Scienza e Democrazia
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Non solo è lecito chiederselo, è doveroso.

E la risposta non può che rendere più nera l'ombra sul sistema giudiziario italiano.
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Cambiare il sistema di guida dei mezzi pubblici...

...è una decisione così grave che in nessun caso si può pensare che fosse nel mandato implicito nell'elezione di una giunta comunale - almeno il partito di maggioranza avrebbe dovuto esplicitarlo nel proprio programma.

Significa:

- perdere posti di lavoro e disperdere competenze;

- rendere imperscrutabile e, in definitiva, difficilmente risarcibile il danno ai passeggeri causato da eventuali incidenti;

- eliminare un presidio di pronto intervento (l'autista) in caso di ingresso nell'autobus di malintenzionati;

- impedire la comunicazione diretta con un essere umano responsabile in caso di ritardi o problemi di viabilità;

- trasformare i cittadini in cavie di un esperimento sociale.

La domanda è: come si fa a introdurre una tale innovazione senza il più vasto dibattito della cittadinanza?
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Scienza e Democrazia
Altre prove che non c'è alcuna esagerazione.
Scuola di giornalismo - La cucina della notizia, ovvero sbatti il mostro in prima pagina.

Un professore di tedesco della provincia di Napoli ha pubblicato un messaggio, subito notato e subito ritirato, in cui si leggeva: «Auguro alla figlia della Meloni la sorte della ragazza di Afragola». I sostenitori del peggiore governo della storia repubblicana sono ghiotti di queste cadute di stile di comuni cittadini, che permettono di esprimere solidarietà a una pessima presidente del consiglio.

La ragazza di Afragola, Martina, era una quattordicenne accoltellata a morte da un suo ex fidanzato: una barbarie che non ammette scusanti, e che per la maggior parte degli italiani è semplicemente insensata.

Per inciso, il "femminicidio" non c'entra niente. Una persona sufficientemente squilibrata può uccidere un perfetto sconosciuto anche solo perché le ha "rubato" il posto a un parcheggio. Anche questo, per la maggioranza degli italiani, è un atto semplicemente insensato. Impensabile.

Ora, si capiva subito, con un minimo di doverosa carità interpretativa, che il messaggio del professore di tedesco era una maniera sgangherata di dire alla presidente Meloni: "vorrei che soffrissi in maniera paragonabile alla sofferenza che le tue decisioni politiche hanno provocato e provocano".

La bambina della presidente, ovviamente, non c'entrava niente, se non come ingrediente di una metafora di sofferenza iperbolica.

È un uso deteriore diffuso soprattutto nel Sud Italia (da Roma - compresa - in giù) coinvolgere parenti, vivi o defunti, di qualcuno (anche perfetto sconosciuto) per insultarlo più gravemente. Del resto è quello che fanno tutti coloro che scagliano epiteti del tipo "figlio di ...", che è probabilmente un'offesa che (purtroppo) non sembra conoscere confini né regionali né nazionali.

Molti, troppi, hanno creduto e credono in una giustizia avente in primo luogo finalità retributive, e solo in secondo luogo correttive del colpevole e protettive della collettività.

Fra questi, per esempio, i sostenitori dell'opinione pericolosa, antigiuridica, odiosa che "ogni difesa è legittima", e che approvano che si spari a un ladro mentre sta scappando. Non ci risulta che i partiti al governo abbiano mai preso le distanze da queste esternazioni. Anzi.

Ma quali sarebbero le colpe che, secondo l'autore, avrebbero meritato a Meloni una sofferenza indicibile come quella patita dai genitori di Martina? Perché un'esternazione eccessiva può sicuramente trovare attenuanti, anche se non giustificazioni, nell'occasione che l'ha provocata.

Se si leggono i giornali che danno notizia del messaggio contro Meloni (per esempio la benemerita... ANSA), si trova di tutto tranne l'essenziale: il motivo di una tale furibonda maledizione messa in rete.

Ecco come il professore la spiega in un'intervista che l'ANSA ha ...opportunamente tagliato:

«È stato un gesto stupido. Un post scritto d’impulso nella notte, dopo aver sentito al telegiornale che l’Italia continuava a inviare armi a Israele. Mi sono svegliato la mattina e ho detto: “Madonna mia, cosa ho scritto". L’ho cancellato subito. Mi pento del contenuto. Non si augura mai la morte, soprattutto a una bambina. Ma non ritiro le mie idee politiche: non mi sento rappresentato da questo governo e non cambio idea neanche se mi imprigionano».

Resta la domanda: c'è paragone tra un'intemperanza verbale e scelte di governo che rimpinguano l'industria delle armi italiana fomentando i peggiori crimini internazionali attualmente in corso?

E in particolare tra un riferimento verbale all'ignara figlia e l'infanzia calpestata di decine di migliaia di bambini a Gaza, grazie anche alla complicità della madre?
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Scienza e Democrazia
Scuola di giornalismo - La cucina della notizia, ovvero sbatti il mostro in prima pagina. Un professore di tedesco della provincia di Napoli ha pubblicato un messaggio, subito notato e subito ritirato, in cui si leggeva: «Auguro alla figlia della Meloni la…
Un nuovo sviluppo: il messaggio l'aveva scritto l'AI...

A quanto pare, il messaggio "incriminato" era stato composto dall'"intelligenza artificiale" su richiesta del professore, che aveva digitato qualcosa come: «Fammi un post cattivo sulla Meloni».

Allora bisogna prendere le difese della povera Chat GPT, che ha ancora molto da imparare in buone maniere.

Tuttavia, come abbiamo spiegato, il suo messaggio non era una «minaccia» alla figlia di Meloni (come molti analfabeti funzionali camuffati da giornalisti hanno scritto), ma un "augurio di ogni male" a Meloni, espresso in una greve forma "familista" tipica di una tradizione popolare molto diffusa in Italia, e provocato da comportamenti politici enormemente riprovevoli.

La povera Chat GPT ha dato prova di maligna inventiva, ma non si è resa conto - se l'IA può mai "rendersi conto" di qualcosa - che nell'attuale clima giornalistico ci sono, da una parte, i figli di Meloni, Piantedosi ecc. , su cui non è lecito nemmeno immaginare metaforicamente alcun male; e dall'altra parte, i bambini di Gaza, le cui immense sofferenze possono essere citate in parlamento suscitando i sorrisetti disumani di Meloni (nessuna omonimia: è la stessa persona), Tajani ecc.

Allora diamo una mano a Chat GPT conservando la forma familista, ma senza inutili deviazioni cruente e, anzi, mostrando sollecitudine verso la bambina citata:

"Auguro alla figlia della Meloni di non capire mai di quale cinica spietatezza è stata capace sua madre quando Israele massacrava i suoi coetanei a Gaza e il governo ucraino privava tanti altri bambini dei loro padri deportandoli al fronte come carne da macello".

Dài, Chat GPT, la prossima volta ti verrà meglio.
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Giornalismo o letteratura fantastica?

Sia chiaro: il giornalismo e la letteratura fantastica sono ambedue generi letterari che meritano rispetto.

Si possono anche, in qualche misura, contaminare nella narrativa, come ci insegnò un grande scrittore colombiano.

Ma il giornalista ha un dovere di aderenza ai fatti, e questi, a loro volta, vanno inquadrati alla luce di una conoscenza completa del profilo rilevante degli attori. Altrimenti rischia la "transizione a un altro genere", per usare una celebre espressione aristotelica (μετάβασις εἰς ἄλλο γένος), e ciò non va bene.

Un giornalista francese di stanza a Roma ha scritto in un articolo su Le Monde apparso ieri :

«Un vecchio europeo. Un vecchio democratico. Un uomo di Stato discreto ma dalla legittimità incontestata, un repubblicano intriso di valori cristiani: il presidente della Repubblica italiana, Sergio Mattarella, 83 anni.»

E il titolo dell'articolo lo definisce, a scanso di equivoci, «l'ultimo dei democratici» - tra James Fenimore Cooper e Pino Donaggio.

Cercando informazioni sull'autore, si trova che è un esperto del Kurdistan. Bisogna capirlo.

Questa sarebbe la prima reazione alla lettura del panegirico sul presidente che tutti ci invidiano.

Poi però si scopre che è lo stesso giornalista che aveva rilanciato la «miracolosa» notizia qui commentata.

Tout se tient, come si dice in francese. E si spiega anche la pertinenza del nostro preambolo filologico.