Scienza e Democrazia
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Un video ben argomentato, e documentato con testimonianze,... ...che spiega in maniera comprensibile a tutti l'assurdità del sionismo. Purtroppo maggioritario nella popolazione israeliana. Del resto: se veramente si voleva risarcire gli "ebrei" (cioè quelli…
Nazismo e governo israeliano: il paragone, letterale, fatto da una psicologa israeliana.

Per i principali media italiani un paragone tra regime israeliano e regime nazista sembra impronunciabile, come la stessa parola "genocidio" (avete mai sentito un telegiornale in cui "il nostro corrispondente da Israele" sottolineasse che stava documentando eventi di una brutalità che si era abituati ad associare solo al nazifascismo?).

Invece Ilana Hairston, che è una professoressa di psicologia al Tel-Hai College nei territori occupati, ha argomentato precisamente questo paragone, - e lo ha fatto commentando ciò che Israele ha fatto all'equipaggio della Flotilla.

«Sottolineando che le testimonianze dei sequestrati della Flotilla erano "orripilanti", Hairston ha scritto: “Proprio come il Terzo Reich perse il proprio diritto ad esistere, così anche [...] Israele.”

"Lo stato genocida [è] palesemente esibito – percosse, costringere ad inginocchiarsi con le mani immobilizzate alle spalle per ore, la negazione di cure mediche, trattamenti degradanti, e minacce. Per non dire che sequestrare le persone dalla Flotilla in acque internazionali costituisce una violazione della legge marittima internazionale", ha detto Hairston.

Hairston ha anche paragonato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il suo governo a “assassini e stupratori,” dicendo: “Proprio come assassini e stupratori hanno diritto di esistere in prigione, così la dirigenza israeliana merita lunghe vite dietro le sbarre".»


In tutto il mondo ci sono miliardi di persone che sperano che ciò avvenga - e il prima possibile.
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Come La7 riesce a umiliare l'Italia facendo dialogare Jeffrey Sachs...

...con Calenda. Ma perché un programma con ambizioni di servizio pubblico deve cadere così in basso?

La stessa idea di invitare una tale nullità a parlare di questioni così gravi era offensiva del buon senso. Ma permettere alla suddetta nullità, per giunta pronta a smentire il proprio operato in veste ufficiale!, di confrontarsi con un autentico esperto di livello internazionale merita almeno un'interrogazione parlamentare.
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In Italia se la giustizia ha una caratteristica consolidata è la sua rapidità: il caso Piersanti Mattarella...

...sembra che stia avendo una svolta ad appena 45 anni di distanza dall'assassinio dell'allora presidente della Regione Sicilia e fratello dell'attuale presidente della Repubblica.

È vero che la mafia uccide magistrati, poliziotti e giornalisti scomodi. Ma P. Mattarella non rientrava in tali ruoli: era invece un politico di alto profilo. A questo proposito Maurizio Blondet ha fatto al riguardo una pertinente osservazione:

«La più che sospetta riesumazione, con 45 anni di ritardo, del caso di Piersanti Mattarella, il fratello del presidente della Repubblica ucciso dalla mafia, sta dimenticando di ricordare ai giovani che la mafia non uccide politici ostili: ma uccide gli “infami”, termine tecnico con cui la mafia indica i mafiosi, loro membri, che li hanno traditi.»
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La verità, ditemi la verità sul governo Meloni...

È detta molto bene in questo articolo, da cui estraggo alcuni passi:

«Il governo Meloni è una truffa. Una truffa politica, culturale e morale. Una truffa per i suoi elettori, soprattutto per quelli che ancora si illudono che Fratelli d’Italia rappresenti un’alternativa “azionalista” o “sovranista” al sistema. E una truffa per quelle classi popolari che continuano a credere nella propaganda di un potere che ha fatto della mistificazione il suo strumento principale di sopravvivenza.

[...] In questo vuoto di potere, Giorgia Meloni si è ritagliata il ruolo di figura emergente della destra europea. Ma la sua è una leadership apparente, costruita sull’assenza di alternative, non sulla forza di un progetto politico. È una figura di rappresentanza, non di comando.

In realtà, la vera catena di comando si trova altrove: a Washington, non a Roma. Meloni non dirige l’orchestra europea: ne serve i tavoli. È la caposala del ristorante atlantico, non la proprietaria. Negli anni si è adattata a ogni scenario: amica di Donald Trump, interlocutrice di Joe Biden, e ora di nuovo alleata e grande sostenitrice del trumpismo americano. Una costanza che non nasce da convinzione, ma da obbedienza e servilismo.

L’Italia, in questo schema, non è una nazione sovrana: è una colonia di lusso.

[...] I neofascisti che sostengono il governo dovrebbero essere i primi a vergognarsi. Del fascismo, Meloni non ha ereditato l’idea (discutibile, ma coerente) di Stato forte o di nazione autonoma, bensì solo il volto autoritario e repressivo. Le libertà di opinione, di manifestazione e di informazione sono sempre più ristrette. Le piazze vengono soffocate, i giornalisti non allineati subiscono pressioni, i media indipendenti vengono marginalizzati, e nella classifica inerente la libertà di stampa l’Italia si piazza al 49° posto su 180, dopo Tonga e Belize.

Non esiste un’ideologia: esiste solo la gestione del consenso attraverso la paura e la manipolazione.»
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Baldan come Albanese: la punizione di chi testimonia verità scomode.

Chi segue questo canale sa chi è Frédéric Baldan. È il cittadino belga che ha denunciato Ursula von der Leyen per l'affare Pfizer, pagando di tasca propria le spese legali dell'azione giudiziaria.

Un anno fa ha pubblicato un libro importante, UrsulaGates: la compromission par les lobbys, da poco tradotto anche in italiano (una versione è disponibile qui ).

Adesso Baldan ha subito la punizione ricevuta da Francesca Albanese: la chiusura dei suoi conti correnti (compreso quello di risparmio del figlio di 5 anni!), senza alcuna motivazione.

Nel suo libro mette al centro questioni fondamentali per il futuro - e il presente - della democrazia, e che vanno ben al di là dei singoli fatti di criminalità politica:

«Mentre la popolazione non viene mai consultata o coinvolta nel futuro della società, un certo numero di lobby ha la responsabilità di definire quale sarà il futuro comune. Questo tipo di pratica è particolarmente scioccante quando viene eseguita in modo non trasparente e irresponsabile. [...]

La democrazia non è il risultato di un semplice diritto di voto. Non abbiamo nemmeno un diritto costituzionale di referendum per iniziativa popolare per sbarazzarci di leader disonesti e decisioni pubbliche contrarie all'interesse generale.
»
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All'Università di Cambridge non sanno che cosa sono i "bassi" di Napoli.

Engels si sarebbe sbagliato nella sua denuncia della Condizione della classe operaia in Inghilterra, come si intitola una delle sue opere più famose, perché non avrebbe notato che poveri e ricchi in una città come Manchester abitavano spesso a poca distanza gli uni dagli altri:

«All’università di Cambridge la prof.ssa Emily Chung infatti grazie ad analisi digitalizzate dei dati del censimento del 1851 avrebbe scoperto che molti abitanti della classe media di Manchester vivevano nelle stesse strade e talvolta negli stessi edifici della classe operaia. “Ho scoperto che medici, ingegneri, architetti, insegnanti, bottegai vivevano allo stesso indirizzo di tessitrici e filatrici”, dice la Prof.ssa

Una passeggiata per il centro storico di Napoli basterebbe a rassicurare chi ne fosse in dubbio che la prognosi infausta fatta a Cambridge sull'inchiesta di Engels è «greatly exaggerated»...
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È una questione così importante decidere se madame Macron sia una donna o un uomo? No, ma è una questione molto importante stabilire se tutti i media abbiano coperto una falsa identità da almeno 8 anni (da quando, cioè, Emmanuel Macron è stato eletto alla…
Cherchez la femme.

Oggi ci si scopre ignoranti su questioni che fino a pochi anni fa sembravano potersi facilmente determinare con totale certezza.

Non l'enigmatico "Che cosa vuole la donna?" come chiese, memorabilmente, Sigmund Freud, ma proprio il pedestre: "Che cos'è una donna?".

Si dirà che si tratta di una domanda a cui tutti sanno come rispondere.

Forse una volta, ma adesso, ahimè, non più. E il guaio è che importanti problemi di organizzazione di gare sportive dipendono dalla risposta.

E fosse solo questo!

Adesso la risposta sbagliata a una tale domanda, in certi casi, può far cadere una presidenza della repubblica...

Com'è noto, è attualmente in corso in Francia un processo per calunnia contro una decina di imputati per aver diffuso - falsamente, secondo l'accusa - l'opinione che la consorte dell'attuale presidente francese Emmanuel Macron era in origine, cioè prima di un'ipotizzata transizione al genere femminile, un maschio.

Ora, ciò che più sorprende in questa vertenza giudiziaria è che la supposta diceria non sia stata messa a tacere immediatamente con il più semplice ed economico dei rimedi: confutarla con dati di fatto irrefragabili.

Si dirà che una visita ginecologica pubblicamente certificata (non certo con un video, ma con medici riconosciuti e indipendenti che sottoscrivano il referto) potrebbe essere umiliante per una persona così in vista.

Forse è vero.

Ma basterebbe molto meno. Basterebbe infatti un'ecografia addome completo - esame non invasivo, non doloroso, non pericoloso, e breve (circa 20 minuti).

Da essa, infatti, si potrebbe certificare se il soggetto che vuole provare oltre ogni possibile dubbio la propria femminilità ha gli organi genitali femminili: cioè che ha utero e ovaie, a meno che non possa provare di essersi sottoposto in precedenza, per ragioni mediche, a una loro asportazione.

In effetti, come si legge in un sito che pure esalta l'importanza della «transizione [di genere], ritorno alla propria vera natura [e] identità»,:

«Le donne trans […] hanno una vagina (neovagina) dopo l'intervento di riassegnazione di genere; tuttavia, questa struttura viene creata chirurgicamente da tessuto intestinale o penieno. In altre parole, la nuova vagina non contiene utero o ovaie.»

Ecco quindi generosamente suggerito a Madame Macron un metodo semplice e convincente per dissipare ogni dubbio sulla propria identità sessuale, e che sarebbe di gran lunga meno logorante dell'essere interrogata da un giudice in tribunale - anzi, anche solo del sapere, pur senza essere presente alle udienze, che la stampa sta occupandosi di lei su una questione di questa natura.

La sola domanda a cui al momento è difficile trovare risposta è: ammessa l'infondatezza della diceria, come mai la coppia Macron ha accettato di darsi in pasto per anni al pettegolezzo globale su una materia così delicata, pur potendo seppellirla nel ridicolo, appena nata, in una maniera così semplice?
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Israele usa il bulldozer per demolire una scuola palestinese... con i bambini dentro.
La complicità dei media nel genocidio di Gaza.

Disumana l'indifferenza dei principali media italiani con cui vengono riportate le sanguinarie violazioni della tregua commesse da Israele (ma per il vice-presidente USA Vance sono solo «scaramucce» - e quindi anche per il "loro agente a Roma").

Ancor più se confrontata con la morbosamente partecipe ricostruzione di qualsiasi danno subito da Israele - come quella, nello stile di un romanzo d'appendice ottocentesco, del cadavere dell'ostaggio israeliano "restituito due volte".

E - a proposito - Molinari sta ancora, come se niente fosse, nelle televisioni come ospite autorevole nonostante il provvedimento disciplinare dell'Ordine dei giornalisti.
Emanuele Fiano di "Sinistra per Israele", respinto dagli studenti della Ca' Foscari. Scandalo?

In questo momento storico "Sinistra per Israele" non è un'associazione: è un ossimoro.

Lo scandalo è che qualcuno abbia pensato di invitare un suo esponente all'università.

Resosi già inviso a tutte le persone in buona fede, di qualsiasi tendenza politica, per la sua ritrosia a chiamare le cose con il loro nome.
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Nuovi rabbiosi attacchi contro Francesca Albanese, in occasione della sua presentazione del terzo rapporto.

Per presentarlo ha dovuto parlare a distanza, non potendo recarsi nella sede ONU di New York, a causa delle sanzioni degli Stati Uniti.

Per rendersi conto della qualità etico-giuridica delle critiche che ha scatenato da parte dei soliti noti (cioè di alcuni dei 63 Paesi, compreso il nostro, che ha accusato di complicità nel genocidio), basterà citare l'ambasciatore italiano all'ONU:

«L'ambasciatore italiano alle Nazioni Unite, Maurizio Massari, ha affermato che "il rapporto presentato da Albanese è totalmente privo di credibilità e imparzialità. Il contenuto eccede palesemente il mandato specifico del relatore speciale, che non include indagini su presunte violazioni commesse da altri Stati o entità, né giudizi sulla cooperazione tra Paesi terzi e la Cpi".»

Ma signor Massari, si metta d'accordo con sé stesso: il punto è che Albanese ha fatto di più di quanto fosse tenuta a fare, o che i giudizi o i fatti riportati nel rapporto non sono veri? Se vale la seconda alternativa, dovrebbe essere in grado di citare esempi. Ma se non vale, dovrebbe essere orgoglioso, proprio in quanto ambasciatore, che una sua connazionale stia prendendo così sul serio il suo ruolo.

Del resto, nonostante gli attacchi scomposti e irrazionali che riceve, il prestigio di Francesca Albanese nel mondo non fa che aumentare, come prova anche solo la sede da cui ha trasmesso in diretta la sua presentazione.

È il Sudafrica, dove è stata invitata a tenere la Nelson Mandela Annual Lecture.
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Nuovi rabbiosi attacchi contro Francesca Albanese, in occasione della sua presentazione del terzo rapporto. Per presentarlo ha dovuto parlare a distanza, non potendo recarsi nella sede ONU di New York, a causa delle sanzioni degli Stati Uniti. Per rendersi…
Francesca Albanese parla all'ONU dal Sudafrica.

Avere un cittadino italiano che sulla scena politica internazionale non solo non ci fa vergognare come italiani, ma che con la sua opera, coerente con i valori della Costituzione repubblicana, restituisce dignità al nostro paese, come è il caso della relatrice speciale per la Palestina e i territori occupati Francesca Albanese, è accaduto così raramente negli ultimi decenni che i suoi memorabili interventi pubblici di questi giorni meritano di essere segnalati e rilanciati.

È triste per l'Italia che presidente della Repubblica e governo non solo non abbiano mai protestato contro le sanzioni USA contro Albanese, ma, come prova l'intervento dell'ambasciatore italiano all'ONU Maurizio Massari, abbiano confermato anche stavolta il loro anticostituzionale ossequio alla linea Israele-USA.

Se i principali media italiani, e specialmente i canali televisivi con poche e sporadiche eccezioni, non fossero un prolungamento degli uffici stampa governativi, avrebbero dedicato a questi storici interventi le loro prime pagine - e qui "storici" è inteso non in senso genericamente elogiativo, ma letterale.

In particolare, è probabile che la risposta di Albanese al rappresentante ONU di Israele un giorno sarà riportata nei libri di scuola.

Ecco gli interventi nell'originale (si può attivare il doppiaggio automatico in italiano se occorre):

1) la conferenza annuale in memoria di Nelson Mandela (Cape Town, 26 ottobre)

2) la presentazione del suo terzo rapporto all'ONU (da Cape Town, 28 ottobre)

3) la sessione domande-risposte dopo tale presentazione (le domande sono dei rappresentanti di Israele, Italia e Ungheria);

4) la conferenza stampa a Cape Town (28 ottobre).
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La Tosca di Puccini in mondovisione dal Teatro dell'Opera di Roma su RAI3: da chi è diretta?

Ma da un direttore d'orchestra israeliano, ovviamente. Perché l'arte non deve essere influenzata dalla politica. Giusto?

A meno che non si tratti di artisti russi - o anche di scrittori dell'Ottocento russo, come Dostoevskij.

Quanto a un'opera come Tosca, tra le più famose del repertorio operistico italiano, era mai possibile che si potesse trovare un direttore d'orchestra italiano all'altezza del compito? Evidentemente no...

Ringraziamo il governo a presidenza "Fratelli d'Italia" per aver reso questo omaggio alla tradizione musicale italiana.
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