23 Luglio 1745, Isola di Eriskay, Ebridi, Scozia. Una nave francese e sbarca cento uomini in abiti militari. Fra quei cento, con un tartan rosso vivido, avvolto sulla spalla c'è un giovane principe. La rivolta giacobita ha inizio. https://ift.tt/3mN4NnC via Schegge Riunite - The Sparklings https://ift.tt/2hwHznP
Schegge Riunite
La rivolta giacobita del 1745
23 Luglio 1745, Isola di Eriskay, Ebridi, Scozia. Una nave francese si avvicina alla costa e sbarca cento uomini in abiti militari. Fra quei cento, con un
Una pagina de Il Diluvio
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Ogni capitolo de Il barocco in prosa e in poesia (a parte il primo, dedicato a Marino) inizia con una variante de:
"Il tal autore nella storia della letteratura non è apprezzato, ma..."
E seguono le ragioni per cui varrebbe la pena di leggerlo.
Il 1600 è un secolo maltrattatissimo, tanto che moltissimi degli autori più o meno grandi di allora hanno visto pochissime edizioni, molte delle quali ora come ora non sono in commercio.
La modernità ha avuto un suo modo di censurare e mettere all'indice un'enorme quantità di libri, per il semplice fatto che non si adeguavano alla visione del tempo che essa aveva.
Il seicento deve essere solo il Barocco del Marino, con tutte le sue volute, non può essere la composta prosa del Basta, o la neoclassica poesia del Chiabrera, il tutto senza che questi abbiano commesso alcuna colpa, a parte lo scrivere bene e non essere sottomessi al canone del loro tempo.
"Il tal autore nella storia della letteratura non è apprezzato, ma..."
E seguono le ragioni per cui varrebbe la pena di leggerlo.
Il 1600 è un secolo maltrattatissimo, tanto che moltissimi degli autori più o meno grandi di allora hanno visto pochissime edizioni, molte delle quali ora come ora non sono in commercio.
La modernità ha avuto un suo modo di censurare e mettere all'indice un'enorme quantità di libri, per il semplice fatto che non si adeguavano alla visione del tempo che essa aveva.
Il seicento deve essere solo il Barocco del Marino, con tutte le sue volute, non può essere la composta prosa del Basta, o la neoclassica poesia del Chiabrera, il tutto senza che questi abbiano commesso alcuna colpa, a parte lo scrivere bene e non essere sottomessi al canone del loro tempo.
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Adone: Volume unico
Una delle pressioni più fastidiose della modernità sull'artista (e sul creativo in generale) è quella di pretendere che possa effettuare qualsiasi compito gli venga assegnato.
Ciò che sfugge qui è che l'arte si fa per ispirazione e che dovere, voto e denaro spesso non sono un'ispirazione sufficiente.
Ci sono un sacco di storie su artisti capricciosi e scostanti, e molti in effetti lo sono, chi per posa, chi per cattiva autodisciplina; molti altri però semplicemente non sono dei mercenari; per loro è impossibile agire su una commissione o un incarico che non sentano e che non li colpisca.
Ciò che sfugge qui è che l'arte si fa per ispirazione e che dovere, voto e denaro spesso non sono un'ispirazione sufficiente.
Ci sono un sacco di storie su artisti capricciosi e scostanti, e molti in effetti lo sono, chi per posa, chi per cattiva autodisciplina; molti altri però semplicemente non sono dei mercenari; per loro è impossibile agire su una commissione o un incarico che non sentano e che non li colpisca.
Dalla Cortona Convertita, 1677
A quanto pare certe sottigliezze gesuitiche non sono mai piaciute...
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A quanto pare certe sottigliezze gesuitiche non sono mai piaciute...
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L'arte per l'arte ha senso solo se non è davvero per sé stessa. La bellezza ha bisogno di essere ammirata, altrimenti è come se non avesse raggiunto il suo scopo, a meno che il suo scopo non sia un altro.
Ciò che hanno dimenticato molti che parlano della sacralità dell'arte, è che il sacro non le è dato da una dimensione magica, ma da quella religiosa. Le guglie nascoste nelle cattedrali gotiche, raggiungono il loro scopo proprio nel perderlo. Da testimonianza diventano preghiera ed è come se tutta l'opera, segretamente, fosse appesa al cielo tramite loro
Ciò che hanno dimenticato molti che parlano della sacralità dell'arte, è che il sacro non le è dato da una dimensione magica, ma da quella religiosa. Le guglie nascoste nelle cattedrali gotiche, raggiungono il loro scopo proprio nel perderlo. Da testimonianza diventano preghiera ed è come se tutta l'opera, segretamente, fosse appesa al cielo tramite loro
Una grande conquista della modernità è aver dimostrato che chi compie il male non è cattivo, ma è solo uno a cui i sociologi non hanno ancora fornito la giusta spiegazione.
È una cosa poco moderna probabilmente, ma resta lo scopo, e non il risultato, la ragione per cui si fanno le cose
UN HURRÀ PER GIORGIO BASTA
Ho già speso due parole biografiche sul Conte d’Hust per I Grandi Matti della Storia, ma c’è ancora troppo da dire, quindi eccovi qua il primo di una piccola serie di post.
La prima cosa da notare sono le qualità della sua persona.
Il Basta è in tutto un uomo del suo tempo particolarissimo, un tempo in cui ormai le questioni fra Protestanti e Cattolici sono definite e lui non se ne pone il problema. È nato cattolico, ha servito duchi e sovrani cattolici e tale resterà fino in fondo, da buon soldato. D’altra parte non sopporta che sugli stendardi si mettano immagini di Santi, perché debbono essere inchinati al passaggio del Generale.
Il Basta è un uomo rigido ma non austero. Vuole che i soldati abbiano i giusti “commodi” e salari per poter essere morali e di buoni costumi anche sotto le armi. D’altra parte è convinto che questi buoni costumi abbiano delle conseguenze concrete importanti, sia negli ufficiali, che nei soldati.
Un buon esercito è un esercito buono, uno che non si dà alle ruberie, agli incendi, agli assassinii e alle donne.
In un esercito la prima necessità è la disciplina e va mantenuta a tutti i costi, e qui si vede il pugno di ferro. Ma allo stesso tempo, il suo pensiero è che l’ufficiale deve dare ai suoi soldati tutte le occasioni di splendere, procedere e far carriera, quasi fosse per loro un padre.
E a parlar di carriera non si può che notare il suo luminoso cursus, che lo ha portato da soldato privato che serve nella compagnia del padre, esule dalla sua terra, a diventare passo passo un commissario generale conteso fra vari eserciti, mastro di campo e infine Conte, mandato proprio nel posto più spinoso possibile già da allora, ovvero i Balcani.
Se la prima parte può parere da raccomandato, va notato che il Basta non ha mai sbagliato un colpo. Ha saputo astenersi dagli scontri poco vantaggiosi e cogliere sempre l’occasione di ottenere vittorie strepitose, spesso in vasta inferiorità numerica e contro avversari apparentemente meglio armati. Determinazione, coraggio e esperienza sono le chiavi delle sue continue vittorie. Anche colto di sorpresa, durante un attacco notturno al campo, riesce a raccogliere sedici cavalleggeri e a caricare una truppa guidata dal generale nemico, ferendo lo stesso. Dove queste non bastano, usa l’astuzia; è famoso per gli attacchi notturni al campo nemico. Dei nemici si credono più furbi di lui e iniziano a fare una guardia serrata di notte. Lui li attacca di giorno, stanchi e provati dalle veglie e li mette in rotta.
La grande capacità del Basta è quella di prendere una situazione e tirarne fuori il meglio, con quello che ha, sapendo attendere e colpire al momento giusto con intuizione e buon senso e se questo non basta a farne qualcuno da ammirare, aspettate qualche giorno.
Alla mi presente, al vostra, signori
Ho già speso due parole biografiche sul Conte d’Hust per I Grandi Matti della Storia, ma c’è ancora troppo da dire, quindi eccovi qua il primo di una piccola serie di post.
La prima cosa da notare sono le qualità della sua persona.
Il Basta è in tutto un uomo del suo tempo particolarissimo, un tempo in cui ormai le questioni fra Protestanti e Cattolici sono definite e lui non se ne pone il problema. È nato cattolico, ha servito duchi e sovrani cattolici e tale resterà fino in fondo, da buon soldato. D’altra parte non sopporta che sugli stendardi si mettano immagini di Santi, perché debbono essere inchinati al passaggio del Generale.
Il Basta è un uomo rigido ma non austero. Vuole che i soldati abbiano i giusti “commodi” e salari per poter essere morali e di buoni costumi anche sotto le armi. D’altra parte è convinto che questi buoni costumi abbiano delle conseguenze concrete importanti, sia negli ufficiali, che nei soldati.
Un buon esercito è un esercito buono, uno che non si dà alle ruberie, agli incendi, agli assassinii e alle donne.
In un esercito la prima necessità è la disciplina e va mantenuta a tutti i costi, e qui si vede il pugno di ferro. Ma allo stesso tempo, il suo pensiero è che l’ufficiale deve dare ai suoi soldati tutte le occasioni di splendere, procedere e far carriera, quasi fosse per loro un padre.
E a parlar di carriera non si può che notare il suo luminoso cursus, che lo ha portato da soldato privato che serve nella compagnia del padre, esule dalla sua terra, a diventare passo passo un commissario generale conteso fra vari eserciti, mastro di campo e infine Conte, mandato proprio nel posto più spinoso possibile già da allora, ovvero i Balcani.
Se la prima parte può parere da raccomandato, va notato che il Basta non ha mai sbagliato un colpo. Ha saputo astenersi dagli scontri poco vantaggiosi e cogliere sempre l’occasione di ottenere vittorie strepitose, spesso in vasta inferiorità numerica e contro avversari apparentemente meglio armati. Determinazione, coraggio e esperienza sono le chiavi delle sue continue vittorie. Anche colto di sorpresa, durante un attacco notturno al campo, riesce a raccogliere sedici cavalleggeri e a caricare una truppa guidata dal generale nemico, ferendo lo stesso. Dove queste non bastano, usa l’astuzia; è famoso per gli attacchi notturni al campo nemico. Dei nemici si credono più furbi di lui e iniziano a fare una guardia serrata di notte. Lui li attacca di giorno, stanchi e provati dalle veglie e li mette in rotta.
La grande capacità del Basta è quella di prendere una situazione e tirarne fuori il meglio, con quello che ha, sapendo attendere e colpire al momento giusto con intuizione e buon senso e se questo non basta a farne qualcuno da ammirare, aspettate qualche giorno.
Alla mi presente, al vostra, signori
Credo che nessuno si sia mai fermato a pensare veramente, intendo profondamente, al fatto che un bambino vede le cose per la prima volta. Lo si dice, lo si pensa, ma non ce lo s'immagina mai per davvero. Non si riesce mai a mettersi seriamente nei suoi piccoli panni, e non per un'ovvia questione di dimensioni. Ma uno sforzo d'immaginazione utile in questo senso è scambiare le parole "nuovo" e "strano", vale a dire pensare a qualcosa che per noi è strano, inusuale, inaspettato. Un uomo nudo che balla per strada, un cane con gli occhiali da sole, un tizio che comincia a fare capriole in aria nel mezzo di un fast-food e via dicendo. Un simile senso di spaesamento, curiosità e persino divertimento è forse la cosa che si avvicina di più allo stupore che prova un bambino la prima volta che vede un semplice cane o che ci vede fare una smorfia o che osserva con somma letizia un piatto cadere a terra e infrangersi dopo averlo trascinato sul bordo del tavolo. Sono cose a cui, nella sua minuscola esperienza, non è assolutamente abituato, così come noi non siamo abituati a vedere gente nuda per le strade. Per lui ogni singolo evento che a noi sembra ordinario, è più spettacolare di un intero circo. Ecco cos'è il nuovo per i bambini.
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Callista: Uno scorcio sul III secolo
John Henry Newman in questo peplum ci fa rivivere la storia del giovane Agellio, cristiano, e di Callista, pagana attirata dal cristianesimo
"Si tratta semplicemente di quattro cinque persone che si piacciono e si incontrano per fare cose che amano fare". Così Lewis definiva quel luogo in cui uomini diversissimi possono ritrovarsi e divenire fratelli; quella zona franca, per così dire, nella quale un avvocato, un pescivendolo e un pittore possono per un istante dimenticare regole, ruoli e apparenze ed entrare in comunione uno con l’altro. A me capita spessissimo, specialmente in quei luoghi e in quei momenti dove ci si abbassa tutti allo stesso livello: mi ritrovo fratello di colui che mangia alla tavola dove mangio io, che beve il vino che bevo io, che spara a zero sui politici come faccio io, che si lamenta della pioggia estiva come farei io se solo non amassi così spudoratamente l’acqua che vien giù dal cielo. Chesterton diceva: "Qualunque vera amicizia comincia dal fuoco, dal cibo, dalle bevande e dalla percezione della pioggia e del gelo", vale a dire che non altro se non la carne è in grado di avvicinare i cuori, poiché è l’unico elemento che abbiamo veramente in comune tra di noi. Un avvocato ha di fatto ben poco da spartire con un pescivendolo: uno pronuncia arringhe, l’altro vende aringhe, e la somiglianza è meramente linguistica; uno fa il suo mestiere in giacca e cravatta, l’altro in tuta e magari con un bel paio di guantacci di gomma. Ma sotto queste apparenze si cela la stessa carne, lo stesso ammasso di organi che ha bisogno allo stesso modo di cibo, acqua, calore e di un buon bicchiere di vino o di birra. L’amicizia in fondo è questo: riconoscere nell’altro la mia stessa carne, vedere nell’altro me stesso, con le mie stesse debolezze e i miei stessi desideri umani, a prescindere dal mestiere, dai vestiti, dall’auto e dalle idee. "Ogni anima umana", prosegue Chesterton, "deve compiere quel gigantesco atto di umiltà che è l’Incarnazione. Ogni uomo deve farsi carne per incontrare i suoi simili". - di Edoardo Dantonia, letto dai Mienmiuaif a Radio Maria