La Francia si muove.
Fedele al suo impegno storico per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, ho deciso che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina.
Farò un annuncio solenne all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il prossimo settembre.
👇🏻👇🏻👇🏻
Fedele al suo impegno storico per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, ho deciso che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina.
Farò un annuncio solenne all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il prossimo settembre.
👇🏻👇🏻👇🏻
👍10👏2
Repubblica Araba di Siria 🇸🇾
Photo
Fedele al suo impegno storico per una pace giusta e duratura in Medio Oriente, ho deciso che la Francia riconoscerà lo Stato di Palestina.
Farò un annuncio solenne all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il prossimo settembre.
Oggi l'urgenza è porre fine alla guerra a Gaza e salvare la popolazione civile.
La pace è possibile.
C'è bisogno immediato di un cessate il fuoco, del rilascio di tutti gli ostaggi e di massicci aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. È inoltre necessario garantire la smilitarizzazione di Hamas e proteggere e ricostruire Gaza. Infine, dobbiamo costruire lo Stato di Palestina, garantirne la vitalità e assicurare che, accettandone la smilitarizzazione e riconoscendo pienamente Israele, esso contribuisca alla sicurezza di tutti in Medio Oriente.
Non c'è alternativa.
I francesi vogliono la pace in Medio Oriente. Sta a noi francesi, insieme agli israeliani, ai palestinesi, ai nostri partner europei e internazionali, dimostrare che è possibile.
Alla luce degli impegni presi dal Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese nei miei confronti, gli ho scritto per esprimergli la mia determinazione ad andare avanti.
Fiducia, chiarezza e impegno.
Conquisteremo la pace.
Farò un annuncio solenne all'Assemblea generale delle Nazioni Unite il prossimo settembre.
Oggi l'urgenza è porre fine alla guerra a Gaza e salvare la popolazione civile.
La pace è possibile.
C'è bisogno immediato di un cessate il fuoco, del rilascio di tutti gli ostaggi e di massicci aiuti umanitari alla popolazione di Gaza. È inoltre necessario garantire la smilitarizzazione di Hamas e proteggere e ricostruire Gaza. Infine, dobbiamo costruire lo Stato di Palestina, garantirne la vitalità e assicurare che, accettandone la smilitarizzazione e riconoscendo pienamente Israele, esso contribuisca alla sicurezza di tutti in Medio Oriente.
Non c'è alternativa.
I francesi vogliono la pace in Medio Oriente. Sta a noi francesi, insieme agli israeliani, ai palestinesi, ai nostri partner europei e internazionali, dimostrare che è possibile.
Alla luce degli impegni presi dal Presidente dell'Autorità Nazionale Palestinese nei miei confronti, gli ho scritto per esprimergli la mia determinazione ad andare avanti.
Fiducia, chiarezza e impegno.
Conquisteremo la pace.
👍7❤1
🇱🇧/🇮🇱 Importante: Dichiarazione rilasciata da Hezbollah in merito al voto della Knesset su una proposta che chiede l'imposizione della sovranità israeliana sulla Cisgiordania e sulla Valle del Giordano:
Con ogni giorno che passa di questa brutale guerra contro il popolo palestinese oppresso, con ogni giorno che assiste a un aumento delle atrocità e dei crimini sionisti e con il genocidio, l'assedio e la fame in corso imposti al popolo di Gaza, le politiche espansionistiche israeliane e i sogni talmudici di raggiungere quella che viene chiamata la "patria storica del popolo ebraico" diventano sempre più evidenti.
Il voto odierno della Knesset su una proposta che chiede l'imposizione della sovranità israeliana sulla Cisgiordania e sulla Valle del Giordano non è altro che un riflesso della natura espansionistica e coloniale del progetto sionista. Ribadisce che questa entità persiste nell'occupazione e nell'usurpazione del territorio palestinese, ignorando tutti gli impegni e gli accordi internazionali. Ciò dimostra che tali accordi erano semplicemente una copertura per espandere l'occupazione, le attività di insediamento, la giudaizzazione del territorio palestinese e la completa eliminazione della causa palestinese.
Sottolineiamo che lasciare che questa bestia incontrollata dilani il corpo della nazione non farà altro che rafforzarla ulteriormente. Non si fermerà ai confini della Cisgiordania, di Gerusalemme o della Palestina, ma estenderà i suoi progetti all'intera regione. Nessuno sarà immune a questi piani diabolici. Le continue aggressioni e incursioni in Libano e Siria, così come l'occupazione di territori e l'aggressione contro il caro Yemen, non sono altro che la continuazione di questi piani.
Hezbollah condanna fermamente questa decisione e ribadisce il suo fermo e principio di sostegno al popolo palestinese nella sua lotta per liberare la propria terra. Grazie alla loro resistenza e agli sforzi dei loro combattenti, sventeranno tutti i piani sionisti. Hezbollah ritiene che gli stati arabi e islamici, così come tutti i popoli liberi e gli individui di coscienza del mondo, siano tenuti a sostenere il popolo palestinese e ad adoperarsi con la massima determinazione per sventare questi piani che minacciano tutti.
Con ogni giorno che passa di questa brutale guerra contro il popolo palestinese oppresso, con ogni giorno che assiste a un aumento delle atrocità e dei crimini sionisti e con il genocidio, l'assedio e la fame in corso imposti al popolo di Gaza, le politiche espansionistiche israeliane e i sogni talmudici di raggiungere quella che viene chiamata la "patria storica del popolo ebraico" diventano sempre più evidenti.
Il voto odierno della Knesset su una proposta che chiede l'imposizione della sovranità israeliana sulla Cisgiordania e sulla Valle del Giordano non è altro che un riflesso della natura espansionistica e coloniale del progetto sionista. Ribadisce che questa entità persiste nell'occupazione e nell'usurpazione del territorio palestinese, ignorando tutti gli impegni e gli accordi internazionali. Ciò dimostra che tali accordi erano semplicemente una copertura per espandere l'occupazione, le attività di insediamento, la giudaizzazione del territorio palestinese e la completa eliminazione della causa palestinese.
Sottolineiamo che lasciare che questa bestia incontrollata dilani il corpo della nazione non farà altro che rafforzarla ulteriormente. Non si fermerà ai confini della Cisgiordania, di Gerusalemme o della Palestina, ma estenderà i suoi progetti all'intera regione. Nessuno sarà immune a questi piani diabolici. Le continue aggressioni e incursioni in Libano e Siria, così come l'occupazione di territori e l'aggressione contro il caro Yemen, non sono altro che la continuazione di questi piani.
Hezbollah condanna fermamente questa decisione e ribadisce il suo fermo e principio di sostegno al popolo palestinese nella sua lotta per liberare la propria terra. Grazie alla loro resistenza e agli sforzi dei loro combattenti, sventeranno tutti i piani sionisti. Hezbollah ritiene che gli stati arabi e islamici, così come tutti i popoli liberi e gli individui di coscienza del mondo, siano tenuti a sostenere il popolo palestinese e ad adoperarsi con la massima determinazione per sventare questi piani che minacciano tutti.
❤9🔥2
🇵🇸/🇮🇱 Il canale israeliano 12 ha riportato quanto segue:
Secondo un alto funzionario israeliano e una fonte a conoscenza dei dettagli della negoziazione, Hamas chiede a "Israele" di rilasciare 200 prigionieri palestinesi condannati all'ergastolo per aver ucciso israeliani, oltre ai 2.000 detenuti palestinesi arrestati dalle forze di occupazione a Gaza dopo il 7 ottobre, in cambio del rilascio di 10 ostaggi israeliani ancora vivi.
Hamas ha presentato questa richiesta durante la notte nella sua risposta ai mediatori del Qatar e dell'Egitto, sollevando nuovamente la questione del "rapporto di scambio", cioè il numero di prigionieri palestinesi da rilasciare per ogni ostaggio israeliano, rispetto alla proposta originale avanzata dai mediatori.
La proposta originaria, accettata da "Israele", prevedeva il rilascio di 125 prigionieri palestinesi condannati all'ergastolo, oltre ai 1.200 detenuti palestinesi arrestati dall'esercito di occupazione a Gaza dopo il 7 ottobre.
Giovedì, dopo aver ricevuto la risposta di Hamas, alti funzionari israeliani hanno informato l'inviato statunitense Steve Witkoff che la richiesta di Hamas in merito ai prigionieri è "inaccettabile", secondo una fonte a conoscenza dell'andamento dei negoziati.
Secondo un alto funzionario israeliano e una fonte a conoscenza dei dettagli della negoziazione, Hamas chiede a "Israele" di rilasciare 200 prigionieri palestinesi condannati all'ergastolo per aver ucciso israeliani, oltre ai 2.000 detenuti palestinesi arrestati dalle forze di occupazione a Gaza dopo il 7 ottobre, in cambio del rilascio di 10 ostaggi israeliani ancora vivi.
Hamas ha presentato questa richiesta durante la notte nella sua risposta ai mediatori del Qatar e dell'Egitto, sollevando nuovamente la questione del "rapporto di scambio", cioè il numero di prigionieri palestinesi da rilasciare per ogni ostaggio israeliano, rispetto alla proposta originale avanzata dai mediatori.
La proposta originaria, accettata da "Israele", prevedeva il rilascio di 125 prigionieri palestinesi condannati all'ergastolo, oltre ai 1.200 detenuti palestinesi arrestati dall'esercito di occupazione a Gaza dopo il 7 ottobre.
Giovedì, dopo aver ricevuto la risposta di Hamas, alti funzionari israeliani hanno informato l'inviato statunitense Steve Witkoff che la richiesta di Hamas in merito ai prigionieri è "inaccettabile", secondo una fonte a conoscenza dell'andamento dei negoziati.
❤4❤🔥4🔥1
🇮🇱/🇵🇸🇵🇸Netanyahu: Abbiamo deciso di richiamare la delegazione negoziale israeliana per le consultazioni in seguito alla risposta di Hamas di questa mattina. Apprezziamo gli sforzi dei mediatori."
⚪️ @alsaa_plus_IT
🇵🇸/🇮🇱 Il canale ebraico 13 cita un funzionario israeliano coinvolto nei negoziati di Doha tra Hamas e la Palestina:
La risposta che abbiamo ricevuto da Hamas è per noi inaccettabile. Di conseguenza, si decise che la delegazione sarebbe tornata in "Israele".
I negoziati con Hamas non sono falliti e sono in corso.
⚪️ @alsaa_plus_IT
🇵🇸/🇮🇱 Il canale ebraico 13 cita un funzionario israeliano coinvolto nei negoziati di Doha tra Hamas e la Palestina:
La risposta che abbiamo ricevuto da Hamas è per noi inaccettabile. Di conseguenza, si decise che la delegazione sarebbe tornata in "Israele".
I negoziati con Hamas non sono falliti e sono in corso.
🔥5
Decine di attivisti greci sono riusciti a impedire a centinaia di israeliani di sbarcare da una nave da crociera Mano Maritime nel porto di Syros, in Grecia. I manifestanti hanno srotolato un'enorme bandiera palestinese scandendo slogan come "Dal fiume al mare, la Palestina sarà libera". Gli abitanti dell'isola hanno ribadito inequivocabilmente la loro vicinanza alla Palestina
❤15👍6
Repubblica Araba di Siria 🇸🇾
Photo
L'hanno presa bene
Il ministro della Difesa Israel Katz definisce la mossa una "vergogna, una resa al terrore e una preda e un vento in poppa per gli assassini e gli stupratori di Hamas", accusando Macron di cercare di indebolire Israele.
"Non permetteremo la creazione di un'entità palestinese che nuoce alla nostra sicurezza, mette a rischio la nostra esistenza e lede i nostri diritti storici sulla Terra di Israele", aggiunge.
Il ministro della Difesa Israel Katz definisce la mossa una "vergogna, una resa al terrore e una preda e un vento in poppa per gli assassini e gli stupratori di Hamas", accusando Macron di cercare di indebolire Israele.
"Non permetteremo la creazione di un'entità palestinese che nuoce alla nostra sicurezza, mette a rischio la nostra esistenza e lede i nostri diritti storici sulla Terra di Israele", aggiunge.
🤬15
L'hanno presa bene
Amir Ohana, membro knesset
Macron ha appena conferito ad Hamas un premio per aver commesso il massacro del 7 ottobre.
Questo atto vergognoso non è altro che un tradimento da parte di uno dei cosiddetti "leader" del mondo libero. Trasmette un messaggio agghiacciante: il terrorismo paga.
@EmmanuelMacron sarà ricordato come un collaboratore del male, dalla parte sbagliata della storia.
Mi vergogno di aver incontrato quest'uomo. Amo la Francia. Merita una leadership più coraggiosa.
Amir Ohana, membro knesset
Macron ha appena conferito ad Hamas un premio per aver commesso il massacro del 7 ottobre.
Questo atto vergognoso non è altro che un tradimento da parte di uno dei cosiddetti "leader" del mondo libero. Trasmette un messaggio agghiacciante: il terrorismo paga.
@EmmanuelMacron sarà ricordato come un collaboratore del male, dalla parte sbagliata della storia.
Mi vergogno di aver incontrato quest'uomo. Amo la Francia. Merita una leadership più coraggiosa.
🤮12🤬1
L'hanno presa bene
Smutrich
Ringrazio il Presidente Macron per aver fornito un'ulteriore, convincente ragione per applicare finalmente la sovranità israeliana sulle regioni storiche di Giudea e Samaria e per abbandonare definitivamente il fallimentare progetto di istituire uno stato terrorista palestinese nel cuore della Terra d'Israele. Questa sarà la nostra degna risposta sionista alle pressioni unilaterali e alle misure coercitive attuate dal Presidente Macron e dai suoi alleati.
Smutrich
Ringrazio il Presidente Macron per aver fornito un'ulteriore, convincente ragione per applicare finalmente la sovranità israeliana sulle regioni storiche di Giudea e Samaria e per abbandonare definitivamente il fallimentare progetto di istituire uno stato terrorista palestinese nel cuore della Terra d'Israele. Questa sarà la nostra degna risposta sionista alle pressioni unilaterali e alle misure coercitive attuate dal Presidente Macron e dai suoi alleati.
🤮11🤬9
"Non ci sarà nessuno Stato palestinese", dichiara il Ministro dell'Istruzione Yoav Kisch. "Macron, fuori dal mondo, ha annunciato che darà un premio al terrorismo e ad Hamas, [ma] questo non cambia nulla. Vergogna!"
"Riconoscere uno Stato palestinese è un premio per il terrore e rafforza Hamas", lamenta il leader di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman. "Questa non è giustizia".
"Riconoscere uno Stato palestinese è un premio per il terrore e rafforza Hamas", lamenta il leader di Yisrael Beytenu, Avigdor Liberman. "Questa non è giustizia".
🤮18
L'hanno presa bene
Il riconoscimento di uno Stato palestinese da parte di Macron dopo il massacro del 7 ottobre non è diplomazia; è un collasso morale.
Premia l'omicidio di massa e dice ai terroristi islamisti: uccidete gli ebrei e il mondo vi darà uno Stato.
Questa decisione vergognosa finirà nel dimenticatoio della storia.
Naftali Bennett
Il riconoscimento di uno Stato palestinese da parte di Macron dopo il massacro del 7 ottobre non è diplomazia; è un collasso morale.
Premia l'omicidio di massa e dice ai terroristi islamisti: uccidete gli ebrei e il mondo vi darà uno Stato.
Questa decisione vergognosa finirà nel dimenticatoio della storia.
Naftali Bennett
🤮17❤2
Starlink si è bloccata in tutto il mondo
Le prime a notare l'assenza della connessione Internet satellitare di Musk sono state le Forze Armate ucraine. Inizialmente, i militari ucraini pensavano che gli Stati Uniti avessero interrotto la loro connessione, ma in seguito si è scoperto che Starlink aveva smesso di funzionare in tutto il mondo.
Le prime a notare l'assenza della connessione Internet satellitare di Musk sono state le Forze Armate ucraine. Inizialmente, i militari ucraini pensavano che gli Stati Uniti avessero interrotto la loro connessione, ma in seguito si è scoperto che Starlink aveva smesso di funzionare in tutto il mondo.
❤16👍8
Repubblica Araba di Siria 🇸🇾
E' sempre la stessa storia. Occidente o Umanità, dove per occidente si intende solamente barbarie nella mappa le nazioni che riconoscono lo Stato di Palestina
Novembre 1988, momento chiave per la Palestina e lo status di Stato
Le rivendicazioni palestinesi conoscono un momento di svolta il 15 novembre 1988, quando l’allora presidente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), Yasser Arafat, proclamò la Palestina Stato indipendente e sovrano, con Gerusalemme capitale. Un annuncio che non restò isolato: subito dopo la proclamazione, l’Algeria riconobbe la nuova entità, aprendo la strada al riconoscimento internazionale. Altri 82 Paesi seguirono, e tra novembre e dicembre 1988 ben 83 Paesi del mondo riconobbero la Palestina come Stato.
La lista dei Paesi che riconoscono lo Stato palestinese nel 1988:
Algeria, Bahrein, Indonesia, Iraq, Kuwait, Libia, Malesia, Mauritania, Marocco, Somalia, Tunisia, Turchia, Yemen, Afghanistan, Bangladesh, Cuba, Giordania, Madagascar, Malta, Nicaragua, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti , Serbia, Zambia, Albania, Brunei, Gibuti, Mauritius, Sudan, Cipro, Repubblica Ceca, Slovacchia, Egitto, Gambia, India, Nigeria, Seychelles, Sri Lanka, Namibia, Russia, Bielorussia, Ucraina, Vietnam, Cina, Burkina Faso , Comore, Guinea, Guinea-Bissau, Cambogia, Mali, Mongolia, Senegal, Ungheria, Capo Verde, Corea del Nord, Niger, Romania, Tanzania, Bulgaria, Maldive, Ghana, Togo, Zimbabwe, Ciad, Laos, Sierra Leone, Uganda, Repubblica del Congo, Angola, Mozambico, Sao Tomé e Principe, Gabon, Oman, Polonia, Repubblica Democratica del Congo, Botswana, Nepal, Burundi, Repubblica Centrafricana, Bhutan, Sahara Occidentale.
Il post-1988: altri 20 riconoscimenti nel XX secolo
L’accreditamento internazionale della Palestina non si arresta. Al primo blocco di Paesi, alla spicciolata, se ne aggiungono altri 20 negli anni successivi, e per la fine del secolo si contano ben 103 Stati del mondo a riconoscere uno Stato palestinese, con tutti diritti del caso. Africa, Asia centrale e pure Europa: il sostegno alla causa di Arafat arriva dai diversi quadranti del mondo.
Paesi che riconoscono lo Stato Palestinese tra il 1988 e il 2000:
Ruanda, Etiopia, Iran, Benin, Kenya, Guinea Equatoriale, Vanuatu, Filippine (1989), Swaziland (1991), Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan, Georgia, Bosnia ed Erzegovina (1992), Tagikistan, Uzbekistan, Papua Nuova Guinea (1994), Sudafrica, Kirghizistan (1995), Malawi (1998)
Il nuovo millennio e il sostegno dell’America latina
Il nuovo millennio si apre con nuove iniziative politico- diplomatiche a sostegno della causa palestinese e un riconoscimento dello Stato di Palestina, che arriva con uno slancio tutto nuovo dal centro e sud America. Tra il 2004 e il 2012 altri 30 Paesi vanno ad ingrossare la lista di quanti ritengono che sia tempo di riconoscere la Palestina, che gode adesso di 133 Nazioni mondiali esplicitamente al proprio fianco.
Paesi che riconoscono la Palestina tra il 2000 e il 2012:
Timor Est (2004), Paraguay (2005), Montenegro (2006), Costa Rica, Libano, Costa d’Avorio (2008), Venezuela, Repubblica Dominicana (2009), Brasile, Argentina, Bolivia, Ecuador (2010), Cile, Guyana, Perù, Suriname, Uruguay, Lesotho, Sud Sudan, Siria, Liberia, El Salvador, Honduras, Saint Vincent e Grenadine, Belize, Dominica, Antigua e Barbuda, Grenada, Islanda (2011), Thailandia (2012).
2013, il riconoscimento del Vaticano e nuove nazioni pro-stato Palestinese
Il 2013 segna un momento storico per la causa palestinese. Il Vaticano, che non fa parte dell’Onu, prende ufficialmente posizione della questione arabo-israeliana, e riconosce la Palestina quale Stato. Una mossa non solo politica e diplomatica, ma anche dai toni confessionali forti: lo Stato della Chiesa sposa la parta arabo-islamica delle controversie in Medio Oriente. E’ solo uno dei momenti chiave della seconda decade degli anni Duemila in poi. La Svezia rompe gli indugi di un’Ue divisa e dubbiosa, e diventa il primo Paese dell’Europa occidentale a riconoscere lo stato palestinese.
Riconoscimento dello Stato palestinese dal 2013 ai giorni nostri
Guatemala, Haiti, Vaticano (2013), Svezia (2014), Santas Lucia (2015), Colombia (2018), Saint Kitts and Nevis (2019),
Le rivendicazioni palestinesi conoscono un momento di svolta il 15 novembre 1988, quando l’allora presidente dell’Organizzazione per la liberazione della Palestina (Olp), Yasser Arafat, proclamò la Palestina Stato indipendente e sovrano, con Gerusalemme capitale. Un annuncio che non restò isolato: subito dopo la proclamazione, l’Algeria riconobbe la nuova entità, aprendo la strada al riconoscimento internazionale. Altri 82 Paesi seguirono, e tra novembre e dicembre 1988 ben 83 Paesi del mondo riconobbero la Palestina come Stato.
La lista dei Paesi che riconoscono lo Stato palestinese nel 1988:
Algeria, Bahrein, Indonesia, Iraq, Kuwait, Libia, Malesia, Mauritania, Marocco, Somalia, Tunisia, Turchia, Yemen, Afghanistan, Bangladesh, Cuba, Giordania, Madagascar, Malta, Nicaragua, Pakistan, Qatar, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti , Serbia, Zambia, Albania, Brunei, Gibuti, Mauritius, Sudan, Cipro, Repubblica Ceca, Slovacchia, Egitto, Gambia, India, Nigeria, Seychelles, Sri Lanka, Namibia, Russia, Bielorussia, Ucraina, Vietnam, Cina, Burkina Faso , Comore, Guinea, Guinea-Bissau, Cambogia, Mali, Mongolia, Senegal, Ungheria, Capo Verde, Corea del Nord, Niger, Romania, Tanzania, Bulgaria, Maldive, Ghana, Togo, Zimbabwe, Ciad, Laos, Sierra Leone, Uganda, Repubblica del Congo, Angola, Mozambico, Sao Tomé e Principe, Gabon, Oman, Polonia, Repubblica Democratica del Congo, Botswana, Nepal, Burundi, Repubblica Centrafricana, Bhutan, Sahara Occidentale.
Il post-1988: altri 20 riconoscimenti nel XX secolo
L’accreditamento internazionale della Palestina non si arresta. Al primo blocco di Paesi, alla spicciolata, se ne aggiungono altri 20 negli anni successivi, e per la fine del secolo si contano ben 103 Stati del mondo a riconoscere uno Stato palestinese, con tutti diritti del caso. Africa, Asia centrale e pure Europa: il sostegno alla causa di Arafat arriva dai diversi quadranti del mondo.
Paesi che riconoscono lo Stato Palestinese tra il 1988 e il 2000:
Ruanda, Etiopia, Iran, Benin, Kenya, Guinea Equatoriale, Vanuatu, Filippine (1989), Swaziland (1991), Kazakistan, Azerbaigian, Turkmenistan, Georgia, Bosnia ed Erzegovina (1992), Tagikistan, Uzbekistan, Papua Nuova Guinea (1994), Sudafrica, Kirghizistan (1995), Malawi (1998)
Il nuovo millennio e il sostegno dell’America latina
Il nuovo millennio si apre con nuove iniziative politico- diplomatiche a sostegno della causa palestinese e un riconoscimento dello Stato di Palestina, che arriva con uno slancio tutto nuovo dal centro e sud America. Tra il 2004 e il 2012 altri 30 Paesi vanno ad ingrossare la lista di quanti ritengono che sia tempo di riconoscere la Palestina, che gode adesso di 133 Nazioni mondiali esplicitamente al proprio fianco.
Paesi che riconoscono la Palestina tra il 2000 e il 2012:
Timor Est (2004), Paraguay (2005), Montenegro (2006), Costa Rica, Libano, Costa d’Avorio (2008), Venezuela, Repubblica Dominicana (2009), Brasile, Argentina, Bolivia, Ecuador (2010), Cile, Guyana, Perù, Suriname, Uruguay, Lesotho, Sud Sudan, Siria, Liberia, El Salvador, Honduras, Saint Vincent e Grenadine, Belize, Dominica, Antigua e Barbuda, Grenada, Islanda (2011), Thailandia (2012).
2013, il riconoscimento del Vaticano e nuove nazioni pro-stato Palestinese
Il 2013 segna un momento storico per la causa palestinese. Il Vaticano, che non fa parte dell’Onu, prende ufficialmente posizione della questione arabo-israeliana, e riconosce la Palestina quale Stato. Una mossa non solo politica e diplomatica, ma anche dai toni confessionali forti: lo Stato della Chiesa sposa la parta arabo-islamica delle controversie in Medio Oriente. E’ solo uno dei momenti chiave della seconda decade degli anni Duemila in poi. La Svezia rompe gli indugi di un’Ue divisa e dubbiosa, e diventa il primo Paese dell’Europa occidentale a riconoscere lo stato palestinese.
Riconoscimento dello Stato palestinese dal 2013 ai giorni nostri
Guatemala, Haiti, Vaticano (2013), Svezia (2014), Santas Lucia (2015), Colombia (2018), Saint Kitts and Nevis (2019),
❤10
Repubblica Araba di Siria 🇸🇾
E' sempre la stessa storia. Occidente o Umanità, dove per occidente si intende solamente barbarie nella mappa le nazioni che riconoscono lo Stato di Palestina
Messico (2023), Bahamas, Trinidad e Tobago, Giamaica e Barbados (2024).
Con questi riconoscimenti sono 145 i Paesi del mondo (143 Onu più Vaticano e Sahara occidentale, non Onu) a riconoscere la Palestina quale Stato. Ben presto altri potranno aggiungersi, visto che Spagna, Irlanda e Norvegia hanno annunciato l’intenzione di portare avanti questo processo di riconoscimento avviato nel 1988.
Con questi riconoscimenti sono 145 i Paesi del mondo (143 Onu più Vaticano e Sahara occidentale, non Onu) a riconoscere la Palestina quale Stato. Ben presto altri potranno aggiungersi, visto che Spagna, Irlanda e Norvegia hanno annunciato l’intenzione di portare avanti questo processo di riconoscimento avviato nel 1988.
❤6
🇮🇷/🇷🇺 NOVITÀ: Il satellite per comunicazioni iraniano "Nahid-2" è stato lanciato con successo in orbita con un razzo russo "Soyuz" dal Centro Spaziale Vostochny.
L'Iran dispone di una propria capacità di lancio satellitare e ha lanciato più di una dozzina di satelliti negli ultimi anni, ma a causa del peso elevato di questo satellite e del suo costo elevato, ha optato per il razzo Soyuz, la cui affidabilità è del 98%.
L'Iran dispone di una propria capacità di lancio satellitare e ha lanciato più di una dozzina di satelliti negli ultimi anni, ma a causa del peso elevato di questo satellite e del suo costo elevato, ha optato per il razzo Soyuz, la cui affidabilità è del 98%.
👏11❤5👍4
Repubblica Araba di Siria 🇸🇾
🇮🇷/🇷🇺 NOVITÀ: Il satellite per comunicazioni iraniano "Nahid-2" è stato lanciato con successo in orbita con un razzo russo "Soyuz" dal Centro Spaziale Vostochny. L'Iran dispone di una propria capacità di lancio satellitare e ha lanciato più di una dozzina…
— 🇮🇷 NOTA: Il satellite Nahid-2 è un microsatellite per telecomunicazioni da 120 kg sviluppato dall'Iran Space Research Center.
...
Rappresenta uno sforzo collaborativo tra il settore pubblico, aziende private e università iraniane.
...
Rappresenta uno sforzo collaborativo tra il settore pubblico, aziende private e università iraniane.
❤🔥7👍6