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Letture, ascolti & altro:
proposte & deliri sparsi
di Fabio R. Crespi
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In un mondo in cui politica e affari hanno lasciato, per convenienza propria, che i cambiamenti climatici portassero a fenomeni sempre più estremi, l'Antartide (in particolare la Penisola Antartica) è diventata la nuova frontiera in cui si muovono idealisti, truffatori e capitalisti. "Austral" (2017; Urania Mondadori, 2025; trad. di Nicola Fantini) è il nome della protagonista e Paul McAuley ci racconta la storia di questa "husky", geneticamente modificata per resistere ai climi freddi, dalle vecchie storie di famiglia fino al rapimento della cuginetta ricca in cui si è trovata invischiata.

Se il libro abbonda di idee e di scienza su terraformazione e postumanesimo per come si potrebbero adattare territorio ed esseri umani allo scopo di non farsi annientare dagli inevitabili cambiamenti estremi che ci aspettano, risulta piuttosto debole e frammentata dai flashback la storia di Austral. Alla fine prevale un certo ottimismo sulle capacità degli esseri umani di imboccare la strada giusta, un ottimismo sempre meno plausibile se rapportato alla nostra realtà (ma questa è fantascienza, non predizione), ma probabilmente non ci rimarrà un gran ricordo della storia in sé.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/austral-urania
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La "Membrana" di cui racconta Chi Ta-wei isola la protagonista dalla realtà in modi di non immediata percezione.
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"Membrana" ("膜", 1996, 2011; ADD Editore, 2022; trad. di Alessandra Pezza) di Chi Ta-wei è una storia "divergente": è stata scritta ai tempi del buco nell'ozono e sviluppa una storia diversa per l'umanità, una storia che porterà, entro il secolo successivo, gli esseri umani negli abissi per proteggersi dai raggi ultravioletti grazie alla "spessa membrana" protettiva delle acque mentre in superficie ci sono prigioni, campi solari, fabbriche di androidi e guerre combattute da eserciti meccanici.

Ma c'è anche una membrana ideale che protegge Momo, la protagonista, dal resto dell'umanità e ancora un'altra membrana che è uno strumento del proprio lavoro di estetista, una sorta di seconda pelle capace di memorizzare le azioni di chi la "indossa".
Ci viene raccontata la storia di Momo, dalla nascita "idealizzata, alla malattia infantile, al cambio di sesso, all'uscita di casa per studiare e costruirsi una carriera, al rapporto con gli androidi: una vita che ambisce alla solitudine, nonostante il tipo di lavoro, ed è quindi limitata nei contatti, spesso ricorsivi, a volte del tutto assenti, come nel caso della madre, a volte casuali e quasi inevitabili, come nel caso del cane Andy, stesso nome di un'amica d'infanzia scomparsa nel nulla.

Tutto molto straniante, tutto molto artificiale, fin quando non si arriva a comprendere dove stia la realtà di Momo.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/membrana-2
"La pista dell'orrore" di Roger Zelazny è il prototipo delle avventure ambientate nelle badlands post-atomiche.
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Se tra le vostre passioni ci sono Mad Max e Fuga da New York, se amate le badlands che restano dopo qualche catastrofe nucleare, se avete la passione delle avventure "on the road", direi che dovreste leggere "La pista dell'orrore" ("Damnation Alley", 1968, 2001; Urania Mondadori, 2019; trad. di Annarita Guarnieri), romanzo con cui Roger Zelazny ha dato il via alle vostre brutture post-apocalittiche preferite.

Niente di nuovo ma solo perchè Hell Tanner (malamente tradotto come "Dannazione" Tanner, forse per assonanza col "Corridoio della Dannazione" del titolo, ma ugualmente illeggibile) è il prototipo dei brutti ceffi che abbiamo imparato ad amare alla follia. Galeotto, ex Hells Angel, gli viene offerto il condono per portare dalla California a Boston la cura per la peste che dilaga da quelle parti e dovrà quindi percorrerre la "Damnation Alley" e avere a che fare con mutazioni di taglia XL e gente cattivissima, ancora più incattivita dalle circostanze. Un classico sicuramente da recuperare.

In coda, un racconto di Francesca Cavallero, che abbiamo apprezzato per i due romanzi ambientati a Morjegrad, che ci porta da Morjegrad alla vecchia Terra in rovina.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/la-pista-dell-orrore-urania
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Non serve dilungarsi in chiacchiere, occorre solamente mettersi davanti allo schermo, osservare e trarne le inevitabili conclusioni.

"No other land" (2024), un film documentario sulla situazione palestinese in Cisgiordania di Basel Adra, Hamdan Ballal, Yuval Abraham e Rachel Szor.

Quando vi tolgono i diritti, smettete di esistere.
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"La setta delle ciambelle" fa cose losche nel Texas orientale. Parola di Joe R. Lansdale.
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Non è parte della serie di "Hap & Leonard" e non è nemmeno simile alle storie del "Drive-in", che comunque non sono la norma per Joe R. Lansdale, pur se particolarmente apprezzate: "La setta delle ciambelle" ("The Donut Legion", 2022; Einaudi, 2023; trad. di Luca Briasco) si muove nel classico calore dei suoi noir texani.

Il mistero di una ex moglie scomparsa, che fa una spettrale visita al protagonista, si allaccia alle stranezze di una setta di gente che aspetta che un UFO li porti via, campando sulla vendita di ciambelle (e altre attività sparse).

Naturalmente quando il losco viene a galla, le vicende diventano sempre più frenetiche e pericolose: Lansdale sa come muovere i suoi personaggi, li fa parlare tra loro in quel suo modo brillante, ci espone cosa sta diventando l'America (ed è pure peggiorata da quando scrisse il romanzo), ma stavolta non riesce a colpire in profondità. Per carità, è sempre un lavoro di Lansdale e quindi ti ritrovi a leggerlo quasi senza interruzioni ma, alla fine, si rimane un po' perplessi di fronte a una storia che non riesce a sorprendere.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/la-setta-delle-ciambelle
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"Elder Race – La razza antica" di Adrian Tchaikovsky è una storia giocata tra sf e fantasy.
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«Non esiste la magia, ma solo la corretta applicazione delle forze universali.»
Adrian Tchaikovsky omaggia Gene Wolf e Arthur C. Clarke con "Elder Race - La razza antica" ("Elder Rac ", 2021; Fanucci, 2025; trad. di Valerio Costantini), con una storia giocata sul dualismo tra fantascienza e fantasy e sulla difficoltà di comunicazione quando si utilizzano linguaggi che si sono diversificati nel tempo.

Sophos 4 è una delle vecchie colonie umane disperse nello spazio e Nyr, mostro, alieno e stregone, è solo un antropologo (pure di seconda classe) rimasto per secoli sul pianeta per studio. A lui si rivolge una principessa Lyn per combattere un mostro, attività simile a quella in cui il nostro era già stato coinvolto da un'ava di Lyn, a dispetto della classica prima direttiva di non interferenza. I capitoli con punti di vista alternati evidenziano il dualismo e il conflitto interiore di Nyr, mentre la storia procede con lentezza esasperante ed è abbastanza pretestuale per perdersi in chiacchiere: gli argomenti sarebbero anche interessanti, ma siamo dalle parti della cosy sf, che non mi invoglia molto a girare le pagine. Però è un romanzo abbastanza breve e se ne esce relativamente in fretta.

https://www.fanucci.it/collections/adrian-tchaikovsky/products/elder-race-la-razza-antica
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Simone Cicali ci porta in un angolo del Mugello, in un paesino tanto nascosto che "Il Ceppo" non lo vedrete neanche passandoci attraverso: vi tocca leggere le sue storie, quindi.
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A Pietramala, nel Mugello, succedono cose strane da secoli, ma quasi nessuno se ne rende conto. E il centro delle stranezze è poco lontano: un agglomerato di poche case abitato da poche persone (solitamente ventitre), delle quali nessuno si rende conto.

Per immergersi nell'ambientazione creata da Simone Cicali, occorre partire da "La Strada per il Ceppo" (2022, autoproduzione Sodalizio Wordsmith), un pugno di storie in cui veniamo a conoscere la storia del luogo che rende invisibili al mondo e potenzialmente immortali una manciata di persone. E non solo: un paio di racconti ci coinvolgono nella caccia a entità estranee che minacciano non solo il Ceppo e i suoi abitanti ma l'intero Mugello. Se la figura centrale delle storie è Ivan, il giovane sessantenne ultimo arrivato al ceppo, è l'intera comunità ad essere protagonista delle vicende. L'intera comunità e il Ceppo stesso.

Dopo avere fatto conoscenza della comunità di centenari e millenari (più tranquilli e vulnerabili rispetto agli omologhi di "The Old Guard"), "Ventitré, Il Ceppo" (2024, autoproduzione Sodalizio Wordsmith) passa dai toni del weird a quelli del thriller: Ivan viene rapito, un'altra abitante scompare, il Ceppo pare incepparsi e riprendersi, la comunità si mette all'opera per risolvere una situazione che potrebbe portare al disfacimento di questa realtà che sta su un livello diverso da quella abituale. Ma tranquilli, la caratteristica del Ceppo non ci fa abbandonare i territori del fantastico: al Mugello continua ad esserci qualcosa che diverge dal mondo reale, regolato da una fisica che attiene al mondo della fantascienza, e ora confidiamo in Cicali per continuare a restare aggiornati sulla situazione.

Simone Cicali ha un ko-fi (bravo!) dove andare a raccattare tutto ciò che serve per fare visita al Ceppo.
"La Strada per il Ceppo": https:// ko-fi.com/s/9390040a7d
"Ventitré, Il Ceppo": https://ko-fi.com/s/a305fd0514
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La brutta vicenda di Michele Borgogni con Amazon.
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Se seguite le produzioni di Michele Borgogni, probabilmente lo sapete già, ma se non le seguite (e probabilmente dovreste) è utile che quante più persone lo sappiano: Michele, ottimo autore di genere principalmente autoprodotto ma con alcuni testi anche nel catalogo di case editrici, è stato totalmente tagliato fuori da Amazon [*], a cui si appoggia come distributore principale dei suoi lavori, per una probabile segnalazione di qualche tapino che ha poco da fare nella vita.

Come sanno i pochi che mi seguono, da lettore ho abbandonato totalmente Amazon e spesso ho invitato autori e case editrice che pubblicano lì in esclusiva a utilizzare altri canali. Lo so: sono puntuali con i pagamenti e la maggior parte dei lettori usa il kindle, ma il processo di "enshittification" sta aumentando a dismisura anche grazie all'utilizzo di dell'intelligenza artificiale, che molto intelligente non è. Il caso di Michele è emblematico di come tutti i servizi stiano diventando "user unfriendly" e forse è il caso di smettere di concere esclusive apparentemente "comode" e cercare di diversificare la distribuzione.

Michele fortunatamente ha anche un negozio su ko-fi dove già distribuisce le proprie cose e in questi giorni sta mettendo a disposizione gratuitamente la versione in ebook di "Kebabbari vs Alieni" (edizione speciale). Però io vi suggerirei, oltre che di approfittare della generosa offerta, di dargli anche un supporto più significativo: vi lascio l'url del suo ko-ki, sicuramente troverete qualcosa che vi stuzzica, oltre al suo lavoro in omaggio:
https://ko-fi.com/micheleborgogni.

[*] Le sue vicende con Amazon sono esposte qui:
https://ko-fi.com/post/MICHELE-BORGOGNI--LAUTORE-CHE-AMAZON-NON-VOLEVA-Z8Z11PX07M
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"Il traghettatore" è la storia, non particolarmente brillante, di un'infestazione narrata da William Peter Blatty.
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Forse il nome William Peter Blatty fa impennare le aspettative, anche troppo dato che
"Il traghettatore" ("Elsewhere", 1999 come racconto, poi 2009 come romanzo; Fazi Editore, 2011; trad. di Cristiano Peddis) si rivela essere una storia che fatica a rimanere impressa.

Storie di case infestate ne abbiamo di ogni tipo e questa si rivela non essere proprio male ma, avendo un minimo di background sull'argomento, sicuramente il meccanismo che regola la storia non riesce a sorprendere. Di più, non riesce neanche a stuzzicare la curiosità durante la lettura e non ci si spiega perché in italiano abbiano deciso di usare un titolo che toglie qualsiasi sorpresa al lettore al posto di giocare sul più misterioso "Elsewhere", nome della casa e caratteristica dell'infestazione.

A questo punto potrebbe essere il caso di rileggersi "L'Esorcista", giusto per riabilitare il nome di Blatty, ma non subito.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/il-traghettatore
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"Il libro di Joan" di Lidia Yuknavitch è la storia feroce di un'umanità divisa e sull'orlo dell'estinzione.
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"Il libro di Joan" ("The Book of Joan", 2017; EInaudi, 2019; trad. di Laura Noulian) di Lidia Yuknavitch è una storia cruda e di una certa potenza su un'umanità divisa in due e sull'orlo dell'estinzione dopo la devastazione della Terra dovuta all'uomo, sia per il contributo al mutamento del clima, sia per l'inerrestabile capacità di saccheggiare e distruggere tutto ciò che lo circonda.

Sulla Terra macchine di morte, bambini guerrieri e guerra; su una struttura extraplanetaria una dittatura feroce che governa uomini desessualizzati, oggetto di esperimenti, che incidono a fuoco storie sui propri corpi, che non hanno perduto la capacità di bramare l'unione fisica.
La lotta tra Jean (de Men), dittatore e torturatore, e Joan (del Fango), rigeneratrice di materia, ha radici nella storia, è la lotta tra l'oppressione di chi gestisce il potere governando il corpo altrui e la necessità di riprendere il controllo sul proprio essere. Ed è la lotta per ridare un futuro all'umanità.

Tra fantascienza e new weird, la Yuknavitch esplicita tutta la ferocia di cui è capace l'uomo, sia nella scelta dell'espressione linguistica, sia nelle immagini che non risparmiano nulla al lettore. Se siete lettori delicati, passate oltre e dedicatevi al "cosy", che va tanto di moda ultimamente e non vi turba la serenità mentale.

https://www.kobo.com/it/it/ebook/il-libro-di-joan
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E anche "Wish You Were Here" ne fa 50...
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Sono passati cinquant'anni dal mio primo ascolto dei Pink Floyd: era appena uscito "Wish You Were Here" e "Shine On You Crazy Diamond" era un lungo lento per le feste fatte in casa. Solo tempo dopo la nostra generazione ha scoperto che l'album era la celebrazione delle origini del gruppo. E le loro origini hanno un nome: Syd Barrett.
Ultimo disco totalmente collaborativo della band, i quattro riescono a mettere un altro carico sul tavolo due anni dopo il disco che li rese una instant legend, non senza che la critica puzzona avesse da ridire, ma ce ne siamo sempre fatti una ragione.
Ascoltai Dark Side solo dopo WYWH, e fu quello il mio vero colpo di fulmine per i Pink Floyd e così ho sempre considerato "Wish You Were Here" un ottimo disco, un po' patinato, da relax, ma sicuramente inferiore sia al suo predecessore che ai successivi "Animals" e "The Wall".

C'è voluta l'edizione del cinquantesimo anniversario per riconsiderare l'album nel suo complesso: è passato un sacco di tempo da quel primo ascolto fatto da quattordicenne acerbo e, nel frattempo, il carico emozionale di quei cinque pezzi è aumentato a dismisura.
Il pregio di questa edizione, oltre alla ripulitura dei brani originali del disco, è scoprire nelle tracce di lavoro tutti quei suoni che erano stati marchio della band: e così SOYCD rivela un forte grado di parentela con Echoes, non solo in termini di lunghezza, e la chitarra di Gilmour nella parte di coda del brano sembra urlare sempre più forte e in maniera lacerante per lamentare l'assenza di Barrett, una cosa da strapparti pelle e lacrime. L'idea di unire le due parti in un unico pezzo senza soluzione di continuità, invece, non riesce a migliorarne la resa, probabilmente perché il brano è stato pensato proprio come contenitore delle altre tracce dell'album, anche in funzione della storia raccontata dai testi delle singole canzoni.
Prezioso, però, il live del 1975, un bootleg ripulito che accompagna le parti in studio e comprende parti del futuro Animals, di Wish You Were Here e di The Dark Side of the Moon. Ed "Echeos". È davvero la testimonianza di come i Pink Floyd fossero un mondo a parte rispetto alle band loro contemporanee.

Direi che ve lo dovete proprio (ri)ascoltare:
https://www.amazon.it/dp/B0FPLTHYFL/
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"Whalefall" di Daniel Kraus ci porta dentro un capodoglio, con una bombola che va rapidamente esaurendosi.
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