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È uno dei castelli più nascosti di Sicilia, di quella ‘Sicilia dimenticata’ che non è fatta solo di preistoria ma anche di tanto medieovo!
Il castello di Mongialino si trova nel calatino, a livello amministrativo fa parte del territorio di Mineo (CT), ma si trova in realtà in una valle occidentale al di là della SS147 (Catania-Gela), su un colle a dominio del sottostante vallone del torrente Pietrarossa, al confine con la provincia ennese.
Il Castello di Mongialino rappresenta un unicum dell’architettura medievale siciliana. Esso infatti è composto da un donjon circolare e da una cinta muraria irregolarmente poligonale.
Dal colle del maniero sembra di contemplare un quadro di William Turner: un paesaggio ricco di campi verdi, specchi d’acqua e colline con in lontananza i monti Iblei e quelli Erei.
Il castello giace in completo stato di abbandono, a rischio crollo da un momento all’altro, un vero peccato lasciar andare un posto simile!
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#castello #mongialino #medioeovo #sicilia
Il castello di Mongialino si trova nel calatino, a livello amministrativo fa parte del territorio di Mineo (CT), ma si trova in realtà in una valle occidentale al di là della SS147 (Catania-Gela), su un colle a dominio del sottostante vallone del torrente Pietrarossa, al confine con la provincia ennese.
Il Castello di Mongialino rappresenta un unicum dell’architettura medievale siciliana. Esso infatti è composto da un donjon circolare e da una cinta muraria irregolarmente poligonale.
Dal colle del maniero sembra di contemplare un quadro di William Turner: un paesaggio ricco di campi verdi, specchi d’acqua e colline con in lontananza i monti Iblei e quelli Erei.
Il castello giace in completo stato di abbandono, a rischio crollo da un momento all’altro, un vero peccato lasciar andare un posto simile!
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Melone Cartucciaru di Paceco, l’antico melone siciliano - Valfrutta Magazine
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Melone Cartucciaru di Paceco, l’antico melone siciliano - Valfrutta Magazine
In questo periodo, le campagne di Paceco si preparano a ospitare le piante del delizioso Melone Cartucciaru, una prelibatezza unica al mondo che è possibile assaporare solo in questa zona d’Italia… e pensare che fino a pochi anni fa questa coltura era andata…
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L’Elefante di Catania#leggenda
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"U Liotru", simbolo della città "semprerifiorente” • Isolani per caso • Sapevate che...?
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"U Liotru", simbolo della città "semprerifiorente” • Isolani per caso • Sapevate che...?
Perché l’Elefante è simbolo della città di Catania? Tra storia e leggende, una città distrutta nei secoli da eventi bellici, terremoti, sepolta dalle lave ma “semprerifiorente”, come la definisce il professor Santi Correnti, che è stato docente universitario…
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Perché a Messina si dice “Lupu i mala cuscenza, comu opira penza”? La propria disonestà vista anche negli altri.
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Le origini e il significato del detto “Lupu i mala cuscenza comu opira penza”: l’animale, simbolo per eccellenza della cattiveria, indica che il vero cattivo è proprio colui che, disonesto, pensa male degli altri.
Gli animali sono da sempre l’espediente perfetto per narrare vizi e virtù dell’essere umano, attraverso le metafore. Del resto, diversi comportamenti (per esempio l’istinto) e alcune caratteristiche psico-fisiche sono facilmente associabili tanto a una persona, quanto a un animale. La prova viene dalle tante espressioni comuni della lingua parlata che associano un aggettivo a un animale “fiero come un Leone”, oppure dei termini derivanti direttamente dalla bestiola in questione come “pavoneggiarsi
Anche il dialetto prende in prestito diverse figure della fauna per dispensare modi di dire e proverbi che racchiudono importanti insegnamenti. Una particolare espressione usata tanto a #Messina quanto nel resto della Sicilia, ha come protagonista il lupo, eternamente descritto come malvagio, violento e ingannevole. In questo caso, la bestia serve a descrivere uno strano comportamento umano. Il detto recita: “lupu i mala cuscenza, comu opira penza”, tradotto in italiano “il lupo con una cattiva coscienza, pensa allo stesso modo in cui opera”. Il significato è facilmente intuibile: l’uomo che ha la coscienza sporca, che è abituato a fregare il prossimo, pensa che sia normale comportarsi come fa solitamente e che anche gli altri facciano lo stesso.
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Gli animali sono da sempre l’espediente perfetto per narrare vizi e virtù dell’essere umano, attraverso le metafore. Del resto, diversi comportamenti (per esempio l’istinto) e alcune caratteristiche psico-fisiche sono facilmente associabili tanto a una persona, quanto a un animale. La prova viene dalle tante espressioni comuni della lingua parlata che associano un aggettivo a un animale “fiero come un Leone”, oppure dei termini derivanti direttamente dalla bestiola in questione come “pavoneggiarsi
Anche il dialetto prende in prestito diverse figure della fauna per dispensare modi di dire e proverbi che racchiudono importanti insegnamenti. Una particolare espressione usata tanto a #Messina quanto nel resto della Sicilia, ha come protagonista il lupo, eternamente descritto come malvagio, violento e ingannevole. In questo caso, la bestia serve a descrivere uno strano comportamento umano. Il detto recita: “lupu i mala cuscenza, comu opira penza”, tradotto in italiano “il lupo con una cattiva coscienza, pensa allo stesso modo in cui opera”. Il significato è facilmente intuibile: l’uomo che ha la coscienza sporca, che è abituato a fregare il prossimo, pensa che sia normale comportarsi come fa solitamente e che anche gli altri facciano lo stesso.
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Il marmo verde di #Taormina è estratto nell’omonima località, ai piedi dei Monti Peloritani.
La superficie, caratterizzata da un singolare verde brillante, è resa ancora più vivida da inaspettate venature di quarzo che regalano ulteriore bellezza a questo marmo spettacolare.
È utilizzato per rivestimenti e sculture.
Il verde di Taormina è famoso e ricercato sin dall'antichità, i romani si contendevano le rare lastre a suon di sesterzi per poter realizzare statue di questo verde così particolare.
Ancora oggi è apprezzato sui mercati nazionali ed internazionali , per i suoi colori caldi ed avvolgenti, viene estratto dall'unica cava ancora attiva e produttiva in San Marco D'allunzio prov. di Messina , contrada Santa Marina ,dalla società " CAVA MARMI ORITI ANTONINO ".
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📜#stoire #leggende #sicil_iaterramia
La superficie, caratterizzata da un singolare verde brillante, è resa ancora più vivida da inaspettate venature di quarzo che regalano ulteriore bellezza a questo marmo spettacolare.
È utilizzato per rivestimenti e sculture.
Il verde di Taormina è famoso e ricercato sin dall'antichità, i romani si contendevano le rare lastre a suon di sesterzi per poter realizzare statue di questo verde così particolare.
Ancora oggi è apprezzato sui mercati nazionali ed internazionali , per i suoi colori caldi ed avvolgenti, viene estratto dall'unica cava ancora attiva e produttiva in San Marco D'allunzio prov. di Messina , contrada Santa Marina ,dalla società " CAVA MARMI ORITI ANTONINO ".
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Pare che esista un motivo che spieghi perchè il marmo abbia tale colore da ricercare in un antico cuntu ….
Cunta lu cuntu ca nella città di Taormina ai tempi quando gli animali parlavano ancora con gli uomini viveva un giovane che si chiamava Sicisberco .
Sicisberco era il segreto figlio del re di Sicilia nascosto dal padre per evitare che venisse ammazzato da qualche intrigo di corte.
Poco prima che compisse 21 anni il ragazzo cadde da uno dei dirupi che circondano la città dei tori, fu portato con grande velocità dal padre per avere le migliori cure possibili.
I cerusici di corte le provarono tutte ma il destino del giovane pareva ormai segnato, allora il re si rivolse al grande mago Malagiggi .
Il mago dopo attento e magico consulto decretò che per salvare l'erede al trono l'unica era mischiare il sangue del giovane con quello di un drago che volontariamente volesse donarlo.
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📜#stoire #leggende #sicil_iaterramia
Cunta lu cuntu ca nella città di Taormina ai tempi quando gli animali parlavano ancora con gli uomini viveva un giovane che si chiamava Sicisberco .
Sicisberco era il segreto figlio del re di Sicilia nascosto dal padre per evitare che venisse ammazzato da qualche intrigo di corte.
Poco prima che compisse 21 anni il ragazzo cadde da uno dei dirupi che circondano la città dei tori, fu portato con grande velocità dal padre per avere le migliori cure possibili.
I cerusici di corte le provarono tutte ma il destino del giovane pareva ormai segnato, allora il re si rivolse al grande mago Malagiggi .
Il mago dopo attento e magico consulto decretò che per salvare l'erede al trono l'unica era mischiare il sangue del giovane con quello di un drago che volontariamente volesse donarlo.
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