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Abbiamo davvero bisogno della polizia?

In “Immagina un mondo senza polizia “, Geo Maher non propone un’utopia ingenua: indica la strada per rendere obsoleti polizia, carcere, confini e apparati di deportazione, mostrando che la sicurezza può nascere da comunità forti, giustizia sociale e mutuo soccorso.

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CHIEDIAMO MASSIMA DIFFUSIONE!

Lince ha bisogno d
i noi!
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LETTERA APERTA ALLA SOCIETÀ CIVILE GLOBALE

AI DIFENSORI DELLA PACE E AI POPOLI DEL MONDO

Da Cuba: Un appello alla vita tra i tamburi di guerra

Eccellenze, leader di organizzazioni sociali, difensori dei diritti umani e cittadini del mondo:

Ci rivolgiamo a voi in un momento di estrema gravità. L'aumento della retorica aggressiva e le minacce di intervento militare da parte di settori estremisti degli Stati Uniti contro Cuba hanno cessato di essere semplici slogan politici e sono diventate un pericolo reale che minaccia la pace della regione e la vita di milioni di esseri umani.

Ci rivolgiamo alla Società Civile Internazionale non per chiedere favori, ma per lanciare un appello alla giustizia e alla memoria.

Cuba è una piccola nazione che ha fatto della solidarietà il suo vessillo più alto. Mentre altri esportano armi, Cuba ha esportato vite umane.

Per decenni, il nostro Paese ha inviato brigate mediche negli angoli più dimenticati del pianeta, combattendo l'Ebola in Africa, il colera ad Haiti, la cecità in America Latina e il COVID-19 in oltre 40 Paesi.

Siamo un popolo che condivide ciò che ha, non ciò che ha in eccesso, nella convinzione che la salute sia un diritto umano universale.

È questa la nazione che merita di essere attaccata? È questo il popolo la cui integrità dovrebbe essere minacciata da portaerei e missili?

Un'aggressione militare contro Cuba non sarebbe un "intervento chirurgico" o una "liberazione". Sarebbe un massacro di civili.

Il costo umano sarebbe incalcolabile. I nostri figli, che oggi frequentano scuole sicure, e i nostri anziani, protetti da un sistema sanitario universale, sarebbero le prime vittime di questa barbarie.

Una guerra nel cuore dei Caraibi scatenerebbe una tragedia umanitaria che colpirebbe non solo la nostra isola, ma la stabilità dell'intero emisfero.

La storia ci insegna che le bombe non hanno mai seminato democrazia; hanno lasciato solo macerie, orfani e risentimento.

La pace non è semplicemente l'assenza di conflitto; è il rispetto del diritto internazionale, della sovranità dei popoli e della Carta delle Nazioni Unite.

Lanciamo un appello urgente alla mobilitazione globale:

1. Chiediamo rispetto per la vita: chiediamo ai leader della società civile di alzare la voce in ogni possibile forum per denunciare questo avventurismo bellicoso.

2. Sosteniamo la diplomazia: esortiamo la comunità internazionale a promuovere soluzioni basate sul dialogo, sul rispetto reciproco e sulla coesistenza civile tra gli Stati.

3. Tutela dei bambini: chiediamo la tutela del diritto dei nostri figli a vivere in pace, senza il trauma del fragore della guerra nelle loro case.

Cuba non rappresenta una minaccia per la sicurezza di alcuna potenza. La nostra unica "arma" è stata la resistenza e la solidarietà internazionale. Non permettiamo che l'odio di pochi decida il destino di un intero popolo generoso.

Leader mondiali, attivisti, intellettuali, artisti e persone di buona volontà: fermate la mano dell'aggressore prima che sia troppo tardi.

L'umanità non ha bisogno di altre guerre; ha bisogno di più medici, più libri e più pane.

In nome della decenza, della giustizia e della vita, vi chiediamo di unirvi al nostro grido:

No alla guerra contro Cuba!

Sì alla pace e alla vita!

Cordiali saluti,

Henry Omar Pérez
Giornalista e comunicatore sociale
Membro della società civile cubana🇨🇺

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La gogna contro chi difende

La campagna della stampa di destra contro l’avvocato Fausto Gianelli è un’operazione politica: trasformare l’avvocato nel complice dell’imputato, criminalizzare la solidarietà con la Palestina e intimidire chi tutela diritti e garanzie.

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Media is too big
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Le Black Rebels di Extinction Rebellion alle Zattere

Alle Fondamenta Zattere, le Black Rebels hanno attraversato lo spazio pubblico con una lenta e silenziosa processione: un gesto teatrale e potente per ricordare il dolore e la morte prodotti dalla crisi eco-climatica, dall’ingiustizia sociale e dalle guerre.

Il nero dei loro drappi richiama il petrolio e il carbone: simboli di un modello energetico che devasta il pianeta, alimenta instabilità geopolitica e ci rende dipendenti dalle fonti fossili.

L’azione denuncia le politiche del Governo e di ENI, il Piano Mattei e il progetto di trasformare l’Italia in hub del gas. La crisi nello Stretto di Hormuz mostra quanto questa strada sia fragile e pericolosa.

Serve un cambio radicale: investire davvero nella transizione ecologica, per un futuro sostenibile e di pace.
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Lacrimogeni ad altezza uomo: a Torino la polizia ha rischiato di uccidere

Prima del derby della Mole un tifoso juventino di 45 anni è finito in codice rosso dopo essere stato colpito alla testa. Tv e giornali parlano genericamente di “scontri”, ma il nodo è un altro: l’uso ormai sistematico di lacrimogeni sparati contro le persone

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Difendere la Terra non è un crimine

Il report “Diritto non crimine. Il diritto a difendere l’ambiente e i territori ai tempi dei decreti sicurezza” a cura di Rete in Difesa di.. e Osservatorio Repressione. La criminalizzazione degli ecoattivisti, del conflitto e il diritto costituzionale a difendere ambiente e territori ai tempi dei decreti sicurezza.

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...un 270bis firmato con la penna nera...

Nella giornata di sabato 9 maggio alle 12:30, nel pieno dell'adunata degli alpini, una decina di carabinieri (due in divisa, il resto in borghese), sono entrati in casa di due compagni con un mandato di perquisizione indirizzato ai due, con un'accusa di imbrattamento per una scritta "alpino molesto stai attento" e il furto di uno striscione che diceva "passano gli alpini di Cantore" (per il quale non è nemmeno stata posta querela). Questi simpatici signori sono inizialmente entrati con il pretesto di cercare i materiali inerenti a questi fatti, ma vedendo la distro, gli opuscoli, poster e volantini antimilitaristi, sembrerebbe che si siano lasciati ingolosire. Dopo svariate chiamate al pm di turno hanno deciso di mettere a sequestro tutto il materiale stampato, tutti gli apparecchi informatici, smartphone, computer, hard disk, e pure la stampante. L'ennesima volta che viene presa di mira la stampa anarchica.
Infatti, avendo analizzato il materiale sequestrato, una perquisizione per imbrattamento si è "presto" (dopo 8 ore in questura diokan) trasformata in un'indagine per 270bis in concorso (associazione con finalità di terrorismo e sovversione dell'ordine democratico), 414 (istigazione a delinquere) - e pure per ricettazione per il ritrovamento di un cartello stradale - per le due persone iniziali, per due altre persone che si trovavano ospiti in casa e perfino per un'amica che con un pessimo tempismo stava passando a prendere un caffè. L'accusa di 270bis viene giustificata, oltre che dalla presenza di materiali informativi di matrice anarchica, anche dal ritrovamento di una tanica di benzina nel bagagliaio di una macchina che - incredibilmente - va a benzina, che a parole loro "conferma l'ipotesi di iniziative concrete e violente e non solo mere proclamazioni di intenti".
Questo si inserisce nel quadro generale di quello che stava succedendo a Genova quel fine settimana, ossia la 97° adunata degli alpini, per cui si stimava l'arrivo di circa 400mila alpini. Sono comparsi a macchia d'olio accampamenti militari, esposizioni di macchine da guerra e tricolori ovunque che ancora sventolano sulle strade. Per questa occasione la nostra cara sindaca Silvia Salis ha interrotto, ma solo temporaneamente, il decreto anti movida che da 3 anni non permette di bere e viverci i vicoli se non intorno al tavolo di un bar; non sapevamo che per viverci tranquillamente in compagnia le strade del centro dovessimo indossare una penna nera o, ancora meglio, cantare "faccetta nera", cosa successa varie volte in questo allegro fine settimana.
Tutto ciò si inquadra bene nella città di Genova, che sempre di più punta a diventare uno snodo cruciale dell'apparato bellico europeo, con l'espansione del porto e della rete ferroviaria, la presenza di stabilimenti di Fincantieri e della Leonardo s.p.a. col suo super computer, usato per la sorveglianza interna e dei confini, come negli scenari militari.
Ciò che è accaduto durante quella giornata non è un caso isolato, si dimostra coerente con le politiche repressive dello stato, che, decreto sicurezza dopo l'altro, mirano a sopprimere qualsiasi tipo di iniziativa o condivisione di pensieri e pratiche che possano contrastare l'illusione di pace sociale che cercano di propinarci mentre tutto intorno a noi dilagano guerre e genocidi e la sempre più evidente distruzione del nostro pianeta.

Se davvero il nostro informarci, agire e il semplice organizzarsi assieme (perfino passare a prendere un caffè a casa degli amici) può portare ad un'accusa di associazione con finalità di terrorismo, ci sembra sempre più importante continuare ad incontrarci per diffondere le nostre idee e le nostre pratiche.
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