Scienza e Democrazia
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Combattere la disinformazione - una proposta Il presidente della Repubblica Sergio Mattarella è celebre per la sua instancabile lotta contro la disinformazione. Adesso dirige la sua attenzione verso quella «russa». Ci sentiamo di fargli, rispettosamente…
Assange è stato liberato!

Per una volta una buona notizia, che è la più importante, insieme a una cattiva.

La buona , anzi ottima, notizia è che dopo 14 anni di prigione Julian Assange è libero: è uscito dalla prigione inglese di massima sicurezza (« in una cella di 2x3 metri, isolato 23 ore al giorno»), dove era stato per 1901 giorni, e ha già lasciato il 24 giugno la Gran Bretagna .

Alla fine si è riusciti a sbloccare quello che sembrava un catenaccio che si cementava con ogni successiva pronuncia legale e che ne aveva fatto un sepolto vivo.

La cattiva notizia è che Assange ha dovuto firmare la "confessione" di essere colpevole di aver violato la legge USA sullo spionaggio. Lui, cittadino australiano?..,.

Un ricatto odioso e antigiuridico del governo USA, un ulteriore passo verso una tirannia globale.
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Leggiamo adesso il parere di Robert Kennedy Jr, che conferma esattamente quanto qui sostenuto.
L'atto del tribunale USA (a Saipan, nelle isole Marianne) ...

...che Assange ha dovuto firmare.

E l'iter non è ancora concluso. La sentenza del tribunale USA, alla sua presenza, deve ancora essere pronunciata; dovrebbe esserlo domani.
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Leggiamo adesso il parere di Robert Kennedy Jr, che conferma esattamente quanto qui sostenuto.
Ma per fortuna arriva il Corriere a rettificare il quadro...

Federico Rampini sul Corriere della Sera conclude così il suo articolo ostile su Julian Assange e la sua liberazione:

«Oggi la notizia della liberazione di Assange ci ricorda che vivere in Occidente è un privilegio; anche per lui. Chi viene beccato da Putin o da Xi a divulgare segreti di Stato russi o cinesi subisce un altro genere di trattamento.»

Leggendo queste parole sulla liberazione di un giornalista dopo 14 anni di reclusione senza essere mai stato condannato, e liberato dopo essere stato forzato a un'assurda ammissione di colpevolezza, la reazione spontanea è: l'autore è pazzo?

Poi, scorrendone la biografia, si riesce a capire qualcosa di più.

Rampini ha una lunga carriera alle spalle. È un giornalista italiano naturalizzato statunitense. È un membro del Council on Foreign Relations (CFR). È stato premiato dal presidente Giorgio Napolitano - il «comunista preferito» di Kissinger, che era anche lui membro del CFR.

Insomma, non esattamente uno che sia stato sulle barricate del giornalismo di denuncia del sistema di potere. Di cui, invece, ha fatto parte. Per lui «vivere in Occidente» è stato davvero un privilegio. Ma sono privilegi che si pagano.

Non con il carcere di massima sicurezza, certo. Ma con l'impossibilità di paragonarsi con, o anche solo capire, giornalisti che per nostra fortuna hanno interpretato il proprio ruolo, con enormi costi personali, in maniera radicalmente diversa.
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L'atto del tribunale USA (a Saipan, nelle isole Marianne) ... ...che Assange ha dovuto firmare. E l'iter non è ancora concluso. La sentenza del tribunale USA, alla sua presenza, deve ancora essere pronunciata; dovrebbe esserlo domani.
Julian Assange finalmente in Australia.

Stella Assange: «Julian Assange è stato liberato adesso perché la sua assistenza legale stava per usare il Primo Emendamento nell'appello contro l'estradizione presso l'Alta Corte a Londra, e l'amministrazione USA non ha voluto un dibattito sui diritti nel Primo Emendamento di rivelare crimini di guerra

Sul Primo Emendamento.
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L'avevano sempre fornita.

Ma proprio sempre.

Il governo russo ha bloccato 81 tra canali e giornali europei, dopo che il Consiglio dell'UE aveva bloccato l'agenzia di stato russa Ria Novosti e i quotidiani Izvestia e Rossiyskaya Gazeta, definendoli «reti di propaganda legate al Cremlino».

Allora il ministero degli Esteri italiano ha dichiarato che

«condanna con forza la decisione della Federazione Russa di bloccare l’accesso sul suo territorio alle trasmissioni e ai siti di diversi media europei, tra cui gli italiani Rai, La7, La Repubblica e La Stampa

Era un buon inizio.

Ma poi ha rovinato tutto,
aggiungendo:

«Esprimiamo rammarico per la misura ingiustificata adottata nei confronti di queste emittenti e testate giornalistiche italiane, che hanno sempre fornito un’informazione oggettiva e imparziale sul conflitto in Ucraina. [...]»

Come questa?
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Julian Assange finalmente in Australia. Stella Assange: «Julian Assange è stato liberato adesso perché la sua assistenza legale stava per usare il Primo Emendamento nell'appello contro l'estradizione presso l'Alta Corte a Londra, e l'amministrazione USA…
Assange e la sua prigionia.

In questi giorni si leggono sui giornali, a proposito degli anni di prigionia di Assange, numeri diversi: 12 anni, 13 anni, 14 anni (qui abbiamo detto «14 anni» o «quasi 14 anni»).

Ora, "prigionia" e "reclusione" si possono intendere in maniere diverse.

Assange rimase presso l'ambasciata dell'Ecuador a Londra dalla sua richiesta di asilo in base alla carta dei diritti umani dell'ONU (il 19 giugno 2012 - la richiesta fu concessa il 16 agosto) a quando ne fu portato fuori a forza dalla polizia inglese dopo che l'Ecuador ebbe revocato l'asilo (11 aprile 2019).

Dopodiché, fu trasferito nel carcere di massima sicurezza di Belmarsh, fino allo scorso 24 giugno.

Dal 19 giugno 2012 al 24 giugno 2024, giorno della sua liberazione, sarebbero appunto 12 anni.

Ma il punto è: perché Assange fece richiesta di asilo?

La ragione è che nel novembre 2010 la Svezia aveva spiccato un mandato d'arresto internazionale - basato su false e pretestuose accuse di violenza sessuale.

Nel dicembre 2010 Assange viene arrestato a Londra.

Ricorse in appello, e gli fu concessa la libertà vigilata dietro cauzione - dell'importo di 240.000 sterline, versate da suoi sostenitori (alcuni famosi, come John Pilger e Ken Loach).

Secondo la legge inglese, la cauzione viene persa in caso di violazione delle condizioni imposte.

La libertà vigilata di Assange comportava l'obbligo di dimora, ogni notte, dalle 22 alle 8 in un fissato domicilio.

Per chiedere l'asilo all'ambasciata dell'Ecuador, Assange si era trattenuto quella notte di giugno ed era risultato irreperibile alle 22.20. Quindi aveva violato le condizioni imposte.

Ora, essere rifugiato politico in un'ambasciata non è, in senso letterale, stare in prigione - eccetto che il governo britannico dilapidò milioni di sterline dei suoi contribuenti per vigilare 24 ore su 24 (fino all'ottobre 2015) chi fosse entrato e uscito dall'ambasciata, in modo da poter arrestare immediatamente Assange nel caso che avesse provato ad uscirne (misura che continuò ad essere valida a oltranza).

Analogamente, una libertà vigilata con arresti domiciliari notturni e una cauzione che non tutti si possono permettere, non è esattamente come stare in prigione... ma certo le rassomiglia parecchio.

Ciò che si può dire è che dal dicembre 2010 al giugno 2024 Assange è stato soggetto a varie forme di domicilio coatto.

In questo senso la sua prigionia è stata di 14 anni, o se si vuole essere più precisi, 13 anni e mezzo.
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Verso un bilancio delle elezioni europee

Tre punti da sottolineare, perché praticamente nessuna rete televisiva o giornale se ne è occupato.

1) Dell'astensionismo qui si è trattato ampiamente senza che ci sia arrivata la segnalazione di un solo argomento a malapena decente contro quanto qui sostenuto.

Nessuno, in particolare, ha ritenuto di dover commentare la serissima e in sé plausibile ipotesi che la propaganda astensionista (PA) sia stata in maniera sostanziale promossa dai servizi segreti.

Ovviamente se ci saranno, contro ogni verosimiglianza, sviluppi nel senso profetizzato dai propagandisti dell'astensionismo - il supposto iter spianato a un'iniziativa di uscita dall'UE - ne daremo atto: i miracoli, benché improbabili per definizione, vanno accettati se sufficientemente documentati.

Il dato di fatto è finora che, nel pretendere questo o quel riconoscimento "in accordo con l'esito delle elezioni europee" (come è avvenuto frequentemente nelle due ultime settimane), nessuna forza politica, di governo o di opposizione (vera o finta) ha mai citato la scarsa affluenza elettorale per sminuire il significato del risultato delle elezioni.

In effetti, nessuna figura politica direbbe mai: "Poiché l'affluenza è stata minore del 50%, la maggioranza che è emersa dalle elezioni non rappresenta la cittadinanza europea".

Sarebbe come dire: "Le regole del gioco non sono quelle fissate prima dell'inizio della partita. Sono quelle che vorrei io dopo averla persa".

2) La PA ha nuociuto alle forze veramente di opposizione, e che avrebbero potuto contare su un bacino elettorale limitato (e come vedremo, difficile da stimare), ma forse consistente.

Tuttavia non è stata la PA a determinare la relativamente bassa affluenza in Italia.

L'ipotesi contraria, oltre ad assegnare un potere irrealistico agli influenzatori dell'opinione pubblica, smentirebbe quanto da noi argomentato in dettaglio, e cioè che, prevalentemente, l'astensionismo è la forma elettorale della maggioranza silenziosa.

Diciamo "relativamente" bassa perché l'affluenza in Italia è stata del 48,31%, da confrontare con la media europea del 51,06%, e superiore a

Paesi Bassi (46,18%),
Slovenia (41,80%),
Grecia (41,39%)
Polonia (40,65%),
Finlandia (40,40%),
Bulgaria (37,78%),
Estonia (37,60%),
Portogallo (36,47%),
Cechia (36,45%),
Slovacchia (34,38%),
Croazia (21,35
)

E la Francia, il cui esito elettorale europeo ha determinato una crisi di governo nazionale ed elezioni anticipate, ha avuto un'affluenza del 51,49% - poco più di 3 punti percentuali rispetto all'Italia.

3) Quanti siano stati gli elettori a non andare a votare "per protesta" è impossibile stabilire.

Si potrebbe commissionare un sondaggio al riguardo, ma sarebbe difficile ottenerne stime attendibili.

Più ragionevole è considerare come veri dissidenti (anche se, a nostro parere, fuorviati) coloro i quali sono andati alle urne e hanno annullato la scheda (inclusa la scheda bianca).

Alle elezioni europee del 2019 sono stati 989.967 - il 2,01% degli aventi diritto.

Quanti sono stati quest'anno?

La risposta è: non lo sappiamo ancora.

E già, perché l'Italia è uno dei tre membri dell'UE (insieme alla Spagna e alla Lettonia) che non hanno fornito i risultati finali delle elezioni europee.

Ne ha mai parlato qualche giornale o rete televisiva?

Ed è normale questo ritardo nella consegna dei risultati finali?

E normale questo accordo dei media nel non parlarne?

Un Paese che dà più importanza alle sorti della sua nazionale di calcio che al conteggio dei voti e alla regolarità di un'elezione è un chiaro esempio di drammatico declino civile.
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La Commissione Europea si autoelegge?

In questo articolo è spiegato in dettaglio il ruolo essenziale del Parlamento Europeo, eletto dai cittadini UE con voto di preferenza e criterio proporzionale, nel decidere

- se approvare o rifiutare il presidente della Commissione Europea (CE),
- e alla fine se approvare o rifiutare in blocco la CE.

Se oggi stiamo a parlare del malefico trio von der Leyen-Metsola-Kallas (che ricorda la prima scena di Macbeth, anche a livello ideologico, con una modesta attualizzazione:

«Ciò che è bello [la pace e la cooperazione tra i popoli] è brutto, e ciò che è brutto [la guerra] è bello»),

è proprio a causa dell'esito delle Elezioni Europee.

E in particolare della credulità di una parte dell'elettorato dissidente (quanti saranno stati? Non si sa) che si è fatto ingannare dal sofisma dell'"astensionismo come protesta".

Naturalmente i promotori di questo sofisma non diranno mai "Ci siamo sbagliati" (ma era un vero errore?...).

Invece sono corsi a fingere di avere avuto ragione: "Vedete? Votare non serviva a niente".

Un esempio tra i tanti è appunto il titolo, sbagliato, nel senso di non corrispondente al contenuto, dato a questo articolo: «COMMISSIONE EUROPEA, come si autoelegge chi ci comanda?».
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Scienza e Democrazia
Scienza e cultura sono garanzia di liberi spazi di dialogo anche nella differenza di opinioni e visioni; [...]
«Scienza e cultura sono garanzia di liberi spazi di dialogo anche nella differenza di opinioni e visioni»: un esempio.

Un professore al Politecnico di Torino è stato licenziato per un commento sull'ex presidente dell'Ucraina, Zelensky.

A parte il contesto calcistico e il tono sarcastico, il commento è una condanna dell'atroce realtà del reclutamento forzoso in Ucraina.

Sicuramente il presidente della Repubblica interverrà autorevolmente, in accordo con la CRUI, per indurre il Senato accademico torinese a un doveroso passo indietro.
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