IL DUCA
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Canale Ufficiale del sempre bannato Duca
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Julian Röpcke, tra i più assidui sostenitori della narrativa di una vittoria ucraina, ha finalmente “scoperto” l’accerchiamento.

Nei suoi ultimi post si lamenta che i russi usino sempre la stessa manovra di aggiramento: avanzano sui fianchi, evitano lo scontro frontale diretto, aggirano città e villaggi, tagliano le vie di rifornimento e costringono le unità ucraine a ritirarsi per non finire chiuse in una sacca.

E aggiunge, sconsolato: «E funziona sempre».

Implicitamente ammette che lui e quelli come lui o non c’hanno mai capito un cazzo o hanno finto, nella più completa malafede di non capirci un cazzo, raccontando le proprie fantasie sul fronte

La Russia non lancia (quando può evitarlo) migliaia di uomini contro posizioni fortificate.

Preferisce mettere sotto pressione i fianchi, colpire depositi e retrovie, interrompere la rotazione delle unità e trasformare le strade residue in corridoi sorvegliati da droni, artiglieria e bombe plananti.

In questo modo riduce le proprie perdite e trasferisce il costo maggiore sull’assediato.

Chi difende una posizione quasi circondata deve continuare a far entrare munizioni, carburante, viveri e rinforzi, mentre evacua feriti e mezzi danneggiati, tutto attraverso vie sempre più strette, prevedibili e battute dal fuoco.

Quando arriva l’ordine di ritirata, il ripiegamento avviene spesso nelle peggiori condizioni: colonne concentrate, mezzi abbandonati, reparti disorganizzati.

Non è un’arma segreta.

È il principio basilare della guerra di manovra: conservare le proprie forze, logorare quelle avversarie e costringere il nemico a scegliere tra una ritirata sanguinosa e un accerchiamento ancora peggiore.

Questo metodo è quello che l’esercito russo utilizza fin dall’inizio del conflitto, dopo il ripiegamento dal tentato blitz del febbraio 2022. La differenza rispetto ai conflitti del passato è decisiva: chi resta accerchiato, oltre alla carenza di rifornimenti, viene bombardato con FAB, droni e artiglieria.

Se non si ritira o non si arrende, nel 90 % dei casi muore senza aver quasi sparato un colpo.

Solo i Calenda, i Grieco e simili non l’hanno ancora capito ma sono quelli che si facevano le seghe per l’incursione nel Kursk, poi trasformata in un disastro epocale.

La caricatura occidentale parlava di orde lanciate frontalmente contro le trincee.

La realtà mostra un esercito che, quando ne ha la possibilità, preferisce far consumare l’avversario prima di entrare nelle città.

Il problema non è che i russi ripetano la stessa manovra.

Il problema è che Kiev continua troppo spesso a difendere posizioni già compromesse per ragioni politiche e mediatiche, ritardando il ripiegamento fino a quando salvare uomini e mezzi diventa molto più difficile.

E il problema dell’Occidente è ancora più imbarazzante: invece di studiare perché questa tattica funzioni, preferisce fingere che non esista.

In sintesi, Röpcke potrebbe riassumere il proprio stupore così:
«La Russia, “codarda”, sta usando la tattica per soffocare il nemico, minimizzando le proprie perdite e lasciando quelle maggiori all’assediato. Come osa non combattere secondo il copione che avevamo scritto?»

Il Maresciallo.
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Non dimenticare.
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E niente raga, non somiglia affatto a quella in foto scattate dalla luna.
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Piccolo recap dal mio punto di vista della crisi di Ceuta?
Poi ognuno la pensa come gli pare.
Il Maresciallo.
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Facciamo un recap della crisi di Ceuta che ha messo a nudo una realtà che molti continuano ostinatamente a negare: i flussi migratori di massa non sono sempre fenomeni spontanei, casuali o inevitabili.

Quando decine di migliaia di persone si riversano improvvisamente su un unico confine, è difficile credere che sia tutto frutto del caso.

È il segnale che l’immigrazione può diventare uno strumento di pressione geopolitica. C’è chi ipotizza perfino una ritorsione nei confronti della Spagna, esercitata attraverso il Marocco, sullo sfondo delle tensioni con Stati Uniti e Israele.

È un’ipotesi, ma dimostra quanto sia ormai evidente che i movimenti migratori possano essere usati come leva politica.

E noi? In Italia siamo riusciti a trasformare anche questa vicenda nell’ennesima gara di idiozie.

Da una parte i soliti sinistrolesi intenti a pubblicare cartine geografiche per “spiegare” che Ceuta è in Africa, come se avessero appena scoperto l’acqua calda.

Evidentemente qualcuno ignora la differenza tra geografia fisica e geografia politica: Ceuta è in Africa, certo, ma è territorio spagnolo. Quindi è frontiera dell’Unione europea. Fine della lezione.

Dall’altra Meloni che, anziché cogliere il nocciolo della questione, minaccia la sospensione di Schengen nei confronti della Spagna. Uno slogan buono per i titoli dei giornali e per raccattare qualche consenso, ma del tutto marginale rispetto al problema.

Come al solito, il dibattito italiano è un campionario di provincialismo e mediocrità. Si litiga sulla cartina. Si litiga sugli slogan. Si litiga sulle tifoserie politiche.

E nessuno parla dell’unica cosa che conta davvero.

Ceuta dimostra che l’immigrazione può essere organizzata, favorita e utilizzata come arma di pressione.

Ceuta dimostra che, se uno Stato vuole davvero rimpatriare chi entra illegalmente e dispone della cooperazione del Paese di origine, può farlo.

Ceuta dimostra che la sicurezza dell’Italia non dipende solo dall’Italia. Perché se domani la Spagna decidesse di trasferire migliaia di clandestini sul continente, o di facilitarne la circolazione all’interno di Schengen, le conseguenze ricadrebbero anche su di noi.

Questa è la vera lezione di Ceuta.

Non le cartine pubblicate dagli analfabeti della geopolitica.

Non gli slogan lanciati per rincorrere i sondaggi.

Ma la dimostrazione che l’immigrazione clandestina è un problema mondiale, che può essere usato come strumento di pressione politica e che la difesa delle frontiere esterne non è una questione ideologica: è una questione di sovranità, sicurezza e interesse nazionale.

Il resto è solo rumore di fondo, utile a distrarre il minus habens italiano dal problema reale.

Il Maresciallo.
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Faccio un post che non c’entra un cazzo con quelli che faccio di solito, la foto l’ho fatta io stamattina, volevo capire se secondo voi questi del supermercato si sono semplicemente sbagliati o è una presa per il culo?

Il Maresciallo.
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Stamattina passo in cartoleria a ritirare un pacco mentre aspetto mi cade l’occhio su questo simpatico orsetto che scopro essere un grazioso temperamatite.
Ah la matita va infilata nel Culetto dell’orsetto…..
Il Maresciallo.
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Questa tizia col naso particolare, è da un pô a capo della Blizzard una delle più importanti società di videogiochi del mondo.
Ora sta tizia che pare la madre cogliona dell’amico più coglione che uno ha e che sui videogiochi ragiona proprio come la madre cogliona dell’amico coglione ha recentemente detto:”Cavolo vorrei che non avessimo chiamato il nostro gioco di punta WARcraft, suona così intimidatorio” Questo perchè non ha nessun modo di comprendere un gioco coi mostriciattoli che si menano, che è esattamente come vede questa roba.
Il mondo va a rotoli perché viene messa ‘sta gente nei ruoli chiave!
Il Maresciallo.
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Non ho avuto tempo di mettere il logo
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Non puoi essere di sinistra se hai un cervello
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