Scienza e Democrazia
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Scuola di giornalismo - La cucina della notizia, ovvero sbatti il mostro in prima pagina. Un professore di tedesco della provincia di Napoli ha pubblicato un messaggio, subito notato e subito ritirato, in cui si leggeva: «Auguro alla figlia della Meloni la…
Un nuovo sviluppo: il messaggio l'aveva scritto l'AI...

A quanto pare, il messaggio "incriminato" era stato composto dall'"intelligenza artificiale" su richiesta del professore, che aveva digitato qualcosa come: «Fammi un post cattivo sulla Meloni».

Allora bisogna prendere le difese della povera Chat GPT, che ha ancora molto da imparare in buone maniere.

Tuttavia, come abbiamo spiegato, il suo messaggio non era una «minaccia» alla figlia di Meloni (come molti analfabeti funzionali camuffati da giornalisti hanno scritto), ma un "augurio di ogni male" a Meloni, espresso in una greve forma "familista" tipica di una tradizione popolare molto diffusa in Italia, e provocato da comportamenti politici enormemente riprovevoli.

La povera Chat GPT ha dato prova di maligna inventiva, ma non si è resa conto - se l'IA può mai "rendersi conto" di qualcosa - che nell'attuale clima giornalistico ci sono, da una parte, i figli di Meloni, Piantedosi ecc. , su cui non è lecito nemmeno immaginare metaforicamente alcun male; e dall'altra parte, i bambini di Gaza, le cui immense sofferenze possono essere citate in parlamento suscitando i sorrisetti disumani di Meloni (nessuna omonimia: è la stessa persona), Tajani ecc.

Allora diamo una mano a Chat GPT conservando la forma familista, ma senza inutili deviazioni cruente e, anzi, mostrando sollecitudine verso la bambina citata:

"Auguro alla figlia della Meloni di non capire mai di quale cinica spietatezza è stata capace sua madre quando Israele massacrava i suoi coetanei a Gaza e il governo ucraino privava tanti altri bambini dei loro padri deportandoli al fronte come carne da macello".

Dài, Chat GPT, la prossima volta ti verrà meglio.
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Giornalismo o letteratura fantastica?

Sia chiaro: il giornalismo e la letteratura fantastica sono ambedue generi letterari che meritano rispetto.

Si possono anche, in qualche misura, contaminare nella narrativa, come ci insegnò un grande scrittore colombiano.

Ma il giornalista ha un dovere di aderenza ai fatti, e questi, a loro volta, vanno inquadrati alla luce di una conoscenza completa del profilo rilevante degli attori. Altrimenti rischia la "transizione a un altro genere", per usare una celebre espressione aristotelica (μετάβασις εἰς ἄλλο γένος), e ciò non va bene.

Un giornalista francese di stanza a Roma ha scritto in un articolo su Le Monde apparso ieri :

«Un vecchio europeo. Un vecchio democratico. Un uomo di Stato discreto ma dalla legittimità incontestata, un repubblicano intriso di valori cristiani: il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, 83 anni.»

E il titolo dell'articolo lo definisce, a scanso di equivoci, «l'ultimo dei democratici» - tra James Fenimore Cooper e Pino Donaggio.

Cercando informazioni sull'autore, si trova che è un esperto del Kurdistan. Bisogna capirlo.

Questa sarebbe la prima reazione alla lettura del panegirico sul presidente che tutti ci invidiano.

Poi però si scopre che è lo stesso giornalista che aveva rilanciato la «miracolosa» notizia qui commentata.

Tout se tient, come si dice in francese. E si spiega anche la pertinenza del nostro preambolo filologico.
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lettera-elezioni-rettore.pdf
A proposito. Nonostante il risveglio della brutta addormentata...

...cioè l'intellettualità europea che si accorge solo adesso del genocidio di Gaza, sul fronte delle elezioni del rettore a Perugia (ma sarebbe interessante avere notizie sugli altri atenei) niente di nuovo.

Nei messaggi elettorali si leggono cose come

- «con me arrivano più risorse e quindi più opportunità»,
- «un’Università più accogliente, più grande e con più risorse per tutti»,
- «dare alla nostra Università una prospettiva di crescita stabile e sostenuta»,
- «dobbiamo dare supporto ai nostri Maradona, perché ci sono tanti colleghi che portano fondi»,
- «luogo di studi aperto a tutte e a tutti»,


e così via, tra idealismi "inclusivi" e considerazioni da amministratore delegato di un'azienda.

Ma sul contesto internazionale nemmeno una parola.
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Un'Italia in cui si aggredisce con tutta la potenza di fuoco dei media più servili... ...chi esprime, più o meno adeguatamente, la sua indignazione civile, invece che chi gliene ha dato giustissima ragione, è un paese in cui la Costituzione (e in particolare…
Inesorabile...

...come l'ingiustizia.

Non ha "minacciato" nessuno.

Senza l'impegno, quanto meno implicito nella postura fisica o nella posizione sociale di chi minaccia, ad attivarsi per procurare il male ipotizzato, si tratta di malaugurio o maledizione, non di "minaccia".

Per esempio:
Sabatini-Coletti: «minacciare : Spaventare qlcu., promettendogli qlco. di male; [...]».

E ovviamente la giurisprudenza ne ha tenuto conto: «Augurare la morte non può essere reato, dunque. Difatti, per rientrare nel penale, è necessario prospettare un male ingiusto che, quand’anche non proveniente da chi parla, dipenda dalla sua volontà (ad esempio, è il caso di chi conti sull’attività dei propri “scagnozzi”).»

Insomma, in Italia abbiamo un sistema giornalistico (e una burocrazia scolastica - o è "solo" servilismo?) che non sa l'italiano e non conosce la legge.

E che è capace di tutto, se si tratta di umiliare e calpestare le libertà costituzionali dei cittadini.
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A proposito. Nonostante il risveglio della brutta addormentata... ...cioè l'intellettualità europea che si accorge solo adesso del genocidio di Gaza, sul fronte delle elezioni del rettore a Perugia (ma sarebbe interessante avere notizie sugli altri atenei)…
Lo svuotamento del diritto di voto nelle università. Studio di caso.

Stamattina arriva al personale dell'Università di Perugia un messaggio dall'ufficio elettorale che spiega il significato di un messaggio del 27 maggio in cui si allegava una lettera che diceva:

«La S.V. è invitata a partecipare alla votazione e potrà esprimere il proprio voto in modalità elettronica presso uno dei quattro seggi che verranno istituiti presso la Sede Centrale dell’Università degli Studi di Perugia – Aula Magna, che resteranno aperti dalle ore 8.30 alle ore 18.30.»

Poiché il mittente era un ufficio universitario pensavo che si rendessero conto che «potrà esprimere il proprio voto in modalità elettronica» non significa "potrà esprimere il proprio voto solo in modalità elettronica".

E invece era quello il significato inteso.

Cioè sono state abolite le schede cartacee.

Si deve entrare nella postazione di voto non solo dopo aver mostrato un documento di identificazione all'ingresso del seggio, ma con le proprie credenziali di ateneo (nome e password) da inserire nel terminale. Dove vada a finire la segretezza del voto è un punto leggermente oscuro...

Rispetto alla mia indicazione di voto il peggio è però che nella votazione elettronica ci sono solo due opzioni: "voto il candidato X" oppure "scheda bianca".

Cioè non è possibile annullare la scheda - come invece avevo suggerito nella lettera aperta.

A questo punto la sola e più chiara maniera di manifestare il proprio dissenso è non andare a votare.

Dispiace che proprio l'università si faccia promotrice di metodologie di voto che diminuiscono sia la riservatezza sia le opzioni aperte agli elettori. E che, per giunta, nemmeno risparmiano agli elettori la presenza fisica al seggio, che rimane condizione necessaria per il voto.

Insomma, un dubbio è legittimo: le modalità di voto come uno dei travestimenti dell'obbligo di Green Pass, da estendere prossimamente a qualsiasi altro tipo di elezioni?...
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Referendum 1. Una parabola.

Un dissidente della campagna di pseudovaccinazioni anti-covid-19 cadde in un canale e, non sapendo nuotare, chiamò aiuto.

Sull'argine apparve una persona con un salvagente in mano.

Il dissidente era tutto contento dell'improbabile rapido soccorso, quando si accorse che la persona in questione era… Roberto Speranza!

Allora pensò:

"Proprio lui… e perché mai lo farebbe?

Forse perché danno un premio ai salvatori di bagnanti...

O forse perché vuole rifarsi una reputazione dopo averla persa con l'infame campagna pseudovaccinale...

O forse il salvagente che mi sta per lanciare non mi reggerà: se è lui a lanciarmelo non può essere che così!

No, demonio, tientelo il tuo salvagente!".

E così si voltò, sdegnato, dall'altra parte.

Ahimè, la storia non dice se nel poco tempo in cui poteva ancora tenersi a galla capitasse nelle vicinanze un soccorritore più gradito e con un salvagente adeguato
. [segue]
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Referendum 1. Una parabola. Un dissidente della campagna di pseudovaccinazioni anti-covid-19 cadde in un canale e, non sapendo nuotare, chiamò aiuto. Sull'argine apparve una persona con un salvagente in mano. Il dissidente era tutto contento dell'improbabile…
2. Il referendum abrogativo (RA).

Diciamo subito che, come strumento di democrazia diretta, il referendum abrogativo messo a disposizione dei cittadini è debole.

Lasciamo perdere la condizione evidentemente esosa che impone ai promotori, cioè di raccogliere 500.000 firme in un breve tempo stabilito (in generale 90 giorni).

Ci sono altri gravi difetti dal punto di vista della democraticità:

1) il RA interviene su articoli di legge vigenti, e ciò che può fare con certezza è, al massimo, riportare la normativa allo stato precedente all'approvazione della legge in vigore;

2) niente impedisce che il parlamento modifichi, prima dell'indizione di un RA (da parte del presidente della Repubblica) alcuni o tutti gli articoli di legge che si vorrebbero abrogare, vanificando lo sforzo dei promotori;

3) non c'è nessun obbligo formale di recepimento, da parte del governo in carica, dell'esito del RA nel successivo legiferare in materia - e purtroppo questo è ciò che è avvenuto in almeno un caso importante;

4) in particolare in Italia (salvo in alcuni statuti regionali) non esiste il referendum propositivo, in cui cioè i cittadini possano proporre una legge che, se vincente nella votazione referendaria, sarà integrata come legge dello Stato;

5) il referendum è invalidato se non si raggiunge un numero di votanti sufficiente tra gli aventi diritto: il il cosiddetto quorum, che per il RA è il 50% + 1.

Introdurre nel nostro ordinamento il referendum propositivo senza quorum è la riforma costituzionale che avrebbe fatto fare alla nostra democrazia un salto di qualità.

È su questo traguardo che avrebbero dovuto attivarsi tutti i partiti realmente democratici
.

Nessuno l'ha mai fatto in maniera nemmeno lontanamente efficace, il che avrebbe presupposto il sincero dovere civico di superare gli antagonismi elettorali in nome di un obiettivo più alto.

Ciò nonostante, sono tutti pronti - particolarmente i sedicenti "antagonisti"- a scoraggiare a priori la partecipazione alle votazioni del referendum così come esiste, confrontandolo con l'alternativa che non esiste e che non si fa nulla perché esista.

A proposito: il referendum propositivo senza quorum non è una fantasia.

Esiste.

E a due passi da noi.

C'è infatti in Svizzera (ma anche in Slovenia, Uruguay, Taiwan ecc.), e per giunta con un tempo 6 volte maggiore per la raccolta delle (100.000) firme.

Com'è che nessun partito, nessun movimento ecc. in Italia sembra aver mai preso seriamente questo ottimo modello?

Forse per poter sparlare, all'occorrenza, dell'unico, sebbene malandato, strumento di democrazia diretta previsto dalla nostra Costituzione?

Forse perché, nonostante i contrasti adatti al teatrino televisivo, sono tutti accomunati dall'odio per la democrazia diretta? [segue]
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3. Il referendum abrogativo (RA) e l'astensionismo.

Dispiace dover ammettere che anche persone spregevoli possano dire, talvolta, la verità.

Ma è così.

Si diventa persone adulte solo quando si ha abbastanza coraggio da non rinnegare la tavola pitagorica nemmeno sentendo Antonio Tajani canticchiare "44 gatti in fila per 3 col resto di 2".

Dato che il RA ammette una soglia di partecipazione per la validità (il quorum), è del tutto evidente che, a differenza delle elezioni politiche di ogni tipo (che non hanno quorum), la scelta di non andare a votare (o di rifiutare una particolare scheda) è una forma di partecipazione al referendum.

(Alcuni personaggi sulla scena politica attuale avrebbero bisogno di rileggere l'enunciato precedente almeno tre volte).

Chi non vuole alcun un cambiamento nella legge in uno o più degli articoli che il RA sottopone al voto popolare, non solo è nel suo pieno diritto se sceglie di non votare, ma, facendo ciò, si comporta in maniera razionale.

Infatti, se nessuno di coloro che vogliono mantenere un certo articolo di legge sottoposto a RA andasse a votare su di esso, i promotori vincerebbero solo se i SÌ raggiungessero il 50% +1 nell'intero elettorato (votanti e non votanti).

Cioè l'astensionista consapevole di un RA manda il seguente messaggio:

"Volete abrogare questo articolo? Poiché non sono d'accordo, mi rimetterò senz'altro al parere della maggioranza - ma dev'essere una maggioranza autentica".

Questa presa di posizione - del tutto legittima, ripetiamolo - suona nondimeno sospetta quando la fa propria un ministro o altre figure istituzionali che hanno influenza su quanto spazio la televisione pubblica dedica alla pubblicità del referendum.

Nessun vero democratico vuole vincere per ignoranza, da parte di una parte della cittadinanza, della possibilità di pronunciarsi diversamente - e detesta giustamente l'idea che tale ignoranza sia pianificata dai vertici del potere.

È importante, in particolare, che tutti si rendano conto del significato dell'astensionismo in un RA, ed è una responsabilità del servizio pubblico assicurare che ciò avvenga.

Ma il comune cittadino non può fare molto per invertire la tendenza che ha trasformato il servizio pubblico televisivo in agenzia di stampa del governo.

Sembra però che sempre più persone che da tale servizio si erano illuse di ottenere resoconti oggettivi su Russia, Ucraina, Israele e Palestina - e sulle malefatte del governo Meloni - si stiano risvegliando da questo malefico sogno a occhi aperti.
[segue]
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3. Il referendum abrogativo (RA) e l'astensionismo. Dispiace dover ammettere che anche persone spregevoli possano dire, talvolta, la verità. Ma è così. Si diventa persone adulte solo quando si ha abbastanza coraggio da non rinnegare la tavola pitagorica…
Appendice - Un semplice esempio numerico.

Supponiamo che su un certo quesito l'opinione dell'elettorato è rappresentata dal "SÌ" per il 35% e dal "NO" per il 65%, senza elettori incerti e potenziali schede bianche.

Se il referendum fosse senza quorum, potremmo immaginare che pressappoco la stessa proporzione dei SÌ e dei NO andrebbe alle urne.

Per esempio, se andassero a votare i 4/5 per ognuno dei due gruppi, avremmo il 28% di votanti SÌ contro il 52% di votanti NO, e l'esito del voto rappresenterebbe correttamente l'opinione dell'intero elettorato.

Ma supponiamo adesso che il referendum abbia il quorum come il RA in Italia. Allora possiamo immaginare, molto plausibilmente, che quasi l'intero 35% dei sostenitori del SÌ andrebbe a votare - perché il raggiungimento del quorum è condizione necessaria per il successo: se sei per il SÌ, sei anche per andare a votare.

Supponiamo, per semplicità, che esattamente l'intero 35% dei sostenitori del SÌ vada a votare.

In questo caso avremmo il seguente paradosso: se i sostenitori del NO che vanno a votare sono più del 15% ma meno del 35% (ricordiamo che essi formano il 65%!), allora vince il SÌ; se sono più del 35% vince il NO. Ma se sono meno del 15%, allora il referendum non è valido e quindi anche in questo caso vince il NO - che è l'opinione che rappresenta, per ipotesi, la stragrande maggioranza degli elettori.

Ne segue che non andare a votare, se si sostiene il NO, è la scelta più coerente con la fedeltà sostanziale al principio maggioritario, se si prevede (come è plausibile in presenza di una corretta informazione e se ci sono stati appelli al non-voto sul fronte del NO) che meno del 35% dei NO andranno a votare.

Ovviamente, che non andare a votare possa avere questo significato dipende in ultima analisi, come abbiamo detto, dall'esistenza di un difetto (non casuale!) nel regolamento del RA italiano: l'esistenza di una soglia percentuale (per giunta la più alta compatibile con il principio maggioritario)[*] di affluenza alle urne per la validità dell'esito referendario. [segue]

[*] Perché se il quorum fosse, poniamo, il 51%, potrebbe accadere che la maggioranza assoluta (il 50%+1 degli aventi diritto) votasse SÌ, ma il referendum sarebbe considerato invalido (se ci fossero pochissimi o nessun voto NO).
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Il parere di uno storico.
E gli Stati Uniti continuano ad appoggiare Israele...

...come avevano fatto con il nazismo fino al 1941 (sì, a II guerra mondiale in corso).

Questa è l'ennesima risoluzione per il cessate il fuoco in Palestina bocciata dal Consiglio di Sicurezza dell'ONU a causa del veto USA.

Le motivazioni date dagli USA, palesemente pretestuose, non sono state ritenute valide da nessun altro membro, e in particolare da nessuno degli altri membri permanenti: Russia, Cina, Francia e UK.
Quando ci sarà una sollevazione delle associazioni sedicenti animaliste...

...contro questo scellerato governo, nemico degli umani, della natura, e degli animali?
Media is too big
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