Parola e vita
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Commento del Vangelo quotidiano a cura delle Clarisse di Mantova in collaborazione con i laici
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“Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui.”

Gv 3, 13-17
Qui il testo: https://bit.ly/3hsR1Ga

TORNARE ALLA CROCE
Davanti al Crocifisso, San Francesco si sentì destinatario di un amore così grande e immeritato che i suoi fratelli, vedendolo ai piedi della Croce della Verna così attraversato dalla compassione e dalla passione di Gesù dicevano: è Francesco, ma sembra Gesù! Dobbiamo stare davanti alla Croce per capire chi siamo. Perché la passione di Gesù non mente, e stando un po’ vicini alla sua croce, è come mettere le mani nella farina, anche senza volere, un po’ di polvere rimane attaccata alle mani. Guardare alla Croce e tornare a vedere l’amore di chi non giudica e condanna perché chi può condannare veramente iI peccato è chi assume la debolezza del peccatore.
Guardare alla Croce e comprendere che niente può impedire al Signore di amarci e anche quando conosce il cuore del traditore, non retrocede, continua ad amare, va fino alla fine, ama finché fa male…SALVA!
Noi portiamo la nostra croce, ognuno la sua, e Lui invece non porta la sua, porta la nostra e ci sale lui poi sulla nostra croce, affinché noi viviamo. L’amore infatti vale più della vita. Torniamo al nostro posto, torniamo alla Croce. E anche di noi possa essere detto: E' Francesco, ma sembra Gesù!

“Ti adoriamo, Signore Gesù Cristo, qui e in tutte le tue chiese che sono nel mondo intero e ti benediciamo, perché con la tua santa croce hai redento il mondo.”

Buona giornata
“Donna, ecco il tuo figlio”

Gv 19, 25-27
Qui il testo: https://bit.ly/3k9o6J5

AFFIDÀTI!
Oggi è la solennità dell’affidamento! Gesù, nella sua passione, si è visto spogliato di tutto. Sul Calvario, all’apice della solitudine, in balia del dolore più cruento, con le sue ultime parole dona sua madre al mondo intero. Al cuore stesso del dramma della croce Maria pronuncia il suo secondo SI’ che la consacra come Madre di tutti i figli di Dio, e consacra noi come figli affidati alle cure, all’amore, alla protezione di Maria. E la più potente protezione è contro il Maligno, il Divisore. Quest’ultimo sapeva benissimo che lui non poteva vincere Gesù, che non poteva tenerlo chiuso in un sepolcro, sapeva benissimo che non poteva convincere Gesù a non perdonarci tutti per il male che gli stavamo facendo. Pensava però di riuscire a staccare noi da Dio e Dio da noi; in realtà, dal cuore morente di Gesù e dal suono della sua ultima Parola, Gesù crea tra Maria e l’uomo e tra l’uomo e Maria un legame d’amore tale che non potrà mai essere vinto. Qualsiasi cosa possa accadere nella nostra vita, il maligno non avrà mai, mai modo di strapparci dalle mani di Dio. Grazie al Suo Sì. E al nostro Sì, se la accogliamo a casa nostra.

Chiediamo a Maria: “Tu il Padre fa conoscere e il Figlio ancor tu mostraci.
I nostri sensi illumina, d’amore i cuori penetra,
rafforza i corpi deboli, col tuo potente impeto.
Le forze ostili dissipa, dona la pace all’anima. Amen”.

Buona giornata!
“Lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo”

Lc 7, 36-50
Qui il testo: https://bit.ly/2XcHlIC

COSA RESTA?
San Filippo Neri, a chi gli dava del pazzo, rispondeva: “Eh sì, tutti nasciamo pazzi. Poi, crescendo – purtroppo – si sviluppa la ragione… Ma chi ragiona troppo, non è capace di amare nessuno. La ragionevolezza e la prudenza devono ad un certo punto cedere il passo alla follia, allo spreco del tempo per amore, di vita per amore”.
Lo spreco di nardo di Maria ci interroga: di quello che faccio, che dico, che penso, quanto mi rimane? Quanto trattengo? Quanto amore invece viene effuso, quanto profumo rimane?
In Maria, dopo essere stata tanto amata, resta il desiderio ardente di vivere la propria vita come una continua restituzione, perché non ho dato nulla finché non ho dato tutto.
Quante volte pensiamo che bastino due gocce...teniamo le scorte di parole e di tempo e di bene per domani. Mettiamo via.
Quell’ondata eccessiva di profumo di nardo invece prefigura tutta la passione di Gesù. Lui che ha ‘sprecato’ sino all’ultimo respiro di vita per salvarci! Non ci ha dato i resti, ci ha dato tutto.

Proviamo oggi a non trattenere. A non mettere via. A restituire. A riversare. A sprecare le scorte. Vediamo cosa resta. E soprattutto che profumo rimane in casa.

Felice e profumata giornata a tutti
“C'erano con lui i Dodici e alcune donne che erano state guarite da spiriti cattivi e da infermità”

Lc 8, 1-3
Qui il testo: https://bit.ly/3tCQI0i

DOVUNQUE LUI!
Prendere il vangelo sul serio ha dentro una potenza che cambia il mondo.
Ad ogni pagina del Vangelo Gesù mostra che Dio è guarigione! E anche se non conosco i modi e i tempi, so che adesso lotta con me contro ogni mio male, rinnovando goccia a goccia la vita. Lui solo può tornare e stare dove io credo di poter solo fuggire.
Seguire Gesù senza riservare nulla a se stessi è il frutto naturale della vita nuova.
È la storia delle donne del Vangelo di oggi: seguono per gratitudine lo Sposo che le aveva guarite da spiriti cattivi e da infermità. Per questo erano lì, insieme a Pietro, anch'egli cercato e perdonato sulle sponde del lago di Galilea. Siamo la comunità dei "graziati". Dovunque Lui si muove, la vita rinasce, le ferite si risanano, il male è ricacciato indietro.
Eppure pensiamo ancora come bambini che se fai il bravo allora Dio ti perdona. Noi pensiamo di avere il diritto di accostarci a Gesù se siamo bravi. Il nostro diritto per toccare il Suo cuore invece è la nostra fragilità. E ancora ci rassegniamo perché questo nostro cuore a brandelli crediamo che sia un ostacolo alla nostra rinascita. Proprio dove più ci fa male, infatti, possiamo sentirci dire parole che nessuno ci ha mai detto... Lo voglio, guarisci!

Noi figli guariti e vivi, come Maria, Giovanna, Susanna e molte altre sentiamoci chiamati a guarire e servire, a prendere il Vangelo sul serio, perché ci è donata una potenza che cambia il mondo.

Buon venerdì
“Il Seminatore uscì a seminare…”

Lc 8, 4-15
Qui il testo: https://bit.ly/3lRrtUL

NON DORME MAI!
Se si guarda bene il seminatore che cammina con la sua borsa colma di semi, ci si accorge che mostra i segni della Passione: è il Risorto. Il seme gettato dal Padre nei solchi della storia, che morendo ci ha ridato la vita. Esso cade con abbondanza dalla sua mano nel gesto ampio di chi non bada a spreco: divina è la Parola che sempre ci raggiunge. Non c’è pausa nelle mani di Dio, non c’è sonno negli occhi di Dio, egli semina sempre e continuamente la sua Parola in mille modi e tempi, in tutti e ciascuno. E, anche se nessuno sa come, la sua Parola porterà sempre e certamente il suo frutto, anche nei momenti di solitudine e paura, nei deserti di fede e amore.
Le spighe dorate sono il frutto di una terra buona, arata, lavorata che ha accolto la Parola. Ha una potenza che fa resuscitare i morti! E salva il mondo! Il nemico, infatti, in nero, semina zizzania. L’impedimento preferito dal Maligno è l’ignoranza: indurci ad ignorare che questa Parola di vita sia PER ME, sia efficace, sia gravida di vita. Ignorare che anche se fossimo solo terra calpestata, soffocata, dissipata, deserta, tanto più Lui tornerà a gettare il suo seme. E diventeremo via via ciò cui avremo concesso più spazio e più amore.

Come la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere irrigato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, perché dia il seme al seminatore e pane da mangiare, così sarà della parola uscita dalla mia bocca (Is 55,10-11)

Buon sabato
“Se uno vuol essere il primo, sia l’ultimo di tutti e il servitore di tutti.”

Mc 9, 30-37
Qui il testo: https://bit.ly/3Ar6q12

DALLE CIME, PICCOLE COSE
Gesù prende sul serio il desiderio del discepolo, essere il primo, cioè realizzarsi, poter emergere nella vita. Ma la risposta che Gesù offre è sconcertante: essere il più grande non è porsi sull’altro, ma stare ai piedi dell’altro, essere per l’altro dono, fare in modo che l’altro possa arrivare primo, sentirsi amato. In una parola, la grandezza del discepolo è capire che c’è una sola via che realizza pienamente il desiderio più vero di vita: la via dell’umiltà. L’umiltà, la madre dei giganti, diceva Chesterton: “Si vedono grandi cose dalla valle, solo piccole cose dalle cime”!
Che immense cose possiamo vedere dal punto più basso, dagli occhi bambini. Quanta libertà! Essere all’ultimo posto, essere il servo di tutti, significa essere liberati dalla tentazione del potere. La parte più povera di chi mi sta accanto come il dono più grande per me, perché mi dona di diventare piccolo e questa piccolezza spalanca le porte del cielo.
Impariamo dai piccoli quanto piccoli possiamo aspirare a diventare... “I bambini sono come i marinai: dovunque si posano i loro occhi, è l’immenso” (C. Bobin). L’ambizione invece oscura la vista, corrode il cuore. Davvero possiamo vedere grandi cose dalla valle, e dalle cime, piccole cose!

Chiediamo con Santa Teresina... «le tue braccia, o Gesù, sono l'ascensore che mi deve innalzare fino al cielo! Per questo io non ho affatto bisogno di diventare grande; bisogna anzi che rimanga piccola, che lo diventi sempre di più.»

Buona domenica!
"Non c'è nulla di nascosto che non debba essere manifestato, nulla di segreto che non debba essere conosciuto e venire in piena luce"

Lc 8, 16-18
Qui il testo: https://bit.ly/39im1Er

PROIETTORI DI PROFONDITÀ
Gesù conclude la parabola del seminatore con questa immagine. Oltre ad un significato simbolico, la luce ha un fine molto pratico: quello di vedere, di rendere visibile, comprensibile, il mondo che ci circonda. Senza di essa, nulla ha senso, nulla si può distinguere: come un seme ha bisogno del suo terreno per crescere, un libro ha bisogno di luce per essere letto. La luce è luce della Parola e anche luce dello spirito, i due modi con cui Dio illumina la nostra strada: vogliamo usarli per illuminare il mondo che ci circonda? O li copriamo, li nascondiamo, li ignoriamo? Soprattutto, per illuminare le parti più oscure e profonde di noi, che non riusciamo ad ammettere, che sono difficili da riconciliare; anche esse sono visibili al Signore, che è la luce che illumina tutte le cose. I nostri difetti, i nostri dubbi, le nostre insicurezze, non possono essere ignorate: dobbiamo avere il coraggio di scendere a fondo, di farci le domande più difficili, che non vorremmo farci, ma di cui sentiamo la necessità. Soprattutto, dobbiamo metterle alla luce della Parola e dell'Amore del Signore, per comprenderle e comprenderci pienamente.

Buona settimana!
"Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati."

Mt 9, 9-13
Qui il testo: https://bit.ly/3j8vGTY

ESSERE PURI
Come molte volte nella sua predicazione, Gesù compie qualcosa di scandaloso: invita alla sua tavola pubblicani e peccatori, quelli che chiameremmo "gentaccia". Anche noi saremmo sorpresi se Gesù, qui, oggi, invitasse alla sua mensa persone che non riteniamo degne della Sua presenza: qualcuno che ha commesso peccati gravi, reati, che vive ai margini della società. Noi, dall'alto della nostra purezza, della nostra condotta (secondo noi) impeccabile, li sentiremmo come fuori posto, inadatti, indegni.
Ma sta a noi decidere chi si accosta e chi no, al perdono del Signore? Viviamo nell'idea che la purezza sia come una preziosa veste bianca, che una volta macchiata è da buttare, ma Gesù vuole la Misericordia, che ci fa tornare puri, anche se per la nostra logica umana è impossibile. Anche un pubblicano come Matteo può rispondere alla chiamata di santità del Signore, così come noi tutti siamo chiamati, indipendentemente dal nostro passato, senza dover giudicare il cammino personale e unico di ciascuno verso di Lui.

“Lava ciò che è sordido,
bagna ciò che è arido,
sana ciò che sanguina.”

Buona giornata
"Quanto a coloro che non vi accolgono, nell'uscire dalla loro città, scuotete la polvere dai vostri piedi, a testimonianza contro di essi."

Lc 9, 1-6
Qui il testo: https://bit.ly/3zySFw6

MISSIONARI D'ASFALTO
Oggi scorgiamo un preludio di ciò che vedremo poi negli Atti degli Apostoli. Gesù dà solo due indicazioni: la povertà e la non sedentarietà. Nessuno dei luoghi in cui gli apostoli andranno sarà per loro più che un rifugio o un pasto, non avranno nessun tipo di possedimento. La loro casa è lì con il Cristo e poi nel Regno dei Cieli. Ma come facciamo noi ad applicare quest'ottica alla nostra vita? Noi non siamo gli Apostoli, dopotutto. Forse siamo coloro che li accolgono, nelle case che possediamo, con le nostre famiglie, le nostre vite comuni. Ma ora? Per chi saremo Apostoli? Come calare una pratica così antica nel nostro mondo moderno? L'intento missionario degli Apostoli vive con noi, così come il messaggio di povertà e di semplicità; la sfida è trovare nuovi modi, nuovi linguaggi per le nuove orecchie dei nostri giorni, in queste città d'asfalto che non lasciano polvere sotto i nostri piedi.

Buon cammino e buona giornata
"Altri: «E' apparso Elia», e altri ancora: «E' risorto uno degli antichi profeti»."

Lc 9, 7-9
Qui il testo: https://bit.ly/3zzHkMr

GLI OCCHI DELLA NOVITÀ
La voce di Gesù inizia a spargersi per tutta la Palestina; e qual è la prima reazione delle persone? Pensare che siano i profeti del passato. La reazione potrà sembrarci ottusa, cieca, quasi comica; ma se ci pensiamo, anche noi, ogni volta che veniamo confrontati con la novità, non tendiamo forse a leggerla come una semplice reiterazione del passato, a leggere nuove relazioni nella luce di vecchie relazioni? Non ci lasciamo sorprendere, perché pensiamo di aver visto tutto e di avere ordinato la realtà in categorie sicure.
Così però, tutto muore. Non ci lasciamo davvero condurre dalla Fede, ma dalle nostre concezioni, perché abbiamo paura e temiamo il nuovo. Il messaggio evangelico è proprio queste due cose: antico, perché legato ad una tradizione, ai profeti, portatore di verità che durano nel tempo; nuovo, perché portatore della straordinaria novità della Resurrezione, perché fecondo di vita.

Buona e feconda giornata a tutti