Scienza e Democrazia
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5. Il metodo più efficace: alimentare la confusione ideologica Andare a votare, per l'elettore razionale, presuppone la formazione di un'opinione su ideali e obiettivi politici. Sui primi si può essere d'accordo senza esserlo sui secondi (ciò spiega le…
6. Il metodo più insidioso: "si sa già chi vince"

I metodi finora elencati (inviti ufficiali a votare, scandali politici poco prima delle elezioni, clamorosi tradimenti elettorali, confusione ideologica diffusa dai media) inibiscono la volontà di votare suggerendo l'inutilità sostanziale del voto, quale che sia il partito o il candidato votati.

C'è però un metodo che demoralizza l'aspirante elettore suggerendo l'inutilità formale del voto.

È quello di dare l'idea, prima delle elezioni, che l'esito di queste sia già deciso. Non nel senso di un gioco delle parti tra presunti avversari politici, ma proprio riguardo ai risultati.

Lo strumento con cui si instilla questo dubbio è ben collaudato: sono i sondaggi sulle intenzioni di voto.

In primo luogo permettono ai principali media di parlare solo dei partiti di governo - che risultano sempre (guarda caso) "in testa ai sondaggi", e quindi meritano una maggiore attenzione, giusto?

Così la maggior parte dell'elettorato va alle urne senza nemmeno sapere quali sono le liste in competizione.

In altri termini, i "partiti minori" sono non "previsti", ma predestinati dai sondaggi.

Per di più, i sondaggi influenzano le intenzioni di voto perché, in fondo, l'elettore medio è un inconsapevole allievo non di Machiavelli (come a volte si illude di essere), ma del suo grande contemporaneo, Guicciardini: «Pregate Dio sempre di trovarvi dove si vince».

In altre parole, è una comune e ben nota debolezza schierarsi, nelle lotte, con chi si crede debba uscire vincitore. E i sondaggi ti facilitano il compito, pretendendo di dirti appunto chi lo sarà.

In terzo luogo, i sondaggi fanno presa su quelli che, in generale, attribuiscono a predizioni numeriche - "quindi" (?) scientifiche - un prestigio che spesso non meritano (il "triennio pandemico" ce ne ha dato numerosi esempi).

Insomma, per lo più chi prende sul serio i sondaggi,

- o si chiede perché mai disturbarsi ad andare a votare,

- o va a votare, ma scegliendo solo tra chi gli hanno detto che vincerà.

Ma si possono prendere sul serio i sondaggi?

Il comune cittadino non ha mezzi per verificarne l'attendibilità. E se pure fossero inventati di sana pianta non mancherebbero di svolgere la loro funzione primaria.

Cioè: incanalare l'elettorato e disincentivare il voto.

Se i sondaggi fossero reali ricerche scientifiche, invece che profezie autoavveranti, i loro autori rivelerebbero le previsioni fatte (debitamente depositate in congruo anticipo presso un notaio) solo dopo le elezioni.

E rispetterebbero questa regola sempre, anche se col tempo acquisissero, grazie alle previsioni indovinate, una fama di attendibilità.

Invece pubblicizzare anzitempo una previsione elettorale è sempre un atto politico, e non una comunicazione scientifica.

I sondaggi pre-elettorali sono in particolare anche alla base del concetto di "voto utile".

Se per esempio si va a votare alle elezioni europee per un partito, e questo - con l'attuale legge elettorale, che andrebbe cambiata - non supera il 4%, allora chi ha dato quel voto non vedrà nessuno a rappresentarlo: il suo voto è stato "inutile". (In Italia la soglia di sbarramento è appunto del 4%, ma non è la stessa in tutti i paesi dell'UE: in Francia è del 5%, in Grecia è del 3%).

Ora, un voto dato a un partito o a un candidato dovrà essere in ogni caso conteggiato nei risultati finali. Già solo questa informazione convalidata ufficialmente è qualcosa di utile - e in molti modi.

Ma poi, come si fa a sapere chi supererà e chi no la soglia di sbarramento? "Lo dicono i sondaggi": appunto.

In conclusione: nessuno dovrebbe votare un partito (o non andare per niente a votare) sulla base di quello che è indotto a pensare che faranno "tutti gli altri", neppure se i sondaggi (effettuati, si noti, da società private quotate in borsa) sono coerenti.

La nostra è una democrazia malata, e quella europea - ammesso che si possa definire "democrazia" - lo è ancora di più. Questo è innegabile.

Ma la fede nei sondaggi e nel "voto utile" va considerata uno dei sintomi della malattia.
[continua]
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Scienza e Democrazia
Il silenzio dell'università Una delle cose che hanno più sorpreso nel triennio covid-19 è stato il silenzio quasi totale dell'università, tranne per la persecuzione o la molestia contro i pochi dissidenti. Ovviamente non era un fenomeno specificamente italiano…
Un problema centrale, ma ignorato, sulla salute della nostra democrazia: dov'era l'università?
https://t.me/quiradiolondratv/56709

Come si spiega che così pochi docenti universitari abbiano sentito il dovere di intervenire contro lo scempio che nel triennio pandemico si faceva quotidianamente della scienza e del diritto?

Questo è un argomento che pochi hanno trattato, e anche nei canali "alternativi" non sembra sia stato considerato sufficientemente interessante.

Ciò va considerato un grave errore di sottovalutazione (da parte dei principali media fu invece censura).

Tornando al silenzio non "sulla", ma "della", università, una delle ragioni è certamente un fenomeno a cui pure si presta scarsa attenzione: quello della delinquenza accademica, nelle sue varie forme (l'espressione deriva dal titolo di un famoso saggio di T. Roszak del 1967 - come dire due secoli fa - "On Academic Delinquency").

Non tutte le forme della delinquenza accademica, è appena il caso di dirlo, sono penalmente rilevanti, ma tutte sono rilevantissime quanto a:

- qualità della produzione scientifica e culturale;

- profilo etico (compresa l'autorevolezza scientifica) dei singoli, delle commissioni, e degli organi collegiali.

Un'ampia, benché facilmente aumentabile, documentazione si può trovare nel sito Materiali per una sociologia dell'università.

È di questi giorni la notizia della richiesta di condanna per malversazione concorsuale di una delle stelle di prima grandezza della propaganda "covid-19", il professor Massimo Galli - che avrebbe tratto profitto anche dalla fama mediale per perseguire la propria "politica di potenza" universitaria.

Per inciso: caro Mario Capanna, la nostalgia inganna... (cfr.qui)

Galli sarà tuttavia sempre ricordato per come descrisse il 1 aprile 2021 l'efficacia dei "vaccini" anti-covid-19 contro la presunta «variante inglese»: «funzionicchiano», e spiegò: permettono infezioni solo «di modesta entità».

Un neologismo che, se non basterà a redimerlo, vale però come testimonianza "in diretta" di cattiva coscienza.

Per avere un quadro di come i vaccini "funzionicchiavano" all'epoca basta esaminare i due grafici, che confrontano gli anni 2020 (senza vaccini) e i primi 8 mesi del 2021 (con vaccini) rispetto ai "casi" e ai ricoveri in terapia intensiva, riprodotti nella Lettera aperta ai colleghi del 4 settembre 2021.

Ci piacerebbe vedere Galli (e molti altri) sotto processo (non solo per concorsi truccati e abusi simili ma anche, e soprattutto) per abuso della credulità popolare.
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Covid-19: fino a quando abuserete della nostra pazienza?
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-covid__marcio_lintero_cesto_non_solo_qualche_mela/39602_54741/

Leopoldo Salmaso, un medico che durante il triennio pandemico non ha tradito la sua professione e ha in più occasioni testimoniato pubblicamente la verità, a differenza di troppi suoi colleghi, pubblica il seguente commento a un'importante richiesta di parlamentari europei (che avrebbe dovuto occupare le prime pagine di giornali e televisioni), e in cui rinvia a un altro suo importante contributo:

«Due mesi fa ho denunciato le mezze verità (eufemismo per bugie) dell’EMA (European Medicines Agency) sui falsi vaccini Covid.

Ora trascrivo la traduzione della conferenza stampa (versione breve) in cui Marcel De Graaf e altri sei parlamentari europei chiesero le dimissioni del governo olandese per aver ingannato i propri cittadini e aver messo in pericolo la loro vita.

Un discorso identico vale per ogni altro governo dell’Uccidente, Italia in testa.

Che è successo al governo Olandese?
Niente!

Che è successo ai governi italiani che si sono passati la staffetta di questa strage premeditata?
Niente!

Che altro bisogna fare NE CIVES AD ARMA VENIANT (perché i cittadini non impugnino le armi)?»
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Scienza e Democrazia
Julian Assange tra il gatto e la volpe La Gran Bretagna continua nel suo gioco delle parti con gli USA sull'estradizione, e decide di non decidere. Formalmente, l'Alta Corte chiede agli USA... garanzie, prima di concedere ai legali di Assange di appellarsi…
Una notizia che dire "buona" è eccessivo. Diciamo non cattiva: Julian Assange potrà appellarsi contro la richiesta USA di estradizione.

Ma resta in prigione.

La carcerazione preventiva più lunga mai verificatasi dal dopoguerra ad oggi
.

Questo è il primo grande scandalo. E il secondo sono i capi d'accusa.

Anche se questo risultato di deve largamente all'impegno più che decennale del movimento internazionale pro Assange, è molto probabile che abbia pesato ciò che il diniego avrebbe potuto significare per il partito democratico alle prossime presidenziali USA.

Partito che, prima della sentenza di oggi, avrebbe dovuto (nel senso utilitario di "dovere") prendere l'iniziativa di rinunciare, unilateralmente, alla richiesta di estradizione. Chissà se si sta prendendo del tempo per farlo davvero.

L'unica vera buona notizia resta ancora di là da venire.

Cioè la liberazione di Assange, un adeguato risarcimento per gli enormi danni materiali e morali subiti, e l'apertura di un'inchiesta giudiziaria su tutti i complici di questo caso di criminalità giudiziaria e politica che ha tenuto e tiene in ostaggio l'intero mondo dell'informazione occidentale.

https://www.msn.com/it-it/notizie/mondo/assange-incassa-una-vittoria-potr%C3%A0-fare-appello-contro-lestradizione-negli-usa/ar-BB1mIq3V
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7. Le conseguenze della tendenza al calo dell'affluenza alle urne.

Cominciamo con un'osservazione storicamente banale ma importante: i diritti non esistono una volta per tutte.

Possono essere violati senza che il potere giudiziario intervenga.

Possono essere aboliti.

E possono deperire per disuso, che è, in generale, lo stadio precedente alla loro abolizione.

All'inizio di questo secolo si era arrivati a convincere il 65% delle famiglie in Italia che uno strumento di geolocalizzazione permanente e identificativo della socialità del suo possessore, aveva un solo scopo, non solo innocente, ma benefico.

Rendere la vita più semplice e più libera. E nient'altro.

Il possesso generalizzato del telefono cellulare è stato la premessa di tutta una serie di successive novità nella ridefinizione dell'essere cittadini: il registro elettronico nelle scuole, il green pass, e adesso l'identità digitale.

Ma ci vogliamo limitare a un solo aspetto della sua diffusione, forse quello passato più inosservato.

I telefoni pubblici, man mano che i cellulari si moltiplicavano, sono diminuiti e ora praticamente scomparsi - anche in punti nevralgici come le stazioni ferroviarie.

Da diritto del cittadino (che tuttora può aver dimenticato il cellulare, o averlo scarico, o non possederlo affatto - non era obbligatorio, giusto?) i telefoni pubblici si trovano ormai solo nei film ambientati nel secolo scorso.

E, con la complicità del sistema scolastico, si è dato in mano un cellulare anche a Cappuccetto Rosso e a Pollicino - per evitare che si perdessero nel bosco, naturalmente.

Cioè, più prosaicamente, per dare ai loro genitori un senso di falsa sicurezza su che cosa fanno e dove sono i figli minorenni, ed esonerarli, piano piano, dai loro compiti educativi.

Fino al giorno in cui gli si dirà a muso duro (ma già lo stanno dicendo in forme più "morbide") che i bambini sono dello Stato. Un altro furto di diritti... per disuso.

L'uso generalizzato dei cellulari funge da cavallo di Troia per l'avvicinamento delle comunità umane al modello del termitaio.

No, per quanto strano, gli insetti non ce li vogliono solo far mangiare. Ce li vogliono pure far imitare.

Quando si sarà arrivati al punto in cui gli effetti indesiderati (sanitari e sociali) saranno divenuti tangibili, si potrà replicare: siete voi che l'avete voluto.

Come siete voi che, per vostra comodità, volevate l'acqua in bottiglie di plastica, e avete creato - voi - l'enorme problema del loro smaltimento.

E ancora voi che avete preferito pagare con carte di credito e bancomat, e adesso vi mettete a fare raccolte di firme per un referendum che reclami ciò che è ancora una legge, benché moribonda: la facoltà di estinguere debiti con il contante.

Per evitare tutto ciò sarebbe bastato - tornando alle cabine telefoniche, ma con un'ovvia analogia con gli altri due esempi - che chi pure possedeva un cellulare ne avesse fatto un uso di emergenza, continuando a utilizzare regolarmente i telefoni pubblici - e in particolare non avesse messo i cellulari in mano a bambini e ragazzi.

Ma, purtroppo, si è riusciti a far credere alla maggioranza che un guinzaglio elettronico fosse uno strumento di libertà, da utilizzare il più possibile, anche erodendo per disuso i diritti alla salute, alla socialità, all'istruzione, alla separazione scuola-famiglia, alla genitorialità... e alla libertà di spostamento.

Siamo oggi a un passo dal punto in cui quell'oggetto apparentemente voluttuario diventerà obbligatorio come la carta d'identità o la patente per chi guida.

Le questioni specifiche sollevate meriterebbero trattazioni a sé stanti (anche sul piano della cittadinanza attiva), ma qui valgono come esempi del processo con cui diritti consolidati possono essere annientati e poi aboliti.

In breve: anche se molti dissidenti immaginari non se ne sono accorti, qualcosa di simile sta avvenendo con il diritto di voto.
[continua]
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3. "Ma allora perché quei certi politici fanno propaganda al voto?" In queste settimane, come sempre in occasione delle elezioni, appaiono in vari formati inviti ad andare alle urne, da parte di esponenti partitici di dubbia caratura etico-politica e soprattutto…
I rischi del giornalismo di opinione
https://t.me/movimentosiamo/4592

La trasformazione di Massimo Mazzucco, da puntuale analista di questioni della storia recente in "opinionista" pronto a rispondere su ogni tema "in tempo reale" (è questa la cronica iattura del giornalismo di opinione), lo ha portato negli ultimi anni a frettolose ed errate prese di posizione su questioni importanti come la "pandemia" covid-19 e il "riscaldamento globale".

Adesso lo vediamo insistere sul presunto bisogno della classe dirigente che un'alta affluenza alle urne "legittimi", in qualche senso misterioso, l'esito di un'elezione in un sistema senza quorum, e quindi sull'utilità del non andare a votare dal punto di vista di chi è "contro il sistema".

Una risposta più che sufficiente alle sue domande retoriche è contenuta già nelle prime tre puntate di questa serie.
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5. Il metodo più efficace: alimentare la confusione ideologica Andare a votare, per l'elettore razionale, presuppone la formazione di un'opinione su ideali e obiettivi politici. Sui primi si può essere d'accordo senza esserlo sui secondi (ciò spiega le…
Una autorevole testimonianza a favore dell'"accoglienza"...

È difficile stimare quanti fedeli avranno abbandonato la Chiesa cattolica alla fine di questo papato.

Il punto è che anche chi non è cattolico sperava che questa Chiesa facesse da baluardo per certi valori che anche i "non credenti" possono condividere.

In questo senso l'attuale occupante del soglio pontificio è stato artefice di una grandissima ed "ecumenica" delusione.

https://t.me/imolaoggi/48763
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7. Le conseguenze della tendenza al calo dell'affluenza alle urne. Cominciamo con un'osservazione storicamente banale ma importante: i diritti non esistono una volta per tutte. Possono essere violati senza che il potere giudiziario intervenga. Possono…
8. "Se ci permettono di votare, allora..."

Abbiamo visto che chi ritiene di non andare alle urne - e cioè cedere all'invito al disuso del voto - perché crede di fare un "dispetto" alla classe dirigente si sbaglia di grosso: le fa un favore.

E contribuisce a minare il diritto di voto.

Alcuni citano una battuta attribuita (falsamente) a Mark Twain (il quale per giunta la pensava in maniera esattamente opposta):

«Se votare contasse qualcosa, non ce lo lascerebbero fare».

La verità storica e documentata è, invece, che le classi al potere hanno tentato il più possibile di non lasciarcelo fare.

Vincoli sul diritto al voto legati al potere economico furono mantenuti (con l'approvazione di illustri pensatori) per secoli.

Le donne (cioè metà della cittadinanza) ricevettero diritto di voto in Gran Bretagna nel 1928, in Francia nel 1944, in Grecia nel 1952, in Svizzera nel 1971. E in Italia nel 1945.

Non "sembra" ieri, su scala storica: lo è.

Il sistema di potere, dopo aver cercato di impedire a quante più persone di votare - e se non ha avuto successo è stato solo per le lotte dei cittadini e delle donne in particolare (queste ultime ridicolizzate per decenni) -, ha optato per il male minore.

Ha cercato di depotenziare il voto - e quindi scoraggiarlo - in diverse maniere.

In primo luogo con riforme elettorali che si allontanavano, in vari modi:

- dal sistema proporzionale (con "premi di maggioranza" e alte "soglie di sbarramento");

- dalla possibilità di scegliere i candidati;

- dalla parità iniziale tra i partiti (obbligo di raccolta firme per alcuni ma non per altri, regole sui finanziamenti dei partiti, diversa presenza sulla stampa e sulle reti radio-televisive);

- da un ragionevole rapporto elettori/eletti.

Tra le idee recenti, la più "brillante" rientra nell'ultimo tipo.

Si tratta del referendum costituzionale con cui la stessa maggioranza di governo, cavalcando la tendenza alla rinuncia al voto già citata, e il diffuso disprezzo per la «casta» dei politici, è riuscita in un'impresa quasi impossibile.

Ha convinto gli italiani a ridurre di più di un terzo la propria rappresentanza parlamentare (totale dei deputati e senatori).

Si è così passati da 945 a 600.

E con quanta fretta, visto che il referendum si è tenuto il 20-21 settembre 2020, in piena "pandemia"...

Era l'Italia della «distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro». Gli italiani non potevano andare a fare una passeggiata in un parco pubblico senza portarsi dietro una mascherina, dovevano evitare gli assembramenti... Ma potevano andare nei seggi. Tanto era diventato urgente "sfoltire" il parlamento!

Come si sa, ha vinto il SÌ all'abrogazione, con quasi il 70% dei voti. Ed è andato a votare pure più della maggioranza degli aventi diritto, anche se, come già detto, un referendum di questo tipo non ha quorum.

In altre parole, si è ottenuto che la democrazia italiana si tagliasse il naso per fare un dispetto alla faccia.

L'esito di questo referendum è servito anche come prova generale.

Aveva dimostrato alla fine del 2020 che il livello di manipolabilità dei cittadini italiani andava oltre l'inverosimile.

E questo era un ottimo auspicio per chi stava per far partire la campagna di "vaccinazioni" anti-covid-19.

Ma depotenziare il diritto di voto era avvenuto già prima e nello stesso anno, stavolta a danno degli stessi parlamentari.

Dall'8 marzo si era espropriato il parlamento del potere legislativo, utilizzando abusivamente la forma del decreto del presidente del consiglio dei ministri (un atto amministrativo) al posto di quella del decreto legislativo - che ha un piccolo difetto: per diventare legge, ha bisogno del voto parlamentare.

Certo, i voti si possono anche comprare (qui e qui), e se votano poche persone i "prezzi" potrebbero salire. Ma con un elettorato che ha del valore della cittadinanza una considerazione così bassa, certi partiti possono sperare che il costo di 50 euro a voto (un prezzo, diciamocelo, molto abbordabile per certi partiti) non sarà di molto superato nei prossimi anni...
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Le macchine lo fanno meglio 1. Leggendo una notizia come questa non si può evitare di chiedersi: a quando un modello ancora più avveniristico in cui l'essere umano non dovrà nemmeno indicare la destinazione? È chiaro che ci sono alcune operazioni che le…
Come fu importato il covid-19 in Italia...

Chi può pretendere di gettare una monetina con maggiore grazia e precisione di una macchina costruita allo scopo?

E poi. Magari il turista venuto a Roma non aveva le monetine nel borsellino, e doveva procurarsele interagendo, sia pure per pochi cruciali istanti, con la popolazione indigena...

Sembra cosa da poco?

Supponete che quel turista fosse un cinese, anzi una coppia di cinesi, e venissero da Wuhan.

La leggenda vuole che - non si sa se proprio davanti alla fontana di Trevi - così arrivò il covid-19 in Italia.

Come si dice: prevenire è meglio che curare, e dobbiamo congratularci con l'amministrazione della Città Eterna se, non cedendo a romanticherie cinematografiche che ormai hanno fatto il loro tempo, e indifferente alle critiche dei soliti luddisti, ha pensato alla sicurezza dei cittadini prima che al divertimento dei turisti.

E forse ha fatto anche un pensierino a un prossimo rifacimento del celebre Totòtruffa '62.
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L'eroe ignoto «Si prenda la I guerra mondiale (1914-18), uno dei più grandi massacri organizzati di tutta la storia – tra militari e civili si stimano «più di 16 milioni di morti e più di 20 milioni di feriti e mutilati». A leggerne un resoconto tradizionale…
«La fuga dalla mobilitazione in Ucraina - morti di cui nessuno si assume la responsabilità - i nazisti sono i primi a scappare dal campo di battaglia - crollo del buon senso nei media occidentali - è urgente la pace»

«"Stiamo assistendo a un'ondata di diserzioni tra i giovani arruolati".

"C'è una microcriminalità di massa tra i giovani ucraini, che cercano così di andare in prigione

https://www.globalresearch.ca/escaping-mobilisation-ukraine-urge-peace%EF%BB%BF/5857959
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5. Il metodo più efficace: alimentare la confusione ideologica Andare a votare, per l'elettore razionale, presuppone la formazione di un'opinione su ideali e obiettivi politici. Sui primi si può essere d'accordo senza esserlo sui secondi (ciò spiega le…
Comunismo?

Questo è un esempio di come si riesce a confondere l'opinione pubblica rimestando tra gli "-ismi".

C'è stata una rissa all'accampamento anti-genocidio della Statale di Milano, scatenata da adulti venuti da fuori.

Come si fa chiamare il gruppo che l'avrebbe provocata?

Ebbene: "Lotta Comunista".

Ah, ecco: i "veri" comunisti vogliono la rivoluzione planetaria, e considerano "ipocriti" gli studenti perché protestano adesso contro Israele, e non per il malaffare di tanti altri «regimi», «dalla Corea del Nord fino all'Afghanistan dei talebani» con cui «le università italiane intrattengono rapporti di ricerca».

È un progetto così ambizioso, quello dei "veri" comunisti, che non si saprebbe nemmeno da dove cominciare.

E allora meglio non cominciare.

Oppure cominciare cercando invasivamente di fare proseliti tra gli studenti che, in questo momento storico, stanno impegnandosi in una vera lotta per il progresso politico e etico dell'umanità.

Qui la scena del tafferuglio.

Per maggiori dettagli, contenenti il germe di un del tutto prevedibile tentativo di screditamento della protesta studentesca, si veda qui .

La forma "matura", o meglio spudorata, del tentativo è invece qui.
La protesta studentesca nella storia del Novecento - e di adesso.

La giornalista di origine libanese Sara El-Yafi inserisce l'attuale protesta anti-genocidio degli studenti nel mondo occidentale nella serie delle proteste studentesche che hanno lasciato il segno nella storia del Novecento.

In particolare traccia un parallelo tra le proteste e il boicottaggio del Sudafrica dell'apartheid e quelli contro l'attuale governo israeliano.

Spiega anche, con esempi illuminanti, gli aspetti economici della collaborazione tra università statunitensi e transnazionali che cooperano con la politica israeliana, e l'importanza dell'opposizione degli studenti.

https://t.me/robinmg/36060
La disobbedienza civile è oggi più importante che mai.
https://www.imolaoggi.it/2024/05/25/disobbedienza-civile-a-venezia/

Venezia è stata sottratta agli italiani e trasformata in un museo delle cere: è «a pagamento con prenotazione online in alcuni weekend tra aprile e luglio 2024, in tutto 29 giornate».

La prenotazione online è la parte più "entusiasmante" di questa disposizione:

«Per dimostrare di avere prenotato e pagato l’accesso - così come di essere esclusi o esenti dal pagamento - basta esibire l’apposito voucher contenente il QR-code

Insomma, dal Green Pass al... "Venezia Pass"? Il covid-19 è stato un generale banco di prova oltre ogni immaginazione.

È evidente che si tratta di una violazione dell'art. 16 della Costituzione, che afferma:

«Ogni cittadino può circolare e soggiornare liberamente in qualsiasi parte del territorio nazionale, salvo le limitazioni che la legge stabilisce in via generale per motivi di sanità o di sicurezza. [...]».

Introdurre una tassa (il biglietto da 5 euro) per l'accesso a una città non rientra né nella tutela della sanità, né in quella della sicurezza.

E lo dicono pure: sarebbe una «sperimentazione» per «scoraggiare il turismo "mordi e fuggi"».

In pratica contano sull'acquiescenza dei cittadini a un sopruso.

Segnaliamo quindi con favore la seguente iniziativa.
Scienza e Democrazia
8. "Se ci permettono di votare, allora..." Abbiamo visto che chi ritiene di non andare alle urne - e cioè cedere all'invito al disuso del voto - perché crede di fare un "dispetto" alla classe dirigente si sbaglia di grosso: le fa un favore. E contribuisce…
9. Il voto efficace

Abbiamo visto che la pretesa che andare a votare significhi favorire il sistema di potere comunque si voti è una stravagante fantasia, senza nessun fondamento: né logico, né storico, e confutato già dalla storia italiana recente.

D'altra parte andare alle urne non vuol dire necessariamente voler votare una lista.

Se si ritiene che nessun partito o candidato ci rappresenti, ci sono tre possibilità:

1) accettare la scheda e non apportarvi modifiche (scheda bianca);

2) annullare la scheda (per esempio, scrivendo al suo interno, "Annullo la scheda");

3) rifiutare la scheda (attenzione: senza nemmeno toccarla!) e far verbalizzare il rifiuto (è più facile se si chiede di mettere a verbale un testo già preparato allo scopo).

È comprensibile un certo scetticismo verso la soluzione 1): se la scheda è bianca, bisogna avere una certa fiducia nell'integrità degli scrutatori.

I brogli elettorali ci sono sempre stati, e non si vede perché li si debba facilitare. Bisogna tuttavia dire, per quanto riguarda elezioni politiche o europee, che oggi essi si possono eseguire con molto maggiori eleganza, efficienza e impunità non nel seggio, ma "a valle" - nel conteggio finale di tutti i voti provenienti da tutti i seggi.

Le alternative 1)-2) hanno entrambe il merito di essere conteggiate separatamente dagli astenuti (chi non è andato alle urne).

L'alternativa 3), invece, equivale, nel rapporto sui risultati elettorali del seggio, all'astensione. (Se la scheda viene toccata e restituita, invece, essa ricade nel caso 2): è nulla).

Finora abbiamo parlato della scelta più fondamentale: quella fra l'andare a votare e il non andarci (incluso, dal punto di vista del computo, il caso 3)).

Abbiamo anche detto che la popolarità del concetto di "voto utile" è un sintomo di una democrazia malata.

C'è invece un altro concetto, che va tenuto ben presente: quello di voto efficace (termine che preferiamo a quello più comune di "voto valido").

Il voto efficace è quello che viene conteggiato nella ripartizione dei seggi. Sono invece non efficaci:

- i voti 1)-3)

- i voti annullati o contestati dagli scrutatori (le schede "sbagliate").

Ecco dunque un argomento importante a favore del voto per una lista e/o un candidato:

🦠 sia gli astenuti che chi vota come in 1)-3) hanno un solo effetto sulla ripartizione degli eletti: abbassano il numero di voti efficaci necessari per l'elezione dei candidati.

Cioè il non voto e il voto inefficace non solo sono un eccellente tranquillante per la classe dirigente, ma aumentano il valore del voto efficace.

In particolare, le soglie di sbarramento (come il 4%) si calcolano sui voti efficaci, non sull'intero elettorato passivo, e nemmeno su chi ha annullato, rifiutato, o sbagliato la scheda.

Per esempio, alcuni dicono:

Ma immaginate se votasse (efficacemente) solo il 10% degli aventi diritto
! Sarebbe la rivoluzione!

Nessuna rivoluzione. Questo avrebbe un solo effetto, stanti le regole del gioco elettorale vigenti: moltiplicare per 10 il valore di ogni singolo voto efficace rispetto alla partecipazione al voto di tutti gli aventi diritto.

Si capisce quanto sarebbero contenti, tra gli altri, quei partiti che non fanno campagna elettorale, ma "campagna acquisti", e che così potrebbero risparmiare. (Qualcuno avrà notato in queste settimane la diffusione di sondaggi che "prevedono", cioè promuovono, un'affluenza bassa o solo leggermente in salita...).

Ma poi: per scendere a una percentuale di voto efficace dell'ordine del 10% bisognerebbe riuscire a convertire al non voto la stragrande maggioranza degli elettori "allineati" - cioè di quelli che votano partiti come Lega, PD, M5S, FI e FdI.

Chi fosse in grado di ottenere questo straordinario risultato, sarebbe sicuramente anche in grado di convincere questa parte dell'elettorato a collocare diversamente il proprio voto.

E allora perché non prova a fare questo?
[continua]
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9. Il voto efficace Abbiamo visto che la pretesa che andare a votare significhi favorire il sistema di potere comunque si voti è una stravagante fantasia, senza nessun fondamento: né logico, né storico, e confutato già dalla storia italiana recente. D'altra…
10.I Elezioni europee

Per le ragioni fin qui spiegate, astenersi dal voto alle elezioni europee, alle politiche, alle regionali, alle comunali non è un atto di dissidenza, ma di acquiescenza.

Non stiamo parlando delle intenzioni di chi si astiene, ma degli effetti oggettivi della sua scelta.

Dal punto di vista dell'efficacia, l'astensionismo è la traduzione, in politica, della celebre raccomandazione di quel grande ministro della salute che oggi, a quanto pare, tanti considerano - per lo più senza rendersene conto - anche un maestro di politica.

L'astensionismo in politica è infatti l'analogo della vigile attesa in medicina.

Qualcuno replicherà:

No, ti sbagli! Noi non rimaniamo in attesa, ma ci attiviamo in mille maniere!

D'accordo, ma che cosa vi impedirebbe che una di quelle mille maniere fosse cercare di mandare in Parlamento Europeo (PE) qualche persona valida?

Alcuni evidentemente pensano che non dovranno subire le conseguenze dell'attività del PE solo perché non hanno partecipato, con il voto, a determinare la sua composizione...

Ora, intendiamoci: che l'Unione Europea sia una formazione giuridica sulla cui natura e funzione si possono avanzare gravi dubbi è sicuro; sopra l'abbiamo definita una «finzione».

Il meglio sarebbe uscirne - anche in considerazione del fatto che il popolo italiano non è mai stato chiamato a votare a favore o contro l'adesione a un accordo internazionale che in tanti modi ha ulteriormente leso la sua già traballante sovranità.

Che però ciò si possa fare nella maniera più efficace promuovendo nel frattempo (un frattempo... che potrebbe essere lungo) l'astensionismo - cioè lasciando che nel PE ci siano solo gli "europeisti" più fanatici ed eterodiretti - non sembra una soluzione brillante.

E non lo sembra perché l'attuale Commissione Europea (CE) - probabilmente la più malefica di un'indecorosa serie - sta andando a marce forzate verso il riarmo e la coscrizione obbligatoria, e ha già dato prova

- del servilismo più abietto verso le politiche USA con la Russia e il Medio Oriente,
- dell'obbedienza a un'altra entità fittizia come l'OMS (una specie di agenzia di rating della sanità, ma con il paravento della "scienza"), e alla grande industria farmaceutica.

Lasciare che ciò continui indisturbato ci potrebbe portare a un punto di non ritorno prima che siamo in grado di articolare la nostra fuoriuscita.

Come è noto, l'ordinamento della UE dà l'iniziativa legislativa non al Parlamento, ma alla CE - il che da solo sarebbe una ragione sufficiente per non voler fare parte dell'UE.

Tuttavia la redazione finale delle norme promulgate dalla CE è l'effetto di una dialettica CE-PE (a colpi di emendamenti) che può durare anni. Spetta in ogni caso al PE approvare la versione finale.

La stessa CE, pur non essendo eletta ma nominata dagli stati membri, ha bisogno di essere confermata dal PE, e può essere, in seguito, "sfiduciata" dal PE.

È ovvio che la presenza negli organismi che rappresentano l'Italia a vari livelli di personaggi di infimo profilo morale dipende anche dalla scelta che milioni di italiani fanno di votarli... e che circa altrettanti milioni di italiani fanno di non votare nessuno.
[continua]
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Scienza e Democrazia
10.I Elezioni europee Per le ragioni fin qui spiegate, astenersi dal voto alle elezioni europee, alle politiche, alle regionali, alle comunali non è un atto di dissidenza, ma di acquiescenza. Non stiamo parlando delle intenzioni di chi si astiene, ma degli…
10.II Elezioni europee

In questo preciso momento storico, al PE ci sarebbe potuta essere una maggioranza favorevole, per citare un esempio molto importante, all'appello di Francesca Albanese, relatrice speciale dell'ONU sulla situazione dei diritti nei territori occupati in Palestina, e varie volte minacciata e insultata proprio per l'oggettività delle sue prese di posizione.

Forse non ci sarebbe stato nemmeno l'attentato del 7 ottobre, con quello che è seguito!

E se avessimo un governo nazionale non diciamo ideale, ma con un minimo senso dei doveri di un paese sedicente sovrano nell'attuale congiuntura internazionale, sarebbe stato il suo presidente del consiglio («sono una donna, sono una madre, sono cristiana»...) a prendere le difese della italiana relatrice ONU, invece di lasciare questo compito al governo del Sudafrica.

Se qualcuno ritenesse che ciò che succede in Palestina tutto sommato non ci riguardi, dovrebbe ricordare che Julian Assange è stato perseguitato, tra l'altro, per aver diffuso il video Collateral Murder.

Ora invece si permette un genocidio in diretta televisiva.

Il messaggio che si vuole trasmettere è che i mandanti saranno pronti a trattare nello stesso modo quelli che al momento sono ancora solo telespettatori - per poco che lo considerino utile.

Chi se ne rende conto e vuole opporsi a questo, dovrebbe utilizzare tutti i mezzi disponibili.

E il voto (europeo e nazionale) è certamente uno di questi.
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10.II Elezioni europee In questo preciso momento storico, al PE ci sarebbe potuta essere una maggioranza favorevole, per citare un esempio molto importante, all'appello di Francesca Albanese, relatrice speciale dell'ONU sulla situazione dei diritti nei territori…
La situazione un anno dopo.
https://t.me/Intel_comments/1025060

«Israel will not stop this madness until WE make it stop. Member states must impose sanctions, arms embargo and suspend diplomatic/political relations with Israel till it ceases its assault

- UN Special Rapporteur for Palestinian Territories Albanese»
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