Scienza e Democrazia
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Scambio tra Maurizio Martucci (MM) e Marco Mamone Capria (MMC) il 9 giugno 2024, ovvero: in attesa del «Popolo Sovrano»

Sottolineature di MMC.

1. MM esulta ieri per il «flop elezioni europee»:
«Alle ore 12 il Viminale ha fornito il dato: solo il 24% si è recato alle urne, all'appello manca quindi il 76% degli aventi diritto. Una posizione netta e chiara contro la tecnocrazia dei poteri forti sovranazionali. La soluzione non sarà il voto-elettronico, l'E-voting su Smartphone: se alle ore 23 non si sarà raggiunto nemmeno il 50%, il Popolo Sovrano è legittimato a rivendicare e pretendere un referendum (NON PREVISTO) per uscire dall'UE, come hanno fatto gli inglesi»

2. MMC
«Bisognerà vedere se queste percentuali si manterranno.

In ogni caso mi auguro che Martucci non debba perdere la fiducia di chi lo segue circa il 5G data l'evidente inconsistenza della sua posizione sull'UE (https://t.me/sci_dem/196).»

3. MM
«mi fa davvero ridere leggere come si faccia finta di non capire quello che ho scritto, ma capisco anche che l'onesta di giudizio non è per tutti»

4. MMC
«Purtroppo non posso vantarmi di avere il suo acume. Può spiegare, a beneficio dei meno intelligenti, che cosa voleva dire scrivendo:

«se alle ore 23 non si sarà raggiunto nemmeno il 50%, il Popolo Sovrano è legittimato a rivendicare e pretendere un referendum (NON PREVISTO) per uscire dall'UE, come hanno fatto gli inglesi»?

Legittimato da chi?

Non intendo fare un battibecco. Voglio solo che lei abbia la bontà di rispondere a questa domanda di chiarimento, a scopo di documentazione.»

5. MM
«ho capito bene il suo intento, il mio non è acume, ma solo un ragionamento politico molto semplice: nonostante non sia previsto (come ho già scritto), se l'affluenza si ferma sotto al 50% per la prima volta nella storia italiana (mica siamo la Croazia), è legittimo sollevare il problema politico e chiedere di uscire come hanno fatto gli inglesi. Altrimenti la soluzione sarà il voto elettronico su Smartphone, già previsto nell'It-Wallet. La legittimazione è del Popolo Sovrano che decide di non partecipare al voto. Questo il mio pensiero espresso nel post. Poi ognuno è libero di credere, fare, dire, ciò che vuole. Saluti»

Fine dello scambio.

Adesso sono arrivati i risultati sull'affluenza:

«Europee: l'affluenza definitiva in Italia è del 49,69%»

Il «Popolo sovrano» astensionista può quindi cominciare a darsi da fare.
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Scienza e Democrazia
Una prima osservazione Che le elezioni europee non fossero così importanti, e che l'unica maniera di renderle utili al cambiamento sarebbe stato l'aumento dell'astensionismo, è già confutato dai primi risultati. Il caso più clamoroso è probabilmente quello…
Come si spiega il successo di Rassemblement National alle Elezioni Europee?

Le decisioni di voto di un intero popolo sono difficili da spiegare con ragioni semplici. Ma di tutte le ragioni "semplici ma false" forse il primato spetta a quella dello "spostamento verso destra dell'opinione pubblica".

Consideriamo la Francia. Rassemblement National (RS) ha ottenuto, alle Europee, una percentuale più che doppia (31,37%) di quella di Besoin d'Europe (14,60%) , raggruppamento di cui fa parte il partito di Emmanuel Macron.

Ora, Marine le Pen, capo di RS, aveva accusato il 30 maggio Macron di «voler "entrare semplicemente in guerra con la Russia"», e che costui stava creando «un pericolo assolutamente catastrofico per la sicurezza dei nostri connazionali e per l'integrità del nostro territorio».

Chissà se questa presa di posizione - su una questione che l'elettorato italiano, bisogna dire, ha considerato trascurabilissima - possa aver avuto invece una qualche influenza sull'elettorato francese...

Se sì, c'entra qualcosa l'essere diventati "di destra"
?

Eppure In questo momento storico dire cose come quelle citate è oggi considerato dai principali media come tipico di una «leader di estrema destra».

Mentre von der Leyen (accusata il 27 maggio di «complicità in crimini di guerra e genocidio»), oppure Crosetto e l'intero governo a guida Meloni, vengono trattati tranquillamente come "moderati" o "di centro" dagli stessi media...

Ciò spiega, forse, come mai l'elettore identitario di "sinistra" è pronto a votare partiti che ci stanno sprofondando nell'impegno bellico, purché vengano definiti "di sinistra". O, nel caso che ciò non gli sembri sufficientemente espressivo dell'identità politica che si attribuisce, ad astenersi dal voto.

Con lo stesso risultato
.
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Il pensiero e il desiderio: da non confondere

Con tutto il rispetto per l'avv. Fusillo (con cui ho collaborato e che mi sta aiutando in un'iniziativa legale) e per Silver Nervuti (autore di molti divertenti e istruttivi video sulla pseudopandemia), questo articolo mi sembra veramente un caso di wishful thinking, che rischia di non portarci da nessuna parte.

Tuttavia non credo nello scontro di opinioni in quanto tali, e preferisco restare il più possibile aderente ai fatti.

Cioè all'unica uscita dall'UE conclusasi felicemente: la Brexit.

Il referendum sulla permanenza in UE della Gran Bretagna. o Regno Unito (UK), si è tenuto il 23 giugno 2016.

La richiesta formale di ritiro dall'UE è avvenuta nel marzo 2017.

L'uscita dall'UE è stata fissata alle ore 23 del 31 gennaio 2020.

Il negoziato tra UK e UE per perfezionare l'uscita, definendo le relazioni future, si è concluso il 31 dicembre 2020.

Fino a questa data il Regno Unito è rimasto sotto la giurisdizione dell'UE.

Quindi l'intera procedura è durata quattro anni e mezzo, senza tener conto dei tempi fisiologici per indire il referendum iniziale (che nel caso dell'UK ci farebbero risalire almeno al 2012).

Diciamo che se la procedura cominciasse domani ci vorrebbero almeno 6 mesi (sto esagerando in ottimismo per amore di discussione) prima che si tenga il referendum.

Domanda: pensate che dopo l'esito delle elezioni europee appena concluse si possa sapere dove saremo - come Italia e come Europa - tra 5 anni?

Cioè che si possa serenamente aspettare la conclusione del laborioso iter di uscita dell'Italia dall'UE nell'attuale clima internazionale?

E in tutto il ragionamento sto assumendo che gli astenuti "di protesta" siano in quantità di gran lunga superiore a quelli "per acquiescenza". Ipotesi, a mio parere, inverosimile, ma essenziale per poter immaginare un risultato positivo del passo iniziale: appunto il referendum.

Non voglio scoraggiare nessuno, ma sarei molto più tranquillo sulle sorti di un'eventuale "Italexit" se le elezioni europee del 2024 avessero premiato i partiti antieuropeisti, e soprattutto Libertà.

Il che, ahimè, non è avvenuto - anche a causa del volume dell'astensionismo, da più parti promosso.

In alcuni casi - come penso dell'avv. Fusillo - in perfetta buona fede. In altri molto meno.
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Astensionismo e fantasie autoconsolatorie.

Uno dei motti del '68 fu: "L'immaginazione al potere".

Era un invito alla liberazione da schemi mentali che facevano da base a una società repressiva. Ed era una protesta contro chi voleva tappare la bocca ai cittadini, soprattutto giovani.

L'immaginazione però può diventare una fantasia soggettiva, che assolve a funzioni autoconsolatorie.

Per esempio. Non vado a votare, quindi il potere non può farmi nulla: l'ho ripudiato.

Amleto (II,2) descrive questo stato mentale nel modo più incisivo: «Potrei essere rinchiuso in un guscio di noce e considerarmi un re dello spazio infinito».

Poi mi sveglio - rompo il guscio, per così dire - e mi rendo conto che quel potere, da cui immaginavo che ci si potesse liberare semplicemente ignorando le sue strutture coercitive ("fare come se non ci fosse"), tiene in prigione da 14 anni Julian Assange - l'unico vero anarchico nonviolento, di portata internazionale, in questo secolo.

E che è ancora in carcere, nonostante tutto l'astensionismo del mondo.

Il danno fatto da chi vive in fantasie autoconsolatorie è in generale cumulativo: se è un piccolo gruppo di persone, questo danno è di solito esiguo, tranne a volte per i loro congiunti e amici.

Se invece è, per citare lo stesso esempio, una porzione consistente dell'elettorato, che si astiene dal voto perché convinta di "opporsi al potere", il danno è molto più grande.

È il danno causato dalle maggioranze silenziose che da sempre, in ogni contesto di scelta sociale, sono state considerate e trattate come il principale supporto del potere esistente.

Questa è un'affermazione impegnativa.

Chi pensa, in un dato caso, e preferibilmente in quello più recente, che l'astensionismo sia stato prevalentemente un fenomeno di protesta e non di indifferenza e mortificazione della coscienza civile dovrebbe fare lo sforzo di provarlo.

Provarlo su basi storiche.

Far vedere che, in un qualche paese con suffragio universale senza quorum, la diminuzione sotto il 50% dell'elettorato votante abbia aperto una crisi di governo o, meglio ancora, sia stata preparatoria a una grande sollevazione popolare.

Come spiegato qui, non ci sono noti esempi del genere. Mentre le ultime elezioni europee ci danno l'esempio di ben due crisi di governo (Francia e Belgio) dovute ai risultati del voto efficace.

Abbiamo però tutti da imparare gli uni dagli altri.

Può darsi che il modello dell'astensionismo come forza rivoluzionaria in una qualsiasi elezione senza quorum si possa identificare in un importante episodio storico dell'ultimo secolo, e che sia analogo al fenomeno astensionistico manifestatosi nelle ultime elezioni europee.

Restiamo in attesa di chi vorrà illuminarci.
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Astensionismo e fantasie autoconsolatorie. Uno dei motti del '68 fu: "L'immaginazione al potere". Era un invito alla liberazione da schemi mentali che facevano da base a una società repressiva. Ed era una protesta contro chi voleva tappare la bocca ai cittadini…
Come si vede da questa immagine, in quegli anni si voleva farla finita con le imposizioni a tacere.

Ma non decidendo autonomamente di stare zitti.

Il potere è felice se quello che vuole imporci con la forza... glielo facciamo gratis.

Tanto per intenderci, le elezioni politiche in Italia tra il 1963 e il 1976 (periodo che include gli anni della rivolta studentesca) hanno avuto tutte un'affluenza superiore al 92%.
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Astensionismo e fantasie autoconsolatorie. Uno dei motti del '68 fu: "L'immaginazione al potere". Era un invito alla liberazione da schemi mentali che facevano da base a una società repressiva. Ed era una protesta contro chi voleva tappare la bocca ai cittadini…
Lo sciopero del voto è cosa ben diversa dall'astensionismo.

Che qualcuno fosse realmente convinto che aumentando la percentuale degli astenuti si potesse incrinare la solidità del sistema - ciò, con un po' di sforzo, lo si deve ammettere.

Esiste certamente l'errore onesto di strategia.

Tuttavia un errore, anche se non commesso in malafede, è colposo se non ci si è impegnati per minimizzare le conseguenze non volute della strategia indicata - che, nella fattispecie, in sé stessa non solo era insufficiente, ma controproducente.

Che cosa si doveva fare, allora?

La promozione dell'astensione avrebbe dovuto essere accompagnata da altre misure, che l'avrebbero trasformata in un genuino sciopero del voto.

La prima e più importante sarebbe stata il sit-in: andare al seggio (e questo per ogni seggio) e, individuato uno spazio vicino ma non tale da intralciare le operazioni di voto, non entrare nel seggio ma mettersi a sedere nello spazio suddetto, creando un collettivo anche solo di 50-100 persone, ognuna delle quali eventualmente sostituibile dopo 3-4 ore con un nuovo manifestante, in modo da lasciare un'impressione di protesta permanente.

Durante questa seduta collettiva si dovevano fare riprese video e interviste che spiegassero che si stava protestando perché non si credeva nelle istituzioni su cui erano state convocate le elezioni ecc.

Nel caso che fossero arrivate forze di polizia incaricate di sgomberare il raduno, si doveva fare resistenza passiva: lasciarsi portare via di peso (come Danilo Dolci e Julian Assange).

È chiaro che se l'astensionismo si fosse accompagnato a questo tipo di protesta attiva, la sua interpretazione ne avrebbe risentito: non più acquiescenza ma ribellione, consapevole e combattiva, sebbene nonviolenta. E anche i media di regime non avrebbero potuto fare a meno di parlarne.

Invece che cosa è stato fatto?

L'esatto contrario
.

Si è predicato di "andare al mare invece che a votare", si sono diffusi spezzoni di film comici sulla "politica che è tutta una truffa", si sono pubblicate normative di fantasia sui presunti, magici effetti (del tutto immaginari) anti-UE della diminuzione dell'affluenza a meno del 50%.

E soprattutto si è ignorato il fatto fondamentale: senza un criterio oggettivo per distinguere tra chi non votava per protesta e chi... appunto per "andare al mare", l'intero fenomeno astensionistico sarebbe stato, giustamente, interpretato come acquiescenza.

Beninteso, di dibattiti televisivi sul perché del non-voto ce ne saranno a iosa, perché anche questo fa parte del gioco. Ma non ci saranno conseguenze politiche.

Perché in sé stesso (cioè senza altre iniziative come quelle descritte) l'astensionismo, l'abbiamo già spiegato ed è francamente difficile che nessuno dei pro-astensione l'avesse capito, è come l'abbandono al gioco degli scacchi.

Se abbandoni, hai perso.
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Per non dimenticare il livello della campagna astensionista.

Se volevano realmente coinvolgere i cittadini in un'opposizione all'UE non era sui tasti dell'ignoranza normativa e del "pensare agli affari propri" che si doveva premere,

Chi vuole protestare contro qualcuno - persona o soggetto politico - deve andarglielo a dire.

Anzi, come gruppo, formale o informale, deve anticipare la protesta con una dichiarazione pubblica di ciò che si sta per fare.

Senza un inequivocabile annuncio, corredato di firme, ai destinatari della protesta, pubblicizzato attraverso tutti i canali, non andare a votare semplicemente non è una protesta.
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Perché la propaganda astensionistica (PA) rafforza i partiti governativi.

Secondo la PA pura (cioè senza l'accompagnamento di altre misure come quelle indicate qui e qui), la sola cosa che conterebbe per i partiti governativi sarebbe l'affluenza, e non i risultati elettorali.

È una nozione veramente irragionevole. Assume che chi detta le regole del gioco sia indifferente a chi vincerà. L'intero saggio "Elezioni. Guida per i perplessi" è mirato a dimostrare il contrario.

Purtroppo i suoi contenuti non si sono diffusi in misura tale da poter contrastare l'enorme volume della PA su un elettorato particolarmente vulnerabile da ragionamenti analogici superficiali.

Qui vogliamo dare una dimostrazione elementarissima della seguente proposizione quantitativa, presentata in forma diversa nel saggio:

In un sistema elettorale proporzionale, la PA aumenta i seggi guadagnati dai partiti governativi.

Cominciamo con qualche spiegazione.

L'efficacia della PA su una classe di elettori C si può misurare come rapporto tra quelli che intendevano votare C prima della PA (diciamo c questo numero) e i votanti di C dopo PA (diciamo c').

Chiaramente la PA è stata tanto più efficace su C quanto maggiore è il rapporto c/c' - perché il denominatore è tanto minore quanti più si sono convertiti all'astensione in seguito alla PA.

Le ipotesi da cui partiamo sono:

1) le scelte dei partiti da votare sono grosso modo divise tra un insieme di partiti A, governativi (inclusi i falsi partiti di opposizione), e un insieme di partiti B, di alternativa;

2) l'efficacia della PA su B è maggiore che su A.

La 1) è un'ipotesi semplificativa applicabile, ad esempio, alla situazione delle ultime elezioni europee in Italia.

La 2) è molto plausibile: chi intende votare per A è contento dell'assetto di potere attuale, ed è quindi difficile convincerlo a prenderne le distanze rompendo con esso fino al punto di non votare affatto.

Più semplice è invece ottenere questo risultato con chi è in cerca di alternative, e sarebbe propenso a votare B.

Dal suo punto di vista, infatti, anche il non voto è una scelta alternativa.

Dimostrazione della proposizione.
Per la 2), ricordando la definizione di efficacia, abbiamo

b/b' > a/a',

da cui segue immediatamente:

a'/b' > a/b.

Poiché - per definizione di sistema elettorale proporzionale - ad A vanno più seggi che a B quanto maggiore è il rapporto dei rispettivi votanti, si ha che dopo essere stato esposto a PA l'elettorato voterà A e B dando ad A più seggi che a B di quanto sarebbe avvenuto senza PA.
Fine della dimostrazione.

Per dati che suggeriscono fortemente che questo è ciò che è successo alle elezioni europee in Italia come effetto della PA, si veda questo articolo.

Come sottolinea l'autore, il fatto che, dopo PA, A possa perdere più voti di B non significa niente preso da solo: sono i rapporti a/a' e b/b' che contano.

Conclusione: la PA pura (come quella che c'è stata in Italia durante la campagna delle ultime elezioni europee) va classificata come manovra di sostegno al sistema di potere.

Questa è un affermazione di carattere oggettivo, e non si applica direttamente alle intenzioni di chi fa PA - magari frastornato dall'apparenza di ribellione insita nell'idea del non voto, e quindi reso incapace di mettere a fuoco i semplici nessi logici qui illustrati.

Ma c'è sicuramente anche chi, mascherato da dissidente, ha fatto PA essendo perfettamente consapevole di quanto qui spiegato.
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Scienza e Democrazia
L'elettorato "dissidente" italiano su quale treno stava? https://t.me/infodefITALY/16896
Qual è invece il «mandato» che il popolo italiano ha dato al proprio governo attraverso i risultati delle elezioni europee?
https://t.me/robinmg/36723

Per caso quello contenuto in questa notizia dell'ANSA, che riporta quanto affermato da un alto funzionario della NATO dopo le suddette elezioni?
Scienza e Democrazia
Per non dimenticare il livello della campagna astensionista. Se volevano realmente coinvolgere i cittadini in un'opposizione all'UE non era sui tasti dell'ignoranza normativa e del "pensare agli affari propri" che si doveva premere, Chi vuole protestare…
I servizi segreti dietro la falsa normativa europea fatta circolare?

Il giornalista Franco Fracassi risponde in maniera accurata e razionale alla questione della presunta "vittoria" dell'astensionismo.

E aggiunge un'ipotesi sulla normativa inventata circa gli effetti del "meno del 50%° o ° bassissima° affluenza alle urne, che provenendo da una persona come lui, di sicura competenza su queste tematiche, va presa molto seriamente.

Secondo lui, all'origine non era una fandonia o un equivoco nato nella comunità del non voto:

«Io posso immaginare chi l'ha messa in giro, perché leggendo quella cosa lì - la prima cosa che ho pensato: i nostri servizi segreti.

Perché è la classica informazione per depistare persone che - non c'è nulla di male - non conoscono i trattati europei, non conoscono alcune leggi, e quindi credono a cose di questo genere che sono abbastanza incattivite e fomentate.

[...] c'è stata anche una volontà - e questo messaggio che circolava è chiaramente... questo messaggio che circolava non può essere un messaggio fatto da qualcuno per il partito del non voto, perché almeno dovrebbe essere informato, è proprio il classico messaggio da depistaggio, proprio il classico - c'è stata anche la volontà, evidentemente, da parte del sistema di non portare le persone a votare

Anzi, per la precisione: non "tutte" le persone. Ma solo quelle anti-UE.

Magari l'astensionista medio la matematica della scuola media l'ha dimenticata. Ma i servizi segreti no.
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Borgo Egnazia, Brindisi. Il G7 all'italiana.

Seguendo le attività del G7 in Puglia, e in particolare il comportamento pubblico della nostra presidente del consiglio (PdC), Giorgia Meloni, si ha l'impressione più di una riunione di famiglia che di un incontro tra capi di stato che stanno prendendo decisioni gravissime per il futuro delle relazioni internazionali.

Per esempio, troviamo che tra gli ospiti c'è un personaggio strano in tuta mimetica, che ci sembrerebbe più al suo posto sul fronte di guerra a cui sta mandando centinaia di migliaia di compatrioti, che in una località amena a degustare i manicaretti di un famoso chef.

Peggio ancora, non è nemmeno più un capo di stato, in quanto l'ex attore Zelensky è anche, da due mesi, un ex presidente - e dei due "ex" è il primo che è il più incerto.

Bene, già il primo giorno, ci comunica la signora Meloni, è stato deciso quanto segue (in realtà una conferma di quanto già stipulato un mese prima a livello di UE):

«Vi confermo che abbiamo raggiunto l'accordo politico per fornire un sostegno finanziario aggiuntivo all'Ucraina di circa 50 miliardi di dollari entro fine anno [...]»

50 miliardi di dollari a Zelensky entro 6 mesi! E da dove li prendono? Ecco spiegato: «grazie a un meccanismo di prestiti».

Ma i prestiti vanno restituiti. Come faranno?

«per la [loro] restituzione potranno essere utilizzati gli extra profitti derivanti dai beni russi mobilizzati nelle nostre giurisdizioni.

Non parliamo chiaramente di una confisca di questi beni ma degli interessi che maturano nel corso del tempo».

Chiaramente! Cioè i beni che cittadini russi possiedono nei paesi UE non sono "confiscati" (non che non gliel'avessero minacciato), ma "congelati": e tuttavia, sebbene il "congelamento" di beni sia esso stesso molto costoso, sono ancora abbastanza "caldi" per fruttare profitti. I quali vengono sottratti ai legittimi proprietari.

Su quali basi giuridiche
?

Ora, se per trattare Zelensky ancora come presidente basta dire che è sotto «prorogatio» (?), ci sarà sicuramente qualche parola anche per legittimare il furto di cui sopra.

Così come per sfidare le leggi della geriatria e affidare importanti decisioni ai dialoghi tra papa Bergoglio e Joe Biden.

Eppure, benché gli italiani abbiano rinnovato la fiducia alla Meloni con le peggiori elezioni europee di sempre (peggiori come esito e come livelli di manipolazione dell'elettorato), saremmo più tranquilli se a rappresentare gli interessi italiani ci fosse una persona che sembrasse consapevole che il suo ruolo lì non è quello di hostess.

Alcuni ritengono sufficiente la fermezza con cui ha respinto il surreale tentativo di Macron di inserire un riferimento al "diritto di aborto" negli accordi del G7...

La Meloni difende la vita!

Che volete che siano i finanziamenti militari (45 miliardi di dollari) a un paese belligerante, che prolungheranno le sofferenze, i lutti, le distruzioni di una popolazione allo stremo? Soprattutto dopo che un altro "grande statista", Jens Stoltenberg, ha precisato che l'Ucraina entrerà nella NATO solo se vincerà la guerra?

Una parte dei dubbi sul bassissimo profilo politico dell'Italia al G7 "italiano" (nonostante i tentativi di far sembrare il contrario da parte di una stampa senza rispetto per la verità) viene dissipata leggendo la biografia pubblica della nostra PdC, in cui così si descrive il suo massimo titolo di studio:

«Dal 1990 al 1996 studia presso l'istituto professionale "Amerigo Vespucci" di Roma, conseguendo il diploma di maturità linguistica con votazione 60/60.»

L'Istituto Professionale "Amerigo Vespucci" è, in forma completa: «Istituto Professionale Statale per i Servizi dell’Enogastronomia e dell’Ospitalità Alberghiera “Amerigo Vespucci”».

Adesso almeno un punto è chiaro. Chi meglio poteva fare da "padrona di casa" al G7?
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