https://www.radioradio.it/2023/08/dott-donzelli-tuona-sugli-effetti-avversi-in-aula-dati-spostati-gonfiando-i-morti-tra-i-non-vaccinati/
La scienza, quella vera, basata sulle evidenze, la competenza, la neutralità, non lo scientismo o il fideismo (industriale), alla fine prevalgono sempre.
La scienza, quella vera, basata sulle evidenze, la competenza, la neutralità, non lo scientismo o il fideismo (industriale), alla fine prevalgono sempre.
Radio Radio
Dott. Donzelli tuona sugli effetti avversi in aula ▷ "Dati spostati gonfiando i morti tra i non vaccinati"
A distanza di tre anni dall'inizio della pandemia, possiamo paragonare alcuni dati inglesi tra vaccinati e non sia riguardo la mortalità che riguardo le...
Petizione · Chiediamo le dimissioni del governo Meloni prima che porti al default il nostro paese · Change.org
https://www.change.org/p/chiediamo-le-dimissioni-del-governo-meloni-prima-che-porti-al-default-il-nostro-paese
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Chiediamo le dimissioni del governo Meloni prima che porti al default il nostro paese
https://www.ilfattoquotidiano.it/2023/08/28/lo-studio-dei-fisici-italiani-che-negavano-il-cambiamento-climatico-ritirato-conclusioni-non-supportate-da-prove-o-dati/7274340/
Come se ce ne fosse stato bisogno
Come se ce ne fosse stato bisogno
Il Fatto Quotidiano
Lo studio dei fisici italiani che negavano il cambiamento climatico ritirato: “Conclusioni non supportate da prove o dati”
Lo studio dei fisici italiani che negavano il cambiamento climatico è stato ritirato
SaluteInternazionale: Il benessere e la decrescita | SaluteInternazionale
https://www.saluteinternazionale.info/2023/09/il-benessere-e-la-decrescita/
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SaluteInternazionale
Il benessere e la decrescita | SaluteInternazionale
SaluteInternazionale Salute globale Il benessere e la decrescita
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EuropaToday: Glifosato nell'acqua, così le lobby hanno ottenuto il rinnovo del pesticida tossico
https://europa.today.it/ambiente/glifosato-lobby-bayer.html
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Today
Ingrediente tossico, decine di prodotti ritirati: se li trovate gettateli via
In Italia il 45% delle acque analizzate è inquinato dall'erbicida più venduto al mondo. E molte Regioni neppure fanno i controlli. A Bruxelles sta per chiudersi una partita fondamentale per rinnovarne l'autorizzazione all'uso e le aziende dell'agrifood hanno…
“È stata la Nato”: e lo dice la Nato
“VERITÀ ACCIDENTALE” - “Putin ha scatenato il conflitto per impedire che ci avvicinassimo ai suoi confini”. Inammissibile, senonché a parlare così è stato Stoltenberg. La Ue è in bambola. Unica via d’uscita: trattare
DI BENJAMIN ABELOW
Esistono due narrazioni contrastanti sulle origini della guerra d’Ucraina. Secondo una narrazione, Vladimir Putin è un aggressore di stampo hitleriano. Vuole ristabilire l’impero sovietico inghiottendo l’Ucraina e minacciando i Paesi baltici, la Polonia e le nazioni più a ovest. Questa narrazione è stata creata da Washington e Bruxelles.
È stata ripetuta dai leader europei e riecheggiata all’infinito dai media. Se accettate questa narrazione, sarete lodati come umanitari, cittadini virtuosi dell’Europa, dell’Occidente e del mondo. L’altra narrazione afferma che Putin ha invaso l’Ucraina perché ha percepito una minaccia da parte dell’Occidente, in particolare dalla progressiva militarizzazione dell’Ucraina. Questa narrazione è stata sottaciuta dai governi occidentali e derisa dai media. Se si dice che “è stata la Nato”, si viene definiti “tirapiedi del Cremlino” o “burattini di Putin”. A meno che non siate il capo della Nato.
All’inizio del mese scorso, parlando alla Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg ha commentato la recente adesione della Finlandia all’Alleanza. Ha colto l’occasione per prendere in giro Vladimir Putin. Nel farlo, ha commesso quella che l’economista della Columbia University Jeffrey Sachs ha definito una “gaffe di Washington”. Ciò significa che “ha accidentalmente detto la verità”. Secondo Stoltenberg, “Il Presidente Putin ha dichiarato nell’autunno del 2021, e in realtà ha inviato una bozza di trattato che voleva che la Nato firmasse, di non promettere più alcun allargamento della Nato … Naturalmente, non l’abbiamo firmato. … Voleva che firmassimo quella promessa, di non allargare mai la Nato. … Abbiamo rifiutato. Così è entrato in guerra per impedire che la Nato, ancora più Nato, si avvicinasse ai suoi confini. Ha ottenuto l’esatto contrario”.
I commenti di Stoltenberg sono stati scioccanti per la loro onestà, ma nessuno avrebbe dovuto sorprendersi nel sentire che Putin “è entrato in guerra per impedire che la Nato, ancora più Nato, si avvicinasse ai suoi confini”.
A partire dagli anni ’90, diplomatici e studiosi di spicco avevano previsto un disastro se la Nato si fosse espansa verso la Russia. Tre ex ambasciatori statunitensi a Mosca – George Kennan (che sviluppò la strategia di “contenimento” dell’Urss), William Burns (attuale direttore della Cia) e Jack Matlock Jr (che contribuì a negoziare la fine della Guerra Fredda) – misero tutti in guardia contro l’espansione della Nato.
Anche importanti “falchi” si sono opposti all’espansione della Nato. Tra questi, Paul Nitze, autore di un documento segreto, noto come NSC 68, che ha guidato la politica militare degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, e Richard Pipes, un professore di Harvard, convinto anticomunista. Nel 1997, in una lettera aperta, 40 tra i più esperti diplomatici, militari e studiosi degli Stati Uniti affermarono che l’espansione della Nato sarebbe stata il peggior disastro di politica estera dell’intero periodo post-Guerra Fredda.
Nel 2008, pochi mesi prima che la Nato offrisse una “porta aperta” all’Ucraina e alla Georgia, l’ambasciatore Burns scrisse quanto segue in una e-mail riservata al Segretario di Stato e ad altri alti funzionari: “L’ingresso dell’Ucraina nella Nato è la più luminosa di tutte le linee rosse per l’élite russa (non solo per Putin)”. Più tardi, nel 2008, il National Intelligence Council degli Stati Uniti ha concluso che, offrendo l’adesione all’Ucraina, la Nato aveva creato un rischio reale che la Russia potesse annettere la Crimea e invadere la stessa Ucraina.
“VERITÀ ACCIDENTALE” - “Putin ha scatenato il conflitto per impedire che ci avvicinassimo ai suoi confini”. Inammissibile, senonché a parlare così è stato Stoltenberg. La Ue è in bambola. Unica via d’uscita: trattare
DI BENJAMIN ABELOW
Esistono due narrazioni contrastanti sulle origini della guerra d’Ucraina. Secondo una narrazione, Vladimir Putin è un aggressore di stampo hitleriano. Vuole ristabilire l’impero sovietico inghiottendo l’Ucraina e minacciando i Paesi baltici, la Polonia e le nazioni più a ovest. Questa narrazione è stata creata da Washington e Bruxelles.
È stata ripetuta dai leader europei e riecheggiata all’infinito dai media. Se accettate questa narrazione, sarete lodati come umanitari, cittadini virtuosi dell’Europa, dell’Occidente e del mondo. L’altra narrazione afferma che Putin ha invaso l’Ucraina perché ha percepito una minaccia da parte dell’Occidente, in particolare dalla progressiva militarizzazione dell’Ucraina. Questa narrazione è stata sottaciuta dai governi occidentali e derisa dai media. Se si dice che “è stata la Nato”, si viene definiti “tirapiedi del Cremlino” o “burattini di Putin”. A meno che non siate il capo della Nato.
All’inizio del mese scorso, parlando alla Commissione Affari Esteri del Parlamento Europeo, il Segretario Generale della Nato Jens Stoltenberg ha commentato la recente adesione della Finlandia all’Alleanza. Ha colto l’occasione per prendere in giro Vladimir Putin. Nel farlo, ha commesso quella che l’economista della Columbia University Jeffrey Sachs ha definito una “gaffe di Washington”. Ciò significa che “ha accidentalmente detto la verità”. Secondo Stoltenberg, “Il Presidente Putin ha dichiarato nell’autunno del 2021, e in realtà ha inviato una bozza di trattato che voleva che la Nato firmasse, di non promettere più alcun allargamento della Nato … Naturalmente, non l’abbiamo firmato. … Voleva che firmassimo quella promessa, di non allargare mai la Nato. … Abbiamo rifiutato. Così è entrato in guerra per impedire che la Nato, ancora più Nato, si avvicinasse ai suoi confini. Ha ottenuto l’esatto contrario”.
I commenti di Stoltenberg sono stati scioccanti per la loro onestà, ma nessuno avrebbe dovuto sorprendersi nel sentire che Putin “è entrato in guerra per impedire che la Nato, ancora più Nato, si avvicinasse ai suoi confini”.
A partire dagli anni ’90, diplomatici e studiosi di spicco avevano previsto un disastro se la Nato si fosse espansa verso la Russia. Tre ex ambasciatori statunitensi a Mosca – George Kennan (che sviluppò la strategia di “contenimento” dell’Urss), William Burns (attuale direttore della Cia) e Jack Matlock Jr (che contribuì a negoziare la fine della Guerra Fredda) – misero tutti in guardia contro l’espansione della Nato.
Anche importanti “falchi” si sono opposti all’espansione della Nato. Tra questi, Paul Nitze, autore di un documento segreto, noto come NSC 68, che ha guidato la politica militare degli Stati Uniti durante la Guerra Fredda, e Richard Pipes, un professore di Harvard, convinto anticomunista. Nel 1997, in una lettera aperta, 40 tra i più esperti diplomatici, militari e studiosi degli Stati Uniti affermarono che l’espansione della Nato sarebbe stata il peggior disastro di politica estera dell’intero periodo post-Guerra Fredda.
Nel 2008, pochi mesi prima che la Nato offrisse una “porta aperta” all’Ucraina e alla Georgia, l’ambasciatore Burns scrisse quanto segue in una e-mail riservata al Segretario di Stato e ad altri alti funzionari: “L’ingresso dell’Ucraina nella Nato è la più luminosa di tutte le linee rosse per l’élite russa (non solo per Putin)”. Più tardi, nel 2008, il National Intelligence Council degli Stati Uniti ha concluso che, offrendo l’adesione all’Ucraina, la Nato aveva creato un rischio reale che la Russia potesse annettere la Crimea e invadere la stessa Ucraina.
Nel 2014, l’eminente politologo dell’Università di Chicago John Mearsheimer ha pubblicamente previsto che se la politica degli Stati Uniti nei confronti dell’Ucraina non fosse cambiata, la Russia avrebbe “distrutto” l’Ucraina piuttosto che lasciarla diventare un baluardo militare occidentale al confine con la Russia. Quindi, nessuno avrebbe dovuto sorprendersi di ciò che Stoltenberg si è lasciato sfuggire. L’attuale guerra non solo sta distruggendo l’Ucraina, ma sta creando un rischio reale e crescente di guerra nucleare. Questa affermazione non è propaganda russa. Si basa su un nuovo rapporto della Rand Corporation, un think-tank finanziato dalle forze armate statunitensi – quanto di più lontano dalla propaganda russa si possa immaginare. In un testo in grassetto, il rapporto Rand afferma: “Un’ulteriore escalation deliberata, compresa quella nucleare russa, è altamente plausibile”. Tale uso nucleare “potrebbe essere sorprendentemente esteso”. Se Mosca dovesse usare le armi nucleari, “questo potrebbe essere addirittura senza limiti”, possibilmente con l’utilizzo di testate strategiche.
Di fronte a prove schiaccianti sul pericolo dell’espansione della Nato, come mai le preoccupazioni occidentali su di essa sono state definite propaganda russa? In realtà non è successo. Piuttosto, noi occidentali siamo stati vittime di quella che studiosi come Noam Chomsky hanno definito la “fabbrica del consenso”. Nelle democrazie, le élites non possono attuare i loro obiettivi con un colpo di mano autoritario. Al contrario, usano il loro enorme potere per manipolare l’opinione pubblica, creando un consenso artificiale a sostegno delle politiche scelte. Troppo spesso queste politiche sono incredibilmente pericolose, crudeli e incompetenti. Secondo uno studio della Brown University, le guerre degli Stati Uniti dall’attacco alle Torri gemelle del 2001 hanno causato la morte di oltre tre milioni di persone.
C’è solo una soluzione al disastro in corso in Ucraina. Non è una buona soluzione, ma è la migliore disponibile: fare immediatamente pressione per un cessate il fuoco, seguito da una soluzione negoziata. E dobbiamo guardare in faccia la realtà. L’Ucraina non sarà integra. Saranno persi dei territori e i morti di entrambe le parti non saranno risuscitati. I 50.000 ucraini che hanno subito amputazioni non recupereranno i loro arti. Gli innumerevoli giovani russi bruciati vivi nei carri armati non torneranno dalle loro mogli, figli e genitori. Ma almeno questa terribile guerra finirà prima che le cose peggiorino per tutti o finiscano completamente fuori controllo.
Putin non doveva entrare in guerra. Ma è stato messo con le spalle al muro dalle élites di Washington e Bruxelles. Nel caso di una situazione invertita, ad esempio se la Russia o la Cina avessero cercato di circondare gli Stati Uniti con basi militari e avessero provato a lanciare missili proprio al confine americano, come ha fatto la Nato in Estonia nel 2020 e 2021, anche Washington sarebbe entrata in guerra. Quindi, no, Putin non è un pazzo paranoico. Per quanto si possa contrastare, detestare e rimpiangere l’orribile guerra che ha scatenato, bisogna anche riconoscere che Putin ha fatto esattamente quello che avrebbero fatto gli Stati Uniti nella sua situazione. Anche la maggior parte degli altri Paesi avrebbe fatto lo stesso, ammesso che avessero una potenza militare sufficiente. Nonostante i commenti di Stoltenberg, le élites della politica estera di Washington e dell’Ue sembrano psicologicamente incapaci di riconoscere la verità. Invece di ammettere i propri errori e di assumersi la responsabilità del disastro che hanno creato, questi leader giocano al rialzo, insistendo ancora di più sulla stessa narrazione. Questo è ciò che ha fatto di recente il Presidente Biden alle Nazioni Unite. Spetta quindi ai popoli europei, agli Stati Uniti e alla Maggioranza Globale – e a quei leader dotati di intelligenza, integrità e indipendenza mentale – prendere il timone e chiedere la fine di questa guerra ora.
Di fronte a prove schiaccianti sul pericolo dell’espansione della Nato, come mai le preoccupazioni occidentali su di essa sono state definite propaganda russa? In realtà non è successo. Piuttosto, noi occidentali siamo stati vittime di quella che studiosi come Noam Chomsky hanno definito la “fabbrica del consenso”. Nelle democrazie, le élites non possono attuare i loro obiettivi con un colpo di mano autoritario. Al contrario, usano il loro enorme potere per manipolare l’opinione pubblica, creando un consenso artificiale a sostegno delle politiche scelte. Troppo spesso queste politiche sono incredibilmente pericolose, crudeli e incompetenti. Secondo uno studio della Brown University, le guerre degli Stati Uniti dall’attacco alle Torri gemelle del 2001 hanno causato la morte di oltre tre milioni di persone.
C’è solo una soluzione al disastro in corso in Ucraina. Non è una buona soluzione, ma è la migliore disponibile: fare immediatamente pressione per un cessate il fuoco, seguito da una soluzione negoziata. E dobbiamo guardare in faccia la realtà. L’Ucraina non sarà integra. Saranno persi dei territori e i morti di entrambe le parti non saranno risuscitati. I 50.000 ucraini che hanno subito amputazioni non recupereranno i loro arti. Gli innumerevoli giovani russi bruciati vivi nei carri armati non torneranno dalle loro mogli, figli e genitori. Ma almeno questa terribile guerra finirà prima che le cose peggiorino per tutti o finiscano completamente fuori controllo.
Putin non doveva entrare in guerra. Ma è stato messo con le spalle al muro dalle élites di Washington e Bruxelles. Nel caso di una situazione invertita, ad esempio se la Russia o la Cina avessero cercato di circondare gli Stati Uniti con basi militari e avessero provato a lanciare missili proprio al confine americano, come ha fatto la Nato in Estonia nel 2020 e 2021, anche Washington sarebbe entrata in guerra. Quindi, no, Putin non è un pazzo paranoico. Per quanto si possa contrastare, detestare e rimpiangere l’orribile guerra che ha scatenato, bisogna anche riconoscere che Putin ha fatto esattamente quello che avrebbero fatto gli Stati Uniti nella sua situazione. Anche la maggior parte degli altri Paesi avrebbe fatto lo stesso, ammesso che avessero una potenza militare sufficiente. Nonostante i commenti di Stoltenberg, le élites della politica estera di Washington e dell’Ue sembrano psicologicamente incapaci di riconoscere la verità. Invece di ammettere i propri errori e di assumersi la responsabilità del disastro che hanno creato, questi leader giocano al rialzo, insistendo ancora di più sulla stessa narrazione. Questo è ciò che ha fatto di recente il Presidente Biden alle Nazioni Unite. Spetta quindi ai popoli europei, agli Stati Uniti e alla Maggioranza Globale – e a quei leader dotati di intelligenza, integrità e indipendenza mentale – prendere il timone e chiedere la fine di questa guerra ora.
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la Repubblica: Siccità record in Amazzonia. Senza fiumi navigabili la vita si è fermata per 500mila persone
https://www.repubblica.it/cronaca/2023/10/09/news/siccita_record_in_amazzonia_senza_fiumi_navigabili_la_vita_si_e_fermata_per_500mila_persone-417343108/
https://www.repubblica.it/cronaca/2023/10/09/news/siccita_record_in_amazzonia_senza_fiumi_navigabili_la_vita_si_e_fermata_per_500mila_persone-417343108/
la Repubblica
Siccità record in Amazzonia. Senza fiumi navigabili la vita si è fermata per 500mila persone
La situazione peggiore a Manaus. Stato d’emergenza in 42 municipalità. Con le barche arenate impossibile trasportare cibo e andare a scuola. Morti 120 delfini …
In Sud America c'è l'apocalisse ma praticamente nessuno ne parla
SEquS ha firmato per mano di Maurizio Pallante e promuove la seguente petizione lanciata dal comitato Torino Respira.
Firmiamo e condividiamo questa petizione molto importante che pone al centro dell'azione politica climatica l'azione non violenta e la disobbedienza civile, ennesimo tentativo di farci ascoltare prima che sia troppo tardi.
https://www.change.org/p/in-difesa-della-libert%C3%A0-di-manifestazione-degli-attivisti-per-il-clima?redirect=false
Grazie.
Firmiamo e condividiamo questa petizione molto importante che pone al centro dell'azione politica climatica l'azione non violenta e la disobbedienza civile, ennesimo tentativo di farci ascoltare prima che sia troppo tardi.
https://www.change.org/p/in-difesa-della-libert%C3%A0-di-manifestazione-degli-attivisti-per-il-clima?redirect=false
Grazie.
Change.org
Firma la petizione
In difesa della libertà di manifestazione degli attivisti per il clima
L'associazione ambientalista "Sostenibilità Equità Solidarietà" ha deliberato di sostenere la lista "Pace Terra Dignità" alle elezioni europee dell’8-9 giugno 2024, perché ne condivide il programma, in particolare la priorità assoluta assegnata alla pace, escludendo completamente la violenza delle armi e delle pratiche di guerra ovunque nel mondo, con particolare attenzione all'Ucraina e alla Palestina, dove stiamo assistendo ad inenarrabili distruzioni, che avvicinano progressivamente il rischio di una guerra mondiale in cui, inevitabilmente, verrebbero utilizzate armi atomiche.
Poiché nel nostro Paese la maggioranza dell'opinione pubblica ritiene che sia necessario interrompere al più presto le ostilità e avviare colloqui di pace, in sintonia con Papa Francesco, è benvenuto l'arrivo di un soggetto politico che possa dar voce a questa priorità assoluta, soprattutto perché in sede europea si sta prospettando un coinvolgimento diretto nella guerra in Ucraina.
Non meno importante per la nostra associazione è l'attenzione posta nel programma ai problemi della crisi ecologica, che costituisce l'altra grande minaccia incombente sul futuro dell'umanità. Le proposte che vengono formulate per attenuarla rispecchiano le linee guida del nostro impegno su questo tema.
Condividiamo anche le proposte formulate per affrontare il problema dell'occupazione, della giusta retribuzione del lavoro e del suo ruolo nella vita delle persone, che rispondono ai due concetti di equità e di solidarietà che compaiono nella denominazione della nostra associazione.
Un’ulteriore motivazione che ci ha indirizzato nella nostra scelta è la lista dei candidati, composta da persone caratterizzate da competenza e rigore morale, due doti indispensabili per gestire la cosa pubblica, di cui si sente un enorme bisogno.
https://paceterradignita.it/
Poiché nel nostro Paese la maggioranza dell'opinione pubblica ritiene che sia necessario interrompere al più presto le ostilità e avviare colloqui di pace, in sintonia con Papa Francesco, è benvenuto l'arrivo di un soggetto politico che possa dar voce a questa priorità assoluta, soprattutto perché in sede europea si sta prospettando un coinvolgimento diretto nella guerra in Ucraina.
Non meno importante per la nostra associazione è l'attenzione posta nel programma ai problemi della crisi ecologica, che costituisce l'altra grande minaccia incombente sul futuro dell'umanità. Le proposte che vengono formulate per attenuarla rispecchiano le linee guida del nostro impegno su questo tema.
Condividiamo anche le proposte formulate per affrontare il problema dell'occupazione, della giusta retribuzione del lavoro e del suo ruolo nella vita delle persone, che rispondono ai due concetti di equità e di solidarietà che compaiono nella denominazione della nostra associazione.
Un’ulteriore motivazione che ci ha indirizzato nella nostra scelta è la lista dei candidati, composta da persone caratterizzate da competenza e rigore morale, due doti indispensabili per gestire la cosa pubblica, di cui si sente un enorme bisogno.
https://paceterradignita.it/
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“Sostenibilità Equità Solidarietà” esprime la sua piena solidarietà e complicità a Fridays For Future nella lotta per la giustizia climatica e sociale, impegnandosi per un cambiamento radicale. Siamo e saremo sempre al loro fianco nel denunciare il legame tra attività umane, crisi climatica e disuguaglianze globali.
Legame tra attività umane, crisi climatica e disuguaglianze globali: Le attività antropiche, come l’industria pesante e i trasporti, sono responsabili di una significativa percentuale delle emissioni di gas serra, accelerando il riscaldamento globale. Questo aumento delle temperature sta causando eventi climatici estremi, quali inondazioni, siccità e incendi boschivi, che colpiscono in maniera sproporzionata le comunità più vulnerabili e le regioni già afflitte da disuguaglianze economiche e sociali.
Imperialismo e il colonialismo occidentale: Riconosciamo come le politiche imperialistiche e colonialiste delle potenze occidentali abbiano storicamente contribuito allo sfruttamento delle risorse naturali e alla destabilizzazione di molte regioni del mondo. Questo sfruttamento non solo ha esacerbato le disuguaglianze globali, ma ha anche ostacolato gli sforzi per una gestione sostenibile delle risorse ambientali.
Impatto devastante dei progetti fossili: I progetti di estrazione e utilizzo dei combustibili fossili, come petrolio e gas naturale, continuano a devastare gli ecosistemi, inquinare l’aria e l’acqua, e minacciare la biodiversità. Queste attività non solo contribuiscono significativamente alle emissioni di CO₂, ma mettono anche a rischio la salute e il benessere delle comunità locali, spesso costrette a convivere con gli effetti nocivi di tali operazioni.
Repressione delle proteste climatiche: Siamo profondamente preoccupati per la crescente repressione delle proteste climatiche. I manifestanti, soprattutto giovani, affrontano ostilità e violenze da parte delle forze dell’ordine, limitando il diritto fondamentale alla libertà di espressione e di assemblea. Sosteniamo il diritto di tutti a manifestare pacificamente per un futuro sostenibile e giusto.
Appello per un cambiamento politico e sociale: Rinnoviamo l’appello per un cambiamento politico e sociale urgente che limiti l’aumento della temperatura globale a 1.5°C. Questo obiettivo richiede politiche incisive di decarbonizzazione, investimenti in energie rinnovabili, e una transizione energetica equa che non lasci indietro le comunità più vulnerabili. È necessario un impegno concreto da parte dei governi e delle istituzioni internazionali per implementare soluzioni sostenibili e innovative.
Solidarietà con la resistenza palestinese: Ci schieriamo in solidarietà con la resistenza palestinese, riconoscendo le interconnessioni tra lotte per la giustizia ambientale e i diritti umani. La situazione in Palestina evidenzia come le questioni ambientali siano strettamente legate a quelle politiche e sociali, richiedendo un approccio integrato per affrontare le sfide globali in modo equo e inclusivo.
https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/sequs-partecipa-allo-sciopero-per-il-clima-dell11-ottobre/
Link al comunicato stampa di FFF: https://fridaysforfutureitalia.it/non-e-troppo-tardi-il-cambiamento-e-possibile-fridays-for-future-italia-scende-in-piazza-e-lancia-un-appello-allunione-per-la-giustizia-sociale-e-climatica/
Legame tra attività umane, crisi climatica e disuguaglianze globali: Le attività antropiche, come l’industria pesante e i trasporti, sono responsabili di una significativa percentuale delle emissioni di gas serra, accelerando il riscaldamento globale. Questo aumento delle temperature sta causando eventi climatici estremi, quali inondazioni, siccità e incendi boschivi, che colpiscono in maniera sproporzionata le comunità più vulnerabili e le regioni già afflitte da disuguaglianze economiche e sociali.
Imperialismo e il colonialismo occidentale: Riconosciamo come le politiche imperialistiche e colonialiste delle potenze occidentali abbiano storicamente contribuito allo sfruttamento delle risorse naturali e alla destabilizzazione di molte regioni del mondo. Questo sfruttamento non solo ha esacerbato le disuguaglianze globali, ma ha anche ostacolato gli sforzi per una gestione sostenibile delle risorse ambientali.
Impatto devastante dei progetti fossili: I progetti di estrazione e utilizzo dei combustibili fossili, come petrolio e gas naturale, continuano a devastare gli ecosistemi, inquinare l’aria e l’acqua, e minacciare la biodiversità. Queste attività non solo contribuiscono significativamente alle emissioni di CO₂, ma mettono anche a rischio la salute e il benessere delle comunità locali, spesso costrette a convivere con gli effetti nocivi di tali operazioni.
Repressione delle proteste climatiche: Siamo profondamente preoccupati per la crescente repressione delle proteste climatiche. I manifestanti, soprattutto giovani, affrontano ostilità e violenze da parte delle forze dell’ordine, limitando il diritto fondamentale alla libertà di espressione e di assemblea. Sosteniamo il diritto di tutti a manifestare pacificamente per un futuro sostenibile e giusto.
Appello per un cambiamento politico e sociale: Rinnoviamo l’appello per un cambiamento politico e sociale urgente che limiti l’aumento della temperatura globale a 1.5°C. Questo obiettivo richiede politiche incisive di decarbonizzazione, investimenti in energie rinnovabili, e una transizione energetica equa che non lasci indietro le comunità più vulnerabili. È necessario un impegno concreto da parte dei governi e delle istituzioni internazionali per implementare soluzioni sostenibili e innovative.
Solidarietà con la resistenza palestinese: Ci schieriamo in solidarietà con la resistenza palestinese, riconoscendo le interconnessioni tra lotte per la giustizia ambientale e i diritti umani. La situazione in Palestina evidenzia come le questioni ambientali siano strettamente legate a quelle politiche e sociali, richiedendo un approccio integrato per affrontare le sfide globali in modo equo e inclusivo.
https://sostenibilitaequitasolidarieta.it/sequs-partecipa-allo-sciopero-per-il-clima-dell11-ottobre/
Link al comunicato stampa di FFF: https://fridaysforfutureitalia.it/non-e-troppo-tardi-il-cambiamento-e-possibile-fridays-for-future-italia-scende-in-piazza-e-lancia-un-appello-allunione-per-la-giustizia-sociale-e-climatica/
Sostenibilità Equità Solidarietà
SEquS partecipa allo sciopero per il clima dell'11 ottobre
“Sostenibilità Equità Solidarietà” esprime la sua piena solidarietà e complicità a Fridays For Future nella lotta per la giustizia climatica e sociale, impegnandosi per un cambiamento radicale. Siamo e saremo sempre al loro fianco...
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Disponibile la registrazione del dibattito: "Perché gli ecologisti hanno uno scarso consenso politico?" con Maurizio Pallante e tanti ospiti.
https://youtu.be/L0f8Vf5L05U
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YouTube
Perché gli ecologisti hanno uno scarso consenso politico?
16 novembre 2024 - Roma
Le conseguenze sempre più devastanti della crisi ecologica hanno incrinato nell’immaginario collettivo dei popoli che vivono nei Paesi sviluppati l’ottusa convinzione di vivere nel migliore dei mondi possibili. Non sono state però…
Le conseguenze sempre più devastanti della crisi ecologica hanno incrinato nell’immaginario collettivo dei popoli che vivono nei Paesi sviluppati l’ottusa convinzione di vivere nel migliore dei mondi possibili. Non sono state però…
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