https://x.com/SavinoBalzano/status/1815011308560957857?t=UB6WbQbVfYs_P4n4SSHKTw&s=19
Questa è davvero bellissima: come ammettere candidamente che in #UE la democrazia è semplicemente inesistente senza nemmeno rendersene conto.
Partiamo da due presupposti, meramente logici (@claudiocerasa dovrà concentrarsi moltissimo ma credo che siano alla sua portata).
1: che in occasione delle ultime #ElezioniEuropee sia accaduto "qualcosa" è provato dal fatto che #Macron abbia sciolto l'Assemblea nazionale, giusto? Il partito di #Scholz, del Cancelliere tedesco, è arrivato terzo, non è cosi? Per reagire all'avanzata di #LePen è stato organizzato il #NouveauFrontPoplulaire, corretto? L'asse tra #Francia e #Germania governa le istituzioni eurounitarie, pertanto sono paesi molto rilevanti, ci siamo? Benissimo.
Passiamo al secondo.
2: nei giorni successivi al voto quasi tutta la stampa ha raccontato dell'avanzata dell'#OndaNera, del pericolo del #Fascismo e delle destre eversive in #Europa. Persino l'augusto giornale di Cerasa, @ilfoglio_it, titolava "Cosa succede al Parlamento europeo dopo il voto e perché Putin festeggia la crisi di Germania e Francia" o "Il centro regge, ma l'Ue è destabilizzata" o "Macron scioglie l'Assemblea Nazionale dopo la vittoria alle europee di Le Pen e Bardella" o "L’AfD sfonda in Germania e manda un messaggio di pace a Salvini e Le Pen" (tutti titoli del suo assai autorevole quotidiano).
Bene, a fronte di elementi oggettivi, confermati dal racconto di quasi tutta la stampa, compreso il suo giornale, Cerasa esulta perché in Europa non è cambiato niente: non si rende conto che così facendo racconta di un sistema che con la #democrazia non ha nulla da spartire e dunque finisce per squalificarlo. Peraltro una volta tanto ci ha azzeccato (ripeto, non volendo): che l'Unione Europea sia quella roba alcuni lo scrivono da decenni.
Che lo faccia inconsapevolmente è anche questo logico: il suo giornale rappresenta uno strumento di propaganda tra i più fanatici nel sostenere, spesso ipocritamente, la narrazione europeista ed etnocentrica per la quale ci sarebbero paesi buoni, liberi e democratici (rappresentati, che ve lo dico a fare, dall'Alleanza atlantica), e paesi di serie B, dittatoriali, antidemocratici e illiberali e cattivi (quasi tutti gli altri, in poche parole). Narrazione, peraltro, sventolata come un manganello per sostenere le ragioni della guerra e delle armi.
Cosa possiamo concludere? Che oggi per fare il direttore di giornale, per quanto de Il Foglio si stia parlando, non serve particolare cultura, intelligenza, acume o logica: è sufficiente ripetere pappagallescamente la solita solfa, senza badare al fatto che possa risultare contraddittoria ben oltre il limite del ridicolo.
Questa è davvero bellissima: come ammettere candidamente che in #UE la democrazia è semplicemente inesistente senza nemmeno rendersene conto.
Partiamo da due presupposti, meramente logici (@claudiocerasa dovrà concentrarsi moltissimo ma credo che siano alla sua portata).
1: che in occasione delle ultime #ElezioniEuropee sia accaduto "qualcosa" è provato dal fatto che #Macron abbia sciolto l'Assemblea nazionale, giusto? Il partito di #Scholz, del Cancelliere tedesco, è arrivato terzo, non è cosi? Per reagire all'avanzata di #LePen è stato organizzato il #NouveauFrontPoplulaire, corretto? L'asse tra #Francia e #Germania governa le istituzioni eurounitarie, pertanto sono paesi molto rilevanti, ci siamo? Benissimo.
Passiamo al secondo.
2: nei giorni successivi al voto quasi tutta la stampa ha raccontato dell'avanzata dell'#OndaNera, del pericolo del #Fascismo e delle destre eversive in #Europa. Persino l'augusto giornale di Cerasa, @ilfoglio_it, titolava "Cosa succede al Parlamento europeo dopo il voto e perché Putin festeggia la crisi di Germania e Francia" o "Il centro regge, ma l'Ue è destabilizzata" o "Macron scioglie l'Assemblea Nazionale dopo la vittoria alle europee di Le Pen e Bardella" o "L’AfD sfonda in Germania e manda un messaggio di pace a Salvini e Le Pen" (tutti titoli del suo assai autorevole quotidiano).
Bene, a fronte di elementi oggettivi, confermati dal racconto di quasi tutta la stampa, compreso il suo giornale, Cerasa esulta perché in Europa non è cambiato niente: non si rende conto che così facendo racconta di un sistema che con la #democrazia non ha nulla da spartire e dunque finisce per squalificarlo. Peraltro una volta tanto ci ha azzeccato (ripeto, non volendo): che l'Unione Europea sia quella roba alcuni lo scrivono da decenni.
Che lo faccia inconsapevolmente è anche questo logico: il suo giornale rappresenta uno strumento di propaganda tra i più fanatici nel sostenere, spesso ipocritamente, la narrazione europeista ed etnocentrica per la quale ci sarebbero paesi buoni, liberi e democratici (rappresentati, che ve lo dico a fare, dall'Alleanza atlantica), e paesi di serie B, dittatoriali, antidemocratici e illiberali e cattivi (quasi tutti gli altri, in poche parole). Narrazione, peraltro, sventolata come un manganello per sostenere le ragioni della guerra e delle armi.
Cosa possiamo concludere? Che oggi per fare il direttore di giornale, per quanto de Il Foglio si stia parlando, non serve particolare cultura, intelligenza, acume o logica: è sufficiente ripetere pappagallescamente la solita solfa, senza badare al fatto che possa risultare contraddittoria ben oltre il limite del ridicolo.
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Questa è davvero bellissima: come ammettere candidamente che in #UE la democrazia è semplicemente inesistente senza nemmeno rendersene conto.
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1815087418912993448?t=v_o45bevej_RsJbbRsr-xw&s=19
La notizia vera? Ha firmato correttamente #JoeBiden: pare stesse per scrivere #DonaldTrump.
Si chiude una parentesi tristissima: un uomo palesemente bollito si fa da parte.
Oggi a dirlo sono tutti, solo qualche mese fa ci facevano passare per matti.
La notizia vera? Ha firmato correttamente #JoeBiden: pare stesse per scrivere #DonaldTrump.
Si chiude una parentesi tristissima: un uomo palesemente bollito si fa da parte.
Oggi a dirlo sono tutti, solo qualche mese fa ci facevano passare per matti.
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1815318070698660301?t=6NZqC2aSYxfWJrWfT2Ek_Q&s=19
Dalle immeritate ferie vi rassegno uno dei momenti per me più "intensi" della scorsa "stagione". Durante la stessa chiacchierata con @franborgonovo su @RadioRadioWeb mi hanno dato del #fascista e del #socialista a distanza di pochi minuti (ovviamente in entrambi i casi lo scopo era quello di squalificare il punto di vista, bollarlo, denigrarlo).
A mio avviso è significativo e rivelatore di come sia messo male il nostro dibattito pubblico: certo, da una parte e dall'altra, ma credo più da una parte che dall'altra.
Se provi a dire che ci vuole più spesa pubblica ti insultano e ti insultano pure se te la prendi con l'#UE che ci impedisce di perseguire il nostro programma costituzionale. Ti insultano se difendi il Paese, se provi ad argomentare che non siamo una mandria di corrotti mangia spaghetti e suonatori di mandolino, gente pigra che vuol vivere a scrocco e al di là delle proprie misere e meschine possibilità: se provi a ricordare che siamo l'Italia, una grande nazione (altra parola proibita). Ti insultano se critichi la gestione delle crisi intarnazionali, ad esempio la guerra per procura in #Ucraina. Ti insultano se denunci il servilismo europeo nei confronti degli #StatiUniti e se preferisci un mondo meno etnocentrico e più multipolare. Ti insultano se provi ad argomentare, con una cartina geografica alla portata di chiunque, che l'espansionismo (financo l'imperialismo) dalla caduta del Muro è stato il nostro, occidentale, atlantico e che la narrazione della Russia imperiale (e della Cina imperiale) non regge: quantomeno non regge se prima non si cita l'elefante nella stanza, la vacca nel corridoio, l'imperialismo statunitense. Ti insultano se affermi l'ovvio, ovvero che #Israele si comporta a #Gaza come uno stato terrorista e canaglia, affamando e assetanto centinaia di migliaia di innocenti, di bambini, e che #Netanyahu è un criminale di guerra, tanto quanto i leader di #Hamas. Ti insultavano quando, postando video virali da anni (sic!), sostenevi che #Biden fosse completamente bollito e che intuitivamente fosse manovrato da chissà chi, in una delle fasi storiche più delicate e pericolose per l'umanità e che un presidente come #Trump sarebbe stato un mondo meglio. Ti insultano quando metti in discussione il ritorno del #Fascismo, dell'#OndaNera, dell'intolleranza delle destre, della soppressione della libertà di stampa: provi semplicemente a ricordare che #Draghi veniva applaudito dai giornalisti in sala stampa, servi persino più di quanto non lo siano di solito, e che durante il suo governo la gente non poteva andare a lavorare se non provvista di una carta insignificante. Gli esempi di moloch potrebbero essere tantissimi: le liste di proscrizione in prima pagina sul Corriere, il garante del vincolo esterno (il Presidente della Repubblica), l'euro e il mercato unico, il racconto dell'Italia che stava fallendo nel 2011, i "migliori" che ci hanno salvati a più riprese, #Murgia (persona intelligentissima di cui però, con tutto il rispetto per la vicenda umana, non ricordo una sola frase scomoda, pericolosa, rivoluzionaria, invisa al potere quello vero), e così all'infinito. Prova a criticare una sola di queste "verità" imposte e ti troverai sotterrato da insulti: fascista, reazionario, pericoloso, qualunquista, populista (per me un complimento), benaltrista, e così se ne potrebbero ricordare all'infinito.
Nessuna analisi, nessun ragionamento, pochissimi libri letti e pure sbagliati, tanta tanta paura di accettare una banalissima realtà: la catechesi del politicamente corretto è la vera tirannite, la vera propaganda di regime, propalata con violenza inaudita nei confronti di chiunque provi a introdurre elementi di razionalità e di libertà in un dibattito che di democratico non ha assolutamente nulla.
Dalle immeritate ferie vi rassegno uno dei momenti per me più "intensi" della scorsa "stagione". Durante la stessa chiacchierata con @franborgonovo su @RadioRadioWeb mi hanno dato del #fascista e del #socialista a distanza di pochi minuti (ovviamente in entrambi i casi lo scopo era quello di squalificare il punto di vista, bollarlo, denigrarlo).
A mio avviso è significativo e rivelatore di come sia messo male il nostro dibattito pubblico: certo, da una parte e dall'altra, ma credo più da una parte che dall'altra.
Se provi a dire che ci vuole più spesa pubblica ti insultano e ti insultano pure se te la prendi con l'#UE che ci impedisce di perseguire il nostro programma costituzionale. Ti insultano se difendi il Paese, se provi ad argomentare che non siamo una mandria di corrotti mangia spaghetti e suonatori di mandolino, gente pigra che vuol vivere a scrocco e al di là delle proprie misere e meschine possibilità: se provi a ricordare che siamo l'Italia, una grande nazione (altra parola proibita). Ti insultano se critichi la gestione delle crisi intarnazionali, ad esempio la guerra per procura in #Ucraina. Ti insultano se denunci il servilismo europeo nei confronti degli #StatiUniti e se preferisci un mondo meno etnocentrico e più multipolare. Ti insultano se provi ad argomentare, con una cartina geografica alla portata di chiunque, che l'espansionismo (financo l'imperialismo) dalla caduta del Muro è stato il nostro, occidentale, atlantico e che la narrazione della Russia imperiale (e della Cina imperiale) non regge: quantomeno non regge se prima non si cita l'elefante nella stanza, la vacca nel corridoio, l'imperialismo statunitense. Ti insultano se affermi l'ovvio, ovvero che #Israele si comporta a #Gaza come uno stato terrorista e canaglia, affamando e assetanto centinaia di migliaia di innocenti, di bambini, e che #Netanyahu è un criminale di guerra, tanto quanto i leader di #Hamas. Ti insultavano quando, postando video virali da anni (sic!), sostenevi che #Biden fosse completamente bollito e che intuitivamente fosse manovrato da chissà chi, in una delle fasi storiche più delicate e pericolose per l'umanità e che un presidente come #Trump sarebbe stato un mondo meglio. Ti insultano quando metti in discussione il ritorno del #Fascismo, dell'#OndaNera, dell'intolleranza delle destre, della soppressione della libertà di stampa: provi semplicemente a ricordare che #Draghi veniva applaudito dai giornalisti in sala stampa, servi persino più di quanto non lo siano di solito, e che durante il suo governo la gente non poteva andare a lavorare se non provvista di una carta insignificante. Gli esempi di moloch potrebbero essere tantissimi: le liste di proscrizione in prima pagina sul Corriere, il garante del vincolo esterno (il Presidente della Repubblica), l'euro e il mercato unico, il racconto dell'Italia che stava fallendo nel 2011, i "migliori" che ci hanno salvati a più riprese, #Murgia (persona intelligentissima di cui però, con tutto il rispetto per la vicenda umana, non ricordo una sola frase scomoda, pericolosa, rivoluzionaria, invisa al potere quello vero), e così all'infinito. Prova a criticare una sola di queste "verità" imposte e ti troverai sotterrato da insulti: fascista, reazionario, pericoloso, qualunquista, populista (per me un complimento), benaltrista, e così se ne potrebbero ricordare all'infinito.
Nessuna analisi, nessun ragionamento, pochissimi libri letti e pure sbagliati, tanta tanta paura di accettare una banalissima realtà: la catechesi del politicamente corretto è la vera tirannite, la vera propaganda di regime, propalata con violenza inaudita nei confronti di chiunque provi a introdurre elementi di razionalità e di libertà in un dibattito che di democratico non ha assolutamente nulla.
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1815396609217196131?t=EZXgyd13-dXkrrjAEpNc8w&s=19
Sto leggendo post su post di gente completamente fuori di testa: #Biden si sarebbe tirato indietro per senso dello stato; il suo sarebbe stato un estremo e alto atto di generosità verso il Paese e verso il partito.
Dico, ma state bene? Fino a due giorni fa era attaccato alla corsa con le unghie e con i denti: l'hanno defenestrato perché i finanziatori se la stavano squagliando e i #Dem si sarebbero trovati a fine corsa perdenti e pieni di buffi. Tutto qui ragazzi, cerchiamo di essere seri, una volta tanto.
Leggo dichiarazioni farneticanti da parte di esponenti politici della #sinistrucola italiana, che parlano di un grande servitore dello stato che fa un passo di lato per il bene comune. La verità? Lo hanno destituito perché in preda al delirio più totale, perché vittima di un'acuta e totalmente invalidante demenza senile.
Da anni molti denunciavano il fatto che un uomo bollito fosse formalmente a capo del mondo occidentale, manovrato come un pupo chissà da chi: quando lo dicevamo, guardando centinaia di video virali che ne denunciavano i comportamenti più bizzarri, le reazioni erano violentissime. Comprendo ora l'imbarazzo, ma non potete nemmeno venirci a raccontare certe balle senza suscitare ilarità.
E ovviamente già si ci si affanna a costruire il personaggio di quella che lo rimpiazza: una donna, perdipiù di origini afro-asioamericane. Il #PoliticamenteCorretto già sbava.
Un attacco al #patriarcato? Come se le donne fossero tutte uguali: #KristalinaGeorgieva, una donna, guida il #FMI; #ChristineLagarde, una donna, guida la #BCE; #UrsulaVonDerLeyen, una donna, guida la #CommissioneEuropea; #RobertaMetsola, una donna, guida il #ParlamentoEuropeo; #KajaKallas, una donna, guida la politica estera dell'#UE.
Le cose vanno maluccio, direi, anche per le donne, nonostante tutte queste donne al potere: semplicemente - si sottolinea l'ovvio - le donne non sono tutte uguali. Tocca scegliere quelle giuste e, a occhio, #KamalaHarris non è tra loro.
E hanno già avuto pure un presidente di colore, un certo #BarackObama, il riscatto dei più deboli, che bombardò Siria, Libia, Iraq, Afghanistan, Yemen, Somalia e Pakistan. Premio Nobel per la #Pace, che ve lo dico a fare?
E ancora una volta il problema è nell'#informazione, la nostra è davvero pessima (dai politici della sinistrucola impossibile pretendere qualcosa di diverso): si impone un racconto sflalsato, fregandosene altamente di quanto risibile esso sia, pur di tentare disperatamente di far apparire cattivo quell'altro.
L'epilogo è scontato: #Trump vincerà a mani basse, per fortuna.
Di questo e altro, oggi, ospite di @sergioluciano60 e di #GiornaleRadio.
Sto leggendo post su post di gente completamente fuori di testa: #Biden si sarebbe tirato indietro per senso dello stato; il suo sarebbe stato un estremo e alto atto di generosità verso il Paese e verso il partito.
Dico, ma state bene? Fino a due giorni fa era attaccato alla corsa con le unghie e con i denti: l'hanno defenestrato perché i finanziatori se la stavano squagliando e i #Dem si sarebbero trovati a fine corsa perdenti e pieni di buffi. Tutto qui ragazzi, cerchiamo di essere seri, una volta tanto.
Leggo dichiarazioni farneticanti da parte di esponenti politici della #sinistrucola italiana, che parlano di un grande servitore dello stato che fa un passo di lato per il bene comune. La verità? Lo hanno destituito perché in preda al delirio più totale, perché vittima di un'acuta e totalmente invalidante demenza senile.
Da anni molti denunciavano il fatto che un uomo bollito fosse formalmente a capo del mondo occidentale, manovrato come un pupo chissà da chi: quando lo dicevamo, guardando centinaia di video virali che ne denunciavano i comportamenti più bizzarri, le reazioni erano violentissime. Comprendo ora l'imbarazzo, ma non potete nemmeno venirci a raccontare certe balle senza suscitare ilarità.
E ovviamente già si ci si affanna a costruire il personaggio di quella che lo rimpiazza: una donna, perdipiù di origini afro-asioamericane. Il #PoliticamenteCorretto già sbava.
Un attacco al #patriarcato? Come se le donne fossero tutte uguali: #KristalinaGeorgieva, una donna, guida il #FMI; #ChristineLagarde, una donna, guida la #BCE; #UrsulaVonDerLeyen, una donna, guida la #CommissioneEuropea; #RobertaMetsola, una donna, guida il #ParlamentoEuropeo; #KajaKallas, una donna, guida la politica estera dell'#UE.
Le cose vanno maluccio, direi, anche per le donne, nonostante tutte queste donne al potere: semplicemente - si sottolinea l'ovvio - le donne non sono tutte uguali. Tocca scegliere quelle giuste e, a occhio, #KamalaHarris non è tra loro.
E hanno già avuto pure un presidente di colore, un certo #BarackObama, il riscatto dei più deboli, che bombardò Siria, Libia, Iraq, Afghanistan, Yemen, Somalia e Pakistan. Premio Nobel per la #Pace, che ve lo dico a fare?
E ancora una volta il problema è nell'#informazione, la nostra è davvero pessima (dai politici della sinistrucola impossibile pretendere qualcosa di diverso): si impone un racconto sflalsato, fregandosene altamente di quanto risibile esso sia, pur di tentare disperatamente di far apparire cattivo quell'altro.
L'epilogo è scontato: #Trump vincerà a mani basse, per fortuna.
Di questo e altro, oggi, ospite di @sergioluciano60 e di #GiornaleRadio.
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1815639714411504110?t=Gfu1uF8Ia9wIGcnvWoxXnA&s=19
Cronache dal "centro", dal "polino", in poche battute: compreso che persino @CarloCalenda non lo si potrà menare ancora per il naso, tocca trovare un modo per portare la pagnotta a casa, in prospettiva.
All'esito del folgorante risultato delle europee, si dividono @matteorenzi e @marattin: lo zero virgola nulla da un lato e lo zero virgola niente dall'altro.
Prendere esempio da #Biden proprio no?
Cronache dal "centro", dal "polino", in poche battute: compreso che persino @CarloCalenda non lo si potrà menare ancora per il naso, tocca trovare un modo per portare la pagnotta a casa, in prospettiva.
All'esito del folgorante risultato delle europee, si dividono @matteorenzi e @marattin: lo zero virgola nulla da un lato e lo zero virgola niente dall'altro.
Prendere esempio da #Biden proprio no?
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Savino Balzano (@SavinoBalzano) on X
Cronache dal "centro", dal "polino", in poche battute: compreso che persino @CarloCalenda non lo si potrà menare ancora per il naso, tocca trovare un modo per portare la pagnotta a casa, in prospettiva.
All'esito del folgorante risultato delle europee, si…
All'esito del folgorante risultato delle europee, si…
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1815695459572134112?t=7sMirIKtdov58GEwZUuXGQ&s=19
#Israele i crimini di guerra di #Gaza li ha compiuti e li compie con le armi #USA. Armi fornite in abbondanza dalla presidenza #Biden di cui #KamalaHarris è la vice.
Adesso? Il Telesone, a cui voglio sinceramente bene, si commuove coi lacrimoni perché la figliastra raccoglie due spicci per i palestinesi. E tutto questo, ovviamente, per @lucatelese la riabiliterebbe... e dolcemente diventa #kamala: donna, di colore, coraggiosa rivoluzionaria contro i malvagi neri, una specie di Anita Garibaldi, una sorta di #Salis non so se più o meno presentabile.
È la mente "sinistra", impone schemi logici vincolanti: non c'è nulla da fare. Tocca guardarli con tenerezza perché proprio non ce la fanno. È più forte di loro: che ti incazzi a fare?
#Israele i crimini di guerra di #Gaza li ha compiuti e li compie con le armi #USA. Armi fornite in abbondanza dalla presidenza #Biden di cui #KamalaHarris è la vice.
Adesso? Il Telesone, a cui voglio sinceramente bene, si commuove coi lacrimoni perché la figliastra raccoglie due spicci per i palestinesi. E tutto questo, ovviamente, per @lucatelese la riabiliterebbe... e dolcemente diventa #kamala: donna, di colore, coraggiosa rivoluzionaria contro i malvagi neri, una specie di Anita Garibaldi, una sorta di #Salis non so se più o meno presentabile.
È la mente "sinistra", impone schemi logici vincolanti: non c'è nulla da fare. Tocca guardarli con tenerezza perché proprio non ce la fanno. È più forte di loro: che ti incazzi a fare?
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#Israele i crimini di guerra di #Gaza li ha compiuti e li compie con le armi #USA. Armi fornite in abbondanza dalla presidenza #Biden di cui #KamalaHarris è la vice.
Adesso? Il Telesone, a cui voglio sinceramente bene, si commuove coi lacrimoni perché la…
Adesso? Il Telesone, a cui voglio sinceramente bene, si commuove coi lacrimoni perché la…
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Davvero Kamala rappresenta l'ultima speranza, l'ultima spiaggia, l'estremo tentativo di resistere: non lo è però per il popolo americano e tantomeno per i popoli del mondo occidentale. Lo è per una élite decadente e guerrafondaia che se la sta facendo sotto: se arriva #DonaldTrump, per loro i giochi sono davvero finiti.
È un circo grottesco, una farsa: non so cosa stia accadendo negli #USA e cosa si dica da quelle parti. Sono certo che il servilismo della nostra "informazione", della nostra "stampa", dei nostri opinionisti e dei nostri commentatori sia tale che la metterebbe persino in imbarazzo, #Kamala, se sapesse come sbavano e slinguazzano dalle nostre parti. Una sorta di #Draghi al femminile, così la trattano e la omaggiano.
Si affannano nell'argomentare che #Biden si sarebbe tirato indietro per senso dello stato: la verità è che l'hanno messo da parte perché, per quanto comodamente manovrabile, era ormai imbarazzante e totalmente impresentabile. Non lo ammetteranno mai perché lo hanno esaltato negli anni, eletto a grande statista, sostenendo quanto giuste fossero le sue scelte nella gestione delle crisi internazionali, nonostante i fallimenti inanellati uno dietro l'altro. E poi se ammettessero che #JoeBiden è completamente bollito, fuso, come accettare che resti a comandare dalla Casa bianca?
E adesso, nell'eleggere #KamalaHarris a donna dell'anno, provano a far apparire #Trump vecchio, stanco, attempato: loro! Gli stessi che leccavano gli stivali del vecchio Joe, quello che stringeva la mano ai fantasmi e si accomodava su sedie invisibili.
E #Harris ti viene raccontata come una che non hanno visto arrivare, un po' come una #Schlein un po' più presentabile o come una #Salis ancora più presentabile: si costruisce il personaggio, pian pianino, facendo leva su elementi tanto romanzati quanto ininfluenti.
È donna e quindi farà del bene alle donne: quante cose buone hanno fatto, dopotutto, #VonderLeyen e #Lagarde, per le donne. Tante quante ne avrebbe fatte #HillaryClinton e tante quante ne farebbe Kamala che ora è in testa in tutti i sondaggi (i loro "sondaggi").
È di colore, una sorta di american #Soumahoro, e giù li a ricamare e ricamare. Come se un Presidente di colore non ci fosse già stato da quelle parti, tale #Obama, e non avesse bombardato mezzo mondo dopo aver finto di fare la predica ai #Bush.
E la cesura deve essere scavata a fondo tra la nuova eroina radical e il Presidente in carica, più a fondo che sia possibile, nel ridicolo tentativo di far dimenticare alla gente che lei ne era la vice e ne condivideva ogni scelta.
Davvero Kamala rappresenta l'ultima speranza, l'ultima spiaggia, l'estremo tentativo di resistere: non lo è però per il popolo americano e tantomeno per i popoli del mondo occidentale. Lo è per una élite decadente e guerrafondaia che se la sta facendo sotto: se arriva #DonaldTrump, per loro i giochi sono davvero finiti.
È un circo grottesco, una farsa: non so cosa stia accadendo negli #USA e cosa si dica da quelle parti. Sono certo che il servilismo della nostra "informazione", della nostra "stampa", dei nostri opinionisti e dei nostri commentatori sia tale che la metterebbe persino in imbarazzo, #Kamala, se sapesse come sbavano e slinguazzano dalle nostre parti. Una sorta di #Draghi al femminile, così la trattano e la omaggiano.
Si affannano nell'argomentare che #Biden si sarebbe tirato indietro per senso dello stato: la verità è che l'hanno messo da parte perché, per quanto comodamente manovrabile, era ormai imbarazzante e totalmente impresentabile. Non lo ammetteranno mai perché lo hanno esaltato negli anni, eletto a grande statista, sostenendo quanto giuste fossero le sue scelte nella gestione delle crisi internazionali, nonostante i fallimenti inanellati uno dietro l'altro. E poi se ammettessero che #JoeBiden è completamente bollito, fuso, come accettare che resti a comandare dalla Casa bianca?
E adesso, nell'eleggere #KamalaHarris a donna dell'anno, provano a far apparire #Trump vecchio, stanco, attempato: loro! Gli stessi che leccavano gli stivali del vecchio Joe, quello che stringeva la mano ai fantasmi e si accomodava su sedie invisibili.
E #Harris ti viene raccontata come una che non hanno visto arrivare, un po' come una #Schlein un po' più presentabile o come una #Salis ancora più presentabile: si costruisce il personaggio, pian pianino, facendo leva su elementi tanto romanzati quanto ininfluenti.
È donna e quindi farà del bene alle donne: quante cose buone hanno fatto, dopotutto, #VonderLeyen e #Lagarde, per le donne. Tante quante ne avrebbe fatte #HillaryClinton e tante quante ne farebbe Kamala che ora è in testa in tutti i sondaggi (i loro "sondaggi").
È di colore, una sorta di american #Soumahoro, e giù li a ricamare e ricamare. Come se un Presidente di colore non ci fosse già stato da quelle parti, tale #Obama, e non avesse bombardato mezzo mondo dopo aver finto di fare la predica ai #Bush.
E la cesura deve essere scavata a fondo tra la nuova eroina radical e il Presidente in carica, più a fondo che sia possibile, nel ridicolo tentativo di far dimenticare alla gente che lei ne era la vice e ne condivideva ogni scelta.
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Davvero Kamala rappresenta l'ultima speranza, l'ultima spiaggia, l'estremo tentativo di resistere: non lo è però per il popolo americano e tantomeno per i popoli del mondo occidentale. Lo è per una élite decadente e guerrafondaia che se la sta facendo sotto:…
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A distanza di pochi giorni ci tocca commentare nuovamente un'uscita del direttore de @ilfoglio_it, il magnifico @claudiocerasa.
Lo so, chi ce la fa fare? Il fatto è che certe esternazioni sono così offensive dell'intelligenza delle persone che è impossibile non reagire: una risposta se la merita.
Poi, vi prometto che lo restituiamo all'oblio che più gli si addice.
Sbrodola e slinguazza in reazione alle ultime dichiarazioni del @Quirinale, dichiarazioni di una banalità sconcertante, paralleli storici semplicemente maldestri (ed espressi in evidente malafede).
Si torna a parlare della Conferenza di Monaco del '38 (ancora?!), in soldoni: Hitler voleva i Sudeti e Chamberlain, ambasciatore dell'appeasement, glieli concede per la pace. La sentenza di Churchill: "dovevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra". Urrà! Una delle citazioni più banali nella storia delle citazioni banali.
Il riferimento alla Conferenza di Monaco è risibile per almeno due motivi:
1) non esiste l'imperialismo russo. Storicamente sono stati piuttosto invasi e a più riprese. E non esiste nemmeno oggi: Putin è al potere da decenni e non ha mai manifestato intenzioni imperialistiche. Lo abbiamo fatto noi, invece, tradendo le promesse del 1989, ed allargandoci fino ad "abbaiare alle porte di Mosca" (Francesco). Il "grande spazio" è oggi una nostra ambizione: dell'occidente, della Nato americana e della servile #UE. Osservare questo è fattuale, non vuol dire essere putiniani (già immagino i commenti di qualche disagiato);
2) narrare così banalmente e rozzamente la guerra in #Ucraina è utile a nascondere una grande verità: per gli #StatiUniti era strategico dividere per sempre l'#Europa dalla #Russia e difatti a saltare prima di ogni cosa è stato il gasdotto #NordStream2 (quello che univa la Russia alla #Germania e all'Europa). Quel sabotaggio ha condannato il nostro continente alla totale subalternità verso gli #USA e ha messo in ginocchio l'economia tedesca. Le classi dirigenti di mezza Europa, e di grandissima parte dell'UE, serve fino al midollo, hanno venduto i propri popoli consapevolmente.
Perché #Mattarella si lascia andare a considerazioni tanto scalcagnate? Per la ragione che da tempo, insieme ad altri, sostengo: il #PresidenteDellaRepubblica non è più garante della #Costituzione e del popolo italiano. Lo è del vincolo esterno whatever it takes, del pilota automatico, della tecnocrazia europea. Quindi l'articolo 11 della nostra Carta conta zero, deve contare zero.
La linea editoriale del Foglio è nota, a dispetto del fatto che non lo legga praticamente nessuno, ed è perfettamente in linea con tali logiche e tali interessi, i quali sono tutt'altro che gli interessi dell'Italia.
Era l'ultimo, parola di lupetto.
A distanza di pochi giorni ci tocca commentare nuovamente un'uscita del direttore de @ilfoglio_it, il magnifico @claudiocerasa.
Lo so, chi ce la fa fare? Il fatto è che certe esternazioni sono così offensive dell'intelligenza delle persone che è impossibile non reagire: una risposta se la merita.
Poi, vi prometto che lo restituiamo all'oblio che più gli si addice.
Sbrodola e slinguazza in reazione alle ultime dichiarazioni del @Quirinale, dichiarazioni di una banalità sconcertante, paralleli storici semplicemente maldestri (ed espressi in evidente malafede).
Si torna a parlare della Conferenza di Monaco del '38 (ancora?!), in soldoni: Hitler voleva i Sudeti e Chamberlain, ambasciatore dell'appeasement, glieli concede per la pace. La sentenza di Churchill: "dovevano scegliere tra il disonore e la guerra. Hanno scelto il disonore e avranno la guerra". Urrà! Una delle citazioni più banali nella storia delle citazioni banali.
Il riferimento alla Conferenza di Monaco è risibile per almeno due motivi:
1) non esiste l'imperialismo russo. Storicamente sono stati piuttosto invasi e a più riprese. E non esiste nemmeno oggi: Putin è al potere da decenni e non ha mai manifestato intenzioni imperialistiche. Lo abbiamo fatto noi, invece, tradendo le promesse del 1989, ed allargandoci fino ad "abbaiare alle porte di Mosca" (Francesco). Il "grande spazio" è oggi una nostra ambizione: dell'occidente, della Nato americana e della servile #UE. Osservare questo è fattuale, non vuol dire essere putiniani (già immagino i commenti di qualche disagiato);
2) narrare così banalmente e rozzamente la guerra in #Ucraina è utile a nascondere una grande verità: per gli #StatiUniti era strategico dividere per sempre l'#Europa dalla #Russia e difatti a saltare prima di ogni cosa è stato il gasdotto #NordStream2 (quello che univa la Russia alla #Germania e all'Europa). Quel sabotaggio ha condannato il nostro continente alla totale subalternità verso gli #USA e ha messo in ginocchio l'economia tedesca. Le classi dirigenti di mezza Europa, e di grandissima parte dell'UE, serve fino al midollo, hanno venduto i propri popoli consapevolmente.
Perché #Mattarella si lascia andare a considerazioni tanto scalcagnate? Per la ragione che da tempo, insieme ad altri, sostengo: il #PresidenteDellaRepubblica non è più garante della #Costituzione e del popolo italiano. Lo è del vincolo esterno whatever it takes, del pilota automatico, della tecnocrazia europea. Quindi l'articolo 11 della nostra Carta conta zero, deve contare zero.
La linea editoriale del Foglio è nota, a dispetto del fatto che non lo legga praticamente nessuno, ed è perfettamente in linea con tali logiche e tali interessi, i quali sono tutt'altro che gli interessi dell'Italia.
Era l'ultimo, parola di lupetto.
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1816794144414585063?t=ZKiNCMfWBySWZkcatt5qlA&s=19
IL SALARIO MINIMO NON VI SALVERÀ è un #libro importante per me: il più importante tra quelli che ho scritto fino a oggi perché, e sono contento che qualcuno lo abbia notato leggendolo, ci ho messo qualcosa in più, il frutto dei ragionamenti condotti in questi anni.
Tutti abbiamo diritto di vivere un’esistenza di #libertà e #dignità, di disporre dei mezzi per ottenerla. Lo dice la nostra #Costituzione. Così non è, per tante persone nella nostra #Italia, e penso che sia doveroso interrogarsi sulle cause del disastro che abbiamo dinanzi agli occhi da tanto tempo, troppo tempo.
C’è stato un periodo in cui le nostre retribuzioni correvano, volavano persino, in cui il potere contrattuale della comunità del lavoro era fortissimo: in quegli anni una legge sul #SalarioMinimo non esisteva. Chi oggi la propone ossessivamente non ragiona sulle dinamiche strutturali che hanno fatto avvizzire i nostri salari e, soprattutto, su chi è responsabile di averle messe in moto. Il #SalarioMinimoLegale è sovrastrutturale: una finta soluzione, facile, che pretende di cancellare trent’anni di errori, trent’anni di incapacità e inettitudine, trent’anni di tradimenti.
Le retribuzioni sono crollate con l’esplosione (voluta!) dell’offerta di lavoro nel mercato, la #disoccupazione, causata dal crollo degli investimenti, pubblici e privati. L’#UE, che oggi propone una direttiva ipocrita (il cui reale obiettivo è tutelare il mercato, evitando che le multinazionali si facciano concorrenza al ribasso sul costo del lavoro), ha delle responsabilità dirette e gravissime. Ce l’hanno le istituzioni europee e tutte quelle forze politiche che sostengono le strategie di austerità, di contenimento della spesa, di “cautela nei conti”.
La disoccupazione lede la capacita rivendicativa di chi è facilmente rimpiazzabile: costui non sarà più in grado di rivendicare alcunché di migliorativo, anche sul piano retributivo.
Non sarà, inoltre, in grado di proteggere ciò che nel tempo aveva conquistato. E difatti abbiamo assistito negli anni all’erosione di tanti #diritti, nel tempo faticosamente e talvolta sanguinosamente conquistati, e dunque all’esplosione della #precarietà.
La precarietà ha alimentato il circolo vizioso: se sei ricattabile, esposto alle ritorsioni, sostituibile senza alcuno sforzo, non potrai partecipare, rivendicare, migliorare il tuo futuro e quello dei tuoi figli.
Ebbene, moltissimi tra coloro i quali oggi pretendono il salario minimo legale sono gli stessi che quella precarizzazione l’hanno imposta, iniettata come un veleno nelle vene del mondo del lavoro, tradendo la comunità che avrebbero dovuto pretendere, spesso con la complicità di un #sindacato di parte (non quella dei lavoratori, evidentemente), contiguo e colluso, privo di visione.
Le ragioni dei nostri mali hanno radici lontane: è fondamentale ripercorrerle per capire e correggere ciò che è stato sbagliato. Proporre soluzioni facili, strumentalizzando il dolore di tantissima gente, le sofferenze e i sacrifici di moltissime persone, lo sforzo disumano compiuto per restituire dignità all’esistenza di un figlio, risponde a una bieca e spietata strategia propagandistica, priva di qualsiasi assunzione di responsabilità.
Vale per il salario minimo, ma vale anche per tutto il resto: il Paese cade a pezzi e certi individui, privi di vergogna, fingono di denunciarlo mentre continuano a picconare, così come hanno fatto negli ultimi decenni.
Ci ho messo tanto in questo libro, edito da @FaziEditore e impreziosito dalla prefazione dell’amica @Lidia_Undiemi: spero lo leggiate e sarei felice di discuterne con voi. Organizzeremo presto nuove presentazioni: teniamoci in contatto.
IL SALARIO MINIMO NON VI SALVERÀ è un #libro importante per me: il più importante tra quelli che ho scritto fino a oggi perché, e sono contento che qualcuno lo abbia notato leggendolo, ci ho messo qualcosa in più, il frutto dei ragionamenti condotti in questi anni.
Tutti abbiamo diritto di vivere un’esistenza di #libertà e #dignità, di disporre dei mezzi per ottenerla. Lo dice la nostra #Costituzione. Così non è, per tante persone nella nostra #Italia, e penso che sia doveroso interrogarsi sulle cause del disastro che abbiamo dinanzi agli occhi da tanto tempo, troppo tempo.
C’è stato un periodo in cui le nostre retribuzioni correvano, volavano persino, in cui il potere contrattuale della comunità del lavoro era fortissimo: in quegli anni una legge sul #SalarioMinimo non esisteva. Chi oggi la propone ossessivamente non ragiona sulle dinamiche strutturali che hanno fatto avvizzire i nostri salari e, soprattutto, su chi è responsabile di averle messe in moto. Il #SalarioMinimoLegale è sovrastrutturale: una finta soluzione, facile, che pretende di cancellare trent’anni di errori, trent’anni di incapacità e inettitudine, trent’anni di tradimenti.
Le retribuzioni sono crollate con l’esplosione (voluta!) dell’offerta di lavoro nel mercato, la #disoccupazione, causata dal crollo degli investimenti, pubblici e privati. L’#UE, che oggi propone una direttiva ipocrita (il cui reale obiettivo è tutelare il mercato, evitando che le multinazionali si facciano concorrenza al ribasso sul costo del lavoro), ha delle responsabilità dirette e gravissime. Ce l’hanno le istituzioni europee e tutte quelle forze politiche che sostengono le strategie di austerità, di contenimento della spesa, di “cautela nei conti”.
La disoccupazione lede la capacita rivendicativa di chi è facilmente rimpiazzabile: costui non sarà più in grado di rivendicare alcunché di migliorativo, anche sul piano retributivo.
Non sarà, inoltre, in grado di proteggere ciò che nel tempo aveva conquistato. E difatti abbiamo assistito negli anni all’erosione di tanti #diritti, nel tempo faticosamente e talvolta sanguinosamente conquistati, e dunque all’esplosione della #precarietà.
La precarietà ha alimentato il circolo vizioso: se sei ricattabile, esposto alle ritorsioni, sostituibile senza alcuno sforzo, non potrai partecipare, rivendicare, migliorare il tuo futuro e quello dei tuoi figli.
Ebbene, moltissimi tra coloro i quali oggi pretendono il salario minimo legale sono gli stessi che quella precarizzazione l’hanno imposta, iniettata come un veleno nelle vene del mondo del lavoro, tradendo la comunità che avrebbero dovuto pretendere, spesso con la complicità di un #sindacato di parte (non quella dei lavoratori, evidentemente), contiguo e colluso, privo di visione.
Le ragioni dei nostri mali hanno radici lontane: è fondamentale ripercorrerle per capire e correggere ciò che è stato sbagliato. Proporre soluzioni facili, strumentalizzando il dolore di tantissima gente, le sofferenze e i sacrifici di moltissime persone, lo sforzo disumano compiuto per restituire dignità all’esistenza di un figlio, risponde a una bieca e spietata strategia propagandistica, priva di qualsiasi assunzione di responsabilità.
Vale per il salario minimo, ma vale anche per tutto il resto: il Paese cade a pezzi e certi individui, privi di vergogna, fingono di denunciarlo mentre continuano a picconare, così come hanno fatto negli ultimi decenni.
Ci ho messo tanto in questo libro, edito da @FaziEditore e impreziosito dalla prefazione dell’amica @Lidia_Undiemi: spero lo leggiate e sarei felice di discuterne con voi. Organizzeremo presto nuove presentazioni: teniamoci in contatto.
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1817474326045598026?t=jTICLdwCTC2vI3XGn_EwrA&s=19
Qualche giorno fa ho letto questo tweet e lo vorrei commentare con voi: un "ragionamento" (virgolette davvero imprescindibili), indegno per chiunque faccia "politica" (queste virgolette forse lo sono ancora di più).
L'autore è tale @marattin, quello che "argomenta", come Renzi (pare non si amino più come un tempo), che la sanità pubblica italiana non avrebbe subito alcun taglio, basandosi sul finanziamento nominale, in termini assoluti. Come a dire che un operaio che guadagnava, cifra a caso, 500 mila lire nell'80 e percepisse oggi il controvalore in euro (circa 250 euro) non abbia perso un centesimo. Un genio, direi, giusto? In questo caso a guadagnarci sarebbe ovviamente la multinazionale che paga quei 250 euro, ma è solo una coincidenza. Non vi pare?
Bene due giorni fa #Marattin dal nervoso si rosicchiava le unghie delle mani e dei piedi: le #Olimpiadi avrebbero dovuto essere a #Roma e non a #Parigi.
Io pure non avrei perso l'occasione di celebrarle a Roma, ma il ragionamento di Marattin è spaziale: la colpa è della politica che ha lasciato decidere a meccanici e fruttivendoli (nello specifico a quelli di @ale_dibattista).
Per carità, precisa Marattin, non ce l'ha con loro: sono preziosi e gli vendono la frutta, oltre a riparargli l'automobile. Ma, continua, cosa c'entra con loro la politica? Si occupino di marmitte e peperoni: alla politica ci pensino i #Marattin.
Un ragionamento spregevolmente classista, privo di basilari consapevolezze di cultura politica.
Perché mai fruttivendoli e meccanici non dovrebbero poter influenzare la politica rispetto a decisioni che incidono sulla loro vita e su quella dei loro figli? Perché non dovrebbero essere ascoltati?
La politica (quella senza virgolette) è esattamente l'opposto: coinvolgimento del popolo, ascolto costante e continuo, empatia, simil-patia.
Il paradosso è che oggi chi prova ad ascoltare la gente viene condannato e tacciato di populismo (per me un complimento).
Cosa avrebbe risposto Marattin ai cafoni di Di Vittorio? Che la politica non era cosa loro, per quanto preziosi nel procurargli dei pomodori?
Poi, per carità, in un passaggio furbescamente Marattin parla della finanza: come se il fruttivendolo e il banchiere avessero gli stessi mezzi per incidere. Risibile.
E se a fruttivendoli e meccanici è bene impedire di assumere direttamente decisioni politiche, allora è opportuno riscrivere il terzo comma dell'articolo 75 della Costituzione: "Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini [eccezion fatta per fruttivendoli e meccanici] chiamati ad eleggere la Camera dei deputati".
Non è una banale presa in giro. Sia chiaro, questa è gente che andrebbe sotterrata di risate, meriterebbero 10, 100, 1000 pernacchie di Eduardo in stile Oro di Napoli, ma poi basta. Poi bisogna capire che la loro "cultura politica", fatta di anomica assenza della stessa, è la negazione della politica. Loro sono la vera anti-politica!
Per quanto mitizzato dagli stessi patrizi di cui faceva parte, Lucio Quinzio Cincinnato resta un grande esempio: consolole e due volte dittatore, salvò Roma repubblicana per poi tornare ai campi dai quali proveniva.
Ecco, non ci aspettiamo che Marattin salvi la Repubblica oggi, proprio no, ma che da Cincinnato prenda comunque esempio, in qualche modo...
Qualche giorno fa ho letto questo tweet e lo vorrei commentare con voi: un "ragionamento" (virgolette davvero imprescindibili), indegno per chiunque faccia "politica" (queste virgolette forse lo sono ancora di più).
L'autore è tale @marattin, quello che "argomenta", come Renzi (pare non si amino più come un tempo), che la sanità pubblica italiana non avrebbe subito alcun taglio, basandosi sul finanziamento nominale, in termini assoluti. Come a dire che un operaio che guadagnava, cifra a caso, 500 mila lire nell'80 e percepisse oggi il controvalore in euro (circa 250 euro) non abbia perso un centesimo. Un genio, direi, giusto? In questo caso a guadagnarci sarebbe ovviamente la multinazionale che paga quei 250 euro, ma è solo una coincidenza. Non vi pare?
Bene due giorni fa #Marattin dal nervoso si rosicchiava le unghie delle mani e dei piedi: le #Olimpiadi avrebbero dovuto essere a #Roma e non a #Parigi.
Io pure non avrei perso l'occasione di celebrarle a Roma, ma il ragionamento di Marattin è spaziale: la colpa è della politica che ha lasciato decidere a meccanici e fruttivendoli (nello specifico a quelli di @ale_dibattista).
Per carità, precisa Marattin, non ce l'ha con loro: sono preziosi e gli vendono la frutta, oltre a riparargli l'automobile. Ma, continua, cosa c'entra con loro la politica? Si occupino di marmitte e peperoni: alla politica ci pensino i #Marattin.
Un ragionamento spregevolmente classista, privo di basilari consapevolezze di cultura politica.
Perché mai fruttivendoli e meccanici non dovrebbero poter influenzare la politica rispetto a decisioni che incidono sulla loro vita e su quella dei loro figli? Perché non dovrebbero essere ascoltati?
La politica (quella senza virgolette) è esattamente l'opposto: coinvolgimento del popolo, ascolto costante e continuo, empatia, simil-patia.
Il paradosso è che oggi chi prova ad ascoltare la gente viene condannato e tacciato di populismo (per me un complimento).
Cosa avrebbe risposto Marattin ai cafoni di Di Vittorio? Che la politica non era cosa loro, per quanto preziosi nel procurargli dei pomodori?
Poi, per carità, in un passaggio furbescamente Marattin parla della finanza: come se il fruttivendolo e il banchiere avessero gli stessi mezzi per incidere. Risibile.
E se a fruttivendoli e meccanici è bene impedire di assumere direttamente decisioni politiche, allora è opportuno riscrivere il terzo comma dell'articolo 75 della Costituzione: "Hanno diritto di partecipare al referendum tutti i cittadini [eccezion fatta per fruttivendoli e meccanici] chiamati ad eleggere la Camera dei deputati".
Non è una banale presa in giro. Sia chiaro, questa è gente che andrebbe sotterrata di risate, meriterebbero 10, 100, 1000 pernacchie di Eduardo in stile Oro di Napoli, ma poi basta. Poi bisogna capire che la loro "cultura politica", fatta di anomica assenza della stessa, è la negazione della politica. Loro sono la vera anti-politica!
Per quanto mitizzato dagli stessi patrizi di cui faceva parte, Lucio Quinzio Cincinnato resta un grande esempio: consolole e due volte dittatore, salvò Roma repubblicana per poi tornare ai campi dai quali proveniva.
Ecco, non ci aspettiamo che Marattin salvi la Repubblica oggi, proprio no, ma che da Cincinnato prenda comunque esempio, in qualche modo...
X (formerly Twitter)
Savino Balzano (@SavinoBalzano) on X
Qualche giorno fa ho letto questo tweet e lo vorrei commentare con voi: un "ragionamento" (virgolette davvero imprescindibili), indegno per chiunque faccia "politica" (queste virgolette forse lo sono ancora di più).
L'autore è tale @marattin, quello che "argomenta"…
L'autore è tale @marattin, quello che "argomenta"…
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Cari italiani, non vergognatevi.
In #Italia la vita lavorativa media è inferiore a quella degli altri paesi europei e a certificarlo sono le tabelle #Eurostat 2023: "peggio" di noi (riporta la stampa) solo la #Romania. Pensate che vergogna, il sottinteso.
Francamente credo che da qui bisogna partire: dove sta scritto che il dato sia negativo? Parliamone, ragioniamo sulle cause (alcune oggettivamente negative), ma non diamo per scontato che la virtuosità di un mercato del lavoro si misuri positivamente solo in presenza di tanto tempo lavorato. Non è un caso che il tempo residuo si definisca "tempo libero": il tempo è inestimabile, la nostra vita è fatta di tempo ed è una risorsa tanto preziosa quanto limitata.
Lasciando da parte questo aspetto, ad ogni modo, che nessuno approfitti del dato per sostenere che tocca andare in pensione più tardi: l'Italia ha già un'età pensionabile tra le più alte d'#Europa e si prospetta, secondo l'#Ocse, un innalzamento fino a 71 anni. Sarebbe il peggiore (in questo caso inequivocabilmente peggiore): oltre solo la Danimarca.
L'impostazione dell'#UE è chiara: descrivere il nostro come un paese di fannulloni, gente che non ha voglia di lavorare, individui che desiderano trascorrere la vita tra spaghetti e mandolini. Altrimenti come spiegare che il nostro tempo di lavoro sia così "inadeguato"?
La differenza tra uomini e donne in Italia è marcatissima e lo è perché le seconde spesso si sacrificano nel farsi carico di questioni riguardanti la cura della famiglia. Tale differenza, ovviamente, incide sul dato: se lo Stato si facesse carico di quelle questioni, certamente il gap risulterebbe ridotto e il dato "migliorerebbe". Perché non succede? Chiedetelo a chi sogna di notte ulteriori vincoli di spesa europei.
I nostri giovani entrano nel mercato del lavoro molto tardi rispetto agli altri in Europa (ancora, è un male di per sè?). Certamente negative sono alcune cause che concorrono al dato: una disoccupazione giovanile spaziale, frutto del crollo degli investimenti (pubblici e conseguentemente privati), precarizzazione estrema e abuso di contratti di formazione. Io credo che i giovani debbano avere il tempo di formarsi quanto e come vogliono, e difatti l'alternanza scuola lavoro tanto amata da #Renzi a me non piace per nulla, ma se cominciano a lavorare tardi non è perché sono bamboccioni o "choosy" (per citare il peggior Ministro del lavoro della storia repubblicana, Elsa Fornero): tale conseguenza è ancora una volta frutto di scelte imposte da #Bruxelles a #Roma.
Ne ho parlato con @ManuelaDonghi ai microfoni di #GiornaleRadio.
Cari italiani, non vergognatevi.
In #Italia la vita lavorativa media è inferiore a quella degli altri paesi europei e a certificarlo sono le tabelle #Eurostat 2023: "peggio" di noi (riporta la stampa) solo la #Romania. Pensate che vergogna, il sottinteso.
Francamente credo che da qui bisogna partire: dove sta scritto che il dato sia negativo? Parliamone, ragioniamo sulle cause (alcune oggettivamente negative), ma non diamo per scontato che la virtuosità di un mercato del lavoro si misuri positivamente solo in presenza di tanto tempo lavorato. Non è un caso che il tempo residuo si definisca "tempo libero": il tempo è inestimabile, la nostra vita è fatta di tempo ed è una risorsa tanto preziosa quanto limitata.
Lasciando da parte questo aspetto, ad ogni modo, che nessuno approfitti del dato per sostenere che tocca andare in pensione più tardi: l'Italia ha già un'età pensionabile tra le più alte d'#Europa e si prospetta, secondo l'#Ocse, un innalzamento fino a 71 anni. Sarebbe il peggiore (in questo caso inequivocabilmente peggiore): oltre solo la Danimarca.
L'impostazione dell'#UE è chiara: descrivere il nostro come un paese di fannulloni, gente che non ha voglia di lavorare, individui che desiderano trascorrere la vita tra spaghetti e mandolini. Altrimenti come spiegare che il nostro tempo di lavoro sia così "inadeguato"?
La differenza tra uomini e donne in Italia è marcatissima e lo è perché le seconde spesso si sacrificano nel farsi carico di questioni riguardanti la cura della famiglia. Tale differenza, ovviamente, incide sul dato: se lo Stato si facesse carico di quelle questioni, certamente il gap risulterebbe ridotto e il dato "migliorerebbe". Perché non succede? Chiedetelo a chi sogna di notte ulteriori vincoli di spesa europei.
I nostri giovani entrano nel mercato del lavoro molto tardi rispetto agli altri in Europa (ancora, è un male di per sè?). Certamente negative sono alcune cause che concorrono al dato: una disoccupazione giovanile spaziale, frutto del crollo degli investimenti (pubblici e conseguentemente privati), precarizzazione estrema e abuso di contratti di formazione. Io credo che i giovani debbano avere il tempo di formarsi quanto e come vogliono, e difatti l'alternanza scuola lavoro tanto amata da #Renzi a me non piace per nulla, ma se cominciano a lavorare tardi non è perché sono bamboccioni o "choosy" (per citare il peggior Ministro del lavoro della storia repubblicana, Elsa Fornero): tale conseguenza è ancora una volta frutto di scelte imposte da #Bruxelles a #Roma.
Ne ho parlato con @ManuelaDonghi ai microfoni di #GiornaleRadio.
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Cari italiani, non vergognatevi.
In #Italia la vita lavorativa media è inferiore a quella degli altri paesi europei e a certificarlo sono le tabelle #Eurostat 2023: "peggio" di noi (riporta la stampa) solo la #Romania. Pensate che vergogna, il sottinteso.…
In #Italia la vita lavorativa media è inferiore a quella degli altri paesi europei e a certificarlo sono le tabelle #Eurostat 2023: "peggio" di noi (riporta la stampa) solo la #Romania. Pensate che vergogna, il sottinteso.…
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1820735688096002128?t=Q6aPMXQtLDSPQq6l3Oc4pA&s=19
Era il 2022 e mentre la narrazione #mainstream del #PoliticamenteCorretto dipingeva i russi come mostri famelici e imperialisti, in pochi provavamo a dire che la strategia occidentale sarebbe stata un completo fallimento.
Ricordo una sera, ospite di Floris, nel suo @diMartedi: si provava a insistere sul fatto che impartire le sanzioni alla #Russia fosse misura di civiltà, moralità: una scelta etica ineludibile per costruire un mondo migliore per le future generazioni. Questo era il messaggio.
A distanza di due anni, credo di poter affermare con serenità che fosse invece giusto quello che sostenevo insieme a persone assai più autorevoli di me: che le sanzioni si sarebbero interamente ripercosse su noi stessi, che le avrebbero pagate i più fragili e deboli, che #Putin non avrebbe perso (se non nello scenario di una #guerra totale) e che il racconto della riscossa #ucraina altro non fosse che una farsa, una sciocchezza creata in vitro nei laboratori della propaganda.
«Non ci sono pasti gratis», mi sentivo ripetere da chi citava non a caso #MargaretThatcher: «bisogna pagare per il privilegio di vivere liberi!». Nessun accenno alla vocazione sociale della nostra #Costituzione, ovviamente, tantomeno all'art. 11 della Carta: sacrifici, lacrime e sangue per mettere il tiranno al tappeto. Strano che non mi sbattessero in faccia qualche espressione famosa di #Churchill: non mancano quasi mai.
Ancora oggi qualcuno ci prova a riproporre quella chiave di lettura, ci mancherebbe, però è costretto a farlo con minor arroganza e sicumera: i fatti, la storia, stanno dando ragione a quei pochi che incuranti delle risatine, delle liste di proscrizione, della gogna organizzata, provavano a fornire una prospettiva diversa: di comprensione, accettazione della complessità, dialogo, #pace.
Ovviamente non mi hanno più invitato.
Era il 2022 e mentre la narrazione #mainstream del #PoliticamenteCorretto dipingeva i russi come mostri famelici e imperialisti, in pochi provavamo a dire che la strategia occidentale sarebbe stata un completo fallimento.
Ricordo una sera, ospite di Floris, nel suo @diMartedi: si provava a insistere sul fatto che impartire le sanzioni alla #Russia fosse misura di civiltà, moralità: una scelta etica ineludibile per costruire un mondo migliore per le future generazioni. Questo era il messaggio.
A distanza di due anni, credo di poter affermare con serenità che fosse invece giusto quello che sostenevo insieme a persone assai più autorevoli di me: che le sanzioni si sarebbero interamente ripercosse su noi stessi, che le avrebbero pagate i più fragili e deboli, che #Putin non avrebbe perso (se non nello scenario di una #guerra totale) e che il racconto della riscossa #ucraina altro non fosse che una farsa, una sciocchezza creata in vitro nei laboratori della propaganda.
«Non ci sono pasti gratis», mi sentivo ripetere da chi citava non a caso #MargaretThatcher: «bisogna pagare per il privilegio di vivere liberi!». Nessun accenno alla vocazione sociale della nostra #Costituzione, ovviamente, tantomeno all'art. 11 della Carta: sacrifici, lacrime e sangue per mettere il tiranno al tappeto. Strano che non mi sbattessero in faccia qualche espressione famosa di #Churchill: non mancano quasi mai.
Ancora oggi qualcuno ci prova a riproporre quella chiave di lettura, ci mancherebbe, però è costretto a farlo con minor arroganza e sicumera: i fatti, la storia, stanno dando ragione a quei pochi che incuranti delle risatine, delle liste di proscrizione, della gogna organizzata, provavano a fornire una prospettiva diversa: di comprensione, accettazione della complessità, dialogo, #pace.
Ovviamente non mi hanno più invitato.
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Sulla #Rai e sulle nomine si sta consumando l’ennesimo teatrino, il solito spettacolo con l’#opposizione impegnata a interpretare la parte più ipocrita.
In effetti lo schema è sempre lo stesso: fanno macelli su macelli mentre sono al #governo, per poi addossare a chi viene dopo la responsabilità del loro servilismo e della loro inettitudine.
Alla Rai serve una riforma che la emancipi dalle imposizioni dei partiti, della lottizzazione, dallo spoils system. Viceversa, a rischio sarebbe nientepopodimeno che la democrazia, la #libertà di espressione, il pluralismo. Francamente non avrei alcuna difficoltà a ragionare di una riforma del #ServizioPubblico: ciò che trovo insopportabile è l’ipocrisia di chi ha sempre (compresi i purissimi del #M5S) banchettato grazie alle regole attuali, per poi frignare quando quelle regole vengono applicate da altri. Peraltro, quelle stesse regole le ha scritte il #PD di #Renzi, quando era al governo nel 2015 (e che governo! Stendiamo un velo pietoso). Dov’era il rischio per la #democrazia quando a dettare le regole erano loro? Dov’era lo scandalo quando al governo c’era #Draghi, l’unto del Signore, insieme ai suoi migliori? Dov’era il pericolo per il democratico racconto pubblico quando in sala stampa i giornalisti si genuflettevano e applaudivano (letteralmente!) al messia?
Oggi a chiederlo sarebbe l'#Europa: il tempismo è alquanto curioso, ma c'era da aspettarselo. Male ha fatto, malissimo, chi nell'esecutivo (il partito di maggioranza relativa in primis) ha ingenuamente ritenuto di poter addomesticare la tigre e di poter persino partecipare alla battuta caccia senza diventare la preda.
Lo schema è sempre lo stesso: tagliano quasi 40 miliardi di euro alla #sanità in dieci anni e oggi si struggono per le liste d’attesa negli ospedali; precarizzano il mondo del #lavoro fino al midollo, prima sostenendo #Monti (altro governo che se potessimo dovremmo dimenticare) e poi Renzi, e oggi si percuotono il petto per i contratti a termine e i salari bassi; lustrano gli stivali all’#Ue (ingannando gli italiani con la promessa che lavoreranno meno e guadagneranno uguale se non di più) e poi si stracciano le vesti perché non c’è il becco di un quattrino per la #scuola, l’#università, il #TrasportoPubblico, lo stato sociale in generale.
Uno schema insopportabile, tollerato e supportato da grandissima parte dell’#informazione politicamente corretta (è in questo senso che va letto il rischio per libertà di stampa!) col solito vecchio metodo: celare, dissimulare, occultare le gravissime responsabilità di chi ha sempre governato nell’ultimo decennio, nel maldestro tentativo di addossarle integralmente sulle spalle di chi governa ora. E quando il gioco non riesce, c’è sempre il pericolo #fascismo, #estremismo, #antieuropeismo, #qualunquismo, #populismo, #omofobia e chi più ne ha più ne metta.
#GiorgiaMeloni, dal suo lato, la smetta di fare la docile gattina con #UrsulaVonDerLeyen, perdonandole ogni cosa e scusandosi anche per il nulla: la faccia finita con questi occhi dolci da sottona scaricata! Provi piuttosto ad assumere un atteggiamento più inclusivo con tutti gli alleati di governo, a partire da quelli che teme di più: al centro ci sia l’interesse nazionale e la dignità del Paese che non può e non deve essere descritto come la patria dei barbari ogni qualvolta al governo non siedono i liquidatori al soldo di #Bruxelles.
Sulla #Rai e sulle nomine si sta consumando l’ennesimo teatrino, il solito spettacolo con l’#opposizione impegnata a interpretare la parte più ipocrita.
In effetti lo schema è sempre lo stesso: fanno macelli su macelli mentre sono al #governo, per poi addossare a chi viene dopo la responsabilità del loro servilismo e della loro inettitudine.
Alla Rai serve una riforma che la emancipi dalle imposizioni dei partiti, della lottizzazione, dallo spoils system. Viceversa, a rischio sarebbe nientepopodimeno che la democrazia, la #libertà di espressione, il pluralismo. Francamente non avrei alcuna difficoltà a ragionare di una riforma del #ServizioPubblico: ciò che trovo insopportabile è l’ipocrisia di chi ha sempre (compresi i purissimi del #M5S) banchettato grazie alle regole attuali, per poi frignare quando quelle regole vengono applicate da altri. Peraltro, quelle stesse regole le ha scritte il #PD di #Renzi, quando era al governo nel 2015 (e che governo! Stendiamo un velo pietoso). Dov’era il rischio per la #democrazia quando a dettare le regole erano loro? Dov’era lo scandalo quando al governo c’era #Draghi, l’unto del Signore, insieme ai suoi migliori? Dov’era il pericolo per il democratico racconto pubblico quando in sala stampa i giornalisti si genuflettevano e applaudivano (letteralmente!) al messia?
Oggi a chiederlo sarebbe l'#Europa: il tempismo è alquanto curioso, ma c'era da aspettarselo. Male ha fatto, malissimo, chi nell'esecutivo (il partito di maggioranza relativa in primis) ha ingenuamente ritenuto di poter addomesticare la tigre e di poter persino partecipare alla battuta caccia senza diventare la preda.
Lo schema è sempre lo stesso: tagliano quasi 40 miliardi di euro alla #sanità in dieci anni e oggi si struggono per le liste d’attesa negli ospedali; precarizzano il mondo del #lavoro fino al midollo, prima sostenendo #Monti (altro governo che se potessimo dovremmo dimenticare) e poi Renzi, e oggi si percuotono il petto per i contratti a termine e i salari bassi; lustrano gli stivali all’#Ue (ingannando gli italiani con la promessa che lavoreranno meno e guadagneranno uguale se non di più) e poi si stracciano le vesti perché non c’è il becco di un quattrino per la #scuola, l’#università, il #TrasportoPubblico, lo stato sociale in generale.
Uno schema insopportabile, tollerato e supportato da grandissima parte dell’#informazione politicamente corretta (è in questo senso che va letto il rischio per libertà di stampa!) col solito vecchio metodo: celare, dissimulare, occultare le gravissime responsabilità di chi ha sempre governato nell’ultimo decennio, nel maldestro tentativo di addossarle integralmente sulle spalle di chi governa ora. E quando il gioco non riesce, c’è sempre il pericolo #fascismo, #estremismo, #antieuropeismo, #qualunquismo, #populismo, #omofobia e chi più ne ha più ne metta.
#GiorgiaMeloni, dal suo lato, la smetta di fare la docile gattina con #UrsulaVonDerLeyen, perdonandole ogni cosa e scusandosi anche per il nulla: la faccia finita con questi occhi dolci da sottona scaricata! Provi piuttosto ad assumere un atteggiamento più inclusivo con tutti gli alleati di governo, a partire da quelli che teme di più: al centro ci sia l’interesse nazionale e la dignità del Paese che non può e non deve essere descritto come la patria dei barbari ogni qualvolta al governo non siedono i liquidatori al soldo di #Bruxelles.
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Sulla #Rai e sulle nomine si sta consumando l’ennesimo teatrino, il solito spettacolo con l’#opposizione impegnata a interpretare la parte più ipocrita.
In effetti lo schema è sempre lo stesso: fanno macelli su macelli mentre sono al #governo, per poi addossare…
In effetti lo schema è sempre lo stesso: fanno macelli su macelli mentre sono al #governo, per poi addossare…
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https://x.com/SavinoBalzano/status/1822207065340760079?t=ew7aTO-UvMmHOxYRr5FSEw&s=19
Angelo #Bonelli bolla come ridicola la protesta dei #balneari che esortano il #governo a trovare una soluzione sulla questione #concessioni.
Per Bonelli è ridicolo il fatto che tanti piccoli imprenditori italiani (non c'è solo Briatore, la smettano di prenderci in giro!) provino a difendere ciò che hanno costruito impegnando intere generazioni e che ora potrebbero perdere da un momento all'altro.
La mia idea è che il nostro interesse nazionale sia in assoluto contrasto con l'applicazione della direttiva #bolkenstein: il governo dovrebbe chiudere la partita una volta per tutte con una posizione politica netta e chiara. Una posizione simile a quelle che i francesi, ad esempio, sono in grado di assumere quando ci sono i loro interessi di mezzo e nazionalizzano come non ci fosse un domani fregandosene delle regole su concorrenza e aiuti di stato.
Ciò premesso, francamente trovo comunque molto apprezzabile l'impegno dell'esecutivo a cercare una soluzione, tra proroghe, prelazioni e indennizzi. Mi pare sacrosanto cercare di preservare queste imprese italiane e i loro lavoratori (i lavoratori alla #sinistrucola oggi interessano poco).
Abbiamo un problema sui canoni delle concessioni? Si, non c'è dubbio e i dati parlano chiaro: incidono in maniera inadeguata sui bilanci delle attività in questione. Ma non si può usare questo alibi per fare un favore alle multinazionali che vogliono mettere le mani sulle nostre coste.
C'è un filo rosso, non a caso, anzi fucsia che lega le vicende dei balneari e dei #tassisti: si fa leva su problemi effettivamente esistenti, rispetto ai quali nulla si è fatto nei tanti anni di governo dei "progressisti", per servire i veri padroni: tecnocrazia europea e multinazionali. Questi sono gli stakeholder e forse anche gli shareholder della sinistraccia e dei liberali italiani ed europei.
Bonelli e #Fratoianni si scandalizzano per la privatizzazione delle nostre spiagge: ok, ci può stare, ma cosa pensano della bolkenstein ce lo dicono o no? Mettiamo che davvero rendessimo libere il 70% delle spiagge come demagogicamente richiedono, che facciamo col restante 30%? Va bene che vadano a qualche multinazionale olandese o statunitense? Chiariscono il punto.
Questo senza contare che le spiagge e le attività balneari per noi italiani rappresentano qualcosa di più: parte della nostra cultura, della nostra identità. Un'identità che stiamo perdendo ormai ovunque: mentre muore il nostro artigianato, la nostra piccola e media imprenditoria, soffocati da una montagna di cinesate e fast food a basso costo.
Svendiamo tutto a qualche produttore di hamburger?
L'#UE ci chiede un cambiamento, supportata dai garanti del vincolo esterno che infestano il nostro bel Paese dagli scranni più alti, ma questo cambiamento non è nell'interesse dell'#Italia: Bonelli e Fratoianni battano i loro ipocriti pugni a #Bruxelles contro la privatizzazione della #sanità, esortata dalle istituzioni eurounitarie con decine di raccomandazioni negli ultimi anni!
Ma ci sono privatizzazioni e privatizzazioni... giusto?
Ho letto tanti post in queste ore di italiani che, condizionati da una propaganda violentissima sorretta da una #informazione serva e vile, inveiscono contro altri italiani: mi rattrista perché è esattamente il gioco di chi vuole svenderci, di chi cinguetta con gli amministratori delegati delle multinazionali mentre i lavoratori protestano in piazza e muoiono di fame. E tutti a parlare della fila per un taxi o del pos malfunzionante per screditare una intera categoria.
Abbiamo un problema di equità? I canoni sono bassi e vanno rivisti? Bisogna ragionare sulle regole del trasporto non di linea nelle nostre città? Bene: piuttosto che dividerci, uniamoci e troviamo le soluzioni più giuste per tutti, per la nostra comunità. Non facciamoci fregare: non consentiamo a qualche avido furbacchione di prendersi tutto, di prendersi anche quel che resta.
Angelo #Bonelli bolla come ridicola la protesta dei #balneari che esortano il #governo a trovare una soluzione sulla questione #concessioni.
Per Bonelli è ridicolo il fatto che tanti piccoli imprenditori italiani (non c'è solo Briatore, la smettano di prenderci in giro!) provino a difendere ciò che hanno costruito impegnando intere generazioni e che ora potrebbero perdere da un momento all'altro.
La mia idea è che il nostro interesse nazionale sia in assoluto contrasto con l'applicazione della direttiva #bolkenstein: il governo dovrebbe chiudere la partita una volta per tutte con una posizione politica netta e chiara. Una posizione simile a quelle che i francesi, ad esempio, sono in grado di assumere quando ci sono i loro interessi di mezzo e nazionalizzano come non ci fosse un domani fregandosene delle regole su concorrenza e aiuti di stato.
Ciò premesso, francamente trovo comunque molto apprezzabile l'impegno dell'esecutivo a cercare una soluzione, tra proroghe, prelazioni e indennizzi. Mi pare sacrosanto cercare di preservare queste imprese italiane e i loro lavoratori (i lavoratori alla #sinistrucola oggi interessano poco).
Abbiamo un problema sui canoni delle concessioni? Si, non c'è dubbio e i dati parlano chiaro: incidono in maniera inadeguata sui bilanci delle attività in questione. Ma non si può usare questo alibi per fare un favore alle multinazionali che vogliono mettere le mani sulle nostre coste.
C'è un filo rosso, non a caso, anzi fucsia che lega le vicende dei balneari e dei #tassisti: si fa leva su problemi effettivamente esistenti, rispetto ai quali nulla si è fatto nei tanti anni di governo dei "progressisti", per servire i veri padroni: tecnocrazia europea e multinazionali. Questi sono gli stakeholder e forse anche gli shareholder della sinistraccia e dei liberali italiani ed europei.
Bonelli e #Fratoianni si scandalizzano per la privatizzazione delle nostre spiagge: ok, ci può stare, ma cosa pensano della bolkenstein ce lo dicono o no? Mettiamo che davvero rendessimo libere il 70% delle spiagge come demagogicamente richiedono, che facciamo col restante 30%? Va bene che vadano a qualche multinazionale olandese o statunitense? Chiariscono il punto.
Questo senza contare che le spiagge e le attività balneari per noi italiani rappresentano qualcosa di più: parte della nostra cultura, della nostra identità. Un'identità che stiamo perdendo ormai ovunque: mentre muore il nostro artigianato, la nostra piccola e media imprenditoria, soffocati da una montagna di cinesate e fast food a basso costo.
Svendiamo tutto a qualche produttore di hamburger?
L'#UE ci chiede un cambiamento, supportata dai garanti del vincolo esterno che infestano il nostro bel Paese dagli scranni più alti, ma questo cambiamento non è nell'interesse dell'#Italia: Bonelli e Fratoianni battano i loro ipocriti pugni a #Bruxelles contro la privatizzazione della #sanità, esortata dalle istituzioni eurounitarie con decine di raccomandazioni negli ultimi anni!
Ma ci sono privatizzazioni e privatizzazioni... giusto?
Ho letto tanti post in queste ore di italiani che, condizionati da una propaganda violentissima sorretta da una #informazione serva e vile, inveiscono contro altri italiani: mi rattrista perché è esattamente il gioco di chi vuole svenderci, di chi cinguetta con gli amministratori delegati delle multinazionali mentre i lavoratori protestano in piazza e muoiono di fame. E tutti a parlare della fila per un taxi o del pos malfunzionante per screditare una intera categoria.
Abbiamo un problema di equità? I canoni sono bassi e vanno rivisti? Bisogna ragionare sulle regole del trasporto non di linea nelle nostre città? Bene: piuttosto che dividerci, uniamoci e troviamo le soluzioni più giuste per tutti, per la nostra comunità. Non facciamoci fregare: non consentiamo a qualche avido furbacchione di prendersi tutto, di prendersi anche quel che resta.
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Angelo #Bonelli bolla come ridicola la protesta dei #balneari che esortano il #governo a trovare una soluzione sulla questione #concessioni.
Per Bonelli è ridicolo il fatto che tanti piccoli imprenditori italiani (non c'è solo Briatore, la smettano di prenderci…
Per Bonelli è ridicolo il fatto che tanti piccoli imprenditori italiani (non c'è solo Briatore, la smettano di prenderci…
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Giuseppe Conte torna alla carica con la nenia lacrimosa sul #SalarioMinimoLegale.
I salari italiani perdono potere d'acquisto, siamo fanalino d'#Europa, e il #Governo è insensibile al lamento di dolore di tanti italiani.
Certo, moltissimi nei commenti gli domandano come mai una legge del genere, assai semplice nella sua struttura rispetto ad altri provvedimenti, non l'abbia varata lui quando era a Palazzo Chigi. I salari andavano bene? Direi di no. Quindi era insensibile anche lui quando guidava l'esecutivo?
Cita #Brunetta, per infangare la posizione del Governo, e ha gioco facile: in effetti vederlo a capo del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro mi fa sanguinare gli occhi (parliamo di uno che aggrediva verbalmente un contestatore solo in quanto lavoratore dipendente). Per non ricordare tanti e tanti altri aneddoti che ne tracciano una figura davvero sgradevole, da ogni punto di vista.
Però è una furbata: è come quando dicono che certa roba non va bene perché era nel programma di #LicioGelli. È un espediente retorico vuoto, privo di argomentazioni.
Il #SalarioMinimo è una misura che inciderebbe su una parte assai marginale di retribuzioni (rischiando, da sola, di fare più danni che altro): a perdere potere d'acquisto, invece (come lo stesso #Conte peraltro scrive senza rendersi conto della contraddizione), sono tutte le retribuzioni, di quasi ogni settore, la stragrande maggioranza delle quali è ben oltre la soglia che si vorrebbe introdurre.
Il problema è sistemico, strutturale, frutto di scelte sbagliate compiute in decenni e decenni: davvero pensa che un disastro del genere lo si metta a posto con una leggina sul salario minimo? Il salario minimo fissato per legge non interviene sulle ragioni profondissime del problema. Somministrare la morfina a uno che si è rotto il femore produce giovamento, ma lo aiuterà a riprendere a correre? E un tempo le nostre retribuzioni correvano eccome e, vi svelo un segreto, non c'era una legge sul salario minimo.
È risibile, fumo negli occhi, non si interverrebbe minimamente sulle cause reali, strutturali, che hanno comportato il disastro: in primis politiche economiche regressive, austere, imposte dalle tecnocrazie eurounitarie, che hanno fatto esplodere la disoccupazione. La disoccupazione ha comportato una perdita di potere contrattuale della comunità del lavoro, dell'offerta di lavoro nel mercato: con conseguente perdita di valore del prodotto, il lavoro, e di potere contrattuale dei produttori, i lavoratori.
Ha inciso anche sulla capacità di presidiare i diritti acquisiti, difatti è esplosa la precarietà. Essa ha reso ricattabili le persone e reciso il rapporto tra lavoro e democrazia di cui all'art. 1 della Costituzione, tarpando le ali alle dinamiche rivendicative, anche salariali.
Durante l'esperienza di governo giallo-verde, pare che lo avesse chiaro in testa: varò il #DecretoDignità, un ottimo inizio per invertire la rotta e sistemare tutti i danni che il suo principale alleato, il #PD, ha arrecato al mondo del lavoro, sostenendo le follie dell'#UE e precarizzando come non ci fosse un domani (nel silenzio o quasi della #CGIL, che al tempo non voleva disturbare il partito di governo, col quale peraltro la Segreraria Generale si sarebbe candidata per approdare in Parlamento. Le coincidenze di tale Camusso, che però restano interessanti perché dubito che vedremo Landini in futuro nelle liste di #FDI o della #Lega).
Il problema è però proprio nel nuovo corso di #GiuseppeConte: oggi non può proprio permettersi di irritare la premier (che Dio non voglia!!!) di un suo eventuale nuovo governo, #EllySchlein.
Caro Giuseppe, lo sai che le cose stanno così: un tempo eri tu a parlare di sovranità e popolo e fa davvero pena questo atteggiamento, questa specie di severa postura, che in realtà è genuflessione.
Giuseppe Conte torna alla carica con la nenia lacrimosa sul #SalarioMinimoLegale.
I salari italiani perdono potere d'acquisto, siamo fanalino d'#Europa, e il #Governo è insensibile al lamento di dolore di tanti italiani.
Certo, moltissimi nei commenti gli domandano come mai una legge del genere, assai semplice nella sua struttura rispetto ad altri provvedimenti, non l'abbia varata lui quando era a Palazzo Chigi. I salari andavano bene? Direi di no. Quindi era insensibile anche lui quando guidava l'esecutivo?
Cita #Brunetta, per infangare la posizione del Governo, e ha gioco facile: in effetti vederlo a capo del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro mi fa sanguinare gli occhi (parliamo di uno che aggrediva verbalmente un contestatore solo in quanto lavoratore dipendente). Per non ricordare tanti e tanti altri aneddoti che ne tracciano una figura davvero sgradevole, da ogni punto di vista.
Però è una furbata: è come quando dicono che certa roba non va bene perché era nel programma di #LicioGelli. È un espediente retorico vuoto, privo di argomentazioni.
Il #SalarioMinimo è una misura che inciderebbe su una parte assai marginale di retribuzioni (rischiando, da sola, di fare più danni che altro): a perdere potere d'acquisto, invece (come lo stesso #Conte peraltro scrive senza rendersi conto della contraddizione), sono tutte le retribuzioni, di quasi ogni settore, la stragrande maggioranza delle quali è ben oltre la soglia che si vorrebbe introdurre.
Il problema è sistemico, strutturale, frutto di scelte sbagliate compiute in decenni e decenni: davvero pensa che un disastro del genere lo si metta a posto con una leggina sul salario minimo? Il salario minimo fissato per legge non interviene sulle ragioni profondissime del problema. Somministrare la morfina a uno che si è rotto il femore produce giovamento, ma lo aiuterà a riprendere a correre? E un tempo le nostre retribuzioni correvano eccome e, vi svelo un segreto, non c'era una legge sul salario minimo.
È risibile, fumo negli occhi, non si interverrebbe minimamente sulle cause reali, strutturali, che hanno comportato il disastro: in primis politiche economiche regressive, austere, imposte dalle tecnocrazie eurounitarie, che hanno fatto esplodere la disoccupazione. La disoccupazione ha comportato una perdita di potere contrattuale della comunità del lavoro, dell'offerta di lavoro nel mercato: con conseguente perdita di valore del prodotto, il lavoro, e di potere contrattuale dei produttori, i lavoratori.
Ha inciso anche sulla capacità di presidiare i diritti acquisiti, difatti è esplosa la precarietà. Essa ha reso ricattabili le persone e reciso il rapporto tra lavoro e democrazia di cui all'art. 1 della Costituzione, tarpando le ali alle dinamiche rivendicative, anche salariali.
Durante l'esperienza di governo giallo-verde, pare che lo avesse chiaro in testa: varò il #DecretoDignità, un ottimo inizio per invertire la rotta e sistemare tutti i danni che il suo principale alleato, il #PD, ha arrecato al mondo del lavoro, sostenendo le follie dell'#UE e precarizzando come non ci fosse un domani (nel silenzio o quasi della #CGIL, che al tempo non voleva disturbare il partito di governo, col quale peraltro la Segreraria Generale si sarebbe candidata per approdare in Parlamento. Le coincidenze di tale Camusso, che però restano interessanti perché dubito che vedremo Landini in futuro nelle liste di #FDI o della #Lega).
Il problema è però proprio nel nuovo corso di #GiuseppeConte: oggi non può proprio permettersi di irritare la premier (che Dio non voglia!!!) di un suo eventuale nuovo governo, #EllySchlein.
Caro Giuseppe, lo sai che le cose stanno così: un tempo eri tu a parlare di sovranità e popolo e fa davvero pena questo atteggiamento, questa specie di severa postura, che in realtà è genuflessione.
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Giuseppe Conte torna alla carica con la nenia lacrimosa sul #SalarioMinimoLegale.
I salari italiani perdono potere d'acquisto, siamo fanalino d'#Europa, e il #Governo è insensibile al lamento di dolore di tanti italiani.
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I salari italiani perdono potere d'acquisto, siamo fanalino d'#Europa, e il #Governo è insensibile al lamento di dolore di tanti italiani.
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Se mi domandassero (come a volte mi capita) «sei di #destra o di #sinistra», farei molta fatica a rispondere. Io non credo che i valori storicamente della destra e della sinistra siano superati: credo siano vivi più che mai e le tensioni che agitano sono attuali e necessitate da problemi tanto annosi quanto irrisolti.
In primis persiste il tema della redistribuzione della ricchezza, come pure del tutto irrealizzato è il programma scolpito nel secondo comma dell’articolo 3 della #Costituzione: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Diverso, completamente diverso, sarebbe se mi domandassero se mi rispecchio in coloro i quali, nello scenario politico italiano di oggi, si definiscono di destra o di sinistra. Prima di tutto c'è da dire che i partiti (o ciò che sono diventati) sono realtà complesse al loro interno e convivono molte anime, spesso distanti tra loro. Lo schema bipolare, la contrapposizione, costituisce quasi una rendita, una sorta di vitalizio indebolito che tutt’ora resiste, ma che inevitabilmente limita l’elettore stesso, il quale vota per ricordo, per affezione, per romanticismo.
Insomma, uno che pensa con nostalgia a #Berlinguer perché dovrebbe votare per #Schlein o #Fratoianni? Ma davvero qualcuno è intimamente convinto del fatto che #Landini sia l’erede spirituale e politico di #DiVittorio? Siate seri: questo è il Paese dove #Bersani, considerato da molti "uno dei pochi che si salva", presentato dalla #Gruber come "leader storico della sinistra", va in televisione a vantarsi di essere stato più liberale della destra.
E, attenzione, questo senza citare tutte le scelte compiute quando guidavano il Paese (quasi sempre negli ultimi anni), quelle che hanno ciecamente sostenuto, e che ci hanno condotto esattamente dove siamo. Hanno smantellato tutto: dall'industria di Stato al mondo del lavoro, dalla sanità alla scuola, dall'università alla previdenza sociale. In ginocchio (diciamo così, và) ai dettami eurounitari.
Contano le persone e le idee che difendono nelle istituzioni: personalmente credo che fondamentale sia riconquistare la nostra sovranità nazionale, al fine di poter adoperare le leve (economiche e giuridiche) necessarie al programma costituzionale. Se nel c.d. #CampoLargo mi trovate qualcuno che propone questa agenda, io sono pronto a valutarlo. La vedo black.
Che Nicola Fratoianni apra a #Renzi è perfettamente in linea con quello che vi sto dicendo: possibile che sorprenda e scandalizzi? Sotto la sua intervista ho letto persino di gente che indignata urla «Nicola, straccio la tessera!». Vi voglio bene, sul serio, e devo volervene perché senza il consenso di tanti le cose non cambieranno mai, perciò prendetela davvero positivamente, ve lo dico con affetto che siete fessi, fessi nel midollo, proprio geneticamente.
Lo so che ci credete: ne conosco tanti, ho amici (l'affetto da miracoli!) che pensano che da sinistra sia giusto votare Fratoianni e #Bonelli. Penso persino di conoscere qualcuno che vota #PD: è un sospetto che preferisco non svelare. Però dovete farlo questo sforzo, dovete proprio, perché siete in ritardo di quasi vent’anni. Pensare che uno sia di sinistra (nel senso valoriale del termine) perché ti candida #Soumahoro o #Salis è proprio da fessi. Avete mai sentito Fratoianni mettere in discussione l’#UE, il cappio, il cambio fisso, l’euro (che è la stessa cosa), i “conti in ordine”? Li avete mai sentiti criticare il #Quirinale, il più tenace baluardo a difesa del vincolo esterno? Denunciare il “dolce colpo di Stato” del 2011?
E oggi vi sorprendete perché questa gente apre a Renzi, l’autore delle riforme più neoliberali che questo Paese abbia visto negli ultimi trent’anni?
Svegliatevi, vi prego, fatelo almeno per dignità.
Se mi domandassero (come a volte mi capita) «sei di #destra o di #sinistra», farei molta fatica a rispondere. Io non credo che i valori storicamente della destra e della sinistra siano superati: credo siano vivi più che mai e le tensioni che agitano sono attuali e necessitate da problemi tanto annosi quanto irrisolti.
In primis persiste il tema della redistribuzione della ricchezza, come pure del tutto irrealizzato è il programma scolpito nel secondo comma dell’articolo 3 della #Costituzione: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
Diverso, completamente diverso, sarebbe se mi domandassero se mi rispecchio in coloro i quali, nello scenario politico italiano di oggi, si definiscono di destra o di sinistra. Prima di tutto c'è da dire che i partiti (o ciò che sono diventati) sono realtà complesse al loro interno e convivono molte anime, spesso distanti tra loro. Lo schema bipolare, la contrapposizione, costituisce quasi una rendita, una sorta di vitalizio indebolito che tutt’ora resiste, ma che inevitabilmente limita l’elettore stesso, il quale vota per ricordo, per affezione, per romanticismo.
Insomma, uno che pensa con nostalgia a #Berlinguer perché dovrebbe votare per #Schlein o #Fratoianni? Ma davvero qualcuno è intimamente convinto del fatto che #Landini sia l’erede spirituale e politico di #DiVittorio? Siate seri: questo è il Paese dove #Bersani, considerato da molti "uno dei pochi che si salva", presentato dalla #Gruber come "leader storico della sinistra", va in televisione a vantarsi di essere stato più liberale della destra.
E, attenzione, questo senza citare tutte le scelte compiute quando guidavano il Paese (quasi sempre negli ultimi anni), quelle che hanno ciecamente sostenuto, e che ci hanno condotto esattamente dove siamo. Hanno smantellato tutto: dall'industria di Stato al mondo del lavoro, dalla sanità alla scuola, dall'università alla previdenza sociale. In ginocchio (diciamo così, và) ai dettami eurounitari.
Contano le persone e le idee che difendono nelle istituzioni: personalmente credo che fondamentale sia riconquistare la nostra sovranità nazionale, al fine di poter adoperare le leve (economiche e giuridiche) necessarie al programma costituzionale. Se nel c.d. #CampoLargo mi trovate qualcuno che propone questa agenda, io sono pronto a valutarlo. La vedo black.
Che Nicola Fratoianni apra a #Renzi è perfettamente in linea con quello che vi sto dicendo: possibile che sorprenda e scandalizzi? Sotto la sua intervista ho letto persino di gente che indignata urla «Nicola, straccio la tessera!». Vi voglio bene, sul serio, e devo volervene perché senza il consenso di tanti le cose non cambieranno mai, perciò prendetela davvero positivamente, ve lo dico con affetto che siete fessi, fessi nel midollo, proprio geneticamente.
Lo so che ci credete: ne conosco tanti, ho amici (l'affetto da miracoli!) che pensano che da sinistra sia giusto votare Fratoianni e #Bonelli. Penso persino di conoscere qualcuno che vota #PD: è un sospetto che preferisco non svelare. Però dovete farlo questo sforzo, dovete proprio, perché siete in ritardo di quasi vent’anni. Pensare che uno sia di sinistra (nel senso valoriale del termine) perché ti candida #Soumahoro o #Salis è proprio da fessi. Avete mai sentito Fratoianni mettere in discussione l’#UE, il cappio, il cambio fisso, l’euro (che è la stessa cosa), i “conti in ordine”? Li avete mai sentiti criticare il #Quirinale, il più tenace baluardo a difesa del vincolo esterno? Denunciare il “dolce colpo di Stato” del 2011?
E oggi vi sorprendete perché questa gente apre a Renzi, l’autore delle riforme più neoliberali che questo Paese abbia visto negli ultimi trent’anni?
Svegliatevi, vi prego, fatelo almeno per dignità.
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Dopo ferragosto il sig. Bonaccini si è destato ed è venuto a commentare un mio tweet di oltre un mese fa.
LUI dice a ME che le MIE sono baggianate.
Bisogna essere molto pazienti con questi ragazzi.
(Ma una rispostina la meritava e gliel'ho rifilata).
Dopo ferragosto il sig. Bonaccini si è destato ed è venuto a commentare un mio tweet di oltre un mese fa.
LUI dice a ME che le MIE sono baggianate.
Bisogna essere molto pazienti con questi ragazzi.
(Ma una rispostina la meritava e gliel'ho rifilata).
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Parlava agli operai dell'Italsider di Savona, #Pertini, con un discorso tanto toccante e appassionato da essere quasi insopportabile oggi, allo sguardo di chi può guardare indietro, con la consapevolezza di quanto sia stato tradito e disatteso.
Si rivolgeva ai giovani, ai lavoratori e invitava tutti alla lotta, alla difesa, alla rivendicazione. Si perché Pertini sapeva benissimo che la #libertà senza giustizia sociale è cosa vana. Cos'è la libertà senza giustizia sociale? Si domandò retoricamente in un famoso discorso di fine anno da #PresidenteDellaRepubblica: è libertà di bestemmiare, nulla di più. Ecco cosa rispose.
Era garante del vincolo interno, Pertini, della #Repubblica, della #Costituzione. Tutto ciò che oggi non è il #Quirinale.
Oggi al Quirinale si inciucia coi Presidenti della Commissione Europea per disarcionare "dolcemente" un capo di governo inviso agli eurocrati di #Bruxelles o si pone il veto su quel ministro sgradito alle élite finanziarie eurounitarie.
In questo Paese è diventato impossibile tutelare l'interesse nazionale: tale impegno è considerato quasi reazionario, nella accezione più negativa del termine. Il punto è che oggi essere reazionari è letteralmente doveroso: una reazione a chi vuole continuare a spolpare le nostre risorse è semplicemente l'unica cosa sensata da fare.
Pertini si definiva orgogliosamente riformista. Era giusto: lo faceva quando certi presidi non erano ancora stati conquistati. Oggi forse non ha più senso, se non nella misura in cui la riforma coincida con la restaurazione. Viceversa, è corretto definirsi conservatori se si vuole ciò che voleva Pertini: libertà e giustizia sociale.
Il gioco di prestigio è stato proprio questo: dividere i #diritti dopo aver diviso le persone. Contrapporre libertà a diritti sociali, abbandonando l'eversività del programma costituzionale, sancito in particolar modo nell'articolo 3, che più di ogni altro seppe conciliare le anime del Paese: la laburista ("partecipazione dei lavoratori") e la cristiana democratica ("sviluppo della persona umana").
Ciò è stato possibile quando chi storicamente aveva il compito di tutelare i fragili, le periferie sociali ed esistenziali, il mondo del lavoro, ha tradito. Ed è proprio per (mal)celare quel tradimento che si sventola ossessivamente e grottescamente la bandiera arcobaleno intonando un'ormai stonata "bella ciao".
È l'imbarazzo di chi non può ammettere di aver "torto il volto" da una storia, da dei valori, da determinati ideali, da una prospettiva, a indurre certe messe in scena grottesche.
Lo spettacolo sgredevole cui si assiste è frutto di una necessità imprescindibile: provare a dissimulare il fatto che nel Paese vi sia qualcuno che non persegue l'interesse del #popolo italiano, ma quello di qualcun altro.
Un'agenda sociale non può esistere, dopotutto partiti come il #PD non l'hanno mai perseguita quando hanno guidato il Paese, perché la priorità per alcuni è quella di agevolare determinati centri di potere, mediante le politiche economiche neoliberali volute a Bruxelles (e non solo).
Oggi si urla al #fascismo, mitizzando "intellettuali" completamente vuoti, ma se soltanto le forze di opposizione abbandonassero (cosa impossibile) il ruolo di servitù o di utile idiozia il pericolo diverrebbe quello del ritorno allo stalinismo o qualcosa del genere.
Ecco perché è fondamentale aprire gli occhi e comprendere che gli ideali esistono, mentre non esiste più la tradizionale contrapposizione partitica da essi sottesa. Non ha dunque alcun senso il demenziale sostenere per affezione una parte, con la consapevolezza che appena arrivata al potere svenderà ciò che vi è più caro.
E ragionarci da un Paese come la #Grecia è assai più amaro: qui il #neocolonialismo e l'avido sciacallaggio europeo lo hanno pagato letteralmente con la vita.
Parlava agli operai dell'Italsider di Savona, #Pertini, con un discorso tanto toccante e appassionato da essere quasi insopportabile oggi, allo sguardo di chi può guardare indietro, con la consapevolezza di quanto sia stato tradito e disatteso.
Si rivolgeva ai giovani, ai lavoratori e invitava tutti alla lotta, alla difesa, alla rivendicazione. Si perché Pertini sapeva benissimo che la #libertà senza giustizia sociale è cosa vana. Cos'è la libertà senza giustizia sociale? Si domandò retoricamente in un famoso discorso di fine anno da #PresidenteDellaRepubblica: è libertà di bestemmiare, nulla di più. Ecco cosa rispose.
Era garante del vincolo interno, Pertini, della #Repubblica, della #Costituzione. Tutto ciò che oggi non è il #Quirinale.
Oggi al Quirinale si inciucia coi Presidenti della Commissione Europea per disarcionare "dolcemente" un capo di governo inviso agli eurocrati di #Bruxelles o si pone il veto su quel ministro sgradito alle élite finanziarie eurounitarie.
In questo Paese è diventato impossibile tutelare l'interesse nazionale: tale impegno è considerato quasi reazionario, nella accezione più negativa del termine. Il punto è che oggi essere reazionari è letteralmente doveroso: una reazione a chi vuole continuare a spolpare le nostre risorse è semplicemente l'unica cosa sensata da fare.
Pertini si definiva orgogliosamente riformista. Era giusto: lo faceva quando certi presidi non erano ancora stati conquistati. Oggi forse non ha più senso, se non nella misura in cui la riforma coincida con la restaurazione. Viceversa, è corretto definirsi conservatori se si vuole ciò che voleva Pertini: libertà e giustizia sociale.
Il gioco di prestigio è stato proprio questo: dividere i #diritti dopo aver diviso le persone. Contrapporre libertà a diritti sociali, abbandonando l'eversività del programma costituzionale, sancito in particolar modo nell'articolo 3, che più di ogni altro seppe conciliare le anime del Paese: la laburista ("partecipazione dei lavoratori") e la cristiana democratica ("sviluppo della persona umana").
Ciò è stato possibile quando chi storicamente aveva il compito di tutelare i fragili, le periferie sociali ed esistenziali, il mondo del lavoro, ha tradito. Ed è proprio per (mal)celare quel tradimento che si sventola ossessivamente e grottescamente la bandiera arcobaleno intonando un'ormai stonata "bella ciao".
È l'imbarazzo di chi non può ammettere di aver "torto il volto" da una storia, da dei valori, da determinati ideali, da una prospettiva, a indurre certe messe in scena grottesche.
Lo spettacolo sgredevole cui si assiste è frutto di una necessità imprescindibile: provare a dissimulare il fatto che nel Paese vi sia qualcuno che non persegue l'interesse del #popolo italiano, ma quello di qualcun altro.
Un'agenda sociale non può esistere, dopotutto partiti come il #PD non l'hanno mai perseguita quando hanno guidato il Paese, perché la priorità per alcuni è quella di agevolare determinati centri di potere, mediante le politiche economiche neoliberali volute a Bruxelles (e non solo).
Oggi si urla al #fascismo, mitizzando "intellettuali" completamente vuoti, ma se soltanto le forze di opposizione abbandonassero (cosa impossibile) il ruolo di servitù o di utile idiozia il pericolo diverrebbe quello del ritorno allo stalinismo o qualcosa del genere.
Ecco perché è fondamentale aprire gli occhi e comprendere che gli ideali esistono, mentre non esiste più la tradizionale contrapposizione partitica da essi sottesa. Non ha dunque alcun senso il demenziale sostenere per affezione una parte, con la consapevolezza che appena arrivata al potere svenderà ciò che vi è più caro.
E ragionarci da un Paese come la #Grecia è assai più amaro: qui il #neocolonialismo e l'avido sciacallaggio europeo lo hanno pagato letteralmente con la vita.
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Questa è Itaca e per lei Ulisse affrontò il viaggio più pericoloso di tutti. È l'isola che valeva la sfida a Scilla e Cariddi, la discesa nell'Ade per le parole di Tiresia, l'abbandono del calore di Circe e di Calipso.
Doveva tornare a casa da Penelope, da Telemaco, da Argo.
E c'era la sua terra, il suo popolo da salvare: i proci volevano tutti i frutti della sua meravigliosa isola.
Avverse erano le forze più potenti, quelle di Poseidone, che governava il mare che avrebbe dovuto solcare per tornare a casa, per difenderla e proteggerla.
Per certi versi ricorda le vicende del nostro Paese, che è egualmente meraviglioso e pure merita la salvezza.
Anche sul destino del nostro popolo agiscono forze potentissime e anche dalle nostre parti si vedono pretendenti interessati solo a depredare e razziare.
Chi avrà il coraggio di Ulisse e chi vorrà davvero battersi per la nostra terra?
Chi vorrà e potrà raccontare il viaggio che attraversa la tempesta, oggi che tanti sono ricattati e arrestati se non sostengono il racconto dominante, detenuti da chi pretende di rappresentare i valori della libertà e della democrazia?
Tante volte il destino di Ulisse è stato appeso a un filo, tante volte la disperazione lo insidiava e ogni volta seppe reagire.
E cantano anche adesso le sirene e provano a ingannare: ci invitano alla rinuncia, a non proseguire, e la loro melodia narra falsamente di un popolo che ha osato troppo, che deve sacrificarsi, che deve rinunciare, non varcare oltre il limite delle proprie possibilità.
La verità è che noi possiamo ambire, che meritiamo le nostre bellezze e che qualcuno si batta per esse.
Anche di questa terra, della #Grecia, si disse che aveva sfidato chi non poteva essere sfidato e si fece razzia del suo patrimonio con l'inganno, raccontando che lo si stava preservando per le future generazioni. Parte di quel tesoro è perduto e tanti ci hanno rimesso la vita, lasciando inalterati se non acuiti i tormenti che affliggevano il Paese. Sotto tutela era infatti la ricchezza e la rendita di chi era altrove, di chi non respirava la bellezza, la poesia e il calore di queste coste.
Non deve accadere ancora, a nessuno.
Questa è Itaca e per lei Ulisse affrontò il viaggio più pericoloso di tutti. È l'isola che valeva la sfida a Scilla e Cariddi, la discesa nell'Ade per le parole di Tiresia, l'abbandono del calore di Circe e di Calipso.
Doveva tornare a casa da Penelope, da Telemaco, da Argo.
E c'era la sua terra, il suo popolo da salvare: i proci volevano tutti i frutti della sua meravigliosa isola.
Avverse erano le forze più potenti, quelle di Poseidone, che governava il mare che avrebbe dovuto solcare per tornare a casa, per difenderla e proteggerla.
Per certi versi ricorda le vicende del nostro Paese, che è egualmente meraviglioso e pure merita la salvezza.
Anche sul destino del nostro popolo agiscono forze potentissime e anche dalle nostre parti si vedono pretendenti interessati solo a depredare e razziare.
Chi avrà il coraggio di Ulisse e chi vorrà davvero battersi per la nostra terra?
Chi vorrà e potrà raccontare il viaggio che attraversa la tempesta, oggi che tanti sono ricattati e arrestati se non sostengono il racconto dominante, detenuti da chi pretende di rappresentare i valori della libertà e della democrazia?
Tante volte il destino di Ulisse è stato appeso a un filo, tante volte la disperazione lo insidiava e ogni volta seppe reagire.
E cantano anche adesso le sirene e provano a ingannare: ci invitano alla rinuncia, a non proseguire, e la loro melodia narra falsamente di un popolo che ha osato troppo, che deve sacrificarsi, che deve rinunciare, non varcare oltre il limite delle proprie possibilità.
La verità è che noi possiamo ambire, che meritiamo le nostre bellezze e che qualcuno si batta per esse.
Anche di questa terra, della #Grecia, si disse che aveva sfidato chi non poteva essere sfidato e si fece razzia del suo patrimonio con l'inganno, raccontando che lo si stava preservando per le future generazioni. Parte di quel tesoro è perduto e tanti ci hanno rimesso la vita, lasciando inalterati se non acuiti i tormenti che affliggevano il Paese. Sotto tutela era infatti la ricchezza e la rendita di chi era altrove, di chi non respirava la bellezza, la poesia e il calore di queste coste.
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Io davvero non mi capacito di come qualcuno abbia ancora il coraggio di invitare in trasmissione #ElsaFornero. Soprattutto trovo inconcepibile l'idea che #Fornero possa esprimere giudizi sprezzanti sulla classe politica del Paese.
È nota per la sua riforma delle pensioni, ma Fornero è stata anche il peggior Ministro del Lavoro nella recente storia repubblicana.
Prese parte al "colpo di stato gentile" del 2011 e figurò nell'esecutivo di liquidatori, frutto dell'inciucio tra #Napolitano e #Juncker (raccontato da quest'ultimo in una intervista).
Nessuno cita ad esempio il suo scempio dello Statuto dei Lavoratori.
A Elsa dobbiamo la modifica dell'art. 18 (con la legge n. 92 del 2012).
Prima funzionava in maniera semplice: venivi licenziato e andavi davanti al giudice. Se questi riteneva il licenziamento illegittimo, ti restituiva il lavoro e disponeva anche il risarcimento del danno. In caso di licenziamento legittimo, invece, ti attaccavi. Su quest'ultimo caso nulla è cambiato: Elsa è intervenuta solo sui licenziamenti illegittimi.
Come funziona oggi il meccanismo (inasprito poi da #Renzi nel 2015): se il giudice ritiene che il licenziamento è illegittimo, ti riconosce quasi sempre una indennità. Non può far altro se non in casi assolutamente residuali.
Se ti rubano l'automobile, il giudice può disporne la restituzione: se ti fottono il lavoro, no.
Elsa racconta di aver contribuito a salvare il Paese: mi spiegate che "utilità" ha comportato questa modifica per le sorti dell'Italia, della nostra impresa, della nostra economia?
Il suo capo di allora, #Monti, affermava "che monotonia il posto fisso!": curioso se a pensarla così è uno che fa il senatore a vita: a vita! E lei riteneva i nostri giovani troppo "choosy" (schizzinosi): preferiva chi le teneva l'ombrello a Courmayeur. Dopotutto, è la stessa che recentemente ha sostenuto che 9 euro di salario minimo legale sarebbero troppi: per lei meglio 7.
Elsa Fornero è esponente della peggiore nomenclatura, della peggiore accademia: ha servito, si, ma non le ragioni dello Stato, se per esse intendiamo l'interesse collettivo, quello del Popolo.
Di ciò ovviamente nessuno le chiede di rispondere e tutti i giornalisti che continuano a invitarla senza presentarle il conto, ascoltandola in estasi come i pastorelli di Medjugorje dinanzi alla Vergine, dovrebbero semplicemente vergognarsi.
Io davvero non mi capacito di come qualcuno abbia ancora il coraggio di invitare in trasmissione #ElsaFornero. Soprattutto trovo inconcepibile l'idea che #Fornero possa esprimere giudizi sprezzanti sulla classe politica del Paese.
È nota per la sua riforma delle pensioni, ma Fornero è stata anche il peggior Ministro del Lavoro nella recente storia repubblicana.
Prese parte al "colpo di stato gentile" del 2011 e figurò nell'esecutivo di liquidatori, frutto dell'inciucio tra #Napolitano e #Juncker (raccontato da quest'ultimo in una intervista).
Nessuno cita ad esempio il suo scempio dello Statuto dei Lavoratori.
A Elsa dobbiamo la modifica dell'art. 18 (con la legge n. 92 del 2012).
Prima funzionava in maniera semplice: venivi licenziato e andavi davanti al giudice. Se questi riteneva il licenziamento illegittimo, ti restituiva il lavoro e disponeva anche il risarcimento del danno. In caso di licenziamento legittimo, invece, ti attaccavi. Su quest'ultimo caso nulla è cambiato: Elsa è intervenuta solo sui licenziamenti illegittimi.
Come funziona oggi il meccanismo (inasprito poi da #Renzi nel 2015): se il giudice ritiene che il licenziamento è illegittimo, ti riconosce quasi sempre una indennità. Non può far altro se non in casi assolutamente residuali.
Se ti rubano l'automobile, il giudice può disporne la restituzione: se ti fottono il lavoro, no.
Elsa racconta di aver contribuito a salvare il Paese: mi spiegate che "utilità" ha comportato questa modifica per le sorti dell'Italia, della nostra impresa, della nostra economia?
Il suo capo di allora, #Monti, affermava "che monotonia il posto fisso!": curioso se a pensarla così è uno che fa il senatore a vita: a vita! E lei riteneva i nostri giovani troppo "choosy" (schizzinosi): preferiva chi le teneva l'ombrello a Courmayeur. Dopotutto, è la stessa che recentemente ha sostenuto che 9 euro di salario minimo legale sarebbero troppi: per lei meglio 7.
Elsa Fornero è esponente della peggiore nomenclatura, della peggiore accademia: ha servito, si, ma non le ragioni dello Stato, se per esse intendiamo l'interesse collettivo, quello del Popolo.
Di ciò ovviamente nessuno le chiede di rispondere e tutti i giornalisti che continuano a invitarla senza presentarle il conto, ascoltandola in estasi come i pastorelli di Medjugorje dinanzi alla Vergine, dovrebbero semplicemente vergognarsi.
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Ma il profilo X di Elsa #Fornero lo avete mai visto? Una roba esilarante: nel 2012 esordiva con "Buongiorno amici di Twitter. Tra poco inizierò a "twittare" anche io... Il tempo di imparare": è stato il suo ultimo tweet. Sono passati 12 anni, starà ancora "imparando".
La reazione al mio post di ieri devo ammettere avermi stupito. Per carità, la stragrande maggioranza delle persone ha condiviso il fatto che Elsa Fornero sia stata per il Paese come una grandinata sull'uva da vendemmiare, però qualcuno devo dire che ci ha provato a difenderla, con forza, ostinazione, ardimento quasi.
E dunque desidero scusarmi. Si perché in alcuni casi ho replicato duramente, senza comprendere che, di fondo, in uno che ti scrive "ad avercene di Fornero!" non alberga un disagio politico, ma psichiatrico. E non sono stato sensibile, mi è scappata la frizione, tipo come a Venditti. Me ne dispiaccio.
Però pure voi capitemi: con la bandierina europea nella bio che mi "ricordavano" come nel 2011 fossimo sull'orlo del fallimento, ancora la storia dello spread, che lei ci ha salvato. Questi la vorrebbero al #Quirinale.
Per questa gente è credibile la storia del Governo Monti che ci ha tirato fuori dai guai quando le cose si mettevano male: se scavi, sono certo che questi zombie siano orgogliosi di come la #troika abbia "salvato" la #Grecia. I fieri cittadini dell'#UE: qui l'espressione "utile idiota" compie la sua massima sublimazione.
E giù a dire "ma da un sindacalista che ti vuoi aspettare?": siete banali. Che poi è un mezzo autogol ragazzi, lo dico con sinpatia: i sindacalisti non sono tutti uguali e gli stronzi (o le stronze) sono proprio quelli che candidano nei partiti che votate. Non fatemi fare nomi, ci arrivate facile facile.
Ci possiamo anche scherzare, ma sono sinceramente amareggiato: continuo a confidare nel senso comune della gente, soprattutto di quella più lontana e diffidente nei confronti del bombardamento propagandistico che subiamo ogni giorno, che poi è quella che vive seriamente i problemi quotidiani e prova disperatamente a trovare soluzioni, ma la mandria di babbei lobotomizzati che ruminando ripete ossessivamente le stesse fregnacce, con lo sguardo acuto di una vacca che guarda il treno passare, mi preoccupa. Mi preoccupa sinceramente: resto ottimista, ma alcuni non li recuperi più, troppo tardi. Bene prenderne atto.
Ma il profilo X di Elsa #Fornero lo avete mai visto? Una roba esilarante: nel 2012 esordiva con "Buongiorno amici di Twitter. Tra poco inizierò a "twittare" anche io... Il tempo di imparare": è stato il suo ultimo tweet. Sono passati 12 anni, starà ancora "imparando".
La reazione al mio post di ieri devo ammettere avermi stupito. Per carità, la stragrande maggioranza delle persone ha condiviso il fatto che Elsa Fornero sia stata per il Paese come una grandinata sull'uva da vendemmiare, però qualcuno devo dire che ci ha provato a difenderla, con forza, ostinazione, ardimento quasi.
E dunque desidero scusarmi. Si perché in alcuni casi ho replicato duramente, senza comprendere che, di fondo, in uno che ti scrive "ad avercene di Fornero!" non alberga un disagio politico, ma psichiatrico. E non sono stato sensibile, mi è scappata la frizione, tipo come a Venditti. Me ne dispiaccio.
Però pure voi capitemi: con la bandierina europea nella bio che mi "ricordavano" come nel 2011 fossimo sull'orlo del fallimento, ancora la storia dello spread, che lei ci ha salvato. Questi la vorrebbero al #Quirinale.
Per questa gente è credibile la storia del Governo Monti che ci ha tirato fuori dai guai quando le cose si mettevano male: se scavi, sono certo che questi zombie siano orgogliosi di come la #troika abbia "salvato" la #Grecia. I fieri cittadini dell'#UE: qui l'espressione "utile idiota" compie la sua massima sublimazione.
E giù a dire "ma da un sindacalista che ti vuoi aspettare?": siete banali. Che poi è un mezzo autogol ragazzi, lo dico con sinpatia: i sindacalisti non sono tutti uguali e gli stronzi (o le stronze) sono proprio quelli che candidano nei partiti che votate. Non fatemi fare nomi, ci arrivate facile facile.
Ci possiamo anche scherzare, ma sono sinceramente amareggiato: continuo a confidare nel senso comune della gente, soprattutto di quella più lontana e diffidente nei confronti del bombardamento propagandistico che subiamo ogni giorno, che poi è quella che vive seriamente i problemi quotidiani e prova disperatamente a trovare soluzioni, ma la mandria di babbei lobotomizzati che ruminando ripete ossessivamente le stesse fregnacce, con lo sguardo acuto di una vacca che guarda il treno passare, mi preoccupa. Mi preoccupa sinceramente: resto ottimista, ma alcuni non li recuperi più, troppo tardi. Bene prenderne atto.
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