Durante il Ventennio fascista L'araldica civica non subì particolari modifiche come in altri regimi, l'unico cambiamento fu l'aggiunta a partire dal 1933 del "Capo Littorio" in cima agli stemmi cittadini, comunali e provinciali.
In questo periodo Roma, capitale del regno, usava il bicolore rosso/giallo pulito assieme alla sua variante con lo scudo barocco del 1884 alzato sul campidoglio.
In teoria il vessillo romano non subì modiche, secondo alcune fonti fotografiche pare tuttavia che nel decennio 1933 - 1943 venne applicato sulla bandiera lo stemma fascista, talvolta con il capo littorio o in altri con il Fascio sotto il motto SPQR.
In questo periodo Roma, capitale del regno, usava il bicolore rosso/giallo pulito assieme alla sua variante con lo scudo barocco del 1884 alzato sul campidoglio.
In teoria il vessillo romano non subì modiche, secondo alcune fonti fotografiche pare tuttavia che nel decennio 1933 - 1943 venne applicato sulla bandiera lo stemma fascista, talvolta con il capo littorio o in altri con il Fascio sotto il motto SPQR.
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Tre bandiere ricostruite dal sottoscritto da delle fotografie d'epoca.
La prima con il teschio, pugnale e alloro e la seconda sono bandiere non ufficiali degli Arditi, cioè semplicemente con i propri simboli su sfondo nero.
L'ultima, con solo teschio e pugnale era appesa nel "Covo" cioè lo studio di Mussolini a Milano, apparve anche in diverse manifestazioni di partito come bandiera non ufficiale della Milizia, anche se per relativamente poco tempo visto che simboli del genere furono applicati di più su Labari o Gagliardetti.
La prima con il teschio, pugnale e alloro e la seconda sono bandiere non ufficiali degli Arditi, cioè semplicemente con i propri simboli su sfondo nero.
L'ultima, con solo teschio e pugnale era appesa nel "Covo" cioè lo studio di Mussolini a Milano, apparve anche in diverse manifestazioni di partito come bandiera non ufficiale della Milizia, anche se per relativamente poco tempo visto che simboli del genere furono applicati di più su Labari o Gagliardetti.
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RIELABORAZIONE/REMAKE
Seppur l'Urbe abbia le sue radici nell'antichità, Roma si dotò di un vessillo civico solo nel XIV° secolo.
Lo stendardo che per primo segnò la città dei Papi era quadrato, di colore rosso porpora armeggiato con il motto del senato (SPQR) scalato e sormontato da una crocetta greca entrambi gialle, i colori di Roma tuttavia non riprendono quelli delle Legioni, bensì quelli bizantini.
Nel XVIII comparvero anche altre insegne sempre legate ai colori ed al motto, il loro stile però si adeguò a quelli del tempo, con stemma di tipo "Barocco" una piccola eccezione venne fatta però a metà '800 quando comparve per breve tempo una bandiera caricata da un angelo, forse proprio l'arcangelo Michele.
Il bicolore attuale venne adottato nel 1870 dopo l'annessione di Roma all'Italia, nel tempo è stato affiancato da una variante "istituzionale" comparso nel 1884 che riportava al centro uno stemma elegante modicato nel 2004 con un altro di più semplice fattura.
Seppur l'Urbe abbia le sue radici nell'antichità, Roma si dotò di un vessillo civico solo nel XIV° secolo.
Lo stendardo che per primo segnò la città dei Papi era quadrato, di colore rosso porpora armeggiato con il motto del senato (SPQR) scalato e sormontato da una crocetta greca entrambi gialle, i colori di Roma tuttavia non riprendono quelli delle Legioni, bensì quelli bizantini.
Nel XVIII comparvero anche altre insegne sempre legate ai colori ed al motto, il loro stile però si adeguò a quelli del tempo, con stemma di tipo "Barocco" una piccola eccezione venne fatta però a metà '800 quando comparve per breve tempo una bandiera caricata da un angelo, forse proprio l'arcangelo Michele.
Il bicolore attuale venne adottato nel 1870 dopo l'annessione di Roma all'Italia, nel tempo è stato affiancato da una variante "istituzionale" comparso nel 1884 che riportava al centro uno stemma elegante modicato nel 2004 con un altro di più semplice fattura.
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Sul finire degli anni '40 l'Unione Sovietica adottò pian piano nuovi vessilli per le proprie repubbliche componenti, tra queste vi era anche la più importante ovvero la Repubblica Sovietica russa.
Tutte le proposte che vennero avanzate furono respinte, una però rimase tra lo scartato e l'impiegato; questa bandiera si basava su quella di stato dell'URSS con la sigla "PCCP" sotto la falce ed il martello.
La bandiera non fu approvata, fu usata però non ufficiale durante alcune parate o cerimonie come bandiera non ufficiale cioè senza alcun regolamento specifico.
Siccome appunto non vi era alcuna legge a sancirne l'uso, sparì nel tardo 1947 così come la proposta di farne la bandiera della RSFSR fu rigettata.
Tutte le proposte che vennero avanzate furono respinte, una però rimase tra lo scartato e l'impiegato; questa bandiera si basava su quella di stato dell'URSS con la sigla "PCCP" sotto la falce ed il martello.
La bandiera non fu approvata, fu usata però non ufficiale durante alcune parate o cerimonie come bandiera non ufficiale cioè senza alcun regolamento specifico.
Siccome appunto non vi era alcuna legge a sancirne l'uso, sparì nel tardo 1947 così come la proposta di farne la bandiera della RSFSR fu rigettata.
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