Che casino il Caucaso!
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Il Corridoio di Zangezur: l’asse Baku-Ankara-Pechino che sta ridisegnando l’Eurasia
Il Sud Caucaso non è più una regione dimenticata ai margini dell’Europa e dell’Asia. Oggi, sta diventando uno dei crocevia geopolitici più strategici del XXI secolo. E al centro di questa trasformazione c’è un progetto che, pur essendo poco conosciuto dai…
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Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
26 paesi partecipanti alla "coalizione dei volenterosi" hanno espresso la loro disponibilità a partecipare all'invio di truppe in Ucraina.
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Il collasso dell’immaginario politico: perché non riusciamo più a pensare il futuro
È più facile immaginare la fine del mondo che la fine del capitalismo.
Non è solo una battuta: è il sintomo di un collasso silenzioso, quello dell’immaginario politico.
Un tempo esistevano visioni diverse, modelli in conflitto, sogni collettivi. Oggi no:…
Non è solo una battuta: è il sintomo di un collasso silenzioso, quello dell’immaginario politico.
Un tempo esistevano visioni diverse, modelli in conflitto, sogni collettivi. Oggi no:…
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Capibara Media
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Il fondatore della pagina si dissocia da questo atteggiamento anti-anatolico di AAN 😅🤣🔥
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IV🦁UN BILANCIO
Nel suo ultimo secolo, malgrado i tentativi di invertire la rotta, sull’economia della Dominante cominciò a pesare sempre più il turismo. Potrebbe sembrare una cosa non sgradevole, pensiamo a Las Vegas che vive di turismo, per giunta simile a quello della Venezia nel suo ultimo scorcio di libertà, ma un conto è essere una grossa città divertimentificio, senza ruolo di leadership, che tosa il resto del paese. Un paese che vive di altro, mentre Venezia rappresentava per la Repubblica Veneta il 50% dell'imponibile. Il turismo non poteva essere un’alternativa stabile e di qualità allo scadimento del commercio e alla crisi agricola. Uno stato non poteva vivere di turismo, un esempio su tutto: in bassa stagione, come abbiamo visto, anche le puttane per il popolo entravano in crisi perché uomini di fatica, gondolieri e personale di servizio subivano la stagionalità è già da allora che la gondola da mezzo di trasporto si afferma come “poltrona a dondolo per cretini” (Marinetti).
Il turismo produce lavoro povero, discontinuo e dequalificato. Il reddito prodotto non arricchisce né lo Stato né i lavoratori è solo un polmone di occupazione, non un creatore di economia.
I Patrizi che invece di dare il sangue per la riforma dello Stato si sono buttati sulla nuova fonte di reddito parassitaria investendo in case da gioco, bordelli e teatri hanno contribuito a spegnere la Patria tanto quanto i rentier fondiari e i detentori di debito pubblico.
✍🏻Andrea Alexandro Nałeto
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Nel suo ultimo secolo, malgrado i tentativi di invertire la rotta, sull’economia della Dominante cominciò a pesare sempre più il turismo. Potrebbe sembrare una cosa non sgradevole, pensiamo a Las Vegas che vive di turismo, per giunta simile a quello della Venezia nel suo ultimo scorcio di libertà, ma un conto è essere una grossa città divertimentificio, senza ruolo di leadership, che tosa il resto del paese. Un paese che vive di altro, mentre Venezia rappresentava per la Repubblica Veneta il 50% dell'imponibile. Il turismo non poteva essere un’alternativa stabile e di qualità allo scadimento del commercio e alla crisi agricola. Uno stato non poteva vivere di turismo, un esempio su tutto: in bassa stagione, come abbiamo visto, anche le puttane per il popolo entravano in crisi perché uomini di fatica, gondolieri e personale di servizio subivano la stagionalità è già da allora che la gondola da mezzo di trasporto si afferma come “poltrona a dondolo per cretini” (Marinetti).
Il turismo produce lavoro povero, discontinuo e dequalificato. Il reddito prodotto non arricchisce né lo Stato né i lavoratori è solo un polmone di occupazione, non un creatore di economia.
I Patrizi che invece di dare il sangue per la riforma dello Stato si sono buttati sulla nuova fonte di reddito parassitaria investendo in case da gioco, bordelli e teatri hanno contribuito a spegnere la Patria tanto quanto i rentier fondiari e i detentori di debito pubblico.
✍🏻Andrea Alexandro Nałeto
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Il capitalismo è morto?
Le multinazionali del digitale lo hanno ucciso?
Fresca la notizia dell'accordo tra Google e Israele, non nuova per la verità. Tutte le multinazionali del digitale collaborano con un governo che sta commettendo genocidio.
Gli ufficiali dell'IDF stanno reclutando medici e cecchini tramite catene di messaggi su WhatsApp per operazioni militari su Gaza a partire dall'11 settembre.
Spotify investe in droni, costringendoci a una graduale campagna di abbandono (graduale, perché fare uno strappo vorrebbe dire addio musica indipendente, addio podcast).
Varoufakis si sofferma su come il potere di queste aziende tecnologiche sia grande e si fondi sul controllo degli spazi digitali (i cloud).
Tutti noi, spesso inevitabilmente, siamo costretti a stare su queste piattaforme (spesso anche per motivi lavorativi), a conoscerle, ad usarle e queste piattaforme estraggono valoro dalla nostra presenza nei loro spazi.
Il nostro rapporto con Facebook, Instagram, Google, Amazon e altri, ricorda il rapporto di vassallaggio, o ancora meglio, il rapporto tra servitù della gleba e signore.
Noi non abbiamo alcun modo di influenzarne le scelte, produciamo ricchezza per loro, prestiamo lavoro anche quando non sappiamo di farlo.
A questa evoluzione ha fatto seguito anche un salto in termini sovrastrutturali: è cambiata/sta cambiando la società, la religione, la famiglia, il rapporto tra i sessi, ecc.
Il tecno-feudalesimo coesiste con il capitalismo (nessuna transizione avviene in modo netto, anzi) e con esso in qualche modo lotta, sviluppa una dialettica.
Oggi il mondo è a un bivio. Proprio perché le dinamiche sono dialettiche, conflittuali e contraddittorie, vediamo un blocco BRICS variegato e non coeso che rappresenta un mix tra capitalismo-socialismo e l'Occidente rappresentare il capitalismo-tecnofeudalesimo.
In entrambe i casi, il capitalismo rappresenta parte del presente (dove più, dove meno) e la seconda parte rappresenta lo sbocco finale che si affermerà a livello globale in caso di vittoria.
Questo non implica che alcuni stimoli del concorrente non possano essere presi dall'avversario (proprio per quel meccanismo dialettico), così gli USA di Trump adottano alcune misure di capitalismo di stato e sicuramente la Cina ha alcune aziende che puntano a uno sbocco tecno-feudale.
Siamo davanti a uno scontro epocale, che sediamoci comodi, durerà decenni.
Le multinazionali del digitale lo hanno ucciso?
Fresca la notizia dell'accordo tra Google e Israele, non nuova per la verità. Tutte le multinazionali del digitale collaborano con un governo che sta commettendo genocidio.
Gli ufficiali dell'IDF stanno reclutando medici e cecchini tramite catene di messaggi su WhatsApp per operazioni militari su Gaza a partire dall'11 settembre.
Spotify investe in droni, costringendoci a una graduale campagna di abbandono (graduale, perché fare uno strappo vorrebbe dire addio musica indipendente, addio podcast).
Varoufakis si sofferma su come il potere di queste aziende tecnologiche sia grande e si fondi sul controllo degli spazi digitali (i cloud).
Tutti noi, spesso inevitabilmente, siamo costretti a stare su queste piattaforme (spesso anche per motivi lavorativi), a conoscerle, ad usarle e queste piattaforme estraggono valoro dalla nostra presenza nei loro spazi.
Il nostro rapporto con Facebook, Instagram, Google, Amazon e altri, ricorda il rapporto di vassallaggio, o ancora meglio, il rapporto tra servitù della gleba e signore.
Noi non abbiamo alcun modo di influenzarne le scelte, produciamo ricchezza per loro, prestiamo lavoro anche quando non sappiamo di farlo.
A questa evoluzione ha fatto seguito anche un salto in termini sovrastrutturali: è cambiata/sta cambiando la società, la religione, la famiglia, il rapporto tra i sessi, ecc.
Il tecno-feudalesimo coesiste con il capitalismo (nessuna transizione avviene in modo netto, anzi) e con esso in qualche modo lotta, sviluppa una dialettica.
Oggi il mondo è a un bivio. Proprio perché le dinamiche sono dialettiche, conflittuali e contraddittorie, vediamo un blocco BRICS variegato e non coeso che rappresenta un mix tra capitalismo-socialismo e l'Occidente rappresentare il capitalismo-tecnofeudalesimo.
In entrambe i casi, il capitalismo rappresenta parte del presente (dove più, dove meno) e la seconda parte rappresenta lo sbocco finale che si affermerà a livello globale in caso di vittoria.
Questo non implica che alcuni stimoli del concorrente non possano essere presi dall'avversario (proprio per quel meccanismo dialettico), così gli USA di Trump adottano alcune misure di capitalismo di stato e sicuramente la Cina ha alcune aziende che puntano a uno sbocco tecno-feudale.
Siamo davanti a uno scontro epocale, che sediamoci comodi, durerà decenni.
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GOOGLE, ISRAELE, SPOTIFY: I SIGNORI DEL MONDO?
https://www.youtube.com/watch?v=tjKY7PssrIk
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GOOGLE, ISRAELE, SPOTIFY: il nuovo feudalesimo digitale è qui
IL CAPITALISMO È MORTO?
Le BIG TECH non sono più semplici aziende: governano gli spazi digitali, controllano le nostre vite e persino i conflitti armati.
Dall’accordo tra Google e Israele, al reclutamento via WhatsApp per Gaza, fino agli investimenti di Spotify…
Le BIG TECH non sono più semplici aziende: governano gli spazi digitali, controllano le nostre vite e persino i conflitti armati.
Dall’accordo tra Google e Israele, al reclutamento via WhatsApp per Gaza, fino agli investimenti di Spotify…
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Ma la CIA condiziona anche il Conclave?
Dubbi amletici di un sabato pomeriggio di settembre alle 15.53.
https://www.instagram.com/reel/DOQ15UsjHf4/?igsh=enJxd2h6ZnkwNTRt
Dubbi amletici di un sabato pomeriggio di settembre alle 15.53.
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Media is too big
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Distruzione elettorale di Milei, stra-sconfitto elettoralmente a Buenos Aires.
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Hanno affondato una barca venezuelana. 11 morti. E chiamano QUESTO “guerra al narcotraffico”?
https://youtu.be/MH4qB2XVgi4?si=SJ1_n2SHWO1guGC5
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Hanno affondato una barca venezuelana. 11 morti. E chiamano QUESTO “guerra al narcotraffico”?
In questo video ti spiego perché gli Stati Uniti stanno alzando la posta contro il Venezuela — affondando barche in acque internazionali, dichiarando “narco-stato” un governo sovrano, e riaprendo basi militari in Ecuador. Tutto sotto la copertura della “guerra…
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CIPRO 25, TRA MALE E MALISSIMO
È triste dover constatare che un popolo martire è costretto ora a scegliere tra due rischi. Un paese che ha vissuto l’occupazione ottomana, poi la gestione inglese, caratterizzata dal suo sempiterno dividi et impera, che ha incancrenito a dismisura il rapporto tra le etnie dell’isola.
Il partito di sinistra cipriota e una parte della popolazione sono preoccupati dalla sempre più invasiva presenza israeliana sul territorio dell'isola, ma tutta la popolazione cipriota ha un nemico più presente e ricorda il 1974, condivide l’odio per l’invasore turco, con la sua pulizia etnica e la bulimia territoriale, 40%. Il paese ha davanti a sé il nemico mortale ed eterno ed uno potenziale, che noi sappiamo essere deleterio, ma che per assurdo dà sicurezza ad un paese che da 51 anni vive precario e immerso nel senso di ingiustizia.
Un passato che non passa come abbiamo visto dal fallimento del referendum sul piano Annan del 2004, che proponeva una riappacificazione tra le parti, in realtà il solito “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato” che avrebbe confermato lo status quo con la creazione di due entità federali sulla base dei territori occupati, che erano andati ben oltre le aree turche e assai oltre la proporzione tra abitanti e territorio. Inoltre non era contemplata una richiesta pressante dei greco-ciprioti: l’espulsione dei coloni turchi anatolici giunti dopo il ‘74 per modificare le proporzioni etniche.
Se a noi le colonie sioniste recintate nella campagna cipriota fanno paura e ricordano con orrore la Palestina, per ora a Cipro eccetto che per la sinistra, le cose sono viste in modo meno ansiogeno. Allettano l’inserimento nelle vie di comunicazione e nel sistema dei gasdotti dell'Entità Sionista verso l’Europa e rassicura la potenza militare israeliana contro il pericolo turco.
Il dramma dei piccoli popoli costretti alla politica del chiodo schiaccia chiodo, dai curdi a Cipro, passando per gli Azawad.
PS le basi militari di Akrotiri e Dhekelia, che molto probabilmente fanno da rifugio sicuro per gli aerei sionisti in caso di attacco e sono centrali nella catena di rifornimento per Israele, in forza dei trattati di Londra e Zurigo del 1959 sono rimaste territori d’oltremare del Regno Unito e non sono parte del paese.
✍🏻Andrea
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È triste dover constatare che un popolo martire è costretto ora a scegliere tra due rischi. Un paese che ha vissuto l’occupazione ottomana, poi la gestione inglese, caratterizzata dal suo sempiterno dividi et impera, che ha incancrenito a dismisura il rapporto tra le etnie dell’isola.
Il partito di sinistra cipriota e una parte della popolazione sono preoccupati dalla sempre più invasiva presenza israeliana sul territorio dell'isola, ma tutta la popolazione cipriota ha un nemico più presente e ricorda il 1974, condivide l’odio per l’invasore turco, con la sua pulizia etnica e la bulimia territoriale, 40%. Il paese ha davanti a sé il nemico mortale ed eterno ed uno potenziale, che noi sappiamo essere deleterio, ma che per assurdo dà sicurezza ad un paese che da 51 anni vive precario e immerso nel senso di ingiustizia.
Un passato che non passa come abbiamo visto dal fallimento del referendum sul piano Annan del 2004, che proponeva una riappacificazione tra le parti, in realtà il solito “chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato” che avrebbe confermato lo status quo con la creazione di due entità federali sulla base dei territori occupati, che erano andati ben oltre le aree turche e assai oltre la proporzione tra abitanti e territorio. Inoltre non era contemplata una richiesta pressante dei greco-ciprioti: l’espulsione dei coloni turchi anatolici giunti dopo il ‘74 per modificare le proporzioni etniche.
Se a noi le colonie sioniste recintate nella campagna cipriota fanno paura e ricordano con orrore la Palestina, per ora a Cipro eccetto che per la sinistra, le cose sono viste in modo meno ansiogeno. Allettano l’inserimento nelle vie di comunicazione e nel sistema dei gasdotti dell'Entità Sionista verso l’Europa e rassicura la potenza militare israeliana contro il pericolo turco.
Il dramma dei piccoli popoli costretti alla politica del chiodo schiaccia chiodo, dai curdi a Cipro, passando per gli Azawad.
PS le basi militari di Akrotiri e Dhekelia, che molto probabilmente fanno da rifugio sicuro per gli aerei sionisti in caso di attacco e sono centrali nella catena di rifornimento per Israele, in forza dei trattati di Londra e Zurigo del 1959 sono rimaste territori d’oltremare del Regno Unito e non sono parte del paese.
✍🏻Andrea
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L'anno passato, forse due, dissi che la guerra stava dilagando ovunque.
Nel mondo c'erano tanti conflitti (normale), ma molti di questi avevano visto l'ingresso più o meno diretto di giocatori internazionali.
Lo so che quando parliamo di imperialismo e capitalismo mortale sembra una favola, ma mai come in questi giorni ho la sensazione di aver ragione.
L'imperialismo ci ucciderà tutti.
Così nelle ultime 24 ore, a Gaza sono stati bombardati oltre cinquanta palazzoni e Netanyahu può dire che è solo l'inizio.
Ieri sera ho visto il video di un bambino che piange sulle scale di un ospedale con accanto i cadaveri della madre incinta e del padre.
Interi paesi cadono nel caos dall'Indonesia al Nepal.
Questa notte un drone (si, un drone) ha attaccato la Global Sumud Flotilla in Tunisia.
Il Venezuela è circondato da navi statunitensi: qualche giorno fa è stata affondata una barca: undici morti.
Intanto la Siria esplode su se stessa: scontri al Nord-Est, scontri a Suwayda, attacchi contro gli alawiti sulle coste.
I francesi vogliono inviare soldati in Ucraina.
Quanti anni o mesi mancano al giorno in cui l'inferno arriverà nelle nostre comode case?
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Nel mondo c'erano tanti conflitti (normale), ma molti di questi avevano visto l'ingresso più o meno diretto di giocatori internazionali.
Lo so che quando parliamo di imperialismo e capitalismo mortale sembra una favola, ma mai come in questi giorni ho la sensazione di aver ragione.
L'imperialismo ci ucciderà tutti.
Così nelle ultime 24 ore, a Gaza sono stati bombardati oltre cinquanta palazzoni e Netanyahu può dire che è solo l'inizio.
Ieri sera ho visto il video di un bambino che piange sulle scale di un ospedale con accanto i cadaveri della madre incinta e del padre.
Interi paesi cadono nel caos dall'Indonesia al Nepal.
Questa notte un drone (si, un drone) ha attaccato la Global Sumud Flotilla in Tunisia.
Il Venezuela è circondato da navi statunitensi: qualche giorno fa è stata affondata una barca: undici morti.
Intanto la Siria esplode su se stessa: scontri al Nord-Est, scontri a Suwayda, attacchi contro gli alawiti sulle coste.
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Forwarded from WarZone - News (Ibn Obeida)
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Un video girato da un’altra nave mostra il momento in cui un proiettile dei terroristi israeliani ha colpito dall’alto la nave “Family” della flottiglia per Gaza “Sumud”, smentendo le affermazioni delle autorità tunisine secondo cui l’esplosione sarebbe stata causata da un “uso improprio” di un generatore.
🔥7👍4🤬2
Israele dichiara guerra a tutto il Mediterraneo
https://youtube.com/shorts/rzzs3bSkXXo?si=nz6Egi5XE7OQ-Vwr
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SUMUD FLOTTILLA ATTACCATA
Avete sapete cosa è successo questa notte in Tunisia? 🇹🇳Israele ha attaccato con un drone una nave della Global Sumud Flotilla 🇵🇸🚢🎯Una nave, in un port...
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Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
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🇮🇱⚡🇶🇦⚡🇵🇸 Fumo si alza dal distretto di Katara a Doha, che si dice ospiti funzionari di Hamas
Finora però nessuna conferma ufficiale della notizia.
@Middle_East_Spectator
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