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Festina lente
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Foto da Fabrizio Cortesi
Segnalo per chi non lo sapesse: sabato a Lissone, catena umana contro pedemontana
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Oggi la stampa 😁🤣🤣
Foto da Fabrizio Cortesi
🐻💌💣

Dear all, as Italian citizens we are contacting all major European newspapers to inform them of an unfortunate fact that is happening in the Trentino Alto Adige Region.
The League administration has issued the first orders to kill several "aggressive and problematic” bears present in Trentino with the goal of killing 70 of them!
The real problem is that bear management in that area is superficial and the necessary measures were never implemented so that contact between humans an plantigrades would be limited. The bears were reintroduced in 1995 with a project called Life Ursus funded by the European Union.

Too many things did not work and were left to chance in this repopulation project: after an initial period of control on the mating specimens, radio collars were considered no longer needed or too expensive.
Information boards proved inadequate.
There's clearly nothing effective in the administration's actions: female bears have not been sterilized despite permission from the competent bodies, radio collars have a dead battery, bear-tracking apps are not used, people are unaware about preventive or defensive behaviors to be implemented in case of a bear encounter, deterrent devices are absent, anti-bear bins have not been installed, wildlife corridors for dispersing excess specimens to other mountains have never been implemented, and human-forbidden buffer zones for breeding specimens are not contemplated, because every square meter of territory is good for exploiting tourism.
Ultimately, no useful work was done, despite the substantial funds allocated.

This indifference from institutions led to close encounters that resulted in tragedy with the recent death of a boy, the only death in many years of coexistence.
With the excuse of a single attack whose contours are confused, authorities aim to halve the number of specimens by killing them.
The victim’s family stated that the death of the bear wouldn’t do him justice and that blame for the incident lies with the mismanagement of the project by local politicians.

The Italian population is expressing opposition and outrage. Eighty percent of Italians are against these killings, as is the law, yet local politicians insist on the culling.
Animal welfare groups asked for the bears deemed problematic to be moved to sanctuaries. Alternatives do exist. The willingness to kill is merely an unnecessary and cruel act of force.
We ask foreign newspapers to help us save the bears by giving prominence to this news and to bring our voice out of Italy.

Sincerely

————-

Gentilissimi,
come cittadini italiani stiamo contattando tutte le principali testate giornalistiche europee per informarle di un fatto increscioso che sta accadendo nella Regione Trentino Alto Adige.
L'amministrazione della Lega ha emanato le prime ordinanze per uccidere diversi orsi presenti in Trentino come orsi aggressivi e problematici con l’obiettivo di ucciderne 70!
Il vero problema è che la gestione degli orsi in quel territorio è superficiale e non sono mai state attuate le misura necessarie affinché il contatto tra umani e plantigradi fosse limitato. Gli orsi sono stati reintrodotti nel '95 con un progetto dal nome Life Ursus finanziato dall'Unione Europea, Troppe cose non hanno funzionato e sono state lasciate al caso in questo progetto di ripopolamento che, dopo un primo periodo iniziale di controllo sugli esemplari che si stavano riproducendo, ha pensato bene che i radiocollari non servivano più o costavano troppo. Pochi cartelli informativi sono risultati insufficienti.
È evidente che non vi sia stato nulla di efficace nelle azioni dell’amministrazione: non sono state sterilizzate le femmine nonostante gli organi competenti avessero dato il nulla osta, i radiocollari degli orsi sono scarichi, le app per la localizzazione degli orsi non vengono utilizzate, la cittadinanza è ignara sui comportamenti di prevenzione o difesa da attuare in caso di incontro con un orso, i dispositivi dissuasori non esistono, i cassonetti anti orsi non sono stati installati, i corridoi faunistici per la dispersione
verso altre montagne degli esemplari in eccesso non sono mai stati realizzati per non turbare il turismo, le zone di rispetto integrale interdette agli uomini per lasciare i pace gli esemplari in riproduzione non sono contemplate, perchè ogni metro quadro di territorio è buono per fare turismo.

In definitiva non è stato fatto alcun lavoro utile tra quelli necessari, malgrado i cospicui fondi stanziati.

Tutto questo disinteresse da parte delle istituzioni ha portato ad incontri ravvicinati che sono sfociati in tragedia con la recente morte di un ragazzo, unica morte in tanti anni di coesistenza.
Con la motivazione di un’unica aggressione i cui contorni sono confusi, hanno l’obiettivo di dimezzare il numero degli esemplari uccidendoli.
La famiglia del ragazzo morto ha dichiarato che la morte dell'orsa non serve ad ottenere giustizia e che la colpa dell'accaduto sta nella malagestione del progetto da parte della politica locale,
la popolazione italiana sta manifestando contrarietà e sdegno. L'80% degli italiani è contraria a queste uccisioni, le leggi sono contrarie a queste uccisioni, eppure la politica locale insiste con l’abbattimento.
Le associazioni animaliste hanno chiesto di poter spostare gli orsi considerati problematici in santuari quindi le alternative ci sono. La volontà di uccidere è meramente un atto di forza inutile e crudele.
Chiediamo ai giornali stranieri di aiutarci a salvare gli orsi dando risalto a questa notizia e di portare la nostra voce fuori dall'Italia.

Cordiali saluti

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Forwarded from Fabrizio
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Da una email di ReCommons

il Pakistan è al collasso, i continui blackout hanno portato il Paese a un passo dal default finanziario, forse ne eri già al corrente, ma la situazione è davvero drammatica e quello che probabilmente non sai (a meno che tu non abbia letto la stampa internazionale in questi giorni) è che tra i responsabili della crisi energetica c’è ENI.

Quando ENI si candidò a diventare uno dei suoi principali fornitori di gas, il Pakistan credeva di aver messo al sicuro il suo sistema energetico, ma ha saltato ben 8 delle ultime 20 consegne pattuite, con tutte le drammatiche conseguenze per l'economia locale. La chiusura di industrie strategiche come quelle del tessile ha lasciato migliaia di persone senza lavoro. In base ai dati in nostro possesso, possiamo desumere che ENI lo abbia fatto per vendere lo stesso gas alla Turchia e guadagnare dall'operazione mezzo miliardo di euro.

L'inchiesta su come ENI abbia di fatto aggravato la crisi del Pakistan, tagliando i rifornimenti al Paese per fini speculativi, è frutto di mesi di lavoro insieme ai colleghi inglesi di Source Material ed è stata ripresa dall'agenzia di stampa internazionale Bloomberg e grazie a quel lancio da numerosi media internazionali, eppure i media nostrani si sono ben guardati dal riprendere il lancio dell'”autorevole” agenzia. Meglio non disturbare il manovratore?
Foto da Fabrizio Cortesi