La falsa testimonianza al tempo dei media.
Tutti sanno che mentire a un pubblico ufficiale è un reato, e non solo in tribunale.
Chi sono i pubblici ufficiali? Un sito giuridico [*] cita dalla normativa: sono
«coloro che esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa».
Il sito dà, a titolo esemplificativo, la seguente lista di pubblici ufficiali:
«il controllore del treno o dell’autobus; i consulenti tecnici; i periti d’ufficio; gli ufficiali giudiziari; deputati e senatori; i curatori fallimentari; i medici dell’ospedale che rivestono un ruolo apicale (ad esempio il primario); il messo comunale; gli ispettori e gli ufficiali sanitari; i notai; gli avvocati di Stato; il sindaco; gli assessori ed i consiglieri comunali; i vigili del fuoco; i magistrati; gli insegnanti delle scuole pubbliche; gli agenti di Polizia locale; gli appartenenti alle forze dell’ordine, quindi il poliziotto, il carabiniere, il militare della Guardia di Finanza; gli impiegati delle dogane; il comandante della nave; le guardie giurate (nei limiti dell’esercizio delle loro funzioni di prevenzione e repressione dei reati contro i beni mobili e immobili affidati alla loro sorveglianza).»
Questa lista fa sorgere un problema che si potrebbe chiamare di "autoreferenzialità": i soggetti qui elencati che dichiarino il falso in un contesto in cui rivestono il ruolo pubblico corrispondente, commettono anch'essi un reato?
Per esempio: commettono o no un reato
- deputati e senatori,
- sindaci,
- assessori e consiglieri comunali,
- magistrati,
- appartenenti alle forze dell’ordine,
che dichiarino il falso durante un'intervista che li chiama in causa per il ruolo pubblico che rivestono e che viene trasmessa, con loro piena consapevolezza, da un canale televisivo pubblico?
La risposta è ovvia: sì, lo commettono, perché la platea di coloro i quali possono essere fuorviati dalla loro dichiarazione include potenzialmente pubblici ufficiali - per esempio magistrati o colleghi interessati, per la loro funzione, alla verità di quanto detto da - poniamo - un deputato o un sindaco durante l'intervista in questione.
Per non dire dei cittadini, la cui stessa vita quotidiana (e lo stesso obbligo di dire il vero a un pubblico ufficiale!) dipende dall'assunzione di attendibilità dei pubblici ufficiali, e ricevono quindi sicuramente un danno, diretto o indiretto, ogni qual volta uno di questi mente in una materia che riguardi la sua funzione pubblica.
Fatta questa doverosa premessa, sottoponiamo ai giuristi e ai parlamentari il seguente video, che prova, oltre ogni ragionevole dubbio, un caso gravissimo di falsa testimonianza da parte di un personaggio politico che occupa attualmente un'importante carica nel governo nazionale: e che la occupa anche grazie alla dichiarazione falsamente smentita.
Ci sarà qualcuno che vorrà impegnarsi a non lasciarlo impunito, se non altro per non abbandonare al ludibrio le istituzioni?
[*] https://www.laleggepertutti.it/451498_cosa-rischia-chi-dichiara-il-falso
Tutti sanno che mentire a un pubblico ufficiale è un reato, e non solo in tribunale.
Chi sono i pubblici ufficiali? Un sito giuridico [*] cita dalla normativa: sono
«coloro che esercitano una pubblica funzione legislativa, giudiziaria o amministrativa».
Il sito dà, a titolo esemplificativo, la seguente lista di pubblici ufficiali:
«il controllore del treno o dell’autobus; i consulenti tecnici; i periti d’ufficio; gli ufficiali giudiziari; deputati e senatori; i curatori fallimentari; i medici dell’ospedale che rivestono un ruolo apicale (ad esempio il primario); il messo comunale; gli ispettori e gli ufficiali sanitari; i notai; gli avvocati di Stato; il sindaco; gli assessori ed i consiglieri comunali; i vigili del fuoco; i magistrati; gli insegnanti delle scuole pubbliche; gli agenti di Polizia locale; gli appartenenti alle forze dell’ordine, quindi il poliziotto, il carabiniere, il militare della Guardia di Finanza; gli impiegati delle dogane; il comandante della nave; le guardie giurate (nei limiti dell’esercizio delle loro funzioni di prevenzione e repressione dei reati contro i beni mobili e immobili affidati alla loro sorveglianza).»
Questa lista fa sorgere un problema che si potrebbe chiamare di "autoreferenzialità": i soggetti qui elencati che dichiarino il falso in un contesto in cui rivestono il ruolo pubblico corrispondente, commettono anch'essi un reato?
Per esempio: commettono o no un reato
- deputati e senatori,
- sindaci,
- assessori e consiglieri comunali,
- magistrati,
- appartenenti alle forze dell’ordine,
che dichiarino il falso durante un'intervista che li chiama in causa per il ruolo pubblico che rivestono e che viene trasmessa, con loro piena consapevolezza, da un canale televisivo pubblico?
La risposta è ovvia: sì, lo commettono, perché la platea di coloro i quali possono essere fuorviati dalla loro dichiarazione include potenzialmente pubblici ufficiali - per esempio magistrati o colleghi interessati, per la loro funzione, alla verità di quanto detto da - poniamo - un deputato o un sindaco durante l'intervista in questione.
Per non dire dei cittadini, la cui stessa vita quotidiana (e lo stesso obbligo di dire il vero a un pubblico ufficiale!) dipende dall'assunzione di attendibilità dei pubblici ufficiali, e ricevono quindi sicuramente un danno, diretto o indiretto, ogni qual volta uno di questi mente in una materia che riguardi la sua funzione pubblica.
Fatta questa doverosa premessa, sottoponiamo ai giuristi e ai parlamentari il seguente video, che prova, oltre ogni ragionevole dubbio, un caso gravissimo di falsa testimonianza da parte di un personaggio politico che occupa attualmente un'importante carica nel governo nazionale: e che la occupa anche grazie alla dichiarazione falsamente smentita.
Ci sarà qualcuno che vorrà impegnarsi a non lasciarlo impunito, se non altro per non abbandonare al ludibrio le istituzioni?
[*] https://www.laleggepertutti.it/451498_cosa-rischia-chi-dichiara-il-falso
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MELONI - GARANZIA DI COERENZA
IO... IO... IO...
GIORGIA MELONI E LE SUE PROMESSE MAI MAI MANTENUTE
LEI FA SOLO CIO' CHE GLI CHIEDE IL GRUPPO BILDERBERG, QUELLE PROMESSE VANNO SEMPRE ONORATE...
TUTTI UGUALI, ALTRI PEGGIO
LA POLITICA ITALIANA E' UNA LATRINA…
IO... IO... IO...
GIORGIA MELONI E LE SUE PROMESSE MAI MAI MANTENUTE
LEI FA SOLO CIO' CHE GLI CHIEDE IL GRUPPO BILDERBERG, QUELLE PROMESSE VANNO SEMPRE ONORATE...
TUTTI UGUALI, ALTRI PEGGIO
LA POLITICA ITALIANA E' UNA LATRINA…
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È legittimo commissionare l'assassinio di un capo politico di un paese con cui si è in guerra?
Fin da tempi remoti ci si è chiesti se non fosse più ragionevole sostituire una guerra in atto o potenziale tra due stati con un conflitto limitato a loro rappresentanze (cfr. Orazi e Curiazi), o addirittura a un duello tra capi dei rispettivi paesi nemici (cfr. libro III dell'Iliade).
L'esistenza stessa di tradizioni leggendarie di questo tipo testimonia l'antichità di una diffusa percezione della guerra come intrinsecamente assurda se concepita in quanto «mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» (per citare la Costituzione italiana).
Collegata a tale giudizio è la riflessione che una guerra è - si può dire quasi per definizione - l'esito di una trattativa diplomatica fallita.
E perché mai chi è responsabile di tale fallimento,
- o per incapacità,
- o per favorire soggetti che sulla guerra lucrano in senso economico oppure politico,
- o per adesione a ideologie fanatiche spesso non condivise dalla maggioranza del suo popolo,
dovrebbe essere tutelato e addirittura uscire indenne da una catastrofe umanitaria qual è sempre, in definitiva, il bilancio di una guerra?
Perché non prendere di mira proprio lui prima che la guerra entri nella sua fase "calda" e faccia migliaia o milioni di morti tra persone che non hanno avuto alcun ruolo nelle trattative?
È quanto meno immaginabile, ad esempio, che una Germania senza Hitler non avrebbe forse nemmeno cominciato, e verosimilmente, anche dopo lo scoppio di quella che oggi è detta II guerra mondiale (GM), non promosso uno sforzo bellico sulla scala di quello di Hitler.
È tuttavia singolare che, nonostante le considerazioni precedenti, l'offensiva di uno stato contro un altro raramente abbia preso come obiettivo prioritario la dirigenza dello stato nemico, a cui ha anzi, a conclusione della guerra, concesso anche favorevoli buonuscite.
Esempi famosi sono l'esilio olandese dell'imperatore Guglielmo II alla fine della I GM, e la continuazione sul trono, a tempo indefinito, dell'imperatore giapponese Hirohito alla fine della II GM - ambedue morti in tarda età e di malattia. (Un caso diverso è quello di omicidi °mafiosi° con sottofondo razzista, come accaduto con Saddam Hussein e Gheddafi).
Alla luce di queste considerazioni, colpisce la pesante approvazione con cui il Times ha commentato l'attentato che ha ucciso il generale Kirillov a Mosca, verosimilmente commissionato dal governo (illegittimo) di Kiev, non senza collaborazioni e intese estere:
«Oltre ad essere un criminale di guerra, Kirillov era un bugiardo al servizio della barbarie. È servito come portavoce della propaganda del Cremlino secondo cui il governo di Kiev sta pianificando segretamente attacchi chimici e nucleari.
Queste affermazioni fraudolente sono state progettate per coprire la violazione delle norme internazionali da parte del regime di Putin. Non c'era alcuna possibilità che Kirillov affrontasse la giustizia, e il suo omicidio mirato, che non ha danneggiato alcun passante civile, è assolutamente difendibile. Fungerà da avvertimento e deterrente per gli altri plenipotenziari del regime di Vladimir Putin che non possono sfuggire alla punizione per i loro crimini.»
In altre parole, secondo questa dottrina delle relazioni internazionali, eliminare "chirurgicamente" i capi del paese nemico - in particolare quelli definibili come «bugiard[i] al servizio della barbarie» o «portavoc[i] della propaganda» - si può considerare «assolutamente difendibile». [continua]
Fin da tempi remoti ci si è chiesti se non fosse più ragionevole sostituire una guerra in atto o potenziale tra due stati con un conflitto limitato a loro rappresentanze (cfr. Orazi e Curiazi), o addirittura a un duello tra capi dei rispettivi paesi nemici (cfr. libro III dell'Iliade).
L'esistenza stessa di tradizioni leggendarie di questo tipo testimonia l'antichità di una diffusa percezione della guerra come intrinsecamente assurda se concepita in quanto «mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» (per citare la Costituzione italiana).
Collegata a tale giudizio è la riflessione che una guerra è - si può dire quasi per definizione - l'esito di una trattativa diplomatica fallita.
E perché mai chi è responsabile di tale fallimento,
- o per incapacità,
- o per favorire soggetti che sulla guerra lucrano in senso economico oppure politico,
- o per adesione a ideologie fanatiche spesso non condivise dalla maggioranza del suo popolo,
dovrebbe essere tutelato e addirittura uscire indenne da una catastrofe umanitaria qual è sempre, in definitiva, il bilancio di una guerra?
Perché non prendere di mira proprio lui prima che la guerra entri nella sua fase "calda" e faccia migliaia o milioni di morti tra persone che non hanno avuto alcun ruolo nelle trattative?
È quanto meno immaginabile, ad esempio, che una Germania senza Hitler non avrebbe forse nemmeno cominciato, e verosimilmente, anche dopo lo scoppio di quella che oggi è detta II guerra mondiale (GM), non promosso uno sforzo bellico sulla scala di quello di Hitler.
È tuttavia singolare che, nonostante le considerazioni precedenti, l'offensiva di uno stato contro un altro raramente abbia preso come obiettivo prioritario la dirigenza dello stato nemico, a cui ha anzi, a conclusione della guerra, concesso anche favorevoli buonuscite.
Esempi famosi sono l'esilio olandese dell'imperatore Guglielmo II alla fine della I GM, e la continuazione sul trono, a tempo indefinito, dell'imperatore giapponese Hirohito alla fine della II GM - ambedue morti in tarda età e di malattia. (Un caso diverso è quello di omicidi °mafiosi° con sottofondo razzista, come accaduto con Saddam Hussein e Gheddafi).
Alla luce di queste considerazioni, colpisce la pesante approvazione con cui il Times ha commentato l'attentato che ha ucciso il generale Kirillov a Mosca, verosimilmente commissionato dal governo (illegittimo) di Kiev, non senza collaborazioni e intese estere:
«Oltre ad essere un criminale di guerra, Kirillov era un bugiardo al servizio della barbarie. È servito come portavoce della propaganda del Cremlino secondo cui il governo di Kiev sta pianificando segretamente attacchi chimici e nucleari.
Queste affermazioni fraudolente sono state progettate per coprire la violazione delle norme internazionali da parte del regime di Putin. Non c'era alcuna possibilità che Kirillov affrontasse la giustizia, e il suo omicidio mirato, che non ha danneggiato alcun passante civile, è assolutamente difendibile. Fungerà da avvertimento e deterrente per gli altri plenipotenziari del regime di Vladimir Putin che non possono sfuggire alla punizione per i loro crimini.»
In altre parole, secondo questa dottrina delle relazioni internazionali, eliminare "chirurgicamente" i capi del paese nemico - in particolare quelli definibili come «bugiard[i] al servizio della barbarie» o «portavoc[i] della propaganda» - si può considerare «assolutamente difendibile». [continua]
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Controinformazione.news
🇬🇧🇷🇺 THE TIMES: “L’ASSASSINIO DI UN GENERALE RUSSO È UN LEGITTIMO ATTO DI DIFESA DA PARTE DI UNA NAZIONE MINACCIATA”
Fonte: The Times
Il tenente generale Igor Kirillov, un alto generale russo, è stato inserito nell'elenco delle sanzioni del governo britannico…
Fonte: The Times
Il tenente generale Igor Kirillov, un alto generale russo, è stato inserito nell'elenco delle sanzioni del governo britannico…
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Scienza e Democrazia
È legittimo commissionare l'assassinio di un capo politico di un paese con cui si è in guerra? Fin da tempi remoti ci si è chiesti se non fosse più ragionevole sostituire una guerra in atto o potenziale tra due stati con un conflitto limitato a loro rappresentanze…
[segue]
Si potrà applicare lo stesso criterio di valutazione anche nei riguardi di assassini idealistici come il giustiziere di Manhattan?
"Stranamente" la reazione in quest'ultimo caso è stata molto diversa, almeno da parte del governatore della Pennsylvania:
«in America, non uccidiamo le persone a sangue freddo per risolvere differenze politiche o esprimere un punto di vista».
Ne dobbiamo concludere che Henry Kissinger, i presidenti Bush padre e figlio, i Clinton marito e moglie, Barack Obama, Joe Biden, Donald Trump (si ricordi l'assassinio del generale iraniano Soleimani) ecc. siano tutti stati uomini di sangue bollente?
A quanto pare gli assassini di Kirillov - uno è già stato arrestato - avevano avuto la promessa, a "servizio" compiuto, di 100.000 dollari e un salvacondotto per un paese UE.
Diciamocelo: sono costi perfettamente sostenibili... e non solo da parte di Stati, ma anche di ricchi privati - anche molto meno opulenti di un Elon Musk, un Bill Gates, un Jeff Bezos.
Magari copribili anche con raccolte di fondi da parte di gruppi di comuni cittadini... Si aprirebbero nuove prospettive al terrorismo politico "dal basso".
Insomma, se, invece della via principe, che è quella diplomatica, con la massima trasparenza e partecipazione dei popoli, dovesse prendere piede la via del regolamento di conti
- tra classi dirigenti di paesi "nemici",
- o tra bande all'interno di una stessa classe dirigente,
- o tra cittadini e classi dirigenti,
allora le dirigenze del blocco anglo-americano-sionista - per non dire delle nullità da loro cooptate in colonie come l'Italia - avranno ben poco di cui rallegrarsi.
Si potrà applicare lo stesso criterio di valutazione anche nei riguardi di assassini idealistici come il giustiziere di Manhattan?
"Stranamente" la reazione in quest'ultimo caso è stata molto diversa, almeno da parte del governatore della Pennsylvania:
«in America, non uccidiamo le persone a sangue freddo per risolvere differenze politiche o esprimere un punto di vista».
Ne dobbiamo concludere che Henry Kissinger, i presidenti Bush padre e figlio, i Clinton marito e moglie, Barack Obama, Joe Biden, Donald Trump (si ricordi l'assassinio del generale iraniano Soleimani) ecc. siano tutti stati uomini di sangue bollente?
A quanto pare gli assassini di Kirillov - uno è già stato arrestato - avevano avuto la promessa, a "servizio" compiuto, di 100.000 dollari e un salvacondotto per un paese UE.
Diciamocelo: sono costi perfettamente sostenibili... e non solo da parte di Stati, ma anche di ricchi privati - anche molto meno opulenti di un Elon Musk, un Bill Gates, un Jeff Bezos.
Magari copribili anche con raccolte di fondi da parte di gruppi di comuni cittadini... Si aprirebbero nuove prospettive al terrorismo politico "dal basso".
Insomma, se, invece della via principe, che è quella diplomatica, con la massima trasparenza e partecipazione dei popoli, dovesse prendere piede la via del regolamento di conti
- tra classi dirigenti di paesi "nemici",
- o tra bande all'interno di una stessa classe dirigente,
- o tra cittadini e classi dirigenti,
allora le dirigenze del blocco anglo-americano-sionista - per non dire delle nullità da loro cooptate in colonie come l'Italia - avranno ben poco di cui rallegrarsi.
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Guerrieri per la libertà
L'arresto di Luigi Mangione ha scatenato un'ondata di solidarietà negli Stati Uniti
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È possibile mettere fine alla guerra russo-ucraina in un giorno?
Sì, e l'ha spiegato con la consueta lucidità dimostrata fin dall'inizio su questa materia l'economista e diplomatico Jeffrey Sachs.
(No, non è mandando il decimo «pacchetto» di aiuti militari al governo illegittimo di Kiev).
Sì, e l'ha spiegato con la consueta lucidità dimostrata fin dall'inizio su questa materia l'economista e diplomatico Jeffrey Sachs.
(No, non è mandando il decimo «pacchetto» di aiuti militari al governo illegittimo di Kiev).
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Multipolare News
🇺🇸⚡️🇮🇱 Jeffrey Sachs intervistato da Tucker Carlson
Carlson
Come si chiude la guerra in Ucraina?
Sachs
La guerra in Ucraina si chiude letteralmente con una sola chiamata, proprio come dice Trump
Tutto quello che deve fare, ed è veramente così, è alzare…
Carlson
Come si chiude la guerra in Ucraina?
Sachs
La guerra in Ucraina si chiude letteralmente con una sola chiamata, proprio come dice Trump
Tutto quello che deve fare, ed è veramente così, è alzare…
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Scienza e Democrazia
Sionismo. Il sionismo è una forma di fanatismo geopolitico solo vagamente collegato con la religione ebraica. Per citare Wikipedia (versione inglese): «Il sionismo è un movimento etno-culturale nazionalista emerso in Europa nel tardo 19mo secolo, con lo…
Un altro frammento dell'intervista di Jeffrey Sachs a Tucker Carlson...
...che chiarisce, con l'esempio della caduta del governo siriano, la differenza tra i teatranti e i registi della politica estera statunitense.
...che chiarisce, con l'esempio della caduta del governo siriano, la differenza tra i teatranti e i registi della politica estera statunitense.
Telegram
THIS IS NOT TARTARIA - TRUTH CHANNEL
Gli Stati Uniti d'Israele?
Jeffrey Sachs:
"Nel 2011, Obama ordinò alla CIA di rovesciare il governo siriano..
Non importa chi era il presidente."
"La guerra successiva sarebbe stata in Siria, e doveva accadere 20 anni fa, ma nel 2011, ciò che ha veramente…
Jeffrey Sachs:
"Nel 2011, Obama ordinò alla CIA di rovesciare il governo siriano..
Non importa chi era il presidente."
"La guerra successiva sarebbe stata in Siria, e doveva accadere 20 anni fa, ma nel 2011, ciò che ha veramente…
Scienza e Democrazia
I nodi vengono al pettine... ...nonostante i tentativi del giornalismo di regime di negare l'evidenza. In breve: l'UE sta appoggiando in Ucraina un secondo colpo di stato, che ha avuto luogo nel maggio di quest'anno.
Ennesima conferma...
...di ciò che qui stiamo dicendo da mesi.
Si può considerare, peraltro, un fatto di alto significato simbolico che la nostra presidente del Consiglio (tecnicamente legittima, ma a quanto pare oggetto di sfiducia da parte della maggioranza degli italiani) sia stata seduta durante la cena organizzata dalla NATO accanto all'illegittimo (tecnicamente e nel senso di una democrazia sostanziale) Zelensky.
Purtroppo questo disonorevole accostamento non riguarda solo la figura politica della signora Meloni, ma la dignità della nostra repubblica.
...di ciò che qui stiamo dicendo da mesi.
Si può considerare, peraltro, un fatto di alto significato simbolico che la nostra presidente del Consiglio (tecnicamente legittima, ma a quanto pare oggetto di sfiducia da parte della maggioranza degli italiani) sia stata seduta durante la cena organizzata dalla NATO accanto all'illegittimo (tecnicamente e nel senso di una democrazia sostanziale) Zelensky.
Purtroppo questo disonorevole accostamento non riguarda solo la figura politica della signora Meloni, ma la dignità della nostra repubblica.
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Giubbe Rosse
🇷🇺🇺🇦 PUTIN: "LA RUSSIA NEGOZIERÀ SOLO CON IL LEGITTIMO PRESIDENTE DELL'UCRAINA"
Mosca è pronta a negoziare con l'Ucraina sulla base dell'accordo di Istanbul, tenendo conto della situazione sul terreno, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin.
La…
Mosca è pronta a negoziare con l'Ucraina sulla base dell'accordo di Istanbul, tenendo conto della situazione sul terreno, ha affermato il presidente russo Vladimir Putin.
La…
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Governi eversivi. 1. L'inversione della gerarchia delle norme.
L'eversione politica non avviene soltanto attraverso tentativi di rovesciare governi legittimi, da parte di gruppi interni o di governi esteri.
C'è infatti un tipo di eversione attuata da un governo legittimo, e con la quale questo espande abusivamente i propri poteri, promuovendo comportamenti illegali nella cittadinanza, senza passare per la via costituzionalmente obbligata dell'approvazione parlamentare di modifiche delle leggi vigenti.
La tecnica più utilizzata è quella dell'inversione nella gerarchia delle fonti del diritto.
Il caso più semplice è emanare atti amministrativi che contraddicono leggi vigenti. È chiaro che tali atti sono, in linea di principio, automaticamente nulli. Ma solo in linea di principio: quello secondo cui un atto giuridico di rango inferiore non può prevalere su uno di rango superiore se sono in conflitto.
Per esempio, una circolare non può prevalere su una legge.
Esempi di questo tipo sono stati tristemente frequenti nella stagione "pandemica", con l'uso smodato del dispositivo del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (dpcm).
Tale uso fu tempestivamente e limpidamente stigmatizzato in una sentenza del 29 luglio 2020 del giudice di pace di Frosinone. Eppure ciò non bastò ad arrestare il flusso di questi provvedimenti, applicati come se avessero forza di legge, e addirittura una forza tale da conculcare diritti costituzionali.
In generale, senza
1) una diffusa resistenza popolare a questa strategia di esautoramento del parlamento da parte del governo, e
2) senza un'efficiente azione della magistratura (e nella stagione "pandemica" non ci sono state né l'una né l'altra),
il suo scopo nel breve termine sarà raggiunto: creare una situazione di fatto compiuto che renda futile, perché tardiva, qualsiasi futura sentenza avversa da parte di organismi giudiziari superiori. [continua]
L'eversione politica non avviene soltanto attraverso tentativi di rovesciare governi legittimi, da parte di gruppi interni o di governi esteri.
C'è infatti un tipo di eversione attuata da un governo legittimo, e con la quale questo espande abusivamente i propri poteri, promuovendo comportamenti illegali nella cittadinanza, senza passare per la via costituzionalmente obbligata dell'approvazione parlamentare di modifiche delle leggi vigenti.
La tecnica più utilizzata è quella dell'inversione nella gerarchia delle fonti del diritto.
Il caso più semplice è emanare atti amministrativi che contraddicono leggi vigenti. È chiaro che tali atti sono, in linea di principio, automaticamente nulli. Ma solo in linea di principio: quello secondo cui un atto giuridico di rango inferiore non può prevalere su uno di rango superiore se sono in conflitto.
Per esempio, una circolare non può prevalere su una legge.
Esempi di questo tipo sono stati tristemente frequenti nella stagione "pandemica", con l'uso smodato del dispositivo del Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (dpcm).
Tale uso fu tempestivamente e limpidamente stigmatizzato in una sentenza del 29 luglio 2020 del giudice di pace di Frosinone. Eppure ciò non bastò ad arrestare il flusso di questi provvedimenti, applicati come se avessero forza di legge, e addirittura una forza tale da conculcare diritti costituzionali.
In generale, senza
1) una diffusa resistenza popolare a questa strategia di esautoramento del parlamento da parte del governo, e
2) senza un'efficiente azione della magistratura (e nella stagione "pandemica" non ci sono state né l'una né l'altra),
il suo scopo nel breve termine sarà raggiunto: creare una situazione di fatto compiuto che renda futile, perché tardiva, qualsiasi futura sentenza avversa da parte di organismi giudiziari superiori. [continua]
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Scienza e Democrazia
Governi eversivi. 1. L'inversione della gerarchia delle norme. L'eversione politica non avviene soltanto attraverso tentativi di rovesciare governi legittimi, da parte di gruppi interni o di governi esteri. C'è infatti un tipo di eversione attuata da un…
Governi eversivi. 2. La burocrazia contro il diritto.
Spieghiamo il meccanismo con un esempio di fantasia (...ma non troppo!).
Supponiamo che un dirigente di una scuola secondaria emetta una circolare secondo cui gli studenti di madrelingua non italiana non si possono iscrivere al suo istituto.
Ciò facendo, egli viola una legge importante: addirittura un articolo della Costituzione (l'art. 3). Ciò non significa che la sua decisione sia necessariamente irragionevole: nondimeno, il dirigente non può prenderla, e se la prende essa è, in linea di principio, automaticamente nulla.
Ma che cosa succederà in pratica?
Poniamo che un genitore straniero voglia iscrivere il figlio a quella scuola. Il sito internet per l'iscrizione gli rifiuta l'approvazione della domanda. Può anche darsi che la ragione del rifiuto non venga fornita esplicitamente, solo che lui non riesce a "procedere con l'iscrizione".
Allora si mette in contatto con la segreteria della scuola per capire che cos'è che non funziona.
Supponiamo che sia abbastanza fortunato e riesca, dopo un po', a parlare con una persona in carne ed ossa.
Tipicamente non sarà il dirigente, ma un impiegato. Questi gli rivela che il problema sta appunto nella nazionalità della madre del ragazzo, e che se avesse cercato per bene nel sito dell'istituto avrebbe pure trovato la circolare al riguardo...
Alla protesta che impedire l'iscrizione su tale basa viola la legge, l'impiegato risponde che queste sono le indicazioni date dal suo superiore, e che lui non può farci niente.
Al genitore si aprono allora due alternative.
1) Può decidere di provare con un'altra scuola. Questa magari non fa problemi, e l'iscrizione va a buon fine. In tal caso per lui la questione è finita.
Gli resta l'amarezza che suo figlio sia stato iniquamente discriminato, e lo sconvolgimento della scelta inizialmente fatta.
2) Può decidere di denunciare il dirigente scolastico. Non essendo un giurista, va da un avvocato, e questo gli dice che ha perfettamente ragione a sporgere denuncia. Dà quindi mandato all'avvocato di procedere in tal senso.
Passa un mese, due mesi… la denuncia viene accettata dalla procura.
La non archiviazione è già un piccolo risultato, ma... l'iscrizione del figlio non può aspettare. Chissà, magari dopo un anno sarà emessa una sentenza favorevole. Ma il ragazzo che farà durante quell'anno? Scuola familiare? Allora il genitore, prudentemente, sonda la disponibilità di altre scuole. Cioè torna all'alternativa 1).
Conclusione: anche di fronte a una palese violazione a suo danno di leggi inequivocabili e in vigore, il cittadino, davanti all'ostruzionismo della burocrazia, che funziona per circolari e direttive interne, è sostanzialmente indifeso.
In altre parole i provvedimenti amministrativi, in un clima di diserzione civica degli impiegati, che "obbediscono agli ordini", prevalgono in pratica sulle leggi.
Ovviamente la situazione peggiora quando tali provvedimenti non sono iniziative illegali di singoli dirigenti, ma vengono caldamente suggerite, per così dire, con atti amministrativi provenienti da qualche ministero, come adesso vedremo. [continua]
Spieghiamo il meccanismo con un esempio di fantasia (...ma non troppo!).
Supponiamo che un dirigente di una scuola secondaria emetta una circolare secondo cui gli studenti di madrelingua non italiana non si possono iscrivere al suo istituto.
Ciò facendo, egli viola una legge importante: addirittura un articolo della Costituzione (l'art. 3). Ciò non significa che la sua decisione sia necessariamente irragionevole: nondimeno, il dirigente non può prenderla, e se la prende essa è, in linea di principio, automaticamente nulla.
Ma che cosa succederà in pratica?
Poniamo che un genitore straniero voglia iscrivere il figlio a quella scuola. Il sito internet per l'iscrizione gli rifiuta l'approvazione della domanda. Può anche darsi che la ragione del rifiuto non venga fornita esplicitamente, solo che lui non riesce a "procedere con l'iscrizione".
Allora si mette in contatto con la segreteria della scuola per capire che cos'è che non funziona.
Supponiamo che sia abbastanza fortunato e riesca, dopo un po', a parlare con una persona in carne ed ossa.
Tipicamente non sarà il dirigente, ma un impiegato. Questi gli rivela che il problema sta appunto nella nazionalità della madre del ragazzo, e che se avesse cercato per bene nel sito dell'istituto avrebbe pure trovato la circolare al riguardo...
Alla protesta che impedire l'iscrizione su tale basa viola la legge, l'impiegato risponde che queste sono le indicazioni date dal suo superiore, e che lui non può farci niente.
Al genitore si aprono allora due alternative.
1) Può decidere di provare con un'altra scuola. Questa magari non fa problemi, e l'iscrizione va a buon fine. In tal caso per lui la questione è finita.
Gli resta l'amarezza che suo figlio sia stato iniquamente discriminato, e lo sconvolgimento della scelta inizialmente fatta.
2) Può decidere di denunciare il dirigente scolastico. Non essendo un giurista, va da un avvocato, e questo gli dice che ha perfettamente ragione a sporgere denuncia. Dà quindi mandato all'avvocato di procedere in tal senso.
Passa un mese, due mesi… la denuncia viene accettata dalla procura.
La non archiviazione è già un piccolo risultato, ma... l'iscrizione del figlio non può aspettare. Chissà, magari dopo un anno sarà emessa una sentenza favorevole. Ma il ragazzo che farà durante quell'anno? Scuola familiare? Allora il genitore, prudentemente, sonda la disponibilità di altre scuole. Cioè torna all'alternativa 1).
Conclusione: anche di fronte a una palese violazione a suo danno di leggi inequivocabili e in vigore, il cittadino, davanti all'ostruzionismo della burocrazia, che funziona per circolari e direttive interne, è sostanzialmente indifeso.
In altre parole i provvedimenti amministrativi, in un clima di diserzione civica degli impiegati, che "obbediscono agli ordini", prevalgono in pratica sulle leggi.
Ovviamente la situazione peggiora quando tali provvedimenti non sono iniziative illegali di singoli dirigenti, ma vengono caldamente suggerite, per così dire, con atti amministrativi provenienti da qualche ministero, come adesso vedremo. [continua]
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Governi eversivi. 2. La burocrazia contro il diritto. Spieghiamo il meccanismo con un esempio di fantasia (...ma non troppo!). Supponiamo che un dirigente di una scuola secondaria emetta una circolare secondo cui gli studenti di madrelingua non italiana…
Governi eversivi. 3. Il caso del contante.
Il caso più macroscopico di promozione dell'illegalità da parte di un governo eversivo è oggi in Italia quello che riguarda l'uso del contante anche per pagamenti minimi.
Tutti sanno, più o meno, che un pagamento in contanti non può essere rifiutato.
E se non sanno che ci sono due articoli di legge, uno del codice civile (cc 1277) e un altro del codice penale (cp 693), che prescrivono questo obbligo è solo perché fino a pochi anni fa non accadeva mai di vedersi rifiutato un tale pagamento - a parte la verifica con un apparecchio, tuttora spesso effettuata, dell'autenticità delle banconote.
Semmai, al contrario, accadeva che qualche negoziante rifiutasse il pagamento digitale (per esempio del bollo auto) perché la transazione elettronica gli sarebbe costata di più della percentuale di profitto.
Ma adesso il fatto che configura la fattispecie eversiva è che non un comune negoziante, ma la Pubblica Amministrazione (PA) rifiuta pagamenti in contanti, anche di pochi euro, per, tra gli altri:
- contributi di cancelleria in un tribunale,
- fotocopie e altri articoli in una biblioteca comunale,
- tasse scolastiche,
- biglietti per l'accesso a un un museo,
pretendendo esclusivamente il pagamento digitale sulla piattaforma PagoPa.
È del tutto evidente che se fossero emersi problemi di trasparenza nelle transazioni economiche che riguardano la PA (e, se questo fosse il caso, ci guarderemmo dal voler distogliere i ministri competenti - anzi, la Guardia di Finanza - dal preoccuparsene…) questi dovrebbero essere risolti come si è sempre fatto e come si continua a fare (ancora per quanto?...) nei comuni esercizi commerciali: attraverso un registratore di cassa e il rilascio di una ricevuta o scontrino al cittadino-utente.
Spetterebbe poi all'impiegato il successivo conferimento sulla piattaforma digitale dell'importo incassato, il che non creerebbe alcun conflitto con leggi tuttora vigenti.
Inoltre il fastidio causato al comune cittadino dall'abuso commesso dalla PA è evidente.
Qui devo fare una precisazione di carattere autobiografico.
Pur non essendo un "nativo digitale" sono un "digitale", per ragioni legate al mio lavoro universitario, da oltre trent'anni e - per citare l'esempio più banale - uso correntemente la posta elettronica fin da quando a farlo era ancora una piccola minoranza.
In altre parole, e per esprimermi con la massima modestia compatibile con la verità: non provo alcun senso di "inadeguatezza" rispetto alle procedure informatiche.
Con tutto ciò, sono completamente dalla parte di chi rifiuta di svolgere un lavoro non retribuito per conto della PA, non fosse altro che per il fatto che costringe a un supplemento di attenzione ravvicinata a uno schermo luminoso - e per un tempo tutt'altro che brevissimo.
Allego, a riprova, il foglio di istruzioni fornitomi dal tribunale di Perugia per il pagamento di euro 11,80 (sic!) di diritti di cancelleria, dopo il loro rifiuto di prendere la somma in contanti.
Se poi consideriamo che la finalità di questa abolizione strisciante e illegale del contante è di garantire il più rigoroso controllo su ogni operazione che il cittadino possa fare - cioè una finalità degna della più netta riprovazione da parte di ogni cittadino ragionevole -, abbiamo una ragione ancora più importante per contrastare questa deriva verso una società distopica che ha per modello il Panopticon di Bentham. [continua]
Il caso più macroscopico di promozione dell'illegalità da parte di un governo eversivo è oggi in Italia quello che riguarda l'uso del contante anche per pagamenti minimi.
Tutti sanno, più o meno, che un pagamento in contanti non può essere rifiutato.
E se non sanno che ci sono due articoli di legge, uno del codice civile (cc 1277) e un altro del codice penale (cp 693), che prescrivono questo obbligo è solo perché fino a pochi anni fa non accadeva mai di vedersi rifiutato un tale pagamento - a parte la verifica con un apparecchio, tuttora spesso effettuata, dell'autenticità delle banconote.
Semmai, al contrario, accadeva che qualche negoziante rifiutasse il pagamento digitale (per esempio del bollo auto) perché la transazione elettronica gli sarebbe costata di più della percentuale di profitto.
Ma adesso il fatto che configura la fattispecie eversiva è che non un comune negoziante, ma la Pubblica Amministrazione (PA) rifiuta pagamenti in contanti, anche di pochi euro, per, tra gli altri:
- contributi di cancelleria in un tribunale,
- fotocopie e altri articoli in una biblioteca comunale,
- tasse scolastiche,
- biglietti per l'accesso a un un museo,
pretendendo esclusivamente il pagamento digitale sulla piattaforma PagoPa.
È del tutto evidente che se fossero emersi problemi di trasparenza nelle transazioni economiche che riguardano la PA (e, se questo fosse il caso, ci guarderemmo dal voler distogliere i ministri competenti - anzi, la Guardia di Finanza - dal preoccuparsene…) questi dovrebbero essere risolti come si è sempre fatto e come si continua a fare (ancora per quanto?...) nei comuni esercizi commerciali: attraverso un registratore di cassa e il rilascio di una ricevuta o scontrino al cittadino-utente.
Spetterebbe poi all'impiegato il successivo conferimento sulla piattaforma digitale dell'importo incassato, il che non creerebbe alcun conflitto con leggi tuttora vigenti.
Inoltre il fastidio causato al comune cittadino dall'abuso commesso dalla PA è evidente.
Qui devo fare una precisazione di carattere autobiografico.
Pur non essendo un "nativo digitale" sono un "digitale", per ragioni legate al mio lavoro universitario, da oltre trent'anni e - per citare l'esempio più banale - uso correntemente la posta elettronica fin da quando a farlo era ancora una piccola minoranza.
In altre parole, e per esprimermi con la massima modestia compatibile con la verità: non provo alcun senso di "inadeguatezza" rispetto alle procedure informatiche.
Con tutto ciò, sono completamente dalla parte di chi rifiuta di svolgere un lavoro non retribuito per conto della PA, non fosse altro che per il fatto che costringe a un supplemento di attenzione ravvicinata a uno schermo luminoso - e per un tempo tutt'altro che brevissimo.
Allego, a riprova, il foglio di istruzioni fornitomi dal tribunale di Perugia per il pagamento di euro 11,80 (sic!) di diritti di cancelleria, dopo il loro rifiuto di prendere la somma in contanti.
Se poi consideriamo che la finalità di questa abolizione strisciante e illegale del contante è di garantire il più rigoroso controllo su ogni operazione che il cittadino possa fare - cioè una finalità degna della più netta riprovazione da parte di ogni cittadino ragionevole -, abbiamo una ragione ancora più importante per contrastare questa deriva verso una società distopica che ha per modello il Panopticon di Bentham. [continua]
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Scienza e Democrazia
Governi eversivi. 3. Il caso del contante. Il caso più macroscopico di promozione dell'illegalità da parte di un governo eversivo è oggi in Italia quello che riguarda l'uso del contante anche per pagamenti minimi. Tutti sanno, più o meno, che un pagamento…
La semplice e amichevole maniera raccomandata per il pagamento di diritti di cancelleria...
Si noti il punto 15: «Stampare e pagare avviso (es: alla Posta)».
Cioè il cittadino deve disporre di una stampante, o caricare il file su una chiavetta e andare in un negozio che faccia stampe a pagamento (con sovrano sprezzo di considerazioni di impatto ecologico), per poi recarsi, felice, in qualche ufficio postale... e mettersi in fila.
In breve: invece dei pochi secondi per il pagamento di euro 11,80 e il rilascio della ricevuta, il buon cittadino dovrà - oltre al tempo impiegato davanti allo schermo - perdere una mattinata per soddisfare le esigenze di trasparenza della PA...
Si noti il punto 15: «Stampare e pagare avviso (es: alla Posta)».
Cioè il cittadino deve disporre di una stampante, o caricare il file su una chiavetta e andare in un negozio che faccia stampe a pagamento (con sovrano sprezzo di considerazioni di impatto ecologico), per poi recarsi, felice, in qualche ufficio postale... e mettersi in fila.
In breve: invece dei pochi secondi per il pagamento di euro 11,80 e il rilascio della ricevuta, il buon cittadino dovrà - oltre al tempo impiegato davanti allo schermo - perdere una mattinata per soddisfare le esigenze di trasparenza della PA...
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Scienza e Democrazia
La semplice e amichevole maniera raccomandata per il pagamento di diritti di cancelleria... Si noti il punto 15: «Stampare e pagare avviso (es: alla Posta)». Cioè il cittadino deve disporre di una stampante, o caricare il file su una chiavetta e andare…
lettera bibl.pdf
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Governi eversivi. 4.1 Il caso del contante. Un esempio.
Il 24 gennaio di quest'anno càpito nella biblioteca comunale di Perugia, e vedo esposti all'ingresso "doppioni" di libri messi in commercio a prezzi ridotti.
Ne scelgo 3 e vado al bancone per dare la somma di 11 (undici!) euro totali che l'acquisto comporta.
Ma gli impiegati rifiutano ostinatamente il denaro, seguendo la linea dell'ostruzionismo burocratico descritto nella seconda puntata di questa serie.
Il giorno dopo ho mandato la lettera allegata in pec.
La riproduco anche a beneficio di chi - mi auguro - volesse utilizzare alcune delle informazioni ivi contenute per iniziative analoghe alla mia.
La lettera era concepita come tentativo non polemico di restaurare la legalità in un luogo - la Pubblica Amministrazione - a cui dovrebbe essere connaturata.
Nella lettera lasciavo aperta la via di una soluzione conciliativa, e pensavo che la dirigente della biblioteca ne avrebbe approfittato.
Mi aspettava una sorpresa.
[continua]
Il 24 gennaio di quest'anno càpito nella biblioteca comunale di Perugia, e vedo esposti all'ingresso "doppioni" di libri messi in commercio a prezzi ridotti.
Ne scelgo 3 e vado al bancone per dare la somma di 11 (undici!) euro totali che l'acquisto comporta.
Ma gli impiegati rifiutano ostinatamente il denaro, seguendo la linea dell'ostruzionismo burocratico descritto nella seconda puntata di questa serie.
Il giorno dopo ho mandato la lettera allegata in pec.
La riproduco anche a beneficio di chi - mi auguro - volesse utilizzare alcune delle informazioni ivi contenute per iniziative analoghe alla mia.
La lettera era concepita come tentativo non polemico di restaurare la legalità in un luogo - la Pubblica Amministrazione - a cui dovrebbe essere connaturata.
Nella lettera lasciavo aperta la via di una soluzione conciliativa, e pensavo che la dirigente della biblioteca ne avrebbe approfittato.
Mi aspettava una sorpresa.
[continua]
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L'Italia e i conflitto di poteri governo-giudici sui richiedenti asilo.
Uno dei grandi problemi del discorso pubblico in Italia è che ruoli politici fondamentali siano affidati a personaggi di basso profilo morale e con competenze che sfiorano l'analfabetismo funzionale.
Con la complicità dei media, compresi alcuni di quelli "alternativi", quei personaggi possono essere fatti apparire non come i confusionari e doppiogiochisti che sono, ma come personalità politiche da cui si può dissentire, certo, ma di tutto rispetto.
Richiamiamo brevemente i termini di una delle questioni oggi più dibattute: quella dell'accordo Italia-Albania per la deportazione (no, scusate: si dice «trasferimento», ma si dimentica sempre di aggiungere: "forzato") in appositamente costruiti «centri per il rimpatrio» costruiti in un paese extra-UE - come è appunto l'Albania - degli immigrati illegali in Italia. Lo scopo sarebbe permettere di decidere della loro sorte (cioè se ammetterli o respingerli nel loro paese di origine) senza lasciarli stazionare in territorio italiano.
Ciò che qualsiasi persona anche di minime competenze in logica del diritto avrebbe potuto prevedere è il conflitto che si è venuto a creare immediatamente nell'applicazione di questo accordo, criticato da subito con solide ragioni.
La questione è molto semplice:
1) a norma della convenzione di Ginevra sui rifugiati (art. 33) un richiedente asilo non può essere rimandato indietro in un paese che, al momento della decisione del giudice, si possa considerare per il rifugiato "insicuro" dal punto di vista politico - per esempio, un paese in cui gli oppositori politici, o presunti tali, possano essere arbitrariamente arrestati, detenuti indefinitamente, torturati;
2) ovviamente un governo può dare linee di indirizzo generali sui paesi "sicuri", ma queste per loro natura non possono essere vincolanti per il giudice, il quale deve emettere il suo provvedimento nei riguardi di un singolo immigrato, e deve tener conto del profilo di costui e della situazione del paese di provenienza nel momento rilevante;
3) non è nemmeno necessario precisare che la sentenza del giudice non si sostituisce alle linee di indirizzo governative; il punto è che è la sola che può valere e applicarsi nel singolo caso considerato.
Per esempio, il governo Meloni, nonostante l'inquietante, macabro precedente della vicenda di Giulio Regeni, classifica l'Egitto tra i "paesi sicuri".
Ma il giudice, nel caso di un rifugiato, deve essere consapevole che, rimandandolo in Egitto, non gli sta offrendo una vacanza a Sharm el-Sheikh.
Lo sta invece restituendo alle autorità di un paese che, come il caso dello sfortunato italiano sopra citato dimostra, non va tanto per il sottile nel trattamento degli stranieri presunti ostili: figuriamoci in quello dei propri cittadini!
(È incredibile, per inciso, come persone apparentemente di media intelligenza abbiano potuto citare il volume del turismo italiano annuale in Egitto come "prova" della "sicurezza" di tale paese).
In breve: che sarebbero nati conflitti tra potere giudiziario e potere politico con un accordo inconcludente e opaco come quello Meloni-Rama era una previsione scontata. E non dipendeva da ipotesi su complotti antigovernativi di correnti della magistratura - della quale si può solo ricordare, negli ultimi anni, il vergognoso allineamento alla volontà dei governi. [continua]
Uno dei grandi problemi del discorso pubblico in Italia è che ruoli politici fondamentali siano affidati a personaggi di basso profilo morale e con competenze che sfiorano l'analfabetismo funzionale.
Con la complicità dei media, compresi alcuni di quelli "alternativi", quei personaggi possono essere fatti apparire non come i confusionari e doppiogiochisti che sono, ma come personalità politiche da cui si può dissentire, certo, ma di tutto rispetto.
Richiamiamo brevemente i termini di una delle questioni oggi più dibattute: quella dell'accordo Italia-Albania per la deportazione (no, scusate: si dice «trasferimento», ma si dimentica sempre di aggiungere: "forzato") in appositamente costruiti «centri per il rimpatrio» costruiti in un paese extra-UE - come è appunto l'Albania - degli immigrati illegali in Italia. Lo scopo sarebbe permettere di decidere della loro sorte (cioè se ammetterli o respingerli nel loro paese di origine) senza lasciarli stazionare in territorio italiano.
Ciò che qualsiasi persona anche di minime competenze in logica del diritto avrebbe potuto prevedere è il conflitto che si è venuto a creare immediatamente nell'applicazione di questo accordo, criticato da subito con solide ragioni.
La questione è molto semplice:
1) a norma della convenzione di Ginevra sui rifugiati (art. 33) un richiedente asilo non può essere rimandato indietro in un paese che, al momento della decisione del giudice, si possa considerare per il rifugiato "insicuro" dal punto di vista politico - per esempio, un paese in cui gli oppositori politici, o presunti tali, possano essere arbitrariamente arrestati, detenuti indefinitamente, torturati;
2) ovviamente un governo può dare linee di indirizzo generali sui paesi "sicuri", ma queste per loro natura non possono essere vincolanti per il giudice, il quale deve emettere il suo provvedimento nei riguardi di un singolo immigrato, e deve tener conto del profilo di costui e della situazione del paese di provenienza nel momento rilevante;
3) non è nemmeno necessario precisare che la sentenza del giudice non si sostituisce alle linee di indirizzo governative; il punto è che è la sola che può valere e applicarsi nel singolo caso considerato.
Per esempio, il governo Meloni, nonostante l'inquietante, macabro precedente della vicenda di Giulio Regeni, classifica l'Egitto tra i "paesi sicuri".
Ma il giudice, nel caso di un rifugiato, deve essere consapevole che, rimandandolo in Egitto, non gli sta offrendo una vacanza a Sharm el-Sheikh.
Lo sta invece restituendo alle autorità di un paese che, come il caso dello sfortunato italiano sopra citato dimostra, non va tanto per il sottile nel trattamento degli stranieri presunti ostili: figuriamoci in quello dei propri cittadini!
(È incredibile, per inciso, come persone apparentemente di media intelligenza abbiano potuto citare il volume del turismo italiano annuale in Egitto come "prova" della "sicurezza" di tale paese).
In breve: che sarebbero nati conflitti tra potere giudiziario e potere politico con un accordo inconcludente e opaco come quello Meloni-Rama era una previsione scontata. E non dipendeva da ipotesi su complotti antigovernativi di correnti della magistratura - della quale si può solo ricordare, negli ultimi anni, il vergognoso allineamento alla volontà dei governi. [continua]
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[segue]
Il 19 dicembre scorso sulla questione si è pronunciata la Corte di Cassazione.
Che ha detto, in un linguaggio più tecnico, esattamente quanto precede. Anche se è tutt'altro da quello che la stampa e lo stesso governo hanno dato a intendere. La Cassazione ha scritto che il giudice «non può [...] annullare con effetti erga omnes il decreto ministeriale». Cioè il nostro punto 3).
E allora? Ne consegue forse che il giudici della CC «“hanno di fatto dato ragione sul diritto di stabilire quale sia la lista dei Paesi sicuri”», come affermato da Giorgia Meloni? E in che senso una sentenza di un'alta corte può dare ragione «di fatto» a qualcuno?
"Di fatto", non c'è alcuna ragione per pensare che i suddetti "trasferimenti" in Albania (a proposito: l'Albania è un paese sicuro?) creeranno meno problemi dopo che prima della sentenza del 19 dicembre.
Si tratta solo di goffi tentativi (appoggiati da gran parte dei media) per mascherare, con giochi di parole, lo stallo di una politica estera priva di iniziativa e autonomia, e particolarmente sterile nel contesto geopolitico più rilevante per l'Italia - il Mediterraneo.
Il 19 dicembre scorso sulla questione si è pronunciata la Corte di Cassazione.
Che ha detto, in un linguaggio più tecnico, esattamente quanto precede. Anche se è tutt'altro da quello che la stampa e lo stesso governo hanno dato a intendere. La Cassazione ha scritto che il giudice «non può [...] annullare con effetti erga omnes il decreto ministeriale». Cioè il nostro punto 3).
E allora? Ne consegue forse che il giudici della CC «“hanno di fatto dato ragione sul diritto di stabilire quale sia la lista dei Paesi sicuri”», come affermato da Giorgia Meloni? E in che senso una sentenza di un'alta corte può dare ragione «di fatto» a qualcuno?
"Di fatto", non c'è alcuna ragione per pensare che i suddetti "trasferimenti" in Albania (a proposito: l'Albania è un paese sicuro?) creeranno meno problemi dopo che prima della sentenza del 19 dicembre.
Si tratta solo di goffi tentativi (appoggiati da gran parte dei media) per mascherare, con giochi di parole, lo stallo di una politica estera priva di iniziativa e autonomia, e particolarmente sterile nel contesto geopolitico più rilevante per l'Italia - il Mediterraneo.
Internazionale
Cosa prevede l’accordo con l’Albania sui migranti - Annalisa Camilli
La camera ha approvato il disegno di legge sulla ratifica ed esecuzione del protocollo d’intesa tra Roma e Tirana. Ora il testo passa al senato. Secondo gli esperti, i punti critici sono molti. Leggi
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Scienza e Democrazia
[segue] Il 19 dicembre scorso sulla questione si è pronunciata la Corte di Cassazione. Che ha detto, in un linguaggio più tecnico, esattamente quanto precede. Anche se è tutt'altro da quello che la stampa e lo stesso governo hanno dato a intendere. La…
Scuola di giornalismo - Il giornalista può riportare affermazioni false senza sottolinearne la falsità?
Sul sito di Byoblu la questione della sentenza della Corte di Cassazione del 19 dicembre è descritta così:
«La pronuncia della Cassazione del 19 dicembre è quindi stata interpretata positivamente dalla compagine di governo.
Questa riconosce alla politica il diritto di stabilire un regime differenziato sulle domande di asilo per chi proviene da Paesi designati come sicuri. E dunque il giudice “non può sostituirsi” al ministro degli Esteri, né “può annullare il decreto ministeriale”.»
Ma è una questione di «interpretazione»? In altre parole: la sentenza è stata positiva o no?
La risposta, per le ragioni sopra spiegate, è no. È allora corretto presentare la notizia come un successo del governo?
Sul sito di Byoblu la questione della sentenza della Corte di Cassazione del 19 dicembre è descritta così:
«La pronuncia della Cassazione del 19 dicembre è quindi stata interpretata positivamente dalla compagine di governo.
Questa riconosce alla politica il diritto di stabilire un regime differenziato sulle domande di asilo per chi proviene da Paesi designati come sicuri. E dunque il giudice “non può sostituirsi” al ministro degli Esteri, né “può annullare il decreto ministeriale”.»
Ma è una questione di «interpretazione»? In altre parole: la sentenza è stata positiva o no?
La risposta, per le ragioni sopra spiegate, è no. È allora corretto presentare la notizia come un successo del governo?
ByoBlu
MIGRANTI: A GENNAIO RIPRENDONO I TRASFERIMENTI IN ALBANIA
Giorgia Meloni ha annunciato un vertice per oggi a Palazzo Chigi, a gennaio si riparte con i trasferimenti in Albania.
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Buon Natale, ma non a tutti.
Non a chi ha appoggiato o ha girato lo sguardo davanti alla carneficina di bambini sulla Striscia di Gaza.
Non a chi ha fatto finta di credere che le vittime civili dell'offensiva israeliana non fossero volute.
Non al ministro che ha risposto a un giornalista che gli chiedeva di Gaza: «Tu non fai il sacerdote, no?» (cfr. Report, 3 novembre 2024).
Non alla presidente del consiglio che ha sperperato il denaro degli italiani per finanziare un governo illegittimo affinché potesse portare avanti la guerra più insensata dell'ultimo mezzo secolo.
Non a chi ha deliberatamente creato nel discorso politico una confusione paragonabile a quella del sedicente "psichiatra anti-islamico" che ha guidato a tutta velocità l'automobile... su una folla di tedeschi.
Non ai giornalisti che vanno a caccia della verità dovunque essa sia, ma solo per nasconderla e attaccare chi la diffonde (a , b) .
Non ai giornalisti che non hanno detto una sola parola sui loro colleghi deliberatamente uccisi in Palestina.
Non ai medici che prima di fare un'operazione a un cardiopatico vogliono che si "metta in regola" con le vaccinazioni, e altrimenti lo cancellano dalla lista d'attesa.
Non agli accademici che assistono tranquilli o contribuiscono attivamente allo stupro della scienza, della cultura, e perfino della lingua italiana.
Non a chi ha distrutto per sempre il Natale di centinaia di migliaia di bambini, torturandoli, mutilandoli fisicamente e psichicamente, abusando della loro fragilità, e pretendendo pure di atteggiarsi a difensore dei "diritti delle minoranze".
Non a chi sfrutta anche il Natale per calpestare il Natale.
Non a chi ha appoggiato o ha girato lo sguardo davanti alla carneficina di bambini sulla Striscia di Gaza.
Non a chi ha fatto finta di credere che le vittime civili dell'offensiva israeliana non fossero volute.
Non al ministro che ha risposto a un giornalista che gli chiedeva di Gaza: «Tu non fai il sacerdote, no?» (cfr. Report, 3 novembre 2024).
Non alla presidente del consiglio che ha sperperato il denaro degli italiani per finanziare un governo illegittimo affinché potesse portare avanti la guerra più insensata dell'ultimo mezzo secolo.
Non a chi ha deliberatamente creato nel discorso politico una confusione paragonabile a quella del sedicente "psichiatra anti-islamico" che ha guidato a tutta velocità l'automobile... su una folla di tedeschi.
Non ai giornalisti che vanno a caccia della verità dovunque essa sia, ma solo per nasconderla e attaccare chi la diffonde (a , b) .
Non ai giornalisti che non hanno detto una sola parola sui loro colleghi deliberatamente uccisi in Palestina.
Non ai medici che prima di fare un'operazione a un cardiopatico vogliono che si "metta in regola" con le vaccinazioni, e altrimenti lo cancellano dalla lista d'attesa.
Non agli accademici che assistono tranquilli o contribuiscono attivamente allo stupro della scienza, della cultura, e perfino della lingua italiana.
Non a chi ha distrutto per sempre il Natale di centinaia di migliaia di bambini, torturandoli, mutilandoli fisicamente e psichicamente, abusando della loro fragilità, e pretendendo pure di atteggiarsi a difensore dei "diritti delle minoranze".
Non a chi sfrutta anche il Natale per calpestare il Natale.
Trtworld
Ex-US soldier says Israel targets Gaza civilians on purpose - TRT World
“They are bombing homes knowing how many children were actually inside”
American veteran Josephine Guilbeau tells TRT World that the Israeli army deliberately targets Palestinian civilians despite having the technology to see who is in the buildings they…
American veteran Josephine Guilbeau tells TRT World that the Israeli army deliberately targets Palestinian civilians despite having the technology to see who is in the buildings they…
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Scienza e Democrazia
Buon Natale, ma non a tutti. Non a chi ha appoggiato o ha girato lo sguardo davanti alla carneficina di bambini sulla Striscia di Gaza. Non a chi ha fatto finta di credere che le vittime civili dell'offensiva israeliana non fossero volute. Non al ministro…
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Giubbe Rosse
ISRAELE COLPISCE UN VEICOLO CHE PORTAVA LA SOPRASCRITTA IDENTIFICATIVA "PRESS" E AMMAZZA CINQUE GIORNALISTI
Cinque giornalisti sono rimasti uccisi - bruciati - nel bombardamento israeliano contro il loro veicolo di fronte all'ospedale di Al-Awda, a Al-Nusairat…
Cinque giornalisti sono rimasti uccisi - bruciati - nel bombardamento israeliano contro il loro veicolo di fronte all'ospedale di Al-Awda, a Al-Nusairat…
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Scienza e Democrazia
Buon Natale, ma non a tutti. Non a chi ha appoggiato o ha girato lo sguardo davanti alla carneficina di bambini sulla Striscia di Gaza. Non a chi ha fatto finta di credere che le vittime civili dell'offensiva israeliana non fossero volute. Non al ministro…
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Giuseppe Salamone
In prima fila alla messa della notte di Natale come se nulla fosse. Mentre tace davanti a bambini fatti a pezzi. Mentre si volta dall'altra parte davanti a uno sterminio che si sta consumando grazie anche a lei. Perché l'apparire è più importante dell'essere.…
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