Un nuovo tesoro riaffiora dal mare di Sicilia: un relitto risalente al VI-V secolo a.C. è stato scoperto nelle acque di Santa Maria del Focallo, a Ispica, insieme a quattro ancore litiche e due in ferro. La scoperta, realizzata durante una campagna di scavi subacquei condotta dalla Soprintendenza del Mare della Regione Siciliana in collaborazione con l’Università di Udine, aggiunge un altro tassello alla ricca storia marittima dell’isola.
Il relitto, ritrovato a sei metri di profondità sotto sabbia e massi, mostra uno scafo costruito con la tecnica “su guscio”, una struttura autoportante basata su incastri precisi tra le tavole. Poco distante, sono state individuate due ancore in ferro del VII secolo d.C. e quattro litiche, probabilmente risalenti a epoche preistoriche, confermando la stratificazione di traffici e insediamenti nel Mediterraneo.
L’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato l’importanza di questo ritrovamento, definendolo una prova del ruolo centrale della Sicilia negli scambi culturali e commerciali dell’antichità. Grazie alla fotogrammetria subacquea, è stato possibile creare un modello 3D del relitto, mentre i campioni raccolti saranno analizzati per approfondire lo studio dei materiali.
Questo progetto rientra nel Kaukana Project, nato nel 2017 e ispirato dalla visione di Sebastiano Tusa, con l’obiettivo di ricostruire e valorizzare il paesaggio sommerso tra Ispica, Kaukana e Kamarina. Ancora una volta, la Sicilia si rivela un crocevia di storie, culture e scoperte che attraversano i secoli.
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Il relitto, ritrovato a sei metri di profondità sotto sabbia e massi, mostra uno scafo costruito con la tecnica “su guscio”, una struttura autoportante basata su incastri precisi tra le tavole. Poco distante, sono state individuate due ancore in ferro del VII secolo d.C. e quattro litiche, probabilmente risalenti a epoche preistoriche, confermando la stratificazione di traffici e insediamenti nel Mediterraneo.
L’assessore ai Beni culturali Francesco Paolo Scarpinato ha sottolineato l’importanza di questo ritrovamento, definendolo una prova del ruolo centrale della Sicilia negli scambi culturali e commerciali dell’antichità. Grazie alla fotogrammetria subacquea, è stato possibile creare un modello 3D del relitto, mentre i campioni raccolti saranno analizzati per approfondire lo studio dei materiali.
Questo progetto rientra nel Kaukana Project, nato nel 2017 e ispirato dalla visione di Sebastiano Tusa, con l’obiettivo di ricostruire e valorizzare il paesaggio sommerso tra Ispica, Kaukana e Kamarina. Ancora una volta, la Sicilia si rivela un crocevia di storie, culture e scoperte che attraversano i secoli.
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Sicilia, antico borgo scavato nella roccia: lo spettacolo delle sue grotte
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Telegraph
Sicilia, antico borgo scavato nella roccia: lo spettacolo delle sue grotte
In Sicilia il borgo di Sperlinga: un luogo che incanta per la sua originalità e per la capacità di raccontare una storia che si perde nei secoli. Le sue grotte scavate nella roccia, il castello unico e la cucina genuina rappresentano un patrimonio prezioso…
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Lo stretto di Messina 🔱
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"Si tratta di un fenomeno che si verifica solo nello Stretto di Messina in particolari condizioni climatiche, ovvero quando minuscole goccioline d’acqua presenti nell’aria fungono da “lente d’ingrandimento”.
La magia appare in determinati momenti della giornata come l’alba o il crepuscolo o in giornate particolarmente soleggiate.
Si tratta di un vero spettacolo di tipo ipnotico in cui è come se case, palazzi e navi fossero sospesi nel vuoto, questi vengono spesso immortalati in scatti che ancora oggi lasciano a bocca aperta. Fenomeno questo che ha dato origine a diverse leggende popolari quando la nostra terra non era una colonia del nord Italia, protagonista anche nei racconti degli scrittori delle varie epoche.
Si dice che questo fenomeno è legato alla Fata Morgana, figura della mitologia celtica.
Ma cosa dice questo mito? Morgana conosciuta come fata dell’astuzia e dell’inganno aveva la sua dimora in un castello nelle profondità dello Stretto e si divertiva a trarre in inganno chiunque volesse raggiungere la Sicilia partendo dalla Calabria.
Un giorno si trovò davanti un re arabo che arrivato in Calabria restò ammaliato dalle bellezze della Sicilia e voleva conquistarla a tutti i costi.
A questo punto Morgana apparve all’uomo e gli promise che gli avrebbe donato quell’Isola e in quello stesso momento l’uomo era convinto di avere la Sicilia a un passo da lui, ma era solo un inganno, per raggiungerla cadde in acqua e annegò."
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Si tratta di un vero spettacolo di tipo ipnotico in cui è come se case, palazzi e navi fossero sospesi nel vuoto, questi vengono spesso immortalati in scatti che ancora oggi lasciano a bocca aperta. Fenomeno questo che ha dato origine a diverse leggende popolari quando la nostra terra non era una colonia del nord Italia, protagonista anche nei racconti degli scrittori delle varie epoche.
Si dice che questo fenomeno è legato alla Fata Morgana, figura della mitologia celtica.
Ma cosa dice questo mito? Morgana conosciuta come fata dell’astuzia e dell’inganno aveva la sua dimora in un castello nelle profondità dello Stretto e si divertiva a trarre in inganno chiunque volesse raggiungere la Sicilia partendo dalla Calabria.
Un giorno si trovò davanti un re arabo che arrivato in Calabria restò ammaliato dalle bellezze della Sicilia e voleva conquistarla a tutti i costi.
A questo punto Morgana apparve all’uomo e gli promise che gli avrebbe donato quell’Isola e in quello stesso momento l’uomo era convinto di avere la Sicilia a un passo da lui, ma era solo un inganno, per raggiungerla cadde in acqua e annegò."
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Millenario rito agrario...“U Pagghiaru” di Bordonaro.
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Con l'arrivo dell'Epifania torna in città un'antica tradizione popolare che si rinnova ogni anno. "
U Pagghiaru" Festa che affonda le sue radici nel mondo agricolo e che si celebra ogni anno il 6 gennaio a Bordonaro.
La costruzione del “Pagghiaru” ha inizio alcuni giorni prima dell’Epifania quando un gruppo di persone, all’alba, si reca sui Monti Peloritani per raccogliere i rami e le foglie da utilizzare per la grande intelaiatura.
Nel giorno della festa, di pomeriggio, il parroco dopo aver celebrato la messa si reca in processione, seguito dai fedeli, dalla Chiesa Madre lungo via Ernesto Cianciolo in piazza Semiramide dov’è allestito il “Pagghiaru”.
Dopo aver benedetto il gigantesco albero, i concorrenti partono di corsa dal sagrato della Chiesa Madre per assaltare (“sparare”, “sparecchiare” o “tirare”) il “Pagghiaru”. Il primo che raggiunge la croce terminale è il vincitore mentre gli altri smembrano le decorazioni lanciando alla folla i doni che ricoprivano l’albero: la collettività si riappropria, così, dei suoi “frutti”, dopo che questi sono stati caricati di nuovi significati dal rito appena consumato.
A conclusione della Festa, in tarda serata, ha luogo lo spettacolo di giochi pirotecnici del “cavadduzzu e l’omu sabbaggiu” dove i personaggi, un uomo all’interno di un’intelaiatura di canne a forma di cavallo ed un altro, entrambi ricoperti di ogni genere di petardi, mortaretti e cariche esplosive, danzano ala suono di una specie di tarantella lenta mimando le fasi di una lotta.
La pantomima rituale simboleggia l’incontro dell’uomo con la natura, evidenziata con la lotta dei due personaggi e con la vittoria di chi esaurisce le cariche per ultimo.
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U Pagghiaru" Festa che affonda le sue radici nel mondo agricolo e che si celebra ogni anno il 6 gennaio a Bordonaro.
La costruzione del “Pagghiaru” ha inizio alcuni giorni prima dell’Epifania quando un gruppo di persone, all’alba, si reca sui Monti Peloritani per raccogliere i rami e le foglie da utilizzare per la grande intelaiatura.
Nel giorno della festa, di pomeriggio, il parroco dopo aver celebrato la messa si reca in processione, seguito dai fedeli, dalla Chiesa Madre lungo via Ernesto Cianciolo in piazza Semiramide dov’è allestito il “Pagghiaru”.
Dopo aver benedetto il gigantesco albero, i concorrenti partono di corsa dal sagrato della Chiesa Madre per assaltare (“sparare”, “sparecchiare” o “tirare”) il “Pagghiaru”. Il primo che raggiunge la croce terminale è il vincitore mentre gli altri smembrano le decorazioni lanciando alla folla i doni che ricoprivano l’albero: la collettività si riappropria, così, dei suoi “frutti”, dopo che questi sono stati caricati di nuovi significati dal rito appena consumato.
A conclusione della Festa, in tarda serata, ha luogo lo spettacolo di giochi pirotecnici del “cavadduzzu e l’omu sabbaggiu” dove i personaggi, un uomo all’interno di un’intelaiatura di canne a forma di cavallo ed un altro, entrambi ricoperti di ogni genere di petardi, mortaretti e cariche esplosive, danzano ala suono di una specie di tarantella lenta mimando le fasi di una lotta.
La pantomima rituale simboleggia l’incontro dell’uomo con la natura, evidenziata con la lotta dei due personaggi e con la vittoria di chi esaurisce le cariche per ultimo.
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“U muccalapuni”.
Ingenuo, boccalone, credulone...
Se si è soliti meravigliarsi e rimanere a bocca aperta per qualunque cosa, anche le più assurde e improbabili, è plausibile che finirai presto per ingoiare (ammuccare) perfino un calabrone o un'ape (lapuni).
Allo stesso tempo può essere utilizzato per chi è facile da abbindolare, convinto della verità di qualunque cosa, fino a lasciarsi persuadere a mangiare qualcosa di pericoloso senza rendersi nemmeno conto del danno che potrebbe arrecare a sé stesso.
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