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( ʎɥɔɹɐuɐɟosuos )
深影(呼) ⁝ ( 𝟓𝟒𝟏𝟐 ) 𝐗𝐕
𝐂𝐘𝐏𝐇𝐄𝐑 ⎯⎯ archive.
like some Stanley Kubrick
porn director casting
couples, eyes wide shut for
a reason.
california.
sons of anarchy
motorcycle club.
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japanese
two people who understand
each other without saying a
word.
from heart to heart.
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Forwarded from [ ༒︎ ] ; 𝐂𝐈𝐍𝐍𝐀𝐌𝐎𝐍 𝐆𝐈𝐑𝐋. ➳ ⁽ 𝒘𝘩𝛼𝜏 𝔦 𝔴𝔞𝔰 ̵𝑴̵𝑨̵𝑫̵𝑬̵ for? ⁾ 〤
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he’ll 𝐚͟𝐥͟𝐰͟𝐚͟𝐲͟𝐬
be missed.
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( ʎɥɔɹɐuɐɟosuos )
深影(呼) ⁝ ( 𝟓𝟒𝟏𝟐 ) 𝐗𝐕
𝐂𝐘𝐏𝐇𝐄𝐑 ⎯⎯ archive 06.
Abel non ricordava esattamente quando avesse cominciato a chiamarla così, forse era stata una sera di pioggia, quando Kiruna era seduta sul pavimento del soggiorno con le gambe incrociate e un libro enorme aperto davanti a sé. Forse era stato il giorno in cui l’aveva trovata nel bosco con le scarpe sporche di terra e una corona improvvisata di piccoli fiori scuri tra i capelli. Oppure una delle tante sere in cui la vedeva accendere le candele una dopo l’altra, come se conoscesse un modo segreto per convincere il buio a non fare paura. Per Abel, comunque, non era importante ricordare il momento esatto, era importante che fosse successo perché da allora Kiruna aveva smesso di essere semplicemente Kiruna — era diventata la ragazza delle favole.
La prima volta che Gideon lo aveva sentito, Abel era seduto sul bancone della cucina, con le gambe che penzolavano nel vuoto e un giocattolo stretto tra le mani; Kiruna stava preparando qualcosa dall’altra parte della stanza ed aveva le maniche tirate sui gomiti, i capelli raccolti male e una piccola macchia di farina sulla guancia. Non sembrava affatto una principessa, ed era proprio questo, forse, che aveva affascinato Abel.
«Papà.» un sussurro, con quella dolce e tenera voce da bambino.
«Sì, piccolo?» aveva replicato Gideon, distrattamente.
«La ragazza delle favole è una strega?» Gideon aveva guardato Kiruna, poi suo figlio: «Perché me lo chiedi?»
Abel aveva fatto spallucce: «Perché sembra una.» Gideon aveva sorriso. «E tu come fai a sapere come sono le streghe?»
«Me l’ha detto lei.» un momento di esitazione. «Ma dice che non tutte sono cattive.»
«Ha ragione.»
Abel aveva osservato Kiruna ancora per qualche secondo. «Lei è buona.» Gideon aveva abbassato lo sguardo sul figlio.
« Si, lei è buona.» La risposta gli era uscita troppo velocemente. Abel aveva sorriso, come se avesse appena scoperto qualcosa.
«Tu lo sai.» aveva replicato a tono più alto
«Cosa?»
«Che è una ragazza delle favole.» Gideon non aveva saputo cosa rispondere, perché Abel lo diceva con una certezza assoluta, come se fosse una verità semplice quanto il fatto che il cielo fosse azzurro o che suo padre lo avrebbe preso in braccio quando glielo avesse chiesto.
Abel vedeva cose che gli adulti tendevano a ignorare: vedeva il modo in cui Kiruna abbassava la voce quando gli parlava, vedeva che non rideva mai di lui quando pronunciava male una parola, vedeva che, quando gli leggeva una storia, cambiava voce per ogni personaggio e si impegnava persino nei versi degli animali. Vedeva che lasciava sempre una parte del divano libera quando lui si addormentava accanto a lei sul divano, vedeva che quando Gideon era stanco, Kiruna non gli faceva domande, gli si avvicinava soltanto, gli posava una mano sulla spalla e restava lì.
Abel non conosceva parole come comprensione, cura, intimità o appartenenza, conosceva soltanto la sensazione che gli lasciava la presenza di qualcuno e quella di Kiruna gli sembrava una sensazione che poteva appartenere soltanto alle favole.
Una volta Gideon gli aveva chiesto: «Perché continui a chiamarla così?»
Abel aveva risposto mentre disegnava. «Perché quando c’è lei non mi sembra che possa succedere qualcosa di brutto.»
Gideon era rimasto in silenzio.
«Non hai paura che i mostri vengano a prenderti?»
Abel aveva scosso la testa.
«No.»
«Perché?»
Il bambino aveva indicato Kiruna. «Perché lei li conosce.»
Gideon aveva aggrottato la fronte. «Conosce chi?»
«I mostri.» Poi aveva aggiunto, quasi sottovoce «Ma non li lascia entrare.»
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Forse era quello che Abel amava di più di lei: Kiruna non gli aveva mai raccontato che il mondo fosse un posto perfetto, non gli aveva mai detto che i cattivi non esistessero, non gli aveva promesso che nessuno gli avrebbe mai fatto del male — gli aveva insegnato qualcosa di molto più prezioso: che anche nel buio si può accendere una luce, che un cuore può essere ferito e continuare a battere, che alcune persone arrivano nella nostra vita con le mani sporche di cenere e riescono comunque a costruire qualcosa di bello.
Abel non avrebbe saputo spiegarlo. Ma lo sentiva.
Per questo, quando una sera Kiruna gli aveva chiesto: «E perché sarei una ragazza delle favole?» Abel l’aveva guardata come se la domanda fosse assurda. «Perché sei tu.»
Kiruna aveva sorriso. «Non è una spiegazione.»
«Sì, invece.»
«Ah sì?» Abel aveva annuito. «Le persone normali non fanno sentire così.»
«Così come?»
Il bambino aveva stretto il suo peluche. «Come quando finisce la paura.»
Kiruna non aveva risposto, aveva soltanto aperto le braccia, Abel le era corso incontro e Gideon, dalla porta, aveva guardato quella scena senza dire niente perché erché aveva capito che suo figlio aveva trovato un nome per qualcosa che lui stesso non era ancora riuscito a pronunciare.
Casa.
Da allora Abel aveva cominciato a costruire una favola tutta sua; in quella favola non c’erano castelli, c’era una casa nel bosco, non c’era una principessa con una corona, c’era una ragazza con i capelli scuri, un libro tra le mani e le dita sempre profumate di cera, non c’era un principe, c’era suo padre, un uomo pieno di cicatrici che aveva dimenticato come si fa a essere felici e non c’era nemmeno un drago perché, secondo Abel, i draghi erano la parte facile.
I veri mostri erano quelli che abitavano dentro le persone e Kiruna, la ragazza delle favole, era l’unica che sembrava sapere come guardarli senza permettere loro di vincere.
A volte Abel le chiedeva di raccontargli una storia.
«Una vera?» chiedeva lei.
«Una vera.»
«E come finisce?» Kiruna gli sorrideva.
«Dipende dalla storia.»
«No. Voglio sapere come finisce questa.» Abel indicava lei, poi Gideon, poi se stesso. Kiruna restava in silenzio per qualche secondo. E alla fine diceva:
«Questa non è ancora finita.» Abel sembrava soddisfatto perché per lui era la risposta più bella possibile. Le favole, dopotutto, non erano belle perché finivano bene, erano belle perché, per qualche pagina ancora, potevano farlo. E forse Abel non sapeva quanto fosse importante quella speranza, non sapeva che Gideon aveva passato anni a credere esattamente nel contrario, non sapeva che suo padre aveva conosciuto persone che erano arrivate nella sua vita promettendo di restare e se n’erano andate lasciando soltanto macerie, non sapeva quante volte Gideon avesse guardato Kiruna chiedendosi se fosse davvero possibile che qualcosa di bello potesse sopravvivere nel mondo che lui conosceva.
Abel non sapeva niente di tutto questo — sapeva soltanto che quando Kiruna gli leggeva una storia, il mondo diventava più piccolo. Che quando lei gli sistemava i capelli dietro l’orecchio, tutto sembrava al proprio posto, che quando aveva paura, bastava cercare i suoi occhi e che, da qualche parte tra un libro, una candela e una ninna nanna pronunciata a mezza voce, aveva trovato una persona che il suo cuore di bambino aveva deciso di chiamare nel modo più bello che conoscesse. La ragazza delle favole.
E forse, senza saperlo, Abel aveva ragione.
🤩 🤩 🤩
🤩 🤩 🤩 📌 redwood,
california.
sons of anarchy
motorcycle club.
Abel non avrebbe saputo spiegarlo. Ma lo sentiva.
Per questo, quando una sera Kiruna gli aveva chiesto: «E perché sarei una ragazza delle favole?» Abel l’aveva guardata come se la domanda fosse assurda. «Perché sei tu.»
Kiruna aveva sorriso. «Non è una spiegazione.»
«Sì, invece.»
«Ah sì?» Abel aveva annuito. «Le persone normali non fanno sentire così.»
«Così come?»
Il bambino aveva stretto il suo peluche. «Come quando finisce la paura.»
Kiruna non aveva risposto, aveva soltanto aperto le braccia, Abel le era corso incontro e Gideon, dalla porta, aveva guardato quella scena senza dire niente perché erché aveva capito che suo figlio aveva trovato un nome per qualcosa che lui stesso non era ancora riuscito a pronunciare.
Casa.
Da allora Abel aveva cominciato a costruire una favola tutta sua; in quella favola non c’erano castelli, c’era una casa nel bosco, non c’era una principessa con una corona, c’era una ragazza con i capelli scuri, un libro tra le mani e le dita sempre profumate di cera, non c’era un principe, c’era suo padre, un uomo pieno di cicatrici che aveva dimenticato come si fa a essere felici e non c’era nemmeno un drago perché, secondo Abel, i draghi erano la parte facile.
I veri mostri erano quelli che abitavano dentro le persone e Kiruna, la ragazza delle favole, era l’unica che sembrava sapere come guardarli senza permettere loro di vincere.
A volte Abel le chiedeva di raccontargli una storia.
«Una vera?» chiedeva lei.
«Una vera.»
«E come finisce?» Kiruna gli sorrideva.
«Dipende dalla storia.»
«No. Voglio sapere come finisce questa.» Abel indicava lei, poi Gideon, poi se stesso. Kiruna restava in silenzio per qualche secondo. E alla fine diceva:
«Questa non è ancora finita.» Abel sembrava soddisfatto perché per lui era la risposta più bella possibile. Le favole, dopotutto, non erano belle perché finivano bene, erano belle perché, per qualche pagina ancora, potevano farlo. E forse Abel non sapeva quanto fosse importante quella speranza, non sapeva che Gideon aveva passato anni a credere esattamente nel contrario, non sapeva che suo padre aveva conosciuto persone che erano arrivate nella sua vita promettendo di restare e se n’erano andate lasciando soltanto macerie, non sapeva quante volte Gideon avesse guardato Kiruna chiedendosi se fosse davvero possibile che qualcosa di bello potesse sopravvivere nel mondo che lui conosceva.
Abel non sapeva niente di tutto questo — sapeva soltanto che quando Kiruna gli leggeva una storia, il mondo diventava più piccolo. Che quando lei gli sistemava i capelli dietro l’orecchio, tutto sembrava al proprio posto, che quando aveva paura, bastava cercare i suoi occhi e che, da qualche parte tra un libro, una candela e una ninna nanna pronunciata a mezza voce, aveva trovato una persona che il suo cuore di bambino aveva deciso di chiamare nel modo più bello che conoscesse. La ragazza delle favole.
E forse, senza saperlo, Abel aveva ragione.
Perché alcune persone non arrivano nella nostra vita per salvarci. Arrivano per ricordarci che, anche dopo tutto quello che è successo, una storia può ancora avere un lieto fine.
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Forwarded from 𝄢 ࣼ ࣼ ࣼ 𐰢 Wᖾᥱᥒ ᗪᗩᖇK — 𝒸𝑜𝓂𝑒𝓈 𝑜𝓊𝓉
𝐌𝐔𝐑𝐃𝐄𝐑
𝐂𝐎𝐌𝐄 𝐅𝐋𝐘 𝐄𝐈𝐓𝐇
We’ll give you freedom
from the human trap.
Come join the murder.
[…]
to explain the feeling
of crossing the borders
of this city and feeling
at
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Forwarded from 𝄢 ࣼ ࣼ ࣼ 𐰢 Wᖾᥱᥒ ᗪᗩᖇK — 𝒸𝑜𝓂𝑒𝓈 𝑜𝓊𝓉
𝐖𝐡𝐞𝐧 𝐚𝐧 𝐨𝐫𝐝𝐢𝐧𝐚𝐫𝐲 𝐝𝐚𝐲 𝐜𝐡𝐚𝐧𝐠𝐞𝐬 𝐞𝐯𝐞𝐫𝐲𝐭𝐡𝐢𝐧𝐠. . .
🔀 🔀 🔀 🔀 🔀 😀 😀 😀 😀 😀
💚 💚 💚 〰️ 〰️ Everybody hides,
💚 💚 💚 💚 〰️ everybody bleeds,
💚 💚 💚 〰️ 〰️ everybody wants,
💚 💚 💚 💚 〰️ everybody needs
💚 💚 💚 💚 〰️ 〰️ 🌟 .
〰️ 〰️ Do you remember exactly
〰️ 〰️ 〰️ 〰️ a month ago? 〰️ 〰️ 〰️
〰️ 〰️ 〰️ 〰️ 〰️ 🖤 🖤
〰️ You slipped between my ribs
and🔤 🔤 🔤 🔤 🔤 left me again.
〰️ 〰️ 〰️ 〰️ 〰️ ☠️
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🌟 🌟 🌟 : @samcrosboy
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⚠️ #. Si avvisa che causa lutto in famiglia, account e canale sono momentaneamente in pausa. See you soon.