Cerchi una SPA a Pantelleria? Ci pensa la Natura
La natura vulcanica di Pantelleria ha regalato all’isola fantastici luoghi non solo bellissimi, ma anche benefici.
Resterete di stucco scoprendo che la Natura dell’isola offre già tutto: sauna, bagno turco, fanghi benefici, sorgenti termali… tutto completamente gratis!
Il Lago di Venere è un bacino lacustre con acque ipertermali che producono un fango pregiatissimo ideale per un percorso degno dei migliori centri di benessere:
1.Immergetevi dove l’acqua è più calda e prelevate a mani piene il fango, più scuro.
2. Spalmatelo copiosamente su tutto il corpo, viso compreso.
3. Lentamente il fango inizierà ad asciugarsi, tirando un po’ la pelle diventando più chiaro.
4. Una volta secco, immergetevi nelle acque più fresche e lavate via tutto il fango.
5. La vostra pelle sarà liscia come seta, come rigenerata.
📸 @sicilian_story
✍🏻@sicilianewseinfo
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La natura vulcanica di Pantelleria ha regalato all’isola fantastici luoghi non solo bellissimi, ma anche benefici.
Resterete di stucco scoprendo che la Natura dell’isola offre già tutto: sauna, bagno turco, fanghi benefici, sorgenti termali… tutto completamente gratis!
Il Lago di Venere è un bacino lacustre con acque ipertermali che producono un fango pregiatissimo ideale per un percorso degno dei migliori centri di benessere:
1.Immergetevi dove l’acqua è più calda e prelevate a mani piene il fango, più scuro.
2. Spalmatelo copiosamente su tutto il corpo, viso compreso.
3. Lentamente il fango inizierà ad asciugarsi, tirando un po’ la pelle diventando più chiaro.
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Pozzillo (Pizziḍḍu in siciliano) è una frazione di Acireale, nella Città metropolitana di Catania.
Si trova nell'estrema parte settentrionale del territorio comunale, circondata da giardini d'agrumi, sulla riva del mare Ionio. Dista circa 6 km da Acireale.
Il suo nome deriva dal siciliano pizziḍḍu che significa piccola punta o piccolo capo sul mare.
📸 @jateisback
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Si trova nell'estrema parte settentrionale del territorio comunale, circondata da giardini d'agrumi, sulla riva del mare Ionio. Dista circa 6 km da Acireale.
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🚣♂️Il borgo è sorto attorno alla vecchia chiesa, già esistente nel Cinquecento, che sorgeva proprio sul pizziḍḍu e di cui oggi non resta traccia, essendo stata abbattuta per far posto alla speculazione edilizia negli anni settanta. L'attuale edificio di culto dell'Ottocento è sito nel centro della borgata, ed è dedicato a Santa Margherita. Di più recente formazione è Pozzillo Superiore a circa 1 km di distanza, sulla strada provinciale per Riposto.
💧A Pozzillo vi è una sorgente di acque minerali leggermente alcaline. L'acqua, classificata come solfato-magnesiaca, veniva prelevata anche attraverso tre pozzi artificiali e imbottigliata e commercializzata dal 1926. La società Acquapozzillo poteva vantarsi di aver fornito il re Ferdinando I di Bulgaria, che conobbe l'acqua durante un suo soggiorno in Sicilia. L'attività, che era passata alla Regione Siciliana, è cessata negli anni 2000.
🐙Annualmente, negli ultimi due weekend di luglio, viene celebrata la Sagra del Polpo (il penultimo fine settimana) e la Sagra del Pesce spada (ultimo fine settimana).
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💻Fonte: Wikipedia
💧A Pozzillo vi è una sorgente di acque minerali leggermente alcaline. L'acqua, classificata come solfato-magnesiaca, veniva prelevata anche attraverso tre pozzi artificiali e imbottigliata e commercializzata dal 1926. La società Acquapozzillo poteva vantarsi di aver fornito il re Ferdinando I di Bulgaria, che conobbe l'acqua durante un suo soggiorno in Sicilia. L'attività, che era passata alla Regione Siciliana, è cessata negli anni 2000.
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Vino: nasce Distretto Produttivo in Sicilia - Sicilia
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Vino: nasce Distretto Produttivo in Sicilia - Sicilia
(ANSA) - PALERMO, 03 OTT - Nasce il Distretto Produttivo del Vino di Sicilia. Si è infatti concluso l'iter di riconoscimento con la firma del relativo decreto da parte dell'Assessore regionale alle Attività Produttive Mimmo Turano."Il Distretto Produttivo…
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Grotta delle Cento Scale, una città in miniatura nelle viscere della terra: quei gradini celano un piccolo tesoro
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Grotta delle Cento Scale, una città in miniatura nelle viscere della terra: quei gradini celano un piccolo tesoro
06 Ott 2021 Conoscere la Sicilia Un’affascinante attrazione di Scicli Grotta delle Cento Scale: se scendi dai gradini, trovi un tesoro. L’avventura nell’antico passaggio che conduceva dalla sommità del colle di San Matteo a valle. Ecco cosa rende unico questo…
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Medico siciliano primo al mondo per la specialità "dolore da cancro": l'importante riconoscimento
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Medico siciliano primo al mondo per la specialità "dolore da cancro": l'importante riconoscimento
PALERMO – Importante riconoscimento per Sebastiano Mercadante, direttore dell’unità di terapia del dolore del Dipartimento Oncologico della clinica La Maddalena di Palermo. Secondo l’analisi dei dati di Expertscape, agenzia di rating che certifica il livello…
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Il piatto unico della tradizione povera
Caturro o Cuturro, l’antica polenta siciliana.
Una tradizione culinaria, ma anche un pezzo di storia del territorio, in pochi la conoscono, ma la sua storia è molto affascinante.
La nostra ricerca delle tradizioni culinarie siciliane ci porta oggi a Scicli e dintorni, per conoscere una particolarissima polenta siciliana.
Il caturro era una forma di sostentamento, ma non solo.
Alla fine dell’Ottocento, infatti, era un modo per sfuggire alla tassa sul macinato imposta dal Regno d’Italia,
chi non poteva permettersi la tassa, macinava in casa (contravvenendo, di fatto, alla legge).
L’ingrediente principale è il grano macinato in casa, tra due pietra laviche, e cotto proprio come una polenta. Sebbene si tratti di una preparazione della cucina povera, era un piatto unico ricco di sapore.
Buona parte dell’alimentazione delle famiglie si basava su questo piatto semplice, genuino e completo.
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Caturro o Cuturro, l’antica polenta siciliana.
Una tradizione culinaria, ma anche un pezzo di storia del territorio, in pochi la conoscono, ma la sua storia è molto affascinante.
La nostra ricerca delle tradizioni culinarie siciliane ci porta oggi a Scicli e dintorni, per conoscere una particolarissima polenta siciliana.
Il caturro era una forma di sostentamento, ma non solo.
Alla fine dell’Ottocento, infatti, era un modo per sfuggire alla tassa sul macinato imposta dal Regno d’Italia,
chi non poteva permettersi la tassa, macinava in casa (contravvenendo, di fatto, alla legge).
L’ingrediente principale è il grano macinato in casa, tra due pietra laviche, e cotto proprio come una polenta. Sebbene si tratti di una preparazione della cucina povera, era un piatto unico ricco di sapore.
Buona parte dell’alimentazione delle famiglie si basava su questo piatto semplice, genuino e completo.
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Come si fa il Caturro siciliano
Il grano duro, frantumato e macinato, si versava lentamente e a pioggia in acqua bollente e salata.
Veniva dunque mescolato lentamente, con un cucchiaio di legno, per evitare la formazione di grumi. Per mezzo chilo di frumento, ci volevano circa tre litri d’acqua. Alla fine della cottura, si versava nei piatti e condito con vari ingredienti, come olio d’oliva, legumi, verdure o ricotta.
Si poteva anche consumare freddo o fritto in padella, con un po’ di olio.
Questo piatto della tradizione è quasi sconosciuto anche nei suoi luoghi d’origine. Al di fuori dei confini di Sicilia è noto solo a qualche studioso.
La memoria del caturro è rimasta viva grazie allo scomparso medico e scultore Gaetano Mormina, che per decenni è stato cultore di questa ricetta.
La versione del piatto che si prepara oggi è, indubbiamente, più ricca, con ingredienti diversi. Rimane, però, una testimonianza molto importante della tradizionale cucina siciliana, di quell’arte di arrangiarsi che ha reso la cucina povera un bene prezioso.
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Il grano duro, frantumato e macinato, si versava lentamente e a pioggia in acqua bollente e salata.
Veniva dunque mescolato lentamente, con un cucchiaio di legno, per evitare la formazione di grumi. Per mezzo chilo di frumento, ci volevano circa tre litri d’acqua. Alla fine della cottura, si versava nei piatti e condito con vari ingredienti, come olio d’oliva, legumi, verdure o ricotta.
Si poteva anche consumare freddo o fritto in padella, con un po’ di olio.
Questo piatto della tradizione è quasi sconosciuto anche nei suoi luoghi d’origine. Al di fuori dei confini di Sicilia è noto solo a qualche studioso.
La memoria del caturro è rimasta viva grazie allo scomparso medico e scultore Gaetano Mormina, che per decenni è stato cultore di questa ricetta.
La versione del piatto che si prepara oggi è, indubbiamente, più ricca, con ingredienti diversi. Rimane, però, una testimonianza molto importante della tradizionale cucina siciliana, di quell’arte di arrangiarsi che ha reso la cucina povera un bene prezioso.
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