Scienza e Democrazia
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Un momento storico durante un'audizione del Comitato Sanitario sui Farmaci Abortivi. Washington, 14 gennaio 2026, Senato degli Stati Uniti d'America. Il senatore repubblicano Josh Hawley pone una domanda estremamente difficile alla ginecologa Dr. Nisha Verma.…
Per capire qual è l'attuale composizione del Parlamento Europeo basta l'esito delle seguenti votazioni.

Bruxelles, 12 febbraio 2026.

Il PE ha approvato una «raccomandazione» al Consiglio d'Europa, da trattare come «priorità internazionale», in cui:

«si sottolinea l'importanza del pieno riconoscimento delle donne trans come donne, notando che la loro inclusione è essenziale per la reale efficacia di qualsivoglia eguaglianza di genere e politiche anti-violenza; si invoca il riconoscimento e l'uguale accesso delle donne trans a servizi di protezione e supporto».

Quando in ambito politico si viola la logica, è il caso che i cittadini si allarmino.

In effetti l'intero diritto penale di ogni nazione civile prescinde totalmente dalle differenze di genere nel trattamento di casi di violenza sulla persona umana. Ne segue che non può essere «essenziale» eguagliare le donne agli uomini, o le donne trans alle donne, per proteggere dalla violenza, o punirla se già avvenuta, di cui siano bersaglio o vittime.

È pressappoco come istituire una «raccomandazione» che eguagli a "persone fisiche" i lettori di Dostoevskij ai fini del perseguimento e punizione di chi faccia su di loro violenza - compresa la violenza morale di impedire in qualsiasi modo la manifestazione pubblica della loro ammirazione per questo grande scrittore.

È ovvio che un lettore di Dostoevskij, una donna, e una donna trans sono tutte persone fisiche, detentrici di diritti civili.

Inchiodare l'uno o l'altro in un'ulteriore classificazione significa violare l'eguaglianza davanti alla legge: significa dire, orwellianamente, che sono "più uguali" degli altri.

La raccomandazione è stata approvata in seduta plenaria, con 340 voti a favore, 141 contrari, 68 astenuti.

La maggioranza dei voti non è stata solo della "Sinistra" (ahimè, comprese Irene Montero e Benedetta Scuderi, la deputata verde sulla Flotilla, che erano nel comitato che aveva elaborato e approvato il documento messo ai voti), ma anche del Partito Popolare Europeo, di cui il nostro eminente ministro degli Esteri, Antonio Tajani, è uno dei vicepresidenti.

Tra i più noti eurodeputati italiani a favore (lasciamo perdere del tutto gli ignavi astenuti): Lucia Annunziata, Stefano Bonaccini, Ignazio Marino, Alessandra Moretti, Sandro Ruotolo, Ilaria Salis, Cecilia Strada, Irene Tinagli, Flavio Tosi, Alessandro Zan, Nicola Zingaretti ecc.

Ne è stato allora proposto un emendamento, che affermava che «solo le donne biologiche possono essere incinte».

Anche quando in ambito politico si viola la biologia più consolidata, è il caso che i cittadini si allarmino.

Ebbene: questo emendamento è stato respinto, dopo ampio dibattito: con 233 voti contrari, 200 favorevoli, e 107 astenuti.

Vale la pena di osservare che la raccomandazione approvata non si limita a questo, ma include l'importanza dell'«aborto sicuro e legale», la mancanza dell'accesso al quale «costituisce una forma di violenza di genere e una violazione di diritti umani e fondamentali».

Insomma, secondo questi illuminati parlamentari, rifiutarsi di partorire è un fondamentale diritto umano - dispiace solo che non si vede come possano, le donne trans, pur identificate a donne sic et simpliciter, avvalersene...

Rifiutare un trattamento medico sperimentale, come la pseudovaccinazione anti-covid-19, invece, non è mai stato definito «diritto umano e fondamentale» dagli stessi.
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Solo le donne possono essere incinte? No, risponde il Parlamento Europeo.
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L'Italia del governo Meloni all'arrembaggio del Venezuela.

L'amministrazione ha "regalato" la sua parte della preda venezuelana, nella forma dello sfruttamento delle risorse petrolifere, a 5 transnazionali: Chevron e CononcoPhillips (statunitensi), Repsol (spagnola), BP (inglese), Shell (olandese) - e ENI.

In realtà, gli USA si sono presi, e di gran lunga, la parte del leone, dato che Repsol, Shell e BP sono anch'esse a maggioranza azionaria statunitense.

Da parte sua, l'Italia sprofonda ancor più nel disonore, in quanto l'ENI

«è l'unica che ha una partecipazione pubblica rilevante. Meloni dunque avalla la requisizione delle risorse di un paese sovrano in spregio di qualsiasi norma internazionale.
»
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Una riflessione sul caso Epstein.

L'indignazione globale per i crimini commessi da Epstein e dalla cosiddetta "élite" mondiale sarebbero riconducibili ad azioni di degenerati senza senso morale e con uno spiccato senso di eccezionalismo riguardo ai loro comportamenti. Stranamente, si dimentica che persone cosiddette "normali" alimentano, per esempio, dibattiti sull'aborto post parto.

Ho sentito una dichiarazione, ripresa con una telecamera nascosta, di una responsabile di un centro per aborti che confessava come, a volte, superato un certo tempo di gravidanza, i bambini resistevano alle pratiche abortive e dovevano essere strappati di forza dal grembo materno. Nascevano forzatamente e nascevano vivi. Venivano poi uccisi con un'iniezione letale. Questa tizia ha anche affermato che il compito più difficile era mantenere la stabilità emotiva del suo team, cosa che le stava particolarmente a cuore.

I due giornalisti, che hanno registrato queste dichiarazioni, si sono finti rappresentanti di una ditta bio-tech che acquistava feti abortiti. Hanno chiesto se erano disponibili feti il più vicino possibile al momento del parto. La responsabile del centro abortivo ha detto di sì, che avrebbe potuto fornire quel tipo di feti.

Cosa dire poi  dell'orrore degli espianti di organi e del giro economico a questi associato? E non parlo di espianti criminali clandestini, parlo di espianti legali a fronte di un "testamento biologico",  di cui Scienza e Democrazia si è occupata anche nel recente passato.

Tutti coloro che sono coinvolti in queste atrocità non hanno nemmeno l'alibi della patologia mentale o morale. Sono persone normali, con vite normali e famiglie normali. Ritenute normali dai loro vicini di casa, dai loro amici e dai loro colleghi. Mi ricordano le famiglie dei responsabili dei campi di sterminio, che allevavano canarini a un passo dai forni crematori.

Non è Epstein il problema, il problema è la nostra società.
(Stefano Dumontet)
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Il cielo sopra Gaza.

«Quando il bambino era bambino,
era l'epoca di queste domande.
[...]
C'è veramente il male e gente veramente cattiva?
»

A distanza di 40 anni il regista Wim Wenders deve aver ricordato la poesia di Peter Handke con cui inizia uno dei suoi film più famosi, e le ha dato risposta con il proprio esempio.

Alla conferenza stampa di apertura alla Mostra del cinema di Berlino, alla domanda sul genocidio di Gaza e il rapporto tra politica e cinema, ha risposto che

«i cineasti dovrebbero "stare fuori dalla politica perché se realizziamo film che sono espressamente politici, entriamo in quel campo". I registi per lui invece dovrebbero essere "il contrappeso, l'opposto della politica. Dobbiamo fare il lavoro delle persone, non quello dei politici"».

Considerare il caso del genocidio di Gaza come "lavoro da politici", e non «lavoro delle persone» è un caso di cinismo e di ipocrisia che getta un'ombra su tutta una carriera. Del resto, nel film citato c'erano riprese del muro di Berlino - due anni prima della sua demolizione: era politica o «lavoro delle persone»?.

La scrittrice indiana Arundhati Roy doveva essere all'evento per un film da lei scritto e interpretato, e oggi restaurato, del 1989. Ha dichiarato, con parole degne di essere ricordate:

«"Sentirgli dire che l'arte non dovrebbe essere politica mi ha lasciato a bocca aperta [...] È un modo per chiudere un dibattito su un crimine contro l'umanità, proprio mentre si sta svolgendo davanti ai nostri occhi in tempo reale, quando artisti, scrittori e registi dovrebbero fare tutto il possibile per fermarlo".

Sebbene "sia stata profondamente turbata dalle posizioni assunte dal governo tedesco e da diverse istituzioni culturali tedesche sulla Palestina, ho sempre ricevuto solidarietà politica quando ho espresso al pubblico tedesco le mie opinioni sul genocidio di Gaza
[...]
Se i più grandi registi e artisti del nostro tempo non possono alzarsi e parlare di questo apertamente, sappiano che la storia li giudicherà".»

E ha concluso:

«"Sono scioccata e disgustata. Con profondo rammarico, devo annunciare che non sarò presente alla Berlinale".»
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La semplificazione digitale...

...come sfruttamento dei cittadini, assunti e responsabilizzati - tutti - senza stipendio e senza contratto (e senza averci mai consultato), per lo svolgimento di compiti che rubano tempo e concentrazione:

«Lo Stato risparmia sul personale e noi paghiamo con il nostro tempo. La digitalizzazione deve essere un servizio, non un modo per trasformare i cittadini in impiegati amministrativi gratuiti. Se moltiplichi 20 minuti a settimana per 26 milioni di famiglie, ottieni una quantità di lavoro gratuito immane che genera risparmio per la PA, ma zero vantaggi per te. Il "sequestro del tempo" è la forma più sottile e pervasiva di prevaricazione burocratica del 2026. Mentre la narrazione ufficiale parla di "semplificazione digitale", la realtà è che lo Stato sta trasferendo l'intero onere lavorativo dell'amministrazione sulle spalle del cittadino ma anche tutte le colpe.

Siamo di fronte a una forma di sequestro del tempo sistemico. Il tempo è un bene limitato e non riproducibile. Quando un'organizzazione, sia essa pubblica o privata, impone al cittadino di svolgere compiti amministrativi o logistici per proprio conto, sta di fatto prelevando una risorsa privata per ottimizzare i propri bilanci. Il metodo è sempre lo stesso: tu lavori, loro guadagnano e il tuo tempo sparisce. In un mondo che corre per rubarti un secondo di attenzione e trasformarlo in un profitto per qualcun altro, fermarsi a ragionare sui propri diritti è rivoluzionario. Ci hanno tolto il servizio e ci hanno dato il dovere di farlo al posto loro. È ora di riprenderci il nostro tempo.
» (fonte)
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«Non solo Jeffrey Epstein non è morto. Ma Ghislaine Maxwell...

...non è in prigione». La donna in carcere spacciata per lei è una controfigura - nemmeno scelta tanto bene.

Le ragioni date da Robin Monotti a favore di questa tesi sono molto convincenti.

La più evidente, ma non la sola, riguarda la forma del naso (qui e qui).
Un momento importante del dibattito politico negli USA sul caso Epstein.

I due personaggi di questo memorabile scambio sono:

- Ted Lieu, membro della Camera dei Rappresentanti per la California ed ex colonnello dell'aviazione militare,
- Pam Bondi, l'italo-americana procuratrice generale degli Stati Uniti d'America, e facente parte del collegio della difesa di Donald Trump nel primo processo per impeachment (2019-20).

Bondi ha appena detto che dai documenti Epstein «non ci sono prove di crimini commessi da Donald Trump», quando Lieu interviene accusandola di aver «mentito sotto giuramento», una menzogna che ormai è videoregistrata, in quanto, al contrario, «ci sono abbondanti prove nei documenti Epstein».

E, per provarlo, cita brevemente un documento.

Secondo tale documento l'FBI era stata informata da un testimone che aveva trasportato in limousine Trump all'aeroporto nel 1995, e durante il viaggio lo aveva sentito parlare al cellulare con «Jeffrey» di «abusare qualche ragazza». Le cose udite dall'autista erano così intollerabili che questi era stato sul punto di bloccare l'auto, far scendere Trump, e prenderlo a pugni.

Nel 1999 l'autista aveva incontrato una ragazza pochi giorni prima di Natale, la quale gli aveva detto di essere stata violentata da Trump e da Epstein nelle circostanze da lui sentite descrivere durante la telefonata in auto. Le chiese perché non li aveva denunciati, e lei rispose che se lo avesse fatto l'avrebbero uccisa.

Il giorno di Natale la incontrò di nuovo, e lei gli disse che aveva finalmente sporto denuncia.

Il 10 gennaio 2000 l'autista venne a sapere che la ragazza era morta, con un colpo di pistola alla testa, e che la morte, secondo gli ufficiali, non poteva essere stata un suicidio.

Ted Lieu conclude il suo intervento dicendo:

«Nessuno, nessuno, al Department of Justice ha intervistato quel testimone. Dovreste intervistarlo immediatamente. Epstein dovrebbe marcire all'inferno, e così tutti i suoi clienti in questa operazione. Come diciamo qui oggi, ci sono state più di mille vittime in questi traffici sessuali, e voi non avete considerato responsabile nemmeno un uomo! Si vergogni! Se avesse un minimo di decenza, darebbe le dimissioni alla fine di questa audizione».

In conclusione: nel caso Epstein oggi non è solo in gioco la giustizia e il suo concreto funzionamento, ma la questione prioritaria se i cittadini del mondo siano disposti ad accettare che la verità sia imposta dal potere politico, anche in contrasto con il vaglio razionale delle prove.

E ciò in diritto penale come nella storia, in biologia, o nella sicurezza di alimenti, farmaci, vaccini, agenti tossici ecc.
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Scienza e Democrazia
Lo hanno capito tutti... ...sulla Rete.
Una denuncia che avrebbe dovuto fare, o almeno sollecitare con un adeguato monito...

...
il presidente della Repubblica.
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Scienza e Democrazia pinned «Un momento importante del dibattito politico negli USA sul caso Epstein. I due personaggi di questo memorabile scambio sono: - Ted Lieu, membro della Camera dei Rappresentanti per la California ed ex colonnello dell'aviazione militare, - Pam Bondi, l'italo…»
Lettere minatorie.

Nessuno vorrebbe ricevere lettere minatorie.

Nemmeno quelle firmate.

Le peggiori sono le lettere esecutive: quelle in cui il semplice fatto di essere state scritte e spedite danneggia chi le riceve, anche se è ha la coscienza perfettamente a posto.

Per esempio, multe, sospensioni dal lavoro, licenziamenti per le più varie ragioni - come aver detto «Free Palestine» alle Olimpiadi di Milano Cortina (ennesima umiliazione della Repubblica nata dalla Resistenza), o non essersi sottoposto a un trattamento medico sperimentale.

A quanto pare, la lettera minatoria anonima ("cui prodest?"..) ricevuta da don Patriciello è così pericolosa… che non ne è nemmeno stato ancora pubblicato il contenuto:

«Si è diffusa soltanto nelle ultime ore la notizia di una lettera minatoria ricevuta da don Maurizio Patriciello, parroco del Parco Verde di Caivano, nella provincia di Napoli. Anche se il contenuto della missiva non è stato reso noto, è trapelato che la lettera di minacce ricevuta dal prete facesse riferimento e citasse anche la presidente del Consiglio dei Ministri, Giorgia Meloni, nonché il giornalista Marco Cappellari.»

Il parroco ha così commentato durante un'omelia l'accaduto:

«"Si può uccidere anche con la lingua. A noi lo ha ricordato papa Leone invitandoci, in vista della quaresima, a un po' di digiuno con la lingua".»

Forse, ma in certe circostanze è sicuramente molto più facile uccidere con il silenzio.

Se "essere cristiani" significa "imitazione di Cristo", si ricordino sempre il tono e le parole con cui Gesù si rivolgeva agli interpreti ufficiali e ai garanti politici dell'ebraismo del suo tempo.

Quelli i cui eredi possono oggi costringere il British Museum a togliere l'indicazione "Palestina" dalle sue esposizioni di reperti archeologici.
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Il falso come mestiere.

L'ha detto la scienza: il dissidente russo Aleksej Naval'nyj fu ucciso con un veleno estratto dalla rana freccia (Phyllobates terribilis), un anfibio originario del Centroamerica.

Sarebbe, questa rana, il vertebrato più velenoso del mondo, e bisogna andarla a prendere proprio dove vive, perché, sembra, «perd[e] di tossicità se allevata in cattività» - quindi attribuirne l'uso alla Russia, come hanno fatto ben 5 stati europei, è segno di stima dell'efficienza e professionismo dei suoi servizi segreti: usano solo il meglio del meglio, e non badano a spese!

Eppure, come dice il proverbio sulla pentola e il coperchio mancante, queste stesse eccellenze dell'intrigo avrebbero sbadatamente messo a disposizione il cadavere di Naval'nyj di ben 5 laboratori esteri.

Un piano veramente diabolico (compreso l'errore), salvo per un punto.

Al momento della morte, il 16 febbraio 2024, Naval'nyj era in carcere, con una condanna a 19 anni comminatagli nel 2023.

C'è qualcuno che abbia mai spiegato, con un minimo di puntualità, che interesse il governo russo avrebbe avuto a sopprimerlo?

Aspettiamo con ansia una risposta da qualcuno che ci sa fare - come i giornalisti che avevano descritto il danneggiamento dei gasdotti Nord Stream come autoattentato russo...
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Quante volte?

Quasi ogni articolo che riporta le statistiche su quante volte un certo nome proprio appaia nei documenti Epstein si premura di precisare che "il semplice fatto di essere citati non significa aver commesso un reato" o parole di questo tipo.

Diciamo pure che ritenere necessaria questa precisazione è offensivo dell'intelligenza del lettore medio.

Però c'è poco da fare: la quantità, se supera un certo livello, diventa qualità.

In particolare, per quanto riguarda il nome "Donald Trump", la maniera più incisiva e brillante di descrivere il numero delle sue occorrenze nei documenti Epstein è stata quella di questo rappresentante alla Camera USA.
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Scienza e Democrazia
Dati i legami di Epstein con Israele, ciò che possiamo leggere rende del tutto probabile che, se volesse, Netanyahu potrebbe distruggere Trump come politico e come uomo pubblico in qualsiasi momento.
Un presidente appeso a un filo.

Ecco un ex agente del Mossad che conferma quanto qui ipotizzato:

«Gli israeliani detengono una parte della roba sensibile, potrebbero rilasciarla quando hanno la sensazione di essere minacciati da Trump.

Credo che gli israeliani hanno un bel po' di informazioni che possono rilasciare e che il Dipartimento di Giustizia non vuole rilasciare.»
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Un nuovo contributo alla teoria politica: il paradosso di Zelensky.

Proponiamo di chiamare così il seguente argomento, riformulazione di quanto detto nel video:

"Non indìco le elezioni in Ucraina perché il 90% degli ucraini sono contrari".

P.S. Volodymir, fattelo spiegare dalla tua amica Giorgia che un vero leader non dovrebbe seguire i sondaggi…
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