Domenica 5 giugno, con partenza alle 9 dal Passo Falzarego e raduno previsto alle h 12 al Passo Giau, associazioni, comitati, ambientalistə, abitanti del Cadore e dell’Ampezzano, manifesteranno in difesa delle montagne, delle valli, dei paesaggi e degli ecosistemi, contro gli scempi e le devastazioni che le opere per le Olimpiadi 2026 stanno portando in quei luoghi unici e fragili che sono le Dolomiti.
Manifesteranno contro il proliferare di nuovi collegamenti per impianti sciistici e un modello di sfruttamento turistico della montagna non più sostenibile climaticamente e sul piano ambientale ed economico. Un modello che i Giochi Invernali Milano-Cortina hanno contribuito oltre modo ad alimentare, in territori già ampiamente compromessi da decenni di sfruttamento turistico incontrollato o quasi, con annesso crescente sviluppo immobiliare e consumo di suolo. Così a Cortina, così a Bormio e Livigno, le località lombarde ospitanti le gare olimpiche, dove presto si scatenerà analoga invasione di cantieri, opere spesso inutili, cemento e asfalto in zone altrettanto fragili da un punto di vista idrogeologico.
Domenica 5 saremo al Passo Giau a portare la voce della Milano che non crede al sogno olimpico e alla favola dei giochi sostenibili. Porteremo il racconto di cosa significa il modello Milano e l’impatto dei giochi sul territorio metropolitano e lombardo.
Per maggiori info logistiche 👇🏿👇🏿👇🏿👇🏿
https://www.mountainwilderness.it/news-dal-mondo-dellambientalismo/passo-giau-5-giugno-2022-raduno-alpinistico-e-ambientalista-in-difesa-delle-montagne/
Manifesteranno contro il proliferare di nuovi collegamenti per impianti sciistici e un modello di sfruttamento turistico della montagna non più sostenibile climaticamente e sul piano ambientale ed economico. Un modello che i Giochi Invernali Milano-Cortina hanno contribuito oltre modo ad alimentare, in territori già ampiamente compromessi da decenni di sfruttamento turistico incontrollato o quasi, con annesso crescente sviluppo immobiliare e consumo di suolo. Così a Cortina, così a Bormio e Livigno, le località lombarde ospitanti le gare olimpiche, dove presto si scatenerà analoga invasione di cantieri, opere spesso inutili, cemento e asfalto in zone altrettanto fragili da un punto di vista idrogeologico.
Domenica 5 saremo al Passo Giau a portare la voce della Milano che non crede al sogno olimpico e alla favola dei giochi sostenibili. Porteremo il racconto di cosa significa il modello Milano e l’impatto dei giochi sul territorio metropolitano e lombardo.
Per maggiori info logistiche 👇🏿👇🏿👇🏿👇🏿
https://www.mountainwilderness.it/news-dal-mondo-dellambientalismo/passo-giau-5-giugno-2022-raduno-alpinistico-e-ambientalista-in-difesa-delle-montagne/
Mountain Wilderness Italia ONLUS
Passo Giau 5 giugno 2022. Raduno alpinistico e ambientalista in difesa delle montagne. - Mountain Wilderness Italia ONLUS
Chiediamo Olimpiadi rispettose dell’ambiente e senza sprechi di soldi pubblici Programma della giornata Il Passo Giau (BL) collega l’ampezzano (Valle del Boite) con l’agordino (Val Cordevole). È raggiungibile da Cortina d’Ampezzo oppure da Colle S. Lucia…
La "provocazione" di Stefano Boeri, Milano e la città negata
👉 https://www.offtopiclab.org/stefano-boeri-milano-e-la-citta-negata/ 👈
[Non sappiamo se è ingenuità o arroganza, ma la #Milano peggiore, quella del #SalonedelMobile, è ben esemplificata dal video realizzato da Stefano Boeri per la relativa "opera" presentata durante l'evento per eccellenza della “capitale morale”: un #archistar, protagonista della #gentrificazione instagrammabile meneghina, che vorrebbe rendere esteticamente bella persino l’indigenza più estrema – spacciandola per empatia (coerentemente con la filantropia coloniale e razzista dell’alta società)...]
👉 https://www.offtopiclab.org/stefano-boeri-milano-e-la-citta-negata/ 👈
[Non sappiamo se è ingenuità o arroganza, ma la #Milano peggiore, quella del #SalonedelMobile, è ben esemplificata dal video realizzato da Stefano Boeri per la relativa "opera" presentata durante l'evento per eccellenza della “capitale morale”: un #archistar, protagonista della #gentrificazione instagrammabile meneghina, che vorrebbe rendere esteticamente bella persino l’indigenza più estrema – spacciandola per empatia (coerentemente con la filantropia coloniale e razzista dell’alta società)...]
Venerdì 17 giugno terzo incontro del ciclo "50 sfumature di verde" a Piano Terra: presentazione de “La rivolta del verde” con l’autrice Lucilla Barchetta e del progetto La Terra di Sotto, con Luca Quagliato (fotografo) e Massimo Cingotti (cartografo).
A seguire nuovo dj/live set con gli Otolab
h19:30 Apertura porte e cena a prezzi popolari
h20:30 Inizio presentazioni
h22 Otolab dj/live set
A seguire nuovo dj/live set con gli Otolab
h19:30 Apertura porte e cena a prezzi popolari
h20:30 Inizio presentazioni
h22 Otolab dj/live set
Piazza d’Armi: un presidio per dire “basta consumo di suolo!” e non solo
“La Piazza d’Armi di Baggio: un’area verde di circa 37 ettari che, grazie al congedo dal Demanio militare e al “limite invalicabile” che l’ha isolata dal resto del mondo per più di trent’anni, si è rigenerata spontaneamente con una biodiversità unica all’interno di Milano, fornendo servizi ecosistemici di vitale importanza per la salute e la qualità della vita degli abitanti i quali, forse per riconoscenza, si sono mobilitati a migliaia per la sua salvaguardia e per farla diventare un parco pubblico….”
Eppure nella Milano dove un giorno sì e uno anche, il Sindaco Sala si riempie la bocca e le nostre orecchie di “sostenibilità” e “città green” l’area dell’ex Piazza d’Armi rischia di trasformarsi nel l’ennesimo parchetto “addomesticato” è trasformato da area di wilderness urbana a giardino al servizio di residenze o funzioni urbane di servizio.
Per contrastare questo rischio e rivendicare la difesa integrale dell’area, domani 19 giugno le realtà del “Farwest” di Milano chiamano alla mobilitazione.
Per approfondire 👉🏿 https://www.offtopiclab.org/piazza-darmi-un-presidio-per-dire-basta-consumo-di-suolo-e-non-solo/
“La Piazza d’Armi di Baggio: un’area verde di circa 37 ettari che, grazie al congedo dal Demanio militare e al “limite invalicabile” che l’ha isolata dal resto del mondo per più di trent’anni, si è rigenerata spontaneamente con una biodiversità unica all’interno di Milano, fornendo servizi ecosistemici di vitale importanza per la salute e la qualità della vita degli abitanti i quali, forse per riconoscenza, si sono mobilitati a migliaia per la sua salvaguardia e per farla diventare un parco pubblico….”
Eppure nella Milano dove un giorno sì e uno anche, il Sindaco Sala si riempie la bocca e le nostre orecchie di “sostenibilità” e “città green” l’area dell’ex Piazza d’Armi rischia di trasformarsi nel l’ennesimo parchetto “addomesticato” è trasformato da area di wilderness urbana a giardino al servizio di residenze o funzioni urbane di servizio.
Per contrastare questo rischio e rivendicare la difesa integrale dell’area, domani 19 giugno le realtà del “Farwest” di Milano chiamano alla mobilitazione.
Per approfondire 👉🏿 https://www.offtopiclab.org/piazza-darmi-un-presidio-per-dire-basta-consumo-di-suolo-e-non-solo/
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Q.re Gallaratese, Trenno, Lampugnano: il consumo di suolo non conosce pause
Nuove volumetrie per 200.000 mc, soprattutto residenziale (al 50% più o meno tra edilizia libera e housing sociale), oltre a uno studentato e spazi commerciali. Indici edificatori massimi di 1 mq/mq con alta densità del costruito. Oltre 350 piante di pregio e alto fusto di età tra i 50 e gli 80 anni abbattute (su poco più di 600) e sostituite dai soliti alberelli asfittici in quello che chiamano parco ma sarà di fatto un giardino condominiale. Questi i dati in sintesi dell’intervento edilizio che trasformerà l’area della Casa del Giovane, struttura religiosa creata per dare alloggio e supporto a giovani abbandonati o con problemi vari.
Un’area privata, che la Curia vuole mettere a valore insieme a Investire SGR e REDO SGR (società gestrice di un fondo finanziato da Regione Lombardia, Cassa Depositi e Prestiti, Intesa, Unicredit e altri investitori istituzionali) per ripianare i buchi della Fondazione Casa del Giovane. Un’operazione legittimata dalle norme del PGT di Sala e Maran che attorno ai cosiddetti “nodi” (a pochi metri c’è la stazione M1 San Leonardo) autorizza sviluppi edilizi oltre la media. Un intervento immobiliare reso possibile dall’assenza di vincoli e mix funzionali nello stesso PGT, dove il pubblico, leggasi Comune, si limita a regolare e rendere plausibile la valorizzazione di diritti edificatori e gli investimenti immobiliari privati, in cambio di un pò di verde condominiale e housing sociale (che non sono case popolari e su cui comunque il privato guadagna).
Ma non basta. Nuove edificazioni a Trenno anche in aree limitrofe al parco e alle aree agricole. Volumetrie previste e in costruzione sull’altro “nodo”, quello di Lampugnano, dove, in attesa che si realizzi l’intervento che ha anche il solito Catella e COIMA tra i protagonisti, è in costruzione Hyppodrome, ennesimo grattacielo per ricchi acquirenti. La pressione immobiliare e speculativa aumentano in tutta la periferia ovest trascinati dalle grandi trasformazioni in zona San Siro e Merlata/Expo. E parimenti il consumo di suolo e la deforestazione di boschi quasi centenari come appunto nel caso della Casa del Giovane.
In tutta la città i fatti smentiscono quotidianamente la retorica green del Sindaco Sala e della campagna ForestaMI e dimostrano che senza i giochi di prestigio con mappe, pieni e vuoti, fatti con il PGT, il consumo di suolo continua ad aumentare. Nella periferia ovest i cittadini se ne sono accorti e si stanno organizzando per fermare l’ennesimo scempio ambientale e favore all’immobiliarista di turno. Il 2 luglio manifesteranno con appuntamento alle 9.30 alla stazione M1 San leonardo. Non lasciamoli soli.
Nuove volumetrie per 200.000 mc, soprattutto residenziale (al 50% più o meno tra edilizia libera e housing sociale), oltre a uno studentato e spazi commerciali. Indici edificatori massimi di 1 mq/mq con alta densità del costruito. Oltre 350 piante di pregio e alto fusto di età tra i 50 e gli 80 anni abbattute (su poco più di 600) e sostituite dai soliti alberelli asfittici in quello che chiamano parco ma sarà di fatto un giardino condominiale. Questi i dati in sintesi dell’intervento edilizio che trasformerà l’area della Casa del Giovane, struttura religiosa creata per dare alloggio e supporto a giovani abbandonati o con problemi vari.
Un’area privata, che la Curia vuole mettere a valore insieme a Investire SGR e REDO SGR (società gestrice di un fondo finanziato da Regione Lombardia, Cassa Depositi e Prestiti, Intesa, Unicredit e altri investitori istituzionali) per ripianare i buchi della Fondazione Casa del Giovane. Un’operazione legittimata dalle norme del PGT di Sala e Maran che attorno ai cosiddetti “nodi” (a pochi metri c’è la stazione M1 San Leonardo) autorizza sviluppi edilizi oltre la media. Un intervento immobiliare reso possibile dall’assenza di vincoli e mix funzionali nello stesso PGT, dove il pubblico, leggasi Comune, si limita a regolare e rendere plausibile la valorizzazione di diritti edificatori e gli investimenti immobiliari privati, in cambio di un pò di verde condominiale e housing sociale (che non sono case popolari e su cui comunque il privato guadagna).
Ma non basta. Nuove edificazioni a Trenno anche in aree limitrofe al parco e alle aree agricole. Volumetrie previste e in costruzione sull’altro “nodo”, quello di Lampugnano, dove, in attesa che si realizzi l’intervento che ha anche il solito Catella e COIMA tra i protagonisti, è in costruzione Hyppodrome, ennesimo grattacielo per ricchi acquirenti. La pressione immobiliare e speculativa aumentano in tutta la periferia ovest trascinati dalle grandi trasformazioni in zona San Siro e Merlata/Expo. E parimenti il consumo di suolo e la deforestazione di boschi quasi centenari come appunto nel caso della Casa del Giovane.
In tutta la città i fatti smentiscono quotidianamente la retorica green del Sindaco Sala e della campagna ForestaMI e dimostrano che senza i giochi di prestigio con mappe, pieni e vuoti, fatti con il PGT, il consumo di suolo continua ad aumentare. Nella periferia ovest i cittadini se ne sono accorti e si stanno organizzando per fermare l’ennesimo scempio ambientale e favore all’immobiliarista di turno. Il 2 luglio manifesteranno con appuntamento alle 9.30 alla stazione M1 San leonardo. Non lasciamoli soli.
Siamo lieti di invitarvi al PRIMO ☮♿️Disability Pride Milano☮♿️ in programma per la DOMENICA 3 luglio 2022, dalle ore 17 fino alle 23
Qui il comunicato completo dellə organizzatorə👉 https://www.pianoterralab.org/events/disability-pride/ 👈
Dopo Ragusa, Palermo, Napoli e Roma il Disability Pride arriva anche a Milano: una marcia organizzata dalle persone con disabilità insieme a tutti coloro che hanno a cuore i temi dell’inclusione. È il nostro contributo per abbattere le barriere, di qualsiasi genere o forma, ancora presenti e purtroppo ancora troppo radicate nella società.
Sentiamo il bisogno di riprenderci spazi a noi spesso negati perché non accessibili e sensibilizzare alle tematiche dell‘accessibilità universale, dell‘agibilità e della fruibilità quanto più possibile nei confronti della popolazione tutta.
Per queste ragioni vi invitiamo, insieme alla realtà di cui fa parte, a unirsi a noi per organizzare insieme la manifestazione e partecipare tutti al primo Disability Pride Milano.
Qui il comunicato completo dellə organizzatorə👉 https://www.pianoterralab.org/events/disability-pride/ 👈
Dopo Ragusa, Palermo, Napoli e Roma il Disability Pride arriva anche a Milano: una marcia organizzata dalle persone con disabilità insieme a tutti coloro che hanno a cuore i temi dell’inclusione. È il nostro contributo per abbattere le barriere, di qualsiasi genere o forma, ancora presenti e purtroppo ancora troppo radicate nella società.
Sentiamo il bisogno di riprenderci spazi a noi spesso negati perché non accessibili e sensibilizzare alle tematiche dell‘accessibilità universale, dell‘agibilità e della fruibilità quanto più possibile nei confronti della popolazione tutta.
Per queste ragioni vi invitiamo, insieme alla realtà di cui fa parte, a unirsi a noi per organizzare insieme la manifestazione e partecipare tutti al primo Disability Pride Milano.
"Pensare di utilizzare milioni di litri d’acqua e migliaia di kilowatt per sparare neve artificiale sia una cosa priva di qualunque senso quando non avremo l’acqua per produrre il cibo e l’energia elettrica. E che sia un segno di non aver imparato nulla dalla tragedia della #Marmolada" 🗻
Riprendiamo questo articolo a proposito della tragedia della #Marmolada e dell'ennesima conferma che i nostri tempi di crisi ecologica e climatica non permettono più compromessi con il capitalismo predatorio rappresentato da Grandi eventi e connesse devastazioni territoriali, come le #Olimpiadi previste per il 2026 👉 https://www.mountainwilderness.it/etica-e-cultura/la-marmolada-ha-parlato-rinunciamo-alle-olimpiadi/
Riprendiamo questo articolo a proposito della tragedia della #Marmolada e dell'ennesima conferma che i nostri tempi di crisi ecologica e climatica non permettono più compromessi con il capitalismo predatorio rappresentato da Grandi eventi e connesse devastazioni territoriali, come le #Olimpiadi previste per il 2026 👉 https://www.mountainwilderness.it/etica-e-cultura/la-marmolada-ha-parlato-rinunciamo-alle-olimpiadi/
Mountain Wilderness Italia ONLUS
La Marmolada ha parlato: rinunciamo alle Olimpiadi - Mountain Wilderness Italia ONLUS
“Oggi, dopo la tragedia in quota, facce scure di circostanza. E domani, “business as usual”? Scegliete voi se volete essere parte del problema o parte della soluzione”. L’idea di Enrico Deluchi, professore del PoliHub di Milano che si occupa di innovazione.…
Non si scherza col fuoco! Complici e solidali con Ri-Make, contro ogni intimidazione!
Riportiamo di seguito le parole delle compagne e dei compagni di Ri-Make sull'atto intimidatorio avvenuto nella notte di sabato contro la struttura autogestita dell'ex liceo Omero.
Nella notte di sabato sera contro i muri di RiMake e del resto del complesso dell’ex liceo Omero sono stati lanciati diversi ordigni incendiari esplosivi.
Solo grazie al rapido intervento delle persone presenti, in quel momento nello spazio per un evento sportivo, i danni provocati sono stati molto lievi.
Ma non è la prima volta che RiMake subisce intimidazioni. Questa è l’ennesima che mette a repentaglio la sicurezza di chi si trova all’interno dello spazio e di tutta la struttura.
RiMake è uno spazio bene comune gestito da abitanti del quartiere e associazioni della zona, collettivi informali e singole persone: tutt* insieme puntano a creare progetti di mutuo aiuto, autogestione, socialità, cultura, sport e quant'altro possa essere utile e necessario a migliorare la città, creando alternative concrete
In questi quattro anni a Ri-Make sono nati e cresciuti in autorganizzazione doposcuola e centri estivi solidali, corsi di italiano e arabo, mercati contadini e di accesso a cibo sano frutto di produzioni agroecologiche, sportelli sui diritti del lavoro e alla casa e, in particolare in questi anni di pandemia, sono state centinaia le persone in difficoltà che hanno trovato sostegno in questi progetti.
A chi può dar fastidio tutto questo? Chiunque esso sia e qualunque fosse l'obiettivo di questo atto violento, possiamo dire che non può che convincerci maggiormente di ciò che stiamo facendo. Ovvero dare vita a presidi attivi e aperti nei territori e nei quartieri popolari, fatti di mutuo soccorso, autogestione e costruzione di legami sociali forti che puntino a migliorare le condizioni di vita generali. Presidi sempre più necessari per invertire la rotta imboccata con la crisi di questi anni e continuamente peggiorata da scelte politiche sbagliate a livello urbano e nazionale
Pensiamo a maggior ragione che la situazione di incertezza che RiMake sta vivendo, nel percorso che porterà il Comune a demolire l'edificio dell'ex liceo Omero, debba risolversi al più presto riconoscendo la necessità di beni comuni per il quartiere.
I fuochi notturni sono già diventati cenere e macchie scure sui muri. Noi proseguiamo e proseguiremo a spegnerli e a coltivare e far fiorire beni comuni, con l'acqua fresca vitale del mutualismo e dell'autogestione
Riportiamo di seguito le parole delle compagne e dei compagni di Ri-Make sull'atto intimidatorio avvenuto nella notte di sabato contro la struttura autogestita dell'ex liceo Omero.
Nella notte di sabato sera contro i muri di RiMake e del resto del complesso dell’ex liceo Omero sono stati lanciati diversi ordigni incendiari esplosivi.
Solo grazie al rapido intervento delle persone presenti, in quel momento nello spazio per un evento sportivo, i danni provocati sono stati molto lievi.
Ma non è la prima volta che RiMake subisce intimidazioni. Questa è l’ennesima che mette a repentaglio la sicurezza di chi si trova all’interno dello spazio e di tutta la struttura.
RiMake è uno spazio bene comune gestito da abitanti del quartiere e associazioni della zona, collettivi informali e singole persone: tutt* insieme puntano a creare progetti di mutuo aiuto, autogestione, socialità, cultura, sport e quant'altro possa essere utile e necessario a migliorare la città, creando alternative concrete
In questi quattro anni a Ri-Make sono nati e cresciuti in autorganizzazione doposcuola e centri estivi solidali, corsi di italiano e arabo, mercati contadini e di accesso a cibo sano frutto di produzioni agroecologiche, sportelli sui diritti del lavoro e alla casa e, in particolare in questi anni di pandemia, sono state centinaia le persone in difficoltà che hanno trovato sostegno in questi progetti.
A chi può dar fastidio tutto questo? Chiunque esso sia e qualunque fosse l'obiettivo di questo atto violento, possiamo dire che non può che convincerci maggiormente di ciò che stiamo facendo. Ovvero dare vita a presidi attivi e aperti nei territori e nei quartieri popolari, fatti di mutuo soccorso, autogestione e costruzione di legami sociali forti che puntino a migliorare le condizioni di vita generali. Presidi sempre più necessari per invertire la rotta imboccata con la crisi di questi anni e continuamente peggiorata da scelte politiche sbagliate a livello urbano e nazionale
Pensiamo a maggior ragione che la situazione di incertezza che RiMake sta vivendo, nel percorso che porterà il Comune a demolire l'edificio dell'ex liceo Omero, debba risolversi al più presto riconoscendo la necessità di beni comuni per il quartiere.
I fuochi notturni sono già diventati cenere e macchie scure sui muri. Noi proseguiamo e proseguiremo a spegnerli e a coltivare e far fiorire beni comuni, con l'acqua fresca vitale del mutualismo e dell'autogestione
Costruire Il Nemico: Askatasuna, I No Tav, Il Conflitto Sociale
👉 https://www.notav.info/post/costruire-il-nemico-askatasuna-i-no-tav-il-conflitto-sociale/
91 indagati, da poco ridotti a 22, cui vengono contestati in primis il reato di associazione sovversiva prima e per delinquere dopo il riesame (in particolare per 6 indiziati, nei cui confronti vengono applicate le misure della custodia in carcere e degli arresti domiciliari, che restano però sospese in attesa della definitiva pronuncia della Cassazione) + 72 altri reati (in origine erano 112), 66 dei quali relativi a iniziative di lotta in Val Susa nell'ambito del movimento #notav.
Un impianto accusatorio fragile e debole, che compensa la nulla qualità indiziaria con la vasta quantità di carte prodotta da Digos e inquirenti. Come scrive a giusto titolo l’avvocato Novaro, se un nucleo di militanti/delinquenti vengono goffamente individuati come caprio espiatorio, la vera posta in palio per questura e procura sono proprio le lotte in Val di Susa contro il TAV, al centro di tutto il procedimento insieme al Festival Alta Felicità (descritto come «un articolato sistema di finanziamento della vita dell’associazione» criminale). Aleggia tra le pagine dell’inchiesta un’idea mortificante della conflittualità e della partecipazione politica, che si accompagna a una visione scarsamente consapevole della storia italiana.
Ci vediamo al Campeggio di Lotta in Val Susa e al Festival Alta Felicità. Complici e solidali.
👉 https://www.notav.info/post/costruire-il-nemico-askatasuna-i-no-tav-il-conflitto-sociale/
91 indagati, da poco ridotti a 22, cui vengono contestati in primis il reato di associazione sovversiva prima e per delinquere dopo il riesame (in particolare per 6 indiziati, nei cui confronti vengono applicate le misure della custodia in carcere e degli arresti domiciliari, che restano però sospese in attesa della definitiva pronuncia della Cassazione) + 72 altri reati (in origine erano 112), 66 dei quali relativi a iniziative di lotta in Val Susa nell'ambito del movimento #notav.
Un impianto accusatorio fragile e debole, che compensa la nulla qualità indiziaria con la vasta quantità di carte prodotta da Digos e inquirenti. Come scrive a giusto titolo l’avvocato Novaro, se un nucleo di militanti/delinquenti vengono goffamente individuati come caprio espiatorio, la vera posta in palio per questura e procura sono proprio le lotte in Val di Susa contro il TAV, al centro di tutto il procedimento insieme al Festival Alta Felicità (descritto come «un articolato sistema di finanziamento della vita dell’associazione» criminale). Aleggia tra le pagine dell’inchiesta un’idea mortificante della conflittualità e della partecipazione politica, che si accompagna a una visione scarsamente consapevole della storia italiana.
Ci vediamo al Campeggio di Lotta in Val Susa e al Festival Alta Felicità. Complici e solidali.
notav.info
Costruire il nemico: Askatasuna, i No Tav, il conflitto sociale
Condividiamo l'articolo pubblicato sul sito Volere la Luna che spiega quali siano le modalità con le quali si sta portando avanti l'inchiesta per associazione sovversiva, ai danni di diversi attivisti e attiviste del Centro Sociale Askatasuna.
Come scrive…
Come scrive…
Forwarded from Rojava Resiste
🌹 19 LUGLIO: 10 ANNI DI RIVOLUZIONE IN ROJAVA
Martedì 19 luglio dalle ore 18 Rete Jin vi aspetta ai giardini comunitari Lea Garofalo (via Montello 3) a Milano per celebrare insieme il decimo anniversario della rivoluzione in Siria del Nord e dell'Est.
Durante l'evento verrà presentato il dossier "Gli affari tra Italia e Turchia", una ricerca sui rapporti economici che intercorrono tra lo Stato Italiano e il regime di Erdogan. Presentano Rete Jin e Rojava Resiste, modera la giornalista e regista Benedetta Argentieri. Alla presentazione dello studio seguirà un dibattito volto ad approfondire collettivamente il ragionamento sulla postura italiana nei confronti del regime turco e formulare insieme proposte di azione.
Seguirà il concerto dell'artista curda Yalda Abbasi. Durante tutta la serata, verranno esposte opere donate da artist* solidali e sarà disponibile un aperitivo.
Sosteniamo l'Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell'Est.
Difendiamo la rivoluzione!
Martedì 19 luglio dalle ore 18 Rete Jin vi aspetta ai giardini comunitari Lea Garofalo (via Montello 3) a Milano per celebrare insieme il decimo anniversario della rivoluzione in Siria del Nord e dell'Est.
Durante l'evento verrà presentato il dossier "Gli affari tra Italia e Turchia", una ricerca sui rapporti economici che intercorrono tra lo Stato Italiano e il regime di Erdogan. Presentano Rete Jin e Rojava Resiste, modera la giornalista e regista Benedetta Argentieri. Alla presentazione dello studio seguirà un dibattito volto ad approfondire collettivamente il ragionamento sulla postura italiana nei confronti del regime turco e formulare insieme proposte di azione.
Seguirà il concerto dell'artista curda Yalda Abbasi. Durante tutta la serata, verranno esposte opere donate da artist* solidali e sarà disponibile un aperitivo.
Sosteniamo l'Amministrazione Autonoma della Siria del Nord e dell'Est.
Difendiamo la rivoluzione!
Rincaro ATM e diritto alla mobilità. Alcune considerazioni/1
Nella turbo-Milano il biglietto del tram sale a 2.20. Una decisione pesante, sul piano sociale, su quello politico e su quello ambientale.
L'aumento di un bene essenziale colpisce chi compra il biglietto in modo irregolare, chi fatica a far quadrare i conti a fine mese, i nuclei in cui molti devono utilizzare il mezzo pubblico. E il fatto che per ora non aumentino gli abbonamenti è un beneficio limitato, che non riguarda le utenze più deboli e fragili.
L'aumento non interessa invece i redditi medi e alti, che sono indifferenti a questi provvedimenti per loro insignificanti.
Sul piano economico è una scelta dura da digerire, tesa più a colpire chi già è in difficoltà che non a migliorare i bilanci dell'azienda, tenuto conto che le maggiori voci del bilancio ATM sono abbonamenti, contributi statali e pubblicità.
Decisamente inquietante il discorso sul piano ambientale. In altre regioni europee la diminuzione (si, proprio la diminuzione) del prezzo del biglietto ha fatto aumentare in modo sensibile l'utilizzo del mezzo pubblico e ha ridotto il traffico automobilistico, certificato addirittura da Tom Tom (il "navigatore") con una riduzione dei tempi medi di percorrenza nelle aree urbane più congestionate.
Nella ricca Lombardia pensare a una diminuzione dei prezzi o addirittura alla gratuità del trasporto pubblico è quasi un reato, perché troppo in contrasto con la mentalità lombarda tutta votata al produci-consuma-crepa.
Nella turbo-Milano il biglietto del tram sale a 2.20. Una decisione pesante, sul piano sociale, su quello politico e su quello ambientale.
L'aumento di un bene essenziale colpisce chi compra il biglietto in modo irregolare, chi fatica a far quadrare i conti a fine mese, i nuclei in cui molti devono utilizzare il mezzo pubblico. E il fatto che per ora non aumentino gli abbonamenti è un beneficio limitato, che non riguarda le utenze più deboli e fragili.
L'aumento non interessa invece i redditi medi e alti, che sono indifferenti a questi provvedimenti per loro insignificanti.
Sul piano economico è una scelta dura da digerire, tesa più a colpire chi già è in difficoltà che non a migliorare i bilanci dell'azienda, tenuto conto che le maggiori voci del bilancio ATM sono abbonamenti, contributi statali e pubblicità.
Decisamente inquietante il discorso sul piano ambientale. In altre regioni europee la diminuzione (si, proprio la diminuzione) del prezzo del biglietto ha fatto aumentare in modo sensibile l'utilizzo del mezzo pubblico e ha ridotto il traffico automobilistico, certificato addirittura da Tom Tom (il "navigatore") con una riduzione dei tempi medi di percorrenza nelle aree urbane più congestionate.
Nella ricca Lombardia pensare a una diminuzione dei prezzi o addirittura alla gratuità del trasporto pubblico è quasi un reato, perché troppo in contrasto con la mentalità lombarda tutta votata al produci-consuma-crepa.
Rincaro ATM e diritto alla mobilità. Alcune considerazioni/2
La mobilità urbana milanese invece è prigioniera delle auto e delle infrastrutture per le quattro ruote: parcheggi, asfalto, nuovi svincoli.
L'icona dell'auto, simbolo di potere e successo, si maschera dietro la retorica "soft-porn" delle bici ovviamente smart che si muovono su una rete ciclabile inadeguata e insufficiente.
La retorica pseudo-ambientalista è la protagonista dell'agenda politica, e mentre si continua a consumare suolo sottraendo aree verdi alla città, in molti esultano per il numero di bici che transitano ogni giorno su Corso Buenos Aires.
Nascondono il dato reale che registra uno shift modale preoccupante: qualche ciclista in più ma meno utenti dei mezzi pubblici, senza alcuna diminuzione delle auto in circolazione, anche e soprattutto in centro e nelle aree ad accesso a pagamento.
Milano è sempre più una città per ricchi, ma non è detto sia un destino ineluttabile. Tiriamo il freno d'emergenza e ribaltiamolo.
La mobilità urbana milanese invece è prigioniera delle auto e delle infrastrutture per le quattro ruote: parcheggi, asfalto, nuovi svincoli.
L'icona dell'auto, simbolo di potere e successo, si maschera dietro la retorica "soft-porn" delle bici ovviamente smart che si muovono su una rete ciclabile inadeguata e insufficiente.
La retorica pseudo-ambientalista è la protagonista dell'agenda politica, e mentre si continua a consumare suolo sottraendo aree verdi alla città, in molti esultano per il numero di bici che transitano ogni giorno su Corso Buenos Aires.
Nascondono il dato reale che registra uno shift modale preoccupante: qualche ciclista in più ma meno utenti dei mezzi pubblici, senza alcuna diminuzione delle auto in circolazione, anche e soprattutto in centro e nelle aree ad accesso a pagamento.
Milano è sempre più una città per ricchi, ma non è detto sia un destino ineluttabile. Tiriamo il freno d'emergenza e ribaltiamolo.
OLIMPIADI MILANO-CORTINA 2026 Un business e un evento insostenibile nell’emergenza climatica e ambientale
https://www.offtopiclab.org/olimpiadi-milano-cortina-2026-un-business-e-un-evento-insostenibile-nellemergenza-climatica-e-ambientale/
“L’utopica speranza che la coincidenza di crisi economica e sociale (causate dalle speculazioni sulle risorse energetiche e sulle materie prime alimentate da pandemia e guerra in Ucraina) e dell’emergenza climatica e ambientale, su cui si è innestata la crisi di governo e le conseguenti elezioni anticipate, portassero a rivedere i piani per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è crollata con l’ultima versione del Decreto Aiuti emanata dal Governo Draghi a inizio agosto. Con lo stanziamento di ulteriori 500 mln di euro per opere ritenute essenziali, supera i 2 mld la cifra complessivamente stanziata fino a oggi e, guardando alle Olimpiadi del recente passato, di sicuro non sarà quella definitiva. Quelle che dovevano essere Olimpiadi a costo zero o quasi e sostenibili per territori e ambiente, come dichiarato alla nausea da Sala, Zaia, Fontana e Malagò, non solo si confermano come un evento e un business gravoso per casse pubbliche, ecosistemi e consumo di suolo, ma stanno alimentando una dinamica perversa, visti i tempi che viviamo, che rischia di devastare in maniera irreversibile ampie fette di territori montani e risorse idriche, in nome di un modello neoliberista e ad alto impatto ambientale di turismo che la Montagna non può più sostenere….”
https://www.offtopiclab.org/olimpiadi-milano-cortina-2026-un-business-e-un-evento-insostenibile-nellemergenza-climatica-e-ambientale/
“L’utopica speranza che la coincidenza di crisi economica e sociale (causate dalle speculazioni sulle risorse energetiche e sulle materie prime alimentate da pandemia e guerra in Ucraina) e dell’emergenza climatica e ambientale, su cui si è innestata la crisi di governo e le conseguenti elezioni anticipate, portassero a rivedere i piani per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026 è crollata con l’ultima versione del Decreto Aiuti emanata dal Governo Draghi a inizio agosto. Con lo stanziamento di ulteriori 500 mln di euro per opere ritenute essenziali, supera i 2 mld la cifra complessivamente stanziata fino a oggi e, guardando alle Olimpiadi del recente passato, di sicuro non sarà quella definitiva. Quelle che dovevano essere Olimpiadi a costo zero o quasi e sostenibili per territori e ambiente, come dichiarato alla nausea da Sala, Zaia, Fontana e Malagò, non solo si confermano come un evento e un business gravoso per casse pubbliche, ecosistemi e consumo di suolo, ma stanno alimentando una dinamica perversa, visti i tempi che viviamo, che rischia di devastare in maniera irreversibile ampie fette di territori montani e risorse idriche, in nome di un modello neoliberista e ad alto impatto ambientale di turismo che la Montagna non può più sostenere….”
Sabato 10/9 h 9.30 stazione M1 San Leonardo - Manifestazione a difesa del Bosco di via Falck
Sabato mattina il Comitato Popolare per la Difesa del Bosco di Via Falck lancia un nuovo appuntamento per scongiurare la distruzione dell’importante patrimonio arboreo sviluppatosi per decenni all’interno dell’area dell’ex “Casa del Giovane” al quartiere Gallaratese. Parliamo di 350 alberi circa che verrebbero abbattuti per realizzare l’ennesimo intervento edilizio privato, promosso dalla Curia di Milano (per fare cassa) unitamente a INVESTIRE Sgr e REDO Sgr.
Grazie alle norme del PGT di Milano, il progetto di sviluppo consentirebbe nuove volumetrie per 200.000 mc, per lo più a uso residenziale (al 50% più o meno diviso tra edilizia libera e housing sociale), inoltre uno studentato privato e spazi commerciali, con indici edificatori altissimi, 1 mq/mq, e un’alta densità del costruito. Una tipologia di offerta abitativa che non risponderà certo ai bisogni di chi cerca casa a costi popolari o stanze a prezzi calmierati, se studente fuori sede.
Nel solco di altri progetti di sviluppo che hanno distrutto aree verdi e consumato nuovo suolo (Parco Bassini, Goccia in Bovisa, Piazzale Baiamonti, aree agricole a Trenno), anche la vicenda del Bosco di Via Falck conferma quanto sia solo retorica e greenwashing la narrazione, tanto cara a Sala, di Milano città verde e sostenibile. Dopo l’estate che ha dimostrato gli effetti del surriscaldamento globale, l’idea di sostituire cemento agli alberi è un folle anacronismo e contrasta con la priorità di una città inquinata come Milano di avere aria più sana e respirabile. Nessun alberello piantumato a compensazione potrà compensare la perdita di alberi storici e con capacità di mitigazione di calura e CO2 imparagonabili.
Solo una forte mobilitazione popolare di tutta la città può salvare il Bosco di Via Falck da un intervento nocivo per l’ambiente e la salute è inutile sul piano sociale e delle politiche abitative. Le e gli abitanti del Gallaratese stanno provando a inceppare una macchina che sembra lanciata a tutta velocità, non lasciamoli soli. A sabato
Sabato mattina il Comitato Popolare per la Difesa del Bosco di Via Falck lancia un nuovo appuntamento per scongiurare la distruzione dell’importante patrimonio arboreo sviluppatosi per decenni all’interno dell’area dell’ex “Casa del Giovane” al quartiere Gallaratese. Parliamo di 350 alberi circa che verrebbero abbattuti per realizzare l’ennesimo intervento edilizio privato, promosso dalla Curia di Milano (per fare cassa) unitamente a INVESTIRE Sgr e REDO Sgr.
Grazie alle norme del PGT di Milano, il progetto di sviluppo consentirebbe nuove volumetrie per 200.000 mc, per lo più a uso residenziale (al 50% più o meno diviso tra edilizia libera e housing sociale), inoltre uno studentato privato e spazi commerciali, con indici edificatori altissimi, 1 mq/mq, e un’alta densità del costruito. Una tipologia di offerta abitativa che non risponderà certo ai bisogni di chi cerca casa a costi popolari o stanze a prezzi calmierati, se studente fuori sede.
Nel solco di altri progetti di sviluppo che hanno distrutto aree verdi e consumato nuovo suolo (Parco Bassini, Goccia in Bovisa, Piazzale Baiamonti, aree agricole a Trenno), anche la vicenda del Bosco di Via Falck conferma quanto sia solo retorica e greenwashing la narrazione, tanto cara a Sala, di Milano città verde e sostenibile. Dopo l’estate che ha dimostrato gli effetti del surriscaldamento globale, l’idea di sostituire cemento agli alberi è un folle anacronismo e contrasta con la priorità di una città inquinata come Milano di avere aria più sana e respirabile. Nessun alberello piantumato a compensazione potrà compensare la perdita di alberi storici e con capacità di mitigazione di calura e CO2 imparagonabili.
Solo una forte mobilitazione popolare di tutta la città può salvare il Bosco di Via Falck da un intervento nocivo per l’ambiente e la salute è inutile sul piano sociale e delle politiche abitative. Le e gli abitanti del Gallaratese stanno provando a inceppare una macchina che sembra lanciata a tutta velocità, non lasciamoli soli. A sabato
📣 Affaire San Siro. Se il diritto di consultazione è negato, riprendiamo la parola in piazza: 14/09 presidio sotto Palazzo Marino
🤐 Poche settimane fa il collegio dei garanti ha bocciato il doppio referendum (abrogativo e consultivo) promosso per salvare dalla demolizione lo stadio Meazza di San Siro (di proprietà del Comune di Milano) e bloccare il progetto di un nuovo complesso sportivo-edilizio che con mistificazione viene presentato come "nuovo stadio". Nella decisione e nella identità delle posizioni espresse dagli organismi di controllo, pesa qualcosa di più di un conflitto di interessi: considerando il ruolo di uno dei Garanti, il Notaio Roveda, presso il cui studio si stipulò la vendita del Milan al nuovo proprietario Yonghong Li e la posizione a tutela degli interessi dei club ricoperta fin da subito dal sindaco Sala.
🔍 La ragione del rifiuto, a seguito del quale il Comitato Referendario ha presentato ricorso presso il Tribunale Civile di Milano, risiede nel comma D dell'articolo 29, ovvero il presunto esito negativo del parere di fattibilità tecnica e/o contabile. I tre garanti hanno di fatto sposato le posizioni degli uffici comunali, a loro volta allineate con gli interessi immobiliari dei Fondi proprietari di Milan e Inter. A ciò si aggiunge l’approvazione da parte della Direzione Rigenerazione Urbana del Comune di Milano del progetto rivisto presentato da Milan e Inter (dopo un incontro congiunto tenutosi a fine luglio a Roma al ministero delle Infrastrutture tra l'assessore Tancredi, il coordinatore del dibattito pubblico Pillon, i manager dei club) per ottenere il via libera definitivo dall’Amministrazione Comunale, dopo che la stessa ha già riconosciuto l’interesse pubblico dell’opera.
🧱Come ampiamente prevedibile, cambia poco o nulla rispetto alla natura speculativa e commerciale del progetto iniziale, di cui la destinazione sportiva costituirà solo una parte minoritaria (circa il 30% del miliardo più o meno complessivo di valore progetto di trasformazione dell’area), se non riconducendo le volumetrie a un indice edificatorio meno scandaloso (e probabilmente già messo in preventivo dei proponenti) e aumentando di 50.000 mq le aree verdi pubbliche che verranno create; infine sono incrementate le opere di urbanizzazione accessoria, anche se in gran parte funzionale a connettere la viabilità ordinaria con gli accessi ai parcheggi del nuovo impianto e degli altri edifici che verranno costruiti. Insomma resta un grosso affare per gli operatori privati a danno dell’interesse e del patrimonio pubblico .
🗣 Si riafferma la necessità, di fronte alla negazione del diritto popolare di presa di parola sul tema, di alzare la mobilitazione sociale. A partire dalla manifestazione convocata da comitati, associazioni e movimenti di base per mercoledì 14 settembre alle ore 18: circondiamo Palazzo Marino e ribadiamo l'opposizione al progetto di abbattimento del Meazza e al calcio business per difendere la Città Pubblica e le risorse della collettività.
🤐 Poche settimane fa il collegio dei garanti ha bocciato il doppio referendum (abrogativo e consultivo) promosso per salvare dalla demolizione lo stadio Meazza di San Siro (di proprietà del Comune di Milano) e bloccare il progetto di un nuovo complesso sportivo-edilizio che con mistificazione viene presentato come "nuovo stadio". Nella decisione e nella identità delle posizioni espresse dagli organismi di controllo, pesa qualcosa di più di un conflitto di interessi: considerando il ruolo di uno dei Garanti, il Notaio Roveda, presso il cui studio si stipulò la vendita del Milan al nuovo proprietario Yonghong Li e la posizione a tutela degli interessi dei club ricoperta fin da subito dal sindaco Sala.
🔍 La ragione del rifiuto, a seguito del quale il Comitato Referendario ha presentato ricorso presso il Tribunale Civile di Milano, risiede nel comma D dell'articolo 29, ovvero il presunto esito negativo del parere di fattibilità tecnica e/o contabile. I tre garanti hanno di fatto sposato le posizioni degli uffici comunali, a loro volta allineate con gli interessi immobiliari dei Fondi proprietari di Milan e Inter. A ciò si aggiunge l’approvazione da parte della Direzione Rigenerazione Urbana del Comune di Milano del progetto rivisto presentato da Milan e Inter (dopo un incontro congiunto tenutosi a fine luglio a Roma al ministero delle Infrastrutture tra l'assessore Tancredi, il coordinatore del dibattito pubblico Pillon, i manager dei club) per ottenere il via libera definitivo dall’Amministrazione Comunale, dopo che la stessa ha già riconosciuto l’interesse pubblico dell’opera.
🧱Come ampiamente prevedibile, cambia poco o nulla rispetto alla natura speculativa e commerciale del progetto iniziale, di cui la destinazione sportiva costituirà solo una parte minoritaria (circa il 30% del miliardo più o meno complessivo di valore progetto di trasformazione dell’area), se non riconducendo le volumetrie a un indice edificatorio meno scandaloso (e probabilmente già messo in preventivo dei proponenti) e aumentando di 50.000 mq le aree verdi pubbliche che verranno create; infine sono incrementate le opere di urbanizzazione accessoria, anche se in gran parte funzionale a connettere la viabilità ordinaria con gli accessi ai parcheggi del nuovo impianto e degli altri edifici che verranno costruiti. Insomma resta un grosso affare per gli operatori privati a danno dell’interesse e del patrimonio pubblico .
🗣 Si riafferma la necessità, di fronte alla negazione del diritto popolare di presa di parola sul tema, di alzare la mobilitazione sociale. A partire dalla manifestazione convocata da comitati, associazioni e movimenti di base per mercoledì 14 settembre alle ore 18: circondiamo Palazzo Marino e ribadiamo l'opposizione al progetto di abbattimento del Meazza e al calcio business per difendere la Città Pubblica e le risorse della collettività.
🔴🟢 Giustizia climatica è giustizia sociale: torna in piazza lo Sciopero globale per il clima!
VENERDì 23 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE CITTADINA H18 LARGO CAIROLI
La crisi climatica che stiamo vivendo è causata da un modello di sviluppo insostenibile e dall'impossibile pretesa della società di poter sfruttare all'infinito le risorse del nostro pianeta. Qualche anno fa si parlava di cambiamenti climatici come una minaccia per il futuro. Oggi, purtroppo, gli effetti dei cambiamenti climatici sono in tutta Italia, ma li chiamiano "maltempo". D’altronde, con il maltempo non ci si può arrabbiare. Con i cambiamenti climatici si potrebbe invece provare a chiarire le cause, note da anni alla scienza, e le conseguenti responsabilità di chi per decenni non ha fatto nulla o chi continua con arroganza a negarne l'esistenza.
La tragedia della Marmolada, la siccitá e le ondate di calore dell'ultima estate ci dicono che non possiamo più attendere per convertire il nostro sistema produttivo e riproduttivo!
[Continua]
VENERDì 23 SETTEMBRE MANIFESTAZIONE CITTADINA H18 LARGO CAIROLI
La crisi climatica che stiamo vivendo è causata da un modello di sviluppo insostenibile e dall'impossibile pretesa della società di poter sfruttare all'infinito le risorse del nostro pianeta. Qualche anno fa si parlava di cambiamenti climatici come una minaccia per il futuro. Oggi, purtroppo, gli effetti dei cambiamenti climatici sono in tutta Italia, ma li chiamiano "maltempo". D’altronde, con il maltempo non ci si può arrabbiare. Con i cambiamenti climatici si potrebbe invece provare a chiarire le cause, note da anni alla scienza, e le conseguenti responsabilità di chi per decenni non ha fatto nulla o chi continua con arroganza a negarne l'esistenza.
La tragedia della Marmolada, la siccitá e le ondate di calore dell'ultima estate ci dicono che non possiamo più attendere per convertire il nostro sistema produttivo e riproduttivo!
[Continua]