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Come andiamo?
Non dirlo: anche tu stai andando a Milano per le olimpiadi
Ti capisco sai? Che c’importa, oggi, che solo l’anno scorso i costi siano aumentati di oltre 150 milioni d’euro?
Che abbiamo alcuni dati ma solo sulle opere gestite da Simico - e solo grazie a Open Olympics, e che quasi il 90% di costi e lavori riguarda l’eredità dei giochi?
Che dal solo portale di Regione Lombardia figurino altre 44 opere, dal costo stimato in quasi 4 miliardi e coperto al 91% da fondi pubblici? Comunque meglio del Comune di Milano, che alle richieste di dati risponde no, boh, forse un domani, chissà
O che il commissario per le Paralimpiadi non avesse ancora ricevuto, a dicembre, un euro dei quasi 400 milioni assegnati, più che triplicati rispetto ai 71 iniziali?
O dei quattro bacini da cui estrarre l’acqua per la neve artificiale, di cui non conosciamo le conseguenze ambientali e di cui, nel dubbio, solo due sono già operativi?
Ma sì, chissenefrega, andiamo all’inaugurazione; occhio al biglietto del pullman però, ora viene 10€ e non si fanno sconti a nessuno, neanche ai bambini, e sarebbe un peccato se ti ritrovassi al freddo come Pietro Zantonini, morto di notte durante un turno di vigilanza ma, pare, non per il freddo - del resto -12° è temperatura tipica di Brindisi no?
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Non dirlo: anche tu stai andando a Milano per le olimpiadi
Ti capisco sai? Che c’importa, oggi, che solo l’anno scorso i costi siano aumentati di oltre 150 milioni d’euro?
Che abbiamo alcuni dati ma solo sulle opere gestite da Simico - e solo grazie a Open Olympics, e che quasi il 90% di costi e lavori riguarda l’eredità dei giochi?
Che dal solo portale di Regione Lombardia figurino altre 44 opere, dal costo stimato in quasi 4 miliardi e coperto al 91% da fondi pubblici? Comunque meglio del Comune di Milano, che alle richieste di dati risponde no, boh, forse un domani, chissà
O che il commissario per le Paralimpiadi non avesse ancora ricevuto, a dicembre, un euro dei quasi 400 milioni assegnati, più che triplicati rispetto ai 71 iniziali?
O dei quattro bacini da cui estrarre l’acqua per la neve artificiale, di cui non conosciamo le conseguenze ambientali e di cui, nel dubbio, solo due sono già operativi?
Ma sì, chissenefrega, andiamo all’inaugurazione; occhio al biglietto del pullman però, ora viene 10€ e non si fanno sconti a nessuno, neanche ai bambini, e sarebbe un peccato se ti ritrovassi al freddo come Pietro Zantonini, morto di notte durante un turno di vigilanza ma, pare, non per il freddo - del resto -12° è temperatura tipica di Brindisi no?
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L’attacco alla Sapienza è una crepa simbolica. Come l’incendio OVH del 2021, ci ricorda che la cultura digitale brucia bene.
Allora fu un incidente, oggi è un atto deliberato.
Ma il risultato è identico: il vuoto.
Abbiamo costruito cattedrali di sapere su server che non vediamo.Abbiamo chiamato “cloud” ciò che in realtà è solo il computer di qualcun altro.
E abbiamo confuso il verbo “salvare” con l’idea di “proteggere”.
Il problema è la fede. La fede che il digitale sia eterno, neutrale, garantito.
La fede che basti una spunta verde per mettere in sicurezza la memoria collettiva.
Allora fu un incidente, oggi è un atto deliberato.
Ma il risultato è identico: il vuoto.
Abbiamo costruito cattedrali di sapere su server che non vediamo.Abbiamo chiamato “cloud” ciò che in realtà è solo il computer di qualcun altro.
E abbiamo confuso il verbo “salvare” con l’idea di “proteggere”.
Il problema è la fede. La fede che il digitale sia eterno, neutrale, garantito.
La fede che basti una spunta verde per mettere in sicurezza la memoria collettiva.
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La violenza in politica: un paradigma del bene e del male
La politica è per eccellenza il teatro dello scontro: diverse fazioni competono per amministrare il potere (o meglio le risorse) in una data società.
Nel mondo occidentale (qui si aprirebbe una lunga discussione su cosa sia Occidente oggi, ma non ci soffermeremo) la politica ha assunto vita propria, ma in realtà nelle società extraeuropee questa rimane ancora annosa questione.
Nonostante abbiamo imposto il nostro ordine stato-centrico al mondo (quello post-Vestfalia), abbiamo dovuto anche riscontrarne gli enormi limiti. Sono ormai lontani i tempi, in cui i primi antropologi si stupivano nel non trovare una vera distinzione tra politica e religione, ad esempio, in molte società pre-contatto con l’Occidente.
Oggi vediamo qualcosa di analogo: lo stesso Huntington, ne aveva parlato quando aveva notato come più una società non occidentale raggiunge buoni risultati nell’ambito della tecnica e dell’economia, più tenda a prendere le distanze dall’Occidente stesso. In altre parole, i mondi altri farebbero una sintesi degli influssi occidentali arrivando infine a superarne i valori in una rinnovata chiave tradizionale (l’Iran odierno, ma anche la Cina, sono ottimi esempi).
La violenza è da sempre parte della politica. Diversi gruppi che lottano tra loro, non dobbiamo certo risalire a Tucidide per riscoprire, non tanto le rivalità tra città greche, quanto quella all’interno delle città stesse. Atene era teatro di violenze enormi tra i diversi partiti, i lettori di Tucidide ricorderanno lo scandalo delle Erme e il tentativo di far fuori un promettente Alcibiade.
La politica non è però solo scontro tra classi dirigenti: abbiamo avuto recenti episodi in cui protagonista della storia è stata la massa. La rivoluzione russa è uno di questi, fu il popolo e il piccolo esercito a permettere la fine dello zarismo.
In altre parole, la violenza è talvolta agente e motore storico. Non temo l’essere “cattivo maestro” constatando l’ovvio, mi ritrovo invece a temere un nuovo Teorema Calogero e un nuovo 7 aprile.
(Segue sul sito di Capibara Media - link https://www.capibara.media/articoli/violenza-politica-paradigma-bene-male )
La politica è per eccellenza il teatro dello scontro: diverse fazioni competono per amministrare il potere (o meglio le risorse) in una data società.
Nel mondo occidentale (qui si aprirebbe una lunga discussione su cosa sia Occidente oggi, ma non ci soffermeremo) la politica ha assunto vita propria, ma in realtà nelle società extraeuropee questa rimane ancora annosa questione.
Nonostante abbiamo imposto il nostro ordine stato-centrico al mondo (quello post-Vestfalia), abbiamo dovuto anche riscontrarne gli enormi limiti. Sono ormai lontani i tempi, in cui i primi antropologi si stupivano nel non trovare una vera distinzione tra politica e religione, ad esempio, in molte società pre-contatto con l’Occidente.
Oggi vediamo qualcosa di analogo: lo stesso Huntington, ne aveva parlato quando aveva notato come più una società non occidentale raggiunge buoni risultati nell’ambito della tecnica e dell’economia, più tenda a prendere le distanze dall’Occidente stesso. In altre parole, i mondi altri farebbero una sintesi degli influssi occidentali arrivando infine a superarne i valori in una rinnovata chiave tradizionale (l’Iran odierno, ma anche la Cina, sono ottimi esempi).
La violenza è da sempre parte della politica. Diversi gruppi che lottano tra loro, non dobbiamo certo risalire a Tucidide per riscoprire, non tanto le rivalità tra città greche, quanto quella all’interno delle città stesse. Atene era teatro di violenze enormi tra i diversi partiti, i lettori di Tucidide ricorderanno lo scandalo delle Erme e il tentativo di far fuori un promettente Alcibiade.
La politica non è però solo scontro tra classi dirigenti: abbiamo avuto recenti episodi in cui protagonista della storia è stata la massa. La rivoluzione russa è uno di questi, fu il popolo e il piccolo esercito a permettere la fine dello zarismo.
In altre parole, la violenza è talvolta agente e motore storico. Non temo l’essere “cattivo maestro” constatando l’ovvio, mi ritrovo invece a temere un nuovo Teorema Calogero e un nuovo 7 aprile.
(Segue sul sito di Capibara Media - link https://www.capibara.media/articoli/violenza-politica-paradigma-bene-male )
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La violenza in politica: un paradigma del bene e del male
La politica è lotta, ma la violenza non paga: riaggregare la militanza per costruire un'alternativa
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Hai appena letto gli Epstein Files e hai scoperto cose raccapriccianti.
Sono TUTTI pedofili, TUTTI coinvolti, TUTTI si conoscono e lucrano su di te.
Sei ancora disposto a credergli o vuoi aprire gli occhi?
Servizi segreti, condizionamento dei processi elettorali e della finanza, delle vite di milioni di persone,
Sull'isola dei segreti, dove rituali orgiastici assieme a giovani donne drogate e bambini creavano una fitta trama di ricatti e potere
Kubrick ci aveva messo in guardia con Eyes Wide Shut, una ragnatela di misteri, terrore, sesso e potere governa l'Occidente collettivo.
La domanda da porsi non è quanto o cosa sia vero, ma se è ancora possibile occupare un ruolo di potere nelle nostre società senza essere ricattabili e quanto questo renda fittizi tutti i discorsi su elezioni, democrazia e meritocrazia.
TUTTI si conoscono e sono coinvolti, ma non la classe dirigente cinese, non Xi Jinping: sarà un caso che TUTTI LORO vogliono proprio convincerci ad odiarlo?
Scopriamo insieme: "quanto è profonda la tana del bianco coniglio"?
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Sono TUTTI pedofili, TUTTI coinvolti, TUTTI si conoscono e lucrano su di te.
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Servizi segreti, condizionamento dei processi elettorali e della finanza, delle vite di milioni di persone,
Sull'isola dei segreti, dove rituali orgiastici assieme a giovani donne drogate e bambini creavano una fitta trama di ricatti e potere
Kubrick ci aveva messo in guardia con Eyes Wide Shut, una ragnatela di misteri, terrore, sesso e potere governa l'Occidente collettivo.
La domanda da porsi non è quanto o cosa sia vero, ma se è ancora possibile occupare un ruolo di potere nelle nostre società senza essere ricattabili e quanto questo renda fittizi tutti i discorsi su elezioni, democrazia e meritocrazia.
TUTTI si conoscono e sono coinvolti, ma non la classe dirigente cinese, non Xi Jinping: sarà un caso che TUTTI LORO vogliono proprio convincerci ad odiarlo?
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JURIJ GAGARIN:
QUANDO L'URSS UMILIÒ GLI USA 🚀 👨🚀
In questi tempi bui che mettono a dura prova la nostra speranza per un futuro migliore, voglio raccontarvi la storia di un eroe, di un simbolo di riscatto: vi parlo del cosmonauta Jurij Gagarin, primo uomo nello spazio.
Siamo nel 1961, piena Guerra Fredda. L'Unione Sovietica, inizialmente poverissima, diventa in pochi decenni seconda potenza mondiale. Dopo vari tentativi, il programma Vostok trova il suo candidato ideale: si tratta del giovane Yuri Gagarin, figlio di un umile falegname che assieme a tutta la famiglia soffrì molto durante il nazismo.
Dal cosmodromo di Bajkonour la tensione è alle stelle: Jurij saluta tutti prima di partire e dedica questo viaggio all'umanità intera. Alle 9,07 ore di Mosca il razzo si alza da terra, in poco si trova nello spazio e con 108 minuti fa il giro completo della Terra. Jurij ci parla da lassù: "Il cielo è nero, e vicino all'orizzonte, c'è una bellissima aureola azzurra".
Nonostante alcuni guasti, il coraggioso Jurij atterra in paracadute da circa 7000 m d'altezza vicino il fiume Volga, concludendo così sano e salvo la sua missione.
Il resto è storia.
E come recita l'omonima canzone:
"Sempre più su beati i santi di Wall Street, sempre più giù gli operai nelle miniere". Furono proprio quegli operai a salutare Jurij, figlio di un carpentiere, elevatosi al di sopra anche dei più potenti.
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QUANDO L'URSS UMILIÒ GLI USA 🚀 👨🚀
In questi tempi bui che mettono a dura prova la nostra speranza per un futuro migliore, voglio raccontarvi la storia di un eroe, di un simbolo di riscatto: vi parlo del cosmonauta Jurij Gagarin, primo uomo nello spazio.
Siamo nel 1961, piena Guerra Fredda. L'Unione Sovietica, inizialmente poverissima, diventa in pochi decenni seconda potenza mondiale. Dopo vari tentativi, il programma Vostok trova il suo candidato ideale: si tratta del giovane Yuri Gagarin, figlio di un umile falegname che assieme a tutta la famiglia soffrì molto durante il nazismo.
Dal cosmodromo di Bajkonour la tensione è alle stelle: Jurij saluta tutti prima di partire e dedica questo viaggio all'umanità intera. Alle 9,07 ore di Mosca il razzo si alza da terra, in poco si trova nello spazio e con 108 minuti fa il giro completo della Terra. Jurij ci parla da lassù: "Il cielo è nero, e vicino all'orizzonte, c'è una bellissima aureola azzurra".
Nonostante alcuni guasti, il coraggioso Jurij atterra in paracadute da circa 7000 m d'altezza vicino il fiume Volga, concludendo così sano e salvo la sua missione.
Il resto è storia.
E come recita l'omonima canzone:
"Sempre più su beati i santi di Wall Street, sempre più giù gli operai nelle miniere". Furono proprio quegli operai a salutare Jurij, figlio di un carpentiere, elevatosi al di sopra anche dei più potenti.
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Salvini è citato ottantanove volte negli Epstein Files.
Il più grande scandalo di SEMPRE, che ha investito la classe dirigente occidentale TUTTA.
Di Bill Gates si dice che avrebbe somministrato di nascosto antibiotici alla moglie, dopo aver preso una malattia venerea "da ragazze russe" in uno dei festini del miliardario.
Ancora più inquietante la trama di rapporti con gli ex Presidenti USA dai Clinton a Donald Trump.
Dolori anche nel mondo anarco-libertario: Noam Chomsky sempre prodigo di critiche quando si parlava di Lenin e dei bolscevichi, prestava invece consigli oculati ad Epstein per difendersi dagli attacchi pubblici...
A pensar male si fa peccato, ma difficilmente si sbaglia.
Intanto nei giornali e ne tg italiani si parla di cronaca, sicurezza e calcio...
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Il più grande scandalo di SEMPRE, che ha investito la classe dirigente occidentale TUTTA.
Di Bill Gates si dice che avrebbe somministrato di nascosto antibiotici alla moglie, dopo aver preso una malattia venerea "da ragazze russe" in uno dei festini del miliardario.
Ancora più inquietante la trama di rapporti con gli ex Presidenti USA dai Clinton a Donald Trump.
Dolori anche nel mondo anarco-libertario: Noam Chomsky sempre prodigo di critiche quando si parlava di Lenin e dei bolscevichi, prestava invece consigli oculati ad Epstein per difendersi dagli attacchi pubblici...
A pensar male si fa peccato, ma difficilmente si sbaglia.
Intanto nei giornali e ne tg italiani si parla di cronaca, sicurezza e calcio...
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Ma cosa ci dice davvero tutto questo sulla nostra capacità di cambiare le cose? In questo pezzo Boris Tremolizzo ci invita a guardare oltre l’estetica del conflitto torinese, a chiederci se ciò che vediamo sia il frutto di una strategia o semplicemente un gesto che rischia di rafforzare chi vorrebbe reprimerci.
Una riflessione sincera, che parte dai fatti ma arriva a toccare i nodi profondi di chi lotta per trasformare la società.
👉 Pensa con noi a che cosa significa cambiare davvero.
https://www.capibara.media/articoli/estetica-rivolta-riflessione-torino
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Oltre l'estetica della rivolta: una riflessione su Torino
Torino, 2026: una riflessione sulla deriva estetica del conflitto e su una piazza senza strategia che diventa un regalo al potere
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Ma insomma martedì 10 alle ore 20 ci venite da Friccicore (Via delle Acacie 14, Roma) per L'Erba Cattiva?
Ferdinando Pastore, Giulia Bertotto e Paolo Cornetti presenteranno l'ultimo numero de La Fionda e a seguire Gabriele Germani intervisterà Stefania Ascari (deputata del Movimento 5 Stelle).
Vi aspettiamo?
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Ferdinando Pastore, Giulia Bertotto e Paolo Cornetti presenteranno l'ultimo numero de La Fionda e a seguire Gabriele Germani intervisterà Stefania Ascari (deputata del Movimento 5 Stelle).
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Il trattato NewStart è spirato e gli Stati Uniti hanno rifiutato di rinnovarne l' osservanza per un altro anno, in attesa di negoziarne eventualmente uno nuovo. Le due maggiori superpotenze nucleari non hanno più alcun vincolo alla costruzione e allo schieramento di armi nucleari. E' possibile che gli Stati Uniti vogliano usare il timore dell' anarchia atomica in una tattica negoziale con le controparti eurasiatiche, Russia e Cina. Tuttavia, neppure questo può controbilanciare l' inferiorità tecnologica della triade nucleare americana rispetto alla Russia, né tantomeno la disponibilità di risorse economiche e industriali della Cina. Non è utile indugiare su scenari apocalittici. Ma, chiamando le cose col loro nome, si va in acque inesplorate. Allacciatevi bene le mutande.
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🇨🇳🇨🇳 LA CINA FA ALL-IN? 🔴
Un rivale potentissimo, una transizione ecologica tutta da inventare, un'indipendenza tecnologica da conquistare e un'economia in rallentamento (anche se ancora fortissima). Per il Governo di Pechino quella del 15 esimo piano Quinquennale sembra l'ora della verità. Raggiungere e superare gli Stati Uniti o crollare a terra nello sforzo? La strategia adottata punta tutto sul miglioramento della resilienza economica, sul potenziamento delle capacità tecnologiche e di innovazione della Cina (IA settore aerospaziale e molto altro) e sulla stabilizzazione dell'occupazione, che sarà sconvolta dall'introduzione dell'IA in tutti i processi produttivi. Tutto nel quadro di una transizione ecologica che vede la Cina eccellere nel solare ma ancora indietro nel complesso. Una cosa però è sicura, da Washington non resteranno a guardare. Segui Capibara per sapere come finirà quando scopriremo le carte perchè...
#cina #geopolitica #socialismo
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Un rivale potentissimo, una transizione ecologica tutta da inventare, un'indipendenza tecnologica da conquistare e un'economia in rallentamento (anche se ancora fortissima). Per il Governo di Pechino quella del 15 esimo piano Quinquennale sembra l'ora della verità. Raggiungere e superare gli Stati Uniti o crollare a terra nello sforzo? La strategia adottata punta tutto sul miglioramento della resilienza economica, sul potenziamento delle capacità tecnologiche e di innovazione della Cina (IA settore aerospaziale e molto altro) e sulla stabilizzazione dell'occupazione, che sarà sconvolta dall'introduzione dell'IA in tutti i processi produttivi. Tutto nel quadro di una transizione ecologica che vede la Cina eccellere nel solare ma ancora indietro nel complesso. Una cosa però è sicura, da Washington non resteranno a guardare. Segui Capibara per sapere come finirà quando scopriremo le carte perchè...
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In un momento in cui il capitalismo mostra tutte le sue contraddizioni più dure (disuguaglianze crescenti, guerra e instabilità) Alessandra Ciattini riprende di petto il tema del socialismo, non come slogan, ma come proposta di civiltà alternativa.
In questo articolo si va oltre le semplificazioni: si parte dal riconoscimento della crisi profonda in cui siamo immersi e si prova a guardare al socialismo come a una possibile via per riorientare la società sul lavoro, sui bisogni reali e sulla democrazia economica.
È una riflessione che non si limita alle letture storiche ma prova a interrogarsi sul qui e ora, scegliendo di affrontare lucidità e contraddizioni senza retorica.
https://www.capibara.media/articoli/per-il-socialismo
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In questo articolo si va oltre le semplificazioni: si parte dal riconoscimento della crisi profonda in cui siamo immersi e si prova a guardare al socialismo come a una possibile via per riorientare la società sul lavoro, sui bisogni reali e sulla democrazia economica.
È una riflessione che non si limita alle letture storiche ma prova a interrogarsi sul qui e ora, scegliendo di affrontare lucidità e contraddizioni senza retorica.
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Per il socialismo
Il fallimento del capitalismo avanzato e la riscoperta del socialismo come nuova civiltà etica
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Aggiornamento: mentre lo strano negoziato pre-negoziale tra Iran e USA è in corso nell' Oman, il ministro della difesa iraniano vola a sorpresa a Baku, Azerbaijan, a incontrare Aliyev. Non sappiamo per dirgli cosa. Azzardo un' ipotesi tra le tante possibili. L' Azerbaijan è alleato di fatto di Israele, ospita alcune sue unità militari ed è stato in parte una base per lanciare attacchi contro l' Iran negli ultimi anni, anche lo scorso Giugno. Gli Iraniani potrebbero aver mandato il ministro a dire ad Aliyev che qualcuno potrebbe farsi male, in Azerbaijan, se la cosa si ripete anche stavolta. Una parte di Israele sembra essere piuttosto preoccupata dell' eventualità con i negoziati in corso finiscano per impedire all' America di attaccare il suo nemico. Ma l' altra parte, quella che sa cosa ne sarebbe del loro stato genocida se la guerra inizia, sconsiglia l' attacco e preferirebbe lasciar lavorare il tempo e lo strangolamento economico. Netanyahu, per salvare il proprio q.lo, cammina sul filo. E il mondo con lui. Quando si dice essere in buone mani...
Daniele
Daniele
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LA GLOBAL SUMUD FLOTTILA RIPARTE!
🇵🇸Oggi è stato annunciato il più grande intervento umanitario coordinato per la Palestina della storia.
La Global Sumud Flotilla ha comunicato che il 29 marzo 2026 partiranno insieme, nello stesso momento,
una flottiglia umanitaria via mare
e un convoglio umanitario via terra.
Un’azione globale, coordinata e non violenta, che coinvolgerà migliaia di persone da oltre 100 paesi,
dopo gli eventi di settembre e ottobre che hanno coinvolto più di 2 milioni di persone in Italia, con delle piazze mai viste prima.
Una risposta all’assedio, alla fame di massa e alla distruzione della vita civile a Gaza.
La missione riunisce medici, infermieri e operatori sanitari,
educatori, ingegneri e squadre di ricostruzione,
investigatori su crimini di guerra ed ecocidi,
insieme a avvocati, giornalisti e attivisti.
Le iscrizioni per entrare nell’equipaggio sono ufficialmente aperte,
sia per la missione via mare che per quella via terra.
Un’unica azione.
Un’unica partenza.
Per rompere l’assedio e difendere il diritto alla vita, alla dignità e all’autodeterminazione.
L’Italia riuscirà a stare al passo? Scrivicelo nei commenti!
#gsf #globalsumudflottilla #palestine #genocide
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🇵🇸Oggi è stato annunciato il più grande intervento umanitario coordinato per la Palestina della storia.
La Global Sumud Flotilla ha comunicato che il 29 marzo 2026 partiranno insieme, nello stesso momento,
una flottiglia umanitaria via mare
e un convoglio umanitario via terra.
Un’azione globale, coordinata e non violenta, che coinvolgerà migliaia di persone da oltre 100 paesi,
dopo gli eventi di settembre e ottobre che hanno coinvolto più di 2 milioni di persone in Italia, con delle piazze mai viste prima.
Una risposta all’assedio, alla fame di massa e alla distruzione della vita civile a Gaza.
La missione riunisce medici, infermieri e operatori sanitari,
educatori, ingegneri e squadre di ricostruzione,
investigatori su crimini di guerra ed ecocidi,
insieme a avvocati, giornalisti e attivisti.
Le iscrizioni per entrare nell’equipaggio sono ufficialmente aperte,
sia per la missione via mare che per quella via terra.
Un’unica azione.
Un’unica partenza.
Per rompere l’assedio e difendere il diritto alla vita, alla dignità e all’autodeterminazione.
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Sono ora in vigore alcune delle norme del Pacchetto Sicurezza del governo
Ne avevamo già parlato e nonostante la tensione tra Mattarella e il governo e le perplessità dei penalisti non è cambiato molto da allora. Riassumendo:
La polizia ha diritto di perquisire e fermare in modo arbitrario fino a 12 ore i manifestanti ritenuti pericolosi o molesti. Rispetto a prima, però, avranno il dovere di comunicarlo al PM che potrà ordinare in qualsiasi momento il rilascio.
Rimane in vigore lo scudo penale per l’uso della violenza in caso di “legittima difesa e adempimento del dovere” ma si legge che la giustificazione dovrà essere "evidente", qualunque cosa questo significhi
Tutto il resto rimane invariato o quasi.
Chi decide di ignorare un fermo di polizia rischia ancora fino a 5 anni di reclusione, i prefetti potranno designare in modo autonomo zone rosse nelle quali verrà negato l’accesso a qualsiasi persona con una condanna o anche solo una denuncia per reati legati a contesti di piazza e rimangono le sanzioni amministrative per i cortei non autorizzati e l’uso del DASPO per le manifestazioni.
Insomma, male non fare, paura non avere ma solo per chi non ha la divisa
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Ne avevamo già parlato e nonostante la tensione tra Mattarella e il governo e le perplessità dei penalisti non è cambiato molto da allora. Riassumendo:
La polizia ha diritto di perquisire e fermare in modo arbitrario fino a 12 ore i manifestanti ritenuti pericolosi o molesti. Rispetto a prima, però, avranno il dovere di comunicarlo al PM che potrà ordinare in qualsiasi momento il rilascio.
Rimane in vigore lo scudo penale per l’uso della violenza in caso di “legittima difesa e adempimento del dovere” ma si legge che la giustificazione dovrà essere "evidente", qualunque cosa questo significhi
Tutto il resto rimane invariato o quasi.
Chi decide di ignorare un fermo di polizia rischia ancora fino a 5 anni di reclusione, i prefetti potranno designare in modo autonomo zone rosse nelle quali verrà negato l’accesso a qualsiasi persona con una condanna o anche solo una denuncia per reati legati a contesti di piazza e rimangono le sanzioni amministrative per i cortei non autorizzati e l’uso del DASPO per le manifestazioni.
Insomma, male non fare, paura non avere ma solo per chi non ha la divisa
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Quando andiamo a votare sono tutti uguali?
Be, la Spagna di Sanchez non sta crescendo per magia e nemmeno di solo turismo, sole e smart working vista mare.
Ad esempio, dal 2023 Madrid ha aperto un visto per nomadi digitali, che non è un regalo: devi lavorare online e dimostrare redditi veri.
In cambio? Un accesso regolato, tasse a volte più leggere e un percorso chiaro.
Poi, se resti, puoi chiedere la residenza permanente. Fine.
Nel 2025 la Spagna cresce del 2,9%. Tre volte l’Italia.
Come? Meno precarietà, più lavoro stabile, trasporti che funzionano, servizi pubblici rifinanziati, welfare che torna a respirare.
Addirittura tutele legali per evitare che il lavoro divori il tempo libero.
Non una corsa al ribasso sui salari, ma domanda interna, fondi europei ben usati, riforme del lavoro che tengono insieme economia e vita.
Così, in pochi anni, la malata d’Europa cambia etichetta: e no, non è un caso.
🐈 Segui il Gattin... Ehm Capibara! 🐈⬛
Be, la Spagna di Sanchez non sta crescendo per magia e nemmeno di solo turismo, sole e smart working vista mare.
Ad esempio, dal 2023 Madrid ha aperto un visto per nomadi digitali, che non è un regalo: devi lavorare online e dimostrare redditi veri.
In cambio? Un accesso regolato, tasse a volte più leggere e un percorso chiaro.
Poi, se resti, puoi chiedere la residenza permanente. Fine.
Nel 2025 la Spagna cresce del 2,9%. Tre volte l’Italia.
Come? Meno precarietà, più lavoro stabile, trasporti che funzionano, servizi pubblici rifinanziati, welfare che torna a respirare.
Addirittura tutele legali per evitare che il lavoro divori il tempo libero.
Non una corsa al ribasso sui salari, ma domanda interna, fondi europei ben usati, riforme del lavoro che tengono insieme economia e vita.
Così, in pochi anni, la malata d’Europa cambia etichetta: e no, non è un caso.
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Israele colonizza l'Africa?
Il 18 giugno 2012 a Gerusalemme l'ex Primo Ministro israeliano Barak incontra il presidente ivoriano Ouattara per parlare di sicurezza
Intanto a New York Epstein ospita il figlio di Ouattara
Nel 2012 Epstein scrive a Barak che gli scontri in Costa d'Avorio hanno creato le condizioni perfette per collaborare.
Il paese arriva da una crisi post-elettorale con tremila morti.
A fine 2012 Epstein viaggia in Africa, non sono noti dettagli.
Poco dopo si avvia la collaborazione tra esercito ivoriano e israeliano
Marzo 2013 Barak lascia l'incarico di Ministro difesa
Aprile ispettori ONU scoprono armi israeliane nel palazzo presidenziale ivoriano, nonostante l'embargo ONU
Agosto Barak incontra il presidente ivoriano
Settembre Epstein gestisce personalmente l'agenda di Barak all'ONU
Aprile 2014 vengono tolte le restrizioni ONU alla vendia di armi
13 giugno 2014, il Ministro degli Esteri israeliano in Costa d'Avorio firma un accordo di sicurezza
Nel 2025 Ouattara è ancora al potere
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Il 18 giugno 2012 a Gerusalemme l'ex Primo Ministro israeliano Barak incontra il presidente ivoriano Ouattara per parlare di sicurezza
Intanto a New York Epstein ospita il figlio di Ouattara
Nel 2012 Epstein scrive a Barak che gli scontri in Costa d'Avorio hanno creato le condizioni perfette per collaborare.
Il paese arriva da una crisi post-elettorale con tremila morti.
A fine 2012 Epstein viaggia in Africa, non sono noti dettagli.
Poco dopo si avvia la collaborazione tra esercito ivoriano e israeliano
Marzo 2013 Barak lascia l'incarico di Ministro difesa
Aprile ispettori ONU scoprono armi israeliane nel palazzo presidenziale ivoriano, nonostante l'embargo ONU
Agosto Barak incontra il presidente ivoriano
Settembre Epstein gestisce personalmente l'agenda di Barak all'ONU
Aprile 2014 vengono tolte le restrizioni ONU alla vendia di armi
13 giugno 2014, il Ministro degli Esteri israeliano in Costa d'Avorio firma un accordo di sicurezza
Nel 2025 Ouattara è ancora al potere
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Il "Periodo di minaccia" è quello che precede l'inizio di un conflitto armato. È caratterizzato da una forte tensione diplomatica, dall'accumulazione e preparazione delle forze militari, dalla preparazione delle economie per affrontare la guerra e da intense attività di informazione e di propaganda specifiche. Può durare anche molto a lungo e, viste le capacità delle moderne armi a lungo raggio, può anche non esserci (attacco a sorpresa). Nel nostro caso, sia l'Iran che Trump che una parte di Israele non vogliono questa guerra, che si estenderebbe a tutta la regione e durerebbe a lungo, con enormi danni e conseguenze economiche e militari imprevedibili. Tuttavia gli Stati Uniti si sono messi in una posizione da cui è difficile uscire pacificamente evitando una figuraccia e sia in America che in israele c'è chi, al contrario, questa guerra la desidera da decenni. C'è sicuramente un gran circo mediatico, ma si cammina sul filo.
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TRUMP E LA FASE SUPREMA DELL'IMPERIALISMO AMERICANO.
La stagione globalista pare chiudersi dopo decenni e il centro imperiale cercare un suo nuovo equilibrio che ne consenta il dominio.
Torna alla memoria il testo di V. Lenin: “Imperialismo fase suprema del capitalismo”. Quando dopo una stagione segnata dal liberoscambismo favorita dalla primazia industriale del Regno Unito, con il sorgere di nuove potenze industriali, finanziarie e coloniali e il venir meno del ruolo prominente inglese, si apre la stagione del protezionismo, comunque non del tutto sposata da Londra che già da metà ‘800 aveva imboccato una via di sfogo finanziaria per il grande capitale nazionale investendo in infrastrutture, piantagioni e impianti all'estero, ma soprattutto si apre la fase più brutale del colonialismo che da controllo commerciale costiero passa ad effettivo dominio territoriale con la creazione di colonie ad economia protetta ed al servizio della Metropoli. Territori occupati anche per esigenze strategiche, ricerca di risorse, controlli delle rotte ed esclusione dei competitor: da ricordare le contese tedesco-inglesi in Africa orientale o a Papua, o quelle anglo-francesi in Sudan. Di questa stagione è lo “Scramble of Africa” e la corsa all'Asia sud orientale.
Una seconda metà dell' 800 che ricorda molto la contemporaneità. Un imperò dominante in mutazione, diviso tra il desio di conservare gli elementi per sé positivi del globalismo: libera circolazione dei capitali e dollaro moneta di riferimento, ma anche la necessità di cambiare tutto: creare una ridotta imperiale militare e di dominio, stabilire riserve di pseudo liberoscambismo addomesticato, da qui i trattati bilaterali impari con controparti isolate, il controllo sul mercato globale di più classi di risorse per condizionare i competitor.
PS. Vi invito a riprendere la mia analisi sul neocolonialismo occidentale rispetto alle politiche cinesi e russe col sud globale ove, contraddicendo alcuni analisti, si nota chiaramente l’incompatibilità del modello russo di cogestione delle risorse mondiali sulla base di cartelli di liberi produttori con lo schema americano che vorrebbe addivenire ad una spartizione del mondo delle commodities con i soli russi, chiaramente una concessione pro tempore. In seguito, in relazione a loro esigenze politiche e militari, gli americani potranno influenzare produzione e prezzi come fecero negli anni ‘80, colpendo proprio i russi.
Infine una politica spiccatamente neo imperiale che a momenti sembra imporsi e in altri eclissarsi, su Gaza pare confermarsi toccando il fondo dell'abietto e anche con il “consiglio per la pace” una corte feudale per giubilare l’ONU, mentre quanto ci sia di di vero nella politica verso la Groenlandia è ancora tutto da valutare.
Gli europei come galline senza testa si dividono, si tradiscono, non trovano il modo di reagire, se non in modo farsesco o peggio solo ad uso della plebe e propongono calate di braghe sullo stile della resa commerciale di Edimburgo.
Come coniglietti godono o si illudono di scamparla nel vedere un altro di loro predato dal furetto, ma facciamo un gioco semiserio:
Per dominare l’artide e garantirsi risorse il Satrapo rivendica la Groenlandia, poi a chi tocca Islanda? Faroe, Shetland, Svalbard?
E nel continente americano a scopo strategico Clipperton e la Guiana dei francesi o le Malvinas di Londra?
E non ci dimentichiamo dell'Antartide ad ognuno il suo tributo Parigi offra Kerguelen, Oslo Bouvet e Londra la Georgia del Sud.
Il pacifico e i suoi arcipelaghi tanto esposti ai cinesi? Che i servi mettano tutto sull’altare dell' impero: la Nuova Caledonia, la Polinesia e via dicendo.
E come dimenticare il Mediterraneo crocevia dei commerci! Colei che tanto è generosa con la roba d’altri lesta offra quel grosso triangolo al centro e vi si aggiunga pure Malta e Cipro.
✍🏻Andrea
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La stagione globalista pare chiudersi dopo decenni e il centro imperiale cercare un suo nuovo equilibrio che ne consenta il dominio.
Torna alla memoria il testo di V. Lenin: “Imperialismo fase suprema del capitalismo”. Quando dopo una stagione segnata dal liberoscambismo favorita dalla primazia industriale del Regno Unito, con il sorgere di nuove potenze industriali, finanziarie e coloniali e il venir meno del ruolo prominente inglese, si apre la stagione del protezionismo, comunque non del tutto sposata da Londra che già da metà ‘800 aveva imboccato una via di sfogo finanziaria per il grande capitale nazionale investendo in infrastrutture, piantagioni e impianti all'estero, ma soprattutto si apre la fase più brutale del colonialismo che da controllo commerciale costiero passa ad effettivo dominio territoriale con la creazione di colonie ad economia protetta ed al servizio della Metropoli. Territori occupati anche per esigenze strategiche, ricerca di risorse, controlli delle rotte ed esclusione dei competitor: da ricordare le contese tedesco-inglesi in Africa orientale o a Papua, o quelle anglo-francesi in Sudan. Di questa stagione è lo “Scramble of Africa” e la corsa all'Asia sud orientale.
Una seconda metà dell' 800 che ricorda molto la contemporaneità. Un imperò dominante in mutazione, diviso tra il desio di conservare gli elementi per sé positivi del globalismo: libera circolazione dei capitali e dollaro moneta di riferimento, ma anche la necessità di cambiare tutto: creare una ridotta imperiale militare e di dominio, stabilire riserve di pseudo liberoscambismo addomesticato, da qui i trattati bilaterali impari con controparti isolate, il controllo sul mercato globale di più classi di risorse per condizionare i competitor.
PS. Vi invito a riprendere la mia analisi sul neocolonialismo occidentale rispetto alle politiche cinesi e russe col sud globale ove, contraddicendo alcuni analisti, si nota chiaramente l’incompatibilità del modello russo di cogestione delle risorse mondiali sulla base di cartelli di liberi produttori con lo schema americano che vorrebbe addivenire ad una spartizione del mondo delle commodities con i soli russi, chiaramente una concessione pro tempore. In seguito, in relazione a loro esigenze politiche e militari, gli americani potranno influenzare produzione e prezzi come fecero negli anni ‘80, colpendo proprio i russi.
Infine una politica spiccatamente neo imperiale che a momenti sembra imporsi e in altri eclissarsi, su Gaza pare confermarsi toccando il fondo dell'abietto e anche con il “consiglio per la pace” una corte feudale per giubilare l’ONU, mentre quanto ci sia di di vero nella politica verso la Groenlandia è ancora tutto da valutare.
Gli europei come galline senza testa si dividono, si tradiscono, non trovano il modo di reagire, se non in modo farsesco o peggio solo ad uso della plebe e propongono calate di braghe sullo stile della resa commerciale di Edimburgo.
Come coniglietti godono o si illudono di scamparla nel vedere un altro di loro predato dal furetto, ma facciamo un gioco semiserio:
Per dominare l’artide e garantirsi risorse il Satrapo rivendica la Groenlandia, poi a chi tocca Islanda? Faroe, Shetland, Svalbard?
E nel continente americano a scopo strategico Clipperton e la Guiana dei francesi o le Malvinas di Londra?
E non ci dimentichiamo dell'Antartide ad ognuno il suo tributo Parigi offra Kerguelen, Oslo Bouvet e Londra la Georgia del Sud.
Il pacifico e i suoi arcipelaghi tanto esposti ai cinesi? Che i servi mettano tutto sull’altare dell' impero: la Nuova Caledonia, la Polinesia e via dicendo.
E come dimenticare il Mediterraneo crocevia dei commerci! Colei che tanto è generosa con la roba d’altri lesta offra quel grosso triangolo al centro e vi si aggiunga pure Malta e Cipro.
✍🏻Andrea
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Avrai sentito di Askatasuna e degli scontri, e magari anche pareri diversi sul senso dello sgombero - politico, per me, e non per la legalità ma contro i movimenti No Tav e Blocchiamo Tutto,
cioè chi si oppone al genocidio;
ma questo non è il primo sgombero, anzi seguono un copione collaudato, e come finisce?
Roma, stazione Tuscolana. Tre anni fa qui fu sgomberato SCUP per il progetto ‘Campo Urbano’, vincitore del bando internazionale Reinventing Cities.
Peccato che il progetto si è arenato già l'anno dopo, e oggi l’area è ferma. Si è chiusa una realtà viva per un'utopia immobile.
Storia simile a Bologna con XM24, sgomberato nel duemiladiciannove per un cohousing.
Oltre cinque anni e quasi cinque milioni di euro pubblici per realizzare undici appartamenti.
Un costo enorme per un risultato minimo, mentre a collettivo e cittadinanza non fu offerta alcuna alternativa. Una sostituzione, non una rigenerazione.
Tre storie che rivelano una logica: non si sgombera per costruire un futuro migliore, ma per liberare terreno dal valore sociale e far spazio a quello finanziario.
Si crea una città a uso esclusivo del capitale, che esclude pezzi di cittadinanza e trasforma i diritti in servizi.
Contro questa città la risposta è collettiva. Sabato quattordici a Napoli un corteo per tutti gli spazi sociali sotto minaccia. Perché difendere questi luoghi significa difendere il diritto alla città per tutti e tutte. Partiamo da lì.
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cioè chi si oppone al genocidio;
ma questo non è il primo sgombero, anzi seguono un copione collaudato, e come finisce?
Roma, stazione Tuscolana. Tre anni fa qui fu sgomberato SCUP per il progetto ‘Campo Urbano’, vincitore del bando internazionale Reinventing Cities.
Peccato che il progetto si è arenato già l'anno dopo, e oggi l’area è ferma. Si è chiusa una realtà viva per un'utopia immobile.
Storia simile a Bologna con XM24, sgomberato nel duemiladiciannove per un cohousing.
Oltre cinque anni e quasi cinque milioni di euro pubblici per realizzare undici appartamenti.
Un costo enorme per un risultato minimo, mentre a collettivo e cittadinanza non fu offerta alcuna alternativa. Una sostituzione, non una rigenerazione.
Tre storie che rivelano una logica: non si sgombera per costruire un futuro migliore, ma per liberare terreno dal valore sociale e far spazio a quello finanziario.
Si crea una città a uso esclusivo del capitale, che esclude pezzi di cittadinanza e trasforma i diritti in servizi.
Contro questa città la risposta è collettiva. Sabato quattordici a Napoli un corteo per tutti gli spazi sociali sotto minaccia. Perché difendere questi luoghi significa difendere il diritto alla città per tutti e tutte. Partiamo da lì.
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C’è un aereo che compare e scompare dai radar, sempre sulle stesse rotte.
Non trasporta aiuti, non porta cibo, non porta farmaci.
È un Antonov militare che vola tra Abu Dhabi, Israele, Bahrain ed Etiopia, fermandosi a pochi chilometri dal confine sudanese.
Middle East Eye ne ha ricostruito i tracciamenti: sono legati ai rifornimenti di armi alle milizie filo-emiratine in Sudan e Libia.
Dietro quei voli c’è il sostegno degli Emirati alle Rapid Support Forces, il gruppo paramilitare che combatte l’esercito sudanese e che da mesi è accusato di massacri di massa, soprattutto in Darfur.
Droni, armi moderne, basi logistiche: tutto dimostrato con prove confermate da più inchieste.
È una guerra per procura, organizzata, finanziata, pianificata.
Così mentre i cargo decollano, il Sudan affonda in una delle peggiori tragedie umanitarie del nostro tempo.
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È un Antonov militare che vola tra Abu Dhabi, Israele, Bahrain ed Etiopia, fermandosi a pochi chilometri dal confine sudanese.
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Dietro quei voli c’è il sostegno degli Emirati alle Rapid Support Forces, il gruppo paramilitare che combatte l’esercito sudanese e che da mesi è accusato di massacri di massa, soprattutto in Darfur.
Droni, armi moderne, basi logistiche: tutto dimostrato con prove confermate da più inchieste.
È una guerra per procura, organizzata, finanziata, pianificata.
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L'uomo al comando
➡️ Gab
Chi tiene il timone dell'Occidente collettivo durante questa fase di decadenza economica, demografica e culturale?
E perché esiste tanta confusione su fini e orizzonti?
E quali prospettive si aprono oggi per noi tutti come comunità e come singoli?
Lo scandalo Epstein ha aperto il vaso di Pandora del potere. Mai come oggi è chiara la fitta rete di intrighi che governa le nostre società. Ci hanno raccontato per decenni che il mondo era troppo complesso per essere analizzato con un solo metro di analisi, ma tutto era in realtà abbastanza semplice.
Chi detiene il potere tende a tenere dei comportamenti esterni ai valori della comunità, perché questo ne costituisce la natura stessa del privilegio (almeno da un punto di vista psicologico).
Cito sempre Clastres nei suoi studi sull'Amazzonia (che per la verità oggi mi convincono anche poco), ma soprattutto penso all'iconografia sacra delle società euroasiatiche lungo la fascia temperata (eh lo so, sono ripetitivo).
Il buon clima e la presenza di animali e vegetali addomesticabili favoriscono la vita comunitaria, che agilmente evolve in vita urbana che a sua volta porta alla formazione di organizzazioni di gruppo: questa almeno la tesi classica.
Poi scopriamo che lungo il fiume Indo c'erano città probabilmente gestite in modo collegiale e meno aggressivo, da gruppi di mercanti, ma per ora navighiamo ancora a vista.
Lo strumento del potere per eccellenza è il sesso, molto più del denaro.
Talvolta, nella fase di transizione dalle società ""acefale"" a quelle strutturate chi deteneva il potere era solito tenere rapporti sessuali con i propri parenti, di solito matrimonio fratello-sorella (antico Egitto, Hawaii prima del contatto, Irlanda neolitica).
L'iconografia e il mito della regalità sono sempre animali: Romolo e Remo vengono adottati da una lupa, coreani e cinesi ci parlano di primi imperatori figli o mariti di orse, i troni leonini hanno riempito la Mesopotamia e i leader degli Sciti - pur essendo nomadi a cavallo - pensarono bene di rubare questi troni per segnalare il proprio potere agli altri.
Il potere per sua natura è fuori dalla comunità umana (si potrebbe discutere su cosa sia umano, ma andremmo per le lunghe).
La complessità sociale ci ha spinto a generare meccanismi di potere.
L'amore romantico creato dalla letteratura euroasiatica non fa altro che raccontarci storie di uomini che vivevano una dualità tra la moglie (non amata, ma necessaria alla riproduzione) e le amanti (amate, dedite all'arte, belle, ma impossibili per far famiglia). Un arco che va dal Portogallo al Giappone, dai romanzi ottocenteschi inglesi alle geishe ci racconta questa storia di imposizione di un ruolo sul femminile (ruolo che sappiamo essere storicamente dato, non perché non esiste l'amore in quanto tale, ma perché questo non si manifesta unicamente in questo modo).
Il bisogno di categorizzare e controllare è emerso anche in altre formule: dalla malattia mentale imposta come canone a comunità che avevano sistemi di gestione tradizionali, all'idea di orientamento e genere sessuale.
Nei romanzi cinesi medievali, i protagonisti vanno a letto la mattina con un uomo e la sera con una donna e nessuno inizia una lunga disquisizione sulla natura del proprio orientamento sessuale; in alcune comunità dell'Artico i bambini sceglievano se essere maschi o femmine poco prima della pubertà (e questo non condizionava la scelta del genere dei partner), ecc.
Anche l'idea del tempo è mutata radicalmente, così come il rapporto con la ricchezza.
Molte comunità prevedevano riti di distruzione della ricchezza accumulata in eccesso o l'obbligo della donazione.
Chi tiene il timone dell'Occidente collettivo durante questa fase di decadenza economica, demografica e culturale?
E perché esiste tanta confusione su fini e orizzonti?
E quali prospettive si aprono oggi per noi tutti come comunità e come singoli?
Lo scandalo Epstein ha aperto il vaso di Pandora del potere. Mai come oggi è chiara la fitta rete di intrighi che governa le nostre società. Ci hanno raccontato per decenni che il mondo era troppo complesso per essere analizzato con un solo metro di analisi, ma tutto era in realtà abbastanza semplice.
Chi detiene il potere tende a tenere dei comportamenti esterni ai valori della comunità, perché questo ne costituisce la natura stessa del privilegio (almeno da un punto di vista psicologico).
Cito sempre Clastres nei suoi studi sull'Amazzonia (che per la verità oggi mi convincono anche poco), ma soprattutto penso all'iconografia sacra delle società euroasiatiche lungo la fascia temperata (eh lo so, sono ripetitivo).
Il buon clima e la presenza di animali e vegetali addomesticabili favoriscono la vita comunitaria, che agilmente evolve in vita urbana che a sua volta porta alla formazione di organizzazioni di gruppo: questa almeno la tesi classica.
Poi scopriamo che lungo il fiume Indo c'erano città probabilmente gestite in modo collegiale e meno aggressivo, da gruppi di mercanti, ma per ora navighiamo ancora a vista.
Lo strumento del potere per eccellenza è il sesso, molto più del denaro.
Talvolta, nella fase di transizione dalle società ""acefale"" a quelle strutturate chi deteneva il potere era solito tenere rapporti sessuali con i propri parenti, di solito matrimonio fratello-sorella (antico Egitto, Hawaii prima del contatto, Irlanda neolitica).
L'iconografia e il mito della regalità sono sempre animali: Romolo e Remo vengono adottati da una lupa, coreani e cinesi ci parlano di primi imperatori figli o mariti di orse, i troni leonini hanno riempito la Mesopotamia e i leader degli Sciti - pur essendo nomadi a cavallo - pensarono bene di rubare questi troni per segnalare il proprio potere agli altri.
Il potere per sua natura è fuori dalla comunità umana (si potrebbe discutere su cosa sia umano, ma andremmo per le lunghe).
La complessità sociale ci ha spinto a generare meccanismi di potere.
L'amore romantico creato dalla letteratura euroasiatica non fa altro che raccontarci storie di uomini che vivevano una dualità tra la moglie (non amata, ma necessaria alla riproduzione) e le amanti (amate, dedite all'arte, belle, ma impossibili per far famiglia). Un arco che va dal Portogallo al Giappone, dai romanzi ottocenteschi inglesi alle geishe ci racconta questa storia di imposizione di un ruolo sul femminile (ruolo che sappiamo essere storicamente dato, non perché non esiste l'amore in quanto tale, ma perché questo non si manifesta unicamente in questo modo).
Il bisogno di categorizzare e controllare è emerso anche in altre formule: dalla malattia mentale imposta come canone a comunità che avevano sistemi di gestione tradizionali, all'idea di orientamento e genere sessuale.
Nei romanzi cinesi medievali, i protagonisti vanno a letto la mattina con un uomo e la sera con una donna e nessuno inizia una lunga disquisizione sulla natura del proprio orientamento sessuale; in alcune comunità dell'Artico i bambini sceglievano se essere maschi o femmine poco prima della pubertà (e questo non condizionava la scelta del genere dei partner), ecc.
Anche l'idea del tempo è mutata radicalmente, così come il rapporto con la ricchezza.
Molte comunità prevedevano riti di distruzione della ricchezza accumulata in eccesso o l'obbligo della donazione.
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