Questo è Matteo Hallissey, se non sapete chi sia non vi preoccupate è normale, è il segretario dei radicali italiani, euroinomane convinto, è andato a manifestare il 25 Aprile con la bandiera dell’Ucraina e si è beccato una spruzzata di spray al peperoncino da quelli che cantano Bella Ciao!
È tutto bellissimo.
Da questo episodio si potrebbe prendere lo spunto per spiegare l’inutilità, la pretestuosità e la divisività del 25 Aprile, nonché la stupidità e l’ipocrisia di chi lo “festeggia” adattandolo alle proprie piccole e meschine “battaglie”
Il Maresciallo.
È tutto bellissimo.
Da questo episodio si potrebbe prendere lo spunto per spiegare l’inutilità, la pretestuosità e la divisività del 25 Aprile, nonché la stupidità e l’ipocrisia di chi lo “festeggia” adattandolo alle proprie piccole e meschine “battaglie”
Il Maresciallo.
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È uno spettacolo patetico e al tempo stesso esilarante vedere certa gente che, fino a ieri, aveva trasformato il 25 aprile in un’orgia di superiorità morale al grido di: «Bella Ciao! O sei con noi o sei fascista, punto e basta».
Bella Ciao non era una canzone della Resistenza, tra l’altro uscita negli anni 50, era il loro manganello preferito. Il partigiano era la clava con cui aggredire chiunque osasse pensare con la propria testa.
La Resistenza? Una bandiera di purezza etica da sventolare per sentirsi immuni da ogni critica mentre insultavano, censuravano e davano lezioni di democrazia.
Oggi quegli stessi tromboni piagnucolano come bambini a cui hanno tolto il giocattolo: si sentono discriminati, emarginati, “cancellati” proprio dalle stesse piazze e dagli stessi compagni con cui, fino a ieri, urlavano cori da stadi come se fossero alla finale scudetto.
E il circo dell’ipocrisia raggiunge livelli da Guinness dei primati:
I propalestinesi di ieri, quelli che equiparavano Israele a Hitler e gridavano «Free Palestine» come se fosse il nuovo inno nazionale, oggi vengono accusati di antisemitismo o di fare da utili idioti a Hamas dagli stessi salotti radical-chic che prima li baciavano in fronte.
I pro-Ucraina da tastiera stile brigata Parioli, che vedono in Zelensky il nuovo Che Guevara e nella guerra una epica lotta tra il Bene democratico e il Male putiniano, ora vengono derisi come guerrafondai atlantisti da una sinistra che ha scoperto il pacifismo esattamente nel momento in cui la narrazione ha smesso di convenire.
Gli anti-iraniani che avevano l’ardire di denunciare le presunte impiccagioni, lapidazioni, stupri di Stato e repressione di donne e omosessuali, vengono tacciati di islamofobia dalla stessa gente che odia l’Occidente più di quanto odi la teocrazia degli Ayatollah.
I pro-iraniani (o “anti-anti-iraniani” da quattro soldi), quelli che minimizzavano il regime in nome dell’antiamericanismo, si ritrovano con il cerino in mano quando la sinistra più scellerata abbraccia Hamas e Hezbollah mentre la fazione “liberal” finge di scandalizzarsi davanti alle impiccagioni in piazza.
E i poveracci pro-Israele di sinistra, quelli che ancora si illudevano di un Israele socialista e progressista, vengono marchiati come sionisti colonialisti e complici del genocidio proprio da chi, fino a poche primavere fa, condivideva con loro il palco del 25 aprile.
Il risultato è meraviglioso: ognuno di questi fenomeni si sente tradito dai “compagni” di un tempo, perché le loro ipocrisie hanno preso una bella tranvata della realtà che ha la fastidiosa abitudine di non piegarsi alle loro favolette buoniste e semplicistiche.
Questa è la prova lampante e definitiva che per questa gente il 25 aprile non è mai stato una celebrazione della libertà, della democrazia o della lotta al totalitarismo.
Era solo uno strumento di potere, un feticcio ideologico da brandire quando serviva a massacrare il nemico interno, chiunque non si inchinasse al loro altare.
Quando invece lo strumento rischia di illuminare le loro contraddizioni interne, Palestina, Ucraina, Iran, islamismo, multiculturalismo fallito e chi più ne ha più ne metta, allora diventa improvvisamente “divisivo” e “strumentalizzato”.
In realtà è sempre stato strumentalizzato.
Solo che oggi il giochino si è rotto tra le loro mani luride di ipocrisia e loro si spaventano e si attaccano tra loro come un branco di iene su una carcassa.
Il Maresciallo
Bella Ciao non era una canzone della Resistenza, tra l’altro uscita negli anni 50, era il loro manganello preferito. Il partigiano era la clava con cui aggredire chiunque osasse pensare con la propria testa.
La Resistenza? Una bandiera di purezza etica da sventolare per sentirsi immuni da ogni critica mentre insultavano, censuravano e davano lezioni di democrazia.
Oggi quegli stessi tromboni piagnucolano come bambini a cui hanno tolto il giocattolo: si sentono discriminati, emarginati, “cancellati” proprio dalle stesse piazze e dagli stessi compagni con cui, fino a ieri, urlavano cori da stadi come se fossero alla finale scudetto.
E il circo dell’ipocrisia raggiunge livelli da Guinness dei primati:
I propalestinesi di ieri, quelli che equiparavano Israele a Hitler e gridavano «Free Palestine» come se fosse il nuovo inno nazionale, oggi vengono accusati di antisemitismo o di fare da utili idioti a Hamas dagli stessi salotti radical-chic che prima li baciavano in fronte.
I pro-Ucraina da tastiera stile brigata Parioli, che vedono in Zelensky il nuovo Che Guevara e nella guerra una epica lotta tra il Bene democratico e il Male putiniano, ora vengono derisi come guerrafondai atlantisti da una sinistra che ha scoperto il pacifismo esattamente nel momento in cui la narrazione ha smesso di convenire.
Gli anti-iraniani che avevano l’ardire di denunciare le presunte impiccagioni, lapidazioni, stupri di Stato e repressione di donne e omosessuali, vengono tacciati di islamofobia dalla stessa gente che odia l’Occidente più di quanto odi la teocrazia degli Ayatollah.
I pro-iraniani (o “anti-anti-iraniani” da quattro soldi), quelli che minimizzavano il regime in nome dell’antiamericanismo, si ritrovano con il cerino in mano quando la sinistra più scellerata abbraccia Hamas e Hezbollah mentre la fazione “liberal” finge di scandalizzarsi davanti alle impiccagioni in piazza.
E i poveracci pro-Israele di sinistra, quelli che ancora si illudevano di un Israele socialista e progressista, vengono marchiati come sionisti colonialisti e complici del genocidio proprio da chi, fino a poche primavere fa, condivideva con loro il palco del 25 aprile.
Il risultato è meraviglioso: ognuno di questi fenomeni si sente tradito dai “compagni” di un tempo, perché le loro ipocrisie hanno preso una bella tranvata della realtà che ha la fastidiosa abitudine di non piegarsi alle loro favolette buoniste e semplicistiche.
Questa è la prova lampante e definitiva che per questa gente il 25 aprile non è mai stato una celebrazione della libertà, della democrazia o della lotta al totalitarismo.
Era solo uno strumento di potere, un feticcio ideologico da brandire quando serviva a massacrare il nemico interno, chiunque non si inchinasse al loro altare.
Quando invece lo strumento rischia di illuminare le loro contraddizioni interne, Palestina, Ucraina, Iran, islamismo, multiculturalismo fallito e chi più ne ha più ne metta, allora diventa improvvisamente “divisivo” e “strumentalizzato”.
In realtà è sempre stato strumentalizzato.
Solo che oggi il giochino si è rotto tra le loro mani luride di ipocrisia e loro si spaventano e si attaccano tra loro come un branco di iene su una carcassa.
Il Maresciallo
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IL DUCA
Sapevo che sarebbe successo... Siamo alla celebrazione del terrorismo contro noi stessi...
Mi aggancio al post del Duca
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Mi aggancio al post del Duca perché l’argomento merita.
La narrativa che si è sviluppata dietro il sabotaggio del North Stream restituisce l’esatta cifra di quanto pesino propaganda, sudditanza e malafede nell’informazione.
Il 22 settembre viene sabotato e fatto esplodere il North Stream 2, arteria energetica fondamentale russo-tedesca, “l’informazione” unanimemente dichiara “HA STATO PUTIN”, che tra le altre cose è era quello che aveva più da perdere, insieme ai tedeschi, dal fuori servizio del condotto.
Chiaramente i più coglioni hanno abboccato subito, senza il bisogno di una straccio di prova (sono gli stessi che ti scrivono “fonte?”) gli altri hanno dubitato e ragionato.
Poi nell’agosto 2024 esce fuori il WSJ con la notizia che il sabotaggio sarebbe stato pianificato durante una serata ad alto tasso alcolico tra alti ufficiali militari e imprenditori ucraini.
Questo perché era oramai ovvio di chi fosse la colpa e si tentava di farlo passare quasi come una bravata invece di un vero e proprio atto di guerra ucraino contro la Germania, ovviamente i tedeschi, che non sono più quelli di un secolo fa, hanno fatto finto di nulla e continuato a supportare l’Ucraina.
Oggi arriviamo al paradosso per cui il terrorismo contro infrastrutture europee viene spacciato come avventura eroica, si celebra Freya Mayer, una che sicuramente di “siluri” se ne intende, un’ “eroica” porno attrice che fa un attentato contro i nostri interessi!!!!
Questi celebrano chi colpisce le infrastrutture strategiche, non sanno più nemmeno distinguere tra informazione e propaganda.
Il Maresciallo
La narrativa che si è sviluppata dietro il sabotaggio del North Stream restituisce l’esatta cifra di quanto pesino propaganda, sudditanza e malafede nell’informazione.
Il 22 settembre viene sabotato e fatto esplodere il North Stream 2, arteria energetica fondamentale russo-tedesca, “l’informazione” unanimemente dichiara “HA STATO PUTIN”, che tra le altre cose è era quello che aveva più da perdere, insieme ai tedeschi, dal fuori servizio del condotto.
Chiaramente i più coglioni hanno abboccato subito, senza il bisogno di una straccio di prova (sono gli stessi che ti scrivono “fonte?”) gli altri hanno dubitato e ragionato.
Poi nell’agosto 2024 esce fuori il WSJ con la notizia che il sabotaggio sarebbe stato pianificato durante una serata ad alto tasso alcolico tra alti ufficiali militari e imprenditori ucraini.
Questo perché era oramai ovvio di chi fosse la colpa e si tentava di farlo passare quasi come una bravata invece di un vero e proprio atto di guerra ucraino contro la Germania, ovviamente i tedeschi, che non sono più quelli di un secolo fa, hanno fatto finto di nulla e continuato a supportare l’Ucraina.
Oggi arriviamo al paradosso per cui il terrorismo contro infrastrutture europee viene spacciato come avventura eroica, si celebra Freya Mayer, una che sicuramente di “siluri” se ne intende, un’ “eroica” porno attrice che fa un attentato contro i nostri interessi!!!!
Questi celebrano chi colpisce le infrastrutture strategiche, non sanno più nemmeno distinguere tra informazione e propaganda.
Il Maresciallo
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Hollywood è piena de trans e froci. Hollywood è in mano a una determinata etnia.
Hollywood fa propaganda LGBTQWSTEVJKRC3X3 da sempre.
Il libro religioso di quell'etnia ci dice :
Talmud
Zachar (Maschio): Individuo con anatomia maschile tipica.
Nekevah (Femmina): Individuo con anatomia femminile tipica.
Androgynos (Androgino): Una persona che possiede sia tratti sessuali maschili che femminili. Il Talmud ne discute ampiamente perché presenta una sfida legale: deve seguire le regole degli uomini o delle donne? (Spesso, per sicurezza, deve seguirle entrambe).
Tumtum: Un individuo i cui tratti sessuali sono "nascosti" o non determinabili esternamente. È una categoria di incertezza legale finché l'anatomia non diventa chiara.
Ay'lonit: Una persona identificata come femmina alla nascita, ma che non sviluppa i tratti sessuali secondari o la fertilità entro una certa età (spesso associata a una condizione di sterilità naturale).
Saris: Una persona identificata come maschio alla nascita, ma che non sviluppa tratti maschili o che li perde (per cause naturali, Saris Chamah, o per intervento umano, Saris Adam).
Coincidenze? Se hollywood fosse in mano ai musulmani e i cattivi fossero sempre mangia maiali e donne senza velo direste "coincidenze"?
Hollywood fa propaganda LGBTQWSTEVJKRC3X3 da sempre.
Il libro religioso di quell'etnia ci dice :
Talmud
Zachar (Maschio): Individuo con anatomia maschile tipica.
Nekevah (Femmina): Individuo con anatomia femminile tipica.
Androgynos (Androgino): Una persona che possiede sia tratti sessuali maschili che femminili. Il Talmud ne discute ampiamente perché presenta una sfida legale: deve seguire le regole degli uomini o delle donne? (Spesso, per sicurezza, deve seguirle entrambe).
Tumtum: Un individuo i cui tratti sessuali sono "nascosti" o non determinabili esternamente. È una categoria di incertezza legale finché l'anatomia non diventa chiara.
Ay'lonit: Una persona identificata come femmina alla nascita, ma che non sviluppa i tratti sessuali secondari o la fertilità entro una certa età (spesso associata a una condizione di sterilità naturale).
Saris: Una persona identificata come maschio alla nascita, ma che non sviluppa tratti maschili o che li perde (per cause naturali, Saris Chamah, o per intervento umano, Saris Adam).
Coincidenze? Se hollywood fosse in mano ai musulmani e i cattivi fossero sempre mangia maiali e donne senza velo direste "coincidenze"?
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IL DUCA
Sapete perché in Ungheria è Polonia non c'è stato questo aumento?
Riporto il post del Duca su Facebook un euroinmane che si fa le foto con gli animali (spero solo quelle) attacca dicendo che lo screen è falso, manco la fatica di andare a verificare!
Ma sta gente è così, c’hanno i paraocchi, amano farsi inculare, faceva bene Wanna Marchi, a questi gli dicono di credere a qualcosa loro lo fanno!
Gli pisciano in testa, gli dicono che piove, li obbligano a comprare l’ombrello e loro ringraziano perché gli hanno detto che piove!
Il Maresciallo
Ma sta gente è così, c’hanno i paraocchi, amano farsi inculare, faceva bene Wanna Marchi, a questi gli dicono di credere a qualcosa loro lo fanno!
Gli pisciano in testa, gli dicono che piove, li obbligano a comprare l’ombrello e loro ringraziano perché gli hanno detto che piove!
Il Maresciallo
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24 italiani arrestati vicino alla Grecia dai giudei sionisti. Sono 24 coglioni della flottilia per carità, se li tenessero, il tema non è quanto siano idioti, il dato è che uno stato alleato ti rapisce i cittadini a cazzo suo. Quale sarà la mossa di Gioggia? La giustificazione degli ebrei che per il diritto di esistere dello stato di Israele hanno il diritto al sequestro di civili italiani oppure una ferma condanna sui social col susseguirsi di fuffa? Chi comanda il mediterraneo? Iran sbrigati!
👏25🤡7
TEST DEL Q.I. TUTTI SIAMO OBBLIGATI A PREMERE UN PULSANTE, ROSSO O BLU. SE PIÙ DEL 50% PREME IL BLU, TUTTI SOPRAVVIVONO. SE MENO DEL 50% PREME IL BLU SOPRAVVIVONO SOLTANTO QUELLI CHE HANNO PREMUTO ROSSO. CHE PREMI?
Anonymous Poll
30%
Blu
70%
Rosso
😁8❤1
Per quanto riguarda il sondaggio di prima, non ve lo spiego ancora, ma vi spiego perché l'ho fatto. Il 70% circa degli americani ha dato la risposta sbagliata su un tweet di un famoso YouTuber.
👍10
Fateci caso, il linguaggio della propaganda utilizzato per la guerra USA Israele contro Iran è il medesimo usato per la guerra NATO Ucraina contro Russia.
Sempre impostati sul prossimo collasso di Russia ed Iran dovuto alle pressioni economiche occidentali, pensando molto ottusamente che stati e popoli come quello russo ed iraniano reagiscano e funzionino come i nostri.
Il punto centrale del discorso non è negare che Iran e Russia abbiano problemi economici reali.
Li hanno: inflazione, svalutazione monetaria, perdita di potere d’acquisto, difficoltà industriali, aumento dei prezzi alimentari, restrizioni finanziarie e pressione sanzionatoria sono fatti documentati.
Il rial iraniano ha subito una svalutazione devastante negli ultimi anni e il rublo ha attraversato fasi di forte instabilità dopo le sanzioni occidentali.
Ma il nodo vero è un altro: moltissimi osservatori occidentali continuano a leggere Russia e Iran usando categorie mentali tipicamente occidentali, liberali e globalizzate, come se tutti gli Stati funzionassero secondo la stessa logica economica, sociale e culturale di USA, Germania o Italia.
Ed è qui che nascono errori giganteschi di valutazione.
L’errore fondamentale è il seguente:
“Se nella mia società una certa pressione economica provocherebbe rapidamente collasso politico, rivolte diffuse e cambio di regime, allora succederà automaticamente anche altrove.”
Questa è una forma di provincialismo e sopratutto arroganza geopolitica estremamente diffusa.
Russia e Iran non sono economie costruite esclusivamente sul consumatore medio, sulla fiducia dei mercati finanziari o sulla stabilità della moneta come elemento identitario della società. Sono Stati che storicamente convivono con:
* sanzioni,
* scarsità,
* economie parallele,
* controllo statale,
* sistemi informali,
* adattamento alla pressione esterna,
* sacrificio collettivo,
* sostituzione delle importazioni,
* reti commerciali alternative,
* forte dimensione strategico-militare.
In Occidente spesso si ragiona così:
* valuta debole = collasso imminente,
* inflazione = esplosione sociale inevitabile,
* scarsità di beni = caduta del governo,
* isolamento finanziario = paralisi totale.
Ma questa è una proiezione psicologica della propria esperienza storica.
Per un cittadino europeo medio, perdere accesso ai beni importati, vedere il potere d’acquisto crollare o subire restrizioni bancarie produce immediatamente una crisi politica devastante perché il modello occidentale si regge sul benessere diffuso, sul consumo e sulla stabilità economica percepita.
Russia e Iran invece hanno strutture statali e sociali molto più adattabili alla compressione economica, proprio perché storicamente abituate alla pressione esterna.
Questo non significa che “stiano bene”.
Significa che soffrono, arretrano, si impoveriscono, ma non necessariamente collassano.
Ed è esattamente qui che Stati Uniti ed Europa hanno preso delle tranvate mostruose nelle valutazioni strategiche.
Nel 2022 moltissimi analisti occidentali sostenevano:
* il rublo sarebbe crollato irreversibilmente,
* l’economia russa sarebbe implosa in pochi mesi,
* Mosca avrebbe esaurito capacità industriale e finanziaria,
* il sistema avrebbe subito una crisi interna ingestibile.
Invece la Russia:
* ha riorientato il commercio verso Asia, India, Cina e Medio Oriente;
* ha aumentato produzione industriale strategica;
* ha utilizzato controllo statale e politica monetaria aggressiva;
* ha sfruttato export energetico e materie prime;
* ha sviluppato circuiti alternativi al dollaro;
* ha mantenuto livelli di crescita superiori alle aspettative di molti osservatori occidentali in diverse fasi post-sanzioni.
Questo non vuol dire che le sanzioni “non funzionino”.
Funzionicchiano, come diceva qualcuno magari rallentano crescita, aumentano costi, riducono qualità tecnologica, impoveriscono la popolazione, comprimono investimenti, creano inefficienze.
Ma tra:
“le sanzioni danneggiano”
e
“le sanzioni provocano il collasso dello Stato”
c’è un abisso enorme.
Sempre impostati sul prossimo collasso di Russia ed Iran dovuto alle pressioni economiche occidentali, pensando molto ottusamente che stati e popoli come quello russo ed iraniano reagiscano e funzionino come i nostri.
Il punto centrale del discorso non è negare che Iran e Russia abbiano problemi economici reali.
Li hanno: inflazione, svalutazione monetaria, perdita di potere d’acquisto, difficoltà industriali, aumento dei prezzi alimentari, restrizioni finanziarie e pressione sanzionatoria sono fatti documentati.
Il rial iraniano ha subito una svalutazione devastante negli ultimi anni e il rublo ha attraversato fasi di forte instabilità dopo le sanzioni occidentali.
Ma il nodo vero è un altro: moltissimi osservatori occidentali continuano a leggere Russia e Iran usando categorie mentali tipicamente occidentali, liberali e globalizzate, come se tutti gli Stati funzionassero secondo la stessa logica economica, sociale e culturale di USA, Germania o Italia.
Ed è qui che nascono errori giganteschi di valutazione.
L’errore fondamentale è il seguente:
“Se nella mia società una certa pressione economica provocherebbe rapidamente collasso politico, rivolte diffuse e cambio di regime, allora succederà automaticamente anche altrove.”
Questa è una forma di provincialismo e sopratutto arroganza geopolitica estremamente diffusa.
Russia e Iran non sono economie costruite esclusivamente sul consumatore medio, sulla fiducia dei mercati finanziari o sulla stabilità della moneta come elemento identitario della società. Sono Stati che storicamente convivono con:
* sanzioni,
* scarsità,
* economie parallele,
* controllo statale,
* sistemi informali,
* adattamento alla pressione esterna,
* sacrificio collettivo,
* sostituzione delle importazioni,
* reti commerciali alternative,
* forte dimensione strategico-militare.
In Occidente spesso si ragiona così:
* valuta debole = collasso imminente,
* inflazione = esplosione sociale inevitabile,
* scarsità di beni = caduta del governo,
* isolamento finanziario = paralisi totale.
Ma questa è una proiezione psicologica della propria esperienza storica.
Per un cittadino europeo medio, perdere accesso ai beni importati, vedere il potere d’acquisto crollare o subire restrizioni bancarie produce immediatamente una crisi politica devastante perché il modello occidentale si regge sul benessere diffuso, sul consumo e sulla stabilità economica percepita.
Russia e Iran invece hanno strutture statali e sociali molto più adattabili alla compressione economica, proprio perché storicamente abituate alla pressione esterna.
Questo non significa che “stiano bene”.
Significa che soffrono, arretrano, si impoveriscono, ma non necessariamente collassano.
Ed è esattamente qui che Stati Uniti ed Europa hanno preso delle tranvate mostruose nelle valutazioni strategiche.
Nel 2022 moltissimi analisti occidentali sostenevano:
* il rublo sarebbe crollato irreversibilmente,
* l’economia russa sarebbe implosa in pochi mesi,
* Mosca avrebbe esaurito capacità industriale e finanziaria,
* il sistema avrebbe subito una crisi interna ingestibile.
Invece la Russia:
* ha riorientato il commercio verso Asia, India, Cina e Medio Oriente;
* ha aumentato produzione industriale strategica;
* ha utilizzato controllo statale e politica monetaria aggressiva;
* ha sfruttato export energetico e materie prime;
* ha sviluppato circuiti alternativi al dollaro;
* ha mantenuto livelli di crescita superiori alle aspettative di molti osservatori occidentali in diverse fasi post-sanzioni.
Questo non vuol dire che le sanzioni “non funzionino”.
Funzionicchiano, come diceva qualcuno magari rallentano crescita, aumentano costi, riducono qualità tecnologica, impoveriscono la popolazione, comprimono investimenti, creano inefficienze.
Ma tra:
“le sanzioni danneggiano”
e
“le sanzioni provocano il collasso dello Stato”
c’è un abisso enorme.
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Ed è proprio quell’abisso che quasi tutti gli analisti cascano, non riescono a comprendere perché interpretano il mondo soltanto attraverso il modello occidentale contemporaneo.
L’Iran è forse l’esempio più clamoroso:
* decenni di sanzioni,
* isolamento finanziario,
* moneta indebolita,
* inflazione elevatissima,
* tensioni sociali continue.
Eppure lo Stato iraniano esiste ancora, influenza Medio Oriente, finanzia alleati regionali, sviluppa tecnologia missilistica, commercia tramite reti parallele e continua a esercitare peso geopolitico.
Perché?
Perché il parametro decisivo non è:
“quanto consuma il cittadino medio”
ma:
“quanto il sistema statale riesce ad adattarsi alla pressione”.
Ed è una differenza enorme.
L’Occidente spesso confonde il disagio economico con l’incapacità strategica.
Ma molte potenze non occidentali sono disposte a tollerare livelli di sacrificio economico che nelle democrazie consumistiche provocherebbero terremoti politici immediati.
Chi ragiona esclusivamente attraverso la propria esperienza quotidiana finisce quindi per credere che:
“se io non potrei vivere così, allora nessuno potrebbe”.
Ed è una delle peggiori distorsioni analitiche possibili in geopolitica.
Le grandi potenze commettono spesso errori enormi proprio quando proiettano il proprio modello culturale sugli avversari:
* USA in Afghanistan,
* USA in Iraq,
* Europa e USA nelle aspettative sul collasso rapido russo,
* sottovalutazione cronica della resilienza iraniana.
Il problema non è la mancanza di informazioni.
Il problema è l’incapacità di concepire che esistano sistemi politici, economici e sociali che funzionano secondo logiche completamente differenti da quelle occidentali.
Il Maresciallo
L’Iran è forse l’esempio più clamoroso:
* decenni di sanzioni,
* isolamento finanziario,
* moneta indebolita,
* inflazione elevatissima,
* tensioni sociali continue.
Eppure lo Stato iraniano esiste ancora, influenza Medio Oriente, finanzia alleati regionali, sviluppa tecnologia missilistica, commercia tramite reti parallele e continua a esercitare peso geopolitico.
Perché?
Perché il parametro decisivo non è:
“quanto consuma il cittadino medio”
ma:
“quanto il sistema statale riesce ad adattarsi alla pressione”.
Ed è una differenza enorme.
L’Occidente spesso confonde il disagio economico con l’incapacità strategica.
Ma molte potenze non occidentali sono disposte a tollerare livelli di sacrificio economico che nelle democrazie consumistiche provocherebbero terremoti politici immediati.
Chi ragiona esclusivamente attraverso la propria esperienza quotidiana finisce quindi per credere che:
“se io non potrei vivere così, allora nessuno potrebbe”.
Ed è una delle peggiori distorsioni analitiche possibili in geopolitica.
Le grandi potenze commettono spesso errori enormi proprio quando proiettano il proprio modello culturale sugli avversari:
* USA in Afghanistan,
* USA in Iraq,
* Europa e USA nelle aspettative sul collasso rapido russo,
* sottovalutazione cronica della resilienza iraniana.
Il problema non è la mancanza di informazioni.
Il problema è l’incapacità di concepire che esistano sistemi politici, economici e sociali che funzionano secondo logiche completamente differenti da quelle occidentali.
Il Maresciallo
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