Scienza e Democrazia
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L'illegittimità di Zelensky.

In questo canale l'abbiamo detto e ripetuto (per esempio sette mesi fa e un mese fa), con riferimenti testuali alla Costituzione ucraina: Zelensky non è il presidente legittimo dell'Ucraina.

Dal maggio 2024.

Adesso Putin ripete che il punto non è se vuole o non vuole incontrare Zelensky (come i nostri pseudogiornalisti sono andati scrivendo all'unanimità) - ma:

- Una volta raggiunto l'accordo con Zelensky o chiunque altro, quale autorità legittima ucraina lo firmerà? Perché sicuramente Zelensky non può farlo.

L'"Occidente", invitando e incontrando Zelensky come se fosse ciò che non è, ha realizzato un secondo colpo di stato in Ucraina. Che dura da più di un anno.

E lo fa con la complicità di tutte le principali testate giornalistiche e televisive.

In Iran vorrebbero fare qualcosa di simile
. E già ci sono i candidati per il ruolo di burattino dell'"Occidente".

La strategia generale, che riguardava l'Africa e il Medio Oriente, era stata denunciata nel 2004 dal generale NATO Wesley Clark.

È probabile che il vero scopo della provocazione USA attraverso l'Ucraina fosse di tenere impegnata la Russia e impedirle di intervenire per opporsi alle manovre dell'imperialismo USA-Israele, che miravano al controllo di «Afganistan, Iraq, Siria, Libano, Libia, Somalia, Sudan e per finire l'Iran».

Di che si parla nel nostro Parlamento se non si parla di questo?
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Omaggio a Gaza.
[da Eduardo Muscara]

«Il mondo crede
che Gaza è occupata da
Israele.
La verità è che
tutto il mondo
è occupato
da Israele
tranne
Gaza
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Il discorso del rappresentante permanente dell'Iran alla riunione d'urgenza dell'ONU.

Ieri, 20 giugno, Amir Saeed Iravani ha tenuto un discorso dove ha sottolineato la perdita di credibilità dell'ONU se non agirà, in accordo con la carta dell'ONU, contro la guerra preventiva di Israele.

La migliore dimostrazione della dissoluzione del diritto internazionale è che l'intero discorso di Iravani, sia dal punto di vista dei fatti che del diritto, è irrefutabile.

Eppure le cancellerie occidentali e la stampa al loro servizio (cioè tutta tranne rare eccezioni) continuano a parlare della necessità di un cambio di regime in Iran, dell'eliminazione del suo capo spirituale, di «resa incondizionata» dell'Iran ecc. - senza nemmeno una parola sul vero criminale internazionale all'origine di questa crisi, che è il regime di Israele, anche colpevole, e sotto gli occhi di tutti, di crimini mostruosi e continuativi a Gaza e in Cisgiordania.

Ecco la traduzione di un estratto:

«La risoluzione del Consiglio di Sicurezza 487, adottata all'unanimità, enuncia chiaramente che un qualsiasi attacco su impianti nucleari tutelati è considerato un attacco al regime di tutele dell'AIEA e allo stesso Trattato di Non Proliferazione (NPT).

Il Consiglio di Sicurezza deve stare alle proprie risoluzioni. L'inazione in questo momento critico segnalerebbe alla comunità internazionale che il diritto internazionale e le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza sono applicati selettivamente e con doppi standard.

Se crolla il regime di non proliferazione, questo Consiglio, insieme a Israele, ne porterà la responsabilità.»
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La dichiarazione che avremmo voluto dal presidente della Repubblica...

...italiana:

«La Croazia dovrebbe riconoscere la Palestina.

Israele sta portando avanti una politica criminale e noi non dovremmo avere nulla a che fare con uno Stato del genere perché parte della sua leadership è composta da criminali.»
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Sotto l'amministrazione Trump, è più dignitoso essere addetto alle pulizie della Casa Bianca...

...che direttore dei servizi segreti statunitensi.

Dopo l'"avvertimento" di Trump, Tulsi Gabbard ritratta quanto detto sul fatto che l'Iran non stava costruendo un'arma nucleare.

E, paradossalmente, il voltafaccia coincide con quello - di senso contrario! - del direttore dell'AIEA.

Ma - un minimo di buon senso : se è vero (e non è vero) che l'Iran era «a poche settimane o pochi mesi» (stima molto precisa, come si vede...) dal disporre di un'arma nucleare qualora avesse deciso di portarne a termine lo sviluppo, quale migliore motivazione e giustificazione che essere aggredito da un paese che possiede almeno 90 testate nucleari?

E senza l'attacco di Israele, quale ragione avrebbe avuto l'Iran di rischiare una denuncia dell'AIEA ai cui controlli - a differenza di Israele! - continuava a sottoporsi?

E - a proposito - perché Israele dovrebbe avere armi nucleari anche se, mentendo, nega di averle?

Una storia che ricorda quella del lupo e dell'agnello.
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Non conosciamo la divisione per fascia d'età...

...del risultato più pubblicizzato di questo interessante sondaggio. Le fasce d'età considerate nel campione (di 500 unità), a quanto sembra di capire, sono tre, di approssimativamente lo stesso numero: 18-34 anni; 35-54 anni; 55 anni e più.

Le loro opinioni differiscono notevolmente. Per esempio, per quanto riguarda la forza del legame sentito con la patria, abbiamo le seguenti percentuali: 67% 18-34 anni; 70% 35-54 anni; 85% 55 anni e più, e quindi una media complessiva del 75%.

Il dato meno sorprendente è appunto quello più pubblicizzato: solo una minoranza di italiani si è detta pronta ad arruolarsi nell'esercito, anche «in casi di estrema necessità» - il 44%.

Ovviamente la notizia non è stata data così da altre fonti, come la benemerita ANSA, ma al contrario: «quasi uno su due italiani» ecc. Il bicchiere era quasi mezzo pieno...

Ma la considerazione delle risposte secondo la fascia d'età potrebbe darci qualche sorpresa.

Supponiamo
, ad esempio, che a pronunciarsi a favore siano state le percentuali: 10% 18-34 anni; 32% 35-54 anni; 90% 55 anni e più.

Significherebbe che 9 su 10 ultra-55enni sarebbero disposti ad andare al fronte.

Alcuni sapendo che non sarebbero "la prima scelta" in un'eventuale selezione (in ossequio all'italico motto: "Armiamoci e partite!").

Altri, più generosamente, pensando che sarebbe una fine più onorevole (e forse fonte di indennizzo per la famiglia del caduto) morire sul fronte... che a causa di una pensione da fame.

Quindi il risultato del sondaggio, esaminato alla luce del maggiore "patriottismo" dei pensionandi e pensionati, darebbe un'idea dell'ipotetica truppa italiana non eccessivamente entusiasmante dal punto di vista dei bellicisti.

In ogni caso non viviamo in tempi in cui un intervistato, posto di fronte a quesiti di tal genere, sia incline a dire la sua reale opinione. Il meno che possa sospettare è che l'anonimato possa essere violato in qualche maniera per lui imponderabile - e pericolosa.

E allora ecco che il sondaggio, scremato di questi effetti (età e autocensura) potrebbe finire col darci un'immagine più attraente e fedele alla Costituzione degli italiani "in età da divisa".
Forza Roma!

«Se Israele rivendica un territorio suo di 2000 anni fa, perché noi non possiamo rivendicare il nostro?»
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La fine del trumpismo.

Come aveva previsto il celebre giornalista investigativo Seymour Hersh, gli Stati Uniti sono entrati in guerra con l'Iran.

Tra le 2 e le 3 di notte, ora iraniana, l'aviazione statunitense ha colpito tre siti nucleari: Fordow, Isfahan, Natanz. In base a tutte le prove ufficiali, a partire da quelle dell'AIEA, si tratta di impianti nucleari a fini civili.

Benché Trump avesse avvertito che lasciava all'Iran due settimane per riflettere su una via di uscita diplomatica (da cosa?...), il governo iraniano aveva riconosciuto il bluff, e aveva per tempo trasferito tutto il materiale critico in altri siti ignoti.

Nonostante gli annunci trionfali provenienti dalla Casa Bianca («La struttura di Fordow è stata completamente distrutta. Se gli iraniani non si fermano, li attaccheremo di nuovo.») e da Israele, l'unico risultato certo di questo attacco - concertato con Israele e il Regno Unito - è che per l'Iran gli USA sono definitivamente diventati un nemico.

Risultato consolidato dal discorso delirante di Trump, con nuove minacce all'Iran («I prossimi attacchi all'Iran potrebbero essere molto peggiori»).

Dal punto di vista giuridico, si tratta di un intervento bellico illegale non solo secondo la Carta dell'ONU, ma anche per il diritto USA, in quanto deciso dal presidente senza autorizzazione del Congresso. C'è già un'ipotesi di richiesta di interdizione contro Trump da parte di un membro democratico del Congresso.

A questo punto ci si può aspettare la chiusura da parte dell'Iran dello Stretto di Hormuz (come avevano già minacciato), con il blocco del trasferimento di petrolio, il che comporterebbe una crisi energetica su larga scala.

Tutti i militari e cittadini USA nella regione adesso sono diventati «bersagli legittimi», come ha detto la televisione di Stato iraniana.

Ed è già cominciato, per rappresaglia, l'esacerbamento dei bombardamenti iraniani su Israele.

Più in generale è crollato per l'opinione pubblica mondiale il mito di Donald Trump come pacificatore.

Nel suo discorso di accettazione della nomina, il 6 novembre 2024, aveva detto:

«Sapete, non avemmo guerre per quattro anni. Non avemmo guerre. Tranne che abbiamo sconfitto l'ISIS, abbiamo sconfitto l'ISIS a tempo di primato. E - ma non avemmo guerre. Dicevano: "Comincerà una guerra". Io non comincerò una guerra. Fermerò le guerre. Ma questa è anche una grossa vittoria per la democrazia e la libertà».

E il 20 gennaio 2025, nel suo discorso inaugurale:

«Come nel 2017, costruiremo ancora il sistema militare più forte che il mondo abbia mai visto. Misureremo il nostro successo non solo dalle battaglie che vinciamo, ma anche dalle guerre che terminiamo - e forse ancora più importante, dalle guerre in cui non saremo mai coinvolti. [Applauso del pubblico]

Il mio lascito più orgoglioso sarà quello di pacificatore e unificatore. Questo è ciò che voglio essere: un pacificatore e un unificatore.»


Tutta questa immagine irenica è ormai stata mandata al macero. Ed è stata confermata invece quella del mentitore seriale e giocatore d'azzardo, i cui passi, per giunta, non sono guidati dall'interesse per il suo popolo, ma da un criminale capo di governo straniero.

Il legame con Netanyahu si è rafforzato in totale malafede. Trump aveva dichiarato che erano state menzogne quelle che avevano portato in guerra gli USA contro l'Iraq - ma di tali menzogne Netanyahu (2002) era stato uno dei principali propagatori.

Peraltro la Russia aveva più volte messo in guardia gli Stati Uniti dal non intervenire nel conflitto con l'Iran, e aveva sottolineato che l'Iran non aveva commesso alcuna infrazione.

E intanto la Corte Internazionale di Giustizia aveva dichiarato illegale l'occupazione di Israele in Palestina.

Sarà il governo italiano capace di una levata d'orgoglio e prendere posizione contro l'indegno voltafaccia di Trump che mina il futuro dell'umanità?

Non si può sperare niente dai personaggi tragicomici che lo compongono, se lasciati a sé stessi.

È il popolo italiano, ognuno come può, che potrebbe fare la differenza.
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Il ministro degli Esteri iraniano Seyed Abbas Araghchi (22 giugno).

«La settimana scorsa, stavamo negoziando con gli USA quando Israele decise di far saltare quella diplomazia.

Questa settimana, avemmo colloqui con E3/UE quando gli USA decisero di far saltare quella diplomazia.

Che conclusioni trarreste?

Per la Gran Bretagna e l'Alto Rappresentante dell'UE, è l'Iran che deve "tornare" al tavolo delle trattative. Ma come può l'Iran tornare a qualcosa che non ha mai lasciato, e meno che mai fatto saltare?»
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Scienza e Democrazia
La prima sezione del testo di Bonhoeffer: «Il nemico del bene Per il bene la stupidità è un nemico più pericoloso della malvagità. Contro il male è possibile protestare, ci si può compromettere, in caso di necessità è possibile opporsi con la forza; il…
Dalla seconda sezione del testo di Bonhoeffer...

...un contributo all'analisi psicologica delle nostre classi dirigenti, e dei giornalisti e intellettuali di regime (gli effetti della cooptazione da parte del sistema di potere):

«Stupidità e potere
[...]
Osservando meglio, si nota che qualsiasi ostentazione esteriore di potenza, politica o religiosa che sia, provoca l’istupidimento di una gran parte degli uomini. Sembra anzi che si tratti di una legge socio-psicologica. La potenza dell’uno richiede la stupidità degli altri.
[...]
Il fatto che lo stupido sia spesso testardo non deve ingannare sulla sua mancanza di indipendenza.

Parlandogli ci si accorge addirittura che non si ha a che fare direttamente con lui, con lui personalmente, ma con slogan, motti, ecc. da cui egli è dominato. E’ ammaliato, accecato, vittima di un abuso e di un trattamento pervertito che coinvolge la sua stessa persona.

Trasformatosi in uno strumento senza volontà, lo stupido sarà capace di qualsiasi malvagità, essendo contemporaneamente incapace di riconoscerla come tale. Questo è il pericolo che una profanazione diabolica porta con sé. Ci sono uomini che potranno esserne rovinati per sempre
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Scienza e Democrazia
Come volevasi dimostrare. E qui Tajani ha a che fare con Bianca Berlinguer, non con Tucker Carlson...
Qualunque opinione si abbia della linea politica di Putin...

...chi non ha capito ancora che tra il presidente russo e i nostri rappresentanti governativi (e, ahimè, anche quelli USA) c'è una certa differenza sotto il profilo intellettuale e culturale, non può valutare appropriatamente l'attuale congiuntura internazionale.
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A proposito, Israele sarebbe una democrazia?...

Sentendo testimonianze come questa ci si chiede che cosa dovrebbero fare a chi ha opinioni diverse dal governo per non esserlo - fucilarli?
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Scienza e Democrazia
A proposito, Israele sarebbe una democrazia?... Sentendo testimonianze come questa ci si chiede che cosa dovrebbero fare a chi ha opinioni diverse dal governo per non esserlo - fucilarli?
1. Israele è una democrazia (...per non dire della "più grande democrazia del Medio Oriente")?

La questione se Israele sia o non sia una democrazia è accuratamente evitata, oppure trattata in maniera benintenzionata ma errata.

Alcuni chiedono retoricamente: potrebbe una democrazia commettere un genocidio? Come dire che oggi anche solo porre il quesito sarebbe fuori luogo.

Ora, per quanto abietta è la decisione di commettere un genocidio, la domanda retorica suddetta fa confusione tra diritti di cittadinanza in uno stato e rapporti di questo con altri stati o popoli.

Per procedere correttamente, cominciamo invece con la definizione che Israele dà di sé come «stato ebraico».

Molti in "Occidente" si scandalizzano e parlano indignati di "teocrazia" quando sentono la locuzione "repubblica islamica", ma non battono ciglio di fronte alla definizione di "stato ebraico".

Sono coerenti?

Per niente.

Si tratta in ambedue i casi di definizioni che - più o meno drasticamente secondo come sono realizzate nella legislazione - mettono a rischio il cardine della democrazia, che è l'eguaglianza tra i cittadini di fronte alla legge. E lo fanno discriminando i cittadini secondo una fede religiosa.

Israele, per autodefinizione, appartiene agli ebrei (quale che sia la loro residenza!).

Ma chi è un "ebreo" per l'ordinamento israeliano?

Secondo la legge israeliana:

«una persona è considerata "ebrea" se o sua madre, nonna, bisnonna e trisnonna erano di religione ebraica; o se la persona si convertì al giudaismo in una maniera soddisfacente per le autorità israeliane, e a condizione che la persona non si fosse convertita dal giudaismo ad altra religione, nel qual caso cessa di essere considerata "ebrea"».

Nel 1983 il parlamento israeliano (la Knesset) approvò a larga maggioranza una legge che vieta a qualsiasi partito di avere nel proprio programma la modifica, con mezzi democratici, del principio dello "stato ebraico".

Quindi in Israele non tutti i cittadini sono uguali: non lo sono sia i non ebrei, sia gli ebrei che si oppongono al concetto di "stato ebraico".

E ciò si applica in tre principali ambiti: i diritti di residenza, il diritto al lavoro e, appunto, la stessa eguaglianza di fronte alla legge.

Per quanto riguarda quest'ultimo punto, i cittadini israeliani devono portare sempre con sé una carta di identità, che definisce la loro "nazionalità", la quale può essere "Ebraica" (N.B.: non "israeliana"!), "Araba", "Drusa" ecc. (Ricorda qualcosa?...). I primi hanno agevolazioni di vario genere, che sono negate agli altri - in particolare se ritornano in Israele dopo essersi trasferiti per un certo periodo all'estero.

In breve: Israele non è una democrazia nel senso implicito, ad esempio, nell'Art. 3 della nostra Costituzione:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali

Un ordinamento statuale che viola questo articolo della costituzione italiana, e che addirittura lo fa in termini di una definizione che è una strana mistura di fede religiosa e dottrina della razza non è una democrazia. [segue]
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