Un’amica al lavoro ha assistito a questa scena.
In ufficio, TV su TG che parlava di Ucraina.
La collega ucraina, come al solito, sbotta contro Putin: “dittatore, deve morire, ha invaso il nostro Paese”.
A quel punto una collega rumena, stufa di sentire sempre lo stesso ritornello, le risponde:
“Ma smettila! È colpa del tuo presidente drogato che ha venduto il Paese, se ne frega del popolo e pensa solo ai soldi e alla droga.”
L’ucraina : “Putin vuole rubarci il Donbass, quella è terra nostra!”
La rumena : “Ma tu odi la gente del Donbass.”
E l’ucraina senza esitazione: “Certo! Sono russi, vanno cacciati via e prenderci la loro terra che è nostra!”
Ed ecco il controsenso enorme.
Da un lato accusa Putin di “rubare le terre”, dall’altro ammette senza problemi che lei vuole cacciare chi ci vive (perché russo) per prendersi quella stessa terra.
Ecco l’indottrinamento: ti convincono a odiare, a non vedere la contraddizione, a ripetere slogan senza renderti conto che ti stai smentendo da solo.
Il Maresciallo
In ufficio, TV su TG che parlava di Ucraina.
La collega ucraina, come al solito, sbotta contro Putin: “dittatore, deve morire, ha invaso il nostro Paese”.
A quel punto una collega rumena, stufa di sentire sempre lo stesso ritornello, le risponde:
“Ma smettila! È colpa del tuo presidente drogato che ha venduto il Paese, se ne frega del popolo e pensa solo ai soldi e alla droga.”
L’ucraina : “Putin vuole rubarci il Donbass, quella è terra nostra!”
La rumena : “Ma tu odi la gente del Donbass.”
E l’ucraina senza esitazione: “Certo! Sono russi, vanno cacciati via e prenderci la loro terra che è nostra!”
Ed ecco il controsenso enorme.
Da un lato accusa Putin di “rubare le terre”, dall’altro ammette senza problemi che lei vuole cacciare chi ci vive (perché russo) per prendersi quella stessa terra.
Ecco l’indottrinamento: ti convincono a odiare, a non vedere la contraddizione, a ripetere slogan senza renderti conto che ti stai smentendo da solo.
Il Maresciallo
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Purtroppo da qualche anno a questa parte il telefonino ha sostituito una buona lettura mattutina sulla tazza del cesso.
Swippando le pagine web trovo un’intervista a James Cameron, il regista di Terminator, che dice una cosa interessante.
“Il giorno in cui i sistemi d'arma letali saranno lasciati interamente nelle mani dell'intelligenza artificiale sarà anche l'ultimo giorno dell'umanità."
Le sue parole, che ai tempi di Terminator erano tranquillamente confinabili alla fantascienza, oggi acquistano con una sinistra attualità.
La logica di Cameron è tanto semplice quanto spietata:
senza il "pulsante rosso" controllato dalla mano umana, non ci sarebbero più esitazioni, né dubbi o pietà. Al loro posto, subentrerebbero algoritmi programmati per la massima efficienza e per seguire un'implacabile logica militare.
La domanda non è "se" accadrà, ma "quando" e, soprattutto, "saremo in grado di spegnerla?".
Questa non è una più una speculazione campata in aria, come quelle che fai il sabato sera mezzo ubriaco tra amici, ma la descrizione di un futuro che stiamo già costruendo. L'intelligenza artificiale, che vediamo come uno strumento per cazzeggiare, per creare meme, o migliorare le nostre vite civili, è, nella sua essenza, un'arma di guerra.
Nata e sviluppata per esigenze militari.
È l'ultima frontiera del conflitto, il campo di battaglia su cui si giocherà il prossimo scontro tra le superpotenze.
Paesi come gli Stati Uniti e la Cina stanno investendo massicciamente in questa tecnologia. Le tradizionali guerre fatte di assalti con la baionetta o invasioni di massa sono ormai superate. Come si potrebbe occupare una città cinese da trenta milioni di abitanti con i carri armati? La risposta sta nel distruggere e sorprendere l'avversario con tecnologie inedite, basate proprio sull'IA.
Abbiamo già visto i primi esempi di questo futuro. Gli attacchi condotti con droni intelligenti in Medio Oriente o gli attacchi ucraini in Siberia sono i primi segnali che la guerra sta cambiando, diventando sempre più anonima e priva di empatia. Con l'intelligenza artificiale, non c'è più spazio per l'eroismo o la nobiltà d'animo che, seppur rari, hanno segnato i conflitti passati.
La logica subentrerà alla coscienza, ed il conflitto perderà ogni residuo di umanità.
Ma la fine dell'empatia non riguarda solo la guerra. È un fenomeno che si sta diffondendo nella nostra vita di tutti i giorni. Abbiamo delegato la nostra esistenza, le nostre emozioni e persino la nostra integrità a una sfera digitale che ci rende sempre più distanti l'uno dall'altro. Questa freddezza glaciale, questo disinteresse per l'altro, è il terreno fertile su cui le macchine e sopratutto che gestisce potranno un giorno prosperare.
Ci stiamo militarizzando, non solo con le armi, ma anche con i nostri comportamenti. Se non invertiamo la rotta, rischiamo di costruire non solo la nostra Skynet, ma anche un mondo in cui l'umanità, con tutte le sue imperfezioni e le sue virtù, sarà solo un lontano ricordo.
Il Maresciallo
Swippando le pagine web trovo un’intervista a James Cameron, il regista di Terminator, che dice una cosa interessante.
“Il giorno in cui i sistemi d'arma letali saranno lasciati interamente nelle mani dell'intelligenza artificiale sarà anche l'ultimo giorno dell'umanità."
Le sue parole, che ai tempi di Terminator erano tranquillamente confinabili alla fantascienza, oggi acquistano con una sinistra attualità.
La logica di Cameron è tanto semplice quanto spietata:
senza il "pulsante rosso" controllato dalla mano umana, non ci sarebbero più esitazioni, né dubbi o pietà. Al loro posto, subentrerebbero algoritmi programmati per la massima efficienza e per seguire un'implacabile logica militare.
La domanda non è "se" accadrà, ma "quando" e, soprattutto, "saremo in grado di spegnerla?".
Questa non è una più una speculazione campata in aria, come quelle che fai il sabato sera mezzo ubriaco tra amici, ma la descrizione di un futuro che stiamo già costruendo. L'intelligenza artificiale, che vediamo come uno strumento per cazzeggiare, per creare meme, o migliorare le nostre vite civili, è, nella sua essenza, un'arma di guerra.
Nata e sviluppata per esigenze militari.
È l'ultima frontiera del conflitto, il campo di battaglia su cui si giocherà il prossimo scontro tra le superpotenze.
Paesi come gli Stati Uniti e la Cina stanno investendo massicciamente in questa tecnologia. Le tradizionali guerre fatte di assalti con la baionetta o invasioni di massa sono ormai superate. Come si potrebbe occupare una città cinese da trenta milioni di abitanti con i carri armati? La risposta sta nel distruggere e sorprendere l'avversario con tecnologie inedite, basate proprio sull'IA.
Abbiamo già visto i primi esempi di questo futuro. Gli attacchi condotti con droni intelligenti in Medio Oriente o gli attacchi ucraini in Siberia sono i primi segnali che la guerra sta cambiando, diventando sempre più anonima e priva di empatia. Con l'intelligenza artificiale, non c'è più spazio per l'eroismo o la nobiltà d'animo che, seppur rari, hanno segnato i conflitti passati.
La logica subentrerà alla coscienza, ed il conflitto perderà ogni residuo di umanità.
Ma la fine dell'empatia non riguarda solo la guerra. È un fenomeno che si sta diffondendo nella nostra vita di tutti i giorni. Abbiamo delegato la nostra esistenza, le nostre emozioni e persino la nostra integrità a una sfera digitale che ci rende sempre più distanti l'uno dall'altro. Questa freddezza glaciale, questo disinteresse per l'altro, è il terreno fertile su cui le macchine e sopratutto che gestisce potranno un giorno prosperare.
Ci stiamo militarizzando, non solo con le armi, ma anche con i nostri comportamenti. Se non invertiamo la rotta, rischiamo di costruire non solo la nostra Skynet, ma anche un mondo in cui l'umanità, con tutte le sue imperfezioni e le sue virtù, sarà solo un lontano ricordo.
Il Maresciallo
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Io non sono un giornalista a vivo nel 2025 e fare verifiche non è complesso. In questo caso non abbiamo una notizia non verificata, ma addirittura ribaltata, secondo Gemini infatti le ricerche conducono esattamente dalla parte opposta,ovvero a condurre all'infarto potrebbe essere il cagare poco, cosa che in Italia grazie ai giornali è un problema irrisorio visto che fan cagare.
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Donald Trump li ha presi a schiaffi davanti a tutto il mondo.
Non un ceffone elegante, no: una sberla sonora alla Bud Spencer, di quelle che ti lasciano il segno rosso sulla guancia. I “leader” europei? Hanno sorriso. Qualcuno avrà pure pensato: “Che simpatico zio Donald!”. È così che l’Unione Europea si è presentata: come la gita organizzata dal Ragionier Filini, non si accorgono nemmeno di essere stati presi per il culo.
L’Europa oggi è questo: un grande nulla organizzato, un carrozzone che produce solo carta e regolamenti mentre gli altri giocano la partita vera. Un continente che si crede protagonista, ma che in realtà è solo lo stagista che regge il microfono altrui.
Però poi arriva il post di più Europa che ti parla di trionfo di unità (manco di risultati effettivi), i commenti sono un trionfo di critiche, gente che scrive, giustamente, che l’Europa è un fallimento guidata da buffoni.
Eppure, guai a dirlo. Perché subito spuntano loro: gli euroinomani, i tossici della bandiera blu con le stelline gialle. Gente che vive in astinenza se non sente parlare di “più Europa!”. Li riconosci subito: occhi spiritati, lingua sciolta, millantata superiorità morale ed intellettuale, pronti a gridarti addosso che senza la UE torneremmo all’età della pietra.
Il paragone con i vecchi comunisti è inevitabile. Ricordate? Ogni volta che il comunismo mostrava il suo fallimento, la risposta era sempre la stessa: “Ce ne voleva di più!”. La fame? Più comunismo! Le repressioni? Più comunismo! Oggi il copione è identico: la UE affonda? Allora serve più Europa! Sempre più, fino all’overdose.
La cosa più divertente (se non fosse tragica) è che questi invasati del culto europeo non si limitano a difendere la loro religione: ti attaccano, ti insultano, ti augurano persino la morte se osi dire che l’imperatore è nudo. Un dibattito democratico? Macché. È una setta che venera Bruxelles ai livelli dei seguaci dell’alto passero (per chi ha visto o letto il trono di spade)
Contemporaneamente però il mondo va avanti: America, Cina, India, Russia, giocano la partita vera.
Invece che fa l’Europa? Si discute sul diametro delle zucchine e sulla forma delle bottiglie d’acqua, massimi sistemi e “pace giusta”, quelli che la stampa igienica definisce come nostri leader, quando Trump li percula, applaudono pure.
Gli euroinomani non si arrendono: “Più Europa!”, urlano come invasati sotto i post. Ma l’Europa di cui parlano loro è morta da un pezzo. E la stanno vegliando come parenti disperati che rifiutano di staccare la spina, convinti che il cadavere prima o poi si alzi e torni a ballare.
Non accadrà. E forse è meglio così.
Il Maresciallo.
Non un ceffone elegante, no: una sberla sonora alla Bud Spencer, di quelle che ti lasciano il segno rosso sulla guancia. I “leader” europei? Hanno sorriso. Qualcuno avrà pure pensato: “Che simpatico zio Donald!”. È così che l’Unione Europea si è presentata: come la gita organizzata dal Ragionier Filini, non si accorgono nemmeno di essere stati presi per il culo.
L’Europa oggi è questo: un grande nulla organizzato, un carrozzone che produce solo carta e regolamenti mentre gli altri giocano la partita vera. Un continente che si crede protagonista, ma che in realtà è solo lo stagista che regge il microfono altrui.
Però poi arriva il post di più Europa che ti parla di trionfo di unità (manco di risultati effettivi), i commenti sono un trionfo di critiche, gente che scrive, giustamente, che l’Europa è un fallimento guidata da buffoni.
Eppure, guai a dirlo. Perché subito spuntano loro: gli euroinomani, i tossici della bandiera blu con le stelline gialle. Gente che vive in astinenza se non sente parlare di “più Europa!”. Li riconosci subito: occhi spiritati, lingua sciolta, millantata superiorità morale ed intellettuale, pronti a gridarti addosso che senza la UE torneremmo all’età della pietra.
Il paragone con i vecchi comunisti è inevitabile. Ricordate? Ogni volta che il comunismo mostrava il suo fallimento, la risposta era sempre la stessa: “Ce ne voleva di più!”. La fame? Più comunismo! Le repressioni? Più comunismo! Oggi il copione è identico: la UE affonda? Allora serve più Europa! Sempre più, fino all’overdose.
La cosa più divertente (se non fosse tragica) è che questi invasati del culto europeo non si limitano a difendere la loro religione: ti attaccano, ti insultano, ti augurano persino la morte se osi dire che l’imperatore è nudo. Un dibattito democratico? Macché. È una setta che venera Bruxelles ai livelli dei seguaci dell’alto passero (per chi ha visto o letto il trono di spade)
Contemporaneamente però il mondo va avanti: America, Cina, India, Russia, giocano la partita vera.
Invece che fa l’Europa? Si discute sul diametro delle zucchine e sulla forma delle bottiglie d’acqua, massimi sistemi e “pace giusta”, quelli che la stampa igienica definisce come nostri leader, quando Trump li percula, applaudono pure.
Gli euroinomani non si arrendono: “Più Europa!”, urlano come invasati sotto i post. Ma l’Europa di cui parlano loro è morta da un pezzo. E la stanno vegliando come parenti disperati che rifiutano di staccare la spina, convinti che il cadavere prima o poi si alzi e torni a ballare.
Non accadrà. E forse è meglio così.
Il Maresciallo.
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Su Facebook un amico ha fatto un commento sotto il post precedente che mi ha fatto riflettere, il commento era che io avevo scritto che l’Europa è morta invece per lui non è mai nata, che come osservazione apre un mondo, perché l’Europa degli euroinomani è nata di fatto con il trattato di Maastricht un atto calato dall’alto, mentre un Europa dei popoli non è mai nata.
Sono andata ripescare il trattato di Maastricht e ho confrontato il preambolo con quelli della costituzione Italiana e Usa.
I preamboli della Costituzione degli Stati Uniti e di quella italiana, così come il Trattato di Maastricht, rappresentano in modo eloquente le diverse filosofie alla base delle entità che hanno istituito: una repubblica federale, una repubblica parlamentare e un'unione sovranazionale. Analizzando le loro frasi di apertura, emergono approcci fondamentalmente distinti alla sovranità e alla legittimità del potere.
La sovranità del popolo: "We the People"
La Costituzione degli Stati Uniti inizia con una dichiarazione potente e inequivocabile: "We the People of the United States... do ordain and establish this Constitution for the United States of America." ("Noi il Popolo degli Stati Uniti... ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione per gli Stati Uniti d'America"). Questa frase non è un semplice preambolo, ma l'affermazione di una sovranità popolare radicale. È il popolo, nella sua interezza, che si autodetermina e si dà una legge fondamentale.
Questo approccio riflette l'idea illuminista del contratto sociale, in cui il governo deriva il suo potere dal consenso dei governati. La Costituzione americana, quindi, è presentata come un atto di volontà collettiva, un patto stipulato direttamente tra i cittadini per formare un'unione più perfetta.
L'identità nazionale: "L'Italia è"
La Costituzione italiana, al contrario, non comincia con un'invocazione diretta del popolo, ma con una definizione dello Stato: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro." Sebbene l'articolo 1 prosegua affermando che "La sovranità appartiene al popolo", l'incipit sottolinea l'esistenza di un'entità statale preesistente, l'Italia, che si autodefinisce.
Questa formula riflette una prospettiva storica e culturale diversa. La Costituzione italiana è il prodotto di un'Assemblea Costituente, eletta dal popolo, ma il testo d'apertura non è un comando del popolo, bensì una descrizione della natura dello Stato che ne è derivato. È un'affermazione di identità e di principio, che colloca il lavoro come fondamento etico e materiale della nazione, e la sovranità popolare come principio che guida le sue istituzioni.
L'elenco dei potenti: il Trattato di Maastricht
Il Trattato di Maastricht del 1992, che ha istituito l'Unione Europea, presenta un'apertura radicalmente diversa. Il preambolo non inizia con un'invocazione di popoli, ma con un lungo elenco di capi di Stato e di governo: "His Majesty the King of the Belgians, Her Majesty the Queen of Denmark, the President of the Federal Republic of Germany...", e così via, che "have decided to institute a European Union". ("Sua Maestà il Re dei Belgi, Sua Maestà la Regina di Danimarca, il Presidente della Repubblica Federale di Germania..." che "hanno deciso di istituire un'Unione Europea").
Questa formulazione è molto più di una formalità diplomatica. Essa rivela la natura del progetto europeo come un'iniziativa intergovernativa, un accordo tra Stati piuttosto che un'espressione di sovranità popolare. L'Unione non nasce da un'azione del "popolo europeo" entità inesistente, ma dalla volontà dei leader politici, che agiscono in nome dei loro rispettivi Stati.
Il Trattato di Maastricht evidenzia come il processo di integrazione europea sia, un progetto calato dall'alto, guidato da élite politiche ed economiche.
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Sono andata ripescare il trattato di Maastricht e ho confrontato il preambolo con quelli della costituzione Italiana e Usa.
I preamboli della Costituzione degli Stati Uniti e di quella italiana, così come il Trattato di Maastricht, rappresentano in modo eloquente le diverse filosofie alla base delle entità che hanno istituito: una repubblica federale, una repubblica parlamentare e un'unione sovranazionale. Analizzando le loro frasi di apertura, emergono approcci fondamentalmente distinti alla sovranità e alla legittimità del potere.
La sovranità del popolo: "We the People"
La Costituzione degli Stati Uniti inizia con una dichiarazione potente e inequivocabile: "We the People of the United States... do ordain and establish this Constitution for the United States of America." ("Noi il Popolo degli Stati Uniti... ordiniamo e stabiliamo questa Costituzione per gli Stati Uniti d'America"). Questa frase non è un semplice preambolo, ma l'affermazione di una sovranità popolare radicale. È il popolo, nella sua interezza, che si autodetermina e si dà una legge fondamentale.
Questo approccio riflette l'idea illuminista del contratto sociale, in cui il governo deriva il suo potere dal consenso dei governati. La Costituzione americana, quindi, è presentata come un atto di volontà collettiva, un patto stipulato direttamente tra i cittadini per formare un'unione più perfetta.
L'identità nazionale: "L'Italia è"
La Costituzione italiana, al contrario, non comincia con un'invocazione diretta del popolo, ma con una definizione dello Stato: "L'Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro." Sebbene l'articolo 1 prosegua affermando che "La sovranità appartiene al popolo", l'incipit sottolinea l'esistenza di un'entità statale preesistente, l'Italia, che si autodefinisce.
Questa formula riflette una prospettiva storica e culturale diversa. La Costituzione italiana è il prodotto di un'Assemblea Costituente, eletta dal popolo, ma il testo d'apertura non è un comando del popolo, bensì una descrizione della natura dello Stato che ne è derivato. È un'affermazione di identità e di principio, che colloca il lavoro come fondamento etico e materiale della nazione, e la sovranità popolare come principio che guida le sue istituzioni.
L'elenco dei potenti: il Trattato di Maastricht
Il Trattato di Maastricht del 1992, che ha istituito l'Unione Europea, presenta un'apertura radicalmente diversa. Il preambolo non inizia con un'invocazione di popoli, ma con un lungo elenco di capi di Stato e di governo: "His Majesty the King of the Belgians, Her Majesty the Queen of Denmark, the President of the Federal Republic of Germany...", e così via, che "have decided to institute a European Union". ("Sua Maestà il Re dei Belgi, Sua Maestà la Regina di Danimarca, il Presidente della Repubblica Federale di Germania..." che "hanno deciso di istituire un'Unione Europea").
Questa formulazione è molto più di una formalità diplomatica. Essa rivela la natura del progetto europeo come un'iniziativa intergovernativa, un accordo tra Stati piuttosto che un'espressione di sovranità popolare. L'Unione non nasce da un'azione del "popolo europeo" entità inesistente, ma dalla volontà dei leader politici, che agiscono in nome dei loro rispettivi Stati.
Il Trattato di Maastricht evidenzia come il processo di integrazione europea sia, un progetto calato dall'alto, guidato da élite politiche ed economiche.
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Alla fine popolo o élite?
Il contrasto tra questi tre documenti è illuminante.
Mentre le Costituzioni americana e italiana, pur con approcci diversi, riconoscono il popolo come la fonte ultima della sovranità e della legittimità, il Trattato di Maastricht sembra porre la fonte di legittimità nei regnanti e nei presidenti.
In un'epoca di crescente disaffezione verso le istituzioni europee, questo divario filosofico non è irrilevante. Molti critici sostengono che la natura "calata dall'alto" dell'Unione Europea, sancita dal suo stesso atto di fondazione, contribuisca a spiegare il cosiddetto "deficit democratico" e la percepita distanza tra le istituzioni di Bruxelles e i cittadini. Se la democrazia, almeno sulla carta, deve essere un governo del popolo, dal popolo e per il popolo, l'incipit del Trattato di Maastricht solleva la questione fondamentale: l'Unione Europea è davvero mai stata un'entità che appartiene ai suoi cittadini e ha mai avuto come fine il bene dei suoi cittadini?
Il Maresciallo.
Il contrasto tra questi tre documenti è illuminante.
Mentre le Costituzioni americana e italiana, pur con approcci diversi, riconoscono il popolo come la fonte ultima della sovranità e della legittimità, il Trattato di Maastricht sembra porre la fonte di legittimità nei regnanti e nei presidenti.
In un'epoca di crescente disaffezione verso le istituzioni europee, questo divario filosofico non è irrilevante. Molti critici sostengono che la natura "calata dall'alto" dell'Unione Europea, sancita dal suo stesso atto di fondazione, contribuisca a spiegare il cosiddetto "deficit democratico" e la percepita distanza tra le istituzioni di Bruxelles e i cittadini. Se la democrazia, almeno sulla carta, deve essere un governo del popolo, dal popolo e per il popolo, l'incipit del Trattato di Maastricht solleva la questione fondamentale: l'Unione Europea è davvero mai stata un'entità che appartiene ai suoi cittadini e ha mai avuto come fine il bene dei suoi cittadini?
Il Maresciallo.
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Come caga Putin quando va in trasferta?
Secondo la stampa igienica, mai termine fu più appropriato, Putin almeno dal 2015 fa raccogliere le proprie cagate da un apposito team.
Caga su fogli di giornale (stampa o repubblica) ha un vasino come quello dei bambini ma supertecnologico?
Poi dove va a finire quella cacca?
Chissà se ha pure un agente che caga al posto suo per sviare gli altri servizi segreti.
Il Maresciallo
Secondo la stampa igienica, mai termine fu più appropriato, Putin almeno dal 2015 fa raccogliere le proprie cagate da un apposito team.
Caga su fogli di giornale (stampa o repubblica) ha un vasino come quello dei bambini ma supertecnologico?
Poi dove va a finire quella cacca?
Chissà se ha pure un agente che caga al posto suo per sviare gli altri servizi segreti.
Il Maresciallo
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Avrete letto la notizia della ragazza che ha fatto un video sui social in cui piangeva dicendo di essere stata molestata da un addetto in ospedale che avrebbe osato farle una battuta "se ti togli il reggiseno ci fai tutti felici" i giornali corrono a riportare la notizia, allarme patriarcato, uomini da legare e bruciare. Io invece so andato a controlla chi è questa e quanto sia credibile... Direi 0.
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