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Letture, ascolti & altro:
proposte & deliri sparsi
di Fabio R. Crespi
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"Il libro di Joan" ("The Book of Joan", 2017; EInaudi, 2019; trad. di Laura Noulian) di Lidia Yuknavitch è una storia cruda e di una certa potenza su un'umanità divisa in due e sull'orlo dell'estinzione dopo la devastazione della Terra dovuta all'uomo, sia per il contributo al mutamento del clima, sia per l'inerrestabile capacità di saccheggiare e distruggere tutto ciò che lo circonda.

Sulla Terra macchine di morte, bambini guerrieri e guerra; su una struttura extraplanetaria una dittatura feroce che governa uomini desessualizzati, oggetto di esperimenti, che incidono a fuoco storie sui propri corpi, che non hanno perduto la capacità di bramare l'unione fisica.
La lotta tra Jean (de Men), dittatore e torturatore, e Joan (del Fango), rigeneratrice di materia, ha radici nella storia, è la lotta tra l'oppressione di chi gestisce il potere governando il corpo altrui e la necessità di riprendere il controllo sul proprio essere. Ed è la lotta per ridare un futuro all'umanità.

Tra fantascienza e new weird, la Yuknavitch esplicita tutta la ferocia di cui è capace l'uomo, sia nella scelta dell'espressione linguistica, sia nelle immagini che non risparmiano nulla al lettore. Se siete lettori delicati, passate oltre e dedicatevi al "cosy", che va tanto di moda ultimamente e non vi turba la serenità mentale.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/il-libro-di-joan
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E anche "Wish You Were Here" ne fa 50...
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Sono passati cinquant'anni dal mio primo ascolto dei Pink Floyd: era appena uscito "Wish You Were Here" e "Shine On You Crazy Diamond" era un lungo lento per le feste fatte in casa. Solo tempo dopo la nostra generazione ha scoperto che l'album era la celebrazione delle origini del gruppo. E le loro origini hanno un nome: Syd Barrett.
Ultimo disco totalmente collaborativo della band, i quattro riescono a mettere un altro carico sul tavolo due anni dopo il disco che li rese una instant legend, non senza che la critica puzzona avesse da ridire, ma ce ne siamo sempre fatti una ragione.
Ascoltai Dark Side solo dopo WYWH, e fu quello il mio vero colpo di fulmine per i Pink Floyd e così ho sempre considerato "Wish You Were Here" un ottimo disco, un po' patinato, da relax, ma sicuramente inferiore sia al suo predecessore che ai successivi "Animals" e "The Wall".

C'è voluta l'edizione del cinquantesimo anniversario per riconsiderare l'album nel suo complesso: è passato un sacco di tempo da quel primo ascolto fatto da quattordicenne acerbo e, nel frattempo, il carico emozionale di quei cinque pezzi è aumentato a dismisura.
Il pregio di questa edizione, oltre alla ripulitura dei brani originali del disco, è scoprire nelle tracce di lavoro tutti quei suoni che erano stati marchio della band: e così SOYCD rivela un forte grado di parentela con Echoes, non solo in termini di lunghezza, e la chitarra di Gilmour nella parte di coda del brano sembra urlare sempre più forte e in maniera lacerante per lamentare l'assenza di Barrett, una cosa da strapparti pelle e lacrime. L'idea di unire le due parti in un unico pezzo senza soluzione di continuità, invece, non riesce a migliorarne la resa, probabilmente perché il brano è stato pensato proprio come contenitore delle altre tracce dell'album, anche in funzione della storia raccontata dai testi delle singole canzoni.
Prezioso, però, il live del 1975, un bootleg ripulito che accompagna le parti in studio e comprende parti del futuro Animals, di Wish You Were Here e di The Dark Side of the Moon. Ed "Echeos". È davvero la testimonianza di come i Pink Floyd fossero un mondo a parte rispetto alle band loro contemporanee.

Direi che ve lo dovete proprio (ri)ascoltare:
https://www.amazon.it/dp/B0FPLTHYFL/
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"Whalefall" di Daniel Kraus ci porta dentro un capodoglio, con una bombola che va rapidamente esaurendosi.
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"Whale fall" è la caduta finale della balena che va a morire adagiandosi sul fondo, apportando nutrimento all'intero ecosistema del fondale su cui atterra e "Whalefall. Nella balena" ("Whalefall". 2025; Ne/oN, 2025; trad. di Andrea Cassini) è anche il titolo del romanzo di Daniel Kraus in cui il giovane Jay si immerge per cercare i resti del padre in una baia della costa occidentale degli States. Naturalmente la triste nomea di quella baia è presagio certo di quello che accadrà: Joy finisce nel ventre di un capodoglio in compagnia di un calamaro gigante e altre leccornie e da lì dovrà cercare di uscire prima che la sua bombola si esaurisca.

"Mezzo metro sott’acqua l’oceano è già inospitale".
Il romanzo alterna capitoli titolati con anni che presentano flashback della vita di Joy e capitoli titolati con la pressione della bombola di Joy a partire da 207 bar a scendere fino a zero: cosa che riesce a provocare una certa ansia e che costringe il lettore a procedere speditamente nella lettura.
A parte la "disavventura" marina, tutto il romanzo è giocato sui sensi di colpa di Jay per avere abbandonato la famiglia poco prima che il padre, Mitt, figura autoritaria e vessatrice, si è ammalato di cancro e per non avere voluto tornare a casa una volta venuto a conoscenza della situazione. Ma il tanto detestato padre è stato anche colui che gli ha insegnato tutto sul mare: nel ventre della balena emergono tutte quelle preziose nozioni e, a fronte del ripercorrere il rapporto padre/figlio, si fa strada la comprensione di come Mitt abbia interpretato il proprio ruolo di padre e di come avrebbe potuto essere diverso quel rapporto che ha portato entrambi a isolarsi. Diciamo che tutta la parte psicologica mi è sembrata un tantinello ingombrante, pur se funzionale alla definizione del rapporto che si crea (o che il protagonista immagini si crei) tra Joy e il titano dell'oceano, ma, in ogni caso, rimane un romanzo ben studiato e una lettura che merita il tempo che si impiega per arrivare alla sua conclusione.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/whalefall-4
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"Ascension" di Nicholas Binge è una scalata alla conoscenza su una montagna che non dovrebbe esistere.
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Scritto sotto forma epistolare, scelta che non mi ha proprio entusiasmato, la storia è quella di una spedizione scientifica su una montagna, comparsa dal nulla e soggetta a fenomeni di difficile interpretazione, legata alle vicende personali di uno degli scienziati che dovranno cercare di dare un senso logico alla montagna misteriosa.

"Ascension" (2023; Urania Mondadori, 2025; trad. di Davide Astegiano) di Nicholas Binge ci mette un po' troppo ad ingranare (motivo per cui apprezzo sempre di più romanzi che non abbiano tante pagine di inutili ridondanze) ma, arrivati ad un certo punto, esplode: a ogni intuizione del protagonista la fantascienza scivola sempre di più nel weird: ma forse è solo una questione di coordinate, di dimensioni spaziali, di tempo non lineare e la montagna misteriosa si rivela essere la "montagna sacra" con la quale l'umanità ha sempre avuto a che fare. Il mistero è quindi stratificato nella storia, nella mitologia, nelle pieghe della scienza e della conoscenza e nei possibili percorsi di una evoluzione guidata e controllata: la scalata della montagna va a coincidere con la faticosa comprensione di come l'intera specie possa ascendere ad uno stadio evolutivo diverso, se lo si voglia davvero accettare.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/ascension-230
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Buon 2026! 👇
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Giusto per lasciare traccia delle mie letture, anche quelle che non ho gradito del tutto (e che mi hanno parecchio rallentato il ritmo di lettura).

"Paradox Free" (2019, Delos Digital) di Federica Leonardi: ambientazione dieselpunk, storia di viaggi nel tempo, una sorta di avventura piuttosto forzata. Direi che la Leonardi l'ho preferita di gran lunga in campo horror/weird.

"La strega del lago" (Delos Digital, 2025 come raccolta di storie uscite in precedenza) di Andrea e Sergio Beccaria: ambientazione prossimo futuro, solarpunk, un ciclo di racconti che presenta talmente tante citazioni e omaggi che riesce a diventare tremendamente irritante, anche se Ricciardiello nella sua postfazione, lo giudica un pregio. De gustibus.

"Insania veritatis" (Delos Digital, 2025) di Luca Dellepiane: ambientazione vecchio villaggio americano fuori mano, tempo presente (ma anche passato), atmosfera weird di stampo lovecraftiano. La storia si trascina stancamente tra dialoghi inutili, spesso semplicemente didascalici, e comportamenti poco razionali del protagonista (perfino in ambito weird).

Il fatto che siano tre lavori pubblicati da Delos Digital non è assolutamente significativo, considerata la sovrapproduzione della casa editrice.
Speriamo vada meglio con le prossime letture...

Ah! Buon anno!
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Enrico Del Piano ci porta in una diversa dimensione, forse sogno o forse altro, perché dentro "La casa nella tempesta" occorre combattere contro chi vuole riportare sulla Terra orrori esiliati nell'antichità.
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"La casa nella tempesta" (2025, Delos Digital) si trova in un sogno. O in una diversa dimensione, chi può dirlo.
Ma dal tempo dei sogni i protagonisti del romanzo di Enrico Del Piano ottengono le protezioni che serviranno loro per non soccombere alle creature che vorrebbero riportare i Grandi Antichi sulla Terra dopo che gli Antichi Astronauti li avevano esiliati e sigillati fuori.

Ebbene sì, siamo decisamente in territori lovecraftiani, con tanto di ghoul millenari (alcuni di origine egizia), ma in buona compagnia di divinità del voodoo, assassine, anime prigioniere, indios incas, magie del folklore svizzero e sloveno. Insomma, non c'è tempo per annoiarsi e, in più, vi trovate per le mani qualche ricetta, dritte su vini e grappe (quella slovena alle erbe pare essere particolarmente di pregio) e potete incontrare Mingus e chiedergli di presentarvi Dolphy (e anche la colonna sonora l'abbiamo sistemata per bene).

All'inizio la narrazione è distribuita su tempi diversi e la lettura tende a incespicare un po': forse sarebbe stato meglio evidenziare i diversi tempi (e luoghi) nei titoli dei capitoli al posto di dare una titolazione didascalica che non serve a granché. Ma è un peccato veniale, intendiamoci.
Ah! Un saluto a Roberto Del Piano, che si dà da fare anche qui.

https://delos.digital/9788825434286/la-casa-nella-tempesta
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"Gomorra e dintorni" è un'apocalisse verde di Thomas M. Disch
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Se il romanzo di Ward Moore "Più verde del previsto" partiva da un tono grottesco per arrivare a far soccombere l'umanità, a causa della propria miopia, di fronte alla crescita incontrollabile di erba canina, Thomas M. Disch col suo primo romanzo "Gomorra e dintorni" ("The Genocides", 1965; Urania Mondadori, 2025; trad. di Fabio Feminò) prospetta una simile apocalisse verde, stavolta a partire da una invasione di piante aliene.

La storia è quella di una microcomunità di campagna, tenuta malamente insieme dalle regole "del lavoro e dell’operosità puritana", forse l'ultima comunità rimasta sulla Terra (per quanto ne sappiamo) che, da una parte, cerca di contendere il terreno alle piante aliene e, dall'altra, impara a sfruttare gli organismi alieni in funzione della propria sopravvivenza. Sicuramente una lotta impari, sia per una questione puramente numerica sia perché, dietro alle piante, ci sono dei giardinieri che provvedono ad eliminare col fuoco ogni forma parassitaria, i "vermi nella mela", ché tali sono i pochi umani che infestano il raccolto alieno. Una partita, quindi, che l'umanità è destinata a perdere, oltre perché in netto svantaggio, anche per l'eterno vizio di lasciare che la stupidità arrivi al potere e per l'innata incapacità di far fronte comune davanti a qualsiasi difficoltà, anche quelle che possono spazzarti via in tempi più o meno lunghi.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/gomorra-e-dintorni-urania
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Una storia di invasione di William Tenn, in cui "Gli uomini nei muri" devono trovare un modo per uscirne definitivamente.
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Tre anni dopo l'invasione verde di Disch ("Gomorra e dintorni") dove gli esseri umani vivono come parassiti sulla Terra, William Tenn ci apparecchia un'altra invasione con riduzione al parassitismo dell'umanità: "Gli uomini nei muri" ("Of Men and Monsters", 1968; Urania Mondadori, 2023; trad. di Beata della Frattina) vivono letteralmente nei muri delle case di una specie aliena gigantesca che si è appropriata del nostro pianeta.

Al contrario del mondo di Disch, nella storia di Tenn l'umanità è regredita a forme tribali e per lo più superstiziose, dove la scienza antica e la scienza aliena sono diventate fedi in contrasto tra loro. L'umanità sopravvive rubando cibo e acqua nelle dispense dei titanici alieni, i quali, di rimando, li trattano come i parassiti che sono, non considerandoli nemmeno intelligenti. Le tre parti del romanzo scandiscono le fasi della formazione del protagonista, che abbandona ogni superstizione per abbracciare la conoscenza, forse l'unica possibilità per l'umanità per riuscire a riscattarsi e tornare ad avere una propria strada da percorrere.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/gli-uomini-nei-muri-urania
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Ken Follett ci trascina "Nel bianco" ("Whiteout", 2004; Mondadori, 2004; trad. di Annamaria Raffo), in una tempesta di neve che colpisce la Scozia la vigilia di Natale, giorno in cui dei criminali hanno deciso di infiltrarsi in un laboratorio chimico per rubare del materiale letale.

La storia è un voltapagine e ci si trova nell'impossibilità di staccarsene nonostante i personaggi, tutti quanti, siano praticamente dei cartonati che agiscono in maniere del tutto scontate e prevedibili. Un copione da film d'azione che, alla fine, lascia davvero poco al lettore, giusto qualche ora di evasione (ma, a volte, possiamo farci andare bene anche questo).

https://www.kobo.com/it/it/ebook/nel-bianco
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"Firma qui", un noir familiare con innesti weird di Claudia Lux. O un weird intrecciato a oscure vicende familiari? In ogni caso, una storia da gustarsi.
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Claudia Lux confeziona una storia che si gioca tutta tra weird e noir familiare: "Firma qui" ("Sign Here", 2022; Ne/oN Libri, 2025; trad. di Benedetta Gallo) comincia un po' in sordina, dapprima all'inferno e poi nelle pieghe di una vicenda familiare, ma presto la situazione precipita a valanga. Ovunque.

Seguendo Peyote Trip e la collega Calamity Ganon ("come il videogioco, hai presente?") veniamo introdotti al tran tran infernale e alle procedure del dopo-vita, in particolare per quanto riguarda l'ufficio acquisizioni (di anime, che altro?). Seguendo la famiglia Harrison (padre, madre, figlio e figlia, più l'amica della figlia) veniamo a conoscenza di oscure vicende passate e difficoltà di convivenza del presente.
Le storie convergono perché gli Harrison sono il principale "affare di famiglia" di Pey, quello che, una volta concluso, gli darà una seconda possibilità di tornare a vivere da essere umano. Ma, naturalmente, le cose si complicano sempre, sia dal punto di vista terreno che da quello infernale, e non è così semplice riuscire a concludere l'affare, perfino sotto il lato emozionale, perché Pey sarà un dannato ma in fondo "ha fatto una cosa brutta, ma non è cattivo".
Insomma una lettura densa e cruda, con venature di un sano umorismo nero, in cui si rimarca come siano sempre le scelte umane, egoistiche, a portare ognuno alla propria destinazione.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/firma-qui
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Kim Bo-young porta Lovecraft in Corea, dove "Il mare infetto" tocca un piccolo villaggio di pescatori, i quali cominciano a cadere vittime di un male che li trasforma.
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Kim Bo-young decide di portare Lovecraft in Corea, anzi di più, lo riscrive arricchendolo di sfumature dell'estremo oriente. "Il mare infetto" ("역병의 바다", 2020; Add Editore, 2025; trad. di Giulia Donati), in ogni caso, non è assolutamente un plagio ma un omaggio riuscito piuttosto bene al Solitario di Providence.

Veniamo alla storia in cui un terremoto marino sconvolge la costa dalle parti di un piccolo villaggio di pescatori, messo poi in isolamento: presto si diffonde un morbo, il morbo del Mare dell'Est, che deforma chi viene infettato. Qui una turista, rimasta intrappolata ai tempi della catastrofe e che ha perso la nipote che era con lei, si occupa di non fare scappare gli infetti in isolamento, mentre gli abitanti del villaggio, che si dividono tra malati e chi si occupa dei malati, continuano ogni giorno a vivere la stessa vita, tra un mare ormai privo di pesce e l'infezione che trasforma gli uomini in esseri quasi alieni, se non veramente alieni. Ma l'arrivo di un un ricercatore scientifico venuto "da fuori" e uno scandalo nell'ultimo ospedale rimasto sembrano scatenare una nuova fase: quando cade il velo della malattia rivelando l'estraneità a contorno, ne scaturisce anche il mostro, l'orrore cosmico che, strappato dai suoi abissi, cerca di assimilare gli esseri umani nel propro popolo schiavo. E la nostra protagonista ha il tempo di scoprire che il vero problema non sta nell'essere diversi da chi si trasforma, o da chi è proprio estraneo, ma semplicemente affrontare la mostruosità che governa tutto, perché "quelli di loro che non erano impazziti, fuggiti o morti suicidi, dovevano aver compreso che solo venerandolo avrebbero potuto continuare a vivere".

https://www.kobo.com/it/it/ebook/il-mare-infetto
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"Storie della tua vita e altri racconti", prima raccolta dei racconti speculativi di Ted Chiang
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