Manosphere ITA 🇮🇹
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Questo canale include le principali realtà e gli esponenti della Manosphere italiana.

Uniti negli intenti, in una falange oplita, contrastiamo le armate ideologiche del pensiero unico, acritico, ipermoralista, femministoide e politicamente corretto.
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Una delle domande che ci vengono poste più di frequente è: "come siamo arrivati a questo punto?". L'orrida legge sul "femminicidio", quella sul consenso "libero e attuale", corsi di indottrinamento femminista nelle scuole, devastazione degli uomini e padri nei tribunali, false accuse senza fine e tanto altro. Il problema è la memoria corta delle persone, perché ogni fenomeno totalitario ha sempre le sue origini. Le ripercorriamo in questo video, auspicando che la resistenza al terrorismo femminista si sappia presto unire e organizzare.

https://youtu.be/nR86XB1zHVA
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Anna Democrito, a Catanzaro, nell'aprile 2026, uccide due dei suoi figli (di quattro anni e quattro mesi), riduce in fin di vita la terza (di sei anni, che negli ultimi giorni ha iniziato a riprendersi) lanciandoli dal balcone del terzo piano della loro abitazione e infine si suicida.
Di fronte a questa tragedia, rifiuto formule come "ha trascinato con sé" o "si è suicidata 'con'", tipiche della stampa italiana. La realtà dei fatti è che ci troviamo di fronte a un omicidio-suicidio.

È fondamentale, fin dalle prime battute, definire la natura dell'accaduto: non una mera fatalità, ma l’atto volontario di porre fine a una vita altrui prima di porre fine alla propria.

Purtroppo, i bambini troppo spesso vengono ridotti a contorno della narrazione mediatica. Perdono lo status di vittime per diventare semplici "danni collaterali" di una sorta di “suicidio altruistico”. La loro morte non diventa altro che un metro per quantificare e dimostrare l'entità del dolore della madre, che resta la protagonista centrale della tragedia.

E infatti, in questi giorni si assiste a una vera e propria beatificazione della donna: presentata come martire di un sistema, mai come colpevole di un pluriomicidio.

Non si intende negare che Anna Democrito potesse aver sofferto di patologie pregresse o di reali disturbi depressivi post partum. Il problema sorge quando queste ipotetiche patologie diventano sufficienti ad alimentare una narrativa egemone che pone l'accento esclusivamente sulla sofferenza del carnefice, dimenticando in modo sistematico e colpevole le vere, uniche vittime che hanno subito materialmente l'atrocità: i figli. Condannati a morte dalla persona che avrebbe dovuto proteggerli.

Persino il marito viene privato del diritto di essere considerato una persona colpita dal lutto e viene rapidamente trasformato nel capro espiatorio della tragedia. Pur di difendere strenuamente l'archetipo infallibile della madre e non ammettere che essa possa compiere il male assoluto da sola, la narrazione mediatica e i commenti dell'opinione pubblica lo tramutano nell'imputato morale dell'evento. L'uomo viene così accusato di omissione di controllo, di aver lasciato sola la compagna o di non essere stato "abbastanza uomo" da prevenire il suo crollo psicologico. In questo modo, il suo lutto viene oscurato all'istante e la sua figura diviene un'entità irrilevante, utilizzata unicamente come bersaglio su cui scaricare e redistribuire le responsabilità della madre

#essereuomo@manosphere_ita
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Donna narcotizza il marito e lo evira dopo aver scoperto il tradimento, e questo è il tenore dei commenti... 🤦

#essereuomo@manosphere_ita
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Menomale che era empatica, sennò lo decapitava
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Yeva Mishalova è ora in un bel viaggio in Francia con le amiche.

Un mese fa il suo fidanzato, Igor Komarov, fu brutalmente assassinato per chiudere una disputa criminale transnazionale da 10 milioni di dollari legata alla sua famiglia.

Parte della responsabilità è da attribuirsi a lei: ha pubblicato su Instagram una banale foto di San Valentino con la geolocalizzazione attiva.

Quella traccia digitale ha fornito le coordinate esatte della loro villa a Bali a un commando di killer professionisti, permettendo loro di individuarlo, rapirlo, torturarlo e infine macellarlo.

C'è da dire, però, che ha superato il lutto in tempi record. Che resilienza...

Vicenda: https://t.me/manosphere_ita/1666?single

#essereuomo@manosphere_ita
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DICONO DI NOI
Una Giovane Reporter spiega in questo articolo come il cambiamento climatico sia colpa dei comportamenti degli "uomini egemonici". Attenzione: questi ultimi non sono solo uomini, ma anche alcune donne che "decidono di performare" comportamenti tipicamente associati al "potere maschile" per "avere successo in ambienti patriarcali".

Fa già ridere così, ma merita citare per intero qui il passo in cui la Giovane Reporter descrive l'"uomo egemonico":
"Si percepisce come invincibile, capace di arrivare in ogni posto a cui ambisce, e superiore alle cose e alle persone. L’uomo egemonico non può piangere o leggere romanzi rosa. Anzi, il rosa non può neanche indossarlo. L’uomo egemonico deve guidare macchine veloci, produrre fumo, far rombare i motori e dominare lo spazio. Non può essere vegetariano o – per carità! – addirittura, vegano, perché questo significherebbe essere debole agli occhi degli altri e lo farebbe sentire piccolo. L’uomo vero deve mangiare carne rossa, bere birra e giocare a calcio.

Deve mostrare la sua virilità, a volte magari posando di fianco ad animali uccisi durante battute di caccia o grandi pesci pescati in una gita fuoriporta. L’uomo vero deve essere eterosessuale e provvedere al sostenimento della famiglia; non può cucinare né pulire, perché non è il suo ruolo dedicarsi a queste mansioni ‘femminili’. L’uomo egemonico non pensa sia possibile avere delle vulnerabilità e debolezze, e per questo le sopprime con prepotenza e brutalità."

https://www.giovanireporter.org/2026/05/04/cambiamento-climatico-e-mascolinita-egemonica/
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https://ilgalantuomodissacrante.wordpress.com/2026/05/04/iachetti-inforchettato-e-nevrosi-dellallungamento/

Titolo acchiappa-attenzione che gioca con le parole, dato che su questo blog si usano ancora i neuroni umani e non si scrive nulla con l’intelligenza artificiale (l’unica eccezione è la creazione di immagini).

Come già annunciato, questa rubrica sarà implementata dal momento che l’attività sui social è ridotta al minimo indispensabile e ai meme, l’unico format che attira l’attenzione sui social.
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O è la tanta odiata "manosfera" che tenta da anni a descrivere la realtà che ora si sta materializzando con conseguenze concrete? Chiedo.

Forse euphoria (che non ho visto) intercetta questo degrado?

#essereuomo@manosphere_ita
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"Women who hate men: a comparative analysis across extremist Reddit communities".
Nel post di oggi, ho parlato di odio online, di misoginia e di misandria.
Il tutto grazie ad una ricerca italiana veramente interessante


https://www.instagram.com/p/DX_rWtECPIW/?igsh=aXB4enJ6NjBydHgx
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"Il diritto romano, la filosofia greca riletta da Tommaso d'Aquino, la scienza galileiana, il metodo sperimentale baconiano, la libertà individuale lockiana, la sinfonia beethoveniana, la cattedrale gotica, il romanzo moderno, l'università medievale, l'ospedale, il parlamento, la separazione dei poteri, la tolleranza religiosa conquistata col sangue delle guerre di religione. Tutto questo è nato qui. Qui e solo qui, in Europa, prima che fosse una Unione.

E adesso? Adesso insegniamo ai bambini che quella storia è solo un lungo elenco di crimini: colonialismo, schiavismo, patriarcato, specismo. Le nostre università - quelle stesse che hanno inventato la ricerca libera - oggi sono laboratori di decostruzione dove si insegna che non esiste verità, che la ragione è uno strumento di oppressione bianca, che la bellezza è un costrutto sociale e che Beethoven va 'decolonizzato'."

- Giulio Meotti, "Titanic Europa" (LiberiLibri 2026)
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https://ilgalantuomodissacrante.wordpress.com/2026/05/11/utili-idioti-che-copiano-senza-citare-la-fonte/

Uno dei più cari e attenti collaboratori del blog ha segnalato con una certa tempestività un caso di plagio dei contenuti del blog. L’articolo copiato di sana pianta su una pagina Facebook è stato 5 ragioni per non accollarsi donne con figli.
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Nel dibattito pubblico contemporaneo, la narrazione prevalente dipinge le comunità incel come monolitiche “fabbriche d’odio” e gli spazi femministi come baluardi di progresso e inclusione. Tuttavia, un’analisi più attenta delle dinamiche interne a questi mondi rivela un paradosso: la comunità Incel mostra spesso una tolleranza al dissenso e una diversità ideologica che gli spazi femministi, per loro stessa natura, hanno sempre rifiutato. 👇

https://www.lafionda.com/incel-fanatismo-femminista-confronto/
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