Nuova musica il venerdì
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Pareri veloci e di prima impressione sui dischi in uscita
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Il nuovo EP di Soft Cou è bellissimo, o comunque al primo giro a me sembra bellissimo. Soft Cou è una musicista di Sydney che potreste conoscere (o anche no) come metà dei Fumiko, e ha già un disco solista in curriculum che francamente non sapevo esistesse. Musicalmente è tipo come, non so se riesco a spiegarmi, immaginiamo di poter mettere al tavolo Sophie e l’iperpop meno ricattatorio di quegli anni, un certo dreampop e i rari dischi Sacred Bones che non ti sfrangiano le meningi con il dark e la fine di tutto, ecco, se riuscissimo a immaginarlo il nuovo EP di Soft Cou sarebbe un piattino sul tavolo con la giardiniera portato da un cameriere con i dreadlock. Il disco esce per Presto!?, etichetta personale di un musicista che a me piace chiamare Lollo from Ronta di Cesena e che sfoggia orgogliosamente un invidiabile clean sheet di dischi solo bellissimi, tra cui mi sento di citare almeno un EP di Gabber Eleganza perché sono convinto possa concorrere al premio di miglior artwork mai pensato (questo sotto).
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Oggi esce anche un disco nuovo di Eluvium che si chiama Virga III e potremmo spingerci a definire il terzo episodio di una informale serie di cui fanno parte anche Virga I e Virga II. Più esattamente è lo stesso Matthew Cooper a definirli così sulla sua pagina di Bandcamp, nella quale si spinge anche a definirli un filone ‘sperimentale’ della sua discografia prima di specificare (mi pare di averlo già letto in passato) che nell’opinione di Matthew Cooper, e in riferimento alla serie Virga, Eluvium non è il nome d’arte di Matthew Cooper ma una vera e propria band di cui Matthew Cooper fa parte insieme a nessun altro. Io di solito quando leggo queste cose inizio ad avere i tic nervosi e fare la bavina bianca. Voglio dire, lo capisco che per chi è protagonista della vicenda questa cosa dello pseudonimo no band singola sì possa essere una distinzione con un senso, e che i musicisti ambient abbiano una natura più meticolosa e precisina degli altri esseri umani, ma la vita di quelli che ascoltano Eluvium (intendo, ultra-35 con un percorso di mutui, figli e  impieghi fissi) è già sufficientemente incasinata senza perdere tempo dietro a queste cose, e se avete mai ascoltato un disco di Eluvium sapete che qualunque sia la differenza tra il filone sperimentale di Eluvium e il filone non sperimentale di Eluvium, non è una differenza musicale. Mi sento anche obbligato ad aggiungere che a me Virga III piace molto, come mi piacciono sempre i dischi di Eluvium (in particolare quelli realizzati da quando Matthew Cooper è entrato in formazione), e sono disposto a perdonargli accessi di boria anche peggiori.
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Ok, credo che sia arrivato il momento di parlare dei tre dischi di Drake usciti oggi: che due palle. No, non li ho ascoltati. O meglio, ho messo su uno dei tre e dopo tre pezzi ho staccato perché mi stavo facendo due palle così. Sicuramente è colpa mia, avrò pescato il più brutto dei tre.
6🤣4👏3
La scorsa settimana ho parlato malino del disco dei Social Distortion e nel frattempo credo di averci fatto pace, o comunque devo ammettere è un disco che merita tutto il rispetto e che si tiene in mano il cuoricione, e quindi da una parte mi dispiace e dall’altra mi sento come se in questi momenti un canale di pareri così al primo ascolto abbia l suo senso più profondo. Non c’è una ragione per cui lo dico parlando del nuovo EP dei Primus, che è carino o comunque carico o comunque esistente, ma ad esempio mi sono innamorato di Primus e Social D nello stesso periodo, e in quel periodo compravo dischi in un negozio a 20 metri da dove sto bevendo ora e quindi insomma se sei abituato a sragionare viene facile collegare tutto quanto.
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22/05/26
👍4🍓2
Parto con una premessa: non è raro prendere cantonate in un posto dove metto le prime impressioni dei dischi, ma quella sui Social D (ne avevo accennato anche settimana scorsa) è stata veramente enorme. Così ho messo un pezzo sul nuovo disco dei Social Distortion sulla newsletter per rimediare, metto il link se a qualcuno interessa.
8👏1
Gli scorsi giorni i Lowertown hanno annunciato le date italiane e mi sono notevolmente gasato a scoprire che suoneranno a Milano, Torino e Roma nel mese di settembre, tutti posti che se avessero annunciato il tour in Lapponia per me sarebbe stato uguale. È stato così, in ogni caso, che sono venuto a conoscenza dell’uscita del nuovo disco dei Lowertown, che è bellissimo come al solito; sono album di quelli che leggo il nome sulla costola del CD e lo stai già ascoltando nella tua testa, quindi forse non adatti a chi pensa a se stesso/a come fan di roba sperimentale. I Lowertown fanno tipo boh indierock, roba tipo K Records e simile. L’album dura 45 minuti, forse 15 di troppo per il genere, ma la durata non si sente
6👍3
Mentre ascoltavo le prime tracce del nuovo disco di Willie Peyote mi è venuto in mente che potremmo pensare a Willie Peyote come a una versione umana di Jovanotti, e il resto dell’album l’ho ascoltato in questa chiave, e adesso penso che sia un ottimo disco con i soliti problemi del Willie Peyote più recente -ovvero, forse i suoi dischi attuali non sono buoni come le prime cose che ha fatto e forse si rende conto che lo stanno ascoltando troppe persone per potersi ancora permettere di spararne una fuori misura ogni tanto, che è una cosa che a me dei rapper piace (intendo, questa cosa di dire una bruttura inaccettabile perché il flow ti porta lì) (se volete apriamo un dibattito su questo) (oppure portiamo una tanica di kerosene e ci diamo fuoco). Quando dico “versione umana di Jovanotti” non voglio offendere Jovanotti, che in realtà mi piace sempre di più, soprattutto il Jovanotti più recente che spinge molto su questo aspetto della disumanità, ma voglio dire, Jova è diventato una popstar generazionale prima dei 20 anni e a vedere da fuori sembra che questo non gli abbia permesso di sviluppare quell’intelligenza sociale che gli altri esseri umani sviluppano naturalmente a forza di delusioni d’amore, datori di lavoro psicopatici e discussioni politiche al baretto di provincia. Questo si rispecchia in certe scelte di entusiasmo musicale che fa nei suoi dischi, scelte che per chiunque altro sarebbero suicide o quantomeno difficili da accettare, e per lui sono l’assoluta normalità (è il bello di dischi come Niuiorcherubini). Willie Peyote sembra essere cresciuto più tardi e in un periodo in cui comunque per farti notare devi avere degli skill di un certo tipo e sviluppare un discorso coerente che stia sempre dentro a un contesto specifico e il risultato finale sono dei dischi che possiamo senz'altro parlarne ma tutto sommato hanno un loro senso.
🔥81
Oggi è giorno di uscite su Thrill Jockey e quindi siamo contenti. La prima su cui ho smattato è la Anthology of UnAmerican Folk Music Vol. I di Marisa Anderson, ovvero il disco che arriva alla fine di un percorso per cui Anderson ha avuto accesso agli archivi di Harry Smith (quello lì) e si è concentrata in particolare su una serie di opere provenienti da paesi diversi dagli USA delle quali ora la musicista di Portland pubblicherà dischi di reinterpretazioni. In questo primo volume ci sono cose che vengono da Yemen, Cambogia e altri paesi asiatici, e insomma come al solito dovete immaginarvi io che leggo questo genere di bio e vado ad ascoltare il disco così:
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🤣7🥰2
(un grazie al FdC)
Il disco è veramente piuttosto figo, in un giorno nel quale per dire esce un album di Bill Orcutt e Mabe Fratti che sembra animato dallo stesso bisogno ma al primo giro fa l’effetto di un compitino da pomeriggio nello studio di registrazione che ascoltarlo o non ascoltarlo non fa tantissima differenza -e spero che migliori, naturalmente. Marisa Anderson al primo giro spacca tutto quello che c’è da spaccare: è il classico disco di cui un certo punto inizi a pensare che stia diventando un pochino ripetitivo e ti accorgi che è ripartito dall’inizio.
5👍2🔥1
Allora in sostanza c’è un disco nuovo dei Bleachers, che sarebbero il gruppo di Jack Antonoff e che a me piacciono ZERO PORTO ZERO ma di cui per qualche motivo ascolto sempre i dischi, esattamente come alcuni hanno una crosticina sul braccio che non prude e non dà fastidio ma devono comunque andarci attorno e scrostarla lentamente lasciandola appesa perché si infetti e inizi a buttare fuori il pus, e il giorno dopo sono al bar e si mettono a ciucciare il pus dalla ferita e magari lungo lo stesso caffè postano anche col cel sulle pagine Reddit di un gruppo incel dicendo che non si spiegano come mai le femmine non vogliano fare sesso con loro. Non io, uno che conosco.
Comunque il disco dei Bleachers non mi è piaciuto, ecco, ma non voglio mettere l’attenzione tanto sul mio gusto personale quanto sul fatto che se a gruppi come i Bleachers fosse impedito di fare musica il mondo diventerebbe un posto generalmente migliore. Tipo, tu vuoi fare una copertina fotografica in b/n con scritto il nome del gruppo in stampatello grosso? Ecco, l’autorità competente dovrebbe obbligarti a suonare come i Cows o i Janitor Joe. così, un’idea.
9👏4👍1
La Magic Tuber Stringband esce anch’essa su Thrill Jockey e sta in quegli anfratti tipici dell’etichetta per cui bene il black metal ma meglio se lo facciamo con una sezione di scoppiati che suonino solo strumenti tradizionali e niente batterie per nessun motivo. Devo essere onesto, una volta non c’era uno di questi dischi che non mi piacesse alla follia, a prescindere dal fatto che mi ricordassi il giorno dopo dell’esistenza del gruppo o meno; oggi l’hype intorno ai vari Caroline o BCNR mi ha un pochino massacrato la cosmogonia: mi ascolto queste robe, registro il fascino e strippo all’idea che tra due mesi magari andranno sold out al Bonsai Garden.
3
Ascoltando il disco con cui i Crash Of Rhinos tornano dopo un break di boh qualche anno mi viene in mente quella canzone dei PGR quando Giovanni Lindo dice che VALE PIÙ UN CUORE PURO E UN CAZZO DRITTO D’OGNI PENSIERO DEBOLE PIAGNONE CONTRO COMUNQUE SEMPRE SOLO INSODDISFATTO, ma forse è solo perché non riesco a togliermi di testa quella canzone, non lo so. I Crash Of Rhinos ricominciano paro paro da dove avevano lasciato, suonano fortissimo, hanno i pezzi e non sembra che abbiano particolari ragioni per trattenersi e giocare al ribasso nella partita a chi ha la compo cuore puro/cazzo dritto più performante dell’anno. A me i CoR fanno sempre un effetto revival del revival che mi ammazza il pensiero (il mondo è già troppo pieno di postmoderno così com’è), ma per suonare l’emocore devi essere sia emo che core e non si può davvero odiare un gruppo così.
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29/05/26
🔥5
Ok allora, mi pare di aver già parlato qui sopra del periodo Pokemon dei miei figli (fortunatamente ormai finito). Il cartone dei Pokemon è ambientato in questi microuniversi de facto (che nella finzione vengono chiamati tipo ‘isole’), in cui gli umani cacciano e collezionano e costringono a sfidarsi tra loro degli animali, i pokemon appunto, a cui danno il nome della loro specie, quasi sempre corrispondente all’unica parola che quegli animali sanno pronunciare (per cui tutti i Bulbasaur si chiamano Bulbasaur e si esprimono dicendo ‘Bulbasaur’). Avendoci avuto tantissimo tempo a che fare a un certo punto mi è venuto in mente che in fondo i primi Pokemon fossero una satira del mondo occidentale in cui le logiche di accumulazione hanno iniziato a collassare su se stesse e generato un sistema globale composto da miliardi di sistemi chiusi e sostanzialmente impenetrabili; ognuno è ossessionato da cose diverse e inspiegabili (nel senso, inspiegabili nei termini di ossessione nei confronti di quelle cose, pensate al culto delle auto veloci e costose in uno stato sovrano dove il massimo che puoi fare sono i 130 all’ora) che per qualche motivo sono finito al centro di un universo mentale. Essendo simboli così privi di significato a un certo punto nell’animo di ognuno di noi inizia un’illusione, o l’illusione di un’illusione, in cui pensiamo che quello che è importante per noi sia in qualche modo il centro oggettivo dell’universo politico e sociale da cui dovremmo essere teoricamente condizionati e diretti, e inizi a sospettare di essere come il protagonista di A Beautiful Mind -una persona reale che interagisce con persone immaginarie, le quali rispondono pure, mentre fuori la paranoia cresce imperterrita. O almeno è quello che ho pensato ieri quando ho ricevuto il link a un video su Twitter della CASA BIANCA con una serie di immagini rippate dagli ultimi VHS leaks dei Boards Of Canada e una canzone dei Boards Of Canada in colonna sonora, e lo mandavo a mia volta a della gente che MI RISPONDEVA PURE a creare l’illusione che questa cosa sia effettivamente successa. Le bestemmie. Comunque il nuovo disco dei Boards Of Canada esiste contemporaneamente in una linea temporale nel quale sul nuovo disco dei Boards Of Canada stanno piovendo critiche anche feroci e francamente a mio parere inspiegabili se non nei termini di, ecco, questo è il gruppo più elegante del pianeta e quindi non può mettere delle voci sceme e dei synth farlocchi dentro ai pezzi. Comunque sì, la dimensione di finto pop posticcio trash va considerata, e del resto i BoC sono la Pokemon band per eccellenza, quella che più di tutte esiste in un mondo creato per farla esistere e che si esprime dicendo solo ‘Boards Of Canada’ in microuniversi che sono diversi a ogni nuovo disco (quello di stavolta si chiama Inferno ma ci si arriva percorrendo la Trans Canada Highway). La questione delle critiche al disco è oziosa, ognuno decide per sé, o magari le critiche non esistono veramente e sono tutte proiezioni nella mia testa.
25🔥10👍1👏1
La scorsa settimana per una serie di coincidenze ho incontrato diverse persone del mio passato e mi è stata posta per due volte nello stesso giorno la stessa domanda: ‘senti, tu fai ancora il giornalista musicale?’. Ovviamente quelli che te lo chiedono sono da una parte in buona fede e dall’altra non così interessati a conoscere la risposta, ma è una domanda che mi spinge sempre a considerare a che punto sono con le cose della mia esistenza. La risposta secca è che no, non faccio il ‘giornalista musicale’, perché fare il giornalista è un lavoro e io di lavoro faccio l’impiegato; però se uno mi chiede se scrivo ancora di musica devo dire di sì, è ancora uno dei miei hobby principali, e l’unico tra i miei hobby da cui ricavo qualche simbolico euro per la sbatta. Poi dovrei spiegare che il ‘giornalista musicale’ è un mestiere che in Italia impiega una dozzina di persone a dir tanto, e che se volessi farlo dovrei uccidere una di queste dodici persone e tutti coloro che ambirebbero a occupare la posizione vacante (a quanto ho capito è la trama dell’ultimo Park Chan-Wook), e quindi tanto vale continuare a fare l’impiegato. Ma sopra dicevo appunto che sono domande che mi spingono a chiedermi cosa sto facendo della mia vita, perché la domanda reale che percepisco è la seguente: come puoi percepire la musica come una cosa così essenziale nella tua vita, alla vigilia del mezzo secolo di età, senza aver mai provato a cercare un lavoro nella musica, mica dico organizzare i concerti di Springsteen ma almeno la biglietteria di un club nella tua città? Le risposte sono personali. Di tutto questo parla implicitamente il quarantanovesimo disco di studio dei Guided By Voices, ripeto per vedere se fa effetto, qua ran ta no ve si mo disco di studio, il quale spacca tutto e non c’è bisogno che ve lo dica io. L’album si intitola Crawlspace Of The Pantheon, dal verso finale di una canzone che viene quarta in scaletta e ha titolo We Outlast Them All. Secondo me è una delle grandi canzoni di quest’anno. Parla più o meno delle cose di cui sopra, di una cosa che ha in qualche modo a fare con la musica e che continua a succedere anche quando sono finite da tempo le ragioni perché succeda, e quindi non è una canzone necessariamente orgogliosa o celebrativa, ma se sei cresciuto con le chitarre a tutto volume un po’ lo è.
22🔥1
Nei giorni scorsi si è molto parlato di De Gregori contro la musica impegnata e c’è un sacco di gente che ha reagito male, come se De Gregori non avesse dato una sua opinione sull’impegno dei musicisti ma avesse, boh, proposto una legge per mandare in carcere i musicisti che esprimono opinioni politiche dal palco, tutto questo peraltro in un clima generale di De Gregori che rilascia interviste in cui dice più o meno “non ne ho più mezza ma continuo perché insomma sì continuo, next question”. Leggevo un po’ di queste cose stamattina al bar, scritte anche da gente che conosco e rispetto, mentre in cuffia passava a cannone il nuovo disco di Willie Nelson, che si chiama Dream Chaser ed è il settantanovesimo album di studio che ha inciso. Quando dico SETTANTANOVESIMO intendo dire che prima di Dream Chaser Willie Nelson aveva registrato altri 78 dischi. La maggior parte delle collezioni di dischi al mondo è composta di meno dischi di quanti ne abbia realizzati Willie Nelson. Willie comunque ha tipo 95 anni e c’è da sospettare che tra un po’ attaccherà la bandana e il cappello da cowboy al chiodo, e io francamente mentre ascoltavo il disco stavo pensando che in fondo fa un po’ parte del mio canzoniere e mi ascolto la sua voce come mi ascolto la voce di De Gregori: parte la canzone e sento come se in quel momento arrivasse la persona che canta a farmi una carezzina in testa e dirmi che andrà tutto bene. naturalmente Willie Nelson è espressione di un certo imperialismo americano, perché se non avessero imposto militarmente ed economicamente la loro egemonia sul mio paese col cazzo che mi sentirei in famiglia mentre ascolto la musica di Willie Nelson, giusto? Suppongo che anche la schiavitù abbia i suoi lati positivi. Bisogna quindi concludere che De Gregori e Willie Nelson sono almeno in parte responsabili dello sterminio dei palestinesi?
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Gli Iceage erano un gruppo punk danese a cui si deve almeno una parte della sciagurata persistenza nell’immaginario collettivo di tutto quel goth punk melodico di merda da cui ora pian piano stanno finalmente scappando tutti. Oggi gli Iceage sono un gruppo tipo pop rock danese che sembra voler colmare il vuoto lasciato dagli Strokes nel momento in cui perfino gli Strokes si sono rotti le scatole di essere gli Strokes ma lasciando argomenti perché i puristi del brooklynvegan straight edge possano certificare che le temibili radici punk degli Iceage non sono state dimenticate, ma vaffanculo
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