al di là della SS147 (Catania-Gela), su un colle a dominio del sottostante vallone del torrente Pietrarossa, al confine con la provincia ennese.
Il Castello di Mongialino rappresenta un unicum dell’architettura medievale siciliana. Esso infatti è composto da un donjon circolare e da una cinta muraria irregolarmente poligonale.
Dal colle del maniero sembra di contemplare un quadro di William Turner: un paesaggio ricco di campi verdi, specchi d’acqua e colline con in lontananza i monti Iblei e quelli Erei.
Il castello giace in completo stato di abbandono, a rischio crollo da un momento all’altro, un vero peccato lasciar andare un posto simile!
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#castello #mongialino #medioeovo #sicilia
Il castello di Mongialino si trova nel calatino, a livello amministrativo fa parte del territorio di Mineo (CT), ma si trova in realtà in una valle occidentale al di là della SS147 (Catania-Gela), su un colle a dominio del sottostante vallone del torrente Pietrarossa, al confine con la provincia ennese.
Il Castello di Mongialino rappresenta un unicum dell’architettura medievale siciliana. Esso infatti è composto da un donjon circolare e da una cinta muraria irregolarmente poligonale.
Dal colle del maniero sembra di contemplare un quadro di William Turner: un paesaggio ricco di campi verdi, specchi d’acqua e colline con in lontananza i monti Iblei e quelli Erei.
Il castello giace in completo stato di abbandono, a rischio crollo da un momento all’altro, un vero peccato lasciar andare un posto simile!
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Festa di Sant’Alfio, Filadelfo e Cirino a Trecastagni (Catania)
Il 10 Maggio, giorno di festività, si assiste alla commuovente svelata dei Santi quando la maestosa porta della cameretta si apre velocemente e i fedeli possono finalmente esplodere in un grosso grido di gioia e di fede, perché tutti gridano W Sant’Alfio e i fedeli possono finalmente riabbracciare i propri Santi Martiri che si espongono a loro splendenti e felici di ritornare fra la loro gente.
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Il Santuario dei Santi Martiri Alfio, Cirino e Filadelfo è una chiesa di TRECASTAGNI in provincia di Catania.
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La chiesa, la cui costruzione ebbe inizio nel 1650, fu progettata dall'architetto Alfio Torrisi in romanico lombardo.
Inizialmente fu costruita la sola navata centrale che fu terminata nel 1662. Successivamente venne realizzato il campanile (1857) e le navate laterali nel 1878 e nel 1884.
A seguito del massiccio afflusso di fedeli, la chiesa venne elevata a santuario, su iniziativa del cardinale Giuseppe Francica-Nava de Bontifè, il 1º febbraio 1928.
L'interno della chiesa è costituito da tre navate a croce latina e, come detto, fu realizzato nel corso di oltre due secoli. Nel 1650 venne costruita la navata centrale nel luogo in cui, nel 252, venne eretta una edicola a commemorazione del passaggio dei tre fratelli martiri. La chiesa sorse per volontà popolare dopo il ritrovamento, nel 1517, delle ossa di Alfio, Cirino e Filadelfo, poi traslate nel 1517 a Lentini in provincia di Siracusa
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Inizialmente fu costruita la sola navata centrale che fu terminata nel 1662. Successivamente venne realizzato il campanile (1857) e le navate laterali nel 1878 e nel 1884.
A seguito del massiccio afflusso di fedeli, la chiesa venne elevata a santuario, su iniziativa del cardinale Giuseppe Francica-Nava de Bontifè, il 1º febbraio 1928.
L'interno della chiesa è costituito da tre navate a croce latina e, come detto, fu realizzato nel corso di oltre due secoli. Nel 1650 venne costruita la navata centrale nel luogo in cui, nel 252, venne eretta una edicola a commemorazione del passaggio dei tre fratelli martiri. La chiesa sorse per volontà popolare dopo il ritrovamento, nel 1517, delle ossa di Alfio, Cirino e Filadelfo, poi traslate nel 1517 a Lentini in provincia di Siracusa
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"Acqua, cunsigghiu e sali a cu ’un n’addumanna ’un ci nni dari".
"Acqua, consiglio e sale: non darne a chi non ne chiede. Il proverbio invita a riflettere prima di intervenire in una qualsiasi questione".
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☀️Previsioni Sabato 11 Maggio 2024.🌦
⛅️ Il cielo si presenterà sereno o poco nuvoloso su tutta la Regione per buona parte della giornata. Nel corso delle ore centrali del giorno, è atteso un graduale incremento della copertura nuvolosa sull’area etnea ed iblea; in tale contesto, sono attese precipitazioni che potranno anche assumere carattere di rovescio o temporale. Ampie schiarite a sera.
🌡 Temperature: stabili o in lieve aumento.
💨 Venti: molto deboli da direzione variabile o, a, tratti, di notte, al mattino, ed in serata. Nel corso delle ore centrali del giorno, la ventilazione spirerà a regime di brezza con debole o, localmente, moderata intensità.
🌊 Mari: poco mosso il Tirreno, da mossi a poco mossi gli altri bacini.
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🌡 Temperature: stabili o in lieve aumento.
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Buongiorno Sicilia Terra Mia ☀️☕️🌻💋
🗓 Sabatu 11 Maggiu
☀️ Brisci e 05:53
🌅 Scura e 19:58
🌘 Luna Crescente
⛪️ San Filippo da Agira
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🗞Videmu chi succidiu na vota di sti tempi.
🔸11 Maggio 1338 – Con un testamento rogato in data odierna, il figlio di Eleonora d’Angiò e Federico III d’Aragona, lascia tutti i suoi libri ai Padro Domenicani di Palermo ad eccezione della Bibbia, che donò a fra’ Martino da Palermo, dello stesso Ordine. Il giovane che dopo la morte del fratello aveva ricevuto dal padre lo stesso titolo di Duca d’Atene e di Neopatria. Il suo corpo fu sepolto nella Cattedrale di Palermo, il sepolcro lo mostra vestito con l’abito di San Domenico.
🔸11 Maggio 1706 – Fu appiccato il famoso sbandito Antonino Catinella, detto per sopranome < salta le viti > per la sua agilità. Fu questo mazzarese, ed esercitò l’arte di manuale, ma uscito in campagna, divenne il terrore di Sicilia.
🔸11 Maggio 1756 – Per provvidenza del nostro Eccellentissimo Senato ( Municipio )si diè principio a raccogliere tutte le locuste, che di bel nuovo ripullularono nel Luglio istesso delle fosse dei Colli, che dagli stessi insetti, da noi chiamati grilli, furono occupate l’anno passato 1755, pel motivo che in esso luogo non si raccolsero le uova de’ detti insetti, ed oggi hanno recato funesta conseguenza, interessando di grosse spese la detta camera dell’Eccentissimo Senato.
🔸 11 Maggio 1924 – In occasione della visita del Presidente del Consiglio Benito Mussolini alla Casa del Sole, fu ricevuto dalla principessa Giulia Mantegna e dal consorte principe Giuseppe Mantegna Ganci, che per l’occasione gli misero a disposizione la propria Lancia per la sfilata d’onore lungo le vie della città di Palermo.
📖 Proverbiu du jionnu
"Cu non ti cunusci t'accatta caru"
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🔸11 Maggio 1706 – Fu appiccato il famoso sbandito Antonino Catinella, detto per sopranome < salta le viti > per la sua agilità. Fu questo mazzarese, ed esercitò l’arte di manuale, ma uscito in campagna, divenne il terrore di Sicilia.
🔸11 Maggio 1756 – Per provvidenza del nostro Eccellentissimo Senato ( Municipio )si diè principio a raccogliere tutte le locuste, che di bel nuovo ripullularono nel Luglio istesso delle fosse dei Colli, che dagli stessi insetti, da noi chiamati grilli, furono occupate l’anno passato 1755, pel motivo che in esso luogo non si raccolsero le uova de’ detti insetti, ed oggi hanno recato funesta conseguenza, interessando di grosse spese la detta camera dell’Eccentissimo Senato.
🔸 11 Maggio 1924 – In occasione della visita del Presidente del Consiglio Benito Mussolini alla Casa del Sole, fu ricevuto dalla principessa Giulia Mantegna e dal consorte principe Giuseppe Mantegna Ganci, che per l’occasione gli misero a disposizione la propria Lancia per la sfilata d’onore lungo le vie della città di Palermo.
📖 Proverbiu du jionnu
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Il Ponte dei Saraceni è un ponte in pietra probabilmente risalente al periodo romano e ricostruito e modificato nel XII secolo sul fiume Simeto.
Collega il territorio di Adrano (CT) con quello di Centuripe (EN), presso il passo del Pecoraio, e benché sia denominato Ponte dei Saraceni sembra essere stato costruito in epoca medievale normanna. In origine, faceva parte di un importante asse di collegamento tra le città di Troina, prima capitale del regno di Ruggero I di Altavilla, e di Catania.
Oltrepassato il ponte la strada proseguiva costeggiando il Simeto a valle delle città di Adrano e Paternò. Infatti i dongioni di tali città e quello di Motta, insieme al ponte, sono storicamente e strategicamente connessi: la strada servita dal ponte veniva controllata militarmente dalle predette torri.
Dimenticato nel corso degli anni e a più riprese
distrutto, rimane dell'antica struttura solo l'arcata maggiore, quella centrale ad arco acuto; altre, la più piccola a sesto acuto e un'altra a tutto sesto di origine probabilmente Romana, furono distrutte dall'alluvione del 1948, e ricostruire in seguito in forme diverse rispetto a quelle originarie.
Il il ponte scavalca un tratto delle sforre laviche particolare conformazione basaltica dovuta a colate laviche pre-etnee scavate dall'azione edesiva del Simeto.
Dall'anno 2000 il sito in cui sorge il ponte dei Saraceni e all'interno del S.I.C.
Denominato" Forre laghi del Simeto". Il 22 gennaio del 2015, su la repubblica.it viene presentato come uno dei trenta ponti più belli d'Italia.
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Oltrepassato il ponte la strada proseguiva costeggiando il Simeto a valle delle città di Adrano e Paternò. Infatti i dongioni di tali città e quello di Motta, insieme al ponte, sono storicamente e strategicamente connessi: la strada servita dal ponte veniva controllata militarmente dalle predette torri.
Dimenticato nel corso degli anni e a più riprese
distrutto, rimane dell'antica struttura solo l'arcata maggiore, quella centrale ad arco acuto; altre, la più piccola a sesto acuto e un'altra a tutto sesto di origine probabilmente Romana, furono distrutte dall'alluvione del 1948, e ricostruire in seguito in forme diverse rispetto a quelle originarie.
Il il ponte scavalca un tratto delle sforre laviche particolare conformazione basaltica dovuta a colate laviche pre-etnee scavate dall'azione edesiva del Simeto.
Dall'anno 2000 il sito in cui sorge il ponte dei Saraceni e all'interno del S.I.C.
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“Chi non ti conosce, ti compra caro”.
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