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La Sicilia è una terra stupenda,tutta da scoprire, con la sua storia, le sue origini, la sua cultura tradizioni e tante curiosità

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La scilla marittima (skilla o Sikillu), detta anche cipolla marina “cipuddazzu” (in dialetto siciliano), è una pianta molto comune in Italia, soprattutto in Sicilia, dove cresce abbondantemente, trovando rifugio anche in zone più interne. L’attribuzione di marittima è relativo alle sue caratteristiche prevalentemente di adattamento lungo le coste marine. I bulbi al suo interno sono prevalentemente rossastri o bianchi.

La pianta, simile a una cipolla, risulta essere molto velenosa. Ne erano già a conoscenza gli antichi Egizi nel II millennio a.C., che ne conoscevano segreti e caratteristiche, al contrario dei Greci, i quali, affamati e inconsapevoli, data la somiglianza ai bulbi di cipolla, provarono a cibarsene con esito mortale. Questo però contribuì ben presto alla divulgazione e conoscenza delle caratteristiche della pianta.

La Scilla, essendo velenosa, dal bulbo se ne estraeva il succo, che, gettato o impiegato nei torrenti, favoriva la moria dei pesci. Un altro uso molto diffuso consisteva nel mischiare il succo con del formaggio ed adoperarlo come topicida nelle riserve di grano ecc.

È sorprendente come certi fatti, caratteristiche e nomi di piante o cose possano in qualche modo richiamare alla mente la mitologia. Penso a Niso e al suo capello color purpureo, dal quale pendeva il destino del suo popolo… e che la figlia Scilla glielo recise per amor di Minosse, ma, respinta, si gettò in mare. Penso ancora alla più famosa Scilla e Cariddi, mostri marini dello stretto.

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Ubicato in territorio di Polizzi Generosa (PA), il complesso di Serra di Puccia fa parte di un articolato sistema collinare posto tra i bacini dei fiumi Imera Settentrionale, Imera Meridionale e Platani e dunque al confine tra gli antichi territori delle poleis di Himera ed Akragas, lungo una delle principali vie naturali di collegamento tra la costa settentrionale e quella meridionale della Sicilia. Il sito, inoltre, dista pochi km verso sud dagli importanti centri di Cozzo Mususino e Terravecchia di Cuti e ad est con Cozzo Puccia. La prima segnalazione del sito la si deve al Prof. Nunzio Allegro, il quale vi effettuò un accurato sopralluogo nel 1980 mentre successivamente l'intero comprensorio dell'alto bacino dell'Imera Settentrionale è stato inserito in un ampio programma di prospezione archeologica che ha portato, tra l'altro, all'individuazione di un insediamento anche sul suddetto rilievo di Cozzo Puccia.

Il centro antico di Serra di Puccia occupa la cima e i fianchi est e sud (sino a ca. m 1000 s.l.m.) di un alto sperone roccioso. Tutta l'area dell'abitato è protetta da alte pareti scoscese ed a sud ed est da un muro di fortificazione, costruito con grossi blocchi rettangolari, del quale rimangono ancora in situ brevi tratti. In quest'area, serie di tagli nella roccia che definiscono ambienti quadrangolari sono interpretabili come vani di abitazioni. Due le principali necropoli una più grande (si estende, fino a ca. m 990 s.l.m.) ed una seconda, più piccola (a ca. m 350 s.l.m.) su una stretta terrazza di natura argilloso-arenacea.

La ceramica presente in superficie è databile quasi esclusivamente ad età arcaico-classica ad eccezione di sporadica ceramica d'impasto del Bronzo Antico. Frequenti furono i rinvenimenti di pithoi e altri grandi contenitori di produzione indigena con decorazione geometrica dipinta mentre risultò sporadica quella a decorazione impressa e incisa del tipo cosiddetto di "S. Angelo Muxaro-Polizzello".

Alcune anfore e ceramiche di uso comune a vernice nera risultano appartenere a tipi comuni ad Himera e in altri insediamenti della Sicilia centrale mentre alla colonia calcidese potrebbero fare riferimento un frammento di antefissa silenica (V secolo a. C.) presumibilmente pertinente ad un edificio sacro posto all'interno dell'abitato ed un bacino con presa a maschera gorgonica.

Il Cozzo Puccia che dovette avere una funzione prevalentemente strategica a presidio del valico naturale tra i due Imera, è ubicato circa 2 km ad est, difeso da pareti a strapiombo e con le sue pendici articolate in terrazze naturali. La presenza di una piccola tomba a grotticella, nel settore orientale del Cozzo, testimonia anche in quest'area una frequentazione nell'età del Bronzo Antico. Tra i reperti qui rinvenuti, si segnala la presenza di un'olla con decorazione geometrica impressa ed incisa nello stile di Sant'Angelo Muxaro-Polizzello, di ceramica indigena a decorazione dipinta e di frammenti a vernice nera di produzione coloniale. Ad oggi gli studiosi tendono a vedere nel complesso di Serra di Puccia un phrourion attivo tra la metà del VI ed il V secolo a. C., verosimilmente gravitante nel territorio di Himera.

L'abbandono di quest'area sembra porsi alla fine del V secolo a. C., molto probabilmente in concomitanza con le distruzioni operate per mano cartaginese.

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A ROCCAVALDINA c'è la farmacia più antica della Sicilia!

Appartenente al XVI secolo, è rimasta praticamente intatta a Roccavaldina, una Farmacia che rappresenta un vero e proprio museo di vasi farmaceutici.

La cittadina messinese nella Valle del Niceto, è famosa per il suo paesaggio caratteristico ma la sua attrattiva principale è la Farmacia Museo, risalente al 1628, che conserva una collezione comprendente 238 vasi farmaceutici di varia forma, dimensione e vari ornamenti.

Al suo interno troviamo una ricca collezione di ceramica, la seconda al mondo in quanto al numero di pezzi: 238 tra albarelli grandi, fiasche raffiguranti scene bibliche e maioliche che traggono ispirazione dai disegni di Raffaello Sanzio.

Le farmacie, nel XVI secolo, utilizzavano speciali vasi di ceramica per contenere sciroppi, unguenti, oli, grassi e acque medicamentose. Molte collezioni sono però andate distrutte mentre a Roccavaldina i vasi sono stati conservati nei secoli mantenendo ancora oggi l’effetto d’insieme del loro utilizzo originario.

Il corredo di Roccavaldina, quasi unico del suo genere, rappresenta un’interessante occasione per lo studio e la comprensione della storia della ceramica.

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La Chiesa più grande della Sicilia è un capolavoro dell’ incompiuto italiano.

È la Chiesa di San Nicolò l’Arena, si trova a Catania ed è frutto di una storia lunga e complessa fatta di ordini religiosi, eruzioni dell’Etna con colate laviche epiche, terremoti e architetti fra i più celebri d’Italia del loro tempo.

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