I capperi (i boccioli della pianta), sono un prodotto noto e apprezzato fin dall'antichità. Vengono citati da autori come Dioscoride e Plinio. Un accenno alle loro virtù è addirittura presente nella Bibbia (Ecclesiaste XII 5). Un autore seicentesco, Domenico Romoli detto Panunto, li cita come afrodisiaci.
L'isola di Pantelleria appartiene alla provincia di Trapani e raggiunge un'altitudine di 836m s.l.m con la Montagna Grande. Di forma ovale, si trova a 110km a Sud della Sicilia e a 70km dall'Africa.
Qui, grazie al connubio del suolo di origine vulcanica ricco di una sostanza proteica denominata glucocapperina, presente in percentuali altissime e al clima caldo e ventoso sono particolarmente diffuse le piante da cui si ricava il Cappero di Pantelleria IGP che si differenzia dagli altri per un sapore più intenso e deciso.
Per una corretta conservazione, il Cappero di Pantelleria IGP deve essere lasciato al naturale, sotto sale marino.
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L'isola di Pantelleria appartiene alla provincia di Trapani e raggiunge un'altitudine di 836m s.l.m con la Montagna Grande. Di forma ovale, si trova a 110km a Sud della Sicilia e a 70km dall'Africa.
Qui, grazie al connubio del suolo di origine vulcanica ricco di una sostanza proteica denominata glucocapperina, presente in percentuali altissime e al clima caldo e ventoso sono particolarmente diffuse le piante da cui si ricava il Cappero di Pantelleria IGP che si differenzia dagli altri per un sapore più intenso e deciso.
Per una corretta conservazione, il Cappero di Pantelleria IGP deve essere lasciato al naturale, sotto sale marino.
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CAPPERO DI PANTELLERIA IGP, IL SAPORITO
di Giovanni Abruzzo
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🚩Scala dei Turchi Realmonte (AG)
Dove si trova?
Sorge a Realmonte, in provincia di Agrigento, tra Punta Grande e Lido Rossello, ad appena 14 Km dalla Valle dei Templi.
Sono molte le cose che ogni visitatore deve sapere, per poterle apprezzare pienamente al di là del loro aspetto indubbiamente scenografico. Ecco dunque sette curiosità.
Video realizzato da👉🏻🎥@glanzetta
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Sorge a Realmonte, in provincia di Agrigento, tra Punta Grande e Lido Rossello, ad appena 14 Km dalla Valle dei Templi.
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Perché è bianca?
È composta da una particolare roccia chiamata marna, le cui origini sono preistoriche: pare infatti che si sia formata tra i 5 e i 2 milioni di anni fa. La marna è composta da argilla, calcare e minerali, i quali le donano quella particolare colorazione candida e quasi luccicante al sole. questa roccia, a picco sul mare turchese, è circondata ai lati da due spiaggette sabbiose e il contrasto cromatico che si crea è davvero eccezionale.
Come si sono formati i 'gradini'?
La Scala ha assunto questa particolarissima forma a causa dell’azione erosiva dei venti e delle onde del mare: il calcare più resistente e l’argilla più friabile hanno resistito in maniera e tempi differenti all’erosione, dando vita a questi gradoni ondulati assai scenografici. Questa monumentale scala sembra così perfetta da apparire più opera dell’uomo che della natura.
Perchè si chiama Scala dei Turchi?
Il nome di questo monumento rimanda al periodo in cui la Sicilia era soggetta alle incursioni degli arabi: presso questo promontorio di Realmonte le navi dei turchi attraccavano nel ‘500, in quanto trovavano facile salire questi gradoni e avviarsi a depredare i villaggi dell’entroterra siciliano, Realmonte compresa.
La scogliera bianca siciliana più famosa come set cinematografico.
La bellezza della Scala dei Turchi è stata immortalata in molte pellicole di successo, come ad esempio la serie tv legata alle vicende del Commissario Montalbano, tratta dagli omonimi libri di Camilleri. Anche il regista Giuseppe Tornatore ha girato alcune scene del suo film Malena in questo luogo spettacolare della Sicilia meridionale.
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È composta da una particolare roccia chiamata marna, le cui origini sono preistoriche: pare infatti che si sia formata tra i 5 e i 2 milioni di anni fa. La marna è composta da argilla, calcare e minerali, i quali le donano quella particolare colorazione candida e quasi luccicante al sole. questa roccia, a picco sul mare turchese, è circondata ai lati da due spiaggette sabbiose e il contrasto cromatico che si crea è davvero eccezionale.
Come si sono formati i 'gradini'?
La Scala ha assunto questa particolarissima forma a causa dell’azione erosiva dei venti e delle onde del mare: il calcare più resistente e l’argilla più friabile hanno resistito in maniera e tempi differenti all’erosione, dando vita a questi gradoni ondulati assai scenografici. Questa monumentale scala sembra così perfetta da apparire più opera dell’uomo che della natura.
Perchè si chiama Scala dei Turchi?
Il nome di questo monumento rimanda al periodo in cui la Sicilia era soggetta alle incursioni degli arabi: presso questo promontorio di Realmonte le navi dei turchi attraccavano nel ‘500, in quanto trovavano facile salire questi gradoni e avviarsi a depredare i villaggi dell’entroterra siciliano, Realmonte compresa.
La scogliera bianca siciliana più famosa come set cinematografico.
La bellezza della Scala dei Turchi è stata immortalata in molte pellicole di successo, come ad esempio la serie tv legata alle vicende del Commissario Montalbano, tratta dagli omonimi libri di Camilleri. Anche il regista Giuseppe Tornatore ha girato alcune scene del suo film Malena in questo luogo spettacolare della Sicilia meridionale.
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Sicily Enjoy
Scala dei Turchi curiosità - Sicily Enjoy
Scala dei Turchi curiosità sulla meraviglia naturalistica a Realmonte plasmata ad arte da Madre Natura., tanto bella da sembrare artificiale.
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🗞️ La dolce Sicilia: perché è patria del gelato e della granita?
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La dolce Sicilia: perché è patria del gelato e della granita?
Due dei cibi preferiti dell'estate sono stati inventati dagli antichi popoli che abitavano la Sicilia. Dobbiamo ringraziarli per averci fatto questo dono.
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Miti e leggende dello Stretto : Pelorias
Personaggio connesso con il Promontorio del Peloro è, secondo il mito, la ninfa Pelorias, la quale abitava tra le paludi della zona.
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Secondo il mito, Pelorias sarebbe stata anche una dea madre, era gigantesca e veniva aiutata dal guerriero Pheraimon, uno dei sette figli di Eolo.
Alcuni storici la ritengono anche come la personificazione di Gaia Pelore, la Grande Madre Terra dei Greci, stessa divinità che diede a Crono la falce, conosciuta con il nome di zankle da cui ho poi preso il nome la città di Messana Zancle, ovvero Messina, con la quale egli evirò il proprio padre.
Lei viveva in una zona chiamata Margi, dove un tempo c’era il terzo lago di Ganzirri. Si racconta che chiunque ne toccasse la superficie perdeva gli arti e si dice che inghiottisse qualunque cosa venisse immersa nella sue acque senza farne ritorno.
Questo terzo lago con il tempo si interrò ma con il terremoto del 1783 i suoi liquami tornarono a galla, fino quando la zona venne bonificata.
Sembra che quel mostro che abitava nelle sue acque sia ancora lì nascostro tra i due laghi comunicanti tra loro e ogni tanto fuoriesca.
La ninfa compare su monete coniate dalla zecca di Messana alla fine del V sec. a.C. ed in età agotoclea.
Un elemento che identifica in modo particolare la ninfa Pelorias è una conchiglia detta Pinna nobilis, molto diffusa nell’area dello Stretto e la quale, per dimensioni, la più grande del Mediterraneo.
Essa serviva soprattutto per tessere un pregiato tipo di tela di nome bisso, molto apprezzato dai Fenici e dai Greci.
L’archeologo Paolo Orsi ritrovò nella penisola di S.Raineri una materiale di ceramiche recante la sua raffigurazione.
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Alcuni storici la ritengono anche come la personificazione di Gaia Pelore, la Grande Madre Terra dei Greci, stessa divinità che diede a Crono la falce, conosciuta con il nome di zankle da cui ho poi preso il nome la città di Messana Zancle, ovvero Messina, con la quale egli evirò il proprio padre.
Lei viveva in una zona chiamata Margi, dove un tempo c’era il terzo lago di Ganzirri. Si racconta che chiunque ne toccasse la superficie perdeva gli arti e si dice che inghiottisse qualunque cosa venisse immersa nella sue acque senza farne ritorno.
Questo terzo lago con il tempo si interrò ma con il terremoto del 1783 i suoi liquami tornarono a galla, fino quando la zona venne bonificata.
Sembra che quel mostro che abitava nelle sue acque sia ancora lì nascostro tra i due laghi comunicanti tra loro e ogni tanto fuoriesca.
La ninfa compare su monete coniate dalla zecca di Messana alla fine del V sec. a.C. ed in età agotoclea.
Un elemento che identifica in modo particolare la ninfa Pelorias è una conchiglia detta Pinna nobilis, molto diffusa nell’area dello Stretto e la quale, per dimensioni, la più grande del Mediterraneo.
Essa serviva soprattutto per tessere un pregiato tipo di tela di nome bisso, molto apprezzato dai Fenici e dai Greci.
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Messina i suoi rioni, le sue frazioni: Salice.
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