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Francesca Albanese: il video tagliato ad arte
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ATTENZIONE: Se nel video sull'Ucraina non sentite l'audio: Rotella Impostazioni / Traccia Audio / English (US) Original
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LA SOLITA "MELA MARCIA"
Nel film “Serpico” il protagonista (Al Pacino) è un poliziotto di New York che scopre la corruzione sistematica che pervade il suo dipartimento. Fra mazzette, ruberie e traffici illeciti, i suoi colleghi sguazzano allegramente in un ambiente perfettamente protetto dalla loro stessa omertà. Serpico prova a denunciare questa corruzione, ma finisce solo per restare isolato, rischiando pure di morire.
La vicenda di Serpico è estrema, ma è tratta da una storia vera, e rende benissimo l’idea che il male e la corruzione, grazie all’omertà del gruppo, possano prosperare tranquillamente da ambedue i lati della legge.
In Italia invece, ogni volta che un poliziotto viene beccato a trasgredire la legge, si parla subito di una “mela marcia”. In altre parole, il primo pensiero è quello di proteggere la reputazione del corpo di polizia, ricoprendo di disonore il collega “traditore”.
Ora, nessuno qui sostiene che il marciume abbia intaccato ogni livello della nostra polizia, da Aosta fino a Reggio Calabria. E’ evidente che la stragrande maggioranza dei poliziotti siano persone che portano con onore la propria divisa. Dovrebbe però essere altrettanto evidente che una singola “mela marcia” – se davvero fosse tale – non potrebbe andare avanti per molto tempo a fare i suoi loschi affari: se fosse veramente circondato dal 99,9 % di colleghi puri e incorruttibili, verrebbe immediatamente isolato e sputato fuori dal sistema stesso, prima di riuscire a portare a termine qualunque crimine di una certa importanza.
Qui invece abbiamo un poliziotto che ricattava sistematicamente – e apertamente - il pusher di turno, e lo obbligava a dargli delle dosi di droga in cambio della garanzia di non essere arrestato. Ma come si può pensare che i suoi colleghi non ne sapessero nulla? Come minimo, dobbiamo ipotizzare una notevole dose di omertà da parte di tutti coloro che lavoravano con lui.
Ora qui nessuno chiede di fare come Serpico, e mettersi contro l’intero dipartimento di polizia. Ma, se davvero il “traditore” era uno solo, se davvero era una singola “mela marcia” – come ora vogliono farci credere - perchè gli altri non l’hanno denunciato?
E’ facile in questi casi buttare quintali di letame sul singolo, per cercare di salvare il corpo nel suo insieme. Me se non si andrà più a fondo – magari anche rischiando di scoprire una cultura omertosa della corruzione – di “mele marce” rischiamo di trovarne davvero tante sul nostro cammino.
Massimo Mazzucco
Nel film “Serpico” il protagonista (Al Pacino) è un poliziotto di New York che scopre la corruzione sistematica che pervade il suo dipartimento. Fra mazzette, ruberie e traffici illeciti, i suoi colleghi sguazzano allegramente in un ambiente perfettamente protetto dalla loro stessa omertà. Serpico prova a denunciare questa corruzione, ma finisce solo per restare isolato, rischiando pure di morire.
La vicenda di Serpico è estrema, ma è tratta da una storia vera, e rende benissimo l’idea che il male e la corruzione, grazie all’omertà del gruppo, possano prosperare tranquillamente da ambedue i lati della legge.
In Italia invece, ogni volta che un poliziotto viene beccato a trasgredire la legge, si parla subito di una “mela marcia”. In altre parole, il primo pensiero è quello di proteggere la reputazione del corpo di polizia, ricoprendo di disonore il collega “traditore”.
Ora, nessuno qui sostiene che il marciume abbia intaccato ogni livello della nostra polizia, da Aosta fino a Reggio Calabria. E’ evidente che la stragrande maggioranza dei poliziotti siano persone che portano con onore la propria divisa. Dovrebbe però essere altrettanto evidente che una singola “mela marcia” – se davvero fosse tale – non potrebbe andare avanti per molto tempo a fare i suoi loschi affari: se fosse veramente circondato dal 99,9 % di colleghi puri e incorruttibili, verrebbe immediatamente isolato e sputato fuori dal sistema stesso, prima di riuscire a portare a termine qualunque crimine di una certa importanza.
Qui invece abbiamo un poliziotto che ricattava sistematicamente – e apertamente - il pusher di turno, e lo obbligava a dargli delle dosi di droga in cambio della garanzia di non essere arrestato. Ma come si può pensare che i suoi colleghi non ne sapessero nulla? Come minimo, dobbiamo ipotizzare una notevole dose di omertà da parte di tutti coloro che lavoravano con lui.
Ora qui nessuno chiede di fare come Serpico, e mettersi contro l’intero dipartimento di polizia. Ma, se davvero il “traditore” era uno solo, se davvero era una singola “mela marcia” – come ora vogliono farci credere - perchè gli altri non l’hanno denunciato?
E’ facile in questi casi buttare quintali di letame sul singolo, per cercare di salvare il corpo nel suo insieme. Me se non si andrà più a fondo – magari anche rischiando di scoprire una cultura omertosa della corruzione – di “mele marce” rischiamo di trovarne davvero tante sul nostro cammino.
Massimo Mazzucco
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CHE FINE HA FATTO KARIN MULDER
Insieme a Cindy Crawford, Linda Evangelista e Naomi Campbell, Karin Mulder era una top model negli anni ’90. Aveva sfilato per tutti i sarti più importanti del mondo (Valentino, Dior, Armani, Versace), ma proprio all’apice dalla sua carriera sparì di colpo, come un fantasma nella nebbia. Ecco il perchè. https://luogocomune.net/news-internazionali/che-fine-ha-fatto-karin-mulder
Insieme a Cindy Crawford, Linda Evangelista e Naomi Campbell, Karin Mulder era una top model negli anni ’90. Aveva sfilato per tutti i sarti più importanti del mondo (Valentino, Dior, Armani, Versace), ma proprio all’apice dalla sua carriera sparì di colpo, come un fantasma nella nebbia. Ecco il perchè. https://luogocomune.net/news-internazionali/che-fine-ha-fatto-karin-mulder
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LA GRANDE MACCHINA DELLA PROPAGANDA
La grande macchina della propaganda subliminale è ripartita a pieni giri.
Tutti i principali quotidiani sembrano essersi sintonizzati contemporaneamente sullo stesso messaggio: per quanto sia stato l’Iran subire un attacco, è comunque lui il “cattivo” della situazione.
Il Corriere della Sera: “Così Teheran semina il caos” (quindi è colpa sua). La Repubblica: “Iran, il Golfo si infiamma” (quindi è colpa sua). La Stampa: “L’Iran minaccia l’Europa” (quindi è colpa sua). Sempre La Stampa: “La strategia del caos arma degli Ayatollah” (quindi è colpa loro). Il Messaggero: “Pioggia di droni, Golfo in fiamme” (quindi è colpa dell’Iran che lancia i droni). Il Giornale di Feltri: “Teheran minaccia l’Europa” (quindi è colpa loro). Libero di Sechi: “La nuova guerra persiana” (quindi sono loro a fare la guerra). Il Tempo di Capezzone: “Trump non si farà impantanare in Iran” (quindi Trump è la vittima che è stata tirata dentro, non è lui che ha iniziato la guerra).
Goccia per goccia, frase per frase, articolo per articolo, ecco che nuovamente la realtà viene capovolta sotto i nostri occhi: nell’arco di sole 72 ore la nazione aggredita è diventata la vera responsabile del caos in Medioriente.
Tutto questo, purtroppo, serve a preparare la nostra opinione pubblica ad un eventuale intervento militare da parte delle nazioni europee. Il giorno in cui Francia, Inghilterra o Germania (o anche la stessa Italia) dovessero intervenire nel conflitto, anche dando soltanto supporto logistico agli americani, ecco che nessuno avrebbe niente da ridire.
In fondo, ci vuole poco a trasformare i crimini più efferati in qualcosa di “giusto e lodevole”. Basta cambiare il segno davanti alla parentesi, e il senso di tutta l’equazione viene capovolto.
Massimo Mazzucco
La grande macchina della propaganda subliminale è ripartita a pieni giri.
Tutti i principali quotidiani sembrano essersi sintonizzati contemporaneamente sullo stesso messaggio: per quanto sia stato l’Iran subire un attacco, è comunque lui il “cattivo” della situazione.
Il Corriere della Sera: “Così Teheran semina il caos” (quindi è colpa sua). La Repubblica: “Iran, il Golfo si infiamma” (quindi è colpa sua). La Stampa: “L’Iran minaccia l’Europa” (quindi è colpa sua). Sempre La Stampa: “La strategia del caos arma degli Ayatollah” (quindi è colpa loro). Il Messaggero: “Pioggia di droni, Golfo in fiamme” (quindi è colpa dell’Iran che lancia i droni). Il Giornale di Feltri: “Teheran minaccia l’Europa” (quindi è colpa loro). Libero di Sechi: “La nuova guerra persiana” (quindi sono loro a fare la guerra). Il Tempo di Capezzone: “Trump non si farà impantanare in Iran” (quindi Trump è la vittima che è stata tirata dentro, non è lui che ha iniziato la guerra).
Goccia per goccia, frase per frase, articolo per articolo, ecco che nuovamente la realtà viene capovolta sotto i nostri occhi: nell’arco di sole 72 ore la nazione aggredita è diventata la vera responsabile del caos in Medioriente.
Tutto questo, purtroppo, serve a preparare la nostra opinione pubblica ad un eventuale intervento militare da parte delle nazioni europee. Il giorno in cui Francia, Inghilterra o Germania (o anche la stessa Italia) dovessero intervenire nel conflitto, anche dando soltanto supporto logistico agli americani, ecco che nessuno avrebbe niente da ridire.
In fondo, ci vuole poco a trasformare i crimini più efferati in qualcosa di “giusto e lodevole”. Basta cambiare il segno davanti alla parentesi, e il senso di tutta l’equazione viene capovolto.
Massimo Mazzucco
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ANDREA STRAMEZZI RICOVERATO, IN COMA
Il dott. Stramezzi è ricoverato al Policlinico di Milano, in coma, dopo essere stato trovato in fin di vita nella sua abitazione la notte tra il 3 e il 4 marzo. Lo ha comunicato il figlio Pietro con un messaggio social.
Da alcune ore stanno circolando voci che sia morto. Per quanto ho potuto accertare (ho un amico che è in contatto diretto con suo figlio) al momento di scrivere (7PM-4marzo) Stramezzi è ancora in vita, in terapia intensiva, in stato di coma stabile.
Circolano anche sospetti su possibili cause come un avvelenamento, legate alle sue posizioni sui vaccini e ricerche sul cancro.
Molti hanno ripescato un vecchio post di Stramezzi, risalente a qualche anno fa, nel quale scriveva: “Dichiaro ufficialmente di non avere patologie, di stare bene, di non essere depresso e di non avere nessuna intenzione di suicidarmi. O pallottola d’argento o nulla. La morte naturale non può passare.”
Certamente, un dottore che sosteneva di aver salvato circa 10.000 pazienti durante il Covid con terapie non autorizzate non avrà sollevato molte simpatie nell’ambiente delle farmaceutiche. Stramezzi era anche un sostenitore di teorie alternative per combattere il cancro, basate sull’uso off-label di antiparassitari (Ivermectina+Fenbendazolo).
Per ora sappiamo che gli esami effettuati hanno escluso cause evidenti come ictus, infarto, intossicazione da alcol o droga. Nè sembrano esserci segni di effrazione in casa (nessun indicatore di una aggressione fisica). La causa del malore, quindi, resta al momento sconosciuta.
L’ombra di un altro caso De Donno si allunga minacciosa sulla figura di Andrea Stramezzi.
Massimo Mazzucco
Il dott. Stramezzi è ricoverato al Policlinico di Milano, in coma, dopo essere stato trovato in fin di vita nella sua abitazione la notte tra il 3 e il 4 marzo. Lo ha comunicato il figlio Pietro con un messaggio social.
Da alcune ore stanno circolando voci che sia morto. Per quanto ho potuto accertare (ho un amico che è in contatto diretto con suo figlio) al momento di scrivere (7PM-4marzo) Stramezzi è ancora in vita, in terapia intensiva, in stato di coma stabile.
Circolano anche sospetti su possibili cause come un avvelenamento, legate alle sue posizioni sui vaccini e ricerche sul cancro.
Molti hanno ripescato un vecchio post di Stramezzi, risalente a qualche anno fa, nel quale scriveva: “Dichiaro ufficialmente di non avere patologie, di stare bene, di non essere depresso e di non avere nessuna intenzione di suicidarmi. O pallottola d’argento o nulla. La morte naturale non può passare.”
Certamente, un dottore che sosteneva di aver salvato circa 10.000 pazienti durante il Covid con terapie non autorizzate non avrà sollevato molte simpatie nell’ambiente delle farmaceutiche. Stramezzi era anche un sostenitore di teorie alternative per combattere il cancro, basate sull’uso off-label di antiparassitari (Ivermectina+Fenbendazolo).
Per ora sappiamo che gli esami effettuati hanno escluso cause evidenti come ictus, infarto, intossicazione da alcol o droga. Nè sembrano esserci segni di effrazione in casa (nessun indicatore di una aggressione fisica). La causa del malore, quindi, resta al momento sconosciuta.
L’ombra di un altro caso De Donno si allunga minacciosa sulla figura di Andrea Stramezzi.
Massimo Mazzucco
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UN ALTRO FORTUNELLO DELL’11 SETTEMBRE
Oltre a Larry Silverstein, c’è un altro personaggio che si salvò “miracolosamente” la mattina dell’11 settembre. E’ il suo amico Howard Lutnick, il Ministro del Commercio USA attualmente implicato nel caso Epstein. La cosa è stata rivelata casualmente nella deposizione di Hillary Clinton. https://luogocomune.net/11-settembre/un-altro-fortunello-dell-11-settembre
Oltre a Larry Silverstein, c’è un altro personaggio che si salvò “miracolosamente” la mattina dell’11 settembre. E’ il suo amico Howard Lutnick, il Ministro del Commercio USA attualmente implicato nel caso Epstein. La cosa è stata rivelata casualmente nella deposizione di Hillary Clinton. https://luogocomune.net/11-settembre/un-altro-fortunello-dell-11-settembre
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DONALD TRUMP: 5 ERRORI FATALI
Donald Trump continua ad inanellare un errore dietro l’altro, e purtroppo la sua infinita presunzione gli impedisce di riconoscerli come tali. Questo non può che portarlo a commettere altri errori, concatenati ai precedenti.
Primo errore: fidarsi di Netanyahu
La grandezza di Netanyahu è stata quella di illudere Donald Trump di essere in qualche modo “soci alla pari” nelle operazioni in Medio Oriente. In realtà Netanyahu ha saputo sfruttare in pieno l’ego ipertrofico di Trump, convincendolo a fare una guerra da cui Israele è l’unica che può trarre un vantaggio reale.
Vedere Netanyahu che usciva ogni volta dallo studio ovale con quel sorrisetto sornione sulle labbra, la dice lunga sulla sua capacità di manipolare Donald Trump. Per chi ne volesse una dimostrazione plastica, basta andare a rivedere le immagini del pranzo ufficiale nel quale Netanyahu presentava pomposamente la lettera di candidatura di Donald Trump a Nobel per la pace. Un modo plateale per soddisfare pubblicamente la vanagloria del Presidente, prendendolo contemporaneamente in giro con una “candidatura” che non aveva alcun valore reale.
Netanyahu gli ha detto “Sei tu il più bello del reame” e lui, come un bimbo di otto anni, ci ha creduto. E ora, mentre Bibi si sfrega le mani, Trump si trova impantanato in una guerra dalla quale non sa più come uscire.
Secondo errore: contare sulla ribellione del popolo iraniano
Qualcuno (il Mossad?) deve aver detto a Trump che “il popolo iraniano è pronto a ribellarsi e ad abbattere il regime degli Ayatollah”. Questo lo si deduceva chiaramente dai discorsi fatti dallo stesso Trump nei primi giorni di guerra.
Ma l’idea di una “soluzione popolare” è rapidamente sfumata, e Trump ha smesso subito di parlarne pubblicamente. Evidentemente, o la porzione di popolo contraria al regime è molto minore di quanto immaginato, oppure la stessa popolazione iraniana, pur essendo contraria agli Ayatollah, è rimasta talmente indignata ed offesa dall’attacco traditore degli USA, che questo ha ricompattato momentaneamente tutti gli iraniani a favore del regime. E colpire a sangue freddo una scuola con 160 bambine innocenti non può certo aver aiutato.
Terzo errore: non prevedere la chiusura prolungata di Hormuz
Il fatto stesso che la Cina riceva il 45% del suo petrolio tramite lo stretto di Hormuz deve aver fatto pensare a Donald Trump che gli iraniani non lo avrebbero mai bloccato per un tempo prolungato. Non aveva pensato che gli iraniani potessero chiuderlo selettivamente, lasciando passare le petroliere dei paesi amici, e fermando solo quelle dei paesi aggressori. E adesso è lì che piagnucola e chiede l'aiuto dei paesi "alleati" (noi europei) per sbloccare il canale. Grande ooooops.
Quarto errore: Non prevedere l’attacco ai paesi del golfo come Kuwait, Bahrein, Dubai, Emirati, e la stessa Arabia Saudita.
Trump si è cullato (è stato cullato?) per lungo tempo nell’idea che l’Iran fosse una potenza isolata, accerchiata da paesi arabi ostili. Nelle varie ipotesi, i “grandi strateghi” del Pentagono avranno quindi escluso un attacco dell’Iran ai paesi del Golfo, in quanto – pensavano loro – questo non avrebbe fatto che coalizzare contro lo stesso Iran i paesi del Golfo, che sono tutti (eccetto il Bahrain) a maggioranza sunnita. Nuovamente, questo si è dimostrato un monumentale errore di calcolo: i paesi arabi del Golfo sono prima di tutto arabi, e la loro “amicizia” con gli americani è limitata agli interessi di tipo commerciale che hanno costruito nel tempo. Ma gli arabi sono anche musulmani, e la differenza fra sciiti e sunniti sembra scomparire di fronte al rischio di vedersi bombardati per colpa degli americani. Nessun paese arabo oserebbe mai entrare in guerra accanto agli USA in questo momento, perchè questo significherebbe entrare in guerra a fianco di Israele. Il contraccolpo sociale sarebbe immenso, e nessun leader dei paesi arabi vuole rischiare di ritrovarsi la popolazione in rivolta nelle strade di casa propria. Hanno quindi scelto il profilo basso, smentendo – nuovamente – i calcoli del Pentagono.
Donald Trump continua ad inanellare un errore dietro l’altro, e purtroppo la sua infinita presunzione gli impedisce di riconoscerli come tali. Questo non può che portarlo a commettere altri errori, concatenati ai precedenti.
Primo errore: fidarsi di Netanyahu
La grandezza di Netanyahu è stata quella di illudere Donald Trump di essere in qualche modo “soci alla pari” nelle operazioni in Medio Oriente. In realtà Netanyahu ha saputo sfruttare in pieno l’ego ipertrofico di Trump, convincendolo a fare una guerra da cui Israele è l’unica che può trarre un vantaggio reale.
Vedere Netanyahu che usciva ogni volta dallo studio ovale con quel sorrisetto sornione sulle labbra, la dice lunga sulla sua capacità di manipolare Donald Trump. Per chi ne volesse una dimostrazione plastica, basta andare a rivedere le immagini del pranzo ufficiale nel quale Netanyahu presentava pomposamente la lettera di candidatura di Donald Trump a Nobel per la pace. Un modo plateale per soddisfare pubblicamente la vanagloria del Presidente, prendendolo contemporaneamente in giro con una “candidatura” che non aveva alcun valore reale.
Netanyahu gli ha detto “Sei tu il più bello del reame” e lui, come un bimbo di otto anni, ci ha creduto. E ora, mentre Bibi si sfrega le mani, Trump si trova impantanato in una guerra dalla quale non sa più come uscire.
Secondo errore: contare sulla ribellione del popolo iraniano
Qualcuno (il Mossad?) deve aver detto a Trump che “il popolo iraniano è pronto a ribellarsi e ad abbattere il regime degli Ayatollah”. Questo lo si deduceva chiaramente dai discorsi fatti dallo stesso Trump nei primi giorni di guerra.
Ma l’idea di una “soluzione popolare” è rapidamente sfumata, e Trump ha smesso subito di parlarne pubblicamente. Evidentemente, o la porzione di popolo contraria al regime è molto minore di quanto immaginato, oppure la stessa popolazione iraniana, pur essendo contraria agli Ayatollah, è rimasta talmente indignata ed offesa dall’attacco traditore degli USA, che questo ha ricompattato momentaneamente tutti gli iraniani a favore del regime. E colpire a sangue freddo una scuola con 160 bambine innocenti non può certo aver aiutato.
Terzo errore: non prevedere la chiusura prolungata di Hormuz
Il fatto stesso che la Cina riceva il 45% del suo petrolio tramite lo stretto di Hormuz deve aver fatto pensare a Donald Trump che gli iraniani non lo avrebbero mai bloccato per un tempo prolungato. Non aveva pensato che gli iraniani potessero chiuderlo selettivamente, lasciando passare le petroliere dei paesi amici, e fermando solo quelle dei paesi aggressori. E adesso è lì che piagnucola e chiede l'aiuto dei paesi "alleati" (noi europei) per sbloccare il canale. Grande ooooops.
Quarto errore: Non prevedere l’attacco ai paesi del golfo come Kuwait, Bahrein, Dubai, Emirati, e la stessa Arabia Saudita.
Trump si è cullato (è stato cullato?) per lungo tempo nell’idea che l’Iran fosse una potenza isolata, accerchiata da paesi arabi ostili. Nelle varie ipotesi, i “grandi strateghi” del Pentagono avranno quindi escluso un attacco dell’Iran ai paesi del Golfo, in quanto – pensavano loro – questo non avrebbe fatto che coalizzare contro lo stesso Iran i paesi del Golfo, che sono tutti (eccetto il Bahrain) a maggioranza sunnita. Nuovamente, questo si è dimostrato un monumentale errore di calcolo: i paesi arabi del Golfo sono prima di tutto arabi, e la loro “amicizia” con gli americani è limitata agli interessi di tipo commerciale che hanno costruito nel tempo. Ma gli arabi sono anche musulmani, e la differenza fra sciiti e sunniti sembra scomparire di fronte al rischio di vedersi bombardati per colpa degli americani. Nessun paese arabo oserebbe mai entrare in guerra accanto agli USA in questo momento, perchè questo significherebbe entrare in guerra a fianco di Israele. Il contraccolpo sociale sarebbe immenso, e nessun leader dei paesi arabi vuole rischiare di ritrovarsi la popolazione in rivolta nelle strade di casa propria. Hanno quindi scelto il profilo basso, smentendo – nuovamente – i calcoli del Pentagono.
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Quinto errore: pensare di avere una base elettorale solida ed inossidabile.
Come tutti i narcisisti patologici, è facile scambiare un voto politico per un voto personale. La sua “landslide victory”, che gli ha permesso di entrare alla Casa Bianca con oltre 300 voti elettorali, deve averlo convinto che quel voto sia stata la santificazione della sua persona da parte del popolo americano. E in quanto “unto del Signore”, Trump deve aver creduto che il suo popolo lo avrebbe seguito dovunque e comunque, senza mai mettere in discussione le sue scelte.
Ma il popolo americano guarda prima di tutto a sè stesso. Quando vede il prezzo della benzina aumentare del 30% in tre giorni, non si ricorda nemmeno più per chi ha votato: vuole vederlo scendere e basta. E le scelte in politica estera di Trump sono tutt’altro che condivisibili, anche da buona parte della sua stessa base elettorale, che lo aveva eletto con gli slogan “niente più guerre” e “America first”.
La cruda realtà di oggi è sotto gli occhi di tutti: criticato da molti personaggi di punta del suo stesso movimento (Marjorie Taylor Green, Thomas Massie, Tucker Carlson, Alex Jones, Candace Owens, ecc), Trump vede il suo consenso crollare ai minimi storici. E con le incombenti elezioni di novembre, rischia seriamente di perdere il controllo della camera e del senato. Il che lo renderebbe automaticamente impallinabile per impeachment.
L’unica cosa che rimane da sperare è che un personaggio del genere, una volta resosi conto del disastro a cui sta andando incontro, non tenti un disperato colpo di coda che possa seriamente mettere a rischio la sicurezza e gli equilibri mondiali. Se questo dovesse succedere, speriamo che negli Stati Uniti qualcuno si ricordi che esiste il 25° emendamento della Costituzione.
Massimo Mazzucco
Come tutti i narcisisti patologici, è facile scambiare un voto politico per un voto personale. La sua “landslide victory”, che gli ha permesso di entrare alla Casa Bianca con oltre 300 voti elettorali, deve averlo convinto che quel voto sia stata la santificazione della sua persona da parte del popolo americano. E in quanto “unto del Signore”, Trump deve aver creduto che il suo popolo lo avrebbe seguito dovunque e comunque, senza mai mettere in discussione le sue scelte.
Ma il popolo americano guarda prima di tutto a sè stesso. Quando vede il prezzo della benzina aumentare del 30% in tre giorni, non si ricorda nemmeno più per chi ha votato: vuole vederlo scendere e basta. E le scelte in politica estera di Trump sono tutt’altro che condivisibili, anche da buona parte della sua stessa base elettorale, che lo aveva eletto con gli slogan “niente più guerre” e “America first”.
La cruda realtà di oggi è sotto gli occhi di tutti: criticato da molti personaggi di punta del suo stesso movimento (Marjorie Taylor Green, Thomas Massie, Tucker Carlson, Alex Jones, Candace Owens, ecc), Trump vede il suo consenso crollare ai minimi storici. E con le incombenti elezioni di novembre, rischia seriamente di perdere il controllo della camera e del senato. Il che lo renderebbe automaticamente impallinabile per impeachment.
L’unica cosa che rimane da sperare è che un personaggio del genere, una volta resosi conto del disastro a cui sta andando incontro, non tenti un disperato colpo di coda che possa seriamente mettere a rischio la sicurezza e gli equilibri mondiali. Se questo dovesse succedere, speriamo che negli Stati Uniti qualcuno si ricordi che esiste il 25° emendamento della Costituzione.
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