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Telegram di Massimo Mazzucco
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CHE FINE HA FATTO KARIN MULDER
Insieme a Cindy Crawford, Linda Evangelista e Naomi Campbell, Karin Mulder era una top model negli anni ’90. Aveva sfilato per tutti i sarti più importanti del mondo (Valentino, Dior, Armani, Versace), ma proprio all’apice dalla sua carriera sparì di colpo, come un fantasma nella nebbia. Ecco il perchè. https://luogocomune.net/news-internazionali/che-fine-ha-fatto-karin-mulder
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LA GRANDE MACCHINA DELLA PROPAGANDA

La grande macchina della propaganda subliminale è ripartita a pieni giri.

Tutti i principali quotidiani sembrano essersi sintonizzati contemporaneamente sullo stesso messaggio: per quanto sia stato l’Iran subire un attacco, è comunque lui il “cattivo” della situazione.

Il Corriere della Sera: “Così Teheran semina il caos” (quindi è colpa sua). La Repubblica: “Iran, il Golfo si infiamma” (quindi è colpa sua). La Stampa: “L’Iran minaccia l’Europa” (quindi è colpa sua). Sempre La Stampa: “La strategia del caos arma degli Ayatollah” (quindi è colpa loro). Il Messaggero: “Pioggia di droni, Golfo in fiamme” (quindi è colpa dell’Iran che lancia i droni). Il Giornale di Feltri: “Teheran minaccia l’Europa” (quindi è colpa loro). Libero di Sechi: “La nuova guerra persiana” (quindi sono loro a fare la guerra). Il Tempo di Capezzone: “Trump non si farà impantanare in Iran” (quindi Trump è la vittima che è stata tirata dentro, non è lui che ha iniziato la guerra).

Goccia per goccia, frase per frase, articolo per articolo, ecco che nuovamente la realtà viene capovolta sotto i nostri occhi: nell’arco di sole 72 ore la nazione aggredita è diventata la vera responsabile del caos in Medioriente.

Tutto questo, purtroppo, serve a preparare la nostra opinione pubblica ad un eventuale intervento militare da parte delle nazioni europee. Il giorno in cui Francia, Inghilterra o Germania (o anche la stessa Italia) dovessero intervenire nel conflitto, anche dando soltanto supporto logistico agli americani, ecco che nessuno avrebbe niente da ridire.

In fondo, ci vuole poco a trasformare i crimini più efferati in qualcosa di “giusto e lodevole”. Basta cambiare il segno davanti alla parentesi, e il senso di tutta l’equazione viene capovolto.

Massimo Mazzucco
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ANDREA STRAMEZZI RICOVERATO, IN COMA
Il dott. Stramezzi è ricoverato al Policlinico di Milano, in coma, dopo essere stato trovato in fin di vita nella sua abitazione la notte tra il 3 e il 4 marzo. Lo ha comunicato il figlio Pietro con un messaggio social.
Da alcune ore stanno circolando voci che sia morto. Per quanto ho potuto accertare (ho un amico che è in contatto diretto con suo figlio) al momento di scrivere (7PM-4marzo) Stramezzi è ancora in vita, in terapia intensiva, in stato di coma stabile.
Circolano anche sospetti su possibili cause come un avvelenamento, legate alle sue posizioni sui vaccini e ricerche sul cancro.
Molti hanno ripescato un vecchio post di Stramezzi, risalente a qualche anno fa, nel quale scriveva: “Dichiaro ufficialmente di non avere patologie, di stare bene, di non essere depresso e di non avere nessuna intenzione di suicidarmi. O pallottola d’argento o nulla. La morte naturale non può passare.”
Certamente, un dottore che sosteneva di aver salvato circa 10.000 pazienti durante il Covid con terapie non autorizzate non avrà sollevato molte simpatie nell’ambiente delle farmaceutiche. Stramezzi era anche un sostenitore di teorie alternative per combattere il cancro, basate sull’uso off-label di antiparassitari (Ivermectina+Fenbendazolo).
Per ora sappiamo che gli esami effettuati hanno escluso cause evidenti come ictus, infarto, intossicazione da alcol o droga. Nè sembrano esserci segni di effrazione in casa (nessun indicatore di una aggressione fisica). La causa del malore, quindi, resta al momento sconosciuta.
L’ombra di un altro caso De Donno si allunga minacciosa sulla figura di Andrea Stramezzi.
Massimo Mazzucco
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UN ALTRO FORTUNELLO DELL’11 SETTEMBRE
Oltre a Larry Silverstein, c’è un altro personaggio che si salvò “miracolosamente” la mattina dell’11 settembre. E’ il suo amico Howard Lutnick, il Ministro del Commercio USA attualmente implicato nel caso Epstein. La cosa è stata rivelata casualmente nella deposizione di Hillary Clinton. https://luogocomune.net/11-settembre/un-altro-fortunello-dell-11-settembre
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DONALD TRUMP: 5 ERRORI FATALI
Donald Trump continua ad inanellare un errore dietro l’altro, e purtroppo la sua infinita presunzione gli impedisce di riconoscerli come tali. Questo non può che portarlo a commettere altri errori, concatenati ai precedenti.
Primo errore: fidarsi di Netanyahu
La grandezza di Netanyahu è stata quella di illudere Donald Trump di essere in qualche modo “soci alla pari” nelle operazioni in Medio Oriente. In realtà Netanyahu ha saputo sfruttare in pieno l’ego ipertrofico di Trump, convincendolo a fare una guerra da cui Israele è l’unica che può trarre un vantaggio reale.
Vedere Netanyahu che usciva ogni volta dallo studio ovale con quel sorrisetto sornione sulle labbra, la dice lunga sulla sua capacità di manipolare Donald Trump. Per chi ne volesse una dimostrazione plastica, basta andare a rivedere le immagini del pranzo ufficiale nel quale Netanyahu presentava pomposamente la lettera di candidatura di Donald Trump a Nobel per la pace. Un modo plateale per soddisfare pubblicamente la vanagloria del Presidente, prendendolo contemporaneamente in giro con una “candidatura” che non aveva alcun valore reale.
Netanyahu gli ha detto “Sei tu il più bello del reame” e lui, come un bimbo di otto anni, ci ha creduto. E ora, mentre Bibi si sfrega le mani, Trump si trova impantanato in una guerra dalla quale non sa più come uscire.
Secondo errore: contare sulla ribellione del popolo iraniano
Qualcuno (il Mossad?) deve aver detto a Trump che “il popolo iraniano è pronto a ribellarsi e ad abbattere il regime degli Ayatollah”. Questo lo si deduceva chiaramente dai discorsi fatti dallo stesso Trump nei primi giorni di guerra.
Ma l’idea di una “soluzione popolare” è rapidamente sfumata, e Trump ha smesso subito di parlarne pubblicamente. Evidentemente, o la porzione di popolo contraria al regime è molto minore di quanto immaginato, oppure la stessa popolazione iraniana, pur essendo contraria agli Ayatollah, è rimasta talmente indignata ed offesa dall’attacco traditore degli USA, che questo ha ricompattato momentaneamente tutti gli iraniani a favore del regime. E colpire a sangue freddo una scuola con 160 bambine innocenti non può certo aver aiutato.
Terzo errore: non prevedere la chiusura prolungata di Hormuz
Il fatto stesso che la Cina riceva il 45% del suo petrolio tramite lo stretto di Hormuz deve aver fatto pensare a Donald Trump che gli iraniani non lo avrebbero mai bloccato per un tempo prolungato. Non aveva pensato che gli iraniani potessero chiuderlo selettivamente, lasciando passare le petroliere dei paesi amici, e fermando solo quelle dei paesi aggressori. E adesso è lì che piagnucola e chiede l'aiuto dei paesi "alleati" (noi europei) per sbloccare il canale. Grande ooooops.
Quarto errore: Non prevedere l’attacco ai paesi del golfo come Kuwait, Bahrein, Dubai, Emirati, e la stessa Arabia Saudita.
Trump si è cullato (è stato cullato?) per lungo tempo nell’idea che l’Iran fosse una potenza isolata, accerchiata da paesi arabi ostili. Nelle varie ipotesi, i “grandi strateghi” del Pentagono avranno quindi escluso un attacco dell’Iran ai paesi del Golfo, in quanto – pensavano loro – questo non avrebbe fatto che coalizzare contro lo stesso Iran i paesi del Golfo, che sono tutti (eccetto il Bahrain) a maggioranza sunnita. Nuovamente, questo si è dimostrato un monumentale errore di calcolo: i paesi arabi del Golfo sono prima di tutto arabi, e la loro “amicizia” con gli americani è limitata agli interessi di tipo commerciale che hanno costruito nel tempo. Ma gli arabi sono anche musulmani, e la differenza fra sciiti e sunniti sembra scomparire di fronte al rischio di vedersi bombardati per colpa degli americani. Nessun paese arabo oserebbe mai entrare in guerra accanto agli USA in questo momento, perchè questo significherebbe entrare in guerra a fianco di Israele. Il contraccolpo sociale sarebbe immenso, e nessun leader dei paesi arabi vuole rischiare di ritrovarsi la popolazione in rivolta nelle strade di casa propria. Hanno quindi scelto il profilo basso, smentendo – nuovamente – i calcoli del Pentagono.
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Quinto errore: pensare di avere una base elettorale solida ed inossidabile.
Come tutti i narcisisti patologici, è facile scambiare un voto politico per un voto personale. La sua “landslide victory”, che gli ha permesso di entrare alla Casa Bianca con oltre 300 voti elettorali, deve averlo convinto che quel voto sia stata la santificazione della sua persona da parte del popolo americano. E in quanto “unto del Signore”, Trump deve aver creduto che il suo popolo lo avrebbe seguito dovunque e comunque, senza mai mettere in discussione le sue scelte.
Ma il popolo americano guarda prima di tutto a sè stesso. Quando vede il prezzo della benzina aumentare del 30% in tre giorni, non si ricorda nemmeno più per chi ha votato: vuole vederlo scendere e basta. E le scelte in politica estera di Trump sono tutt’altro che condivisibili, anche da buona parte della sua stessa base elettorale, che lo aveva eletto con gli slogan “niente più guerre” e “America first”.
La cruda realtà di oggi è sotto gli occhi di tutti: criticato da molti personaggi di punta del suo stesso movimento (Marjorie Taylor Green, Thomas Massie, Tucker Carlson, Alex Jones, Candace Owens, ecc), Trump vede il suo consenso crollare ai minimi storici. E con le incombenti elezioni di novembre, rischia seriamente di perdere il controllo della camera e del senato. Il che lo renderebbe automaticamente impallinabile per impeachment.
L’unica cosa che rimane da sperare è che un personaggio del genere, una volta resosi conto del disastro a cui sta andando incontro, non tenti un disperato colpo di coda che possa seriamente mettere a rischio la sicurezza e gli equilibri mondiali. Se questo dovesse succedere, speriamo che negli Stati Uniti qualcuno si ricordi che esiste il 25° emendamento della Costituzione.
Massimo Mazzucco
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REFERENDUM: PERCHE’ HA VINTO IL NO
La cosa più paradossale di questo referendum è che quasi nessuno ha votato sulla giustizia. Si è votato per decidere se le intenzioni del governo di riformare la giustizia fossero sincere oppure no.
Non sfugge infatti a nessuno che il nostro sistema giuridico sia profondamente malato. Ma quasi nessuno degli italiani era in grado di capire se le riforme proposte lo avrebbero effettivamente migliorato.
Una cosa però gli italiani l’hanno capita: i partiti di governo avevano una voglia matta, quasi sfrenata, di vincere a tutti i costi.
E questo ha fatto aumentare i sospetti.
A questi sospetti si aggiungano le uscite maldestre di Nordio (“Prima o poi anche la sinistra trarrà vantaggio dalla riforma”), della sua vice Bartolozzi ("Votate sì e ci togliamo di mezzo la magistratura”), di Tajani (“L'ordinamento giudiziario è quello voluto dal fascismo dove l'imputato è colpevole”), per non parlare della ciliegina finale della Meloni (“Se passa il no avremo per le strade spacciatori e pedofili”).
Di fronte a uscite del genere, l’italiano medio non ha più bisogno di capire i tecnicismi della riforma. Capisce che da parte del governo c’è, nella migliore delle ipotesi, una crassa ignoranza, e nella peggiore, vera e propria malafede.
E’ quindi vota no.
Il voto del referendum non è stato sulla giustizia, è stato sulla sincerità di chi lo proponeva.
Massimo Mazzucco
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