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Campanarazzu di Misterbianco provincia di Catania
L'unica testimonianza di arte RINASCIMENTALE della Sicilia Orientale.
Campanarazzu è il nome che fu dato alle vestigia dell’antico campanile della chiesa Madre sepolta dalla lava del marzo 1669 e che adesso indica non solo il campanile diroccato, ma una intera contrada. Gli scavi realizzati a Campanarazzu per il recupero dell’antica chiesa Madre, edificata tra il ‘400 e il ‘500, ma forse anche prima, pare che sia un fatto unico a livello mondiale, resi possibili per il tipo di lava dell’Etna e per il modo come la chiesa è stata investita dal fronte lavico. A Pompei si è scavato per togliere la cenere, a Campanarazzu si è scavato per svuotare oltre dieci metri di basalto lavico una navata lunga oltre 40 metri e larga nove. Un esperimento mai tentato prima. Considerato che il terremoto del 1693 distrusse tutta la Val di Noto, la chiesa resta un importante, se non unica, testimonianza di arte rinascimentale nella Sicilia orientale.
@sicilianewseinfo
@siciliaterramia
📚siciliasegreta
L'unica testimonianza di arte RINASCIMENTALE della Sicilia Orientale.
Campanarazzu è il nome che fu dato alle vestigia dell’antico campanile della chiesa Madre sepolta dalla lava del marzo 1669 e che adesso indica non solo il campanile diroccato, ma una intera contrada. Gli scavi realizzati a Campanarazzu per il recupero dell’antica chiesa Madre, edificata tra il ‘400 e il ‘500, ma forse anche prima, pare che sia un fatto unico a livello mondiale, resi possibili per il tipo di lava dell’Etna e per il modo come la chiesa è stata investita dal fronte lavico. A Pompei si è scavato per togliere la cenere, a Campanarazzu si è scavato per svuotare oltre dieci metri di basalto lavico una navata lunga oltre 40 metri e larga nove. Un esperimento mai tentato prima. Considerato che il terremoto del 1693 distrusse tutta la Val di Noto, la chiesa resta un importante, se non unica, testimonianza di arte rinascimentale nella Sicilia orientale.
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Il nome dell’isola è molto antico, risale alla colonizzazione greca, che iniziò nell’VIII secolo a.C; il popolo più antico stanziato nell’isola fu quello dei Sicani, che abitava originariamente la parte orientale dell’isola, finchè, nel II millennio a. C. una popolazione certamente indoeuropea, quella dei Siculi, non sospinse i Sicani verso l’interno dell’isola. I Greci chiamarono i Siculi “Sikeloi”,e l’isola cominciò ad essere chiamata “Sikelia“.
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Il suggestivo borgo intagliato nella parete, conta 50 grotte collegate da piccole strade ricavate esse stesse nella roccia. Ognuna delle grotte era adibita a piccola abitazione, di una o due stanze al massimo e, alcune di esse, oggi sono state acquistate dal Comune e trasformate in un museo etnografico.
📸Roberta La Mantia
✍🏻@sicilianewseinfo
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📚#sicil_iaterramia
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Un castello medievale costruito sulla rocca che domina la cittadina di Sperlinga in provincia di Enna, scavato nella roccia arenaria, ricavato da un unico monolite sopra grotte di templi sacre che risalgono a 4.000 anni fa. È dotato di una particolare edificazione nella roccia arenaria.
Il basamento rupestre del castello (dal greco "Spelaìon" poi latinizzato in "Spelunca" ovvero grotta) fu strutturato dalle popolazioni indigene sicule, in cui le grotte scavate nella roccia, venivano utilizzate come sepolcri.
Sperlinga divenne sede di una ampia comunità di Longobardi che arrivano in Sicilia dal Nord Italia nel XII secolo, lombarde, ancora oggi infatti la lingua locale è un particolare dialetto detto "gallo-italico".
L'inizio dell'edificazione si fa risalire tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII, sotto i normanni. I primi documenti sull'esistenza del borgo e del suo Castello sono del 1080. Lo storico Michele Amari ne La guerra del vespro siciliano, individuò dei documenti che avvalorano la tesi dei soldati angioini a Sperlinga capeggiati da "Petro de Alemanno o Lemanno", resistettero, nel 1283 per quasi un anno all'assedio dell'esercito aragonese. Il Castello, in quel periodo, era di proprietà dello stesso Petro de Lemanno che attese invano gli aiuti angioini, durante la guerra del Vespro. I soldati di Carlo I d'Angiò vi trovarono quindi rifugio, all'interno della sua struttura interamente scavata nella roccia, in cui si avverte la magia di questo luogo e si apprezza il misticismo che lo pervade, è come entrare in un altro mondo, in cui nulla è decorazione e tutto ha un messaggio da raccontare.
Ancora ci si chiede come sia stato possibile scavare questa dura roccia per ricavare le diverse stanze che compongono il castello, su cui si tramandano numerose leggende secolari.
✍🏻@sicilianewseinfo
📌@siciliaterramia
📚#sicil_iaterramia
🏰#Storia
Il basamento rupestre del castello (dal greco "Spelaìon" poi latinizzato in "Spelunca" ovvero grotta) fu strutturato dalle popolazioni indigene sicule, in cui le grotte scavate nella roccia, venivano utilizzate come sepolcri.
Sperlinga divenne sede di una ampia comunità di Longobardi che arrivano in Sicilia dal Nord Italia nel XII secolo, lombarde, ancora oggi infatti la lingua locale è un particolare dialetto detto "gallo-italico".
L'inizio dell'edificazione si fa risalire tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII, sotto i normanni. I primi documenti sull'esistenza del borgo e del suo Castello sono del 1080. Lo storico Michele Amari ne La guerra del vespro siciliano, individuò dei documenti che avvalorano la tesi dei soldati angioini a Sperlinga capeggiati da "Petro de Alemanno o Lemanno", resistettero, nel 1283 per quasi un anno all'assedio dell'esercito aragonese. Il Castello, in quel periodo, era di proprietà dello stesso Petro de Lemanno che attese invano gli aiuti angioini, durante la guerra del Vespro. I soldati di Carlo I d'Angiò vi trovarono quindi rifugio, all'interno della sua struttura interamente scavata nella roccia, in cui si avverte la magia di questo luogo e si apprezza il misticismo che lo pervade, è come entrare in un altro mondo, in cui nulla è decorazione e tutto ha un messaggio da raccontare.
Ancora ci si chiede come sia stato possibile scavare questa dura roccia per ricavare le diverse stanze che compongono il castello, su cui si tramandano numerose leggende secolari.
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Cosa sono le olive schiacciate?
In dialetto siciliano si chiamano alivi cunzati e alivi scacciati e si preparano in autunno in grandi quantità per conservarle a lungo e consumarle tutto l’anno.
Sono uno sfiziosissimo antipasto si
servono in genere tra gli antipasti insieme a formaggi e affettati sono molto gustose e stuzzicanti,possono essere anche un ottimo contorno.
Si chiamano olive schiacciate perché vengono schiacciate e aperte con un peso che può essere un sasso come nella tradizione siciliana o anche un batticarne.
Un antipasto tipico che si conserva in barattolo per tutto l'anno.
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In dialetto siciliano si chiamano alivi cunzati e alivi scacciati e si preparano in autunno in grandi quantità per conservarle a lungo e consumarle tutto l’anno.
Sono uno sfiziosissimo antipasto si
servono in genere tra gli antipasti insieme a formaggi e affettati sono molto gustose e stuzzicanti,possono essere anche un ottimo contorno.
Si chiamano olive schiacciate perché vengono schiacciate e aperte con un peso che può essere un sasso come nella tradizione siciliana o anche un batticarne.
Un antipasto tipico che si conserva in barattolo per tutto l'anno.
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L'Isola dei Conigli a Lampedusa si conferma la spiaggia più amata su Tripadvisor @sicilianewseinfo
#goodnews 〽️
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L'Isola dei Conigli a Lampedusa si conferma la spiaggia più amata su Tripadvisor
PALERMO - «La spiaggia dell’Isola dei Conigli di Lampedusa si conferma una meraviglia della natura ammirata ed apprezzata in tutto il mondo: secondo la classifica pubblicata da TripAdvisor in base alle recensioni ed alle preferenze degli utenti espresse nell’ultimo…
Arturo Di Modica, famoso in tutto il mondo per il Toro di Wall Street, è morto VENERDI' 19 febbraio nella sua abitazione di VITTORIA, in provincia di Ragusa. Lo scultore aveva compiuto da poco 80 anni, ma da tempo, come riporta la stampa siciliana, combatteva contro un tumore. Malgrado la malattia, dopo aver regalato a New York il Charging bull, il toro che ringhia, da anni stava lavorando a un altro progetto da donare alla sua città, Vittoria: una coppia di cavalli in bronzo da 40 metri da collocare sul fiume Ippari. Era riuscito a portare a termine il prototipo di dimensioni enormi, circa 8 metri di lunghezza, ma poi le sue condizioni sono definitivamente peggiorate.
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Antica torre di guardia, comunemente detta “Torre Saracena”.
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# Roccalumera
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# Roccalumera
Antica torre di guardia, comunemente detta “Torre Saracena”. La costruzione risale probabilmente all’inizio del ‘400.
Le funzioni della torre, costruita nei pressi della spiaggia, erano di avvistamento e di prima difesa. Le segnalazioni di pericolo si effettuavano di giorno con il fumo, e di notte con il fuoco acceso in apposite padelle. Scomparso il pericolo dei pirati, la torre fu adibita a torre telegrafo.
Nel 1578 la “Torre saracena” presentava una struttura con un tetto conico, due lucernari sulla parte superiore, una porticina d’ingresso al di sopra della zoccolatura e, di fianco, la stalla per il “cavallaio”, visibile ancora oggi.
Dopo il 1830 furono aperte, nella parte superiore, due finestre a sesto acuto in pietra bianca e il tetto fu arricchito da una notevole merlatura che fungeva da terrazzo. La “Torre saracena” è divenuta nel tempo il simbolo di Roccalumera.
Salvatore Quasimodo le fu particolarmente legato, dedicandole la poesia “Vicino ad una Torre Saracena per il fratello morto”, riprodotta su una lapide di marmo posta alla base della torre.
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# Roccalumera
#Messina
Le funzioni della torre, costruita nei pressi della spiaggia, erano di avvistamento e di prima difesa. Le segnalazioni di pericolo si effettuavano di giorno con il fumo, e di notte con il fuoco acceso in apposite padelle. Scomparso il pericolo dei pirati, la torre fu adibita a torre telegrafo.
Nel 1578 la “Torre saracena” presentava una struttura con un tetto conico, due lucernari sulla parte superiore, una porticina d’ingresso al di sopra della zoccolatura e, di fianco, la stalla per il “cavallaio”, visibile ancora oggi.
Dopo il 1830 furono aperte, nella parte superiore, due finestre a sesto acuto in pietra bianca e il tetto fu arricchito da una notevole merlatura che fungeva da terrazzo. La “Torre saracena” è divenuta nel tempo il simbolo di Roccalumera.
Salvatore Quasimodo le fu particolarmente legato, dedicandole la poesia “Vicino ad una Torre Saracena per il fratello morto”, riprodotta su una lapide di marmo posta alla base della torre.
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La Sciacca dei 5 sensi
La cittadina di Sciacca si trova sulla costa del Canale di Sicilia tra le foci del fiume Platani e Belice,a circa 65 metri sul livello del mare.
Sciacca è un comune italiano di 40.946 abitanti dalla provincia di Agrigento "Sicilia".
È una città di mare,turistica e termale.
Ricca di monumenti e chiese,è nota fra l'altro per il suo storico carnevale.
La festa della Madonna del Soccorso è una delle più importanti ricorrenze religiose di Sciacca è la festa della Madonna del Soccorso,patrona del paese,celebrata il 2 febbraio r il 15 agosto.La festa,di interesse anche antropologico oltre che religioso, nasce nel seicento in seguito ad una epidemia di peste,e la leggenda racconta che la statua della Madonna sia stata ritrovata in mare e portata in processione dai pescatori.
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La cittadina di Sciacca si trova sulla costa del Canale di Sicilia tra le foci del fiume Platani e Belice,a circa 65 metri sul livello del mare.
Sciacca è un comune italiano di 40.946 abitanti dalla provincia di Agrigento "Sicilia".
È una città di mare,turistica e termale.
Ricca di monumenti e chiese,è nota fra l'altro per il suo storico carnevale.
La festa della Madonna del Soccorso è una delle più importanti ricorrenze religiose di Sciacca è la festa della Madonna del Soccorso,patrona del paese,celebrata il 2 febbraio r il 15 agosto.La festa,di interesse anche antropologico oltre che religioso, nasce nel seicento in seguito ad una epidemia di peste,e la leggenda racconta che la statua della Madonna sia stata ritrovata in mare e portata in processione dai pescatori.
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Città marinara, turistica e termale, ricca di monumenti e chiese, è il comune più popoloso della provincia dopo il capoluogo. È nota fra l'altro per il suo storico carnevale e per la ceramica. È sede di tribunale.
Posizione di Sciacca nella Sicilia; in viola la provincia di Agrigento presso la quale sorge
La cittadina di Sciacca sorge sul tratto di costa sud-occidentale del Canale di Sicilia e si affaccia a forma di anfiteatro sul Mar Mediterraneo lungo una linea continua di costa che si estende per circa 33 km. Nella sua posizione si pone, poi, di fronte all'isola di Pantelleria e Tunisi, compresa tra le rovine di Selinunte, Eraclea Minoa, ed Agrigento e delimitata ad ovest dal fiume Carboj e ad est dal fiume Verdura.
La città si affaccia al mare unicamente dal lato meridionale tramite un lungo sperone (detto Coda di Volpe) della rupe bianca di Cammordino. Ad est s'innalza il monte Kronio alto 386 metri s.l.m., alle cui falde scaturiscono, per un percorso di circa sei chilometri, le acque termali; a nord la cittadina è protetta pure qui dalla collina calcarea di San Calogero (o Monte Kronio), noto per la sua enorme basilica sul punto più alto della collina, per le sue stufe dalle proprietà terapeutiche e per le sue grotte; ad ovest il paesaggio si interrompe nel Capo San Marco, capo rinominato per la sua spiaggia e che dà le spalle alle coste africane.
Il centro storico è esteso per 362 271 m² (36,2271 ha), mentre l'intero territorio comunale si estende complessivamente per 191 km².
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Posizione di Sciacca nella Sicilia; in viola la provincia di Agrigento presso la quale sorge
La cittadina di Sciacca sorge sul tratto di costa sud-occidentale del Canale di Sicilia e si affaccia a forma di anfiteatro sul Mar Mediterraneo lungo una linea continua di costa che si estende per circa 33 km. Nella sua posizione si pone, poi, di fronte all'isola di Pantelleria e Tunisi, compresa tra le rovine di Selinunte, Eraclea Minoa, ed Agrigento e delimitata ad ovest dal fiume Carboj e ad est dal fiume Verdura.
La città si affaccia al mare unicamente dal lato meridionale tramite un lungo sperone (detto Coda di Volpe) della rupe bianca di Cammordino. Ad est s'innalza il monte Kronio alto 386 metri s.l.m., alle cui falde scaturiscono, per un percorso di circa sei chilometri, le acque termali; a nord la cittadina è protetta pure qui dalla collina calcarea di San Calogero (o Monte Kronio), noto per la sua enorme basilica sul punto più alto della collina, per le sue stufe dalle proprietà terapeutiche e per le sue grotte; ad ovest il paesaggio si interrompe nel Capo San Marco, capo rinominato per la sua spiaggia e che dà le spalle alle coste africane.
Il centro storico è esteso per 362 271 m² (36,2271 ha), mentre l'intero territorio comunale si estende complessivamente per 191 km².
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