(continua dal post precedente)
Altri esempi, in cui i medici in tutto il mondo sono cascati e cascano come pesci lessi, pere cotte, zucchine secche via dicendo, sono l'antiacido esomeprazolo per l'omeprazolo, l'altro antiacido dexlansoprazolo per il lansoprazolo, l'antipsicotico paliperidone per il risperidone, la lisdexanfetamina per l'anfetamina (in questi ultimi due casi si tratta dei metaboliti attivi), e via dicendo. Perché questo accade? Da un lato per la limitata cultura farmacologica e scientifica della maggior parte dei medici e dall'altro per il monopolio che l'industria farmaceutica mantiene sull'informazione sui farmaci e prima ancora sulla produzione delle evidenze. Se gli studi li fa tutti o quasi l'industria perché ha i soldi e le risorse per farli e perché il sistema è congegnato per favorire le aziende e ostacolare le università e gli enti di ricerca pubblici, ovvio che alla fine produrranno determinati risultati. E se non basta ci penserà il sistema pubblicitario e commerciale aziendale a convincere pubblico e critica.
Nel frattempo, dalla lettura del rapporto OsMed risulta che in Italia continua a crescere l'uso di antidepressivi, con una tendenza costante e apparentemente inarrestabile. In totale, nel 2024 lo stato ha speso 450 milioni di euro per questi farmaci (dunque non è conteggiata la spesa privata a carico dei cittadini) con un consumo di oltre 48 DDD x 1.000 abitanti, come se quasi 50 persone su 1.000, neonati inclusi, ogni giorno prendesse una dose di antidepressivo. Una persona su 20.
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/3159201/AIFA_Rapporto_OsMed_2024.pdf
(pag. 551)
Che dire? Pare evidente la volontà di evitare che il nostro piangere faccia male al re, al ricco e al cardinale, che, com'è ampiamente noto, diventan tristi se noi piangiam.
Altri esempi, in cui i medici in tutto il mondo sono cascati e cascano come pesci lessi, pere cotte, zucchine secche via dicendo, sono l'antiacido esomeprazolo per l'omeprazolo, l'altro antiacido dexlansoprazolo per il lansoprazolo, l'antipsicotico paliperidone per il risperidone, la lisdexanfetamina per l'anfetamina (in questi ultimi due casi si tratta dei metaboliti attivi), e via dicendo. Perché questo accade? Da un lato per la limitata cultura farmacologica e scientifica della maggior parte dei medici e dall'altro per il monopolio che l'industria farmaceutica mantiene sull'informazione sui farmaci e prima ancora sulla produzione delle evidenze. Se gli studi li fa tutti o quasi l'industria perché ha i soldi e le risorse per farli e perché il sistema è congegnato per favorire le aziende e ostacolare le università e gli enti di ricerca pubblici, ovvio che alla fine produrranno determinati risultati. E se non basta ci penserà il sistema pubblicitario e commerciale aziendale a convincere pubblico e critica.
Nel frattempo, dalla lettura del rapporto OsMed risulta che in Italia continua a crescere l'uso di antidepressivi, con una tendenza costante e apparentemente inarrestabile. In totale, nel 2024 lo stato ha speso 450 milioni di euro per questi farmaci (dunque non è conteggiata la spesa privata a carico dei cittadini) con un consumo di oltre 48 DDD x 1.000 abitanti, come se quasi 50 persone su 1.000, neonati inclusi, ogni giorno prendesse una dose di antidepressivo. Una persona su 20.
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/3159201/AIFA_Rapporto_OsMed_2024.pdf
(pag. 551)
Che dire? Pare evidente la volontà di evitare che il nostro piangere faccia male al re, al ricco e al cardinale, che, com'è ampiamente noto, diventan tristi se noi piangiam.
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GIORNATA NAZIONALE PARKINSON 2025 🌺🌺🌺
Quest'anno celebrata sabato 29 novembre, ha l'obiettivo di sensibilizzare sulla seconda più frequente malattia neurodegenerativa cronica dopo l'Alzheimer e che nel solo nostro paese colpisce circa 300.000 persone. Il Parkinson non ha cura, i trattamenti sono solo sintomatici e sebbene possano garantire una qualità di vita eccellente per molto tempo non modificano la progressione della malattia. E' dunque indispensabile investire in ricerca per nuove cure e per l'assistenza, la quale ultima è complessa e multidisciplinare e richiede preparazione specifica per medico, neurologo e tutto il personale sanitario come pure per il paziente, i suoi famigliari e chi lo accudisce. E' inoltre indispensabile far conoscere la malattia per una diagnosi tempestiva.
Per chi fosse in zona Varese, queste sono le iniziative diell'Associazione Parkinson Insubria che riunisce pazienti, famigliari e tutti coloro che vogliano dare aiuto a chi convive con questa ben poco piacevole compagnia.
Quest'anno celebrata sabato 29 novembre, ha l'obiettivo di sensibilizzare sulla seconda più frequente malattia neurodegenerativa cronica dopo l'Alzheimer e che nel solo nostro paese colpisce circa 300.000 persone. Il Parkinson non ha cura, i trattamenti sono solo sintomatici e sebbene possano garantire una qualità di vita eccellente per molto tempo non modificano la progressione della malattia. E' dunque indispensabile investire in ricerca per nuove cure e per l'assistenza, la quale ultima è complessa e multidisciplinare e richiede preparazione specifica per medico, neurologo e tutto il personale sanitario come pure per il paziente, i suoi famigliari e chi lo accudisce. E' inoltre indispensabile far conoscere la malattia per una diagnosi tempestiva.
Per chi fosse in zona Varese, queste sono le iniziative diell'Associazione Parkinson Insubria che riunisce pazienti, famigliari e tutti coloro che vogliano dare aiuto a chi convive con questa ben poco piacevole compagnia.
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EDUCAZIONE ALL'AFFETTIVITA' 🌺🌺🌺
“Vede architetto, è tutta una catena di affetti che né io e né lei possiamo spezzare. Lei ama mia moglie, mia moglie è affezionatissima a Birillo. Birillo adora le bambine. Le bambine sono attaccatissime alla governante…”.
“La governante?!”
“Tedesca, due anni di contratto, severissima, in uniforme. Insomma, chi si prende Donatella, deve prendersi per forza tutto il blocco”
Nel frattempo, in Cina...
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cina_la_nuova_frontiera_delleducazione_scientifica_un_piano_strategico_verso_il_2035/45289_63613/
“Vede architetto, è tutta una catena di affetti che né io e né lei possiamo spezzare. Lei ama mia moglie, mia moglie è affezionatissima a Birillo. Birillo adora le bambine. Le bambine sono attaccatissime alla governante…”.
“La governante?!”
“Tedesca, due anni di contratto, severissima, in uniforme. Insomma, chi si prende Donatella, deve prendersi per forza tutto il blocco”
Nel frattempo, in Cina...
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www.lantidiplomatico.it
Cina, la nuova frontiera dell’educazione scientifica: un piano strategico verso il 2035
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IMMUNOBRIDGING 🌺🌺🌺
Over troubled water.
Una lettera, pubblicata lo scorso settembre sulla prestigiosissima Nature Medicine a firma di vari autorevoli accademici statunitensi, esemplifica molto bene i fondamenti della narrazione di sistema che ha legittimato l'esenzione dei vaccini covid da qualsiasi forma di valutazione clinica dell'efficacia e della sicurezza, affidandoli come un qualsiasi antiinfluenzale alla metodologia dell'immunobridging, ovvero della certificazione di efficacia sulla base della semplice constatazione che i livelli anticorpali di un nuovo vaccino sono paragonabili a quelli del vaccino in versione precedente.
https://www.nature.com/articles/s41591-025-03908-z
Questi autori esoridscono fin dal primo paragrafo con affermazioni a dir poco coraggiose, del tipo: "Questi primi studi [del 2020, autorizzativi dei primi vaccini covid, quelli che durarono meno di due mesi, tarati sul solo covid sintomatico di regola lieve e null'altro] sono stati tra i più grandi studi clinici della storia recente, hanno coinvolto decine di migliaia di partecipanti e hanno fornito prove definitive della sicurezza e dell'efficacia dei vaccini contro il SARS-CoV-2.".
Citano quindi la recente presa di posizione istituzionale di Prasad e Mackary, che dai vertici trumpiani dell'FDA si permisero qualche mese fa di proporre che quanto meno per i giovani a rischio covid zero o quasi si continuasse a ricorrere agli studi clinici verso placebo. E contro costoro sparano ad alzo zero, con quelle che ritengono dal loro punto di vista essere le migliori motivazioni, e che sono una splendida sintesi di come e quanto il sistema pubblico e istituzionale sia inesorabilmente e irrimediabilmente inchinato agli interessi privati. Leggiamo insieme:
"Questo scostamento [proposto timidamente da Mackary e Prasad e solo per i soggetti a basso rischio] dalla strategia convenzionale di immunobridging introduce diverse sfide. Il rischio di COVID-19 grave nelle popolazioni adulte sane è basso, il che richiede studi clinici ampi e costosi. Tali studi sarebbero lunghi, probabilmente richiedendo un anno o più per essere completati. La giustificazione per un braccio placebo non è semplice, date le prove esistenti a supporto della sicurezza e della moderata efficacia degli attuali richiami. Secondo la Dichiarazione di Helsinki, l'uso di un placebo è appropriato solo in presenza di una sostanziale incertezza sulla sicurezza e sull'efficacia. Ritardi nella valutazione, nell'autorizzazione all'immissione in commercio e nell'accesso al pubblico dei vaccini potrebbero comportare una maggiore morbilità e mortalità tra i pazienti, in particolare quelli con fattori di rischio non diagnosticati in precedenza. Inoltre, richiedere studi clinici così costosi per l'aggiornamento dei vaccini contro il COVID-19 potrebbe scoraggiare le aziende farmaceutiche dal proseguirne lo sviluppo."
Chiaro? Gli studi sarebbero troppo costosi, richiederebbero eccessivo sforzo per portare un prodotto in commercio e di conseguenza si perderebbe la prospettiva di profitto che è l'unica leva che spinge l'industria a impegnarsi minimamente. E hanno ragione da vendere.
(segue nel post successivo)
Over troubled water.
Una lettera, pubblicata lo scorso settembre sulla prestigiosissima Nature Medicine a firma di vari autorevoli accademici statunitensi, esemplifica molto bene i fondamenti della narrazione di sistema che ha legittimato l'esenzione dei vaccini covid da qualsiasi forma di valutazione clinica dell'efficacia e della sicurezza, affidandoli come un qualsiasi antiinfluenzale alla metodologia dell'immunobridging, ovvero della certificazione di efficacia sulla base della semplice constatazione che i livelli anticorpali di un nuovo vaccino sono paragonabili a quelli del vaccino in versione precedente.
https://www.nature.com/articles/s41591-025-03908-z
Questi autori esoridscono fin dal primo paragrafo con affermazioni a dir poco coraggiose, del tipo: "Questi primi studi [del 2020, autorizzativi dei primi vaccini covid, quelli che durarono meno di due mesi, tarati sul solo covid sintomatico di regola lieve e null'altro] sono stati tra i più grandi studi clinici della storia recente, hanno coinvolto decine di migliaia di partecipanti e hanno fornito prove definitive della sicurezza e dell'efficacia dei vaccini contro il SARS-CoV-2.".
Citano quindi la recente presa di posizione istituzionale di Prasad e Mackary, che dai vertici trumpiani dell'FDA si permisero qualche mese fa di proporre che quanto meno per i giovani a rischio covid zero o quasi si continuasse a ricorrere agli studi clinici verso placebo. E contro costoro sparano ad alzo zero, con quelle che ritengono dal loro punto di vista essere le migliori motivazioni, e che sono una splendida sintesi di come e quanto il sistema pubblico e istituzionale sia inesorabilmente e irrimediabilmente inchinato agli interessi privati. Leggiamo insieme:
"Questo scostamento [proposto timidamente da Mackary e Prasad e solo per i soggetti a basso rischio] dalla strategia convenzionale di immunobridging introduce diverse sfide. Il rischio di COVID-19 grave nelle popolazioni adulte sane è basso, il che richiede studi clinici ampi e costosi. Tali studi sarebbero lunghi, probabilmente richiedendo un anno o più per essere completati. La giustificazione per un braccio placebo non è semplice, date le prove esistenti a supporto della sicurezza e della moderata efficacia degli attuali richiami. Secondo la Dichiarazione di Helsinki, l'uso di un placebo è appropriato solo in presenza di una sostanziale incertezza sulla sicurezza e sull'efficacia. Ritardi nella valutazione, nell'autorizzazione all'immissione in commercio e nell'accesso al pubblico dei vaccini potrebbero comportare una maggiore morbilità e mortalità tra i pazienti, in particolare quelli con fattori di rischio non diagnosticati in precedenza. Inoltre, richiedere studi clinici così costosi per l'aggiornamento dei vaccini contro il COVID-19 potrebbe scoraggiare le aziende farmaceutiche dal proseguirne lo sviluppo."
Chiaro? Gli studi sarebbero troppo costosi, richiederebbero eccessivo sforzo per portare un prodotto in commercio e di conseguenza si perderebbe la prospettiva di profitto che è l'unica leva che spinge l'industria a impegnarsi minimamente. E hanno ragione da vendere.
(segue nel post successivo)
Nature
Improving the evidence base for COVID-19 vaccines
Nature Medicine - Improving the evidence base for COVID-19 vaccines
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(segue dal post precedente)
Lo affermava d'altra parte già decenni fa Marcia Angell, docente ad Harvard e già editor in chief del NEJM: gli studi clinici autorizzativi dovrebbero essere condotti da soggetti pubblici senza conflitti di interessi. Se poi consideriamo che la maggior parte dei medicinali, vaccini compresi, origina da scoperte originariamente raggiunte in università e centri di ricerca pubblici con fondi altrettanto pubblici, e che è unicamente il nostro attuale sistema capitalistico, finanziario e mercatista, che impone l'intervento del privato nella fase in cui i frutti maturano e vanno colti, è abbastanza evidente che sarebbe indispensabile una revisione radicale delle regole che ci faccia ritornare ad almeno 40-50 anni fa. Mentre lettere come quella recentemente pubblicata su Nature Medicine ci fanno comprendere quanto una inversione del genere sia oggi sostanzialmente impossibile, considerando quanto il sistema pubblico e i suoi interpreti siano tutti permeati di certe apodittiche convinzioni probabilmente impossibili da estirpare.
PS: e che si sarebbe finiti così, ad autorizzare un vaccino dietro l'altro sulla sola base degli anticorpi, con l'avvocato Olga Milanese lo scrivemmo nel 2022. Ma appunto non ci voleva certo la palla di cristallo, a conoscere un minimo i nostri "polli"...
https://www.studiocataldi.it/articoli/45064-autorizzazioni-vaccini-covid-su-quali-basi.asp
https://www.nature.com/articles/s41591-025-03908-z
Lo affermava d'altra parte già decenni fa Marcia Angell, docente ad Harvard e già editor in chief del NEJM: gli studi clinici autorizzativi dovrebbero essere condotti da soggetti pubblici senza conflitti di interessi. Se poi consideriamo che la maggior parte dei medicinali, vaccini compresi, origina da scoperte originariamente raggiunte in università e centri di ricerca pubblici con fondi altrettanto pubblici, e che è unicamente il nostro attuale sistema capitalistico, finanziario e mercatista, che impone l'intervento del privato nella fase in cui i frutti maturano e vanno colti, è abbastanza evidente che sarebbe indispensabile una revisione radicale delle regole che ci faccia ritornare ad almeno 40-50 anni fa. Mentre lettere come quella recentemente pubblicata su Nature Medicine ci fanno comprendere quanto una inversione del genere sia oggi sostanzialmente impossibile, considerando quanto il sistema pubblico e i suoi interpreti siano tutti permeati di certe apodittiche convinzioni probabilmente impossibili da estirpare.
PS: e che si sarebbe finiti così, ad autorizzare un vaccino dietro l'altro sulla sola base degli anticorpi, con l'avvocato Olga Milanese lo scrivemmo nel 2022. Ma appunto non ci voleva certo la palla di cristallo, a conoscere un minimo i nostri "polli"...
https://www.studiocataldi.it/articoli/45064-autorizzazioni-vaccini-covid-su-quali-basi.asp
https://www.nature.com/articles/s41591-025-03908-z
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CARAMELLE DA UNO SCONOSCIUTO 🌺🌺🌺
Ci sono parecchi motivi per ritenere che la promozione pubblicitaria di vaccini e campagne vaccinali non rispetti le norme.
Post di un anno fa: https://t.me/MarCosent/3625
Ci sono parecchi motivi per ritenere che la promozione pubblicitaria di vaccini e campagne vaccinali non rispetti le norme.
Post di un anno fa: https://t.me/MarCosent/3625
Telegram
Marco Cosentino
VACCINI E PUBBLICITA' 🌺🌺🌺
Si moltiplicano le iniziative delle aziende sanitarie locali/ospedaliere/territoriali, spesso in collaborazione con altre amministrazioni pubbliche, volte alla pubblicizzazione di "open day" dedicati alla somministrazione libera…
Si moltiplicano le iniziative delle aziende sanitarie locali/ospedaliere/territoriali, spesso in collaborazione con altre amministrazioni pubbliche, volte alla pubblicizzazione di "open day" dedicati alla somministrazione libera…
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DIMMI CON CHI STAI 🌺🌺🌺
E ti dirò che microbiota hai.
La flora batterica commensale che vive sul e nel nostro corpo attira da decenni l'interesse dei ricercatori, che stanno scoprendo sempre più evidenze sul suo ruolo per il mantenimento o il ristabilimento di un buono stato di salute. Poco si sa tuttavia della possibilità che questi microbi possano passare da una persona all'altra, finendo così per "contagiare" eventualmente anche influendo sullo sviluppo di malattie, ad esempio cardiovascolari, neurologiche e autoimmuni, convenzionalmente considerate non trasmissibili, oppure anche - al contrario - "contagiando" con una migliore predisposizione a rimanere in salute. Una ricerca in parte anche italiana qualche anno fa ha provato a rispondere almeno alla prima parte della questione, ovvero in che misura la flora batterica di un individuo possa trasmettersi ad altri individui, esaminando la flora intestinale e quella orale.
Questi sono i principali risultati dello studio nelle parole degli autori: "La trasmissione del microbioma intestinale da madre a neonato è stata considerevole e stabile durante l'infanzia (circa il 50% degli stessi ceppi tra specie condivise ed è rimasta rilevabile in età più avanzata. Al contrario, la trasmissione del microbioma orale si è verificata in gran parte orizzontalmente ed è stata potenziata dalla durata della coabitazione. Si è osservata una sostanziale condivisione del ceppo tra individui conviventi, con tassi mediani di condivisione del ceppo rispettivamente del 12% e del 32% per il microbioma intestinale e orale, e il tempo trascorso dalla coabitazione ha influenzato la condivisione del ceppo più dell'età o della genetica. La condivisione del ceppo batterico ha inoltre riepilogato le strutture della popolazione ospite meglio dei profili a livello di specie. Infine, taxa distinti si sono dimostrati efficienti diffusori attraverso le diverse modalità di trasmissione ed erano associati a diversi fenotipi batterici previsti, correlati alle capacità di sopravvivenza fuori dall'ospite. L'entità della trasmissione dei microrganismi che descriviamo ne sottolinea la rilevanza negli studi sul microbioma umano, in particolare quelli sulle malattie non infettive associate al microbioma."
In altri termini, la trasmissione della flora batterica intestinale e orale è sostanziale. Considerando la correlazione tra flora batterica e condizioni di salute e malattia, non sarebbe sorprendente scoprire tra poco che anche certe malattie convenzionalmente non contagiose associate alla flora stessa possono in qualche misura essere se non proprio trasmesse in quanto tali almeno favorite o ostacolate tramite "contaminazione" delle flore batteriche di individui differenti.
https://www.nature.com/articles/s41586-022-05620-1
E ti dirò che microbiota hai.
La flora batterica commensale che vive sul e nel nostro corpo attira da decenni l'interesse dei ricercatori, che stanno scoprendo sempre più evidenze sul suo ruolo per il mantenimento o il ristabilimento di un buono stato di salute. Poco si sa tuttavia della possibilità che questi microbi possano passare da una persona all'altra, finendo così per "contagiare" eventualmente anche influendo sullo sviluppo di malattie, ad esempio cardiovascolari, neurologiche e autoimmuni, convenzionalmente considerate non trasmissibili, oppure anche - al contrario - "contagiando" con una migliore predisposizione a rimanere in salute. Una ricerca in parte anche italiana qualche anno fa ha provato a rispondere almeno alla prima parte della questione, ovvero in che misura la flora batterica di un individuo possa trasmettersi ad altri individui, esaminando la flora intestinale e quella orale.
Questi sono i principali risultati dello studio nelle parole degli autori: "La trasmissione del microbioma intestinale da madre a neonato è stata considerevole e stabile durante l'infanzia (circa il 50% degli stessi ceppi tra specie condivise ed è rimasta rilevabile in età più avanzata. Al contrario, la trasmissione del microbioma orale si è verificata in gran parte orizzontalmente ed è stata potenziata dalla durata della coabitazione. Si è osservata una sostanziale condivisione del ceppo tra individui conviventi, con tassi mediani di condivisione del ceppo rispettivamente del 12% e del 32% per il microbioma intestinale e orale, e il tempo trascorso dalla coabitazione ha influenzato la condivisione del ceppo più dell'età o della genetica. La condivisione del ceppo batterico ha inoltre riepilogato le strutture della popolazione ospite meglio dei profili a livello di specie. Infine, taxa distinti si sono dimostrati efficienti diffusori attraverso le diverse modalità di trasmissione ed erano associati a diversi fenotipi batterici previsti, correlati alle capacità di sopravvivenza fuori dall'ospite. L'entità della trasmissione dei microrganismi che descriviamo ne sottolinea la rilevanza negli studi sul microbioma umano, in particolare quelli sulle malattie non infettive associate al microbioma."
In altri termini, la trasmissione della flora batterica intestinale e orale è sostanziale. Considerando la correlazione tra flora batterica e condizioni di salute e malattia, non sarebbe sorprendente scoprire tra poco che anche certe malattie convenzionalmente non contagiose associate alla flora stessa possono in qualche misura essere se non proprio trasmesse in quanto tali almeno favorite o ostacolate tramite "contaminazione" delle flore batteriche di individui differenti.
https://www.nature.com/articles/s41586-022-05620-1
Nature
The person-to-person transmission landscape of the gut and oral microbiomes
Nature - Data from more than 9,700 human stool and oral metagenomes has been used to decipher the strain transmission patterns of the human microbiome from mother to infant, within households and...
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I RICCHI E I POVERI 🌺🌺🌺
I medicinali equivalenti, comunemente detti pure un po' spregiativamente "generici", sono una categoria di farmaci industriali che di regola compare in commercio quando scade il brevetto che garantisce l'esclusiva di sfruttamento commerciale del prodotto medicinale originale, detto anche in maniera implicitamente laudativa "specialità". La scadenza di un brevetto è sempre un fatto "traumatico" per le aziende, specie se si tratta di medicinali che hanno garantito "fatturato", e di conseguenza esse tentano in ogni modo di posporla. La letteratura è ricchissima di esempi di tecniche utili a questo fine, molte delle quali francamente illecite e che fruttano sanzioni, che tuttavia di regola le aziende pagano volentieri dato che il loro importo è al meglio una minima frazione degli introiti ottenuti mantenendo certe esclusive di mercato anche per soli pochi mesi in più.
Non è tuttavia di questo che oggi voglio discutere, bensì delle basi dell'equivalenza con le specialità dei medicinali equivalenti. La propaganda più o meno esplicitamente promossa e diffusa dalle aziende farmaceutiche è che gli equivalenti siano meno efficaci e comunque di peggiore "qualità" delle specialità originali ("generici", appunto). Il radicamento di questa credenza è favorito dal minore prezzo dell'equivalente, per legge fissato ad almeno il 20% in meno della corrispondente specialità, e, com'è noto, il prezzo alto contribuisce in grandissima parte alla percezione soggettiva della bontà di un qualsiasi prodotto ("chi più spende, meno spende").
Il minor prezzo che la legge impone è giustificato in realtà dalle modalità con cui l'equivalente deve essere sperimentato per ottenere l'autorizzazione a entrare nel mercato. Dal momento che esso contiene il medesimo principio attivo della specialità, nella medesima dose, per la stessa via di somministrazione e per curare le stesse malattie, gli enti regolatori richiedono unicamente di documentare che il profilo delle concentrazioni nel sangue sia sovrapponibile nel tempo a quello della specialità di riferimento. Il razionale è che l'effetto di un qualsiasi principio attivo è direttamente proporzionale alla concentrazione. Se dunque le concentrazioni sono sovrapponibili anche l'effetto lo sarà.
Ma che significa "sovrapponibile"? La legge fissa un intervallo di tolleranza del -20%/+25%, sulla base del fatto che si tratta più o menjo della medesima variabilità che ci possiamo aspettare per lo stesso medicinale tra individui differenti o nello stesso individuo tra una somministrazione e l'altra. Vero dunque che l'equivalente può discostarsi in una certa misura dalla specialità, ma questa misura è la medesima che può verificarsi son la specialità tra individui diversi o in momenti diversi nello stesso individuo.
La chiave del discorso sta in realtà non nell'equivalenza, che è certa sulle basi che abbiamo detto, bensì nella intercambiabilità. Se si ha la necessità di un trattamento continuo tanto più se con farmaci che possono dare effetti indesiderati importanti o il cui fallimento terapeutico possa avere conseguenze gravi, allora il punto non è equivalente o specialità, ma che - se si è cominciato con un prodotto - si continui con quello, in modo da dare stabilità al trattamento, equivalente o specialità che sia. Se invece si sta iniziando con un nuovo trattamento, equivalente o specialità sono la stessa cosa e dunque conviene scegliere l'equivalente poiché costa meno (al paziente direttamente o indirettamente tramite la spesa pubblica comunque pagata con la fiscalità generale).
(continua nel post successivo)
I medicinali equivalenti, comunemente detti pure un po' spregiativamente "generici", sono una categoria di farmaci industriali che di regola compare in commercio quando scade il brevetto che garantisce l'esclusiva di sfruttamento commerciale del prodotto medicinale originale, detto anche in maniera implicitamente laudativa "specialità". La scadenza di un brevetto è sempre un fatto "traumatico" per le aziende, specie se si tratta di medicinali che hanno garantito "fatturato", e di conseguenza esse tentano in ogni modo di posporla. La letteratura è ricchissima di esempi di tecniche utili a questo fine, molte delle quali francamente illecite e che fruttano sanzioni, che tuttavia di regola le aziende pagano volentieri dato che il loro importo è al meglio una minima frazione degli introiti ottenuti mantenendo certe esclusive di mercato anche per soli pochi mesi in più.
Non è tuttavia di questo che oggi voglio discutere, bensì delle basi dell'equivalenza con le specialità dei medicinali equivalenti. La propaganda più o meno esplicitamente promossa e diffusa dalle aziende farmaceutiche è che gli equivalenti siano meno efficaci e comunque di peggiore "qualità" delle specialità originali ("generici", appunto). Il radicamento di questa credenza è favorito dal minore prezzo dell'equivalente, per legge fissato ad almeno il 20% in meno della corrispondente specialità, e, com'è noto, il prezzo alto contribuisce in grandissima parte alla percezione soggettiva della bontà di un qualsiasi prodotto ("chi più spende, meno spende").
Il minor prezzo che la legge impone è giustificato in realtà dalle modalità con cui l'equivalente deve essere sperimentato per ottenere l'autorizzazione a entrare nel mercato. Dal momento che esso contiene il medesimo principio attivo della specialità, nella medesima dose, per la stessa via di somministrazione e per curare le stesse malattie, gli enti regolatori richiedono unicamente di documentare che il profilo delle concentrazioni nel sangue sia sovrapponibile nel tempo a quello della specialità di riferimento. Il razionale è che l'effetto di un qualsiasi principio attivo è direttamente proporzionale alla concentrazione. Se dunque le concentrazioni sono sovrapponibili anche l'effetto lo sarà.
Ma che significa "sovrapponibile"? La legge fissa un intervallo di tolleranza del -20%/+25%, sulla base del fatto che si tratta più o menjo della medesima variabilità che ci possiamo aspettare per lo stesso medicinale tra individui differenti o nello stesso individuo tra una somministrazione e l'altra. Vero dunque che l'equivalente può discostarsi in una certa misura dalla specialità, ma questa misura è la medesima che può verificarsi son la specialità tra individui diversi o in momenti diversi nello stesso individuo.
La chiave del discorso sta in realtà non nell'equivalenza, che è certa sulle basi che abbiamo detto, bensì nella intercambiabilità. Se si ha la necessità di un trattamento continuo tanto più se con farmaci che possono dare effetti indesiderati importanti o il cui fallimento terapeutico possa avere conseguenze gravi, allora il punto non è equivalente o specialità, ma che - se si è cominciato con un prodotto - si continui con quello, in modo da dare stabilità al trattamento, equivalente o specialità che sia. Se invece si sta iniziando con un nuovo trattamento, equivalente o specialità sono la stessa cosa e dunque conviene scegliere l'equivalente poiché costa meno (al paziente direttamente o indirettamente tramite la spesa pubblica comunque pagata con la fiscalità generale).
(continua nel post successivo)
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Marco Cosentino
(continua dal post precedente)
Altra falsa credenza pseudoscientifica è che gli equivalenti siano prodotti con ingredienti di seconda scelta, scadenti e di cattiva qualità. Anche questo è falso. La vicenda di alcuni anni del ritiro di tantissimi prodotti…
Altra falsa credenza pseudoscientifica è che gli equivalenti siano prodotti con ingredienti di seconda scelta, scadenti e di cattiva qualità. Anche questo è falso. La vicenda di alcuni anni del ritiro di tantissimi prodotti…
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(continua dal post precedente)
Altra falsa credenza pseudoscientifica è che gli equivalenti siano prodotti con ingredienti di seconda scelta, scadenti e di cattiva qualità. Anche questo è falso. La vicenda di alcuni anni del ritiro di tantissimi prodotti a bae dell'antiipertensivo valsartan poiché contaminati da un cancerogeno dimostrò che sia specialità che equivalenti utilizzavano lo stesso principio attivo contaminato prodotto nel medesimo laboratorio dell'estremo oriente. La letteratura disponibile a riguardo d'altra parte ci conferma che le materie prime usate dalle industrie provengono dai medesimi fornitori, che si tratti di equivalenti o specialità. Perché allora molto medici continuano a sostenere che "nella loro esperienza" gli equivalenti funzionano meno? Semplicemente perché la loro attenzione viene più o meno inconsciamente richiamata sull'eventuale passaggio da specialità a generico e in tal modo essi sono più predisposti a identificare problemi che usualmente non noterebbero, Un po' come quando l'amico cui dai il passaggio in auto ti dice che sente un rumorino dal motore e da lì in poi inizi a sentirlo anche tu. Senza scordare che nei casi in cui eventualmente qualche problema si verifica davvero, esso è riconducibile all'aver sottovalutato i limiti di interscambiabilità in corso di trattamento cronico, ovvero l'esigenza di riaggiustare il trattamento se proprio non si è potuto fare a meno di passare dalla specialità all'equivalente. Ma quei problemi ci sarebbero lo stesso se si passasse dall'equivalente alla specialità. O da un prodotto di un'azienda a quello di un'altra azienda.
In sintesi, gli equivalenti sono davvero equivalenti, non sono peggiori delle specialità, costano meno per una precisa ragione e questo è un bene per gli individui e la collettività. Se avete necessità di un farmaco occasionalmente chiedete sempre l'equivalente, se è disponibile. Se siete in trattamento cronico, che sia equivalente o specialità non cambiate mai il prodotto. Questo è.
Altra falsa credenza pseudoscientifica è che gli equivalenti siano prodotti con ingredienti di seconda scelta, scadenti e di cattiva qualità. Anche questo è falso. La vicenda di alcuni anni del ritiro di tantissimi prodotti a bae dell'antiipertensivo valsartan poiché contaminati da un cancerogeno dimostrò che sia specialità che equivalenti utilizzavano lo stesso principio attivo contaminato prodotto nel medesimo laboratorio dell'estremo oriente. La letteratura disponibile a riguardo d'altra parte ci conferma che le materie prime usate dalle industrie provengono dai medesimi fornitori, che si tratti di equivalenti o specialità. Perché allora molto medici continuano a sostenere che "nella loro esperienza" gli equivalenti funzionano meno? Semplicemente perché la loro attenzione viene più o meno inconsciamente richiamata sull'eventuale passaggio da specialità a generico e in tal modo essi sono più predisposti a identificare problemi che usualmente non noterebbero, Un po' come quando l'amico cui dai il passaggio in auto ti dice che sente un rumorino dal motore e da lì in poi inizi a sentirlo anche tu. Senza scordare che nei casi in cui eventualmente qualche problema si verifica davvero, esso è riconducibile all'aver sottovalutato i limiti di interscambiabilità in corso di trattamento cronico, ovvero l'esigenza di riaggiustare il trattamento se proprio non si è potuto fare a meno di passare dalla specialità all'equivalente. Ma quei problemi ci sarebbero lo stesso se si passasse dall'equivalente alla specialità. O da un prodotto di un'azienda a quello di un'altra azienda.
In sintesi, gli equivalenti sono davvero equivalenti, non sono peggiori delle specialità, costano meno per una precisa ragione e questo è un bene per gli individui e la collettività. Se avete necessità di un farmaco occasionalmente chiedete sempre l'equivalente, se è disponibile. Se siete in trattamento cronico, che sia equivalente o specialità non cambiate mai il prodotto. Questo è.
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Marco Cosentino
I RICCHI E I POVERI 🌺🌺🌺
I medicinali equivalenti, comunemente detti pure un po' spregiativamente "generici", sono una categoria di farmaci industriali che di regola compare in commercio quando scade il brevetto che garantisce l'esclusiva di sfruttamento commerciale…
I medicinali equivalenti, comunemente detti pure un po' spregiativamente "generici", sono una categoria di farmaci industriali che di regola compare in commercio quando scade il brevetto che garantisce l'esclusiva di sfruttamento commerciale…
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DULCE ET DECORUM EST 🌺🌺🌺
pro publicis pecuniis mori
Sì, esiste davvero una rivista intitolata "Journal of Death and Dying", e per dirla tutta il suo titolo principale è, suggestivamente, OMEGA.
https://journals.sagepub.com/home/OME
E, sì, esiste anche lo studio citato nel post di FB linkato qui sotto, studio pubblicato il 28 febbraio di quest'anno. Qui il testo completo:
https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/00302228251323299
e qui in calce il riassunto in traduzione automatica.
Estote parati.
"Questo studio esplora i potenziali risparmi economici derivanti dall'estensione dell'assistenza medica al suicidio (MAiD) in Canada, dove è attualmente una delle principali cause di morte, per includere i gruppi vulnerabili che costano al governo più di quanto contribuiscano in tasse. Questi gruppi includono individui con gravi problemi di salute mentale, senzatetto, tossicodipendenti, anziani in pensione e comunità indigene. Sono stati analizzati scenari sia volontari che non volontari, prevedendo un risparmio totale fino a 1.273 miliardi di dollari canadesi entro il 2047. Con una stima di 2,6 milioni di decessi nello scenario volontario, principalmente tra malati mentali e anziani, questa misura di risparmio solleva notevoli preoccupazioni etiche. Incentivare finanziariamente la MAiD potrebbe spostare le priorità sanitarie dal fornire il supporto necessario, potenzialmente svalutando vite vulnerabili e alimentando una preoccupante dipendenza dalla morte assistita come soluzione economica. I risultati evidenziano la necessità di un esame etico dell'espansione delle politiche sulla MAiD."
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02x3LCCDYtnrLMbpxUnUNcEKrfJvFcgXatPRD6xmMch2qn8rM1GwWTYLhhgaeRfSMZl&id=61568792593700
pro publicis pecuniis mori
Sì, esiste davvero una rivista intitolata "Journal of Death and Dying", e per dirla tutta il suo titolo principale è, suggestivamente, OMEGA.
https://journals.sagepub.com/home/OME
E, sì, esiste anche lo studio citato nel post di FB linkato qui sotto, studio pubblicato il 28 febbraio di quest'anno. Qui il testo completo:
https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/00302228251323299
e qui in calce il riassunto in traduzione automatica.
Estote parati.
"Questo studio esplora i potenziali risparmi economici derivanti dall'estensione dell'assistenza medica al suicidio (MAiD) in Canada, dove è attualmente una delle principali cause di morte, per includere i gruppi vulnerabili che costano al governo più di quanto contribuiscano in tasse. Questi gruppi includono individui con gravi problemi di salute mentale, senzatetto, tossicodipendenti, anziani in pensione e comunità indigene. Sono stati analizzati scenari sia volontari che non volontari, prevedendo un risparmio totale fino a 1.273 miliardi di dollari canadesi entro il 2047. Con una stima di 2,6 milioni di decessi nello scenario volontario, principalmente tra malati mentali e anziani, questa misura di risparmio solleva notevoli preoccupazioni etiche. Incentivare finanziariamente la MAiD potrebbe spostare le priorità sanitarie dal fornire il supporto necessario, potenzialmente svalutando vite vulnerabili e alimentando una preoccupante dipendenza dalla morte assistita come soluzione economica. I risultati evidenziano la necessità di un esame etico dell'espansione delle politiche sulla MAiD."
https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02x3LCCDYtnrLMbpxUnUNcEKrfJvFcgXatPRD6xmMch2qn8rM1GwWTYLhhgaeRfSMZl&id=61568792593700
SAGE Journals
Government Economics of Expanding Canada’s Medical Assistance in Dying to Vulnerable Populations and the Ethical Implications of…
This study explores the potential economic savings from expanding medical assistance in dying (MAiD) in Canada, where it is currently a leading cause of death, ...
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RISORSE LIMITATE 🌺🌺🌺
Quale che sia la vostra professione o occupazione, qualsiasi lavoro facciate, in qualunque contesto viviate, non scordate mai che le risorse sono limitate e che bisogna fare sacrifici. Credere e obbedire.
https://t.me/giorgiobianchiphotojournalist/43920
Quale che sia la vostra professione o occupazione, qualsiasi lavoro facciate, in qualunque contesto viviate, non scordate mai che le risorse sono limitate e che bisogna fare sacrifici. Credere e obbedire.
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Giorgio Bianchi Photojournalist
Mentre la CGIL prepara lo sciopero generale per qualche spiccio e maggioranza e opposizione si scannanano per un mezzo condono.
Adalberto Gianuario
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Adalberto Gianuario
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Forwarded from @angiolinomusicante
Renovatio 21
Il vero volto del suicidio Kessler
Vi è tutta una tradizione di geremiadi sulle stragi perpetrate dai tedeschi in Italia, che va dal Sacco di Roma dei Lanzichenecchi (1527) agli eccidi compiuti dai soldati nazisti alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Una strage ulteriore è partita in queste…
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Tutta la violenza di un sistema totalitario, che non ammette scelte che ne mettano in discussione i pilastri fondanti.
Casa nel bosco, allontanati i tre bimbi. Il tribunale: «Dovranno vivere in casa famiglia»
Il caso di Palmoli (Chieti). Arrivato oggi pomeriggio il provvedimento dei giudici aquilani: basta vivere nella casa nel bosco, la madre potrà restare con i figli nella struttura protetta
Di Gianluca Lettieri
PALMOLI. I tre bambini che abitano a Palmoli con i genitori nella casa nel bosco non possono più vivere lì e devono essere accompagnati in una casa famiglia. È questo il senso del provvedimento del tribunale per i minorenni dell’Aquila, arrivato oggi. La madre potrà stare con i piccoli nella struttura protetta. Nelle scorse ore in migliaia avevano firmato la raccolta online a sostegno della famiglia che si era trasferita nel paese da 800 anime in provincia di Chieti. La vicenda ha sollevato un acceso dibattito tra favorevoli e contrari allo stile di vita della famiglia anglo-australiana, che ha scelto di restare lontano dalle città senza gli allacci a elettricità, gas e acqua.
«Per i nostri figli volevamo una vita diversa e abbiamo deciso di vivere nel bosco. Vogliamo vivere qui, con i nostri bimbi e i nostri animali», si sono sempre difesi i due genitori. Per i figli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei, hanno deciso di affidarsi all'home schooling con un'insegnante privata molisana. La vicenda è finita all'attenzione della Procura dei minorenni dell'Aquila lo scorso anno, dopo che la famiglia finì in ospedale per un'intossicazione da funghi. Un successivo controllo dei carabinieri nell'abitazione portò alla segnalazione che ha avuto come conseguenza la sospensione della potestà genitoriale, confermando comunque l'affidamento dei minori ai genitori. «Non c'è alcun disagio, né violenza, ma una scelta di vita ben precisa che mira a preservare il rapporto tra uomo e natura», ha più volte dichiarato l’avvocato Giovanni Angelucci, legale della famiglia.
https://www.ilcentro.it/chieti/casa-del-bosco-allontanati-i-tre-bimbi-il-tribunale-dovranno-vivere-in-casa-famiglia-in-aggiornamento-k0vgq6pi
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Casa nel bosco, allontanati i tre bimbi. Il tribunale: «Dovranno vivere in casa famiglia»
Il caso di Palmoli (Chieti). Arrivato oggi pomeriggio il provvedimento dei giudici aquilani: basta vivere nella casa nel bosco, la madre potrà restare con i figli nella struttura protetta
Di Gianluca Lettieri
PALMOLI. I tre bambini che abitano a Palmoli con i genitori nella casa nel bosco non possono più vivere lì e devono essere accompagnati in una casa famiglia. È questo il senso del provvedimento del tribunale per i minorenni dell’Aquila, arrivato oggi. La madre potrà stare con i piccoli nella struttura protetta. Nelle scorse ore in migliaia avevano firmato la raccolta online a sostegno della famiglia che si era trasferita nel paese da 800 anime in provincia di Chieti. La vicenda ha sollevato un acceso dibattito tra favorevoli e contrari allo stile di vita della famiglia anglo-australiana, che ha scelto di restare lontano dalle città senza gli allacci a elettricità, gas e acqua.
«Per i nostri figli volevamo una vita diversa e abbiamo deciso di vivere nel bosco. Vogliamo vivere qui, con i nostri bimbi e i nostri animali», si sono sempre difesi i due genitori. Per i figli, una bambina di otto anni e due gemelli di sei, hanno deciso di affidarsi all'home schooling con un'insegnante privata molisana. La vicenda è finita all'attenzione della Procura dei minorenni dell'Aquila lo scorso anno, dopo che la famiglia finì in ospedale per un'intossicazione da funghi. Un successivo controllo dei carabinieri nell'abitazione portò alla segnalazione che ha avuto come conseguenza la sospensione della potestà genitoriale, confermando comunque l'affidamento dei minori ai genitori. «Non c'è alcun disagio, né violenza, ma una scelta di vita ben precisa che mira a preservare il rapporto tra uomo e natura», ha più volte dichiarato l’avvocato Giovanni Angelucci, legale della famiglia.
https://www.ilcentro.it/chieti/casa-del-bosco-allontanati-i-tre-bimbi-il-tribunale-dovranno-vivere-in-casa-famiglia-in-aggiornamento-k0vgq6pi
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LA TORRE DI BABELE 🌺🌺🌺
E così, com'era prevedibile, anche il baraccone del semestre filtro di medicina sta implodendo su se stesso. Il numero chiuso, gestito oltre tutto tramite la metodologia del maxi concorsone pubblico con cinquantamila candidati per due posti di portalettere o spazzino comunale, continua a evidenziare assurdità, limiti e inadeguatezza. D'altra parte, da un lato lo stato, i governi e i ministri di turno non solo non sono intenzionati a investire nemmeno un'euro, bensì persistono a promuovere riforme devastanti, mentre dall'altro lato il sistema scolastico e universitario, con i docenti in prima fila, pare affetto da un'inguaribile sindrome di Stoccolma che lo porta a collaborare entusiasticamente alle iniziative più turpi. E così il destino è segnato.
https://www.studenti.it/test-di-medicina-2025-le-foto-delle-prove-del-20-novembre-circolano-sul-web-e-scoppia-la-polemica-esame-a-rischio-annullamento.html
E così, com'era prevedibile, anche il baraccone del semestre filtro di medicina sta implodendo su se stesso. Il numero chiuso, gestito oltre tutto tramite la metodologia del maxi concorsone pubblico con cinquantamila candidati per due posti di portalettere o spazzino comunale, continua a evidenziare assurdità, limiti e inadeguatezza. D'altra parte, da un lato lo stato, i governi e i ministri di turno non solo non sono intenzionati a investire nemmeno un'euro, bensì persistono a promuovere riforme devastanti, mentre dall'altro lato il sistema scolastico e universitario, con i docenti in prima fila, pare affetto da un'inguaribile sindrome di Stoccolma che lo porta a collaborare entusiasticamente alle iniziative più turpi. E così il destino è segnato.
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www.studenti.it
Test di Medicina 2025: le foto delle prove del 20 novembre circolano sul web e scoppia la polemica. Esame a rischio annullamento…
Le foto dei test di Medicina 2025 sono circolate sui social e il Mur valuta di annullare le prove dei responsabili. Quali scenari si aprono adesso
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Forwarded from Giubbe Rosse
🇷🇺 PUTIN SI ESPRIME SUL PIANO DI PACE DI TRUMP
• La Russia ha ricevuto il piano di pace degli Stati Uniti in 28 punti. Può costituire la base per un accordo con l'Ucraina".
• Gli Stati Uniti non stanno discutendo direttamente con la Russia un piano di pace per l'Ucraina perché Kiev è contraria.
• Siamo pronti per una risoluzione pacifica.
• Alcuni dettagli del piano, però, devono essere discussi.
• Siamo pronti a continuare a combattere qualora non si dovesse raggiungere un accordo con l'Ucraina.
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• Siamo pronti per una risoluzione pacifica.
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PERCEZIONI PANDEMICHE 🌺🌺🌺
Gira sui social l'ennesimo sondaggio svolto negli USA a cura dell'istituto Rasmussen, che in tanti rilanciano poiché tra i risultati spicca che il 36% dei partecipanti avrebbe sofferto effetti avversi da vaccino covid, significativi nel 10% dei casi, e la metà di costoro ritiene che i vaccini covid avrebbero causato il decesso di "molte persone". I partecipanti al sondaggio pare siano stati circa 1.200.
https://www.malone.news/p/bombshell-rasmussen-survey-released
Ora, i sondaggi lasciano un po' sempre il tempo che trovano: sono percezioni, che contano il giusto, tipo i sondaggi pre-elettorali o gli exit poll. Ma, insomma, forse qualche cosa vogliono dire. In ogni caso, questo mi fa tornare in mente il questionario che proposi io sui miei canali social oltre due anni fa sulla percezione del rischio da covid e vaccini covid. Parteciparono oltre 1.400 persone e i risultati furono che tra i propri famigliari la percezione di morti da covid fu riportata dal 4,9% e di morti da vaccini covid dall'8,3%, senza sostanziali differenze tra coloro che si dichiararono vaccinati e non vaccinati. I risultati son qua da vedere:
https://marcocosentino.substack.com/p/perception-of-deaths-from-covid-19
Se le percentuali volessero dire qualcosa, con due conti della serva nella primavera 2023 si sarebbero potute stimare un po' più di 300.000 morti correlate ai vaccini covid. Poi, come ci siamo detti, i questionari e i sondaggi lasciano un po' il tempo che trovano. Ma certo si tratta di numeri imponenti.
Gira sui social l'ennesimo sondaggio svolto negli USA a cura dell'istituto Rasmussen, che in tanti rilanciano poiché tra i risultati spicca che il 36% dei partecipanti avrebbe sofferto effetti avversi da vaccino covid, significativi nel 10% dei casi, e la metà di costoro ritiene che i vaccini covid avrebbero causato il decesso di "molte persone". I partecipanti al sondaggio pare siano stati circa 1.200.
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Ora, i sondaggi lasciano un po' sempre il tempo che trovano: sono percezioni, che contano il giusto, tipo i sondaggi pre-elettorali o gli exit poll. Ma, insomma, forse qualche cosa vogliono dire. In ogni caso, questo mi fa tornare in mente il questionario che proposi io sui miei canali social oltre due anni fa sulla percezione del rischio da covid e vaccini covid. Parteciparono oltre 1.400 persone e i risultati furono che tra i propri famigliari la percezione di morti da covid fu riportata dal 4,9% e di morti da vaccini covid dall'8,3%, senza sostanziali differenze tra coloro che si dichiararono vaccinati e non vaccinati. I risultati son qua da vedere:
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Se le percentuali volessero dire qualcosa, con due conti della serva nella primavera 2023 si sarebbero potute stimare un po' più di 300.000 morti correlate ai vaccini covid. Poi, come ci siamo detti, i questionari e i sondaggi lasciano un po' il tempo che trovano. Ma certo si tratta di numeri imponenti.
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Media is too big
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Gianandrea Gaiani:
Allora, quando tu hai dei leader del genere da cittadino, ma ti puoi fidare di questa gente qui? Cioè, adesso io alla Von Der Leyen non le farei neanche parcheggiare la macchina, francamente. Ma perché? Perché ha detto una marea di puttanate da quando è cominciata questa guerra, ma anche prima, non perché a me non sono simpatiche le cose che ha detto, perché sono oggettivamente delle sciocchezze.
Ricordiamo le schede elettroniche dei russi che rubavano delle lavatrici ucraine. Le nostre sanzioni stanno mettendo in ginocchio la Russia. No, hanno messo in ginocchio noi. Noi siamo in ginocchio. Noi siamo in ginocchio. Qualcuno lo dovrà dire alla Von Der Leyen prima di cacciarla dal...
Perchè il problema vero è che questa gente continua a pontificare sui nostri soldi. Perché? Perchè è consapevole, credo, che la sconfitta dell'Ucraina sarà anche la loro sconfitta, cioè la nostra, quella dell'Europa.
Io non credo e mi auguro che la Von Der Leyen non sopravviva alla sconfitta dell'Ucraina, perché lei e tutta la sua banda sono responsabili in due commissioni del disastro dell'Europa. A me non interessa fare il tifo per la Russia o per l'Ucraina. A me interessa che chi governa l'Europa non ci porti al tracollo sociale, economico, energetico. Questo è quello che credo interessi ai cittadini.
Qui la vera lezione di questa guerra è che le alleanze non esistono, che gli alleati sono i primi che cercano di fotterti, noi italiani dovremmo saperlo. Gli americani ci hanno portato al disastro, gli ucraini hanno fatto esplodere il Nord Stream. E stanno tutti cercando di trascinarci in guerra. I francesi e i tedeschi nella loro crisi economica spaventosa di cui sono i veri colpevoli, cercano di recuperare a spese degli altri europei, inclusi noi. Ma ti pare che noi dobbiamo continuare a dare soldi all'Ucraina, a parte le armi che adesso parlo di noi italiani che insomma quello che possiamo dare l'abbiamo dato più di quanto... E quello che daremo non cambierà le sorti della guerra.
Tramite Kaspercarlo
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Allora, quando tu hai dei leader del genere da cittadino, ma ti puoi fidare di questa gente qui? Cioè, adesso io alla Von Der Leyen non le farei neanche parcheggiare la macchina, francamente. Ma perché? Perché ha detto una marea di puttanate da quando è cominciata questa guerra, ma anche prima, non perché a me non sono simpatiche le cose che ha detto, perché sono oggettivamente delle sciocchezze.
Ricordiamo le schede elettroniche dei russi che rubavano delle lavatrici ucraine. Le nostre sanzioni stanno mettendo in ginocchio la Russia. No, hanno messo in ginocchio noi. Noi siamo in ginocchio. Noi siamo in ginocchio. Qualcuno lo dovrà dire alla Von Der Leyen prima di cacciarla dal...
Perchè il problema vero è che questa gente continua a pontificare sui nostri soldi. Perché? Perchè è consapevole, credo, che la sconfitta dell'Ucraina sarà anche la loro sconfitta, cioè la nostra, quella dell'Europa.
Io non credo e mi auguro che la Von Der Leyen non sopravviva alla sconfitta dell'Ucraina, perché lei e tutta la sua banda sono responsabili in due commissioni del disastro dell'Europa. A me non interessa fare il tifo per la Russia o per l'Ucraina. A me interessa che chi governa l'Europa non ci porti al tracollo sociale, economico, energetico. Questo è quello che credo interessi ai cittadini.
Qui la vera lezione di questa guerra è che le alleanze non esistono, che gli alleati sono i primi che cercano di fotterti, noi italiani dovremmo saperlo. Gli americani ci hanno portato al disastro, gli ucraini hanno fatto esplodere il Nord Stream. E stanno tutti cercando di trascinarci in guerra. I francesi e i tedeschi nella loro crisi economica spaventosa di cui sono i veri colpevoli, cercano di recuperare a spese degli altri europei, inclusi noi. Ma ti pare che noi dobbiamo continuare a dare soldi all'Ucraina, a parte le armi che adesso parlo di noi italiani che insomma quello che possiamo dare l'abbiamo dato più di quanto... E quello che daremo non cambierà le sorti della guerra.
Tramite Kaspercarlo
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