Scienza e Democrazia
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Il vicino arriva alla guida di una ruspa e cerca di demolire la casa in cui vivi con la tua famiglia.

Allora tu, che sei una brava persona e ti diletti di caccia al cinghiale, prendi la carabina e miri alla cabina di guida, uccidendolo.

Tre anni dopo arriva la sentenza: ti assolvono per legittima difesa: «“il fatto non costituisce reato”».

Alla stampa dichiari: «“Finalmente faremo un Natale sereno"».

Naturalmente una stampa secondo cui "la difesa è sempre legittima" non può che esultare: la privatizzazione della difesa privata - cioè il Far West - è il suo ideale, così si possono scalare dalla spesa pubblica gli importi destinati alla tutela dei cittadini (si veda anche l'assillante pubblicità di sistemi di allarme per i domicili privati).

Vuol dire un minore impegno delle "forze dell'ordine"? Naturalmente no: poliziotti ed esercito servono, anzi devono essere potenziati (anche con la scusa di immaginari pericoli extranazionali), ma per essere utilizzati contro i cittadini quando manifestano e protestano contro le autorità.

La vicenda giudiziaria sopra accennata conferma questa interpretazione.

È chiaro che un vicino, per quanto tu gli possa stare antipatico, non prende la ruspa e ti viene a demolire casa perché colto da un raptus imprevedibile.

Devono esserci stati conflitti di lunga data, che con il tempo si sono inaspriti. Se eri stato da lui minacciato, dovevi denunciarlo. Ne avresti avuto tutto il tempo, senza dover aspettare la fatale serata.

Se non l'hai fatto ed eri pronto a "farti giustizia da te", la tua difesa non è legittima, e la sentenza è sbagliata. In ogni caso, data la precisione della tua mira, potevi prima sparare un colpo di avvertimento.

Se l'avevi fatto e la polizia non è intervenuta - sulla base dell'aurea regola che, in situazioni di "cronica carenza di organico" la polizia non interviene se "non c'è il morto" -, allora è la polizia che non ha fatto il suo dovere.

In un modo o nell'altro è una storia di diserzione del sistema giudiziario che ti assolve da un crimine per assolvere sé stesso.
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Milano, ovvero l'insostenibile leggerezza delle statistiche.

Milano è prima in Italia per «qualità della vita»? Sì, a sentire uno studio basato su

«nove dimensioni d'analisi: affari e lavoro, ambiente, istruzione e formazione, popolazione, reati e sicurezza, reddito e ricchezza, sicurezza sociale, sistema salute, turismo intrattenimento e cultura, che hanno permesso di indagare la qualità della vita a livello locale.»

E tuttavia il Censis ci informa che

«Milano, nel 2024, è al secondo posto in Italia per numero di reati commessi (226.860), seconda solo a Roma, ma è prima in rapporto al numero di abitanti, con 69,9 reati ogni 1.000 abitanti.»

Non solo, ma a Milano, sempre nel 2024, si è verificato il 10% di tutti i casi di violenza sessuale in Italia (Milano ha il 2,3% della popolazione italiana).

La sicurezza percepita nelle strade è così sintetizzata nello stesso rapporto:

«il 74,6% dei 18-34enni afferma che negli ultimi cinque anni girare per strada è diventato più pericoloso, il 67,1% quando torna a casa di notte ha paura e il 52% ha rinunciato almeno una volta a uscire per timore che potesse accadergli qualcosa di grave.»

Va bene, allora prendiamo l'automobile. Ma ricordiamo che, sempre nel 2024, Milano è stata la prima città in Italia per introiti del Comune derivanti da multe.

E gli affitti sono alle stelle, e a far ricorso a mense caritatevoli e a centri di accoglienza sono sempre più persone... Insomma, sempre più «una città per ricchi».

Questa sarebbe la migliore qualità della vita urbana in Italia?...
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Scienza e Democrazia
Eurovision e Israele. Irlanda, Olanda e adesso la Spagna hanno dichiarato che non parteciperanno a Eurovision 2026 se Israele vi sarà ammessa. E Slovenia e Islanda hanno annunciato la propria intenzione di fare lo stesso. E l'Italia?...
Miseria (Italia) e nobiltà (Spagna, Olanda, Slovenia, Olanda...).

Per protesta contro la partecipazione di Israele, Spagna, Olanda, Slovenia e Olanda si ritirano.

Si noti che la Spagna è uno dei 5 paesi che sarebbero andati in finale direttamente, per il loro contributo finanziario alla manifestazione (insieme a Francia, Germania, Gran Bretagna e, ahimè, Italia).

Un governo la cui permanenza in carica è ogni giorno di più un'offesa agli italiani che capiscono che cosa sta facendo.
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Scienza e Democrazia
Ulteriore caso che mostra l'aggressione alle famiglie non conformiste... ...in assenza di qualsiasi preoccupazione per il benessere dei bambini. Chi, di fronte al caso della famiglia di Palmoli, ha cercato di prendere "educatamente" una posizione di equidistanza…
Manifestazione a Roma contro la sottrazione "legale" dei bambini alle famiglie.

A proposito degli immigrati si dice, giustamente: se volete realmente aiutarli, perché non li aiutate "a casa loro"?

L'emigrazione, quando da fenomeno minoritario di libertà individuale o di fuga dalla persecuzione politica si trasforma in fenomeno di massa, è il sintomo di un'assenza di aiuto a popolazioni che ne avrebbero un acuto bisogno.

Aiuto da parte di paesi che potrebbero permetterselo, e i cui governi, viceversa, rischiano di creare problemi di convivenza nelle proprie società, ma preferiscono speculare sui disagi che portano all'emigrazione di massa, o addirittura li provocano.

Il caso delle famiglie in cui si ravvisano situazioni specifiche che potrebbero ostacolare lo sviluppo armonioso dei minori è analogo: perché non aiutarle a casa loro - stavolta in senso non metaforico?

A volte alla radice sono problemi di indebitamento, disoccupazione, prole "numerosa" ecc., in cui lo Stato potrebbe veramente fare qualcosa di utile senza disgregare un nucleo familiare con le inevitabili conseguenze negative sui minori che ne fanno parte - e di cui si dice che si cerca di tutelarli...

Facciamo un conto: un bambino in una casa famiglia costa al comune tra i 2100 e i 3600 euro al mese.

Se una cifra di questa entità fosse data, per il tempo necessario, a una famiglia in sofferenza economica invece che a una casa famiglia, si può seriamente ritenere che ciò non risolverebbe la maggior parte dei casi giudicati "critici" da assistenti sociali, carabinieri, psicologi, e tribunali dei minori?

Oppure si intende punire, invece che aiutare, i genitori in difficoltà, e approfittarne per alimentare un giro d'affari che, come è nella natura di tali operazioni, si autosostiene e oppone resistenza a ogni tentativo più umanitario di soluzione?

Inutile dire che in alcuni casi, come quello della famiglia di Palmoli, sono in funzione, oltre a operazioni di promozione dell'"indotto", anche la repressione di stili di vita a cui si cerca di evitare di entrare nel "mercato delle idee" e di creare fenomeni - spesso virtuosi! - di emulazione.

In altre parole, dietro la sedicente premura per il benessere dei bambini si nasconde non solo un'industria largamente controproducente e parassitaria, ma anche politiche di governo con finalità eversive dei diritti costituzionali - a volte in forme plateali, altre volte in forme dissimulate e striscianti.

La soluzione complessiva richiede, per usare un'espressione che rientra nell'attuale spirito dei tempi, un'azione su più fronti.
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La destra italiana è nostalgica di Junio Valerio Borghese e della Repubblica di Salò...

...ma non della lingua italiana.

Non dice infatti una sola parola sull'obbrobrio di usare una scritta inglese invece di chiamare "Natale" il Natale.

Siamo a Rutigliano o a Disneyland?
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I test diagnostici del covid-19 erano...

...autocertificati dai produttori. Non c'era nessun controllo da parte di enti certificatori indipendenti. Che non esistevano nemmeno.

Questo è il mio intervento sul forum del BMJ apparso il 23 maggio 2020 (cioè 5 anni e mezzo fa). In particolare:

«usare metodi di controllo di specificità incerta [...] potrebbe indurci ad attribuire al SARS-CoV-2 un peso causale che molto probabilmente non ha, e quindi distogliere risorse da parecchi importanti interventi sanitari che sono stati ritardati per troppo tempo in parecchi paesi».
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Un'intervista a Mario Capanna.

«Proprio l’Italia, nella Prima Repubblica, fu il Paese forse più vicino ai palestinesi.

“Mi tocca rimpiangere Andreotti e Craxi. La politica estera di allora era più dignitosa, si interloquiva con i palestinesi. Oggi invece abbiamo un Salvini che riceve i premi di Netanyahu”.
[...]
“La sinistra è eccessivamente prudente. Se oggi avessimo in Parlamento il piccolo ma pugnacissimo gruppo di Democrazia Proletaria, avremmo già occupato l’aula dicendo: “Non ci muoviamo finché il governo non riconosce lo Stato palestinese“. Perché il Pd o Avs non fanno una cosa del genere?”.»
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Un dialogo di straordinaria profondità... ...di cui l'ANSA, da par suo, ha saputo cogliere le più sottili sfumature: «Zelensky si è rivolto a papa Prevost con un "Thank you so much" in inglese, e poi ha fatto un complimento sulla vista fuori dalla finestra.…
Zelensky al Vaticano è di casa...

Ma che cosa potrebbe dirgli papa Prevost, a parte "Pentiti!"? E perché non gliel'avrebbe detto prima?

Più realisticamente: è normale che il papa abbia un colloquio con qualcuno che è stato autorevolmente definito «a puppet of American and British intelligence»?

Oppure tali incontri significano che anche questo papa lo è?
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È facile indire le elezioni: Zelensky è stato sempre pronto a farlo, da un anno e mezzo...

...ma ha, come dire?, una strana inibizione a tradurre l'intenzione in azione. E, quanto alla trattativa di pace, lui si affida a Giorgia Meloni.

Ma quando cesserà questa ignominiosa sceneggiata che sta facendo sprofondare l'Italia sempre più giù, e minaccia di compromettere definitivamente la nostra economia?

«Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, intercettato da Repubblica e Messaggero prima del suo incontro a Palazzo Chigi, sostiene di 'fidarsi di Meloni' nei negoziati di pace.

"Sono sempre pronto alle elezioni", ha detto poi Zelensky, sempre parlando con Repubblica e Il Messaggero, rispondendo alle parole del presidente degli Stati Uniti Donald Trump che, nell'intervista a Politico, lo accusa di "usare la guerra per non indire le elezioni" e lo incalza ad andare al voto in Ucraina.
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La sinistra (vera) spiegata ai bambini. Ce ne dà lo spunto nientemeno che... Giorgia Meloni: «"Le patrimoniali ricompaiono ciclicamente nelle proposte della sinistra. È rassicurante sapere che, con la destra al Governo, non vedranno mai la luce".» Naturalmente…
La diseguaglianza iperbolica alla radice dei mali dell'umanità attuale.

La popolazione mondiale è di circa 8 miliardi.

Secondo l'ultimo rapporto del World Inequality Lab, meno di un centomillesimo di questa (circa 56.000: una cittadina come Tivoli o Siena) possiede 3 volte la ricchezza dei 4 miliardi meno ricchi.

È un divario così osceno che gli stessi super-ricchi lo hanno denunciato.

Il punto non è solo che il denaro nelle mani di pochi impedisce una spesa sociale decente a beneficio dei molti. Questo è ovvio. Chi è contro le "patrimoniali" non è, qualsiasi cosa suggerisca il suo linguaggio da imbonitore di fiera, "per il popolo".

Il vero punto è che chi possiede una potenza economica di questa entità può facilmente comprarsi i governi di tutti in paesi che gli serve controllare.

Può comprarsi le agenzie sanitarie che devono dare patenti di efficacia ai farmaci e patenti di innocuità ai farmaci, agli additivi, ai pesticidi, alle radiazioni, agli inquinanti industriali ecc.

Può comprarsi il mondo accademico e la comunità scientifica e farli tacere o mentire, nella quasi totalità, anche di fronte a enormità come

- la tragicommedia pandemica,
- gli autoattentati (nelle diverse accezioni di questo concetto) dell'11 settembre 2001 e del 7 ottobre 2023,
- le armi di distruzione di massa attribuite (falsamente) a paesi "nemici" e ignorate quando le hanno (veramente) paesi "amici",
- la "minaccia russa",
- la definizione di "genocidio",
- il concetto di "pace giusta",
- il criterio infantile di "chi ha cominciato?" per attribuire le responsabilità nelle dispute internazionali,
- la supposta indistinguibilità e intercambiabilità di ruoli tra maschi e femmine,
- la trasformazione mediatica di un gas benefico come l'anidride carbonica nel principale pericolo per l'umanità,

e via risalendo fino a prove generali di lavaggio globale del cervello come le responsabilità dell'omicidio Kennedy nel 1963 e il presunto "piccolo passo d'uomo" sulla Luna nel 1969.

Può comprarsi i media da cui l'opinione pubblica si disinformerà sentendosi ripetere instancabilmente le stesse falsità fattuali e invalidità argomentative, supportate da "esperti" comprati.

E può mandare serenamente al macello di guerre inventate di proposito i figli di quel 50% perché tra gli "esperti" al suo soldo ci sono anche quelli che sostengono che... "siamo troppi".

In questo senso è vero che la diseguaglianza economica è una scelta politica. Ed è da sempre la principale divisione tra "destra" e "sinistra": da secoli prima che la si chiamasse così.

A proposito, senza negare i meriti delle sue analisi economiche oggettive, è giusto chiedersi: i maggiori finanziatori del World Inequality Lab avrebbero supportato un discorso sulla diseguaglianza che non mettesse sullo stesso piano della diseguaglianza economica anche «gender inequality» e «contributions to climate change»?...
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Un intervento di Travaglio esemplare per sintesi e aderenza ai fatti.

Non a caso la conduttrice glielo contesta, tra l'altro in maniera ridicola, perché in questo scambio non c'è ombra di dubbio che Travaglio esponga fatti storici e di logica delle relazioni internazionali, e non la sua «opinione».

L'ennesima prova che tra i giornalisti televisivi chi sa quello che dice è l'eccezione. Non basta la familiarità con i fatti di cronaca (ammessa e non concessa!) a rendere capaci di analisi e riflessione - anzi, può addirittura inibirle.

In generale, i salotti televisivi di giornalisti che parlano con altri giornalisti sono una fiera dell'irresponsabilità intellettuale eterodiretta. Lo spettatore medio è difficile che se ne possa rendere conto, dato che è da essi che ricava il proprio quadro interpretativo, e non ha il tempo per una riflessione "di secondo grado" su ciò che ha sentito.
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