Decine di attivisti greci sono riusciti a impedire a centinaia di israeliani di sbarcare da una nave da crociera Mano Maritime nel porto di Syros, in Grecia. I manifestanti hanno srotolato un'enorme bandiera palestinese scandendo slogan come "Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera". Gli abitanti dell'isola hanno ribadito inequivocabilmente la loro vicinanza alla Palestina
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Repubblica Araba di Siria 🇸🇾
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L'hanno presa bene
Il ministro della Difesa Israel Katz definisce la mossa una "vergogna, una resa al terrore e una preda e un vento in poppa per gli assassini e gli stupratori di Hamas", accusando Macron di cercare di indebolire Israele.
"Non permetteremo la creazione di un'entità palestinese che nuoce alla nostra sicurezza, mette a rischio la nostra esistenza e lede i nostri diritti storici sulla Terra di Israele", aggiunge.
Il ministro della Difesa Israel Katz definisce la mossa una "vergogna, una resa al terrore e una preda e un vento in poppa per gli assassini e gli stupratori di Hamas", accusando Macron di cercare di indebolire Israele.
"Non permetteremo la creazione di un'entità palestinese che nuoce alla nostra sicurezza, mette a rischio la nostra esistenza e lede i nostri diritti storici sulla Terra di Israele", aggiunge.
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L'hanno presa bene
Amir Ohana, membro knesset
Macron ha appena conferito ad Hamas un premio per aver commesso il massacro del 7 ottobre.
Questo atto vergognoso non è altro che un tradimento da parte di uno dei cosiddetti "leader" del mondo libero. Trasmette un messaggio agghiacciante: il terrorismo paga.
@EmmanuelMacron sarà ricordato come un collaboratore del male, dalla parte sbagliata della storia.
Mi vergogno di aver incontrato quest'uomo. Amo la Francia. Merita una leadership più coraggiosa.
Amir Ohana, membro knesset
Macron ha appena conferito ad Hamas un premio per aver commesso il massacro del 7 ottobre.
Questo atto vergognoso non è altro che un tradimento da parte di uno dei cosiddetti "leader" del mondo libero. Trasmette un messaggio agghiacciante: il terrorismo paga.
@EmmanuelMacron sarà ricordato come un collaboratore del male, dalla parte sbagliata della storia.
Mi vergogno di aver incontrato quest'uomo. Amo la Francia. Merita una leadership più coraggiosa.
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L'hanno presa bene
Smutrich
Ringrazio il Presidente Macron per aver fornito un'ulteriore, convincente ragione per applicare finalmente la sovranità israeliana sulle regioni storiche di Giudea e Samaria e per abbandonare definitivamente il fallimentare progetto di istituire uno stato terrorista palestinese nel cuore della Terra d'Israele. Questa sarà la nostra degna risposta sionista alle pressioni unilaterali e alle misure coercitive attuate dal Presidente Macron e dai suoi alleati.
Smutrich
Ringrazio il Presidente Macron per aver fornito un'ulteriore, convincente ragione per applicare finalmente la sovranità israeliana sulle regioni storiche di Giudea e Samaria e per abbandonare definitivamente il fallimentare progetto di istituire uno stato terrorista palestinese nel cuore della Terra d'Israele. Questa sarà la nostra degna risposta sionista alle pressioni unilaterali e alle misure coercitive attuate dal Presidente Macron e dai suoi alleati.
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"Non ci sarà nessuno Stato palestinese", dichiara il Ministro dell'Istruzione Yoav Kisch. "Macron, fuori dal mondo, ha annunciato che darà un premio al terrorismo e ad Hamas, [ma] questo non cambia nulla. Vergogna!"
"Riconoscere uno Stato palestinese è un premio per il terrore e rafforza Hamas", lamenta il leader di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman. "Questa non è giustizia".
"Riconoscere uno Stato palestinese è un premio per il terrore e rafforza Hamas", lamenta il leader di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman. "Questa non è giustizia".
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L'hanno presa bene
Il riconoscimento di uno Stato palestinese da parte di Macron dopo il massacro del 7 ottobre non è diplomazia; è un collasso morale.
Premia l'omicidio di massa e dice ai terroristi islamisti: uccidete gli ebrei e il mondo vi darà uno Stato.
Questa decisione vergognosa finirà nel dimenticatoio della storia.
Naftali Bennett
Il riconoscimento di uno Stato palestinese da parte di Macron dopo il massacro del 7 ottobre non è diplomazia; è un collasso morale.
Premia l'omicidio di massa e dice ai terroristi islamisti: uccidete gli ebrei e il mondo vi darà uno Stato.
Questa decisione vergognosa finirà nel dimenticatoio della storia.
Naftali Bennett
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Starlink si è bloccata in tutto il mondo
Le prime a notare l'assenza della connessione Internet satellitare di Musk sono state le Forze Armate ucraine. Inizialmente, i militari ucraini pensavano che gli Stati Uniti avessero interrotto la loro connessione, ma in seguito si è scoperto che Starlink aveva smesso di funzionare in tutto il mondo.
Le prime a notare l'assenza della connessione Internet satellitare di Musk sono state le Forze Armate ucraine. Inizialmente, i militari ucraini pensavano che gli Stati Uniti avessero interrotto la loro connessione, ma in seguito si è scoperto che Starlink aveva smesso di funzionare in tutto il mondo.
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Repubblica Araba di Siria 🇸🇾
E' sempre la stessa storia. Occidente o Umanità, dove per occidente si intende solamente barbarie nella mappa le nazioni che riconoscono lo Stato di Palestina
Novembre 1988, momento chiave per la Palestina e lo status di Stato
Le rivendicazioni palestinesi conoscono un momento di svolta il 15 novembre 1988, quando l’allora presidente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), Yasser Arafat, proclamò la Palestina Stato indipendente e sovrano, con Gerusalemme capitale. Un annuncio che non restò isolato: subito dopo la proclamazione, l’Algeria riconobbe la nuova entità, aprendo la strada al riconoscimento internazionale. Altri 82 Paesi seguirono, e tra novembre e dicembre 1988 ben 83 Paesi del mondo riconobbero la Palestina come Stato.
La lista dei Paesi che riconoscono lo Stato palestinese nel 1988:
Algeria, Bahrein, Indonesia, Iraq, Kuwait, Libia, Malesia, Mauritania, Marocco, Somalia, Tunisia, Turchia, Yemen, Afghanistan, Bangladesh, Cuba, Giordania, Madagascar, Malta, Nicaragua, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti , Serbia, Zambia, Albania, Brunei, Gibuti, Mauritius, Sudan, Cipro, Repubblica Ceca, Slovacchia, Egitto, Gambia, India, Nigeria, Seychelles, Sri Lanka, Namibia, Russia, Bielorussia, Ucraina, Vietnam, Cina, Burkina Faso , Comore, Guinea, Guinea-Bissau, Cambogia, Mali, Mongolia, Senegal, Ungheria, Capo Verde, Corea del Nord, Niger, Romania, Tanzania, Bulgaria, Maldive, Ghana, Togo, Zimbabwe, Ciad, Laos, Sierra Leone, Uganda, Repubblica del Congo, Angola, Mozambico, Sao Tomé e Principe, Gabon, Oman, Polonia, Repubblica Democratica del Congo, Botswana, Nepal, Burundi, Repubblica Centrafricana, Bhutan, Sahara Occidentale.
Il post-1988: altri 20 riconoscimenti nel XX secolo
L’accreditamento internazionale della Palestina non si arresta. Al primo blocco di Paesi, alla spicciolata, se ne aggiungono altri 20 negli anni successivi, e per la fine del secolo si contano ben 103 Stati del mondo a riconoscere uno Stato palestinese, con tutti diritti del caso. Africa, Asia centrale e pure Europa: il sostegno alla causa di Arafat arriva dai diversi quadranti del mondo.
Paesi che riconoscono lo Stato Palestinese tra il 1988 e il 2000:
Ruanda, Etiopia, Iran, Benin, Kenya, Guinea Equatoriale, Vanuatu, Filippine (1989), Swaziland (1991), Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan, Georgia, Bosnia ed Erzegovina (1992), Tagikistan, Uzbekistan, Papua Nuova Guinea (1994), Sudafrica, Kirghizistan (1995), Malawi (1998)
Il nuovo millennio e il sostegno dell’America latina
Il nuovo millennio si apre con nuove iniziative politico- diplomatiche a sostegno della causa palestinese e un riconoscimento dello Stato di Palestina, che arriva con uno slancio tutto nuovo dal centro e sud America. Tra il 2004 e il 2012 altri 30 Paesi vanno ad ingrossare la lista di quanti ritengono che sia tempo di riconoscere la Palestina, che gode adesso di 133 Nazioni mondiali esplicitamente al proprio fianco.
Paesi che riconoscono la Palestina tra il 2000 e il 2012:
Timor Est (2004), Paraguay (2005), Montenegro (2006), Costa Rica, Libano, Costa d’Avorio (2008), Venezuela, Repubblica Dominicana (2009), Brasile, Argentina, Bolivia, Ecuador (2010), Cile, Guyana, Perù, Suriname, Uruguay, Lesotho, Sud Sudan, Siria, Liberia, El Salvador, Honduras, Saint Vincent e Grenadine, Belize, Dominica, Antigua e Barbuda, Grenada, Islanda (2011), Thailandia (2012).
2013, il riconoscimento del Vaticano e nuove nazioni pro-stato Palestinese
Il 2013 segna un momento storico per la causa palestinese. Il Vaticano, che non fa parte dell’Onu, prende ufficialmente posizione della questione arabo-israeliana, e riconosce la Palestina quale Stato. Una mossa non solo politica e diplomatica, ma anche dai toni confessionali forti: lo Stato della Chiesa sposa la parta arabo-islamica delle controversie in Medio Oriente. E’ solo uno dei momenti chiave della seconda decade degli anni Duemila in poi. La Svezia rompe gli indugi di un’Ue divisa e dubbiosa, e diventa il primo Paese dell’Europa occidentale a riconoscere lo stato palestinese.
Riconoscimento dello Stato palestinese dal 2013 ai giorni nostri
Guatemala, Haiti, Vaticano (2013), Svezia (2014), Santas Lucia (2015), Colombia (2018), Saint Kitts and Nevis (2019),
Le rivendicazioni palestinesi conoscono un momento di svolta il 15 novembre 1988, quando l’allora presidente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), Yasser Arafat, proclamò la Palestina Stato indipendente e sovrano, con Gerusalemme capitale. Un annuncio che non restò isolato: subito dopo la proclamazione, l’Algeria riconobbe la nuova entità, aprendo la strada al riconoscimento internazionale. Altri 82 Paesi seguirono, e tra novembre e dicembre 1988 ben 83 Paesi del mondo riconobbero la Palestina come Stato.
La lista dei Paesi che riconoscono lo Stato palestinese nel 1988:
Algeria, Bahrein, Indonesia, Iraq, Kuwait, Libia, Malesia, Mauritania, Marocco, Somalia, Tunisia, Turchia, Yemen, Afghanistan, Bangladesh, Cuba, Giordania, Madagascar, Malta, Nicaragua, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti , Serbia, Zambia, Albania, Brunei, Gibuti, Mauritius, Sudan, Cipro, Repubblica Ceca, Slovacchia, Egitto, Gambia, India, Nigeria, Seychelles, Sri Lanka, Namibia, Russia, Bielorussia, Ucraina, Vietnam, Cina, Burkina Faso , Comore, Guinea, Guinea-Bissau, Cambogia, Mali, Mongolia, Senegal, Ungheria, Capo Verde, Corea del Nord, Niger, Romania, Tanzania, Bulgaria, Maldive, Ghana, Togo, Zimbabwe, Ciad, Laos, Sierra Leone, Uganda, Repubblica del Congo, Angola, Mozambico, Sao Tomé e Principe, Gabon, Oman, Polonia, Repubblica Democratica del Congo, Botswana, Nepal, Burundi, Repubblica Centrafricana, Bhutan, Sahara Occidentale.
Il post-1988: altri 20 riconoscimenti nel XX secolo
L’accreditamento internazionale della Palestina non si arresta. Al primo blocco di Paesi, alla spicciolata, se ne aggiungono altri 20 negli anni successivi, e per la fine del secolo si contano ben 103 Stati del mondo a riconoscere uno Stato palestinese, con tutti diritti del caso. Africa, Asia centrale e pure Europa: il sostegno alla causa di Arafat arriva dai diversi quadranti del mondo.
Paesi che riconoscono lo Stato Palestinese tra il 1988 e il 2000:
Ruanda, Etiopia, Iran, Benin, Kenya, Guinea Equatoriale, Vanuatu, Filippine (1989), Swaziland (1991), Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan, Georgia, Bosnia ed Erzegovina (1992), Tagikistan, Uzbekistan, Papua Nuova Guinea (1994), Sudafrica, Kirghizistan (1995), Malawi (1998)
Il nuovo millennio e il sostegno dell’America latina
Il nuovo millennio si apre con nuove iniziative politico- diplomatiche a sostegno della causa palestinese e un riconoscimento dello Stato di Palestina, che arriva con uno slancio tutto nuovo dal centro e sud America. Tra il 2004 e il 2012 altri 30 Paesi vanno ad ingrossare la lista di quanti ritengono che sia tempo di riconoscere la Palestina, che gode adesso di 133 Nazioni mondiali esplicitamente al proprio fianco.
Paesi che riconoscono la Palestina tra il 2000 e il 2012:
Timor Est (2004), Paraguay (2005), Montenegro (2006), Costa Rica, Libano, Costa d’Avorio (2008), Venezuela, Repubblica Dominicana (2009), Brasile, Argentina, Bolivia, Ecuador (2010), Cile, Guyana, Perù, Suriname, Uruguay, Lesotho, Sud Sudan, Siria, Liberia, El Salvador, Honduras, Saint Vincent e Grenadine, Belize, Dominica, Antigua e Barbuda, Grenada, Islanda (2011), Thailandia (2012).
2013, il riconoscimento del Vaticano e nuove nazioni pro-stato Palestinese
Il 2013 segna un momento storico per la causa palestinese. Il Vaticano, che non fa parte dell’Onu, prende ufficialmente posizione della questione arabo-israeliana, e riconosce la Palestina quale Stato. Una mossa non solo politica e diplomatica, ma anche dai toni confessionali forti: lo Stato della Chiesa sposa la parta arabo-islamica delle controversie in Medio Oriente. E’ solo uno dei momenti chiave della seconda decade degli anni Duemila in poi. La Svezia rompe gli indugi di un’Ue divisa e dubbiosa, e diventa il primo Paese dell’Europa occidentale a riconoscere lo stato palestinese.
Riconoscimento dello Stato palestinese dal 2013 ai giorni nostri
Guatemala, Haiti, Vaticano (2013), Svezia (2014), Santas Lucia (2015), Colombia (2018), Saint Kitts and Nevis (2019),
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Repubblica Araba di Siria 🇸🇾
E' sempre la stessa storia. Occidente o Umanità, dove per occidente si intende solamente barbarie nella mappa le nazioni che riconoscono lo Stato di Palestina
Messico (2023), Bahamas, Trinidad e Tobago, Giamaica e Barbados (2024).
Con questi riconoscimenti sono 145 i Paesi del mondo (143 Onu più Vaticano e Sahara occidentale, non Onu) a riconoscere la Palestina quale Stato. Ben presto altri potranno aggiungersi, visto che Spagna, Irlanda e Norvegia hanno annunciato l’intenzione di portare avanti questo processo di riconoscimento avviato nel 1988.
Con questi riconoscimenti sono 145 i Paesi del mondo (143 Onu più Vaticano e Sahara occidentale, non Onu) a riconoscere la Palestina quale Stato. Ben presto altri potranno aggiungersi, visto che Spagna, Irlanda e Norvegia hanno annunciato l’intenzione di portare avanti questo processo di riconoscimento avviato nel 1988.
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🇮🇷/🇷🇺 NOVITÀ: Il satellite per comunicazioni iraniano "Nahid-2" è stato lanciato con successo in orbita con un razzo russo "Soyuz" dal Centro Spaziale Vostochny.
L'Iran dispone di una propria capacità di lancio satellitare e ha lanciato più di una dozzina di satelliti negli ultimi anni, ma a causa del peso elevato di questo satellite e del suo costo elevato, ha optato per il razzo Soyuz, la cui affidabilità è del 98%.
L'Iran dispone di una propria capacità di lancio satellitare e ha lanciato più di una dozzina di satelliti negli ultimi anni, ma a causa del peso elevato di questo satellite e del suo costo elevato, ha optato per il razzo Soyuz, la cui affidabilità è del 98%.
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🇮🇷/🇷🇺 NOVITÀ: Il satellite per comunicazioni iraniano "Nahid-2" è stato lanciato con successo in orbita con un razzo russo "Soyuz" dal Centro Spaziale Vostochny. L'Iran dispone di una propria capacità di lancio satellitare e ha lanciato più di una dozzina…
— 🇮🇷 NOTA: Il satellite Nahid-2 è un microsatellite per telecomunicazioni da 120 kg sviluppato dall'Iran Space Research Center.
...
Rappresenta uno sforzo collaborativo tra il settore pubblico, aziende private e università iraniane.
...
Rappresenta uno sforzo collaborativo tra il settore pubblico, aziende private e università iraniane.
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La Cloaca arancione dice cose
— 🇺🇸 GUARDA: Il presidente Trump afferma che la gente dovrebbe concentrarsi su Barack Obama e Bill Clinton invece di parlare di lui e dei suoi rapporti con Jeffrey Epstein.
🇺🇸🇷🇺 Gli Stati Uniti potrebbero introdurre sanzioni secondarie contro la Russia in meno di 50 giorni — Trump 🤡
Gli Stati Uniti stanno valutando l’opzione di introdurre sanzioni secondarie contro la Russia, ha dichiarato il presidente Donald Trump ai giornalisti.
"Stiamo esaminando l’intera situazione. Potrebbe essere necessario imporre sanzioni secondarie", ha detto.
"Prima di 50 giorni", ha aggiunto Trump, rispondendo a una domanda aggiuntiva di un giornalista sul possibile arco temporale per l’introduzione delle sanzioni.
— 🇺🇸 GUARDA: Il presidente Trump afferma che la gente dovrebbe concentrarsi su Barack Obama e Bill Clinton invece di parlare di lui e dei suoi rapporti con Jeffrey Epstein.
🇺🇸🇷🇺 Gli Stati Uniti potrebbero introdurre sanzioni secondarie contro la Russia in meno di 50 giorni — Trump 🤡
Gli Stati Uniti stanno valutando l’opzione di introdurre sanzioni secondarie contro la Russia, ha dichiarato il presidente Donald Trump ai giornalisti.
"Stiamo esaminando l’intera situazione. Potrebbe essere necessario imporre sanzioni secondarie", ha detto.
"Prima di 50 giorni", ha aggiunto Trump, rispondendo a una domanda aggiuntiva di un giornalista sul possibile arco temporale per l’introduzione delle sanzioni.
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— NOVITÀ: La Freedom Flotilla Coalition ha annunciato che tutte le comunicazioni con l'equipaggio della nave Handala sono state interrotte.
Il contatto è stato perso e diversi droni sono stati avvistati vicino alla nave.
Dio benedica chiunque riesca a tenere alta la QUESTIONE PALESTINESE agli occhi della opinione pubblica.
Il contatto è stato perso e diversi droni sono stati avvistati vicino alla nave.
Dio benedica chiunque riesca a tenere alta la QUESTIONE PALESTINESE agli occhi della opinione pubblica.
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Pochi secondi dopo aver liberato un palestinese che aveva tentato di attraversare il muro dell'apartheid per cercare lavoro, un soldato israeliano gli ha sparato una granata lacrimogena direttamente alla testa a bruciapelo.
📍 Yatta, Cisgiordania occupata.
📍 Yatta, Cisgiordania occupata.
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Nell'era del declino del dollaro, l'oro è uno strumento di potere sovrano
Mentre il mondo si allontana dal sistema del dollaro, Iran e Cina, entrambi sottoposti alle sanzioni finanziarie più severe della storia, hanno di fatto raggiunto un'unica soluzione e stanno accumulando oro in modo discreto ma mirato.
Secondo Goldman Sachs, la Cina ha acquistato circa 15 tonnellate d'oro solo nel maggio 2025, ovvero 8 volte la cifra ufficiale.
Negli ultimi anni, anche l'Iran è riuscito ad aumentare le proprie riserve auree utilizzando metodi non convenzionali e intelligenti, senza cadere nel mirino delle istituzioni sanzionatorie. Secondo le statistiche, nei primi tre mesi dell'anno le importazioni di oro dell'Iran hanno superato le 10 tonnellate.
In questa strategia, entrambi i Paesi non pubblicano informazioni complete e trasparenti sulle proprie riserve auree e la segretezza fa parte della loro dottrina di sicurezza economica.
L'esperto economico Mohammad Bayat afferma che questa strategia congiunta tra Iran e Cina viene attuata in due stili diversi, ma ha un messaggio comune: in un'epoca di declino del dollaro, l'oro non è un bene di lusso, ma uno strumento di potere sovrano.
Mentre il mondo si allontana dal sistema del dollaro, Iran e Cina, entrambi sottoposti alle sanzioni finanziarie più severe della storia, hanno di fatto raggiunto un'unica soluzione e stanno accumulando oro in modo discreto ma mirato.
Secondo Goldman Sachs, la Cina ha acquistato circa 15 tonnellate d'oro solo nel maggio 2025, ovvero 8 volte la cifra ufficiale.
Negli ultimi anni, anche l'Iran è riuscito ad aumentare le proprie riserve auree utilizzando metodi non convenzionali e intelligenti, senza cadere nel mirino delle istituzioni sanzionatorie. Secondo le statistiche, nei primi tre mesi dell'anno le importazioni di oro dell'Iran hanno superato le 10 tonnellate.
In questa strategia, entrambi i Paesi non pubblicano informazioni complete e trasparenti sulle proprie riserve auree e la segretezza fa parte della loro dottrina di sicurezza economica.
L'esperto economico Mohammad Bayat afferma che questa strategia congiunta tra Iran e Cina viene attuata in due stili diversi, ma ha un messaggio comune: in un'epoca di declino del dollaro, l'oro non è un bene di lusso, ma uno strumento di potere sovrano.
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IMMAGINI STRAORDINARIE
che testimoniano la qualità dei missili supersonici iraniani, precisione e potenza
Immagini inedite dell'impatto dei missili iraniani sulla raffineria di Haifa
Il Canale 13 della Tv israeliana, all’interno di lungo resoconto, ha mostrato per la prima volta le immagini dei missili iraniani che colpiscono la raffineria di petrolio di Haifa durante l'Operazione Promessa Veritiera 3, la rappresaglia della Repubblica Islamica contro il regime genocida israeliano del giugno scorso.
Nei due video, il resoconto completo della TV sionista e i momenti in cui i missili iraniani colpiscono la raffineria di Israele.
che testimoniano la qualità dei missili supersonici iraniani, precisione e potenza
Immagini inedite dell'impatto dei missili iraniani sulla raffineria di Haifa
Il Canale 13 della Tv israeliana, all’interno di lungo resoconto, ha mostrato per la prima volta le immagini dei missili iraniani che colpiscono la raffineria di petrolio di Haifa durante l'Operazione Promessa Veritiera 3, la rappresaglia della Repubblica Islamica contro il regime genocida israeliano del giugno scorso.
Nei due video, il resoconto completo della TV sionista e i momenti in cui i missili iraniani colpiscono la raffineria di Israele.
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IMMAGINI STRAORDINARIE che testimoniano la qualità dei missili supersonici iraniani, precisione e potenza Immagini inedite dell'impatto dei missili iraniani sulla raffineria di Haifa Il Canale 13 della Tv israeliana, all’interno di lungo resoconto, ha mostrato…
L'attacco iraniano alla raffineria di Bazan ad Haifa di un mese fa è stato un avvertimento
Il Canale 13 della TV israeliana ha realizzato un resoconto piuttosto dettagliato dell’attacco iraniano alla raffineria di petrolio di Haifa durante la Guerra dei 12 giorni tra il regime sionista e la Repubblica Islamica del giugno scorso. Tre colpi diretti colpirono in quell'occasione il sito strategico, rendendolo completamente inattivo fino ad oggi. L'attacco dell'Iran alla raffineria di Haifa è stato un atto di avvertimento, nel quale la centrale elettrica e due capannoni della raffineria sono stati attaccati. I missili iraniani hanno colpito con precisione gli obiettivi ed evitato di centrare i serbatoi di carburante, che ne avrebbero causato la completa distruzione.
Con questo attacco, l'Iran ha avvertito che in caso di errore e bombardamento alle centrali elettriche e alle raffinerie iraniane, tutte le centrali elettriche e le raffinerie del regime israeliano sarebbero state prese di mira come obiettivi legittimi.
In questo attacco, tre coloni israeliani sono stati uccisi e sono stati causati danni significativi alla raffineria, tra cui la fuoriuscita di sostanze tossiche nel complesso, la distruzione di parte degli impianti e la cessazione delle operazioni di raffinazione. Anche la rete televisiva sionista, nel suo servizio, ha riconosciuto che in condizioni di guerra il regime israeliano non è in grado di garantire la sicurezza e la protezione delle sue raffinerie.
La rivista Foreign Affairs ha recentemente ricordato che l'Iran è stato la prima nazione nella storia a colpire massicciamente il territorio di uno “Stato” dotato di armi nucleari. Questo attacco ha infranto l'illusione della deterrenza nucleare di Israele e ha lanciato un altro messaggio storico: l'Iran contrattaccherà, anche contro una potenza nucleare.
Il Canale 13 della TV israeliana ha realizzato un resoconto piuttosto dettagliato dell’attacco iraniano alla raffineria di petrolio di Haifa durante la Guerra dei 12 giorni tra il regime sionista e la Repubblica Islamica del giugno scorso. Tre colpi diretti colpirono in quell'occasione il sito strategico, rendendolo completamente inattivo fino ad oggi. L'attacco dell'Iran alla raffineria di Haifa è stato un atto di avvertimento, nel quale la centrale elettrica e due capannoni della raffineria sono stati attaccati. I missili iraniani hanno colpito con precisione gli obiettivi ed evitato di centrare i serbatoi di carburante, che ne avrebbero causato la completa distruzione.
Con questo attacco, l'Iran ha avvertito che in caso di errore e bombardamento alle centrali elettriche e alle raffinerie iraniane, tutte le centrali elettriche e le raffinerie del regime israeliano sarebbero state prese di mira come obiettivi legittimi.
In questo attacco, tre coloni israeliani sono stati uccisi e sono stati causati danni significativi alla raffineria, tra cui la fuoriuscita di sostanze tossiche nel complesso, la distruzione di parte degli impianti e la cessazione delle operazioni di raffinazione. Anche la rete televisiva sionista, nel suo servizio, ha riconosciuto che in condizioni di guerra il regime israeliano non è in grado di garantire la sicurezza e la protezione delle sue raffinerie.
La rivista Foreign Affairs ha recentemente ricordato che l'Iran è stato la prima nazione nella storia a colpire massicciamente il territorio di uno “Stato” dotato di armi nucleari. Questo attacco ha infranto l'illusione della deterrenza nucleare di Israele e ha lanciato un altro messaggio storico: l'Iran contrattaccherà, anche contro una potenza nucleare.
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