La città di Pisa andò a costituirsi nel medioevo come ricca e potente città marinara, essendo sulla foce dell'Arno si garantiva un ricco scambio di commerci via fiume e poi lungo tutto il mediterraneo rendendola di fatto tra le città più potenti d'Italia.
La Repubblica ottenne la piena autonomia nel 1153 e per tutto il corso della sua storia fu sempre legata al potere imperiale, questo le fece ottenere nel 1162 la sua prima bandiera, garantita e donata dall'imperatore Federico Barbarossa.
Il vessillo era totalmente rosso, era una "Blutfahne" ovvero l'insegna che rappresentava le città libere all'interno dell'impero.
Dal XIII secolo le si affiancò un'altra bandiera, sempre rossa ma caricata della Croce Pisana, ovvero una croce patente ritrinciata e pomata di dodici globi alle punte.
Era la bandiera del Comune, detta anche del Popolo.
Le due bandiere ebbero un destino diverso poiché nel 1406 alla fine della Repubblica la prima venne abbandonata mentre la seconda è tutt'ora insegna del comune di Pisa.
La Repubblica ottenne la piena autonomia nel 1153 e per tutto il corso della sua storia fu sempre legata al potere imperiale, questo le fece ottenere nel 1162 la sua prima bandiera, garantita e donata dall'imperatore Federico Barbarossa.
Il vessillo era totalmente rosso, era una "Blutfahne" ovvero l'insegna che rappresentava le città libere all'interno dell'impero.
Dal XIII secolo le si affiancò un'altra bandiera, sempre rossa ma caricata della Croce Pisana, ovvero una croce patente ritrinciata e pomata di dodici globi alle punte.
Era la bandiera del Comune, detta anche del Popolo.
Le due bandiere ebbero un destino diverso poiché nel 1406 alla fine della Repubblica la prima venne abbandonata mentre la seconda è tutt'ora insegna del comune di Pisa.
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Molto più della Blutfahne, la Repubblica di Pisa si è legata indissolubilmente allo stemma con la croce, detta appunto "Pisana".
La prima attestazione della croce pisana comparirebbe nel 1274, a suggello di una pergamena in cui Pisa aderisce al progetto di crociata indetta da papa Gregorio X.
La croce ha alle estremità dodici pomi i quali dovrebbero rappresentare i dodici apostoli e, questo però senza fonte certa, discenderebbe da quella Occitana di cui ne condivide una forte somiglianza.
Sulle bandiere apparve nel corso del XIII secolo appunto e rappresentò non la Repubblica in sé bensì il popolo, cioè le sue fasce più abbienti come i mercanti, notai, borghesi ecc.
Il suo uso non terminò nel 1406 quando Pisa venne venduta a Firenze ma persiste ancora oggi come insegna del comune omonimo.
La prima attestazione della croce pisana comparirebbe nel 1274, a suggello di una pergamena in cui Pisa aderisce al progetto di crociata indetta da papa Gregorio X.
La croce ha alle estremità dodici pomi i quali dovrebbero rappresentare i dodici apostoli e, questo però senza fonte certa, discenderebbe da quella Occitana di cui ne condivide una forte somiglianza.
Sulle bandiere apparve nel corso del XIII secolo appunto e rappresentò non la Repubblica in sé bensì il popolo, cioè le sue fasce più abbienti come i mercanti, notai, borghesi ecc.
Il suo uso non terminò nel 1406 quando Pisa venne venduta a Firenze ma persiste ancora oggi come insegna del comune omonimo.
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Bandiere delle Repubbliche Marinare italiane
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Flags of the Italian Maritime Republics.
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Flags of the Italian Maritime Republics.
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Giorni fa ho disegnato per diletto questa bandiera, che in realtà era stata rappresentata in passato solo come stemma.
Lo scudo rappresenta la famiglia normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia molti dei quali furono sepolti nell'Abbazia della SS Trinità di Venosa, in Basilicata.
Tra di essi risulta sepolto anche Roberto il Guiscardo che volle fare del complesso il sacrario degli Altavilla appunto.
Quello che noi possiamo ancora vedere è lo stemma familiare della casata regia, lo schema dei colori però mostra delle modifiche palesi.
Questa versione presenta uno scudo trinciato d'oro e di rosso, alla banda scaccata d'argento e d'azzurro, quindi un sistema di colorazione molto diverso dalla normale Arma.
Il motivo per cui si presenta con questa libertà di colore deriva probabilmente dalla libera rappresentazione che l'autore ha attuato nel ciclo pittorico che adorna il sepolcro Altavilla, va detto infatti che risale a molti anni dopo la fine della dinastia normanna nel sud, ovvero al XIV secolo.
Lo scudo rappresenta la famiglia normanna degli Altavilla, regnanti di Sicilia molti dei quali furono sepolti nell'Abbazia della SS Trinità di Venosa, in Basilicata.
Tra di essi risulta sepolto anche Roberto il Guiscardo che volle fare del complesso il sacrario degli Altavilla appunto.
Quello che noi possiamo ancora vedere è lo stemma familiare della casata regia, lo schema dei colori però mostra delle modifiche palesi.
Questa versione presenta uno scudo trinciato d'oro e di rosso, alla banda scaccata d'argento e d'azzurro, quindi un sistema di colorazione molto diverso dalla normale Arma.
Il motivo per cui si presenta con questa libertà di colore deriva probabilmente dalla libera rappresentazione che l'autore ha attuato nel ciclo pittorico che adorna il sepolcro Altavilla, va detto infatti che risale a molti anni dopo la fine della dinastia normanna nel sud, ovvero al XIV secolo.
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Scanned pages of the Schema on the Maritime Republics.
opinions?
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Linguadoca nel 1209 e mosse militari della Crociata contro i Catari.
Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo la Linguadoca, nel sud della Francia, era una terra ricca e florida, divisa tra varie signorie feudali.
Tali terre vivevano in pace nonostante vi fossero le influenze della Corona d'Aragona e la Contea di Tolosa, le quali però erano legate da unioni matrimoniali.
Nell'area più interna vi era la Contea di Tolosa, potente signoria nata da Carlo Magno, retta all'ora da Raimondo VI.
La sua estensione copriva molte aree interne dell'Occitania, comprendeva inoltre numerosi vassalli nella zona della Provenza, della valle del rodano e Narbona, sul mare.
Confinava a sud est con la Viscontea di Albi, governata dalla potente famiglia dei Trencavel, signori di Carcassonne, Béziers e Linoux, al suo tempo era visconte Raimondo Ruggero.
Tra la catena dei Pirenei, la Provenza e Montpellier, dominavano gli aragonesi del Re Pietro II, il Campione di Las Navas de Tolosa.
Tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo la Linguadoca, nel sud della Francia, era una terra ricca e florida, divisa tra varie signorie feudali.
Tali terre vivevano in pace nonostante vi fossero le influenze della Corona d'Aragona e la Contea di Tolosa, le quali però erano legate da unioni matrimoniali.
Nell'area più interna vi era la Contea di Tolosa, potente signoria nata da Carlo Magno, retta all'ora da Raimondo VI.
La sua estensione copriva molte aree interne dell'Occitania, comprendeva inoltre numerosi vassalli nella zona della Provenza, della valle del rodano e Narbona, sul mare.
Confinava a sud est con la Viscontea di Albi, governata dalla potente famiglia dei Trencavel, signori di Carcassonne, Béziers e Linoux, al suo tempo era visconte Raimondo Ruggero.
Tra la catena dei Pirenei, la Provenza e Montpellier, dominavano gli aragonesi del Re Pietro II, il Campione di Las Navas de Tolosa.