Miti e leggende dello Stretto : Pelorias
Personaggio connesso con il Promontorio del Peloro è, secondo il mito, la ninfa Pelorias, la quale abitava tra le paludi della zona.
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Secondo il mito, Pelorias sarebbe stata anche una dea madre, era gigantesca e veniva aiutata dal guerriero Pheraimon, uno dei sette figli di Eolo.
Alcuni storici la ritengono anche come la personificazione di Gaia Pelore, la Grande Madre Terra dei Greci, stessa divinità che diede a Crono la falce, conosciuta con il nome di zankle da cui ho poi preso il nome la città di Messana Zancle, ovvero Messina, con la quale egli evirò il proprio padre.
Lei viveva in una zona chiamata Margi, dove un tempo c’era il terzo lago di Ganzirri. Si racconta che chiunque ne toccasse la superficie perdeva gli arti e si dice che inghiottisse qualunque cosa venisse immersa nella sue acque senza farne ritorno.
Questo terzo lago con il tempo si interrò ma con il terremoto del 1783 i suoi liquami tornarono a galla, fino quando la zona venne bonificata.
Sembra che quel mostro che abitava nelle sue acque sia ancora lì nascostro tra i due laghi comunicanti tra loro e ogni tanto fuoriesca.
La ninfa compare su monete coniate dalla zecca di Messana alla fine del V sec. a.C. ed in età agotoclea.
Un elemento che identifica in modo particolare la ninfa Pelorias è una conchiglia detta Pinna nobilis, molto diffusa nell’area dello Stretto e la quale, per dimensioni, la più grande del Mediterraneo.
Essa serviva soprattutto per tessere un pregiato tipo di tela di nome bisso, molto apprezzato dai Fenici e dai Greci.
L’archeologo Paolo Orsi ritrovò nella penisola di S.Raineri una materiale di ceramiche recante la sua raffigurazione.
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Alcuni storici la ritengono anche come la personificazione di Gaia Pelore, la Grande Madre Terra dei Greci, stessa divinità che diede a Crono la falce, conosciuta con il nome di zankle da cui ho poi preso il nome la città di Messana Zancle, ovvero Messina, con la quale egli evirò il proprio padre.
Lei viveva in una zona chiamata Margi, dove un tempo c’era il terzo lago di Ganzirri. Si racconta che chiunque ne toccasse la superficie perdeva gli arti e si dice che inghiottisse qualunque cosa venisse immersa nella sue acque senza farne ritorno.
Questo terzo lago con il tempo si interrò ma con il terremoto del 1783 i suoi liquami tornarono a galla, fino quando la zona venne bonificata.
Sembra che quel mostro che abitava nelle sue acque sia ancora lì nascostro tra i due laghi comunicanti tra loro e ogni tanto fuoriesca.
La ninfa compare su monete coniate dalla zecca di Messana alla fine del V sec. a.C. ed in età agotoclea.
Un elemento che identifica in modo particolare la ninfa Pelorias è una conchiglia detta Pinna nobilis, molto diffusa nell’area dello Stretto e la quale, per dimensioni, la più grande del Mediterraneo.
Essa serviva soprattutto per tessere un pregiato tipo di tela di nome bisso, molto apprezzato dai Fenici e dai Greci.
L’archeologo Paolo Orsi ritrovò nella penisola di S.Raineri una materiale di ceramiche recante la sua raffigurazione.
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Messina i suoi rioni, le sue frazioni: Salice.
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Le prime fonti storiche ci riportano al 1134, quando Ruggero II donò alcuni feudi, tra cui il territorio di Salìce, al monastero del Santissimo Salvatore di Messina.
Anche Salìce, come altri paesi circostanti, fu sede dei culti basiliani (prima del 2005, Salìce, insieme a Gesso, Orto Liuzzo e Rodia era compreso nel XIII quartiere o circoscrizione, detto dei basiliani).
Si pensa che un tempo, situato in contrada Badia, vi si trovava un monastero dedicato a Santo Stefano Juniore, che dipendeva direttamente dall'Archimandritato del Santissimo Salvatore dei Greci.
Tuttavia è possibile far risalire le origini di questo piccolo borgo al periodo corrispondente al basso medioevo.
Una vasta area di terreno, nella zona nord di Messina, fu affidata nel 1134 da Ruggero II (primo regnante dell'isola) ai monaci basiliani.
Il territorio di Salice fu venduto diverse volte ed acquistato da esponenti nobiliari, ultimo di questi Francesco Pettini, che con decreto reale del 1873 ottenne il riconoscimento del titolo di conte di Bauso, con facoltà di trasmetterlo all'unica sua figlia Maria.
La contea di Bauso passò in mano ai Pettini dopo essere stata retta per secoli dalla nobile famiglia Cottone.
Nel 1920 circa, il conte Pettini vendette le proprietà alla famiglia Mazzeo.
Lo stemma araldico con il motto della famiglia Pettini (NE PEREAT) è ancora visibile sul prospetto principale del palazzo che dà su via Principe Umberto.
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Si pensa che un tempo, situato in contrada Badia, vi si trovava un monastero dedicato a Santo Stefano Juniore, che dipendeva direttamente dall'Archimandritato del Santissimo Salvatore dei Greci.
Tuttavia è possibile far risalire le origini di questo piccolo borgo al periodo corrispondente al basso medioevo.
Una vasta area di terreno, nella zona nord di Messina, fu affidata nel 1134 da Ruggero II (primo regnante dell'isola) ai monaci basiliani.
Il territorio di Salice fu venduto diverse volte ed acquistato da esponenti nobiliari, ultimo di questi Francesco Pettini, che con decreto reale del 1873 ottenne il riconoscimento del titolo di conte di Bauso, con facoltà di trasmetterlo all'unica sua figlia Maria.
La contea di Bauso passò in mano ai Pettini dopo essere stata retta per secoli dalla nobile famiglia Cottone.
Nel 1920 circa, il conte Pettini vendette le proprietà alla famiglia Mazzeo.
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“𝘚𝘱𝘦𝘤𝘤𝘩𝘪𝘢𝘵𝘪 𝘪𝘯 𝘲𝘶𝘦𝘪 𝘤𝘳𝘪𝘴𝘵𝘢𝘭𝘭𝘪 𝘦 𝘯𝘦𝘭𝘭’𝘪𝘴𝘵𝘦𝘴𝘴𝘢 𝘮𝘢𝘨𝘯𝘪𝘧𝘪𝘤𝘦𝘯𝘻𝘢 𝘴𝘪𝘯𝘨𝘰𝘭𝘢𝘳 𝘤𝘰𝘯𝘵𝘦𝘮𝘱𝘭𝘢 𝘥𝘪 𝘧𝘳𝘢𝘭𝘦𝘻𝘻𝘢 𝘮𝘰𝘳𝘵𝘢𝘭 𝘭’𝘪𝘮𝘮𝘢𝘨𝘰 𝘦𝘴𝘱𝘳𝘦𝘴𝘴𝘢”.
(Gli endecasillabi che campeggiano all’entrata del salone)
📍A Bagheria esiste un gioiello del barocco siciliano: #VillaPalagonia, conosciuta come la Villa dei Mostri è un gioiello del barocco siciliano.
Costruita nel 1715 da Don Ferdinando Gravina, la villa affascina con le sue statue grottesche e dettagli unici.
In questa villa non mancano le stranezze: sedie con spilli nascosti e specchi che deformano i riflessi creano un’atmosfera visionaria. Anche Goethe, nel suo “Viaggio in Italia”, rimase affascinato dalla bizzarria di questa villa.
🎥 ig_visitsicily
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