Marco Cosentino
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L'uomo perfetto è senza io
L'uomo ispirato è senza opera
L’uomo santo non lascia nome
(Chuang-tzu, IV secolo a.c.)
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THE WALL 🌺🌺🌺
Oggi, trentasei anni fa, veniva abbattuto il muro di Berlino:
https://it.wikipedia.org/wiki/Caduta_del_muro_di_Berlino
Ricordo che ero in Collegio a Pavia e che una cara amica metà tedesca qualche giorno dopo mi portò in regalo un frammento di maceria.
Chi tuttavia volesse oggi farsi un regalo di grande valore, potrebbe considerare l'ultimo libro di Giulietto Chiesa, proprio l'ultimo nel senso che poco dopo ci avrebbe lasciati tutti un po'ì più soli. "Chi ha costruito il muro di Berlino?" si intitola questa sua opera,
https://www.meltemieditore.it/catalogo/costruito-muro-berlino/
di straordinario interesse come le precedenti e forse anche di più, che offre una lettura degli eventi della fine della guerra e del periodo immediatamente successivo che ridisegnano i percorsi logici e storici finendo per regalare un senso nuovo, molto più reale, logico e credibile al mondo attuale e agli eventi che viviamo.
Per chi volesse una sintesi, la trova qui nelle parole dell'autore,
https://www.youtube.com/watch?v=q6ip45jOsEs
che con tono calmo e compassato traccia un quadro potente e deflagrante del periodo storico dal quale prendono vita le radici da cui originano tutto il meglio e tutto il peggio del presente caotico, incerto e per molti versi oscuro che abbiamo ricevuto in sorte di vivere ora.
Tutto da leggere e da ascoltare.
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'NA TAZZULELLA 'E CAFE' 🌺🌺🌺
Studio clinico controllato e randomizzato in 200 persone con fibrillazione atriale, metà che assume regolarmente caffé con caffeina e l'altra metà nulla, su un arco di sei mesi. Il rischio di recidiva nei primi è 47% e nei secondi 64%. Il consumo di caffé si associa dunque a un rischio minore del 39% di recidiva (rapporto di rischio, 0.61 [95% CI, 0.42-0.89]; P = .01). "Ah, che bellu ccafè!"

https://jamanetwork.com/journals/jama/fullarticle/2841253
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Forwarded from Giubbe Rosse
CECCHINI DEL WEEKEND: TURISTI ITALIANI SOSPETTATI DI AVER SPARATO SUI CIVILI A SARAJEVO DURANTE LA GUERRA IN BOSNIA
I fatti risalgono all'assedio della capitale bosniaca dal 1992 al 1996. I pm milanesi aprono un'inchiesta per omicidio volontario aggravato
Fonte: LA7, 10.11.2025 13:36
Turisti della guerra in Bosnia, italiani che partivano da Trieste il venerdì è che pagavano anche l'equivalente degli attuali 80 o centomila euro per sparare su civili inermi in città, dopo che si erano appostati sulle colline sopra Sarajevo. Così per divertimento. La storia era già nota, raccontata anche in un documentario del regista sloveno Miran Zupanic, Sarajevo Safari.
Ma la procura di Milano è convinta che tra i cecchini ci fossero anche degli italiani e ha aperto un'inchiesta per omicidio volontario aggravato dalla crudeltà e dai motivi abbietti, la notizia è stata pubblicata oggi da La Repubblica e da Il Giorno.
Il pm milanese Gobbis sta cercando di risalire agli italiani che hanno partecipato al massacro di oltre 11mila persone tra il 1992 e il 1996. Gente proveniente dalla Lombardia, tra cui ci sarebbe il titolare di una clinica privata di Milano che si occupava di estetica, dal Piemonte e anche dal Veneto, simpatizzanti di estrema destra, ricchi e amanti delle armi disposti a partecipare a questo turismo della guerra. Il fascicolo è al momento contro ignoti, nato dall'esposto presentato dal giornalista e scrittore Ezio Gavazzeni, con la collaborazione dell'avvocato Nicola Brigida e dell'ex magistrato Guido Salvini.
Esiste sul tavolo del magistrato una lista di testimoni che saranno convocati in procura, ex militanti della intelligence bosniaca, funzionari dei servizi segreti sloveni. Potrebbe anche essere ascoltato il regista del documentario Sarajevo Safari.
Nelle carte della indagine c'e' anche la denuncia dell'ex sindaca di Sarajevo che chiede che si indaghi e si assicurino alla giustizia i responsabili. Persone senza scrupoli che pagavano per sparare a gente inerme, con cifre che aumentavano se le vittime erano dei bambini.


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LA MEDICINA HA FATTO COSI' TANTI PROGRESSI 🌺🌺🌺
Che ormai più nessuno è sano.

Tra le email di stamane, già ne avevo messo da parte una da JAMA sulla steatosi epatica associata alla sindrome metabolica, quando l'attenzione mi è cascata su un'altra email, questa dal blog Sensible Medicine, che si occupava precisamente del medesimo argomento. E, come spesso accade, anche stavolta dimostrando grande competenza, equilibrio e buon senso.

Qui di seguito un paio di passaggi dal post di Sensible Medicine, che comunque merita di esser letto (tradurlo è facile) da chiunque, essendo di fatto accessibile anche ai "non addetti".

"Quando etichettiamo una persona sana (o una persona che non considera il rischio) con termini medici come prediabete, dislipidemia o MASLD, dovremmo valutare attentamente le potenziali conseguenze. Fornire una diagnosi ai pazienti può aiutarli a comprendere la propria condizione e ad agire. Tuttavia, mancano studi che dimostrino questo effetto. Può anche danneggiare la percezione che i pazienti hanno della propria salute. I pazienti non sono ancora malati, ma possiamo farli sentire come se lo fossero. Le etichette di malattia possono essere ansiogene, soprattutto se non esiste una soluzione medica semplice."

"In sintesi, sebbene la MASLD sia diffusa e sia necessario impegnarsi per ridurre il peso complessivo della malattia, non esistono soluzioni mediche semplici. Un'alimentazione sana, l'attività fisica e il mantenimento di un peso sano sono raccomandazioni valide per tutti i pazienti e non richiedono una diagnosi di MASLD. Affrontare i fattori di rischio con comprovati benefici sugli esiti è il meglio che possiamo offrire nell'assistenza primaria. Ci sono troppe incertezze nell'affidarsi a test imperfetti e marcatori surrogati per affrontare questo rischio."

Qui il post integrale: https://www.sensible-med.com/p/masld-another-disease-label-for-a
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E IL VACCINAR M'E' DOLCE 🌺🌺🌺
In questo mare.

Studio cinese che mostra come i vaccini covid riducano la sensibilità all'insulina e peggiorino il controllo glucidico nei diabetici. Gli autori tengono a precisare che questi risultati non modificano in alcun modo il rapporto rischio-beneficio dei vaccini covid, sebbene convenga che le persone con diabete controllino accuratamente la glicemia e se del caso aggiungano un ipoglicemizzante alla loro terapia. Amen.

https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/mco2.70469
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PROLIFERAZIONE INCONTROLLATA 🌺🌺🌺
Lo scorso anno, uno studio del noto epidemiologo Ioannidis richiamava l'attenzione sugli autori "iperproduttivi", definiti come coloro che pubblicano più di 60 articoli scientifici all'anno, oltre un articolo alla settimana. Ovvio che nessuno è in grado di scrivere tanto. Vuol dire che al meglio a costoro vengono regalate le autorialità, al peggio si tratta di articoli i cui contenuti non possono che destare sospetti rispetto a solidità e credibilità.
Purtroppo, in questi tempi di meritocrazia bibliometrica, in cui cioé un ricercatore è tanto più bravo quanto più pubblica e quante più citazioni riceve, costoro finiscono per passare come "grandi scienziati", con riconoscimenti, finanziamenti, incarichi prestigiosi e via dicendo.
Chi ha tempo cerchi su Google Scholar i nomi di qualcuna delle "star" della scienza che televisioni e giornali ci propongono quotidianamente e veda quante pubblicazioni producono ogni anno:
https://scholar.google.com/
C'è comunque sempre da imparare.
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E SEMPRE ALLEGRI BISOGNA STARE 🌺🌺🌺
Ieri sera mi ero appuntato di trovare il tempo per un post di commento all'ennesimo interessante articolo della rivista Therapeutics Initiative, bollettino sui farmaci pubblicato dalla University of British Columbia con l'obiettivo di fornire informazioni obiettive e scevre da conflitti di interessi sulle farmacoterapie.
A questo giro, Therapeutics Initiative si è occupato dell'escitalopram, antidepressivo relativamente vecchio. In Italia ad esempio èstato commercializzato nel 2003 e i brevetti sono ampiamente scaduti. Il punto tuttavia è che questo farmaco non è altro che una versione "imbellettata" di un antidepressivo ancor più vecchio, il citalopram, in Italia presente addirittura dal 1990. Escitalopramm arrivò in prossimità dello scadere del brevetto di citalopram, e fu una "furbata" della casa produttrice Lundbeck, mutinazionale danese con un fatturato intorno ai 2,5 miliardi di euro all'anno. Citalopram è in realtà una miscela di due stereoisomeri, di cui uno solo attivo. Lundbeck ha pensato bene di purificare l'isomero attivi e di commercializzarlo come medicinale nuovo, l'escitalopram, appunto, sostenendone la diffusione con vari studi che ne avrebbero dovuto dimostrare il miglior profilo di efficacia e sicurezza rispetto al citalopram. La manovra ha avuto indubbio successo se è vero com'è vero che i medici si sono affrettati ad abbandonare il citalopram in favore dell'escitalopram, che ovviamente costava di più. E costa di più ancora oggi che tutti i brevetti sono scaduti e sono in commercio millemila versioni generiche/equivalenti di entrambi i medicinali.
Therapeutics Initiative ora revisiona la letteratura esistente e documenta che citalopram ed escitalopram pari sono, per efficacia o sicuezza che sia, e dunque è del tutto insensato prescrivere il più costoso e non il meno costoso.
https://www.ti.ubc.ca/2025/11/13/159-escitalopram-vs-citalopram/
La questione vale anche per il nostro paese, Ora vedevo il recentissimo rapporto OsMed sull'utilizzo dei farmaci in Italia, da cui risulta che escitalopram rimane tra gli antidepressivi serotoninergici più prescritti dopo la vortioxetina, con quasi 8 dodi definite giornaliere (DDD) al giorno per 1.000 abitanti (come se ogni giorno 8 persone su 1.000, neonati inclusi, prendessero questo farmaco). Per contro il citalopram sta a 4 DDD. Solo che l'escitalopram per dose costa in media 0,97 euro verso i 0,35 del citalopram. Fatevi un po' di conti.
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/3159201/AIFA_Rapporto_OsMed_2024.pdf
(pag. 552)
Lundbeck ai tempi fu anche sanzionata dall'UE per pratiche commerciali scorrette, avendo fatto accordi con altre aziende per ritardare l'immissione in commercio degli equivalenti di citalopram. L'UE inflisse nel 2013 una multa di 94 milioni di euro. La notizia è riportata sulla pagine di wikipedia dedicata a Lundbeck, ma solo nella versione inglese e non in quella italiana.
https://en.wikipedia.org/wiki/Lundbeck
Per contestualizzare, I ricavi complessivi di Lundbeck nel 2013 furono di circa 2.5 miliardi di dollari e nei soli USA il citalopram vendeva per alcune centinaia di milioni di dollari. Nei soli USA.
https://www.lundbeck.com/content/dam/lundbeck-com/masters/global-site/global-site/investors/reports-and-presentations-/2013/annual-report-2013.pdf
L'escitalopram è un esempio di "evergreening", pratica utilizzata spessissimo dalle aziende farmaceutiche per prolungare senza sforzo certe rendite di posizione sul mercato dei medicinali.
https://en.wikipedia.org/wiki/Evergreening

(continua nel post successivo)
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(continua dal post precedente)

Altri esempi, in cui i medici in tutto il mondo sono cascati e cascano come pesci lessi, pere cotte, zucchine secche via dicendo, sono l'antiacido esomeprazolo per l'omeprazolo, l'altro antiacido dexlansoprazolo per il lansoprazolo, l'antipsicotico paliperidone per il risperidone, la lisdexanfetamina per l'anfetamina (in questi ultimi due casi si tratta dei metaboliti attivi), e via dicendo. Perché questo accade? Da un lato per la limitata cultura farmacologica e scientifica della maggior parte dei medici e dall'altro per il monopolio che l'industria farmaceutica mantiene sull'informazione sui farmaci e prima ancora sulla produzione delle evidenze. Se gli studi li fa tutti o quasi l'industria perché ha i soldi e le risorse per farli e perché il sistema è congegnato per favorire le aziende e ostacolare le università e gli enti di ricerca pubblici, ovvio che alla fine produrranno determinati risultati. E se non basta ci penserà il sistema pubblicitario e commerciale aziendale a convincere pubblico e critica.
Nel frattempo, dalla lettura del rapporto OsMed risulta che in Italia continua a crescere l'uso di antidepressivi, con una tendenza costante e apparentemente inarrestabile. In totale, nel 2024 lo stato ha speso 450 milioni di euro per questi farmaci (dunque non è conteggiata la spesa privata a carico dei cittadini) con un consumo di oltre 48 DDD x 1.000 abitanti, come se quasi 50 persone su 1.000, neonati inclusi, ogni giorno prendesse una dose di antidepressivo. Una persona su 20.
https://www.aifa.gov.it/documents/20142/3159201/AIFA_Rapporto_OsMed_2024.pdf
(pag. 551)
Che dire? Pare evidente la volontà di evitare che il nostro piangere faccia male al re, al ricco e al cardinale, che, com'è ampiamente noto, diventan tristi se noi piangiam.
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GIORNATA NAZIONALE PARKINSON 2025 🌺🌺🌺
Quest'anno celebrata sabato 29 novembre, ha l'obiettivo di sensibilizzare sulla seconda più frequente malattia neurodegenerativa cronica dopo l'Alzheimer e che nel solo nostro paese colpisce circa 300.000 persone. Il Parkinson non ha cura, i trattamenti sono solo sintomatici e sebbene possano garantire una qualità di vita eccellente per molto tempo non modificano la progressione della malattia. E' dunque indispensabile investire in ricerca per nuove cure e per l'assistenza, la quale ultima è complessa e multidisciplinare e richiede preparazione specifica per medico, neurologo e tutto il personale sanitario come pure per il paziente, i suoi famigliari e chi lo accudisce. E' inoltre indispensabile far conoscere la malattia per una diagnosi tempestiva.
Per chi fosse in zona Varese, queste sono le iniziative diell'Associazione Parkinson Insubria che riunisce pazienti, famigliari e tutti coloro che vogliano dare aiuto a chi convive con questa ben poco piacevole compagnia.
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A VERBANIA 🌺🌺🌺
Mercoledì 19 novembre prossimo.
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EDUCAZIONE ALL'AFFETTIVITA' 🌺🌺🌺
“Vede architetto, è tutta una catena di affetti che né io e né lei possiamo spezzare. Lei ama mia moglie, mia moglie è affezionatissima a Birillo. Birillo adora le bambine. Le bambine sono attaccatissime alla governante…”.
“La governante?!”
“Tedesca, due anni di contratto, severissima, in uniforme. Insomma, chi si prende Donatella, deve prendersi per forza tutto il blocco”

Nel frattempo, in Cina...
https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-cina_la_nuova_frontiera_delleducazione_scientifica_un_piano_strategico_verso_il_2035/45289_63613/
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IMMUNOBRIDGING 🌺🌺🌺
Over troubled water.

Una lettera, pubblicata lo scorso settembre sulla prestigiosissima Nature Medicine a firma di vari autorevoli accademici statunitensi, esemplifica molto bene i fondamenti della narrazione di sistema che ha legittimato l'esenzione dei vaccini covid da qualsiasi forma di valutazione clinica dell'efficacia e della sicurezza, affidandoli come un qualsiasi antiinfluenzale alla metodologia dell'immunobridging, ovvero della certificazione di efficacia sulla base della semplice constatazione che i livelli anticorpali di un nuovo vaccino sono paragonabili a quelli del vaccino in versione precedente.
https://www.nature.com/articles/s41591-025-03908-z

Questi autori esoridscono fin dal primo paragrafo con affermazioni a dir poco coraggiose, del tipo: "Questi primi studi [del 2020, autorizzativi dei primi vaccini covid, quelli che durarono meno di due mesi, tarati sul solo covid sintomatico di regola lieve e null'altro] sono stati tra i più grandi studi clinici della storia recente, hanno coinvolto decine di migliaia di partecipanti e hanno fornito prove definitive della sicurezza e dell'efficacia dei vaccini contro il SARS-CoV-2.".

Citano quindi la recente presa di posizione istituzionale di Prasad e Mackary, che dai vertici trumpiani dell'FDA si permisero qualche mese fa di proporre che quanto meno per i giovani a rischio covid zero o quasi si continuasse a ricorrere agli studi clinici verso placebo. E contro costoro sparano ad alzo zero, con quelle che ritengono dal loro punto di vista essere le migliori motivazioni, e che sono una splendida sintesi di come e quanto il sistema pubblico e istituzionale sia inesorabilmente e irrimediabilmente inchinato agli interessi privati. Leggiamo insieme:

"Questo scostamento [proposto timidamente da Mackary e Prasad e solo per i soggetti a basso rischio] dalla strategia convenzionale di immunobridging introduce diverse sfide. Il rischio di COVID-19 grave nelle popolazioni adulte sane è basso, il che richiede studi clinici ampi e costosi. Tali studi sarebbero lunghi, probabilmente richiedendo un anno o più per essere completati. La giustificazione per un braccio placebo non è semplice, date le prove esistenti a supporto della sicurezza e della moderata efficacia degli attuali richiami. Secondo la Dichiarazione di Helsinki, l'uso di un placebo è appropriato solo in presenza di una sostanziale incertezza sulla sicurezza e sull'efficacia. Ritardi nella valutazione, nell'autorizzazione all'immissione in commercio e nell'accesso al pubblico dei vaccini potrebbero comportare una maggiore morbilità e mortalità tra i pazienti, in particolare quelli con fattori di rischio non diagnosticati in precedenza. Inoltre, richiedere studi clinici così costosi per l'aggiornamento dei vaccini contro il COVID-19 potrebbe scoraggiare le aziende farmaceutiche dal proseguirne lo sviluppo."

Chiaro? Gli studi sarebbero troppo costosi, richiederebbero eccessivo sforzo per portare un prodotto in commercio e di conseguenza si perderebbe la prospettiva di profitto che è l'unica leva che spinge l'industria a impegnarsi minimamente. E hanno ragione da vendere.

(segue nel post successivo)
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(segue dal post precedente)

Lo affermava d'altra parte già decenni fa Marcia Angell, docente ad Harvard e già editor in chief del NEJM: gli studi clinici autorizzativi dovrebbero essere condotti da soggetti pubblici senza conflitti di interessi. Se poi consideriamo che la maggior parte dei medicinali, vaccini compresi, origina da scoperte originariamente raggiunte in università e centri di ricerca pubblici con fondi altrettanto pubblici, e che è unicamente il nostro attuale sistema capitalistico, finanziario e mercatista, che impone l'intervento del privato nella fase in cui i frutti maturano e vanno colti, è abbastanza evidente che sarebbe indispensabile una revisione radicale delle regole che ci faccia ritornare ad almeno 40-50 anni fa. Mentre lettere come quella recentemente pubblicata su Nature Medicine ci fanno comprendere quanto una inversione del genere sia oggi sostanzialmente impossibile, considerando quanto il sistema pubblico e i suoi interpreti siano tutti permeati di certe apodittiche convinzioni probabilmente impossibili da estirpare.

PS: e che si sarebbe finiti così, ad autorizzare un vaccino dietro l'altro sulla sola base degli anticorpi, con l'avvocato Olga Milanese lo scrivemmo nel 2022. Ma appunto non ci voleva certo la palla di cristallo, a conoscere un minimo i nostri "polli"...
https://www.studiocataldi.it/articoli/45064-autorizzazioni-vaccini-covid-su-quali-basi.asp

https://www.nature.com/articles/s41591-025-03908-z
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DIMMI CON CHI STAI 🌺🌺🌺
E ti dirò che microbiota hai.

La flora batterica commensale che vive sul e nel nostro corpo attira da decenni l'interesse dei ricercatori, che stanno scoprendo sempre più evidenze sul suo ruolo per il mantenimento o il ristabilimento di un buono stato di salute. Poco si sa tuttavia della possibilità che questi microbi possano passare da una persona all'altra, finendo così per "contagiare" eventualmente anche influendo sullo sviluppo di malattie, ad esempio cardiovascolari, neurologiche e autoimmuni, convenzionalmente considerate non trasmissibili, oppure anche - al contrario - "contagiando" con una migliore predisposizione a rimanere in salute. Una ricerca in parte anche italiana qualche anno fa ha provato a rispondere almeno alla prima parte della questione, ovvero in che misura la flora batterica di un individuo possa trasmettersi ad altri individui, esaminando la flora intestinale e quella orale.

Questi sono i principali risultati dello studio nelle parole degli autori: "La trasmissione del microbioma intestinale da madre a neonato è stata considerevole e stabile durante l'infanzia (circa il 50% degli stessi ceppi tra specie condivise ed è rimasta rilevabile in età più avanzata. Al contrario, la trasmissione del microbioma orale si è verificata in gran parte orizzontalmente ed è stata potenziata dalla durata della coabitazione. Si è osservata una sostanziale condivisione del ceppo tra individui conviventi, con tassi mediani di condivisione del ceppo rispettivamente del 12% e del 32% per il microbioma intestinale e orale, e il tempo trascorso dalla coabitazione ha influenzato la condivisione del ceppo più dell'età o della genetica. La condivisione del ceppo batterico ha inoltre riepilogato le strutture della popolazione ospite meglio dei profili a livello di specie. Infine, taxa distinti si sono dimostrati efficienti diffusori attraverso le diverse modalità di trasmissione ed erano associati a diversi fenotipi batterici previsti, correlati alle capacità di sopravvivenza fuori dall'ospite. L'entità della trasmissione dei microrganismi che descriviamo ne sottolinea la rilevanza negli studi sul microbioma umano, in particolare quelli sulle malattie non infettive associate al microbioma."

In altri termini, la trasmissione della flora batterica intestinale e orale è sostanziale. Considerando la correlazione tra flora batterica e condizioni di salute e malattia, non sarebbe sorprendente scoprire tra poco che anche certe malattie convenzionalmente non contagiose associate alla flora stessa possono in qualche misura essere se non proprio trasmesse in quanto tali almeno favorite o ostacolate tramite "contaminazione" delle flore batteriche di individui differenti.

https://www.nature.com/articles/s41586-022-05620-1
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I RICCHI E I POVERI 🌺🌺🌺
I medicinali equivalenti, comunemente detti pure un po' spregiativamente "generici", sono una categoria di farmaci industriali che di regola compare in commercio quando scade il brevetto che garantisce l'esclusiva di sfruttamento commerciale del prodotto medicinale originale, detto anche in maniera implicitamente laudativa "specialità". La scadenza di un brevetto è sempre un fatto "traumatico" per le aziende, specie se si tratta di medicinali che hanno garantito "fatturato", e di conseguenza esse tentano in ogni modo di posporla. La letteratura è ricchissima di esempi di tecniche utili a questo fine, molte delle quali francamente illecite e che fruttano sanzioni, che tuttavia di regola le aziende pagano volentieri dato che il loro importo è al meglio una minima frazione degli introiti ottenuti mantenendo certe esclusive di mercato anche per soli pochi mesi in più.
Non è tuttavia di questo che oggi voglio discutere, bensì delle basi dell'equivalenza con le specialità dei medicinali equivalenti. La propaganda più o meno esplicitamente promossa e diffusa dalle aziende farmaceutiche è che gli equivalenti siano meno efficaci e comunque di peggiore "qualità" delle specialità originali ("generici", appunto). Il radicamento di questa credenza è favorito dal minore prezzo dell'equivalente, per legge fissato ad almeno il 20% in meno della corrispondente specialità, e, com'è noto, il prezzo alto contribuisce in grandissima parte alla percezione soggettiva della bontà di un qualsiasi prodotto ("chi più spende, meno spende").
Il minor prezzo che la legge impone è giustificato in realtà dalle modalità con cui l'equivalente deve essere sperimentato per ottenere l'autorizzazione a entrare nel mercato. Dal momento che esso contiene il medesimo principio attivo della specialità, nella medesima dose, per la stessa via di somministrazione e per curare le stesse malattie, gli enti regolatori richiedono unicamente di documentare che il profilo delle concentrazioni nel sangue sia sovrapponibile nel tempo a quello della specialità di riferimento. Il razionale è che l'effetto di un qualsiasi principio attivo è direttamente proporzionale alla concentrazione. Se dunque le concentrazioni sono sovrapponibili anche l'effetto lo sarà.
Ma che significa "sovrapponibile"? La legge fissa un intervallo di tolleranza del -20%/+25%, sulla base del fatto che si tratta più o menjo della medesima variabilità che ci possiamo aspettare per lo stesso medicinale tra individui differenti o nello stesso individuo tra una somministrazione e l'altra. Vero dunque che l'equivalente può discostarsi in una certa misura dalla specialità, ma questa misura è la medesima che può verificarsi son la specialità tra individui diversi o in momenti diversi nello stesso individuo.
La chiave del discorso sta in realtà non nell'equivalenza, che è certa sulle basi che abbiamo detto, bensì nella intercambiabilità. Se si ha la necessità di un trattamento continuo tanto più se con farmaci che possono dare effetti indesiderati importanti o il cui fallimento terapeutico possa avere conseguenze gravi, allora il punto non è equivalente o specialità, ma che - se si è cominciato con un prodotto - si continui con quello, in modo da dare stabilità al trattamento, equivalente o specialità che sia. Se invece si sta iniziando con un nuovo trattamento, equivalente o specialità sono la stessa cosa e dunque conviene scegliere l'equivalente poiché costa meno (al paziente direttamente o indirettamente tramite la spesa pubblica comunque pagata con la fiscalità generale).

(continua nel post successivo)
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(continua dal post precedente)

Altra falsa credenza pseudoscientifica è che gli equivalenti siano prodotti con ingredienti di seconda scelta, scadenti e di cattiva qualità. Anche questo è falso. La vicenda di alcuni anni del ritiro di tantissimi prodotti a bae dell'antiipertensivo valsartan poiché contaminati da un cancerogeno dimostrò che sia specialità che equivalenti utilizzavano lo stesso principio attivo contaminato prodotto nel medesimo laboratorio dell'estremo oriente. La letteratura disponibile a riguardo d'altra parte ci conferma che le materie prime usate dalle industrie provengono dai medesimi fornitori, che si tratti di equivalenti o specialità. Perché allora molto medici continuano a sostenere che "nella loro esperienza" gli equivalenti funzionano meno? Semplicemente perché la loro attenzione viene più o meno inconsciamente richiamata sull'eventuale passaggio da specialità a generico e in tal modo essi sono più predisposti a identificare problemi che usualmente non noterebbero, Un po' come quando l'amico cui dai il passaggio in auto ti dice che sente un rumorino dal motore e da lì in poi inizi a sentirlo anche tu. Senza scordare che nei casi in cui eventualmente qualche problema si verifica davvero, esso è riconducibile all'aver sottovalutato i limiti di interscambiabilità in corso di trattamento cronico, ovvero l'esigenza di riaggiustare il trattamento se proprio non si è potuto fare a meno di passare dalla specialità all'equivalente. Ma quei problemi ci sarebbero lo stesso se si passasse dall'equivalente alla specialità. O da un prodotto di un'azienda a quello di un'altra azienda.
In sintesi, gli equivalenti sono davvero equivalenti, non sono peggiori delle specialità, costano meno per una precisa ragione e questo è un bene per gli individui e la collettività. Se avete necessità di un farmaco occasionalmente chiedete sempre l'equivalente, se è disponibile. Se siete in trattamento cronico, che sia equivalente o specialità non cambiate mai il prodotto. Questo è.
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DULCE ET DECORUM EST 🌺🌺🌺
pro publicis pecuniis mori

Sì, esiste davvero una rivista intitolata "Journal of Death and Dying", e per dirla tutta il suo titolo principale è, suggestivamente, OMEGA.
https://journals.sagepub.com/home/OME
E, sì, esiste anche lo studio citato nel post di FB linkato qui sotto, studio pubblicato il 28 febbraio di quest'anno. Qui il testo completo:
https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/00302228251323299
e qui in calce il riassunto in traduzione automatica.
Estote parati.

"Questo studio esplora i potenziali risparmi economici derivanti dall'estensione dell'assistenza medica al suicidio (MAiD) in Canada, dove è attualmente una delle principali cause di morte, per includere i gruppi vulnerabili che costano al governo più di quanto contribuiscano in tasse. Questi gruppi includono individui con gravi problemi di salute mentale, senzatetto, tossicodipendenti, anziani in pensione e comunità indigene. Sono stati analizzati scenari sia volontari che non volontari, prevedendo un risparmio totale fino a 1.273 miliardi di dollari canadesi entro il 2047. Con una stima di 2,6 milioni di decessi nello scenario volontario, principalmente tra malati mentali e anziani, questa misura di risparmio solleva notevoli preoccupazioni etiche. Incentivare finanziariamente la MAiD potrebbe spostare le priorità sanitarie dal fornire il supporto necessario, potenzialmente svalutando vite vulnerabili e alimentando una preoccupante dipendenza dalla morte assistita come soluzione economica. I risultati evidenziano la necessità di un esame etico dell'espansione delle politiche sulla MAiD."

https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=pfbid02x3LCCDYtnrLMbpxUnUNcEKrfJvFcgXatPRD6xmMch2qn8rM1GwWTYLhhgaeRfSMZl&id=61568792593700
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RISORSE LIMITATE 🌺🌺🌺
Quale che sia la vostra professione o occupazione, qualsiasi lavoro facciate, in qualunque contesto viviate, non scordate mai che le risorse sono limitate e che bisogna fare sacrifici. Credere e obbedire.

https://t.me/giorgiobianchiphotojournalist/43920
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