Anche se non posso parlarne -non è un primo ascolto- mi sento obbligato a segnalare che oggi è uscito quello che nominalmente è il primo disco solista di Olof Dreijer, una definizione su cui potremmo spendere una dozzina di righe in questioni di lana caprina. È un disco di banger assurdi in piena linea con le robe che ha fatto Olof Dreijer dalla fine degli anni duemila in poi, compresi The Knife e le produzioni per Fever Ray e tutto il resto. Lo segnalo perché finirà molto probabilmente nella mia playlist di fine anno, non so dire se per meriti strettamente musicali, nel senso che non è quel che si dice un disco che cambierà culturalmente la mappa del mondo, ma rimane il fatto che Olof Dreijer è comunque l’unica persona al mondo a fare quella musica lì in quel modo lì, con quei fischietti scemi e quell’andamento tribale finto in culo, e tutte le aggiunte (voci etc) che ci ha messo sono un grande rilancio sulla posta e un modo comunque decoroso ed etico di metter su un producer album (una specie in grossissima crisi, ma magari sono influenzato dal fatto di vivere in Italia). Insomma, alla fine ne ho parlato. Comunque trovate una recensione più sensata e profonda sul numero di Rumore in edicola.
❤8⚡1
Lykke Li è comunque un’artista che viene da un’altra epoca e quindi, pur essendo diciamo un prodotto del mainstream o nel mainstream, ha un’idea di musica forte, non caga fuori un disco perché è ora di cagare fuori il disco e l’ascolti per sentire a che punto è con i lavori. È anche un disco che per realizzarlo si son messi tipo in 25 con l’orchestra e tutto, e quindi presenta un lavoro di un certo tipo sui suoni, ed è costretto a giocare il campionato in cui il singolo deve funzionare in un certo ambito. In generale è un disco pop come mi piace pensare che siano i dischi pop, e quindi molto gaudio gonfio e molte cose smargiasse e fuori misura, con una scrittura che comunque è personalissima e dei testi che per quanto ho capito sono più darkettoni del solito. Dice che sarà il suo ultimo disco. Poi volevo parlare di quanto mi stanno sui coglioni i Lemon Twigs, forse tra i dieci migliori autori di canzoni nel rock contemporaneo, che continuano a buttarsi via in questo revival imbecille di roba tipo Beatles e similari, una cosa che posso giusto accettare nel contesto degli anni sessanta così come raccontato dopo la fine degli anni settanta. Voi immaginatevi se i Lemon Twigs avessero avuto voglia di rifare un disco dei Die Kreuzen che roba incredibile sarebbe venuta fuori, no, COL CAZZO, capelli a cofano e psichedelia. L’ORRORE. La nuova anticipazione del disco dei Boards Of Canada sembra una cosa di una bellezza abbastanza assurda, Aldous Harding pensavo peggio Spinaceto, Guttersnipe disco clamoroso per chi ama il grind e il black metal senza senso. I Broken Social Scene li ho ascoltati stamattina subito dopo i Social D, ho pensato che il disco fosse bellissimo e a ora di pranzo non mi ricordavo manco di averlo sentito. Non ne farei una colpa ai BSS, vabbè. Così mi sono tolto di mezzo qualche disco e ora posso affrontare con più leggerezza la prossima call di lavoro.
❤22
Allora come sapete io non suono ma mi immagino che adesso un gruppo che fa dischi abbia la possibilità di lavorare in remoto, tipo con delle cartelle condivise e spedendosi dei file via WeTransfer, tipo “Ciao Gino, oggi io e la Ceci eravamo in sala prove e abbiamo buttato giù una traccia di batteria-tastiera, magari prova a sentirla così mercoledì ci lavoriamo, il testo non è definitivo o che, era giusto per vedere come viene se ci canto sopra”. Succede senz’altro, giusto? C’è qualche musicista che può confermare? Ok, immaginate di sostituire WeTransfer e la cartella condivisa con Spotify e Apple Music, aggiungete un comunicato stampa e avete il nuovo EP degli Smerz, sei pezzi per nove minuti di musica che sembrano ambire alle semifinali del campionato WTF del 2026.
❤3
Poi con questo ovviamente non voglio dire che a me non piacciono i dischi corti e ci tengo a ribadirlo sia perché oggi Drake ha pubblicato TRE DISCHI, di cui dopo magari potrei parlare, se ho voglia di insultare qualcuno. Ma anche e soprattutto perché trovate nelle piattaforme il nuovo quinto e come al solito meraviglioso disco degli Altro. Dura anche questo un quarto d’ora, è suonato con la precisione di un chirurgo cieco in hangover lasciato dalla morosa il giorno prima e in generale spiega a tutti qual è il modo corretto di suonare la musica. Il disco si intitola ‘I Pesaresi Hanno Fatto Anche Cose Buone’.
❤19
Il nuovo EP di Soft Cou è bellissimo, o comunque al primo giro a me sembra bellissimo. Soft Cou è una musicista di Sydney che potreste conoscere (o anche no) come metà dei Fumiko, e ha già un disco solista in curriculum che francamente non sapevo esistesse. Musicalmente è tipo come, non so se riesco a spiegarmi, immaginiamo di poter mettere al tavolo Sophie e l’iperpop meno ricattatorio di quegli anni, un certo dreampop e i rari dischi Sacred Bones che non ti sfrangiano le meningi con il dark e la fine di tutto, ecco, se riuscissimo a immaginarlo il nuovo EP di Soft Cou sarebbe un piattino sul tavolo con la giardiniera portato da un cameriere con i dreadlock. Il disco esce per Presto!?, etichetta personale di un musicista che a me piace chiamare Lollo from Ronta di Cesena e che sfoggia orgogliosamente un invidiabile clean sheet di dischi solo bellissimi, tra cui mi sento di citare almeno un EP di Gabber Eleganza perché sono convinto possa concorrere al premio di miglior artwork mai pensato (questo sotto).
❤4
Oggi esce anche un disco nuovo di Eluvium che si chiama Virga III e potremmo spingerci a definire il terzo episodio di una informale serie di cui fanno parte anche Virga I e Virga II. Più esattamente è lo stesso Matthew Cooper a definirli così sulla sua pagina di Bandcamp, nella quale si spinge anche a definirli un filone ‘sperimentale’ della sua discografia prima di specificare (mi pare di averlo già letto in passato) che nell’opinione di Matthew Cooper, e in riferimento alla serie Virga, Eluvium non è il nome d’arte di Matthew Cooper ma una vera e propria band di cui Matthew Cooper fa parte insieme a nessun altro. Io di solito quando leggo queste cose inizio ad avere i tic nervosi e fare la bavina bianca. Voglio dire, lo capisco che per chi è protagonista della vicenda questa cosa dello pseudonimo no band singola sì possa essere una distinzione con un senso, e che i musicisti ambient abbiano una natura più meticolosa e precisina degli altri esseri umani, ma la vita di quelli che ascoltano Eluvium (intendo, ultra-35 con un percorso di mutui, figli e impieghi fissi) è già sufficientemente incasinata senza perdere tempo dietro a queste cose, e se avete mai ascoltato un disco di Eluvium sapete che qualunque sia la differenza tra il filone sperimentale di Eluvium e il filone non sperimentale di Eluvium, non è una differenza musicale. Mi sento anche obbligato ad aggiungere che a me Virga III piace molto, come mi piacciono sempre i dischi di Eluvium (in particolare quelli realizzati da quando Matthew Cooper è entrato in formazione), e sono disposto a perdonargli accessi di boria anche peggiori.
❤6🤣6👍2👏1😁1
Ok, credo che sia arrivato il momento di parlare dei tre dischi di Drake usciti oggi: che due palle. No, non li ho ascoltati. O meglio, ho messo su uno dei tre e dopo tre pezzi ho staccato perché mi stavo facendo due palle così. Sicuramente è colpa mia, avrò pescato il più brutto dei tre.
❤6🤣4👏3
La scorsa settimana ho parlato malino del disco dei Social Distortion e nel frattempo credo di averci fatto pace, o comunque devo ammettere è un disco che merita tutto il rispetto e che si tiene in mano il cuoricione, e quindi da una parte mi dispiace e dall’altra mi sento come se in questi momenti un canale di pareri così al primo ascolto abbia l suo senso più profondo. Non c’è una ragione per cui lo dico parlando del nuovo EP dei Primus, che è carino o comunque carico o comunque esistente, ma ad esempio mi sono innamorato di Primus e Social D nello stesso periodo, e in quel periodo compravo dischi in un negozio a 20 metri da dove sto bevendo ora e quindi insomma se sei abituato a sragionare viene facile collegare tutto quanto.
❤17👍4
Parto con una premessa: non è raro prendere cantonate in un posto dove metto le prime impressioni dei dischi, ma quella sui Social D (ne avevo accennato anche settimana scorsa) è stata veramente enorme. Così ho messo un pezzo sul nuovo disco dei Social Distortion sulla newsletter per rimediare, metto il link se a qualcuno interessa.
❤8👏1
Gli scorsi giorni i Lowertown hanno annunciato le date italiane e mi sono notevolmente gasato a scoprire che suoneranno a Milano, Torino e Roma nel mese di settembre, tutti posti che se avessero annunciato il tour in Lapponia per me sarebbe stato uguale. È stato così, in ogni caso, che sono venuto a conoscenza dell’uscita del nuovo disco dei Lowertown, che è bellissimo come al solito; sono album di quelli che leggo il nome sulla costola del CD e lo stai già ascoltando nella tua testa, quindi forse non adatti a chi pensa a se stesso/a come fan di roba sperimentale. I Lowertown fanno tipo boh indierock, roba tipo K Records e simile. L’album dura 45 minuti, forse 15 di troppo per il genere, ma la durata non si sente
❤6👍3
Mentre ascoltavo le prime tracce del nuovo disco di Willie Peyote mi è venuto in mente che potremmo pensare a Willie Peyote come a una versione umana di Jovanotti, e il resto dell’album l’ho ascoltato in questa chiave, e adesso penso che sia un ottimo disco con i soliti problemi del Willie Peyote più recente -ovvero, forse i suoi dischi attuali non sono buoni come le prime cose che ha fatto e forse si rende conto che lo stanno ascoltando troppe persone per potersi ancora permettere di spararne una fuori misura ogni tanto, che è una cosa che a me dei rapper piace (intendo, questa cosa di dire una bruttura inaccettabile perché il flow ti porta lì) (se volete apriamo un dibattito su questo) (oppure portiamo una tanica di kerosene e ci diamo fuoco). Quando dico “versione umana di Jovanotti” non voglio offendere Jovanotti, che in realtà mi piace sempre di più, soprattutto il Jovanotti più recente che spinge molto su questo aspetto della disumanità, ma voglio dire, Jova è diventato una popstar generazionale prima dei 20 anni e a vedere da fuori sembra che questo non gli abbia permesso di sviluppare quell’intelligenza sociale che gli altri esseri umani sviluppano naturalmente a forza di delusioni d’amore, datori di lavoro psicopatici e discussioni politiche al baretto di provincia. Questo si rispecchia in certe scelte di entusiasmo musicale che fa nei suoi dischi, scelte che per chiunque altro sarebbero suicide o quantomeno difficili da accettare, e per lui sono l’assoluta normalità (è il bello di dischi come Niuiorcherubini). Willie Peyote sembra essere cresciuto più tardi e in un periodo in cui comunque per farti notare devi avere degli skill di un certo tipo e sviluppare un discorso coerente che stia sempre dentro a un contesto specifico e il risultato finale sono dei dischi che possiamo senz'altro parlarne ma tutto sommato hanno un loro senso.
🔥8❤1
Oggi è giorno di uscite su Thrill Jockey e quindi siamo contenti. La prima su cui ho smattato è la Anthology of UnAmerican Folk Music Vol. I di Marisa Anderson, ovvero il disco che arriva alla fine di un percorso per cui Anderson ha avuto accesso agli archivi di Harry Smith (quello lì) e si è concentrata in particolare su una serie di opere provenienti da paesi diversi dagli USA delle quali ora la musicista di Portland pubblicherà dischi di reinterpretazioni. In questo primo volume ci sono cose che vengono da Yemen, Cambogia e altri paesi asiatici, e insomma come al solito dovete immaginarvi io che leggo questo genere di bio e vado ad ascoltare il disco così:
✍1
(un grazie al FdC)
Il disco è veramente piuttosto figo, in un giorno nel quale per dire esce un album di Bill Orcutt e Mabe Fratti che sembra animato dallo stesso bisogno ma al primo giro fa l’effetto di un compitino da pomeriggio nello studio di registrazione che ascoltarlo o non ascoltarlo non fa tantissima differenza -e spero che migliori, naturalmente. Marisa Anderson al primo giro spacca tutto quello che c’è da spaccare: è il classico disco di cui un certo punto inizi a pensare che stia diventando un pochino ripetitivo e ti accorgi che è ripartito dall’inizio.
Il disco è veramente piuttosto figo, in un giorno nel quale per dire esce un album di Bill Orcutt e Mabe Fratti che sembra animato dallo stesso bisogno ma al primo giro fa l’effetto di un compitino da pomeriggio nello studio di registrazione che ascoltarlo o non ascoltarlo non fa tantissima differenza -e spero che migliori, naturalmente. Marisa Anderson al primo giro spacca tutto quello che c’è da spaccare: è il classico disco di cui un certo punto inizi a pensare che stia diventando un pochino ripetitivo e ti accorgi che è ripartito dall’inizio.
❤5👍2🔥1
Allora in sostanza c’è un disco nuovo dei Bleachers, che sarebbero il gruppo di Jack Antonoff e che a me piacciono ZERO PORTO ZERO ma di cui per qualche motivo ascolto sempre i dischi, esattamente come alcuni hanno una crosticina sul braccio che non prude e non dà fastidio ma devono comunque andarci attorno e scrostarla lentamente lasciandola appesa perché si infetti e inizi a buttare fuori il pus, e il giorno dopo sono al bar e si mettono a ciucciare il pus dalla ferita e magari lungo lo stesso caffè postano anche col cel sulle pagine Reddit di un gruppo incel dicendo che non si spiegano come mai le femmine non vogliano fare sesso con loro. Non io, uno che conosco.
Comunque il disco dei Bleachers non mi è piaciuto, ecco, ma non voglio mettere l’attenzione tanto sul mio gusto personale quanto sul fatto che se a gruppi come i Bleachers fosse impedito di fare musica il mondo diventerebbe un posto generalmente migliore. Tipo, tu vuoi fare una copertina fotografica in b/n con scritto il nome del gruppo in stampatello grosso? Ecco, l’autorità competente dovrebbe obbligarti a suonare come i Cows o i Janitor Joe. così, un’idea.
Comunque il disco dei Bleachers non mi è piaciuto, ecco, ma non voglio mettere l’attenzione tanto sul mio gusto personale quanto sul fatto che se a gruppi come i Bleachers fosse impedito di fare musica il mondo diventerebbe un posto generalmente migliore. Tipo, tu vuoi fare una copertina fotografica in b/n con scritto il nome del gruppo in stampatello grosso? Ecco, l’autorità competente dovrebbe obbligarti a suonare come i Cows o i Janitor Joe. così, un’idea.
❤9👏4👍1
La Magic Tuber Stringband esce anch’essa su Thrill Jockey e sta in quegli anfratti tipici dell’etichetta per cui bene il black metal ma meglio se lo facciamo con una sezione di scoppiati che suonino solo strumenti tradizionali e niente batterie per nessun motivo. Devo essere onesto, una volta non c’era uno di questi dischi che non mi piacesse alla follia, a prescindere dal fatto che mi ricordassi il giorno dopo dell’esistenza del gruppo o meno; oggi l’hype intorno ai vari Caroline o BCNR mi ha un pochino massacrato la cosmogonia: mi ascolto queste robe, registro il fascino e strippo all’idea che tra due mesi magari andranno sold out al Bonsai Garden.
❤3
Ascoltando il disco con cui i Crash Of Rhinos tornano dopo un break di boh qualche anno mi viene in mente quella canzone dei PGR quando Giovanni Lindo dice che VALE PIÙ UN CUORE PURO E UN CAZZO DRITTO D’OGNI PENSIERO DEBOLE PIAGNONE CONTRO COMUNQUE SEMPRE SOLO INSODDISFATTO, ma forse è solo perché non riesco a togliermi di testa quella canzone, non lo so. I Crash Of Rhinos ricominciano paro paro da dove avevano lasciato, suonano fortissimo, hanno i pezzi e non sembra che abbiano particolari ragioni per trattenersi e giocare al ribasso nella partita a chi ha la compo cuore puro/cazzo dritto più performante dell’anno. A me i CoR fanno sempre un effetto revival del revival che mi ammazza il pensiero (il mondo è già troppo pieno di postmoderno così com’è), ma per suonare l’emocore devi essere sia emo che core e non si può davvero odiare un gruppo così.
❤20