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🥇L’Onza d’oro (o Oncia) fu una delle prime monete che ebbe corso nel Regno di Sicilia.

In realtà non era una moneta vera e propria, non fisicamente almeno: era una moneta di conto, cioè aveva un valore nominale, che già circolava nel resto d’Italia sin dal X secolo.

Insomma una moneta virtuale che veniva adoperata per transazioni di una certa importanza.

Le monete coniate in Sicilia, prima a Messina e dalla metà del 1600 a Palermo, erano l’Onza, il Tarì, il Grano e i Pìccioli, che erano l’unità minima.

Tutte avevano un valore definito, fino a quando, nel 1735, Carlo III Borbone, incoronato re delle due Sicilie, non volle uniformare le monete siciliane e quelle napoletane affinché avessero lo stesso valore.

🪙L'onza (o oncia) (dal latino uncia) è una moneta che ebbe corso nel Regno di Sicilia nel XVIII e nel XIX secolo fino al 6 marzo 1820, quando venne emesso il decreto che aboliva la storica monetazione siciliana in onde e tarì.

La riforma, entrata in vigore nel 1821, mirava a uniformare il sistema monetario del nuovo Regno delle Due Sicilie.

🥇L’oncia d’oro sostituì il solido utilizzato fino ad allora come moneta di scambio alla nascita del Regno di Sicilia. E durante il periodo normanno l’oncia fu divisa in 30 tarì, mentre Federico II nel 1222 divise l'oncia in 600 grana, quindi bastavano 20 grana per formare un tarì.

🥈L’oncia si trovava sia in oro che in argento e pesava 74g ed aveva al dritto il busto del re ed al rovescio era raffigurata la fenice, sul rogo, ad ali aperte illuminata dal sole ed era contornata dalla scritta OBLITA EX AVRO ARGENTEA RESVRGIT.

La versione in argento è del 1732 e nel 1733 fu coniata anche la moneta in oro dal peso di 4,4 grammi.
Oltre all'onza fu coniata la doppia onza che al posto della fenice vedeva raffigurata al rovescio un'aquila ad ali spiegate, sul petto lo stemma degli Aragona - Sicilia con sopra lo scudetto dei Borbone.

Monete con questa denominazione non furono coniate sotto tutti i regnanti che si sono succeduti.

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Dal 250 a.C. fino ai giorni nostri, molte donne siciliane si sono distinte per la loro forza. Donne di cultura, rivoluzionarie e audaci, hanno cambiato le sorti di varie epoche storiche. Tutto in nome dell'emancipazione. Figlie dell'isola più grande del Mediterraneo, queste donne hanno ereditato i tratti somatici e spesso anche culturali, dei popoli conquistatori.

Tuttavia, i libri, gli archivi storici e i documenti che mantengono viva la memoria della Sicilia, ci ricordano il ruolo di primo ordine, della figura femminile nella storia dell'isola. L'origine del nome è donna. Una leggenda racconta che il nome Sicilia deriva da una bellissima ragazza, figlia del re del Libano, costretta, il giorno del suo sedicesimo compleanno, ad abbandonare la propria terra - poiché sarebbe stata divorata da un mostro - e ad imbarcarsi in mezzo al mare, disponendo solo di alcuni viveri. La ragazza, Sicilia era il suo nome, dopo aver solcato le onde con la sua barca, arriva in un'isola molto grande ma desolata. L'unico abitante è un giovane sopravvissuto alla peste. I due si innamorano e danno alla luce la nuova stirpe che abiterà l'isola. Ecco che, dall'antico nome Trinacria (testa femminile con tre gambe piegate), l'isola prende il nome di Sicilia, ovvero colei che ha dato la vita. Dalla leggenda alla storia il passo è breve: Protagoniste guerriere di un capitolo storico, sono le donne palermitane, durante la prima guerra punica del 250 a.C., poi ricordiamo Damarete di Agrigento, nel 480 a.C.
Continua il viaggio attraverso la storia dell'Isola. Cambiano le epoche storiche ma la presenza della figura femminile è sempre più forte. La prima ad indossare i pantaloni è stata la siciliana Massara Francisca nel 1698. Nel 1808 si distingue la baronessa catanese Maria Paternò, prima divorziata d'Italia. La coraggiosissima Maria Occhipinti, famosissima per essersi stesa a terra nel 1945, al quinto mese di gravidanza, per impedire la partenza delle reclute ragusane. Grande attenzione alle donne, madri e sorelle che hanno lottato contro la mafia, da Felicia Bartolotta Impastato a Franca Viola. Sono queste, alcune delle donne, che hanno reso la Sicilia ancora più bella.

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Il traliccio siciliano, detto Pilone di Torre Faro, fu progettato e costruito tra il 1948 ed il 1955 dalla Società Generale Elettrica della Sicilia (SGES).

L’elettrodotto meritò il premio Aniai 1957 per la migliore realizzazione dell’ingegneria elettrotecnica italiana.

L’inaugurazione avvenne il 15 maggio 1956, in occasione del decennale della nascita della Regione, a più di 3000 metri di distanza dal suo gemello calabro, situato sulla sommità della collina di Santa Trada. Oggi pur non avendo più alcuna funzione pratica si fanno notare nello stretto e hanno lo status di monumenti storici tutelati.

Nel 2005 il pilone sulla costa siciliana venne aperto al pubblico per un breve periodo. I visitatori potevano così salire da una scala di ben 2 240 gradini per raggiungere la piattaforma più alta del pilone messinese.

Oggi il Pilone di Messina resta una fonte di attrazione turistica ed è particolarmente suggestivo di notte quando la struttura d'acciaio riflette le luci collocate alla base

Il latte di mandorla, antica bevanda Siciliana.

Nato nel Medioevo e quasi sicuramente durante la fase normanna del Regno di Sicilia, il latte di mandorla ha dissetato tanti siciliani e non deliziando chiunque per il suo sapore deciso e zuccherino e l'odore intenso.

Bevanda dissetante, viene servita, specialmente nelle giornate più calde d'estate e molti la preferiscono in versione ghiacciata come granita.
Le mandorle (preferibilmente quelle non secche) vengono triturate e ridotte in una pasta, quest'ultima viene poi posizionata in un panno che funge da filtro in acqua zuccherata.
Dopo una paziente attesa la bevanda prenderà forma.
Più la conservazione è duratura, più l'aroma è garantito.

Molte industrie Siciliane con metodi ancora artigianali producono il latte di mandorle amato dagli isolani in bottiglia o in brick.

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Ecco a voi la spiaggia più bella d'Italia

National Geographic premia Messina classificando al primo posto la spiaggia di Capo Peloro! 🏖

Secondo il National Geographic.. la spiaggia di Capo Peloro, è stata definita la “MIGLIORE PER I PANORAMI IN ITALIA”, la testata giornalistica motiva il primo posto così: “separando la Sicilia dall’Italia continentale, il bellissimo Stretto di Messina è un luogo leggendario. All’estremità nord-orientale della Sicilia, Capo Peloro si trova dove i mari Ionio e Tirreno turbinano l’uno nell’altro. La spiaggia, una riserva naturale, è un’ampia e piatta distesa di sabbia, che si dispiega sotto un gigantesco pilone dell’elettricità, che una volta era il più alto del mondo. I delfini si divertono nelle acque cristalline e il pesce spada attraversa lo stretto, mentre la costa calabrese si profila all’orizzonte”.

🎥 @pioandreaperi

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🌦Buon pomeriggio ☕️🌻

🗓️ 9 Marzo

📖Proverbiu du jionnu

"L'invidiusu campa piniannu"

🗞Videmu chi succidiu na vota di sti tempi.

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⚔️ ATTACCO AL RE

Il 9 marzo 1161, a pochi mesi di distanza dall’omicidio dell’Ammiraglio del Regno Maione da #Bari, il signore di #Caccamo Matteo Bonello organizzò una nuova congiura con i nobili a lui fedeli, imprigionando Re Guglielmo I il Malo presso il Palazzo Reale di #Palermo.

Guglielmo fu fatto prigioniero mentre stava dando udienza all’intellettuale di corte Enrico Aristippo e venne dichiarato decaduto. L’assalto al palazzo si trasformò ben presto in un atto di barbarie, molti uomini di corte vennero uccisi.

Nel corso dell’assalto verranno distrutte delle importanti opere (compreso un planisfero in argento) realizzate qualche anno prima dal geografo al Idrisi per Ruggero II.

Due giorni dopo i nobili fedeli a Guglielmo riusciranno a liberarlo dalla prigionia e a sopprimere la rivolta. Nel corso della liberazione del Re, tuttavia, egli perderà accidentalmente un figlio, Ruggero, rimasto ucciso a causa di una freccia che lo colpì a un occhio. Matteo Bonello verrà dunque imprigionato e poco dopo morirà.

💻 Fonte 👉🏻Siculomania

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