Scienza e Democrazia
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La destra italiana è nostalgica di Junio Valerio Borghese e della Repubblica di Salò...

...ma non della lingua italiana.

Non dice infatti una sola parola sull'obbrobrio di usare una scritta inglese invece di chiamare "Natale" il Natale.

Siamo a Rutigliano o a Disneyland?
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I test diagnostici del covid-19 erano...

...autocertificati dai produttori. Non c'era nessun controllo da parte di enti certificatori indipendenti. Che non esistevano nemmeno.

Questo è il mio intervento sul forum del BMJ apparso il 23 maggio 2020 (cioè 5 anni e mezzo fa). In particolare:

«usare metodi di controllo di specificità incerta [...] potrebbe indurci ad attribuire al SARS-CoV-2 un peso causale che molto probabilmente non ha, e quindi distogliere risorse da parecchi importanti interventi sanitari che sono stati ritardati per troppo tempo in parecchi paesi».
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Un'intervista a Mario Capanna.

«Proprio l’Italia, nella Prima Repubblica, fu il Paese forse più vicino ai palestinesi.

“Mi tocca rimpiangere Andreotti e Craxi. La politica estera di allora era più dignitosa, si interloquiva con i palestinesi. Oggi invece abbiamo un Salvini che riceve i premi di Netanyahu”.
[...]
“La sinistra è eccessivamente prudente. Se oggi avessimo in Parlamento il piccolo ma pugnacissimo gruppo di Democrazia Proletaria, avremmo già occupato l’aula dicendo: “Non ci muoviamo finché il governo non riconosce lo Stato palestinese“. Perché il Pd o Avs non fanno una cosa del genere?”.»
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Scienza e Democrazia
Un dialogo di straordinaria profondità... ...di cui l'ANSA, da par suo, ha saputo cogliere le più sottili sfumature: «Zelensky si è rivolto a papa Prevost con un "Thank you so much" in inglese, e poi ha fatto un complimento sulla vista fuori dalla finestra.…
Zelensky al Vaticano è di casa...

Ma che cosa potrebbe dirgli papa Prevost, a parte "Pentiti!"? E perché non gliel'avrebbe detto prima?

Più realisticamente: è normale che il papa abbia un colloquio con qualcuno che è stato autorevolmente definito «a puppet of American and British intelligence»?

Oppure tali incontri significano che anche questo papa lo è?
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È facile indire le elezioni: Zelensky è stato sempre pronto a farlo, da un anno e mezzo...

...ma ha, come dire?, una strana inibizione a tradurre l'intenzione in azione. E, quanto alla trattativa di pace, lui si affida a Giorgia Meloni.

Ma quando cesserà questa ignominiosa sceneggiata che sta facendo sprofondare l'Italia sempre più giù, e minaccia di compromettere definitivamente la nostra economia?

«Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intercettato da Repubblica e Messaggero prima del suo incontro a Palazzo Chigi, sostiene di 'fidarsi di Meloni' nei negoziati di pace.

"Sono sempre pronto alle elezioni", ha detto poi Zelensky, sempre parlando con Repubblica e Il Messaggero, rispondendo alle parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, nell'intervista a Politico, lo accusa di "usare la guerra per non indire le elezioni" e lo incalza ad andare al voto in Ucraina.
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Scienza e Democrazia
La sinistra (vera) spiegata ai bambini. Ce ne dà lo spunto nientemeno che... Giorgia Meloni: «"Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra. È rassicurante sapere che, con la destra al Governo, non vedranno mai la luce".» Naturalmente…
La diseguaglianza iperbolica alla radice dei mali dell'umanità attuale.

La popolazione mondiale è di circa 8 miliardi.

Secondo l'ultimo rapporto del World Inequality Lab, meno di un centomillesimo di questa (circa 56.000: una cittadina come Tivoli o Siena) possiede 3 volte la ricchezza dei 4 miliardi meno ricchi.

È un divario così osceno che gli stessi super-ricchi lo hanno denunciato.

Il punto non è solo che il denaro nelle mani di pochi impedisce una spesa sociale decente a beneficio dei molti. Questo è ovvio. Chi è contro le "patrimoniali" non è, qualsiasi cosa suggerisca il suo linguaggio da imbonitore di fiera, "per il popolo".

Il vero punto è che chi possiede una potenza economica di questa entità può facilmente comprarsi i governi di tutti in paesi che gli serve controllare.

Può comprarsi le agenzie sanitarie che devono dare patenti di efficacia ai farmaci e patenti di innocuità ai farmaci, agli additivi, ai pesticidi, alle radiazioni, agli inquinanti industriali ecc.

Può comprarsi il mondo accademico e la comunità scientifica e farli tacere o mentire, nella quasi totalità, anche di fronte a enormità come

- la tragicommedia pandemica,
- gli autoattentati (nelle diverse accezioni di questo concetto) dell'11 settembre 2001 e del 7 ottobre 2023,
- le armi di distruzione di massa attribuite (falsamente) a paesi "nemici" e ignorate quando le hanno (veramente) paesi "amici",
- la "minaccia russa",
- la definizione di "genocidio",
- il concetto di "pace giusta",
- il criterio infantile di "chi ha cominciato?" per attribuire le responsabilità nelle dispute internazionali,
- la supposta indistinguibilità e intercambiabilità di ruoli tra maschi e femmine,
- la trasformazione mediatica di un gas benefico come l'anidride carbonica nel principale pericolo per l'umanità,

e via risalendo fino a prove generali di lavaggio globale del cervello come le responsabilità dell'omicidio Kennedy nel 1963 e il presunto "piccolo passo d'uomo" sulla Luna nel 1969.

Può comprarsi i media da cui l'opinione pubblica si disinformerà sentendosi ripetere instancabilmente le stesse falsità fattuali e invalidità argomentative, supportate da "esperti" comprati.

E può mandare serenamente al macello di guerre inventate di proposito i figli di quel 50% perché tra gli "esperti" al suo soldo ci sono anche quelli che sostengono che... "siamo troppi".

In questo senso è vero che la diseguaglianza economica è una scelta politica. Ed è da sempre la principale divisione tra "destra" e "sinistra": da secoli prima che la si chiamasse così.

A proposito, senza negare i meriti delle sue analisi economiche oggettive, è giusto chiedersi: i maggiori finanziatori del World Inequality Lab avrebbero supportato un discorso sulla diseguaglianza che non mettesse sullo stesso piano della diseguaglianza economica anche «gender inequality» e «contributions to climate change»?...
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Un intervento di Travaglio esemplare per sintesi e aderenza ai fatti.

Non a caso la conduttrice glielo contesta, tra l'altro in maniera ridicola, perché in questo scambio non c'è ombra di dubbio che Travaglio esponga fatti storici e di logica delle relazioni internazionali, e non la sua «opinione».

L'ennesima prova che tra i giornalisti televisivi chi sa quello che dice è l'eccezione. Non basta la familiarità con i fatti di cronaca (ammessa e non concessa!) a rendere capaci di analisi e riflessione - anzi, può addirittura inibirle.

In generale, i salotti televisivi di giornalisti che parlano con altri giornalisti sono una fiera dell'irresponsabilità intellettuale eterodiretta. Lo spettatore medio è difficile che se ne possa rendere conto, dato che è da essi che ricava il proprio quadro interpretativo, e non ha il tempo per una riflessione "di secondo grado" su ciò che ha sentito.
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Il trattamento subito da Francesca Albanese resterà un'eterna vergogna per la classe politica "occidentale".

Un frammento di un servizio di Tucker Carlson sul cinismo con cui repubblicani USA considerano la strage di innocenti a Gaza.

Con un'intervista ad Albanese, che spiega l'origine e la forma della persecuzione a cui è stata ed è tuttora sottoposta.
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Scienza e Democrazia
Miseria (Italia) e nobiltà (Spagna, Olanda, Slovenia, Olanda...). Per protesta contro la partecipazione di Israele, Spagna, Olanda, Slovenia e Olanda si ritirano. Si noti che la Spagna è uno dei 5 paesi che sarebbero andati in finale direttamente, per il…
Il cantante svizzero vincitore di Eurovision 2024, Nemo, 26 anni, restituisce il trofeo per protesta...

...contro l'ammissione di Israele al festival:

«[...] Eurovision dice di stare dalla parte dell'unità, dell'inclusione, e della dignità per tutti. Quei valori davano significato a questa competizione per me.
Ma la partecipazione continuata di Israele, durante ciò che la Commissione d'inchiesta internazionale e indipendente dell'ONU ha concluso essere un genocidio, mostra un chiaro conflitto tra quegli ideali e le decisioni prese dall'EBU.
La competizione è stata ripetutamente usata per ammorbidire l'immagine di uno stato accusato di gravi malefatte, e tutto ciò mentre l'EBU insisteva che Eurovision è "impolitico".
E quando intere nazioni si ritirano per questa contraddizione, dovrebbe essere chiaro che c'è qualcosa di profondamente sbagliato.
[...]
Vivete ciò che affermate.
Se i valori che celebriamo sul palco non sono vissuti anche al di fuori, allora anche le canzoni più belle perdono di significato.
Aspetto il momento quando quelle parole e azioni combaceranno.
Fino ad allora, questo trofeo è vostro.
»

Applausi meritatissimi!
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Scienza e Democrazia
Il governo Meloni cerca di non rimanere indietro... ...in questa nobile gara.
Il ministro Valditara (dell'Istruzione e del Merito), giurista, spiega il suo punto di vista.

«Valditara ha sottolineato che "le scuole non sono e non dovranno mai essere luoghi di indottrinamento, luoghi di propaganda politica" e che "devono abituare lo studente allo spirito critico, al confronto plurale, alla crescita nel pluralismo. Questa è la scuola democratica". Mentre, "la scuola delle dittature, la scuola totalitaria è quella che ti impone una visione".»

Siamo d'accordo. La scuola che evita che a parlare agli studenti sia una personalità di chiara fama internazionale, selezionata e confermata come consulente dall'ONU precisamente sull'argomento su cui è stata invitata a parlare (una circostanza che dovrebbe suggerire cautela e rispetto a un ministro dell'Istruzione e del Merito...), e che invece pensa che per «abituare lo studente allo spirito critico» bisognerebbe fargli sentire le opinioni di giornalisti incompetenti allineati al governo in carica, è «la scuola delle dittature, la scuola totalitaria».

Quella che, evidentemente, vuole promuovere il ministro con i suoi atti intimidatori.
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Sergio Mattarella, filosofo.

Il presidente Mattarella, come dimostrò fin dal 1999, quando, ministro della difesa nel governo D'Alema, consentì alla partecipazione italiana al bombardamento di Belgrado (cominciati il 24 marzo e durati 78 giorni), è un pacifista.

La guerra, per lui, non è solo anticostituzionale. E qui applaudiamo alla sua corretta interpretazione della Costituzione.

No, Mattarella va oltre: la guerra è un'assurdità. Nel senso più letterale: perché chi la vince non potrebbe dettare le condizioni della pace - prerogativa che è ed è stata da quando esistono i conflitti armati il principale scopo, se non il solo, per condurre una guerra, sia iniziandola sia difendendosi.

Ecco al riguardo le sue parole:

«“Il principio non può essere muovere guerra per fare la pace: è paradossale. Appare insensata la pace evocata da parte di chi, muovendo guerra, pretende in realtà di imporre le proprie condizioni”».

Quando Mattarella accolse nel febbraio di quest'anno e nel luglio dell'anno scorso con tutti gli onori il presidente di Israele al Quirinale, era chiaro da mesi e mesi che Israele stava conducendo contro i palestinesi una guerra di sterminio.

Comprensibilmente, molti si chiesero se la scelta di Mattarella non fosse in contrasto con quella Costituzione di cui egli dovrebbe essere il Garante.

Adesso possiamo dissipare queste perplessità: lo fece per spiegargli, fermamente, che non si può «muovere guerra per fare la pace» e per «imporre le proprie condizioni».

Parole che devono aver impressionato Herzog, profondamente.
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Scienza e Democrazia
Il Rappresentante Speciale dell'UE per il Golfo Persico riflette sulla situazione internazionale.
Grazie alle sue azioni decisive, che hanno destato l'ammirazione dell'opinione pubblica internazionale...

...Luigi Di Maio può oggi legittimamente aspirare a una carica ben più alta.

Speriamo che, se una scuola lo inviterà mai a parlare agli studenti, il ministro dell'Istruzione e, soprattutto, del Merito, non si indigni e non mandi ispettori per accertare che tutto sia stato fatto nel rispetto dello spirito critico e del pluralismo.

Se no, potrebbe darsi che la prossima volta l'eminente diplomatico si rifiuterebbe, con grave perdita per la formazione degli studenti.
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