Luca Nardi (canale)
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Non solo Hubble e James Webb, nel corso della storia sono stati tantissimi i telescopi spaziali che abbiamo lanciato. Su Wired vi parlo di alcuni di quelli più rilevanti: https://www.wired.it/gallery/10-telescopi-spaziali-che-hanno-fatto-la-storia/
In queste notti, in cielo, c’è la cometa C/2022 E3 Ztf. Da giorni leggo lamentele sul fatto che sia stata etichettata come “cometa Neanderthal” da molte testate, soprattutto nostrane. Per molti questa è diventata semplicemente la cometa Neanderthal. E secondo me è un’ottima cosa, qui vi racconto il perché. Voi che opinione avete in merito?

https://www.luca-nardi.it/2023/01/15/che-problema-avete-con-i-neanderthal-e-loro-cometa/
Non abbiamo mai ricevuto il segnale dell'idrogeno provenire da così lontano come stavolta.

Questa immagine viene dal Giant Metrewave Radio Telescope, un radiotelescopio situato in India, e rappresenta un segnale partito 8,8 miliardi di anni fa da una galassia lontanissima dal nome poco user-friendly di SDSSJ0826+5630. In effetti la più lontana da cui abbiamo mai ricevuto un segnale simile. Il record precedente era quello di un segnale partito 4,4 miliardi di anni fa.

Il segnale dell'idrogeno non sembra così emozionante, eppure è fondamentale.

L'idrogeno allo stato neutro, atomico, emette onde radio a una lunghezza d'onda di 21 centimetri. "Idrogeno" non è altro che il nome per un protone attorno a cui ruota un elettrone, l'atomo più semplice che ci sia e che si trova ovunque nell'Universo. Ognuna di queste due particelle ha uno spin, che barbaramente (scusate fisici delle particelle) possiamo utilizzare per descrivere il loro senso di rotazione. Quando il protone e l'elettrone ruotano nello stesso senso, l'energia dell'atomo è leggermente superiore rispetto a quando ruotano in senso contrario. In media una volta ogni 10 milioni di anni, lo spin dell'elettrone si può invertire, causando l'emissione di quel surplus di energia nelle onde radio. Questo segnale ha, appunto, una lunghezza d'onda di 21 centimetri. È in grado di attraversare nubi, galassie e polveri, nonché la nostra atmosfera. Possiamo osservarlo provenire da tutti i luoghi dell'Universo, perché l'idrogeno è ovunque.

MA l'universo è in espansione, e mentre il segnale dell'idrogeno viaggia quello continua a espandersi causando uno stiramento delle onde. E quindi il segnale che riceviamo arriva con una lunghezza d'onda diversa a seconda della distanza della sorgente. Per esempio il segnale a 21 centimetri dello studio in questione è arrivato con una lunghezza d'onda di ben 48 centimetri. Studiarlo, ci permette di capire molto sulla sua sorgente, una galassia antica 13,8 miliardi di anni, e sul suo moto rispetto a noi.

Il segnale in questione, venendo da così lontano, era veramente molto debole. Per di più tra noi e la galassia che lo ha emesso ce n'è un'altra, che ingombra la linea di vista. Ma è proprio grazie a questa che siamo riusciti a osservarla: perché la sua massa deforma abbastanza lo spazio da innescare quel fenomeno noto come lente gravitazionale. La massa della galassia più vicina aumenta l'intensità del segnale più lontano, come una lente d'ingrandimento, di circa 30 volte, permettendo alle scimmie nude qui sulla Terra di misurarlo con i loro strumenti.
Un gruppo di ricercatori e ingegneri ha prodotto l’immagine radar del suolo lunare più dettagliata di sempre. Ritrae Tycho un cratere di 85 chilometri di diametro situato nelle highland meridionali della Luna, e la sua immagine radar è stata ottenuta con il Green Bank Telescope e il Very Long Baseline Array statunitensi. Il risultato apre la via a una nuova generazione di sistemi radar per lo studio dei corpi planetari: non solo della Luna, ma anche per i pianeti e gli asteroidi. Ve ne parlo su Wired:
https://www.wired.it/article/asteroidi-pericolosi-difesa-terra-radar-nuova-generazione/
Dopotutto è solo un sasso, ma non abbassiamo la guardia.

Si chiama 2023 BU, un asteroide che la notte tra il 26 e il 27 gennaio passerà a farci un salutino. Alle 00:28 del 27, infatti, farà un sorvolo della Terra ad appena 3600 chilometri dalla superficie. In un ambito come quello astronomico in cui siamo sempre abituati a ragionare su distanze enormi, incommensurabili, 3600 è una distanza a una scala paurosamente umana.

La cosa più spaventosa poi, potrebbe essere quanto questo asteroide sembri essere comparso dal nulla: è stato scoperto dalla Crimea da Gennadiy Borisov (sì, lo stesso della prima cometa interstellare di qualche anno fa) la notte del 21 gennaio. Cioè, appena 5 giorni prima del suo passaggio ravvicinato. Tardi per organizzare qualunque arma di difesa planetaria stile missione Dart della Nasa.

Nessun problema comunque, siamo fuori pericolo: 3600 chilometri sono pochi su scala astronomiche ma comunque abbastanza da non avere alcun rischio di impatto. Ma se invece fosse stato diretto proprio verso la Terra? Non sarebbe successo poi moltissimo: questo asteroide è grande attorno ai 10 metri. E a ben guardare, la ragione per cui lo abbiamo scoperto così tardi è proprio questa: è solo un sassolino, dopotutto.

Scordatevi però una comunicazione rassicurante da parte mia su questo argomento. Perché è vero che 2023 BU non ci farà nulla, ma l'asteroidino inaspettato che nel 2013 fece tanti danni a Chelyabinsk, in Siberia, era grande appena il doppio di questo, una ventina di metri. Visto che in questi impatti entrano in gioco anche altri fattori come la massa e la velocità, non è per nulla detto che un asteroide che compare dal nulla tipo 2023 BU, per quanto più piccolo, non possa fare altrettanti danni in futuro, magari in un luogo più densamente popolato rispetto alla steppa siberiana.

Quindi, la notizia su cui dovremmo soffermarci non è che abbiamo scampato il pericolo, ma che ci sono tanti asteroidini lì fuori che sfuggono alle nostre ricerche pur potendo fare danni, anche se non devastanti su scala globale. La chiave è una: monitorare, potenziare gli strumenti, investire maggiori risorse nella ricerca sugli asteroidi.

La pagina del database del JPL con tutti i dati dell'asteroide: https://ssd.jpl.nasa.gov/tools/sbdb_lookup.html#/?sstr=2023BU&view=OPC
Se qualcuno la chiama Neanderthal, altri la chiamano "cometa verde". Ecco, in realtà vorrei umilmente aggiungere che moltissime comete sono verdi.

Per esempio quella in questa foto non è la Ztf, bensì è la cometa Lovejoy, passata vicino alla Terra nel 2014. A me sembra parimenti verde, voi che dite? Avrei potuto prendere altri esempi, altre comete, e il colore sarebbe stato comunque quello.

Oggi sappiamo che le comete la cui chioma assume un colore verde sono ricche di dicarbonio, molecole composte da due atomi di carbonio, e sarebbero proprio queste le responsabili di quel tipico colore verdino.

Lo abbiamo anche verificato in laboratorio. Nel 2021 alcuni ricercatori (Borsovszky et al 2021) hanno preso molecole di tetracloroetene, un composto fatto da due atomi di carbonio e quattro di cloro, che ci aspettiamo sui nuclei delle comete, e le hanno bombardate con un laser ultravioletto che simulava l'azione dei raggi solari. Il laser ha rotto il legame tra cloro e carbonio, formando molecole di dicarbonio. A quel punto, i ricercatori hanno bombardato anche queste molecole, ottenendo proprio il risultato cercato: il dicarbonio veniva eccitato, poi tornava al suo stato a energia più bassa rilasciando energia sotto forma di luce. Sì, proprio luce verde.

Non necessariamente il dicarbonio che vediamo in ogni cometa deriva dal tetracloroetene. Ci sono altre molecole che hanno atomi di carbonio e che sono presenti nelle comete, però ecco il succo è che sono proprio questi composti di carbonio di cui le comete sono piuttosto ricche a rendere verdi le chiome di molte comete.

I ricercatori hanno poi calcolato che nelle condizioni che le comete incontrano nello spazio interplanetario, le comete di dicarbonio possono sopravvivere un paio di giorni in media. Questo spiegherebbe perché osserviamo la luce verde nella chioma, ma non nella coda: il dicarbonio non sopravvive abbastanza da allontanarsi dalla chioma.

Credits immagine: John Vermette

Come osservare la cometa C/2022 E3 ZTF
Un'improvvisa strozzatura nella coda della cometa Ztf, ci racconta una storia che inizia nel Sole

Le comete sono rocce ghiacciate. Quando si avvicinano al Sole il ghiaccio (non solo di acqua) che le compone inizia a sublimare, passa allo stato gassoso innescando la formazione della chioma. La chioma viene poi spazzata dai venti solari, raffiche di particelle espulse dal Sole a centinaia di chilometri orari nello spazio interstellare. Così, a causa di tali venti, nasce la coda che non a caso punta sempre in direzione opposta al Sole. Per inciso, è proprio guardando le comete di ioni delle comete che abbiamo scoperto l'esistenza dei venti solari.

Però i venti solari sono tutto fuorché emissioni regolari e cadenzate. Rispecchiano i capricci del campo magnetico della nostra stella, e come tali possono inaspettatamente aumentare o diminuire di intensità e direzione. Ecco allora che questa strana strozzatura nella coda della cometa acquista un significato: un'improvvisa variazione di intensità del vento solare ha innescato una cosiddetta "disconnessione" della coda, alternandone improvvisamente la struttura.

L'evento di disconnessione è stato qui immortalato lo scorso 18 gennaio, ma nulla di permanente: la coda si disperde in continuazione e in continuazione viene generata con nuovo materiale che proviene dalla chioma.

Credits immagine: David Cruz
Su YouTube abbiamo appena superato i 4000 iscritti! È solo un numero certo, ma è un piccolo traguardo che mi rende particolarmente orgoglioso di quello che stiamo costruendo insieme, perché lo sapete che senza questa community tutta la baracca perderebbe senso. Grazie quindi a tutti voi che mi seguite e sostenete da sempre o anche da poco!

Colgo l'occasione per dirvi che su YouTube è uscito il primo video di una serie che avevo in mente da un po': si chiama Over the Planets e vuole essere una serie di puro godimento planetario. Niente spiegoni, niente notizie, si tratta di un viaggio tra i pianeti del Sistema Solare con le immagini che ne hanno fatto la storia. Iniziamo con Mercurio, immagini della Mariner 10 e MESSENGER! È una scelta un po' particolare per un canale di divulgazione, me ne rendo conto, quindi i vostri feedback saranno particolarmente preziosi: https://youtu.be/mwMBdDvKDY0
Il 12 luglio 2022 sono state pubblicate le primissime immagini prodotte dal team del James Webb. Ma poi ne sono state pubblicate molte altre, anche se non tutte hanno ricevuto l'attenzione che meritavano. Ho fatto una selezione per Wired: https://www.wired.it/gallery/james-webb-telescopio-foto-giove-anelli-nettuno-pilastri/
Lunedì si torna in live con una nuova puntata di Space-Views!

In questi giorni si parla moltissimo di comete, grazie alla "Neanderthal" C/2022 E3 ZTF che ancora sta solcando i nostri cieli. E allora, siccome tra le cose più affascinanti delle comete c'è sicuramente la loro orbita, ecco che la stagione di live non poteva che aprirsi con Albino Carbognani dell'INAF - OAS proprio per parlare dell'orbita della ZTF e delle comete più in generale.

Non mancate, appuntamento lunedì 6 febbraio alle ore 21; come sempre sul canale YouTube! Potete iniziare a impostare il promemoria qui: https://www.youtube.com/live/Asj9X4Bo7eo
Giove ha 12 nuovi satelliti

Arriva a 92, superando il record di 83 fino a pochi giorni fa detenuto da Saturno, anche se forse non per molto.

Le nuove lune sono state scoperte tra il 2021 e il 2022 e pubblicate nelle ultime settimane sul Minor Planet Center. Tutte sono sassolini piccoli, molto piccoli, fino a 3 chilometri di diametro, e solo cinque di loro sono più grandi di 8 chilometri. Tutte impiegano oltre 340 giorni a orbitare attorno a Giove, e nove di dodici addirittura più di 550 giorni, segno proprio della loro grande lontananza dal pianeta.

Non cercatele in questa immagine perché non è aggiornata, ma qui sono rappresentati i principali gruppi di satelliti gioviani. Le orbite viola sono quelle delle lune galileiane Io Europa Ganimede e Callisto. Sono le più interne e anche le più grandi, ma compongono insieme al gruppo di Amalthea (Metis, Adrastea, Amalthea e Thebe), a Themisto, Carpo, Valetudo e ai 9 membri noti del gruppo di Himalia, l'insieme delle lune dall'orbita prograda, ossia che ruota attorno al pianeta nella stessa direzione di rotazione di Giove. A queste si aggiungono ora le 3 più interne tra le 12 scoperte. Tutte le altre sono più lontane e la loro orbita è retrograda e i satelliti vengono detti irregolari.

Questa differenza, tra orbite prograde e retrograde, non è infatti solo una finezza, perché può dirci qualcosa sull'origine di questi corpi. Si pensa infatti che le orbite prograde siano quelle dei corpi nati assieme al pianeta, dal materiale avanzato dalla sua formazione. Quelle retrograde sono invece più facilmente il frutto di una cattura: sarebbero oggetti caduti nelle grinfie della gravità gioviana.

Ad ogni modo, Saturno potrebbe recuperare al più presto. Cercando oggetti così piccoli, fino a 3 chilometri appunto, di recente attorno al signore degli anelli sono stati trovati circa 120 candidati satelliti, ancora da confermare. Sarebbero probabilmente il frutto di un impatto recente avvenuto nella popolazione dei satelliti irregolari di Saturno.