Sentieri d'ombra
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Ma perché il film "Prey" è valutato così bene?
"NOPE" di Jordan Peele.

CONTIENE SPOILER

In un mondo dove l'immagine digitale sembra ormai divorare tutto e raggiungere tutti con le tecnologie di condivisione e fruizione, cosa resta da riprendere, da mostrare? Forse solo ciò che va oltre il conosciuto terrestre, quindi un'entità aliena?
Il film parte da questa idea, e su una struttura Sci-fi-horror costruisce una riflessione sull'immagine, sulla sua storia e sulla sua capacità di acquistare ancora una volta una sorta di potere che agli albori della fotografia e del cinema possedeva, quella facoltà di mostrare le cose come fosse la prima volta, o come in questo caso, per la prima volta.
Nel ridare all'immagine questo potere, Peele segue il procedimento cronologico contrario a quello avvenuto nella storia visuale che conosciamo: partendo dal digitale, finisce con la fotografia analogica, e non quella su carta, ma quella ancora più "antica" su lastra, utilizzata dai primissimi fotografi come Niepce e Daguerre.
I protagonisti del film cercano più volte di riprendere l'oggetto volante alieno. Dapprima cercano di farlo con mezzi elettronici/digitali, ma falliscono nell'impresa perché l'essere volante è capace di disturbare ogni mezzo elettronico si trovi nelle sue vicinanze. Ecco poi che un regista venuto ad aiutarli ci prova con una cinepresa in pellicola. Questa volta l'esperimento funziona, ma il regista non è interessato al potere creativo e generativo dell'immagine, ma dal suo potere distruttivo: è un iconoclasta. Egli infatti muore in una sorta di atto estetico annichilente.
L'ultimo tentativo, quello che finalmente restituisce un'immagine nitida dell'essere alieno, è affidato alla fotografia, che come sappiamo nasce prima del cinema, cioè dell'immagine in movimento.
Ed ecco che forse si spalanca una nuova era dell'arte visuale, un nuovo modo di guardare al mondo, con i nostri occhi, ma soprattutto attraverso l'immagine.
Nasce una nuova era, ma qui il film finisce.
Ho riletto da poco "Viaggio al termine della notte" di Louis-Ferdinand Céline e ho scattato queste foto
ll meno che si possa dire è che è difficile, allorché si decida di fare un film su un tale soggetto (i campi di concentramento), non porsi certe questioni preliminari: ma tutto accade come se, per incoerenza, stupidità o vigliaccheria, Pontecorvo abbia risolutamente evitato di porsele.
Per esempio, quella del realismo: per molte ragioni, facili da comprendere, il realismo assoluto, o ciò che ne fa le veci al cinema, è impossibile qui; ogni tentativo in questa direzione è necessariamente incompiuto (“dunque immorale”), ogni prova di ricostruzione o di truccatura, ridicola e grottesca, ogni approccio tradizionale dello “spettacolo” fa emergere voyeurismo e pornografia.
[... ]
Guardate, tuttavia in Kapò, l'inquadratura in cui Emmanuelle Riva si suicida, gettandosi sulla recinzione elettrificata; l'uomo che decida, a questo punto, di fare una carrellata in avanti per riprendere il cadavere dal basso verso l'alto, premurandosi d'inscrivere esattamente la mano alzata in un angolo dell'inquadratura finale, quest'uomo non ha diritto che al più profondo disprezzo.

Jacques Rivette - "Dell'abiezione", articolo n. 120 pubblicato nei Cahiers du cinéma - 1961
Al di là dei gusti personali, l'esperienza cinematografica di "The Whale" va fatta.
Andate a vederlo al cinema se potete, in lingua originale preferibilmente.
È un film sulla creatività e sulla ricerca di una sincerità che dalla letteratura passa all'esistenza, in una osmosi che verso la fine tocca le vette di una rivelazione sacrale.
La felicità scandita dal tempo di una canzone d'amore, al di là ogni dottrina, delusione politica, esistenziale e generazionale. Qui secondo me la poesia di Nanni Moretti, da "Palombella rossa" a "Il sol dell'avvenire".
Non ho capito se "Aftersun" di Charlotte Wells sia un film capace di rimanere vivo nella memoria del cinema o nella coscienza degli spettatori.
Quando lo guardi c'è dell'intensità. Poi sembra una cartolina sbiadita. Il trionfo della nostalgia?
Lo scrittore Emmanuele Carrère nel suo "Limonov" scrive che ai tempi di "Aguirre, furore di Dio" il regista Werner Herzog avesse un atteggiamento un po' fascista. È la cosa più bizzarra che abbia letto negli ultimi tempi.
#memoriedimezzanotte

Memorie di mezzanotte

Mi viene in mente quella scena in "Padre Padrone" dei fratelli Taviani, in cui il padre frusta il figlio fino a farlo svenire dalla paura e dal dolore. Il padre, dispiaciuto per la sua violenza, prende il figlio in braccio e comincia a intonare un canto lamentoso. Ad un certo punto al suo lamento si accorda un coro sardo, e la macchina da presa esegue una panoramica per inquadrare il paesaggio circostante.
Il lamento del padre si unisce e si confonde alla selvaggia violenza della Natura.

Qui la scena 👇
https://youtu.be/LgUgTCxeJP4
#memoriedimezzanotte

Memoria di mezzanotte

Non so perché ma mi torna in mente il bianco e nero di "Control" di Anton Corbijn, e il modo in cui il personaggio di Ian Curtis, interpretato da Sam Riley, fuma la sigaretta nei primi 15-20 minuti del film. Mi tornano in mente tutte le sigarette fumate dai personaggi e la maniera in cui il fumo si alza esaltato dai contrasti del bianco e nero. E ovviamente la musica dei Joy Division.
"Atmosphere" è la mia canzone preferita dei Joy Division.
Questa canzone mi ha fatto sempre pensare che è impossibile odiare le persone a cui si è detto "Ti amo".
Poi chissà perché lo facciamo... Le canzoni hanno sempre una fine.
Il video è girato da Anton Corbijn.

https://youtu.be/1EdUjlawLJM
"E mentre sto riflettendo, dopo molto che il film è partito, che in fondo i film corali lasciano un po' freddi... E che l'idea di questo film è migliore del film stesso, beh in quel momento..... E per un quarto d'ora, fino alla fine, ho pianto".

https://youtu.be/Ei7YjbcvGiM
#memoriedimezzanotte

Memorie di mezzanotte.

"Ci siamo dette che saremmo state sincere, ricordi? Ma tu non lo tolleri. Tu vuoi essere ingannata".
Ricordo la risposta di Petra von Kant, la donna innamorata, che dice "Si, ingannami. Ti prego ingannami".
Una lacrima le scende dall'occhio sinistro, il suo viso è fermo in una posa glaciale di dolore. Ed è tutto così teatrale, però tutto così naturale e vivido.
Il film è "Le lacrime amare di Petra von Kant" di Rainer Werner Fassbinder.
Per chi fosse interessato, ho avviato un nuovo progetto che ha l'obiettivo di documentare, criticare, divulgare, attraverso il cinema, con libertà e creatività.

https://t.me/cinemadiretto